Galli Cesare Sabatino

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Ordine Militare d’Italia


Tenente Generale del Corpo Guardie di P.S.
Data del conferimento: Decreto Luog. del 06/04/1946

Pubblicato nel Bollettino Ufficiale dell’OMDI del 1946


Motivazione:

“Valoroso combattente della guerra 1915-18, fu tra i primi animosi, insorti dell’8 settembre 1943. Perseguitato, incarcerato, deportato e torturato, ma non fiaccato nello spirito, fuggì dalla prigionia. Entrato nelle formazioni volontarie del veneto come gregario prima, poi comandante della “Zona Montegrappa”, fu ideatore, guida ed esempio in riuscite azioni di grande sabotaggio in collegamento col comando supremo alleato. Nominato, con voto unanime di 143 brigate partigiane, comndante regionale per le sue qualità di valore, tenacia e sagacia, durante l’insurrezione, coordinando l’azione delle formazioni, salvava da sicura distruzione fonti di vita della regione e faceva eliminare considerevoli forze nemiche. Con illuminata azione politico-militare otteneva la resa delle forze repubblichine delle Tre Venezie. Magnifico esempio di valore, di rara perizia e di belle virtù civili e militari “Veneto 8 settembre 1943-30 aprile 1945. D.L. n. 319 del 6.4.1946”

 


Biografia


Cesare Sabatino Galli era nato a Chieti il 5 maggio 1898 ma rimase sempre legato alla città di Fermo ove aveva trascorsa l’infanzia e la giovinezza. Non ancora diciannovenne, nel febbraio del 1917, partì per il fronte e partecipò alla I” guerra mondiale: sottotenente di fanteria nel 1919 tenente in s.p.e. nell’Amministrazione Militare nel 1923: intelligenza, acutezza ad equilibrio lo predestinarono presto a funzioni dirigenziali. Fu, ancora tenente intorno agli anni ’30, in Albania, nella segreteria del Generale Pariani, Capo della missione militare italiana, poi, nei 1935 in Eritrea quale Capo della Segreteria del Governatore, Generale Guzzoni: promosso Capitano il 17 giugno 1937 a scelta speciale transitò poi, il 1° marzo 1938 col grado di maggiore nel Corpo della Polizia Coloniale, poi Polizia dell’A.I., ricoprendovi l’incarico di Capo della Segreteria del Comandante Generale, Gen. Maraffa. Ten. Colonnello nel luglio del 1940, Colonnello tre anni dopo, nel luglio del 1943, l’ 8 settembre lo colse in questo incarico che mantenne presso il Comando della Città Aperta di Roma una volta nominato il Generale Maraffa comandante delle Forze di Polizia dal Comandante di questa Generale Calvi di Bergolo.
Come tutti ricordano o dovrebbero ricordare la P.A.I., che si era battuta valorosamente insieme ai Granatieri a Porta San Paolo e a Monterotondo contro i tedeschi non si dissolse e rimase compatta a tutela della Città. La resistenza già fermentava nella file degli Ufficiali della Capitale: parte di essa faceva capo proprio al Comando della Città Aperta. Il 21 settembre le S.S., informate degli stretti contatti con gli Alleati, occuparono, con un colpo di mano il Ministero della Guerra, per catturarvi il Generale Maraffa, il Col. Galli e il Magg. Clemente segretario particolare del primo.
Lo stesso Herbert Kappler, allora Tenente Colonnello, poi così tristemente famoso, effettuò la cattura. Il Gen. Maraffa morirà in prigionia a Dachau, due mesi dopo ma il Col. Galli riuscirà a evaderne nell’agosto del 1944 e a raggiungere il Veneto dove si unì alle forze partigiane e nelle cui file, diverrà, in breve, comandante della zona del Monte Grappa e poi dell’ intero Veneto sotto il nome di battaglia di Comandante PIZZONI. Al crollo del fronte germanico le forze partigiane al suo comando catturavano molte diecine di migliaia di prigionieri. Ciò gli varrà poi la più alta decorazione militare, l’Ordine Militare d’Italia, la promozione straordinaria al
grado di generale di brigata, e la Medaglia della Libertà del Governo degli Stati Uniti.
Trasferito, con la data dello scioglimento del P.A.I. (9 marzo 1945) nel ruolo degli Ufficiali del Corpo delle Guardie di P.S., fu, ancora col grado di colonnello, Ispettore per la 4′ Zona, Veneto e promosso Generale, dal 19 settembre 1946, Ispettore del corpo.
Se altri non ve ne fossero stati, varrebbe quanto ha fatto Cesare Galli dal 1946 al 1963, a consacrazione alla storia della Polizia Italiana. Trovò il Corpo tale soltanto di nome: eterogeneo, slegato, in una crescita disordinata e caotica e lo lasciò solido, unitario con alle spalle una già salda tradizione di valore e di dedizione in questi 17 anni il Corpo aveva arricchito sua Bandiera di: 2 Medaglie di Bronzo al V.M.; 3 medaglie d’oro ai V.C.; 3 Medaglie d’Argento al V.C.
Pur nella limitatezza delle attribuzioni che ordinamento conferisce all’Ispettore del Corpo, il Gen. Galli, le esercitò con vigore e immaginazione: il ruolo Ufficiali raggiunse le 1.700 unità, oltre al ruolo degli Ufficiali medici e l’Ispettorato potenziò i servizi di istruzione, impiantò quello dell’Assistenza e quello ispettivo, mentre il Corpo assumeva i servizi di polizia stradale, anche nella direzione, polizia ferroviaria di frontiera, il servizio alpino, quello di sicurezza mare e in montagna, quello della motorizzazione e delle comunicazioni. Fu la materia flessibile che rese possibile l’assunzione da parte della Direzione Generale della Polizia Italiana dei servizi che ne hanno fatto una struttura moderna. E ciò sia detto con buona pace di tanti, perché il futuro ha sempre la sua radice nel passato, passato che neppure le rivoluzioni hanno alla fine ripudiato. La storia l’insegna.
Ma certo, la parte meno appariscente e più sostanziale, fu nella imponente struttura legislativa che gli Uffici ministeriali seppero realizzare a tutela del personale, a cominciare dagli stati giuridici, per gli Ufficiali e per i Sottufficiali e Guardie, ed agli incrementi di organico dei quadri.
Il Gen. Galli, fu anche per breve tempo, Capo dell’ allora Divisione F.A.P. dal 1957 al 1958; lo seguirà il Generale Mantineo, che tenne lo incarico fino al 1963 e poi il Gen. Cerquozzi, sino all’anno successivo.
Noi della nostra generazione, quella che aveva fatto in tempo a vedere la fine della I” guerra mondiale, fare la Il” e affrontare la pace, siamo cresciuti alla sua ombra, abbiamo assistito, e a volte partecipato alle sue battaglie. La sua opera non fu facile, come mai è facile quella di quanti hanno energia, intelletto, volontà di costruire e lasciare il loro segno nella società e nello Stato: fu amato e odiato come è di tutte le fortissime personalità, fu esaltato e discusso, anche, ma lascia il suo segno in tutti noi.
Aveva una incredibile capacità di lavoro e una chiara, spiccata, direi a volte cinica conoscenza degli uomini. Credo che nessuno o pochissimi siano mai riusciti ad ingannarlo: le sue scelte, in questo campo hanno avuto quasi sempre la conferma del dopo.
Era un capo, e lo era sempre, anche nei momenti di svago e distensione, necessari in un uomo che non dormiva più di quattro ore per notte: seppe tenere tutti sulla corda e farci tutti partecipi della sua opera, non si esaltò dei successi, non si lasciò abbattere degli insuccessi, seppe tenere per sé le sue angosce sempre nuove di fronte ai temi e agli obiettivi che la sua immaginazione e anche, riconosciamolo la sua ambizione, gli proponevano.
Ma i risultati che ottenne furono di tutti e per tutti. E sono, tuttora, e resteranno sempre, patrimonio della Polizia Italiana.
Lasciò il servizio attivo il 6 maggio 1963 e si spense il 25 febbraio 1974, in Roma.


Fonti:
1°) Per la motivazione il sito www.quirinale.it nella sezione onorificenze O.M.D’I.

2°) La foto e le note biografiche sono tratte da Fiamme d’Oro nr. 2-3 del 1978 . Articolo redatto “In memoria di Cesare Sabatino Galli”, molto probabilmente a firma del Ten.Gen. Remo Zambonini.

3°) Si segnala per approfondimenti sulla figura l’articolo “L’Ispettore Generale di P.S. Sabatino Galli” a firma Giammarco Calore e pubblicato il 3.4.2014 sul sito www.polizianellastoria.it nella sezione Eroi di Tutti i Giorni ove è possibile rinvenire altra bibliografia di riferimento