XII Commemorazione di Emanuele Petri

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2 Marzo 2003 – 2 Marzo 2015.

XII Commemorazione di Emanuele Petri

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La Questura di Arezzo, in occasione del XII anniversario della morte del Sovrintendente Capo della Polizia di Stato Emanuele Petri, Medaglia D’oro al Valor Civile, ha concordato con il Comune di Castiglion Fiorentino una serie di iniziative commemorative per celebrarne il ricordo e l’insegnamento.
La mattina del 2 marzo 2003 il sovrintendente Emanuele Petri, con i colleghi Bruno Fortunato e Giovanni Di Fronzo, svolgeva servizio di scorta viaggiatori su un treno regionale sulla tratta ferroviaria Roma-Firenze. Poco dopo la fermata alla stazione di Camucia-Cortona, Petri e gli altri colleghi, durante controlli di routine, decidevano di verificare le generalità di un uomo e una donna che viaggiavano a bordo del vagone. Questi, dopo aver esibito documenti falsi ai poliziotti che si accorgevano delle incongruenze, reagiscono nei loro confronti.
L’uomo estraeva una pistola puntandola al collo del sovrintendente Petri e intimando agli altri poliziotti di gettare le armi. Uno dei due poliziotti obbediva gettando la propria pistola sotto i sedili del convoglio, ma l’uomo reagiva ugualmente sparando alla gola di Petri, uccidendolo sul posto, e sparando anche contro Bruno Fortunato rimasto armato. Questi, nonostante le gravi ferite, riusciva a rispondere al fuoco dell’assalitore ferendolo mortalmente. La donna premeva il grilletto della propria pistola contro l’ultimo poliziotto, ma l’arma non funziona, perché ancora con la sicura innestata.Ne segue una colluttazione al termine della quale la terrorista era bloccata.
Le prime indagini accertarono che i due sospetti controllati dai poliziotti erano i terroristi Mario Gallesi, deceduto a seguito del conflitto a fuoco, e Nadia Desdemona Lioce, entrambi facenti parte delle Nuove Brigate Rosse. Dalle ricostruzioni e dal materiale rinvenuto sul treno e nella borsa della donna (documenti, floppy disk e due palmari), gli investigatori riuscirono a catturare, nel periodo successivo, tutti gli appartenenti dell’organizzazione terroristica responsabile anche degli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi, avvenuti nel 1999 e nel 2002.
Con sentenza del 28 giugno 2007, la Cassazione confermava sostanzialmente le sentenze della Corte di Appello condannando all’ergastolo Roberto Morandi, Marco Mezzasalma e Nadia Desdemona Lioce ed assolvendo i 4 irriducibili Fosso, Donati, Galloni e Mazzei per cui veniva respinta la richiesta di un nuovo processo. Venivano inoltre confermate le condanne definitive anche a Federica Saraceni (ventuno anni e sei mesi), Laura Proietti (vent’anni),alla pentita Cinzia Banelli (dodici), Simone Boccaccini (cinque anni e otto mesi), Bruno Di Giovannangelo (cinque anni e sei mesi) e Paolo Broccatelli (nove anni di reclusione), pena ridotta per Diana Blefari Melazzi (da nove anni a sette anni e sei mesi).
A poco più di quattro anni dai fatti si chiudeva così anche la vicenda giudiziaria fondata sul sacrificio estremo, sul senso del dovere e sull’abnegazione di un uomo che ci ha lasciato eredi e testimoni del suo impegno e del suo alto senso della legalità.

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Il 2 marzo 2015 alle 9,30 , nella piazzetta che la cittadinanza di Castiglion Fiorentino, memore e riconoscente, gli ha voluto intitolare, erano presenti numerosi soci ANPS, tutte le figure istituzionali, quelle sindacali e soprattutto chi l’aveva conosciuto o ne aveva condiviso il servizio attivo. La mattinata si presentava con un clima simile a quello di dodici anni orsono, con le sue propaggini invernali brumose e fredde, allietato dalla composta presenza delle scolaresche di Castiglion Fiorentino e Tuoro sul Trasimeno. Arriva Alma, la vedova di Petri, mentre Angelo, il figlio poliziotto, ha preferito onorare la memoria del padre prestando regolare servizio. In un clima di solennità due operatori della Polizia Ferroviaria, specialità di appartenenza di Emanuele, depongono una corona di alloro sul cippo posto all’ingresso della stazione ferroviaria. Sulle note del silenzio, sale la commozione dei molti presenti legata al filo del ricordo e della memoria “perché Lele non è morto invano”. Si sale dalla stazione verso il paese per raggiungere la Chiesa di San Francesco ove viene celebrata una messa in Onore di Petri e dei Caduti della Polizia. In corteo, preceduto da due poliziotti a cavallo in alta uniforme, raggiungiamo la Piazza del Municipio ove si affollano, attorno agli stand dei Reparti Speciali allestiti dalla Questura, le scolaresche attratte dagli oggetti della Polizia Scientifica e da una esibizione dei cani antidroga con i loro istruttori. Alle 12,30 la Sala Consiliare del Comune di Castiglion Fiorentino, dove è stata convocata dal Sindaco Mario Agnelli una riunione straordinaria del Consiglio Comunale, viene presto riempita dai partecipanti e si da corso alle celebrazioni.
Prendono la parola il Prefetto Saverio Ordine, il Questore Enrico Moja, il Comandante del Compartimento della Polizia Ferroviaria, i Sindaci di Tuoro e Castiglion Fiorentino, i Sindaci Junior, entrambi dodicenni, il Presidente dell’Associazione Emanuele Petri, i quali ricordano come il suo sacrificio abbia permesso di debellare le pericolose cellule delle Nuove Brigate Rosse. È stata ripercorsa la figura di Emanuele, la sua generosità, il suo impegno nel volontariato e soprattutto il profondo significato del suo sacrificio legato alla serietà dell’impegno quotidiano, al senso del dovere teso a concretare la sicurezza del cittadino, all’affermazione della legalità quale forma di tutela della democrazia e della libertà del popolo. Tutti interventi partecipati, autentici, lontani da ogni forma di retorica o di autocelebrazione. Parole di sincera stima sono state rivolte dal Prefetto alla vedova Alma Petri per il suo grande coraggio e per la capacità di aver interiorizzato la sua tragedia familiare per trasformarla in testimonianza civica. Ammirato della coriacea forza morale che la porta ad essere presente nelle scuole, nei convegni sulla legalità e la sicurezza, nelle associazioni per promuove iniziative di volontariato, nelle tante iniziative civili. Grato per un comportamento nobile che contribuisce a dare spessore alle funzioni istituzionali, a calarle dentro una tradizione valoriale che troppo spesso, nei tempi di crisi, sembra smarrirsi.
Nel suo breve intervento, Alma Petri, ringraziando per le parole di stima rivoltele ha risposto con semplicità “In effetti alcune volte sono stanca. In queste occasioni sento il peso del vissuto che inevitabilmente riaffiora. Ma vado avanti , perché i giovani, come i sindaci junior che hanno parlato e che sono nati 12 anni fa, non sanno chi era Emanuele, non ne conoscono il vissuto. Quello di un uomo presente ed attivo nel sociale, capace di vivere sino al fondo il suo ruolo, la sua funzione di poliziotto. La memoria, il ricordo della sua vicenda, non ha nulla di eroico o straordinario, è la semplice storia di uno dei tanti poliziotti che ha costruito e sedimentato la tradizione secolare della Polizia per farne punto di riferimento per i cittadini e per chi è nel servizio attivo. Questo è il messaggio di Lele che va diffuso e riproposto instancabilmente soprattutto alle giovani generazioni. Tutti, infatti, abbiamo bisogno di comprendere e dare significato alla libertà che viviamo e come la stessa sia il prodotto di un valore e di un bene che viene da lontano ed è fondato sul sacrificio di tanti. Conoscere storia e tradizione della Polizia , coltivarne la sua memoria e la sua attualità, è un modo per dare corpo al futuro e per motivare il nostro ruolo di cittadini. La mia funzione, oggi, è quella di diffondere questo messaggio, nella convinta speranza che aiuti ad aprirci alla riflessione ed a ispirare il nostro agire quotidiano. Grazie a tutti per essermi così vicini”.
Con l’intervento di Alma Petri si è chiusa una mattinata che a più riprese ha impegnato il nostro controllo emotivo . Nel lasciare la Casa Comunale il pensiero è andato all’altra Medaglia D’oro al Valor Civile Fortunato Bruno, il vero protagonista dell’operazione di polizia del 2 marzo 2003, ed alla sua tragica e silenziosa uscita di scena avvenuta in Anzio il 9 aprile 2010. Non un biglietto di addio, nessun preavviso, solo un riservato, intimo ed assordante silenzio. Un monito per un’Amministrazione, una Istituzione, troppo spesso incapace di comprendere e valorizzare i propri uomini migliori.

Cav. Gaetano De Rosa

Segr. Sezione ANPS Arezzo