Perequazione pensioni e rimborsi. Cosa e Come Fare

Commenti disabilitati

Perequazione Pensioni e Rimborsi.

corte_costituzionale-fornero

Considerazioni Generali   Cosa Fare   Ricorso all’INPS


 

Considerazioni Generali

La sentenza n.70/2015 della Corte Costituzionale che ha statuito l’incostituzionalità della Legge Fornero riguardo al blocco delle rivalutazioni pensionistiche per gli anni 2012 e 2013, ha letteralmente scatenato l’iniziativa di numerose sigle sindacali, di patronati, organizzazioni pensionistiche e professionisti, che hanno assunto, anche attraverso notizie imprecise ed una allarmistica urgenza, un carattere invasivo che ha investito anche l’ambito associativo dell’ANPS a livello locale, regionale e nazionale.Infatti, come sostenuto erroneamente da alcune sigle sindacali, non è possibile una Class Action all’americana, con effetti giuridici diffusi anche in favore dei non ricorrenti, in quanto il nostro ordinamento giuridico la prevede esclusivamente a favore dei consumatori nel Codice del Consumo (Art. 140bis) e non nei confronti di Enti Pubblici ed a favore di categorie circoscritte quale quella dei pensionati.
Ne consegue, che saranno possibili solo ricorsi individuali o collettivi innanzi alle Corti dei Conti Regionali per il settore pensionistico pubblico ed innanzi ai Tribunali Sezioni Lavoro per il settore pensionitico privato, i cui effetti si produrranno esclusivamente in favore dei ricorrenti.
L’unica possibilità di un effetto diffuso, estensibile a tutti gli appartenenti alla categoria anche in assenza di ricorso giudiziario , è ipotizzabile, solo per i pensionati che abbiano interrotto la prescrizione con specifico atto di intimazione e diffida, nel caso in cui la Corte Costituzionale dovesse estendere il giudizio di incostituzionalità anche nei confronti degli artt.1 e 2 della Legge 109/2015. Ma anche in questo caso l’INPS potrebbe resistere al pagamento, costringendo l’interessato a ricorrere comunque a giudizio con posticipazione dei tempi di affermazione del proprio diritto alla perequazione ed ai rimborsi.
Inoltre, ulteriore errore riguarda i termini della prescrizione del diritto al rimborso ed alla ricostruzione poensionistica, la quale se è vero che viene a spirare il 31.12.2016, è vero anche che la stessa produce effetti in ragione di ogni singolo rateo pensionistico nei cui confronti si consuma il quinquennio. Pertanto la mancata interruzione della prescrizione con la Lettera di Diffida e Messa in Mora dell’INPS entro il 31.12.2016 fa prescrivere esclusivamente l’aggiornamento ed il rimborso per il rateo pensionistico di gennaio 2017, e cos’ via per quelli successivi sino a quanto non viene inviata la lettera interruttiva ( Per Es. se la la diffida all’INPS viene inviata nel maggio del 2017, il pensionato ritardatario avrà diritto alla perequazione con decorrenza dal giugno 2017 essendo i ratei dei mesi antecedenti appunto prescritti per il decorso del quinquennio.
Detto ciò, veniamo qui di seguito a ricostruire brevemente la vicenda normativa e ciò che via via è accaduto a partire dalla Legge Fornero (L.22.12.2011 nr. 214) e dopo la conversione del D.L. 65/2015 nella Legge 109/2015.


La situazione dopo la conversione
del D.L. 65/2015 in L. 109/2015

La vicenda normativa e giudiziaria

L’art.24 comma 25° del D.L. 6.12.2011 convertito in Legge 22.12.2011 nr.214 (c.d. Legge Fornero) ha disposto il blocco della rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici per gli anni 2012 e 2013 (secondo le previsioni stabilite dall’art. 34 L. 23.12.1998 n.488) superiori a tre volte il trattamento minimo INPS , e ciò senza previsione alcuna di un meccanismo di recupero per il futuro.
Con ricorsi promossi contro l’INPS innanzi al Tribunale Sez. Lavoro di Palermo (Settore pensionistico privato) ed innanzi alle Sezioni Regionali dell’Emilia Romagna e della Liguria della Corte dei Conti (Settore pensionistico pubblico) è stato richiesto da parte dei ricorrenti il riconoscimento giudiziario del diritto alla perequazione della pensione, assumendosi l’incostituzionalità dell’art. 24 comma 25° della Legge 22.12.2011 nr.214.
La questione , ritenuta “non manifestamente infondata ” dai giudici di merito, è stata sottoposta alla valutazione del Giudice delle Leggi con sospensione dei giudizi in corso in attesa della sua decisione.
Con Sentenza n.70/2015, depositata il 30.04.2015 e pubblicata sulla G.U. del 6.5.2015, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 24 comma 25° L. 214/2011, ritenendo violati i parametri della ragionevolezza, proporzionalità ed adeguatezza del trattamento pensionistico, con la conseguenza che a tutti i pensionati, investiti dal provvedimento, doveva essere accordata la rivalutazione piena della pensione per gli anni 2012 e 2013, e che tale rivalutazione doveva essere posta a base del ricalcolo della pensione per gli anni successivi (2014-2015 e 2016).
La sentenza, immediatamente esecutiva, ha rappresentato e rappresenta un vero e proprio ordine a cui doveva attenersi il Governo con decorrenza dalla data di pubblicazione della Sentenza sulla Gazzetta Ufficiale come stabilito dall’art. 136 della Costituzione.
Con D.L. 65/2015 del 21.5.2015, convertito in Legge il 17.7.2015 nr.109 entrata in vigore il 21.7.2015 , il Governo prima ed il Legislatore poi con la successiva conversione in legge, hanno ritenuto di dover dare attuazione alla Sentenza 70/2015 della Corte
Costituzionale disponendo solo parziali rimborsi della rivalutazione limitandoli ad alcune fasce di pensionati (da 3 a 6 volte il minimo della pensione sociale) ribadendo il blocco per quelli con pensioni superiori a sei volte il trattamento minimo dell’INPS.


In particolare: come anticipato anche dalla Circolare della Direzione Centrale Pensioni dell’INPS n.125 del 25.06.2015, il Legislatore ha espressamente stabilito:
“Con l’art. 1 del D.L. 65/2015 convertito in L. 109/2015, la modifica del comma 25 dell’art. 34 comma 1° della Legge 23.12.1998 n.448, riconoscendo per gli anni 2012 e 2013 una rivalutazione dei trattamenti pensionistici:


1) Nella misura del 100% per quelli di importo complessivo sino a tre volte il trattamento minimo INPS.
2) Nella misura del 40% per quelli superiori inclusi fra il triplo ed il quadruplo del trattamento minimo INPS
3) Nella misura del 20% per quelli superiori inclusi fra il quadruplo ed il quintuplo del trattamento minimo dell’INPS
4) Nella misura del 10% per quelli superiori inclusi fra il quintuplo ed il sestuplo del trattamento minimo dell’INPS
5) Nessuna rivalutazione per tutti i trattamenti superiori a sei volte il trattamento minimo dell’INPS


Inoltre, il Legislatore con la L. 109/2015, ha introdotto all’art.34 co.1° della L. 23.12.1998 n.448, il comma 25 bis, con il quale ha ridotto la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici di importo complessivamente superiore a tre volte il trattamento minimo dell’INPS, nella misura del 20% per gli anni 2014-2015 (Pari all’8%, 4% e 2% di quanto riconosciuto per gli anni 2012-2013) e nella misura del 50% a decorrere dal 2016 (Pari al 20%, 10% e 5% di quanto riconosciuto per gli anni 2012 e 2013).

Profili di Incostituzionalità della legge di conversione 109/2015

Autorevoli costituzionalisti e qualificati studi legali, sin dal primo momento hanno prospettato che anche gli artt. 1 e 2 della Legge 109/2015 (Che ha convertito il DL 65/2015), presentassero molteplici profili di incostituzionalità, per cui ipotizzavano che anche la Legge Poletti sarebbe stata oggetto di un passaggio al vaglio della Corte Costituzionale. La previsione, si è rilevata fondata a tal punto, che a seguito della notevole mole di ricorsi presentati innanzi all’Autorità Giudiziaria in ben NOVE circostanze,ad opera della Corte dei Conti dell’Emilia Romagna e delle Marche (quella dell’Abruzzo ha disposto la mera sospensiva in attesa del giudizio) e dei Tribunali Sez. Lavoro di Palermo, Brescia, Milano, Napoli, Torino, Genova e Cuneo, la magistratura di merito, ha ritenuto le questioni di incostituzionalità sollevate come “non manifestamente infondate, rimettendo gli atti alla Corte Costituzionale per il relativo giudizio. Sul punto leggi l’articolo specificio Nove Rinvii alla Corte Costituzionale(Clicca qui).

Chi è interessato a perequazione e rimborsi

Sono interessati ad ottenere il ricalcolo della pensione ed il rimborso di quanto non percepito o percepito in minima parte ex Lege 109/2015, tutti coloro che sono andati in pensione prima del 31.12.2011 (Per 2 scatti di perequazione automatica) e prima del 31.12.2012 (Per 1 solo scatto di perequazione automatica) ed hanno percepito un importo della pensione superiore al triplo della pensione minima. Rappresentiamo, pertanto , nella tabella sottostante tutte le fasce di reddito che hanno titolo ad inviare atto di diffida e messa in mora all’INPS territorialmente competente nonché a ricorrere alla magistratura ordinaria competente (Corte dei Conti Regionale o Tribunale civile Sez. Lavoro competenti.

Importi Lordi


Categorie Interessate alla Diffida ed a Presentare Ricorso Giudiziario

2° Fascia) 40% pensioni superiori ad €. 1.405,05 e pari o inferiori ad €. 1.873,40

3°Fascia) 20% pensioni superiori ad €. 1.873,40 e pari o inferiori ad €. 2.341,75

4°Fascia) 10% pensioni superiori ad €. 2.341,75 e pari o inferiori ad €. 2.810,10

5°Fascia) 00% Superiori ad €. 2.810,10 cioè superiore a 6 volte il Tratt. Minimo

A mero titolo indicativo si segnala che dai primi calcoli effettuati, la penalizzazione subita dai pensionati partendo dal gennaio 2012, si aggira da un minimo di €. 1.674,00 sino ad un massimo di €. 5.171,00 netti (per le pensioni oltre i 3.000,00 euro), a cui dovranno detrarsi i rimborsi previsti per le tre fasce dalla legge 109/2015.
Ma ciò che appare più rilevante è che la Legge 109/2015, prevede con efficacia retroattiva rispetto ai diritti maturati nel 2012-2013 (Sent.70/2015 C.Cost.), la rivalutazione della pensione per gli anni 2014 e 2015 solo in ragione delle percentuali del 8% , 4% e 2% per le tre fasce pensionistiche (Da tre a sei volte il minimo della pensione sociale), senza nulla accordare alle pensioni superiori a sei volte il minimo del trattamento pensionistico, con una lesione del diritto del pensionato alla perequazione piena che partendo dal 2012 si protrae sostanzialmente in forma ininterrotta per gli anni 2013, 2014, 2015 e 2016.

La richiesta dei pagamenti ed i termini di prescrizione

La richiesta dei pagamenti dovrà essere rivolta all’INPS (Ex gestione INPDAP) attraverso l’ atto di intimazione e diffida, come da modulo presente e scaricabile dal sito, che dovrà essere compilato sottoscritto ed inviato ad opera dell’interessato completo di tutti i dati ivi previsti.
Inoltre, l’Atto di Intimazione e diffida all’INPS, oltre che per la costituzione in mora, la richiesta di interessi e rivalutazione, si pone come assolutamente necessario ai fini dell’interruzione della prescrizione per la corresponsione dei rimborsi.
Infatti, così come la Sentenza 70/2015 della Corte Costituzionale ha effetto retroattivo annullando l’efficacia della Legge Fornero sin dalla sua data di entrata in vigore 27.12.2011, nello stesso modo, il diritto alla perequazione della pensione ed ai rimborsi inizia a decorrere per il pensionato dal 1 gennaio 2012.
I termini di prescrizione applicabili nel rapporto con l’INPS, inoltre, sono di 5 anni, secondo una giurisprudenza maggioritaria ribadita anche di recente, per cui l’atto interruttivo della prescrizione, costituito dall’invio della Diffida Messa in Mora dell’INPS, farà decorrere dalla data di ricezione della raccomandata un nuovo termine di prescrizione quinquennale . In pratica la raccomandata inviata nel dicembre 2016 farà ricominciare a decorrere la prescrizione con scadenza al 30.11.2021, e cos’ via , tenendo presente che eventuali invii della Raccomandata di interruzione che avverranno nel corso del 2017 faranno perdere al pensionato i ratei precedenti ( Per es. la Raccomandata inviata a Maggio del 2017 farà perdere al pensionato i ratei di gen-feb-mar-apri 2017 in quanto già prescritti…
Nell’attuale situazione, pertanto, è consigliabile al pensionato di inviare quanto prima all’INPS l’atto di intimazione e diffida, in modo tale da cristallizzare quanto prima il termine di prescrizione dei diritti riconosciutigli dalla Sent.70/2015 della C.Cost. ed in parte o totalmente elusi dal D.L. 65/2015 convertito nella Legge 109/2015.

Sulla Tassazione degli arretrati

Da ultimo va considerato come con la Legge 109/2015 il Legislatore abbia stabilito che la restituzione parziale degli arretrati per gli anni 2012 e 2013 sia soggetta a tassazione separata (aliquota media del 19%) mentre gli arretrati maturati dal 31.12.2014 in poi saranno oggetto di tassazione Ordinaria.
Sul punto non si comprende perché il pensionato debba subire questa ulteriore penalizzazione di natura fiscale, la quale solleva ulteriori dubbi di costituzionalità stante la violazione all’art. 17 DPR 22.12.1986 n°917 in materia di tassazione separata degli arretrati.


In Conclusione Cosa Fare

Una volta esaurita l’esposizione della complessa ed articolata problematica, al pensionato si presentano quindi due alternative operative:
1) Inviare all’INPS rapidamente l’Atto di Intimazione e Diffida, interrompere la prescrizione, e stare a guardare quello che succede, avendo la consapevolezza che tale scelta lo potrà costringere, per vedere riconosciuti i propri diritti a fare successivamente ricorso contro l’INPS.
2)Inviare all’INPS rapidamente l’Atto di Intimazione e Diffida per interrompere la prescrizione costituendo in mora l’Ente anche ai fini della corresponsione di interessi e rivalutazione monetaria, e quindi predisporre la documentazione necessaria per fare ricorso contro l’INPS per definire, in sede di contenzioso giudiziario i propri diritti ove il DL 65/2015 e la L. 109/2015 vengano dichiarati incostituzionali dalla Corte.


Per Fare Ricorso contro l’INPS

Il pensionato che intende promuovere da solo o in unione ad altri associati azione legale contro l’INPS per la perequazione della pensione ed il rimborso degli arretrati, deve acquisire la seguente documentazione:

1°) Copia dell’Atto di Intimazione e Diffida inviato all’INPS, a cui dovrà allegare originale della ricevuta di spedizione e la ricevuta di ritorno postale o telematica in caso di invio tramite PIN Personale.


2°) Copia dello Statino della Pensione del mese di agosto 2015 (Attenzione gli statini sono già stati pubblicati sul Sito dell’INPS ed il socio li può acquisire e stampare accedendovi con il PIN Personale), attestante la percezione della liquidazione prevista dalla Legge Poletti con la dizione “arretrati Sent. 70/2015 Corte Cost.”, oppure attestante che nulla è stato corrisposto essendo il trattamento pensionistico percepito superiore alle 6 volte il Trattamento Minimo.


3°) Raccordarsi con almeno altra decina di pensionati per presentare ricorso cumulativo da pressentare innanzi alla Corte dei Conti Regionale competente o al Tribunalke civile Sez. Lavoro. Si fa presente, infine, che mentre la causa pensionistica innanzi al Corte dei Conti Regionale non importa spese di iscrizione a ruolo, quella innanzi al Tribunale del Lavoro importa il costo di € 43,00 a titolo di contributo unificato .

Il Cons.Naz. e Delegato Regionale

Avv.to Guido Chessa


Documenti da scaricare

Atto Intimazione e Diffida INPS
Mandato Avvocato Chessa Guido
 

Per Informazioni e Ricorsi

Contattare Avvocato Guido Chessa
Viale Michelangelo, 26 52100 Arezzo
Telefono: 0575 27 351
Cellulare: 339 795 1657
Fax: 0575 35 49 91
E-mail: avvguidochessa@gmail.com
Posta Certificata:
avv.guidochessa@pcert.it