Perequazione: Decreto Poletti OK
Naufragio dei ricorsi
Creiamo una filiera assistenziale?

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Un primo commento

Si temeva una decisione politica e decisione politica è stata. A conclusione della Camera di Consiglio del 25 ottobre, la Corte Costituzionale ha comunicato di aver deciso per la costituzionalità del D.L. 65/2015 convertito nella legge 109/2015 respingendo ben 15 questioni di non manifesta infondatezza sollevate dalla giurisdizione ordinaria e da quella contabile.
Il Giudice delle Leggi, quindi, contrariamente a principi e raccomandazioni espresse in altre statuizioni, ha ritenuto che il Decreto Poletti realizzi “un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica”, dimenticando come queste ultime vengano a gravare esclusivamente sui pensionati al di fuori di un quadro di coordinamento e distribuzione dei sacrifici con le altre categorie sociali. Il peso dell’esborso economico, sovrastimato dall’INPS nella sua memoria difensiva ed indicato in 30 miliardi di euro, è stato quindi l’elemento determinante che ha pesantemente condizionato la decisione della Consulta.
Attendiamo quindi il deposito della sentenza per conoscere su quali inevitabili acrobatismi giuridici si sia fondata la declaratoria di costituzionalità del Decreto Poletti e quali argomentazioni verranno addotte ai molteplici rilievi sollevati dai giudici di merito.

Il destino dei ricorsi

A fronte della decisione di costituzionalità del Decreto 65/2015, tutti i ricorsi sospesi o pendenti, al cui accoglimento era condizionata l’attesa decisione, sono ormai destinati al respingimento. Si provvederà quindi a non notificare i ricorsi depositati e ancora in attesa della comunicazione del decreto di fissazione d’udienza onde evitare l’aprirsi del contenzioso, mentre per quelli già discussi sospesi o rinviati, l’INPS, sia nell’Udienza presso la C.C. Emilia Romagna che in quella del 26 corrente presso la C.C. Toscana ha già avanzato la richiesta di condanna alla refusione delle spese sostenute dall’Istituto Previdenziale per costituirsi a giudizio, nei confronti di tutti i ricorrenti.
E vista la chiara volontà politica penalizzante verso la categoria dei pensionati, non è da escludere che l’INPS a livello Centrale impartisca alle sedi periferiche, istruzioni circa la prosecuzione dei contenziosi al solo fine di ottenere la condanna dei pensionati al rimborso delle spese legali sostenute dall’Ente. Le attese motivazioni della Sentenza saranno certamente rilevanti per la decisione in materia di spese. La battaglia, quindi, prosegue per evitare che una doppia penalizzazione colpisca i pensionati.

La realtà che si registra e le prospettive

È evidente come la realtà che vivono i pensionati appare sempre più in balia degli orientamenti politici del momento che si sono dimostrati in grado di incidere anche sull’operato del Giudice delle Leggi. Nessun intervento politico è previsto per distinguere nel bilancio dell’INPS il settore pensionistico (in sostanziale equilibrio) da quello previdenziale-assistenziale (Fortemente deficitario), con ricaduta indiscriminata sulla categoria dei provvedimenti per il risanamento del suo deficit. L’applicazione del sistema contributivo e l’elevazione dell’età pensionabile sono accompagnate da circolari restrittive inviate ai Centri Contabili dei Ministeri per la determinazione della base pensionabile, ove sempre più spesso si registrano errori o interpretazioni normative penalizzanti riguardo ai benefici da applicare. I tempi biblici che intercorrono fra il calcolo della pensione provvisoria e quella definitiva, aprono contenziosi per il recupero dell’indebito o procrastinano nel tempo la liquidazione del giusto importo dovuto. E da ultimo l’INPS, quale collettore finale della pensione, si pone con la Determina di Pensione quale mero esecutore e traduttore di quanto elaborato dagli Uffici Ministeriali senza mai intervenire con verifiche e correzioni.
Questo complesso iter burocratico, scandito da una articolata applicazione normativa oggetto di interpretazioni restrittive, non trova infine la partecipazione dell’interessato che risulta privo degli strumenti conoscitivi per prendervi parte.
Ne consegue che nel momento di passaggio dal servizio attivo alla quiescenza, l’interessato è lasciato sostanzialmente solo a se stesso, privo di ausilio e di punti di riferimento che possano verificare e sostenere le aspettative del riconoscimento corretto e pieno della sua pensione.

La creazione di una filiera assistenziale:

Nel settore specialistico quale è quello del Comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico, è forse giunto il momento di creare una “filiera assistenziale contabile-amministrativa-giudiziaria”che sotto l’egida di una iniziativa associativa privata sia in grado di seguire tutto il complesso itinerario pensionistico e non solo, dei propri associati.
Una struttura che sia in grado di fornire pareri sulle situazioni personali e di prepensionamento, di sostenere ed indirizzare l’acquisizione dalla Pubblica Amministrazione della documentazione necessaria, di elaborare i conteggi pensionistici, di diffidare e richiedere la correzione di errori materiali o l’applicazione di benefici non riconosciuti con istanze o ricorsi amministrativi nei confronti dell’INPS o dei Ministeri di riferimento, di tutelare se necessario i diritti lesi innanzi alla Corte dei Conti competente o alle Magistrature Superiori.
Si tratta di una iniziativa a 360 gradi, estremamente ambiziosa, complessa e non facile da realizzare, a cui ci stiamo dedicando con passione e impegno e di cui ne rappresenteremo a breve caratteristiche e finalità, chiedendo a Voi di esprimere un parere sull’interesse o meno ad una simile iniziativa.

Avv. Guido Chessa e il Suo Team


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