Come inoltrare diffida all’INPS e documenti per il ricorso

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Ricorso perequazione: prescrizione ed altri quesiti.
Consigli ai Ritardatari

Indichiamo nella Tabella sottostante le Fasce pensionistiche create in Applicazione D.L. n°65/2015 convertito in Legge 17.07.2015 nr. 109 in attuazione della Sent. Cost. 70/2015. Esclusa la prima fascia che è stata rivalutata al 100%, i pensionati che rientrano in tutte le altre fasce possono agire per la tutela del diritto alla perequazione piena con atto di diffida-messa in mora all’INPS e ricorso giurisdizionale.

Importi Lordi

1° Fascia) 100% per le pensioni pari o inferiori ad €. 1.405,05

2° Fascia) 40% per le pensioni superiori ad €. 1.405,05 e pari o inferiori ad €. 1.873,40

3°Fascia) 20% per le pensioni superiori ad €. 1.873,40 e pari o inferiori ad €. 2.341,75

4°Fascia) 10% per le pensioni superiori ad €. 2.341,75 e pari o inferiori ad €. 2.810,10

5°Fascia) 00% Superiori ad €. 2.810,10 cioè superiore a 6 volte il Tratt. Minimo

Ai percettori di pensione rientranti nelle fasce sopra indicate e che sono andati in pensione anteriormente al 31.12.2011 (Colpiti in pieno dal blocco Fornero e dal D.L. 65/2015-L.109/2015), o che sono andati in pensione nel corso del 2012/2013 (Colpiti solo parzialmente dalla normativa citata), i quali non abbiano ad oggi intrapreso alcuna iniziativa oppure che abbiano inviato la diffida-messa in mora dell’INPS nel corso del 2015, si consiglia di redigere atto di diffida-messa in mora dell’INPS (scarica modello) e di inviarlo per Raccomandata Ricevuta di Ritorno alla sede INPS territorialmente competente (Quella che paga la pensione), conservando gelosamente Copia della Diffida-messa in mora; la ricevuta di spedizione della raccomandata; la ricevuta di ritorno della stessa.- Attenzione non è necessario, né ha alcun rilievo che l’INPS risponda alla richiesta.
Con la diffida-messa in mora dell’INPS, il pensionato interrompe la prescrizione per 5 anni mantenendo vivo il diritto al rimborso della perequazione ed al ricalcolo della pensione sino al 2021.
Il diritto al rimborso ed al ricalcolo della pensione, sarà possibile solo in caso di dichiarazione di incostituzionalità del DL 65/2015 e della legge di conversione 109/2015, normativa rispetto alla quale la magistratura di merito ha già sollevato, sotto vari profili, ben NOVE questioni di legittimità costituzionale (clicca qui per articolo) rispetto alle quali la Corte Costituzionale dovrà pronunziarsi nel corso del 2017 massimo entro la primavera 2018.
Inviata la raccomandata di diffida-messa in mora all’INPS, il pensionato potrà scegliere se assumere una posizione di attesa, oppure se proporre il ricorso giurisdizionale alla Corte dei Conti Regionale (In caso di pensioni pubbliche) o al Tribunale Sez. Lavoro (In caso di pensioni private) aspettando la pronunzia del Giudice delle Leggi.
Ove la Corte Costituzionale dovesse dichiarare l’incostituzionalità anche del Dl. 65/2015-L.109/2015, si possono aprire diversi scenari giuridici, da quella di nuova attuazione della decisione costituzionale con un ulteriore legge oppure altre iniziative governative o amministrative da parte dell’INPS, per es. ricalcolo della pensione e corresponsione dilazionata degli arretrati.
Di massima, comunque, solo ove la decisione della Suprema Corte portasse al riconoscimento del diritto del pensionato all’integrale o parziale recupero della perequazione, avremo due situazioni:

A) i pensionati che hanno fatto solo la diffida-messa in mora, i quali dovranno seguire la via amministrativa, facendo nuova domanda all’Ente per il pagamento del dovuto ed il ricalcolo della pensione, attendere risposta e, solo in caso di silenzio-rifiuto, proporre ricorso giurisdizionale;
B) i pensionati che hanno fatto ricorso in giudizio, avranno invece la possibilità, più rapida, di definire la cessazione della materia del contendere in sede processuale negoziando con l’INPS la propria posizione per quantificare arretrati e fissare il ricalcolo della pensione.

Si tratta di due scelte strategiche o di due linee operative , le quali, comunque, fatti salvi imprevedibili contingenze, dovrebbero portare, anche se con tempistiche diverse, agli stessi risultati finali, cioè al recupero degli arretrati ed al ricalcolo dell’importo pensionistico rivalutato.
Lo Studio Legale Chessa, è disponibile a seguire sia la fase del ricorso giudiziale (Per gruppi di almeno 10 pensionati) che quella amministrativa per l’eventuale esecuzione delle decisione della Corte Costituzionale, al costo di €. 100,00 onnicomprensivi di IVA e CAP, oltre all’8% sulle somme riscosse con accordi da assumersi via mail .

L’art 2935 del codice civile (Decorrenza della prescrizione) così dispone: ” La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere”.

I milioni di pensionati italiani che hanno subito il blocco dell’adeguamento della prestazione previdenziale per effetto della c.d Legge Fornero, si stanno domandando in questi giorni da quando decorre la prescrizione del mio diritto a chiedere gli arretrati in virtù dell’intervento della Corte Costituzionale? Qual’è il termine di prescrizione? C’è un termine per esperire l’azione giudiziale?

Cerchiamo di rispondere ai quesiti facendo riferimento a coloro che sono andati in pensione prima del 31.12.2011.
 
1) La prescrizione inizia a decorrere dalla scadenza di ciascun rateo pensionistico per il quale non sia stata riconosciuta la perequazione (Cass. n. 3437/1999), quindi i termini di prescrizione decorrono dal mese di Gennaio 2012 e così via per ogni mese a seguire;
 
2) Il termine di prescrizione del diritto alla rivalutazione del trattamento pensionistico è quinquennale, per cui la data della prima scadenza dei termini di prescrizione è quella del 31/12/2016 relativamente alle somme dovute e non riconosciute sulla mensilità pensionistica di Gennaio 2012, mentre il Febbraio 2012 si prescriverà a gennaio 2017 e così di seguito.
 
3)Per interrompere la prescrizione è necessario inviare un atto che valga a costituire in mora il debitore ( art 2943 c.c.), per cui è necessario inviare alla sede Inps territorialmente competente una lettera raccomandata a/r contenente la diffida all’Istituto con il quale, stante la prognosi di incostituzionalità avanzata in ben nove questioni di legittimità del DL. 65/2015 e della Legge di conversione 109/2015, si chiede il riconoscimento della piena perequazione sul trattamento pensionistico liquidato negli anni 2012-2013- 2014- 2015 e 2016.Scarica il modulo.
 
4) Per i ritardatari che dovessero inviare la Diffida all’INPS nel corso del 2017, non vi saranno particolari conseguenze, se non quelle di aver perso alcuni mesi di calcolo della perequazione, per es. chi invia la diffida a maggio 2017 avrà perso la perequazione per i mesi di gen-aprile 2012 ma l’avrà salvata per il periodo successivo cioè dal maggio 2012 sino al dicembre 2013 ed ai mesi degli anni successivi;
 
5) Non vi è un termine perentorio per fare il ricorso giudiziale, in quanto il pensionato può attendere semplicemente gli esiti della sentenza della Corte Costituzionale sulla Poletti e poi agire in via amministrativa; oppure se invece presenta il ricorso giudiziario contro l’INPS (Corte dei Conti o Tribunale del Lavoro a seconda della tipologia della pensione percepita) definirà la questione in sede processuale.
 
6) Il termine di “decadenza triennale” da alcuni richiamato, non trova applicazione nella nostra vicenda.
Infatti, secondo consolidati orientamenti giurisprudenziali di merito e di legittimità ( Cass n. 209/2000 e Corte Di App. Roma Lav del 28/03/2007) il termine di decadenza previsto dall’art 47 del DPR n. 639/1970 ( trattamenti pensionistici, prestazioni riconosciute solo in parte o il pagamento di accessori del credito) non può trovare applicazione quando la domanda giudiziale sia finalizzata ad ottenere il solo adeguamento automatico della prestazione previdenziale.
 
7) In punto di efficacia delle sentenze della Corte Costituzionale che dichiarano l’illegittimità costituzionale di una norma, in quanto sentenze di accoglimento, hanno efficacia nei confronti di tutti ovvero “erga omnes” , con la conseguenza che, la sentenza n. 70/2015 ove il Governo e il Legislatore non fossero intervenuti, avrebbe trovato immediata applicazione da parte dell’Inps in favore di tutti i pensionati.
Nella stessa situazione, pertanto, verremo a trovarci in ipotesi di declaratoria di incostituzionalità della Legge Poletti, la quale importerà l’applicazione in favore di tutti l’obbligo per l’INPS di effettuare il ricalcolo della pensione e la liquidazione degli arretrati, fatta eccezioni per quelli nei cui confronti si è prescritto il diritto . Di qui la necessità per tutti di inviare almeno l’atto di diffida all’INPS.

Il Cons.Naz. e Delegato Regionale

Avv.to Guido Chessa


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Atto Intimazione e Diffida INPS
Mandato Avvocato Chessa Guido
 

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