Gli Studi sul Medagliere – Motivazioni e Metodo


Motivazioni

L’esigenza di promuovere un ciclo di studi e di ricerche sul recupero mirato della memoria storica dell’ANPS e del Medagliere della Polizia, matura solo molto di recente, in coincidenza del rinnovo delle cariche sociali del suo ultimo Consiglio Nazionale. Il sodalizio, infatti, pur avendo partecipato con molti associati a testimoniare, documentare e rappresentare numerosi frammenti di storia della Polizia, si è sempre mantenuto sostanzialmente estraneo ad ogni impegno storiografico diretto. Conseguenza palpabile di tali scelte è stata quella di vivere solo marginalmente gli entusiasmi ed i successi di un vero e proprio movimento storiografico di nicchia che si è sviluppato intorno alla Polizia dopo la riforma. Infatti, ricerche ed elaborati storici in materia di pubblica sicurezza e del suo sistema ordinamentale, sono emersi in forma significativa -salvo qualche rara eccezione- dalla metà degli anni ottanta. E sono stati implementati nel tempo, dall’opera pubblicistica dell’Ufficio Storico, da monografie, libri , editoriali e tesi di laurea di vari studiosi poliziotti o laici e dall’apertura, nei primi anni 2000, di qualificate pubblicazioni online non istituzionali sui caduti e sulla storia della polizia, gestiti da rigorosi appassionati e validi cultori della materia.
Nell’umile consapevolezza di non poter colmare quel divario culturale e pubblicistico ormai formatosi nel tempo, ma incoraggiati dall’apertura e dal riferimento trovato anche nell’Ufficio Storico e nel mondo culturale laico o laicizzante, l’attenzione dell’ANPS non poteva che rivolgersi alla ricostruzione della propria storia associativa ed agli studi sul Medagliere della Polizia. Questi ultimi in particolare , in quanto oggetto di interessi diffusi, la vedono coinvolta direttamente per la sua funzione istituzionale di depositaria e custode del Sacro Drappo. Fatto a cui debbono aggiungersi le finalità statutarie dell’Ente che, prefiggendosi sin dall’origine di tramandare la tradizione storica della Polizia ed il culto dei suoi caduti, hanno proprio nel Medagliere la sua più alta e simbolica radice valoriale.
Questa scelta, inoltre , che potremmo definire naturale e fisiologica alle finalità più nobili del Sodalizio, da un primo sondaggio sugli archivi telematici e cartacei dei più importanti uffici storici è risultata obbligata dalla constatazione dell’inesistenza di una qualsiasi raccolta organica o pubblicazione completa sulla materia. Infatti, all’esito di questi primi studi a scandaglio, è emerso un panorama discrasico, costituito da una parte da una mera contabilità numerica dei riconoscimenti individuali, presentati come “Dati Ufficiali del Ministero” ma non sempre precisi ed uniformi, e dall’altra da alcune pubblicazioni comparse su inserti di Polizia Moderna e di Fiamme D’Oro o su testi storici, indicatori di dati parziali non corrispondenti fra loro.
Si è così dovuto prendere atto che il Sacro Drappo, nella sua sintesi iconografica, ha rappresentato sino ad oggi un simbolo fondato su un retroterra culturale frammentario. Quest’ ultimo, inoltre, per quanto sicura espressione di tante gesta emblematiche occorse nelle varie epoche, risulta comunque mancante di una solida ed organica base narrativa capace , nella sommatoria di tutti i riconoscimenti individuali e nella loro concatenazione all’evoluzione storica, di rappresentare l’intera tradizione della Polizia. Di qui l’esigenza di dare corso a studi e ricerche finalizzate all’acquisizione di tutti i riferimenti documentali presenti nei vari archivi, per poi procedere, attraverso il loro accorpamento, catalogazione e riordino sistematico, a creare un’ampia opera organica che segni la nascita di una vera e propria “Cultura del Medagliere”.
Una cultura che, regolata da criteri di rigore scientifico, aprirebbe le porte ad una nuova lettura iconografica del Drappo e ad nuovo linguaggio dovuto alla sequenza dei riconoscimenti ivi esposti. Con la conseguenza dell’abbandono di quell’assorbente retorica autoreferenziale tesa a sublimare la trasposizione astratta e preminente dell’Istituzione, per coniugarla con la realtà delle virtù civiche ed etico-morali dell’azione o delle gesta del singolo. Si realizzerebbe così la finalità dichiarata di far riemergere quel patrimonio valoriale ed esemplare di una Polizia, fatta di uomini resi visibili non solo nell’atto eroico o di coraggio, ma anche nella loro realtà esistenziale di individuo e cittadino, nella loro quotidianità dell’essere. Sorretti da queste motivazioni ideali, gli studi e le ricerche promosse si prefiggono l’ardua e complessa finalità non solo di verificare e dare maggior certezza ai numeri, ma anche e soprattutto di riportare alla luce la stretta connessione esistente fra il sanzionamento giuridico-amministrativo della ricompensa , la persona e la motivazione dell’attribuzione e la circostanza, il luogo ed il territorio che ha beneficiato del suo operato. In tal modo, proprio costruendo e rendendo solido ed omogeneo il suo retroterra storico culturale, il Medagliere, nella sua laica sacralità, verrebbe concretamente a rappresentare la trasposizione simbolica apicale da cui si diparte la narrazione di una miriade di esistenze individuali che hanno costruito, mattone su mattone e giorno dopo giorno, la tradizione della Polizia. Quindi, non solo un simbolo espressivo di componenti valoriali astratte, ma soprattutto l’immagine di un simbolo vivo e palpitante, capace di trasmettere la percezione immediata del tangibile sacrificio di tanti uomini e delle loro esistenze.
Capace, proprio in virtù di quel retroterra storico-culturale descritto, di portarci a lambire, per farlo rivivere, l’universo persona del beneficiato, dei suoi sentimenti, dei legami familiari, dei sogni, dei valori, dei principi di vita, di tutto quel mondo emozionale, in sostanza, che spesse volte è stato sacrificato all’affermazione di valori collettivi.
Non ci nascondiamo, quindi, l’ambiziosa difficoltà dell’impegno assunto, il quale invoca a raccolta la collaborazione e la condivisione di ricercatori, studiosi e storici confidando nell’empatia della società civile. Alla percezione della collettività tutta, vorremmo affidare l’immagine del “Sacro Drappo” quale compiuta simbiosi fra i valori istituzionali e quelli individuali, ed ancora fra questi ultimi ed il loro esercizio per il bene pubblico della collettività.
D’altro canto, per l’ANPS, depositaria e latrice del Medagliere sin dalla sua materiale costituzione, questa complessa e laboriosa operazione di recupero della memoria storica del simbolo nel suo più profondo significato, costituisce l’ultimo appuntamento a cui non può mancare. E ciò anche al fine di restituire pubblicamente sul territorio delle singole Sezioni, tutte quelle figure di uomini che non vanno mai dimenticati, perché il loro operato quotidiano, il loro sacrificio, a volte estremo, ha scritto vivi ed indelebili frammenti di Storia che è la nostra Storia di cittadini.


Il Metodo.

Nel prefigurare un programma di ricerche sui riconoscimenti concessi storicamente agli appartenenti alla Pubblica Sicurezza, non è stato possibile fare riferimento ad una preesistente metodologia operativa da seguire.
Infatti, partendo dal punto fermo che solo l’acquisizione della documentazione storica avrebbe dato certezza legale e veste di scientificità ad ogni singolo riconoscimento, si sono dovute individuare e verificare varie fonti – telematiche, cartacee o archivistiche – al fine di accertarne il grado di utilizzabilità. A cominciare dal data base del sito del Quirinale, che potremmo definire esaustivo per le medaglie d’oro al Valor Civile ed al Merito Civile, per proseguire sulle Gazzette Ufficiali della Repubblica dal luglio del 1946 ai giorni nostri, a quelle del Regno dal 1.1.1860 al giugno del 1946, per risalire alla gazzetta Piemontese edita sino al dicembre del 1860, per poi passare a vari Bollettini Ufficiali delle Forze Armate, sino al felice ausilio ricevuto dall’Ufficio Storico della Polizia che ci ha trasmesso copia dei file in suo possesso trasferitogli dall’archivio telematico dell’Istituto del Nastro Azzurro con il suo data base dal 1860 ai giorni nostri riguardante tutti i riconoscimenti concessi al Valor Militare. E per dare l’idea dell’entità dell’apporto ricevuto, basti pensare che il data base del Nastro Azzurro è il prodotto di quanto estrapolato dagli archivi degli Uffici Storici di tutte le Forze Armate ed in parte dell’Archivio Sabaudo di Torino.
L’accesso ed il vaglio di alcune delle fonti descritte, soprattutto quelle del Quirinale e delle Gazzette Ufficiali, ci ha permesso di redigere una prima stesura, in parte incompleta di alcuni dati di pubblicazione ed in parte da implementare sotto il profilo biografico, del Medagliere Antologico destinato agli OMDI ed a tutte le medaglie d’oro. Per il metodo di presentazione dell’opera, riportandoci all’imprinting utilizzato dal sito www.cadutipolizia.it ed in parte anche al suo materiale fotografico riguardante i caduti, abbiamo ritenuto di procedere elaborando schede personalizzate ed associando ad ogni ricompensa, la data del provvedimento legale di conferimento, la Gazzetta Ufficiale o il Bollettino di pubblicazione , la motivazione dell’onorificenza nonché la foto dell’interessato, ove possibile, ed ancora una breve biografia della persona in caso di decorazione alla memoria.
Diversa invece è la metodologia applicabile nelle ricerche per la realizzazione del Medagliere Storico, in quanto l’esplorazione delle fonti sopra richiamate non dà assoluta certezza dei dati. Infatti, nelle ricerche ancora in atto che investono i riconoscimenti sia istituzionali che individuali concessi alle Guardie di Città (1890-1919), stanno emergendo alcuni nominativi che pubblicati sulle Gazzette Ufficiali del Regno non risultano a sua volta pubblicati nei Bollettini Militari o del Ministero della Guerra, e viceversa; mentre per quanto attiene ai riconoscimenti al Valor Civile tutti i dati rinvenuti sono quelli acquisiti attraverso le Gazzette Ufficiali, per cui non hanno parametri da incrociare. Ne consegue che il metodo di ricerca dovrà essere esteso a tutta una serie di attività di confronto fra le varie banche dati con notevole dispendio di tempo e di energie. A tali emergenze, poi, deve aggiungersi il consistente divario numerico fra i “I dati Ufficiali del Ministero” indicati da alcune riviste e pubblicazioni, e quelli emergenti dalla ricerca sulle fonti e suffragati dalla documentazione legale. Si spera sul punto che l’attività di ricerca permetta di recuperare quei Registri delle Onorificenze al Valor Civile di cui, allo stato, si sono viste solo delle rare riproduzioni telematiche di alcune pagine.
Per quanto attiene, infine, all’ampiezza del periodo storico su cui si proietta la composizione del Medagliere , si è deciso di partire dalla Legge del Regno di Sardegna nr.1404 del 11 luglio 1852 , istitutiva del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza.- La scelta , certamente non la più facile, ci è parsa, comunque, la più logica ed elementare, sia per le argomentazioni sulla continuità ordinamentale della pubblica sicurezza del Laurito, del Quilichini, del Ghisalberti e di altri importanti storici, sia perché sarebbe illogico, a fronte dell’Istituzione che celebra la sua ricorrenza fondativa dal 1852, offrire degli studi sul medagliere con decorrenza diversa. Senza considerare che ogni diversa data ipotizzabile lascerebbe lacune incolmabili.
Basti pensare che ove si partisse dal Decreto Luogotenenziale del 2.11.1944 nr.365 ( o dalla Militarizzazione del governo Badoglio del D.Lgs. 31.7.1943 nr.687), si dovrebbero escludere le medaglie concesse al Battaglione motociclisti (Montenegro 1941-42 e Croazia 1943) la medaglia d’Oro al V.M. di Orecchioni (1941) l’OMDI di Maraffa (1940) e le numerosissime medaglie d’Argento e di Bronzo ricevute dagli apparenti alla PAI; e se si andasse ancora a ritroso nel tempo e si volesse partire dal R.D. 382-383 del 2.4.1925 – nuova istituzione del Corpo Agenti di Pubblica Sicurezza – resterebbero fuori tutte le Medaglie attribuite alle Guardie di Città e quelle di benemerenza per i Terremoti Calabro-Siculo (1908 ) e di Avezzano ( 1915). Pertanto la scelta di partire dal 1852 ci è parsa obbligata, in quanto inscindibilmente collegata a tutti i dati di valenza storica offerti dalla storiografia sulla polizia.

Il Consigliere Nazionale

Avv. Guido Chessa


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