In memoria di Pasquale Anniboletti
Fondatore della Polizia Scientifica ad Arezzo

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Il Questore Failla, il Presidente ANPS Addonizio in posa per foto ricordo con Pascquale Anniboletti scattata all’interno della Sezione ANPS di Arezzo.

Nella notte del 15 gennaio u.s. ci ha lasciato nel sonno Pasquale Anniboletti, fondatore della Polizia Scientifica presso la Questura di Arezzo. Nato a Montone di Perugia il 6 ottobre 1917, è entrato in Polizia il 7 agosto 1940 proveniente dall’esercito e dopo un breve corso trimestrale alla Scuola Allievi Agenti di Caserta viene destinato a Roma alla neonata scuola di POLIZIA Scientifica al tempo diretta dal Questore Ugo Sorrentino ed ubicata ai piani alti di Via delle Mantellate 7 presso il carcere femminile. Quivi, dopo un corso annuale pratico di specializzazione in dattiloscopia e fotosegnalamento, è stato destinato al Gabinetto di Polizia Scientifica della Questura di Messina dove ha esercitato la sua attività vivendo il periodo bellico, l’8 settembre e l’arrivo degli americani sino al primissimo dopoguerra.
Trasferito presso la Questura di Arezzo, allora ubicata nei locali di Via Cavour, vi prende servizio il 15 febbraio del 1946 con la qualifica di fotosegnalatore dando vita al servizio tecnico di polizia scientifica locale. Sino a quel momento l’attività di fotosegnalamento, di rilievi e sopralluogo veniva espletata, nei casi di necessità, dal Gabinetto Regionale di Firenze o dal fotolaboratorio Tavanti, ai quei tempi già collaboratore con la Redazione provinciale della Nazione attiva sin dal 1940.
E’ da dire che nell’immediato dopoguerra, la Scuola Superiore di Polizia Scientifica Romana pur essendo reduce dai fasti internazionali per i notevoli risultati ottenuti da ricercatori ed operatori quali l’Ottolenghi, il Gasti ed il loro erede Ugo Sorrentino, era ancora in fase di riorganizzazione e la nuova cultura delle metodologie di indagine, di ricerca processuale della prova e dell’identificazione non si era ancora radicata, soprattutto nelle piccole provincie, nel patrimonio diffuso degli investigatori.
Così l’arrivo di Anniboletti nel febbraio del 1946 alla Questura di Arezzo e la costituzione del nuovo servizio tecnico di polizia scientifica, non sono stati accolti con particolare entusiasmo. Infatti, l’attività iniziale di segnalamento prima descrittivo e dactiloscopico e poi anche fotografico dei delinquenti e devianti locali, se era utile ad implementare il Casellario Centrale, a livello locale rappresentava solo l’impostazione iniziale dello Schedario Provinciale, ancora insufficiente ad essere di supporto al patrimonio di conoscenze personali dei singoli operatori ed investigatori operanti sul territorio.
 

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Il Questore Failla, il Presidente ANPS Addonizio durante i festeggiamenti per Pascquale Anniboletti in Sala Petri della Questura.

 
In questo scenario pionieristico, l’Anniboletti viene sistemato all’interno del locale adibito ad archivio generale che condivide con il Maresciallo Bonini, ricevendo come dotazione iniziale un semplice tavolo con sedia, i due formulari per la corretta formazione delle schede di segnalamento, la valigetta con Kit completo di polveri e adesivi per l’estrazione delle impronte digitali e le polveri trappola. Solo nel 1949 riceverà in dotazione la macchina fotografica Leica F2 e l’apparato gemello per il fotosegnalamento contemporaneo di viso e profilo, mentre al 1950 è da ascriversi il primo sopralluogo tecnico fatto in occasione di un incidente mortale occorso in Badia Prataglia. Dopo questo primo quinquennio, con il trasferimento della sede della Questura a Poggio del Sole, viene creato il primo reale Gabinetto di Polizia Scientifica ubicato in un sottoscala di circa 10 mq. suddiviso in due piccolissime stanze, una destinata ad ufficio laboratorio ed una seconda a camera oscura per gli sviluppi fotografici. Da quel momento in poi, arricchito progressivamente dai nuovi strumenti tecnici ed implementato nelle dotazioni, l’Anniboletti gestirà sino al 1979, felice autodidatta nell’aggiornamento sia tecnico che scientifico delle metodiche di acquisizione della prova, un gabinetto di Polizia Scientifica sempre aggiornato ed all’altezza dei tempi anche perché strettamente collegato, sino al 1974, al suo maestro romano Ugo Sorrentino. Operò con machine fotografiche sempre più sofisticate, con cineprese per la riproduzione di luoghi e comizi, con i nuovi Kit di reattivi chimici per l’analisi istantanea delle sostanze stupefacenti, affinò la tecnica descrittiva del sopralluogo sulla scena del reato e la sua riproduzione sia grafica che fotografica, le metodiche di prelievo delle sostanze ematiche o di altre sostanze presenti nell’ambiente per determinarne tipologia, origine e provenienza, la ricerca e l’estrazione delle impronte digitali e palmari nonché quella dei calchi per la riproduzione e fissazione delle tracce dei pneumatici degli autoveicoli. Supporto essenziale per le indagini dell’Ufficio Politico, della Squadra Mobile e per le ricerche della Polizia Criminale, ha trasmesso con generosità i suoi saperi e le sue conoscenze ai suoi allievi Pietro Quirini e Michele Memola e soprattutto al suo successore Antonio Iadanza che ne seguirà le orme nel ventennio successivo sino giugno del 1998. A lui è dovuto l’impianto dell’archivio fotosegnaletico e descrittivo con oltre un migliaio di schede segnaletiche riguardanti sia i delinquenti locali che quelli di passaggio presenti nelle carceri; alla sua collaborazione con il futuro Capo della Polizia Vincenzo Parisi è dovuta la rappresentazione grafica delle schede degli archivi generali che costituiranno una vera rivoluzione nel sistema di archiviazione delle questure. A Lui è dovuto il culto della conservazione di tutto il materiale tecnico storicamente utilizzato nell’attività e la costituzione del registro dei sopralluoghi che ci permette di conoscere, in quanto gelosamente coltivato dai suoi successori, dal 1955 sino ai nostri giorni l’impegno diretto svolto dall’ufficio nelle più importanti indagini di polizia.
La mattina del 15 ottobre 2013, nel quadro di un ambizioso programma ancora in nuce per realizzare una realtà museale e storica della Polizia Scientifica aretina, abbiamo avuto l’onore, il piacere e la fortuna di fissare nella registrazione di una intervista all’Anniboletti, la memoria storica della nascita e dell’evoluzione dell’ufficio. Ne è scaturito un documento di circa due ore, ricco di particolari significati, di notizie, di aneddoti e di fonti che, integrato da opportune ricerche e dalle autorizzazioni necessarie permetterà di tracciare nel tempo la vita e l’interazione con la città di un ufficio di polizia che è motivo di orgoglio per l’istituzione tutta.
Il 6 ottobre 2017, il Questore di Arezzo Dr. Bruno Failla e l’Associazione, con gli auguri del Capo della Polizia Gabrielli, si sono stretti attorno a Pasquale Anniboletti per celebrarne il centesimo compleanno. E’ stata una mattinata di festeggiamenti, di riconoscimento di un apporto lavorativo che nella quotidianità di un impegno quasi quarantennale ha segnato il tempo e la storia di una comunità, è stato il giorno della memoria e del ritorno alle radici di una tradizione che è cultura e patrimonio indelebile della nostra realtà di uomini e poliziotti.
Grazie Pasquale, umile e riservato protagonista di un’epoca ormai trascorsa, alla Tua memoria dedichiamo queste poche righe di commiato, di lassù vedrai il testimone dei tuoi insegnamenti passare di mano in mano in una continuità che il Tuo essere ci ha trasferito con la generosità dei semplici.

Guido Chessa


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