XIV Anniversario commemorazione Emanuele Petri
Incontro con il Capo della Polizia

Commemeorazione Emanuele Petri Incontro tra i Delegati ANPS Arezzo con in testa il Presidente Avvocato Guido Chessa ed il Capo della Polizia di Stato Prefetto Franco Gabrielli

In occasione della celebrazione del XIV anniversario della morte del Sovrintendente Capo della Polizia di Stato Emanuele Petri, Medaglia D’oro al Valor Civile, il Capo della Polizia S.E. Franco Gabrielli è venuto in terra d’Arezzo al fine di onorare la memoria del caduto , incontrandosi con i familiari, con le autorità e la popolazione di Castiglion Fiorentino di cui la Polizia di Stato ha la Cittadinanza Onoraria.-
La mattina del 2 marzo verso le ore 11,30, nella piazzetta della Stazione Ferroviaria di Castiglion Fiorentino intitolata ad Emanuele Petri, si sono raccolti una rappresentanza dell’ANPS e tutte le più importanti figure istituzionali e soprattutto chi l’aveva conosciuto o ne aveva condiviso il servizio attivo. Come lo scorso anno, una mattinata soleggiata ha riscaldato i partecipanti e la composta presenza di una scolaresca di Castiglion Fiorentino che ha accolto l’arrivo di Alma, la vedova di Petri, assieme al figlio poliziotto Angelo.
In un clima di partecipata solennità due operatori della Polizia Ferroviaria, specialità di appartenenza di Emanuele, hanno deposto una corona di alloro sul cippo posto all’ingresso della stazione ferroviaria. Sulle note del silenzio, nella commozione dei molti presenti, “l’immagine di Lele ” ha campeggiato ancora sul filo del ricordo e della memoria. Hanno preso la parola brevemente il Sindaco di Castiglion Fiorentino Mario Agnelli ed il Questore Dr. Bruno Failla che si sono soffermati sulla figura di Emanuele , sul suo impegno civile nel volontariato e nel servizio di polizia, sui valori della solidarietà e del senso del dovere praticati nell’agire quotidiano. Il ritratto di un uomo comune, che, padre, marito e poliziotto ci ha lasciato, quale testimone del suo passaggio terreno, l’esempio di quella nitida normalità che è la sola vera forza dei giusti. Dopo la breve cerimonia, contrassegnata dall’intervento degli scolari e del sindaco Junior , quale espressione di un germe valoriale che continua a dare i suoi frutti, Il Capo della Polizia dopo un breve intervento si è ritirato in intimità con i familiari di Petri per il pranzo.

commemorazione Emanuele Petri Discorso del Capodella Polizia di Stato Franco Gabrielli

Nella prima mattinata, invece, il S.E. Franco Gabrielli, ha incontrato nella Sala Petri della Questura il personale ed una rappresentanza consiliare dell’ANPS. Introdotto brevemente dal Questore Dr. Failla, il Capo della Polizia ha parlato lungamente sulla situazione della sicurezza in Italia, intrattenendosi sulle iniziative governative che non permettono più interventi mirati in favore della Polizia se non all’interno del comparto complessivo della sicurezza. Ha spiegato come la proiezione del turn over del personale dal 2017 sino al 2030 preveda il progressivo pensionamento di circa 40.000 poliziotti che andranno sostituiti da almeno altrettanti nuovi arrivi.- Di qui l’esigenza non solo di coprire i vuoti che man mano verranno a crearsi, ma anche la necessità che venga consolidato il senso di appartenenza all’Istituzione e che cresca in tutti l’orgoglio per il servizio prestato. Al costante impegno per l’affermazione della legalità, la salvaguardia della sicurezza sociale e per la tutela della libera convivenza, accompagnato dallo spiccato senso del dovere e dai rischi che spesso il servizio comporta, ormai divenuti espressione di una professionalità operativa che trova esplicito riconoscimento in larghissimi strati della collettività, deve aggiungersi una solida immagine pubblica dell’Istituzione. E tale processo di consolidamento passa attraverso l’azione responsabile di ciascuno degli operatori ed anche attraverso una responsabile attività rivendicativa giustamente esercitata dalle rappresentanze sindacali. Insomma, onde evitare ogni possibile forma di marginalizzazione dell’Istituzione, in tutti gli operatori deve essere coltivato il rispetto ed il culto dell’appartenenza come stimolo e guida dell’agire quotidiano.-
Dopo il lungo incontro e le foto di rito, il Capo ci ha salutato per raggiungere Castiglion Fiorentino. Al di là dei saluti cordialmente affettuosi, ci è rimasta la profonda sensazione di aver incontrato un personaggio capace di coniugare una grande competenza con idee molto chiare sul futuro che ci attende. Un vero manager pienamente al passo coi tempi, un profondo conoscitore dei limiti e dei difetti che l’Istituzione ancora accusa, un portatore della positiva consapevolezza della necessità di richiamare tutti gli uomini che la compongono al contributo personale. Vedendolo lasciare la Questura di Arezzo mi sono augurato che rimanga a lungo il nostro Capo perché la sua azione, determinata e lucida, porterà certo positivi cambiamenti alla Polizia ed ai suoi uomini.

Il Presidente della Sezione

Avv. Guido Chessa

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Ricalcolo Pensioni militari in applicazione Articolo 54 TU 1092/1973

Il personale militare che alla data del 31.12.1995, aveva maturato tra i 15 e i 18 anni di servizio utile, oggi alle soglie della pensione o già pensionato, si trova, a nostro avviso erroneamente, destinatario della normativa generale con l’applicazione dell’aliquota di cui all’art. 44 in luogo di quella prevista dall’art. 54 comma 1 del TU 1092/1973, con conseguente perdita di benefici economici che a seconda dei casi possono variare da € 150,00 sino ad € 250,00 mensili lorde.

 
Ciò comporta un’evidente penalizzazione a carico di questi pensionati e di coloro che sono prossimi alla pensione, in quanto potrebbero beneficiare dell’applicazione dell’aliquota al 44% anziché al 35%-

 

La problematica delle aliquote che si applicano alla retribuzione pensionabile dei militari è stata oggetto recentemente di accesi dibattiti che dal web sono giunti alle sedi Istituzionali e Giudiziarie grazie all’intervento solerte del Sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri Berti Fabio.-

 

La questione è attualmente in attesa di essere discussa innanzi alla Corte dei Conti Toscana-Giudice delle Pensioni-nel corso della prossima estate.-

Chi sono gli interessati:

  • - Militari arruolati nel periodo dal 1.1.1981 sino al 30.06.1983 che alla data del 31.12.1995 hanno compiuto più di 15 e meno di 18 anni di servizio utile (comprese le eventuali maggiorazioni).

  • - Gli appartenenti alle Forze di Polizia arruolati quali Guardie di PS fino al 25.06.1982.

Cosa si intende per servizio utile:

  • - Nel calcolo del periodo contributivo si ricorda, che oltre all’effettivo servizio, devono essere sempre considerate anche le maggiorazioni dei servizi di cui all’art 5 del dlgs. 165/1997 che comportano un aumento figurativo di 1 anno ulteriore ogni 5 anni di servizio, oltre alle valorizzazioni previste per i servizi effettuati in sedi disagiate quali quelle di frontiera terrestre, di imbarco o di aeronavigazione.-

Per ulteriori approfondimenti leggi l’articolo e scarica il modello di diffida all’Inps predisposto dallo Studio Legale Chessa.

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Documenti da scaricare

Diffida INPS Articolo 54
 

Per Informazioni e Ricorsi

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Guido Chessa
Chiara Chessa
Eleonora Barbini
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Telefono: 0575 27 351
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(Avvocato Guido Chessa)
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Perequazione. Cosa e come fare. Nove Rinvii alla Corte Costituzionale.
Consigli ai “Ritardatari”


Perequazione. Cosa e come fare.
Nove Rinvii alla Corte Costituzionale


Perequazione pensioni e rimborsi. Considerazioni

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Perequazione: Facciamo il punto

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CONSIGLI AI "RITARDATARI"

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I Nove rinvii alla Corte Costituzionale

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Atto Intimazione e Diffida INPS
Mandato Avvocato Chessa Guido
 

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Assemblea dei Presidenti delle Sezioni toscane

Sabato 8 aprile 2017, convocata dal delegato regionale Guido Chessa su disposizione della Presidenza Nazionale, si è riunita presso la sede ANPS di Firenze l’Assemblea dei Presidenti delle Sezioni toscane.

Assemblea dei Presidenti delle Sezioni toscane - Aprile 2017

Si riporta qui di seguito il Verbale Assembleare
contenente in sintesi le varie tematiche trattate.

Associazione Nazionale della Polizia di Stato Sezioni della Toscana
(Già Ente Morale per decreto Presidenziale nr.820 del 7.10.70, Legge 1.4.1981 nr. 121 – 101)

VERBALE ASSEMBLEA REGIONALE

DEL 8 Aprile 2017

 

L’anno 2017 il giorno 08 del mese di Aprile, alle ore 9,00, presso la Sede ANPS di Firenze in Via Fausto Dionisi nr. 4 all’interno della Caserma Fadini, ritualmente convocata con urgenza attraverso Mail del 1 aprile u.s. dal Delegato Regionale Guido Chessa, si è riunita l’Assemblea dei Presidenti di Sezione della Regione Toscana, per trattare il seguente Ordine del Giorno:
1°) Raduno Nazionale Organizzazione e Contributi;
2°) Informativa su proposte per il programma del Cinquantennale;
3°) Informazioni sui ricorsi per la perequazione;
4°) Problematiche pensionistiche in corso
4°) Varie ed Eventuali.

Sono presenti:

Pres. Sergio Tinti, Curtò Giuseppe e Giovanni Siano (Sez.Firenze), Pres. Chessa Guido (Sez. Arezzo), Pres. Corsetti Mirto,D’Apolito Stefano e Orlando Nazzareno (Sez. Grosseto), Pres. Bruno Antonino (Sez.Massa C.); Vice.Pres. Salvatore Ianni (Sez. Montecatini); Pres. Pinelli Ciro (Sez.Pisa); Pres. Pace Calogero Cacia Pietro e Leone Frugerio (Sez.Pontedera); Pres. Scipioni Renzo e Bruti Ettore (Sez.Pistoia); Roviello Vincenzo e Beccia Nicola (Sez.Prato); Pres. De Carlo Pasquale e Pompeo Pomponio (Sez. Lucca) Vice Pres. Carmelo Giarratana, Battisti Stefano, Calcatelli Gioacchino e Ventroni Bruno (Sez. Livorno), unica assente la Sezione di Siena.
Assume la presidenza dell’Assemblea il Delegato Regionale e Cons. Naz. Guido Chessa coadiuvato dal Presidente di Firenze Sergio Tinti, il quale apre formalmente la riunione ringraziando tutti i presenti per la partecipazione quasi totalitaria dei rappresentanti provinciali, testimonianza di come la Regione Toscana sia viva e partecipe dei destini associativi e di come il tessuto dei presidenti di sezione non perda occasione per essere attivo protagonista delle iniziative di tutela e di assistenza degli associati. Passa quindi la parola al Delegato Regionale Chessa per la trattazione dei vari punti posti all’O.del G.

Trattando il 1° punto posto all’O. del G., i l Delegato Regionale comunica che la convocazione dell’Assemblea Regionale è stata sollecitata dalla Presidenza Nazionale al fine di stimolare tutte le sezioni alla partecipazione al prossimo Raduno Nazionale che si svolgerà in Bari nei giorni 22, 23 e 24 settembre con sfilamento il giorno la Domenica 24. Per la Toscana è stato stabilito un contributo del Nazionale pari ad €. 400,00 per ogni pulman.
Fa presente che l’annullamento del Raduno originariamente previsto in Catania ha creato problemi organizzativi comunque ha invitato tutti i Presidenti di Sezione a profondere il massimo impegno per assicurare un congrua partecipazione degli associati toscani . Ha informato che il Raduno prevederà il consueto concerto della Banda della Polizia di Stato e l’organizzazione di un convegno che fissi il punto della situazione a due anni dalla promulgazione della legge sull’Omicidio Stradale.
Nel prendere atto del programma di massima, oggetto anche di una circolare dell’Ufficio di Presidenza Nazionale, ha invitato i Presidenti ad assicurare il loro massimo impegno.

Trattando il 2° punto posto all’O. del G , il Delegato fa presente che nella sua qualità di Consigliere Nazionale e di Delegato Regionale, ha già comunicato a tutti i Consiglieri Nazionali ed all’Ufficio di Presidenza le proposte di programma per il Cinquantennale della fondazione dell’ANPS che cade il 30.09.2018. Informa quindi i Presidenti di aver previsto una Visita con Labari di tutti i Presidenti di Sezione presso il Sacrario della Polizia di Stato per onorare i Nostri Caduti, quindi , nel pomeriggio della stessa giornata un Convegno sul tema ” Storiografia della Polizia. Quale futuro” alla cui partecipazione verrebbero invitati non solo l’Ufficio Storico, ma il mondo universitario della ricerca, ed i più accreditati cultori della materia sia dell’ANPS che della società civile. Ha proposto inoltre una manifestazione pubblica da svolgersi all’Altare della Patria con il Raduno delle Bandiere di tutte le Sezioni, la presenza di reparti e di macchine storiche della Polizia, manifestazione che si spera abbia la presenza oltre che del Capo della Polizia anche del ministro dell’Interno. Fa presente che il prospettato programma è già stato integrato da alcuni Consiglieri con una Visita in Sala Nervi al Papa riservata in gran parte all’ANPS ed ai familiari dei soci, un annullo filatelico e la realizzazione di una medaglia ricordo.

Trattando il 3° punto posto all’O. del G. , la cui discussione è cominciata dopo brevissima pausa, il delegato Regionale ha ricordato di aver già inviato tutte le informative complete riguardanti lo stato dei ricorsi avanzati dalle varie Sezioni in materia di “Blocco Fornero e Legge Poletti” riguardo la perequazione delle pensioni, facendo presente che il 12.04.2017 innanzi alla Sezione Regionale della Corte dei conti Toscana verranno trattati i ricorsi di Grosseto, Massa, Prato, Pisa e Firenze, i quali, fatti salvi particolari eccezioni dell’INPS, saranno destinati alla sospensione in attesa della Sentenza della Corte Costituzionale. Ricorda ai Presidenti, infatti, che numerose sono state le Ordinanze di sospensione dei giudizi in quanto sono pendenti ben 9 Ordinanze di non manifesta infondatezza della Legge 109/2015 in riferimento alle quali si prevede nel corso dell’anno la relativa pronunzia del giudice delle Leggi. Ne consegue che la definizione della vertenza avverrà in funzione della tipologia di decisione che la Corte Costituzionale verrà ad assumere .

Trattando il 4° punto posto all’O. del G. il Delegato informa i presidenti che oltre alla vertenza in materia perequativa, sono incorso studi ed approfondimenti per definire con esattezza le decorrenze del termine decadenziale triennale fissato dalla Legge Fornero a carico dei pensionati e dei pensionandi in ipotesi di errori sui calcoli pensionistici, problematiche su cui si sta vagliando l’opportunità della creazione di una piattaforma digitale di verifica dei calcoli .
Inoltre ha dato notizia che è seguita con attenzione la controversia innanzi alla corte dei Conti Toscana, in materia di applicazione dell’Art.54 del DPR 1090/73 riguardante l’applicazione dell’aliquota del 44% sulla base pensionabile anziché di quella applicata dall’INPS del 35% , per la quale è stata fissata udienza il 12.04.2017. E’ seguita ,inoltre, la problematica riguardante il mancato calcolo degli assegni di funzione ed altri benefici per chi è andato in pensione sotto il regime di sospensione della contrattazione collettiva occorso negli anni 2011-2014. Di tutte le problematiche prospettate,il Delegato si riserva di dare analitiche informazioni un volta fissati canoni e principi per instaurare eventuali contenziosi .
Non essendovi altro da trattare fra gli argomenti posti all’O. del G. e fra le Varie ed Eventuali, la riunione viene chiusa alle ore 12,30 circa.

Letto confermato e sottoscritto

F.to Il Segretario Dr. Sergio Tinti

Il Delegato Regionale
F.to Avv. Guido Chessa

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Convenzioni per gli Associati ANPS Arezzo

 
  1. AGENZIA VIAGGI PENSIERO STUPENDO
    Via Romana 132/a Arezzo
    tel 0575 908523 / cell 3333444699

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  2. AVVOCATO CHESSA CHIARA
    Viale Michelangelo 26 Arezzo, 0575/27351
    cell 3401025443

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  3. C.O.F
    Via Alcide de Gasperi 49/51 Ar – tel P L Lapi 338744428 5 A Lorini 3351346101 M Lorini 3351346102

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  4. CANTANAPOLI
    Loc Le Piagge 33/a Camucia di Cortona (AR)
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    Via dell’ Anfitertro 15 Arezzo – tel 22666

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    Via Giusti Giuseppe 11/b Arezzo
    tel 0575 901267

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    Via Setteponti Levante 75 S G V.no Loro Ciuffenna (AR) – tel 055 977191

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    Piazza Libertà 1 Margherita di Savoia (BT) tel 0883 655402

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  11. HOTEL BOSCO VERDE
    Via Nazionale 8/10 Badia Prataglia Poppi (AR)
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  12. HOTEL ELITE
    Via Santa Chiara 6/8 Cattolica (RN) – tel 0541 962168 fax 0541 967467

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  13. LA BOTTEGA DEI MESTIERI
    Via Lorenzetti 28 Arezzo cell 3498614183

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  14. LA CAPANNA DI LIGNANO
    Località Lignano Arezzo
    tel 0575 979446

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  15. LETIZIA VIAGGI
    Viale Michelangelo 112 Arezzo
    tel 0575 370646

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  16. OFFICINA DELLA PIZZA
    Viale Michelangelo 132 Arezzo
    cell 3398497310

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  17. PADRONATO UNSIC
    Corso Italia 233 Arezzo tel – 0575 299733

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    Località Riolo Monterchi (AR) tel 0575 708803

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  19. PITTAROSSO
    Centro Commerciale “Fabbri” Via Romana 13 Arezzo
    tel 0575 908009

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  20. SAPRA
    Via Molinara 33 Arezzo
    tel 0575 323768

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  21. SKYTEL
    Via Fiorentina 218a / 220 Arezzo
    tel 0575 984906 fax 980326

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  22. TENUTA DI FRASSINETO
    Piazza J.F Kennedy 3 Ravenna
    tel 0544 37078

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  23. TRIANGOLO VERDE
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  24. CHIMERA BUS
    Via Antonio Pizzuto 10 Arezzo cell 3332616096 / 3356599484

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    Via XXV Aprole 34 Arezzo
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  27. FOTO OTTICA GIOVANNI BAGAGLIA
    Viale Michelangelo 136/1 Arezzo
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  28. NATUROPATA ROTELLINI RENATO
    Via G Montale 23 Arezzo Tel 0575 911500

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    Località Cozzano (c/o Centro Comm.le Aurora) Castiglion F.no (AR) tel 0575 1788834

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  30. STUDIO MEDICI DEL VECCHIO
    Via Chiarini 71f Arezzo
    tel 0575 907285

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Il 2° Reparto Celere di Padova di Gianmarco Calore

www.polizianellastoria.it/forum/index.php

Tratto dal Forum del sito polizianellastoria.it , palestra di libero dibattito sulla storia della Polizia e sulle problematiche attuali che vive l’istituzione, offriamo ai lettori questo articolo di Calore che ripercorre le vicende del più celebre, se non il più importante, Reparto Mobile della Polizia di Stato. Si tratta di un breve elaborato che, caratterizzato da una narrazione appassionata e tipica di chi ne ha fatto parte e si è formato alla sua scuola, descrive il percorso storico del Reparto “Celere” padovano spesso protagonista nelle operazioni di ordine pubblico, di soccorso alle popolazioni colpite da calamità e nello sport con le non meno note Fiamme Oro. L’opera, che per volontà dell’autore assume carattere divulgativo ed informativo, fornisce al lettore un’immagine quasi a tutto tondo dei più importanti interventi di un Reparto che ha contribuito con il suo operato, non sempre scevro da critiche o rilievi, a costruire la tradizione della polizia scrivendo, per alcuni profili, anche la storia del nostro paese. Unico appunto, anche al fine di evitare un ingiusto giudizio autocelebrativo , è la mancata trattazione della significativa evoluzione che la gestione dell’Ordine Pubblico ha avuto dopo le note vicende del G8 del 2001. Le nuove “regole di ingaggio” , la nuova mentalità che l’operatore di polizia sta sempre più acquisendo, la più oculata e mirata gestione della piazza all’interno delle regole democratiche e dei valori costituzionali. Tematiche abbondantemente e diffusamente trattate nel Forum di Polizianellastoria ed ancora oggetto di acceso dibattito politico-sociale.- Per il resto, l’articolo si legge tutto d’un fiato in pochi minuti, dalla fondazione del 2° Reparto quale costola del 5° Reparto Celere di Vicenza con la figura indimenticabile di Gaetano Genco, alle imprese sportive delle Fiamme Oro ed al caso Margherito; dal periodo carbonaro delle rivendicazioni sindacali ai gravi fatti di Genova ed alla formazione dei Baschi Bleu. Il tutto arricchito dalle foto storiche di Manigrasso vero reporter storico del Reparto e dalla collaborazione di Vincenzo Marangione competente ed appassionato storico della Polizia. Un lavoro firmato da Calore ma frutto di quella sinergica ed entusiastica collaborazione fra appassionati a cui va riconosciuto l’impegno e l’inguaribile senso di appartenenza. Un frammento di memoria che ne alimenta il culto e l’insegnamento. Un momento di verità che narrando da dove veniamo contribuisce a segnare la strada dove andiamo.

Guido Chessa

"Il 2° Reparto Celere di Padova"

Di Gianmarco Calore
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La Storia della Polizia italiana di Gianmarco Calore

Presentazione dell’Opera e motivi della pubblicazione


Abbiamo richiesto all’Assistente Capo Gianmarco Calore, ricevendone incondizionata disponibilità ed assenso, l’autorizzazione alla pubblicazione sul nostro sito sezionale dell’ultima stesura della sua opera divulgativa “Polizia nella Storia”. Inoltre, abbiamo ottenuto dall’autore che il testo del lavoro, pur essendo coperto da copyright, venga pubblicato in PDF scaricabile, in modo tale che, in formato cartaceo o su supporto telematico, possa entrare a far parte delle dotazioni storiografiche di riferimento che ciascuna delle 172 Sezioni ANPS dovrebbe avere. L’iniziativa, infatti, lungi dall’essere fine a se stessa o ad usum delphini, si colloca all’interno di un più ampio ed ambizioso programma teso a costruire e raccogliere progressivamente, anche attraverso gli studi, le ricerche ed i lavori divulgativi sul Medagliere e sul Sacrario della Polizia di Stato, una narrativa di carattere storico che contribuisca ad alimentare e far crescere presso ogni Sezione il “Culto della Memoria”.
A tale proposito si ritengono maturi i tempi a che la Memoria Storica delle Tradizioni della Polizia ed il culto dei suoi Caduti, si spinga ben al di là dei richiami occasionali ed a volte retorici riservati dagli oratori nei rituali momenti celebrativi. E’ necessario, infatti, e ne esistono ormai tutti i presupposti costituiti dalla pubblicistica e da iniziative mirate, che “il Culto” assuma le vesti più significative e diffuse di una autentica ed onesta “Cultura della Memoria”. Così, in calce alla stesura dell’attuale presentazione, abbiamo riportato una breve bibliografia delle pubblicazioni in materia di Polizia e della sua storia, non solo per collocare l’opera di Calore nel più ampio contesto storico-letterario in materia ma anche perché le Sezioni più intraprendenti ed i soci più appassionati possano fruire di alcuni testi di riferimento per gli approfondimenti ritenuti necessari. Non si tratta, quindi, di vestire gli abiti degli “storici qualificati” che ambiscono al ruolo di coprotagonisti nel mondo storiografico di settore. Ma al contrario, in una percezione realistica consona al proprio ruolo, si tratta più semplicemente di conservare le modeste vesti di appassionati narratori e quelle di convinti propalatori di una progettualità che cerca di rendere la Memoria dell’Istituzione e dei suoi uomini sempre più palpabile e presente nella quotidianità operativa. In questa prospettiva, quindi, la pubblicazione che presentiamo al lettore si pone solo come un importante frammento di una più ampia antologia narrativa, proposta al corpo sociale per accrescerne e sedimentarne la formazione storico-culturale di base. Un modo per stimolare dal basso, dalla periferia, gli organismi nazionali dell’ANPS verso il superamento di quella interpretazione ancora ancillare della funzione del Sodalizio. Un modo per sostenere l’Associazione nell’esercizio del suo rilevante ruolo istituzionale, quale reale e concreta coprotagonista di un compiuto processo di emersione dell’identità storica della Pubblica Sicurezza e dei suoi uomini.

* * *

Ho incontrato casualmente L’Assistente Capo Giammarco Calore verso la metà dicembre del 2012, quando, nelle mie navigazioni notturne nella rete , ho incrociato il “suo” sito www.polizianellastoria.it. Ricordo che quel giorno, ero rientrato da Massa assieme all’amico Sergio Tinti, presidente della Sezione fiorentina ed appassionato cultore di storia della polizia, e che durante il viaggio di rientro parlammo a lungo delle potenzialità che la telematica e la rete internet avrebbero potuto offrire alle finalità istituzionali di una associazione come l’ANPS. Le ricerche notturne sulla rete e l’incontro casuale con Calore sono stati la conseguenza diretta di quella chiacchierata ed un po’ anche il segno del destino. Infatti, per alcuni giorni ho letto con attenzione tutte le pagine storiche del sito, arrivando a condividerne finalità, impianto e tematiche ed apprezzandone il rigore delle ricerche, le metodologie applicate e soprattutto l’onestà intellettuale dei vari protagonisti in quanto spoglia da ogni forma di presuntuoso velleitarismo. Così mi sono iscritto al suo Forum http://www.polizianellastoria.it/forum/index.php dove ho proposto il Topik “ Cosa è l’Anps? Che finalità ha? Come la vedete?” che ad oggi ha visto oltre 8.700 visite. Fisiologico, poi, fra appassionati della stessa materia, incontrarsi, conoscersi ed intavolare un periodico rapporto personale via mail dove, nell’ambito dei diversi ruoli e delle diverse idee operative e programmatiche che pur ci separano, mi sono espresso con il convinto auspicio :”…….., di non perderci di vista, perché volenti o nolenti siamo e restiamo fratelli di un lungo viaggio comune”.-

Oggi, con la pubblicazione della Storia della Polizia sul nostro sito, è giunto il giorno in cui si muovono i primi passi di quel cammino comune. Scritta con un linguaggio chiaro e di facile accesso, il libro risponde alle aspettative del suo titolo “ La Polizia nella Storia” . Infatti l’Autore, senza pretese di esaustività ma con il pregio della ricerca costante dell’obiettività storica, cala l’istituzione all’interno delle vicende italiane dal periodo anteriore all’Unità d’Italia alla cronaca più recente. Ne ripercorre analiticamente tutti i passaggi storici, anche i più critici, senza indulgenza o presuntuosi fini pedagogici, ponendo il lettore, attraverso una serena e piana narrazione, nelle condizioni di valutare fatti e vicende per trarne, dagli intrinseci accadimenti, tutte quelle componenti, positive e negative, che vi sono insite . In tal senso la Storia della Polizia di Calore, che non manca di interviste, di novità quale la presenza della Polizia Italiana nella concessione di Tien-Tsin in Cina o di riferimenti anedottici quale l’inseguimento della Ferrari di Spadafora nella scalinata di Trinità dei Monti, costituisce una piacevole opera didattica di base. Infatti se da una parte evita la pedantesca analisi delle modificazioni ordinamentali e delle comparazioni statistiche, sociologiche ed istituzionali che sono tipiche della storiografia scientifica, dall’altra non tralascia alcun dato o fatto storico di rilevo che, avendo contrassegnato sin dalle sue origini l’evoluzione e la gestione della Pubblica Sicurezza, ne rappresentano oggi la componente sostanziale della Memoria Storica. Ne emerge così un’opera che ha per naturale destinazione, vuoi per completezza e vuoi per il suo carattere divulgativo, non solo il corpo sociale dell’ANPS, degli allievi delle scuole di polizia e dell’aggiornamento dei poliziotti in servizio ma anche degli appassionati e di tutti coloro che per la prima volta vogliano avvicinarsi alla materia. Di qui la decisione, grazie all’autore ed al sito polizianellastoria.it, di renderla pubblica nel mondo dell’ANPS e di chi si avvicina o incappa per caso nel sito anpsarezzo.it. E ciò nella convinzione di rendere quest’ultimo strumento telematico sempre più completo ed utile nei confronti del sodalizio tutto nonché di quella Memoria storica di cui lo stesso si erge a cultore.

Guido Chessa



Bibliografia sulla Storia della Polizia

Presentiamo qui di seguito una brevissima bibliografia che riguarda sia le poche opere che hanno affrontato sotto diversi profili la Storia della Polizia dalle origini ai nostri giorni, sia quelle, in verità più numerose, che ne hanno percorso ed indagato periodi più limitati. Ciò al fine di creare per gli interessati un quadro di riferimento che, ben lungi dall’essere esaustivo, ha la mera finalità di fornire ausilio e suggerimenti per soddisfare l’esigenza di approfondimenti o di una più penetrante analisi della vita dell’Istituzione Polizia.

1°) Storia della Polizia, di Annibale Paloscia, Newton Compton Editori srl- 1989 –

2°)Polizia 1852-1952: da Carlo Alberto a Luigi Einaudi.Funzionari e guardie di P.S. attraverso un secolo di storia. Organizzazione, regolamenti, uniformi,di Giuseppe Quilichini, editore Albertelli 1995;

3°) La Storia e le uniformi della Polizia italiana, di Antonio Laurito con la collaborazione dell’Ufficio Storico della Polizia di Stato,editore Promozioni Editoriale Police, 2008;

4°) Origini e cambiamenti della Polizia di Stato, saggio di Raffaele Camposano contenuto nell’opera “In Nome della Legge” tracce satirichedella Polizia italiana fra l’otto ed il novecento di Fabio Santilli, edito nel 2009 dal Ministero dell’Interno-Ufficio Storico della Polizia di Stato.

5°) I Capi della Polizia, la storia della Sicurezza Pubblica attraverso le strategie del Viminale di Annibale Paloscia e MaurizioSalticchioli, Laurus Robuffo, 2003;

6°) Le Polizie di Mussolini, di Franco Fucci, editore Mursia 1985;

7°) La Polizia in Italia dal 1945 sino ad oggi, di Romano Canosa, editore Il Mulino, 1976

8°) Le forze di polizia nel dopoguerra, di Antonio Sannino , editore Mursia 2004

9°) Sub lege libertas. La polizia in 600 anni di impegno per la sicurezza del Piemonte e dell’Italia, di Paolo Valer, Alzani editore 1997;

10°) La Polizia di Torino Capitale dal 1948. Dalla nascita della polizia alle notizie sui commissariati della Questura di Torino di MiloJulini e Paolo Valer- Daniela Piazza Editore 2015.

11°) La Guardia Regia. La polizia italiana nell’avvento del fascismo (1919-1922), di Luca Madrignani, edito da Unicopli nell’ott. 2014.-

12°) La Polizia dell’Africa Italiana (1937-1945) di Piero Crociani – Ufficio Storico della Polizia di Stato- Edito nel 2009- Edizionefuori commercio.

13°) Storia della PAI Polizia dell’Africa Italiana (1936-1945), Raffaele Girlando-Italiana Editrice New- 2003

14°) Una Cultura Professionale per la Polizia dell’Italia Liberale (Antologia del “Manuale del Funzionario di sicurezza pubblica e dipolizia giudiziaria-1863-1912) di Nicola Labanca e Michele di Giorgio con il sostegno dell’Ufficio Storico della Polizia di Stato- Edito Unicopoli 2015;

15°) L’Ordine Pubblico e la giustizia penale, duro saggio critico verso la Polizia di Raffaele Romanelli contenuto nella “Storia delloStato italiano” pubblicata da Donzelli.

"La Storia della
polizia italiana"

Di Gianmarco Calore
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Polizia Scientifica Il primo Formulario per il Segnalamento

Il “Formulario per il Segnalamento ed il suo successivo aggiornamento, se non sono opere uniche certamente sono molto rare. Infatti il primo risulta edito nel 1908 come emerge dalla data posta in calce alle istruzioni a firma del Direttore Generale della P.S. Leonardi, mentre la pubblicazione del secondo, in assenza di datazione editoriale, va collocata intorno al 1921 . Si tratta in assoluto della prima pubblicazione a carattere divulgativo endogeno in materia di polizia scientifica che, concepita e realizzata presso “La Scuola di Polizia
” (1903) ed aggiornata nella seconda edizione presso la neonata “ Scuola di Polizia Scientifica” (1919), è stata destinata dalla Direzione Generale di P.S. agli operatori di polizia investigativa presso tutte le Questure , gli Uffici provinciali e gli Uffici Circondariali di pubblica sicurezza .
In particolare l’edizione del 1908, è probabilmente pervenuta all’Ufficio Provinciale di Pubblica Sicurezza di Arezzo, ove prestava servizio una brigata di Guardie di Città comandate da un Delegato di Polizia alle dirette dipendenze del Prefetto, intorno agli anni 1911-1914 quando furono creati in Italia, in concomitanza con l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale avvenuta nel 1913, “circa cinquecento posti di rilievo segnaletico e dattiloscopico, dislocati presso tutti gli uffici provinciali e circondariali di Pubblica Sicurezza,….
Infatti, fra la fine dell’ottocento ed i primi anni del novecento, si colloca il sorgere e la diffusione della criminalistica come scienza investigativa autonoma che coniuga ed applica pragmaticamente alle indagini di polizia le esperienze scientifiche provenienti dalla medicina legale, dalla psichiatria, dalla biologia e dall’antropologia. In quel momento storico particolarmente fecondo, erano già maturati e si erano diffusi , nel settore del “segnalamento e dell’identificazione”, gli studi antropometrici del francese Alphonse Bertillon contemporanei a quelli medico-psichiatrici di Cesare Lombroso esposti nell’opera “L’Uomo delinquente” nonché a quelli dattiloscopici ad opera dell’inglese Francis Galton . Ricerche e scoperte scientifiche internazionali, che presto usciranno dal campo teoretico e di verifica sperimentale delle varie scienze per trovare una prima sintesi applicativa interdisciplinare nell’impianto della cartella antropologica- biografica dei devianti, dei delinquenti e dei recidivi. Già ipotizzata nei suoi studi dal Bertillon che ne concepiva la sua composizione con l’affiancamento dei dati antropometrici a quelli descrittivi e fotografici, la scheda “antropologica-biografica del delinquente” estesa a quella dattiloscopica nella nuova classificazione ufficializzata nel 1906 dal Gasti 9)- venne concepita in Italia ed elaborata con l’ausilio proprio del Gasti da Salvatore Ottolenghi . Quest’ultimo, con geniale intuizione, ne estese i principi metodologici al “ritratto parlato”, concepito per cristallizzare le tracce del reato e tutti i particolari presenti nel luogo del crimine, ponendo per la prima volta “il sopralluogo” al centro dell’indagine di polizia quale fase essenziale degli accertamenti istruttori del processo penale.
Collaboratore ed assistente di Cesare Lombroso nei primi anni degli studi, titolare della cattedra di Medicina Legale presso l’Università di Siena dal 1893, ideatore dei corsi didattici di polizia scientifica che tenne presso l’Università Toscana sin dal 1896, l’Ottolenghi venne nominato nel 1903 dal Ministro dell’Interno Zanardelli alla Direzione dell’allora denominata Scuola di Polizia, ruolo che mantenne, unitamente alla Cattedra di Medicina Legale presso l’Università Regia di Roma, ininterrottamente sino al 1933.
La scuola, sede dei periodici corsi annuali per funzionari e per gli agenti di pubblica sicurezza, era anche sede del gabinetto di Polizia Scientifica di Roma. Inizialmente ubicata nelle Carceri Nuove di Via Giulia fu presto trasferita in quello delle Mantellate ove rimase sino al 1956. Centro didattico, punto di incontro fra ricercatori di diverse scienze ed esso stesso luogo di ricerca , di sperimentazione diretta e di verifica degli studi in corso, era anche il luogo deputato a gestire il “Casellario Centrale di Segnalamento ed Identificazione”, che diventerà progressivamente strumento essenziale di riferimento nazionale ed internazionale per le investigazioni nella lotta alla criminalità.- Dell’evoluzione, dell’organizzazione sul territorio, dei risultati della Polizia Scientifica e dei vari settori operativi presenti nella Scuola Superiore di Polizia, ne diamo ampio stralcio pubblicando, contestualmente all’edizione digitalizzata dei due formulari, la relazione tenuta dall’Ottolenghi nell’agosto del 1930 in Anversa al 3° Congresso Internazionale di Polizia.
Il Formulario per il Segnalamento, quindi, concepito e realizzato nel 1908 presso La Scuola di Polizia
in Roma, costituisce il primo strumento di diffusione su tutto il territorio nazionale di una metodologia descrittiva del pregiudicato, omogenea ed uniforme per tutti gli Uffici di Polizia. Fissa una terminologia precisa per focalizzare i vari connotati del viso e del corpo, i segni particolari comuni o eccezionali, ponendoli in relazione speculare al materiale fotografico in modo tale da associare alla descrizione linguistica la sua immagine rappresentativa. Si disciplina, così, l’omologazione pratica di tutto il metodo del segnalamento descrittivo che unificato a quello dattiloscopico va a costituire i dati salienti della scheda “antropologica-biografica del delinquente” che gli operatori di polizia dovevano realizzare . Esso rappresenta, per quanto ancora connotato da elementi di empiricità, il primo passo nella progressiva formazione di una cultura scientifica diffusa a cui si legano le indagini di polizia ed il sistema di identificazione del reo o del deviante ai fini social-preventivi , repressivi e processuali.
Lo stesso Ottolenghi, a cinque lustri dalla sua embrionale costituzione, nella relazione congressuale di Anversa del 1930, così descriveva l’organizzazione sul territorio del sistema di segnalamento :- “Gli Uffici di P.S. hanno l’obbligo di sottoporre a segnalamento tutte le persone conosciute o non conosciute, italiane o straniere, fermate per sospetti od arrestate per un qualsiasi reato, e tutte le persone che diano il benché minimo sospetto che possano turbare l’ordine sociale (prostitute, pazzi, alcolizzati, ecc.) nonché tutte le prostitute straniere, anche se non fermate od arrestate, all’atto della loro iscrizione in case di tolleranza, e ciò in seguito ad accordi internazionali presi alla Convenzione di Ginevra. Infine gli uffici di P.S. hanno l’obbligo di segnalare tutti i cadaveri di persone da identificare.
Per ciascuna persona segnalata vengono redatti due cartellini ed un foglietto dactiloscopico di controllo. Un cartellino resta all’ufficio segnalatore, che lo mette in apposito casellario in ordine alfabetico e all’occorrenza lo utilizza come segnalamento non classificabile, e cioè per accertamenti di identità entro piccoli gruppi di persone, l’altro cartellino ed il foglietto viene trasmesso al Casellario Centrale di Segnalamento e Identificazione, il quale fa le ricerche di precedenti in base ai caratteri che presentano le impronte digitali e informa gli uffici interessati dell’esito delle ricerche stesse.
Le persone identificate solo in casi rarissimi impugnano l’avvenuta identificazione. In questi casi si procede a regolare dimostrazione della identificazione fatta.
”.

Il secondo formulario, denominato “Formulario descrittivo per il Segnalamento”, persa la collaborazione con Gasti divenuto Questore di Milano, è frutto della collaborazione, intercorsa nel 1921, fra l’Ottolenghi ed Enrico Ferri 10, fondatore in Roma della scuola di applicazione giuridico-criminale. Realizzato in seno alLa Scuola di Polizia
Scientifica, la cui istituzione è formalizzata da dettato legislativo nel 1919 , costituisce “il perfezionamento e l’aggiornamento dell’impianto della cartella antropologica- biografica” elaborata nel 1908.
Esso rappresenta il risultato del fisiologico sviluppo degli studi sull’identificazione ed il segnalamento, ed è il chiaro segno di come la scuola criminale positiva italiana, che già aveva inciso nell’evoluzione della scienza giuridica entrando nella disciplina processual penalistica del codice del 1913, abbia allargato ulteriormente il suo campo di influenza e di applicazione nell’ambito forense.
Nei primi anni venti del novecento, i Gabinetti di Polizia Scientifica presenti solo nelle più importati Questure , possono offrire alla magistratura, attraverso l’applicazione di regole e metodologie scientifiche, un più solido impianto probatorio sull’autore e sul luogo del crimine. Infatti, il segnalamento descrittivo, che abbiamo visto nei formulari pubblicati, si accompagna alla pratica del segnalamento dattiloscopico il cui sistema di classificazione decadattiloscopico di Giovanni Gasti verrà applicato ininterrottamente sino al 2000, ed è sorretto nella pratica operativa dall’applicazione della metodologia in materia di sopralluogo con il ritratto parlato del luogo del crimine 11, offrendo così un apporto decisivo alla formazione del quadro accusatorio.

Il Consigliere Nazionale

Guido Chess

Note:


1°) La prima e seconda edizione dei “Formulari per il Segnalamento” sono presenti nella “raccolta dei materiali storici” gelosamente custoditi dal Gabinetto di Polizia Scientifica della Questura di Arezzo che si ringrazia sentitamente per averne concesso una copia digitalizzata alla Sezione dell’ANPS locale ai fini della presente pubblicazione.
2°) L’affermazione circa la rarità dei Formulari per il Segnalamento pubblicati, risiede sulla constatazione che nell’unica pubblicazione storica dedicata alla Polizia Scientifica in occasione della celebrazione del suo centenario fondativo –edita dalla Laurus Robuffo nel gennaio del 2004 col titolo “La Polizia Scientifica 1903-2003” con testi e ricerche compiute dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale-Servizio della Polizia Scientifica– non vengono né citati né riprodotti, mentre quale Formulario per il Segnalamento viene indicata e parzialmente riprodotta, a Pag. 56 dell’opera citata, la sua Terza ed ultima Edizione pubblicata nell’ottobre del 1930-Anno IX quale Estratto del Bollettino Ricerche – numero unico- .
3°) La seconda edizione del formulario, titolata “Formulario per il Segnalamento Descrittivo” va collocata fra il 1919 ed il 1925 in quanto nel 1919, in concomitanza con l’istituzione del Corpo Agenti Investigativi (RD 14.8.1919 nr.1442) seguito nel breve al Discioglimento delle Guardie di Città e della costituzione della Guardia Regia (RD 2.10.1919 nr. 2790) , viene regolarizzata l’istituzione della Scuola di Polizia (Ormai esistente di fatto da circa 16 anni) con il RD. del 7.12.1919 nr.2504 (Pubblicato sulla G.U.del Regno nr. 11 del 15.01.1920) prendendo la denominazione di “Scuola di Polizia Scientifica”. Tale denominazione verrà mantenuta sino al 1925, quando pochi giorni dopo la costituzione del Corpo Agenti di P.S.(RD. 2.4.1925 nr.383) con R.D.Legge 5.4.1925 nr.441 la Scuola di Polizia Scientifica viene trasformata in Scuola Superiore di Polizia. Sulla scorta dei riferimenti storico- normativi descritti, riportando la copertina della seconda edizione del Formulario lo specifico riferimento alla Scuola di Polizia Scientifica – Servizio di Segnalamento, ne consegue che la sua elaborazione e pubblicazione non può che essere avvenuta negli anni fra 1919 ed il 1925.
4°) Proprio nel 1919 in coincidenza con la costituzione del Corpo degli Agenti Investigativi (RD 14.8.1919 nr.1442), veniva ampliata l’istituzione delle sedici Questure già esistenti – Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Firenze, Bologna, Venezia, Palermo, Catania, Messina, Livorno, Verona, Bari, Ancona e Padova- a tutti i 69 capoluoghi di provincia ed in Arezzo l’Ufficio Provinciale di Pubblica Sicurezza veniva elevato al rango di Questura. Gli Uffici, secondo notizie sommarie che debbono essere confermate, pare fossero ubicati nella parte alta della Città, sembra proprio nell’edificio che ospita la famosa Casa del Petrarca, e ciò prima di subire i tre successivi trasferimenti storici in via Cavour, a Poggio del Sole ed infine nell’attuale sede di Via Filippo Lippi-
5°) Il riferimento storico è tratto da pag. 63 dell’opera “ La Polizia Scientifica- 1903-2003” edito da Laurus Robuffo nel 2004, ove si evidenzia come nel nuovo codice di procedura penale , entrato in vigore nel 1913, per la prima volta si attribuisce significato probatorio ai rilievi tecnici quale portato delle indagini svolte dal magistrato o dall’ufficiale di Polizia Giudiziaria. D’altro canto il Nuovo Codice di Procedura Penale licenziato dal Ministro della Giustizia Finocchiaro Aprile aveva visto la collaborazione del Zanardelli, lo stesso che dieci anni prima, quale Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’Interno, con Decreto del 25.10.1903 aveva istituito presso il Ministero dell’Interno il corso pratico di polizia scientifica.
6°) Alphonse Bertillon (1853-1913), pioniere del segnalamento scientifico fu il primo a trasferire un metodo scientifico negli atti di polizia giudiziaria. Concepì ed elaboro la tecnica del segnalamento antropometrico, fondata sulla misurazione di undici parti del corpo umano desunte dalla scienza medica e dall’analisi statistica. Vi accompagnò il metodo descrittivo e quello fotografico, concependo la creazione del cartellino fotosegnaletico che definì il “ritratto parlato del delinquente”.
7°) Cesare Lombroso (1823-1909), medico e padre dell’antropologia criminale, maestro di Salvatore Ottolenghi che collaboro alla stesure dell’opera “L’Uomo Delinquente”, docente di psichiatria a Pavia dove creò la scuola di medicina legale e di sperimentazione, favorì con i suoi studi e le sue ricerche la nascita della criminologia (Nuova branca di studi scientifici creata da Raffaele Garofalo, studioso e magistrato) influenzandone l’evoluzione sino ai primi del novecento. Fu con Enrico Ferri e Raffaele Garofalo fra i massimi esponenti della scuola positiva.
8°) Francis Galton (1822-1911), ebbe il merito di dare veste scientifica alla scoperta intuitiva di William Herschel (che comprese come l’impronta digitale nella sua unicità permettesse l’identificazione della persona), elaborando una prima classificazione delle impronte digitali che ebbe modo di perfezionare con la collaborazione di Edward Henry e che ebbe grande diffusione in Inghilterra e nei paesi del Commonwealth sino a quando non si affermo a livello internazionale la classificazione decadattiloscopica del Gasti.
9°) Giovanni Gasti (1869-1939), a Lui è ascrivibile l’elaborazione materiale, sotto la direzione di Salvatore Ottolenghi del primo formulario del segnalamento redatto e diffuso nel 1908, si dedicò assiduamente nei primi anni del novecento alla studio delle impronte digitali di cui perfezionò la classificazione decadattiloscopica già nel 1904 e che presentò ufficialmente al VI Congresso Internazionale di Antropologia Criminale tenutosi a Torino il 28.4-3.5.1906. Concepì la creazione del Bollettino Ricerche, pubblicato dal gennaio del 1913, smantellando il metodo delle ricerche a stampa e telegrafiche, fu nominato Capo dei neonati servizi segreti interni dal 1916 al 1918, ed il 13.4.1919 venne nominato reggente della Questura di Milano. Il 4.6.1919, dopo appena cinquanta giorni di reggenza, redigeva il famoso “Rapporto Gasti” sui fasci d’azione milanesi e sulla figura di Benito Mussolini.
10°) Enrico Ferri (1856-1929), avvocato, politico, deputato e docente universitario nella cattedra di Diritto Penale anche in Roma, allievo di Cesare Lombroso, come l’Ottolenghi, fu fondatore della Scuola Positiva che aveva eretto “il metodo della sperimentazione” quale base della verifica scientifica. Convinto assertore della funzione che aveva la criminalistica nel processo penale, a differenza del Lombroso che ne curò i profili medico legali e psichiatrici il Ferri ne approfondì gli studi sotto il profilo sociale ed economico, rispondendo alla matrice socialista del suo pensiero.
11°) Particolarmente significativa la redazione del fascicolo dei Rilievi Tecnici redatti in data 19 giugno 1924 da Ugo Sorrentino sull’autovettura in cui venne ucciso il Deputato Giacomo Matteotti , rilievi che permisero di individuare ed estrarre le impronte digitali di Amerigo Dumini e Albino Volpi indentificati e condannati come due degli esecutori materiali del delitto (Pag.66-67 La Polizia Scientifica 1903-2003- opera citata).

Bibliografia:

  • La Polizia Scientifica 1903-2003-Cento Anni-“ Direzione Centrale della Polizia Criminale – Servizio Polizia Scientifica- Pubblicato gennaio 2004- Laurus Robuffo.

  • La Scuola Superiore di Polizia” relazione svolta ad Anversa in occasione del 3° Congresso Internazionale di Polizia (agosto 1930)- Salvatore Ottolenghi

  • La Polizia Scientifica Italiana: Prima nel mondo dal XIX secolo” articolo di Donato D’Urso pubblicato su sito Storia in network

  • La vita e l’opera di Giovanni Gasti” di Maddalena G. e Mattutino G. presentata il 24.3. 2006 in Alessandria alla Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato quale relazione introduttiva sul tema Problemi di identificazione personale e di patologia forense: da Gasti ai “mass disasters” contemporanei.


Documenti Scaricabili

Formulario per il segnalamento 1908

Formulario per il segnalamento 1908


Formulario per il segnalamento 1921

Formulario per il segnalamento 1921


Ottolenghi Relazione

Relazione di Salvatore Ottolenghi

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Il Medagliere per le Sezioni (Aggiornato Dicembre 2015)

medagliere_per_le_sezioni

 
Questo elaborato, creato specificamente per le sezioni A.N.P.S., ha la finalità di ricostruire un frammento della storia della Polizia e del “Sacro Drappo” che simboleggia i più alti valori dei suoi Uomini.
Inoltre vuole essere un Piccolo e sintetico Contributo alle dotazioni storiografiche che ciascuna sezione non può non avere.


Attenzione


Si raccomanda per l’applicazione delle medaglie sui labari sezionali di attendere le direttive dell’ufficio di Presidenza Nazionale dell’A.N.P.S.


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Conoscere il Medagliere e la sua Storia



Conoscere il Medagliere e la sua Storia

Nel riordino del materiale e degli scritti che la pubblicazione on line ci ha imposto alla fine di questo secondo anno di vita, abbiamo ritenuto opportuno creare questa prima pagina da inserire nel Link di apertura del Medagliere della Polizia.
Sotto il titolo ambizioso di “Conoscere il Medagliere”, vi abbiamo raccolto alcuni elaborati per permettere al lettore, prima di navigare sui dati storici dei riconoscimenti e delle biografie dei singoli beneficiati, un approccio al “Sacro Drappo” che ne racconti le origini , le ragioni dei suoi mutamenti iconografici e quelle che ne hanno determinato la recentissima riproposizione di cui abbiamo fornito la riproduzione telematica e la sua legenda. Inoltre, ci siamo soffermati sugli studi e le ricerche che investono attualmente ed investiranno nel prossimo futuro la materia del Medagliere, non solo per dare ragione delle motivazioni sottese ai programmi di realizzazione delle due opere “Il Medagliere Antologico” ed “Il Medagliere Storico”, ma anche per raccontare le metodologie applicate e la necessità dell’incrocio e riscontro dei dati in considerazione dell’ampiezza e frammentarietà delle fonti di riferimento in cui si muove l’attività dei ricercatori. Non ci nascondiamo le enormi difficoltà sistematiche che ci attendono nonché il campo letteralmente corposo della mole di dati, di documenti telematici e cartacei da reperire, analizzare e selezionare. Ma contiamo, in quest’opera ciclopica che ci attende e nel cammino da percorrere per realizzarla, di incontrare lungo la sua perigliosa strada nuovi ed entusiasti collaboratori e auspichiamo la partecipazione di soci con segnalazioni, indicazioni e suggerimenti nonché il sostegno morale di tanti che ci aiutino a gettare le basi per contribuire a creare una vera “Cultura del Medagliere” e di tutto il suo retroterra storico.

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BILANCIO e Prossime Pubblicazioni

Il Bilancio dell’ultimo Anno

(Aggiornato al 10.12.2016)

Al 10 Dicembre 2016, il Sito ha ricevuto nr° 86.739 visite con nr° 115.858 pagine viste.
A tre anni dalla sua fondazione abbiamo registrato le seguenti progressioni :-
Visite :-nell’anno 2014 nr. 4.132; nell’anno 2015 nr. 14.031; nell’anno 2016 nr.72.708 , per raggiungere il totale triennale di nr. 86.739 ;
Pagine Consultate:- nell’anno 2014 nr. 12.606; nell’anno 2015 nr. 28.072; nell’anno 2016 nr. 87.786, per raggiungere il totale triennale di nr. 115.858:-
L’indicatore Shiny Stat Rank ha attribuito al Sito il valore di 19,50 con 2 stelle che lo ha portato negli ultimi tre mesi ad essere costantemente presente nella prima pagina che raccoglie i primi 15 siti più frequentati nella categoria “Politica, Istituzioni ed altro”.
Il significativo successo di visite e frequentazioni è dovuto soprattutto alla “Sezione Pensionistica e Previdenziale” ed alla trattazione delle tematiche dedicate alla perequazione delle pensioni, al blocco Fornero ed alla costituzionalità o meno della Legge Poletti . L’argomento infatti, posto ai primi posti dei motori di ricerca, ha favorito non solo l’accesso di numerosi soci ANPS ma anche del mondo pensionistico in genere, sia pubblico che privato, interessato alla tutela dei propri diritti sia in via amministrativa che giudiziaria.
Detta Sezione del Sito, per la sua notevole funzione di trascinamento, verrà ulteriormente curata, aggiornata ed approfondita in modo da costituire un punto di riferimento costante per l’indirizzo e l’informazione dei soci ANPS e di tutti gli altri visitatori.
L’impegno operativo, inoltre, verrà implementato nel corso del 2017 , non solo dalle informative sull’evoluzione delle vicende giudiziarie riguardanti la perequazione, ma anche dall’apertura di una nuova e troppo trascurata tematica riguardante la ” Decadenza triennale del diritto alla correzione degli errori pensionistici” di cui la base sociale dell’ANPS ma anche tutti i Poliziotti prossimi alla pensione dovranno essere informati per l’assunzione delle cautele del caso. Ormai tutto il settore pensionistico e quello previdenziale è diventato un “settore caldo” che non può più essere trascurato dal sodalizio.
La registrazione di questi lusinghieri successi, comunque, non ci ha fatto perdere di vista la funzione che il Sito deve rivestire ed adempiere nei confronti degli associati sezionali , né, tanto meno, quella funzione di strumento per la propalazione della tradizione storica e valoriale, sia territoriale che nazionale, che si prefigge di realizzare ripercorrendo la storia della Sezione e quella dell’Associazione Nazionale, le iniziative di studio sul Medagliere della Polizia di Stato e quelle sul Sacrario.
Siamo innanzi ad una serie di tematiche ed iniziative che richiedono l’ampliamento ulteriore della squadra di lavoro che di fatto è già divenuta timidamente operativa con la riedizione del Giornalino Notiziario annuale “Durare Pungendo”, con l’Organizzazione della ” Befana della Polizia”, con la pubblicizzazione delle “Convenzioni per gli associati” e che promette una maggiore continuità di presenza delle varie iniziative destinate prevalentemente agli associati locali.
Armonizzare gli interessi e le iniziative sezionali attraverso informative ricorrenti, con le esigenze culturali e storiche della tradizione della Polizia ed ancora con le esigenze in materia pensionistica, è la vera ed ambiziosa sfida che si ripropone per il prossimo anno.

L’Amministrazione


Iniziative ed attività in corso d’opera

Non potendo garantire una cadenza costante alle pubblicazioni sulle tematiche e le ricerche storiche, si è deciso di destinare questa pagina del sito, oltre che al bilancio annuale delle attività svolte ed al suo aggiornamento periodico, alle varie iniziative ed alle ricerche che sono attualmente in itinere. Lo scopo è quello di realizzare una ” pagina dinamica ed aggiornata di annunci e programmi ” per sollecitare non solo una aspettativa nel visitatore interessato, ma in particolare, per offrire uno spaccato delle finalità progettuali e di ciò che matura via via dietro alle quinte e che poi verrà inserito in rete nella sua veste definitiva.
Un modo per prefigurare uno sviluppo organico a cui è legata la trattazione dei contenuti delle varie Sezioni del sito e per preannunziare la stesura di articoli su tematiche di particolare interesse. Insomma, come avviene al “cinematografo”, una sorta di “prossimamente” di quelli che saranno i risultati dell’opera e dell’impegno del nostro ridottissimo staff, a cui và il più partecipato augurio di buon lavoro da parte dell’amministrazione del Sito. A chi elabora gli scritti, a chi si dedica alla faticosa ricerca, a chi scannerizza e cura la telematica, l’auspicio sincero che il loro appassionato e sinergico impegno venga gratificato dalle prossime pubblicazioni e soprattutto dalle Vostre visite.


Le iniziative attualmente in corso aggiornate al 10.12.2016 sono:


A) Nella “Sezione Arezzo e Sezioni Toscane”

Nel corso del 2016 tutte le tematiche riguardanti le Sezioni ANPS di Arezzo e quelle Toscane, attraverso la ristrutturazione del sito, sono state accorpate in un’unica Sezione telematica che le raccoglie tutte. La presentazione delle Sezioni Toscane, è stata riproposta completata dei caduti appartenenti al territorio, di quelli presenti nel Sacrario e dei medagliati. In pratica una radiografia più accurata e particolareggiata dei contenuti valoriali coltivati dalle varie Sezioni in ambito toscano e che di fatto si propone quale riferimento per una strutturazione organica e completa del sito nazionale ancora incompleto sotto tale profilo. Dopo la pubblicazione sul Fondatore della sezione di Arezzo Carmelo Fruganti, l’attività di ricostruzione storica delle vicende sezionali e sui personaggi che l’hanno vissuta e caratterizzata è rimasta ferma nel corso dell’anno. All’impegno di un paio di associati è quindi affidata la ripresa del settore che dovrà ricevere rinnovato impulso per il 2017 oltre alla già preannunziata trattazione dei primi tre lustri di vita della Sezione con la redazione dell’articolo “La Presidenza Fruganti 1972-1985″ che ripercorrerà il suo operato e lo sviluppo iniziale del Sodalizio locale.

B) Nella Sezione “Riviste e Pubblicazioni”

Dopo aver concluso nel 2015 la pubblicazione della raccolta di tutti i numeri di Polizia Moderna dalla fondazione 1949 sino al 1957, è stata rinviata necessariamente al 2017 la scannerizzazione e la pubblicazione delle annate 1981-1982 e 1983 della Rivista con le quali si intende concludere il ciclo riguardante i primi anni della riforma e postriforma. Comunque l’anno appena trascorso, ha permesso di implementare la Sezione con la pubblicazione di tre lavori di assoluto rilievo. I primi due, “La Storia della Polizia Italiana” ed il “Il Secondo Reparto Celere di Padova“, che consolidano i legami della sezione aretina con il gruppo Polizianellastoria.it ed in particolare con l’autore Giammarco Calore. Un terzo, frutto della collaborazione con gli appartenenti alla Polizia Scientifica aretina, intitolato ” Il Primo Formulario per il Segnalamento” vero spaccato storico sugli albori della polizia scientifica con la pubblicazione per la prima volta in assoluto dei primi due formulari integrali per il segnalamento editi nel 1905 e nel 1919 . In attesa che il Dipartimento si decida a favorire la costituzione di una emeroteca di tutte le pubblicazioni storiche della Polizia, in particolare i già digitalizzati Manuale del funzionario di polizia e della rivista il Magistrato dell’Ordine, non ci rimane, per l’anno a venire, che pubblicare le tre annate 1981-1982 e 1983 di Polizia Moderna ed affidarci ad altri argomenti monografici significativi per originalità e qualità scientifica.

C) Nella Sezione “ Storia dell’ANGPS-ANPS

Data una prima omogeneità alla pubblicazione del lavoro raccogliendo nei primi due paragrafi la ricostruzione completa della fase costitutiva e di impostazione giuridico-operativa del Sodalizio, si è imposta una lunga sosta per concludere gli studi preparatori sulle Gazzette Ufficiali e sui Bollettini presenti negli archivi degli Uffici Storici militari. Si prevede, quindi, di riprendere, solo nel corso del 2017, la trattazione della Storia dell’Associazione dalla fondazione ai nostri giorni suddivisa in vari periodi contestualizzati alle vicende politico-sociali del momento.

D) Nella Sezione “Il Medagliere della Polizia di Stato”

Si spera di licenziare entro il marzo 2017 il più volte preannunziato elaborato intitolato Onore ai Caduti della Polizia. Il Sacrario e la sua storia.” . Con tale pubblicazione si verrà a completare tutta la fase narrativa ipotizzata come propedeutica e strettamente connessa all’opera completa del Medagliere della Polizia di Stato, e ciò anche in considerazione della pubblicazione della pagina “Conoscere il Medagliere” dove sono stati raccolti nel corso del 2016 nr. 4 articoli di approccio al “Sacro Drappo”.
Riguardo agli studi ed alle ricerche sul Medagliere della Polizia di Stato,
è stato necessario interrompere ancora le attività programmate di ricerca sulle GG.UU. per ridiscutere e reimpostare gli indirizzi del complesso lavoro che, nonostante svariati Files selezionati provenienti dall’Ufficio Storico, viene notevolmente appesantito per l’inevitabile estensione al Database del Nastro Azzurro ove è presente la digitalizzazione dei Bollettini del Ministero della Guerra e di quelli presenti negli archivi degli Uffici Storici militari.
Si è così arrivati, in un nuovo approccio al Medagliere, alla conclusione di suddividere le attività di ricerca ed elaborazione secondo due distinte linee operative che tendano alla realizzazione di due opere distinte.

1°) Il Medagliere Antologico, destinato a raccogliere tutti i dati legali ed il materiale biografico dei poliziotti insigniti dell’OMDI e delle Medaglie d’oro ( al Valor militare, Civile e Merito Civile) dovrà essere definitivamente completato nel corso del 2017. Per questo lavoro, in gran parte già presente in rete, è ancora necessario riprendere la ricerca di circa 60 Gazzette Ufficiali e quindi procedere alla implementazione dei dati biografici per il momento in gran parte acquisiti dal sito www.cadutidellapolizia.it e pubblicati in rete;

2°) Il Medagliere Storico, invece, destinato a raccogliere, distinti per Corpo di appartenenza (dal Corpo Guardie di PS del 1852 sino alla Polizia di Stato), tutti i dati legali di tutte le varie categorie di riconoscimenti, sia istituzionali che individuali, assegnati alla Polizia ed ai suoi uomini. L’inizio di tale attività, legata alla visura e consultazione della Gazzetta Piemontese dal 1852 sino al 31.12.1859 e delle Gazzette Ufficiali dal 4.01.1860 (Data di pubblicazione della prima G.U. del Regno) ai giorni nostri nonché alla visurazione dei citati archivi telematici del Nastro Azzurro, ha comportato la preventiva analisi e lo studio storico dell’impostazione delle gazzette e del sistema di pubblicazione via via applicato negli anni, la diversa qualificazione dei riconoscimenti e della loro entrata in vigore, lo studio dei sistemi di restrizione telematica delle ricerche, e la comparazione di una serie di dati legati ai Vari Corpi di Polizia, ai ruoli ed alle qualifiche rivestiti dagli uomini destinatari delle ricompense, il tutto per determinare i precisi riferimenti della ricerca. Definita tale fase, anche al fine di verificare la validità dell’impostazione, abbiamo nel 2016 dato corso alle ricerche sulle Guardie di Città (1890-1919) per le quali non siamo, allo stato, in grado di indicare il periodo di relativo completamento di questa prima frazione dell’opera.

E) Articoli su tematiche di rilievo

A) La Realizzazione, sulla scorta degli studi fatti dalla Sezione aretina , del Nuovo Medagliere della Polizia , permetterà presto di licenziare definitivamente l’elaborato “ Il Medagliere per le Sezioni”, per il quale si prevede nei primi mesi del 2017 una più ampia ed aggiornata redazione.

B)La difficolta di rinvenire gli elenchi dei beneficiati della Medaglia di Benemerenza per il terremoto di Avezzano, ci porterà nel corso del 2017 a pubblicare un Articolo sul terremoto di Messina con gli elenchi di tutti i beneficiari delle relative medaglie.

L’Amministrazione

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I MUTAMENTI STORICI NELL’ICONOGRAFIA DEL MEDAGLIERE

I MUTAMENTI STORICI NELL’ICONOGRAFIA DEL MEDAGLIERE



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Il Consiglio Nazionale ANPS di Cagliari del 24 ottobre 2015 ha approvato la nuova composizione del Medagliere ricevendone immediato riconoscimento attraverso il plauso del Capo della Polizia e l’apprezzamento favorevole del Dipartimento. Si è ridisegnato in tal modo l’itinerario descrittivo della tradizione storico-culturale che dal 1969 ha visto nel “Sacro Drappo” la rappresentazione della sintesi valoriale dell’immagine istituzionale.
L’iniziativa, assunta dal Sodalizio a trentacinque anni dalla riforma di polizia ed ispirata ad una rappresentazione storicizzata del simbolo, ha perseguito la finalità di rendere attuale, attraverso il linguaggio delle decorazioni ivi rappresentate, una visione compiuta e totalizzante dell’ultrasecolare ruolo sociale rivestito dall’istituzione.
Si è trattato, in pratica, di recuperare, riproporre e restituire l’immagine della tradizione storica della Polizia nella sua interezza, spogliandola di quelle rappresentazioni, ora spiccatamente militari ora preminentemente civili, che ne hanno caratterizzato la composizione nelle sue precedenti redazioni.
Ne consegue che se da una parte la sacralità del Medagliere, intesa in senso laico, è rimasta immutata ed immutabile nei suoi contenuti valoriali e nell’intimo significato etico-morale, dall’altra, invece, la scelta dei riconoscimenti e la loro sequenza via via esposta sul Drappo è risultata, nel corso di quasi dieci lustri, il portato di diversi orientamenti culturali che ne permettono, oggi, una prima interpretazione iconografica.
Infatti, le profonde differenze che emergono evidenti dalle immagini dei primi due medaglieri (elaborati rispettivamente nel 1969-1983 e nel 2003) rispetto a quello oggi adottato, impongono di esplorare vari terreni di ricerca per individuare le condizioni in cui sono maturate le diverse rappresentazioni, le finalità endogene all’istituzione che via via si sono intese perseguire, nonché il messaggio che ciascuna di esse ha inteso affidare alla società civile. E ciò attraverso l’individuazione delle cause che hanno dettato le singole scelte compositive del simbolo quale espressione di un’evoluzione storica su cui si è incardinata la sua ultima realizzazione.
Come sopra detto, la creazione materiale del primo Medagliere della Polizia avviene nel giugno del 1969, quando l’ANGPS, da pochi mesi costituita, viene invitata a partecipare presso la Scuola di Nettuno alle celebrazioni per il 117° anniversario della Festa della Polizia fissate per il 6 luglio successivo.
La sua realizzazione, limitata statutariamente all’Ordine Militare D’Italia (già Ordine Militare di Savoia) ed alle sole Medaglie d’Oro e d’Argento al Valor Militare e Civile (ne sono escluse quelle di Bronzo), risulta costituita da un unico corpo composto da 148 decorazioni disposte su sette file che presentano in sequenza l’esposizione di 3 OMDI, 5 MOVM, 100 MAVM, 20 MOVC e 20 MAVC, distribuite simmetricamente su quattro fila da 22 medaglie e tre fila da 20 medaglie ciascuna. E’ da precisare inoltre, che mentre i 3 OMDI (Felice Gazzola 1936; Riccardo Maraffa 1940 e Cesare Sabatino Galli 1946) e le 5 MOVM (Guido Alessi 1922; Luigi Orecchioni 1941; Maurizio Giglio 1945 ; Filippo Foti e Edoardo Martini 1968) avevano i descritti riferimenti individuali, tutte le altre medaglie, sia attribuibili alla Bandiera che ai singoli, non potevano che essere rappresentate simbolicamente, stante la sproporzione numerica fra quelle attribuite e quelle che potevano essere materialmente esposte sul drappo.
L’immagine del simbolo, ispirata alla tradizione militare (105 nastrini azzurri e solo 43 tricolore), deve ascriversi da una parte all’inquadramento ordinamentale della Polizia nelle Forze Armate e dall’altra alla persistente influenza culturale che in quel momento storico, la formazione del personale proveniente dalla PAI aveva esercitato ed ancora esercitava nell’ambiente1°). Non va dimenticato, infatti, che in quegli anni, oltre ai numerosi ufficiali e sottufficiali presenti nelle file della Polizia e del suo Sodalizio, il Tenente Generale Ispettore del Corpo Umberto Mantineo ( come il suo predecessore, Cesare Sabatino Galli), ed i fondatori e presidenti dell’ANGPS Luigi Cerquozzi e Biagio di Pietro (Come poi sarà il loro successore Zambonini), erano tutti provenienti dalle fila della Polizia dell’Africa Italiana. Portatori di un identico sentire radicato nell’amor patrio, nella lealtà e fedeltà istituzionale e nel profondo senso di appartenenza che guidava l’operatività dell’agire quotidiano nel permanente riferimento ai caduti ed al loro culto. Anche perché la PAI, nei suoi brevi anni di vita (1937-1945), aveva portato in dote al medagliere della Polizia un prestigioso patrimonio di ecorazioni costituito da un OMD’I (Riccardo Maraffa 1940) una MOVM ( Luigi Orecchioni 1941) 80 MAVM, 158 MBVM oltre a 261 Croci di Guerra.
Concepito in unico corpo, sul Sacro Drappo non viene distinta la sequenza dei riconoscimenti individuali rispetto a quelli concessi alla Bandiera. I riconoscimenti in Argento e Bronzo al Valor di Marina vengono ignorati, si escludono le medaglie di bronzo (In particolare le due al Valor Militare concesse nel 1949 al Battaglione Motociclisti 2°) ) e le due medaglie d’oro di benemerenza (Terremoto di Messina 1908 e Terremoto di Avezzano 1915), mentre si inseriscono nella rappresentazione le medaglie conferite ad importanti personaggi per vicende belliche estranee all’istituzione, per il semplice fatto di aver militato nel Corpo di Polizia. Si tratta dell’O.M.D’I. conferito nel 1936 a Felice Gazzola quale Colonnello di Artiglieria per le benemerenze acquisite nella guerra di Etiopia e la M.O.V.M. concessa al Capitano dell’esercito Guido Alessi 3°). Declinandosi, in tal modo, una scelta autoreferenziale tesa ad implementare l’imprinting militare rispetto a quello valoriale civile che, dati alla mano, risultava di ben superiore consistenza4°).
Ne consegue che, l’unicità dell’immagine prescelta, spogliata da ogni riferimento al singolo, rende volutamente il primo Medagliere espressione esclusiva del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza di cui ne riporta anche il Fregio. E ne offre i contenuti valoriali quale patrimonio comune e partecipe di tutti gli appartenenti, espressione del sacrificio, dell’abnegazione e della fedeltà omologata nell’azione quotidiana dei singoli. Il messaggio iconografico militare che esso esprime, in un momento storico che vive la “guerra fredda” delle superpotenze e segue i segnali di ribellione studentesca e l’inizio della strategia della tensione , persegue la finalità di consolidare nei singoli operatori il senso di appartenenza e lo spirito di Corpo, la disciplina e la subordinazione gerarchica, la solidarietà operativa come virtù necessarie per affrontare i gravosi compiti di ordine e sicurezza pubblica.
Mentre sotto il profilo sociale il messaggio che viene veicolato è quello della memoria storica dei tanti caduti facenti parte di un Corpo monolitico che cerca di coniugarsi nell’attualità con la nuova immagine che propone “In uno Stato democratico la Polizia al servizio del cittadino”.
Con le peculiarità descritte, la prima immagine del Medagliere viene fatta sfilare, accolta con partecipata commozione, il 6.7.1969 alla 117 Festa della Polizia e quattro anni dopo, il 5 maggio1975 alla significativa ricorrenza del trentennale della Liberazione di Milano, avvenimenti che inaugurano una vera e propria miriade di presenze pubbliche su tutto il territorio nazionale.
La smilitarizzazione del Corpo Guardie di Pubblica Sicurezza, occorsa con Legge 1.4.1981 nr. 121, e la sua trasformazione in Polizia di Stato, costringe anche il Sodalizio al cambio di denominazione che viene deliberato dal Consiglio Nazionale del 3.12.1982 con decorrenza dal 01.01.1983, assumendo quello di Associazione Nazionale della Polizia di Stato, con acronimo ANPS . La decisione impone anche la necessità di modificare la denominazione presente sul Medagliere ed è occasione per una sua revisione ed aggiornamento riguardo l’attribuzione dei riconoscimenti ricevuti nell’ultimo decennio. Infatti la concessione al Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza nel 1981 dell’O.M.D.I. come il più alto riconoscimento per il ruolo sociale svolto dal dopoguerra sino alla smilitarizzazione e la concessione nel 1978 della M.O.V.M. al Mar. Francesco Massarelli, permettono di sostituire il loro riferimento simbolico a quello che originariamente riguardava il Gen. Felice Gazzola ed il Capitano Guido Alessi. In tal modo, questa prima revisione del Medagliere non comporta alcuna modifica né della sequenza espositiva nella sua composizione né l’aggiunta o sostituzione di medaglie, ma viene realizzata attraverso la fisiologica surrogazione dei riconoscimenti già presenti sul Sacro Drappo che sono finalmente attribuiti a vicende storiche o personali strettamente connesse alla vita dell’istituzione e dei suoi uomini. Spogliato , quindi, da ogni componente di autoreferenzialità iniziale e rinnovato nella sua denominazione (da Associazione Nazionale del Corpo delle Guardie di P.S. ad Associazione Nazionale della Polizia di Stato) il simbolo per eccellenza della Polizia si ripropone, al fianco dell’ereditata Bandiera del Corpo, quale reale e fedele espressione della sua tradizione storica e del culto dei suoi caduti.
Variato nella sola denominazione e nella sostituzione del Fregio (Avvenuta nel 1991) con una composizione costituita dallo Stemma Araldico con al fianco sinistro il Fregio- a destra per chi lo guarda frontalmente- il Medagliere rimane immutato in tutte le sue componenti iconografiche e numeriche. Così il Simbolo mantiene dal 1983 sino al 2003 il suo imprinting prevalentemente militare che viene via via affievolendosi specularmente all’affermarsi dei vari processi evolutivi che investono l’istituzione. Infatti, la sua trasformazione in organismo civile “ad ordinamento speciale”, l’unificazione dei ruoli, la sindacalizzazione, la creazione del Dipartimento della P.S. quale vertice dell’intera struttura, la nuova cultura del coordinamento e della direzione politica affidata al Ministro dell’Interno, aprono una stagione di profonde trasformazioni. La figura dell’operatore di polizia, che ha pagato un grande tributo di caduti nel corso della lotta vincente contro il terrorismo e lo stragismo, si trasforma progressivamente da quella teorizzata del superpoliziotto, preparato fisicamente e tecnicamente ad affrontare le esigenze di O.P. o le varie attività anticrimine, a quella di un operatore molto più attento e sensibile all’esercizio dei poteri repressivi attribuitigli dalla legge. Comincia ad affermarsi progressivamente nella Polizia una nuova consapevolezza del ruolo sociale svolto ed una professionalità sempre più legata ai modelli di formazione laica interprete dei principi costituzionali e dello stato di diritto.
Ma questo processo evolutivo, che investe l’istituzione nel suo complesso, lambisce solo marginalmente l’Associazione che pur reagendo con l’apertura statutaria delle sue fila al personale in servizio, non riesce né ad affermarsi numericamente né a rinnovare il suo ruolo ponendosi quale polo aggregativo con iniziative e proposte significative. L’ANPS , ancorata alla sua tradizione militare che accoglie tiepidamente la riforma e le sue spinte innovative, si pone nel processo di rigenerazione che investe il “mondo polizia” in quegli anni come presidio di tutti i valori tradizionalmente legati all’adempimento del dovere. Sarà questa una battaglia di retroguardia che se renderà il sodalizio culturalmente lontano dai processi rivendicativi degli uomini in servizio, lo vedrà comunque tenace cultore delle sue radici più profonde e proteso alla salvaguardia di una tradizione percepita come struttura portante di una organizzazione statuale che stava rapidamente cambiando pelle.
In queste complesse dinamiche, che vedono l’ANPS impegnata a promuovere nella società civile il formarsi di una memoria storica del sacrificio e dell’abnegazione dei suoi uomini a difesa del territorio e della sicurezza dei suoi cittadini5°), il Medagliere, immutato in tutte le sue originali componenti iconografiche, si pone come trasposizione simbolica del “ da dove veniamo” e come ineludibile punto di riferimento per guidare, nel nuovo che procede, il “dove andiamo”.
Anche con la presidenza di Girolami, succeduta all’ultravencinquennale guida del Gen. Zambonini, per quanto impegnata a sostenere una più diffusa cultura storiografica nell’Associazione, non si arriverà mai a concepire una rivisitazione dell’immagine del medagliere capace di revisionarne i contenuti compositivi. Infatti, dopo lunghi anni di attesa, solo nel 2001 era stato raggiunto l’obbiettivo della riammissione del Sodalizio, uscitone a seguito della riforma, fra le Associazioni Combattentistiche e d’Arma. Un risultato appagante, perseguito con tenacia da quella parte dei vertici dell’ANPS, che lo interpretò come una sorta di rivincita verso una smilitarizzazione del Corpo non ancora completamente compresa e metabolizzata. Nel panorama descritto, complesso ed articolato nelle sue diverse componenti culturali presenti all’interno del sodalizio, ogni modifica del Sacro Drappo dal suo imprinting militare viene così temporaneamente arginato. Ed il perdurare delle scelte iconografiche originarie, che rappresentano nel Medagliere il ruolo fisiologicamente complementare dei valori civili di protezione e tutela del cittadino, vengono riaffermate con la partecipazione dell’ANPS al primo raduno interforze dell’Assoarma tenutosi nel settembre del 2001.
In un mondo polizia sempre più proiettato verso la professionalizzazione del ruolo e dei compiti, e sempre più contrassegnato dalle dinamiche rivendicative interne, le scelte di politica associativa dell’ANPS , spogliate ingiustamente degli autentici valori della tradizione storica che intendevano esaltare e salvaguardare, vengono considerate in buona parte dello stesso ambiente di appartenenza come nostalgiche ed inattuali. Si consuma silente , in quanto mai focalizzato, razionalizzato e discusso, fra Associazione ed Istituzione, un doloroso e colpevole allontanamento ideologico alimentato da ambiziosi autonomismi da una parte e da sufficiente tolleranza dall’altra. Come se le parti, anziché sentirsi ed essere simbiotiche partecipi della stessa storia e degli stessi destini, avessero deciso di percorrere la strada comune in due direzioni opposte. L’una rivolta alle contingenze dell’attualità ed al futuro e l‘altra a ritroso verso un passato che non poteva tornare.
In queste dinamiche articolate e complesse, alla fine del 2003, in assenza di un coordinamento partecipato e condiviso con l’Ufficio Storico ed il Dipartimento, i primi mesi della presidenza Russo vedono l’ANPS ridisegnare e proporre una nuova immagine del Medagliere. Sono gli anni in cui, dopo lo shock della vicenda della “uno bianca” ricompare il terrorismo delle nuove brigate rosse e di converso vengono celebrati gli emblematici valori civili legati alla figura di Giovanni Palatucci. L’immagine del nuovo Drappo , in adesione ai valori introdotti dalla riforma, viene concepita a composizione marcatamente civile (Solo 18 nastrini azzurri contro ben 144 tricolore) e vuole superare , con il tacito assenso dell’Istituzione, ogni incertezza interpretativa riguardo alle componenti valoriali che da sempre hanno ispirato e guidato il sacrificio dei suoi uomini. Le decorazioni vengono accresciute di numero e portate dalle originarie 148 a 172 e vengono ordinate su otto file che presentano in sequenza l’esposizione di 3 OMDI, 5 MOVM, 10 MAVM, 132 MOVC e 22 MAVC, distribuite simmetricamente su una prima fila composta da 18 onorificenze al Valor Militare e sette fila da 22 medaglie ciascuna riferite al Valor Civile. Anche in questa composizione i 3 OMDI ( Corpo Guardie di P.S. 1945-1981; Riccardo Maraffa 1940 e Cesare Sabatino Galli 1946) e le 5 MOVM (Luigi Orecchioni 1941; Maurizio Giglio 1945 ; Filippo Foti e Edoardo Martini 1968; Francesco Massarelli 1978) mantengono inalterati precisi riferimenti all’Istituzione o ai singoli, mentre tutte le altre medaglie, sia attribuibili alla Bandiera che individuali, vengono rappresentate simbolicamente per le ragioni già dette.
Anche in questa seconda costruzione il Sacro Drappo viene concepito in unico corpo, senza alcuna distinzione nella sequenza fra riconoscimenti individuali e quelli alla Bandiera. Le medaglie in Argento e Bronzo al Valor di Marina continuano ad essere ignorate, permane l’esclusione delle medaglie di bronzo (In particolare le due al Valor Militare concesse nel 1949 al Battaglione Motociclisti 2°) ), delle due medaglie d’oro di benemerenza (Terremoto di Messina 1908 e Terremoto di Avezzano 1915) e di quella in oro concessa nel 2002 dell’UNMI ONU per le Missioni di pace in Kossovo (1999-2002). Il messaggio che ne scaturisce vuole essere quello di una polizia che ha accresciuto la sua professionalità all’interno delle regole dello stato di diritto, che affianca la società civile per garantirne la sicurezza nella lotta alla criminalità, alle mafie, alla corruzione ed all’affarismo politico-amministrativo, che tutela l’ordine pubblico da tutti quei fenomeni di devianza che attentano alla pace sociale. Quella pioggia di medaglie d’oro al Valor Civile, in gran parte concesse alla memoria, rappresenta simbolicamente il tributo di sangue pagato alla protezione delle libertà democratiche del cittadino e si pone quale punto di riferimento emozionale per la loro affermazione nel rispetto rigoroso del principio “sub lege libertas”. E mentre la tradizione militare, limitata nei riconoscimenti alla sola prima fila del Drappo , appare affievolirsi in favore di un linguaggio iconografico spiccatamente laico ed attuale, il culto dei caduti viene riproposto ponendo al centro le virtù civiche della polizia esaltate dall’abnegazione e dall’estremo sacrificio dei singoli protagonisti.
Questo indirizzo culturale intrapreso dal Consiglio Nazionale ANPS, sostenuto da un pluriennale e consolidato attivismo delle sezioni nel campo della protezione civile, del volontariato assistenziale e nelle scuole, permette di riallineare le attività del Sodalizio – insignito nel 2005 della MAMC- alle esigenze di indirizzo e coordinamento del Dipartimento. Vengono promossi raduni nazionali (2005 e 2008) raduni interregionali (3 nel 2006) una raduno pellegrinaggio a S. Giovanni Rotondo (2007) che tendono a proporre al tessuto sociale una nuova immagine del Sodalizio quale Ente Morale proiettato all’affermazione di valori etico-morali quasi ieratici. Si consolidano i rapporti con il Capo della Polizia, sempre più partecipe della vita e delle attività del sodalizio. In questo clima di più incisivo impegno civile, nel 2007 il Consiglio Nazionale in sede di riforma dello statuto associativo, matura la decisione di porre mano alla normativa riguardante il Medagliere, la cui composizione viene allargata alle Medaglie di Bronzo di tutte le categorie ed alle Medaglie al Merito Civile.
La decisione , consolidata nella rivisitazione statutaria avvenuta nel 2010, getta le basi per la realizzazione di una sua nuova immagine la cui esigenza diventerà più sentita all’inizio del 2014 a seguito dei cambiamenti imposti dall’approvazione e registrazione del nuovo Logo associativo.
Così nell’ottobre del 2015 viene definitivamente approvata la nuova composizione iconografica del Medagliere che introduce, per la prima volta la distinzione fra i riconoscimenti concessi alla bandiera e quelli individuali. Le medaglie affisse sul Drappo, che a differenza del passato appartengono a tutte le categorie valoriali, passano per tale ragione dal numero di 172 a quello di 211 di cui 40 concesse all’Istituzione e 171 individuali. Ma ciò che incide in modo determinante sulla sua composizione è l’influenza esercitata dalle recenti ricerche che, tese ad individuare storicamente, nei vari corpi in cui si è espressa l’organizzazione della Pubblica Sicurezza, tutti i destinatari dei riconoscimenti e le motivazioni delle attribuzioni, hanno portato ad elaborare una concezione diversa del Sacro Drappo. Infatti l’approccio sui riconoscimenti individuali ha fatto sì che la sua sintesi simbolica si sciogliesse da ogni astrazione e venisse frammentata per ricomporsi nella sommatoria di un insieme di storie individuali. Storie di abnegazione e di senso del dovere che raccontano anche l’universo della persona, la sua famiglia, i suoi affetti, i suoi sogni, i suoi valori, i principi di vita, tutto un mondo emozionale e di relazioni, che troppe volte si è spento, sacrificato all’affermazione di valori collettivi…… ”. Si afferma così una visione viva e pulsante del simbolo che fa riaffiorare il retroterra culturale ed ideale a cui è ricollegata ogni singola azione che rappresenta, che ne umanizza la sublimazione simbolica per ricondurla alla realtà esistenziale ed emozionale del singolo protagonista .
È la figura del cittadino-poliziotto che, allievo, agente, graduato, ufficiale o funzionario, fuori da ogni retorica celebrativa, si riappropria della sua storia per costruire la tradizione ultrasecolare di uomini dello Stato e per lo Stato, di uomini della società e per la società, e ciò nella trasparenza dei profili positivi e negativi che la cultura istituzionale ha via via assunto nel tempo. Questi i presupposti che si vanno ad affermare nel processo di rinnovazione dell’impostazione iconografica del Medagliere quale partecipe espressione dei diritti e dei valori universali dell’uomo. E la sequenza delle medaglie esposte, in precedenza legata alla trasposizione della tradizione militare o civile, viene ricomposta in una narrazione più ampia e compiuta della tradizione storica della polizia e dei suoi caduti.
Il Sacro Drappo, quindi, viene riproposto come immagine perfettamente speculare a quella della Polizia e della sua memoria storica, e ne traduce in sintesi la testimonianza del suo impegno in patria ed all’estero, in guerra ed in pace, nelle calamità naturali e nell’ausilio alla collettività, nelle acute crisi sociali e nella lotta ad una criminalità crescente nelle diverse forme ed organizzazioni assunte nel tempo. Tutti i riconoscimenti hanno spazio all’interno del Drappo non per un’autocelebrazione diffusa, ma per narrare l’alto senso civico di cui sono espressione e la loro perpetuazione nella storia d’Italia che li ha trasformati in tradizione, patrimonio dell’istituzione e nel contempo della società civile. Entrano così nella sua iconografia tutte le medaglie di bronzo, in particolare quelle concesse nel 1949 all’eroico Battaglione Motociclisti, le Medaglie conferite al Valor di Marina e tutte quelle concesse al Merito Civile, le Medaglie di Benemerenza del 1908 e del 1915 e quella per la Missione di Pace in Kossovo. L’impatto visivo dei nastrini , nella molteplicità di colori (azzurro-rosso, azzurro, celeste listato bianco, tricolore, doppio tricolore, bianco-verde, nero-amaranto, nero-azzurro, bianco-bleu) offre il cromatismo articolato delle medaglie di riferimento 6) e distinto fra la Bandiera ed i singoli, propone l’intero arco valoriale in cui si è espressa la Polizia nella storia d’Italia, in una esemplare simbiosi fra l’istituzione ed i suoi uomini. Un messaggio ideale compiuto e totalizzante, veicolato nella trasparente assenza di ogni forma di compiaciuta autoreferenzialità e non più attratto da una rappresentazione militare o civile. Un messaggio che nel riproporre l’immagine della Polizia quale presenza ineludibile dello Stato e nello Stato, si traduce in semplice narrazione simbolica del sacrificio dei suoi uomini e della memoria viva dei suoi tanti caduti. Un messaggio che vuole perpetuare nel tempo l’affermazione di valori universali quali patrimonio ideale dell’Istituzione e quale punto di riferimento emozionale che accompagni l’esercizio quotidiano di una delle più difficili e delicate professioni.
Ma questo non è un punto di arrivo, è solo l’apice della piramide di quella “cultura del Medagliere” che deve ancora essere conterminata, sostenuta e consolidata negli anni che ci attendono. Di qui l’esigenza, maturata nel novero dei ricercatori ed appassionati studiosi, non solo di contribuire a dare una nuova veste narrativa all’immagine del Sacro Drappo, ma anche di tradurne e descriverne compiutamente tutto quel retroterra istituzionale ed individuale che ne sostiene la sublimazione simbolica.- Nell’ottica di questa ambiziosa progettualità, sono state individuate due aree di studio e ricerca finalizzate alla complessa acquisizione organica ed al riordino scientifico di tutti i riconoscimenti ricevuti nel tempo dalla polizia e dai suoi uomini.
Una prima con l’obbiettivo di elaborare il “Medagliere Antologico”, quale terreno di ricostruzione delle gesta e delle biografie personali dei beneficiati dall’OMDI e dalle varie categorie di medaglie d’Oro, ed una seconda, ancora più ambiziosa, tesa a creare il “Medagliere Storico” quale espressione dei riconoscimenti attribuiti agli appartenenti dei vari corpi di polizia che si sono succeduti nella storia d’Italia. Due imprese in itinere ma che una volta compiute, permetteranno di rendere palpabile e di facile lettura tutta la memoria storica della Polizia di cui il Sacro Drappo, assieme al Sacrario ed alla Bandiera, rappresenta e rappresenterà sempre il più alto simbolo di sintesi valoriale.

Il Consigliere Nazionale

Avv. Guido Chessa


Note:


1°) La cultura militare di cui era permeata la Polizia alla fine degli anni 60, tendeva a non esaltare il grande valore sociale dei numerosissimi riconoscimenti ricevuti in oltre un secolo di vita al Valor Civile, tant’è che nella concezione e realizzazione del primo Medagliere vengono invertite le proporzioni fra le due tipologie di medaglie, privilegiando numericamente l’esposizione di quelle a Valor Militare (108) rispetto a quelle al Valor Civile (40), nella realtà storica molto più numerose (Vedi di seguito Nota 4°). La scelta, per quanto significativa, non si rivelerà in linea con l’attività riformista voluta dal Capo della Polizia del Tempo Angelo Vicari e verrà modificata solo negli anni duemila, con la redazione del terzo medagliere, che presenterà una immagine quasi esclusivamente civile.
2°) Le due Medaglie di Bronzo concesse al Battaglione Motociclisti, sono state escluse dall’esposizione sul Medagliere per espressa normativa statutaria dell’ANGPS che ha coinvolto tutte le medaglie della stessa categoria. La scelta è stata certamente condizionata dal periodo storico che vedeva la polizia, attraverso l’incisiva azione del suo Capo Angelo Vicari, cercare di superare il disvalore sociale e l’ostracismo che la circondava. Non va dimenticato, infatti, che i Battaglioni Motociclisti della Polizia venero costituiti per volontà espressa di Benito Mussolini, e che l’esposizione delle loro decorazioni sul Drappo, in quel preciso momento storico avrebbe potuto dare adito ad accuse o rilievi politici di “esteriorizzazione nostalgica” di cui il Corpo non aveva certo bisogno.
3°) Felice Gazzola, già Colonnello dell’Artiglieria, entrò nella PAI con la nomina di Ispettore Generale il 01.07.1938, quando già gli era stato concesso l’OMD’I, mentre Guido Alessi, si dimise dalla Polizia ove rivestiva il grado civile di vice-commissario, per arruolarsi nell’esercito ove nella battaglia di Montebello il 18.6.1918 fu protagonista di gesti eroici riconosciuti con la MOVM. Entrambi i riconoscimenti sono correttamente attribuiti dal Nastro Azzurro all’Esercito.
4°) Basti pensare che nel 1969 i riconoscimenti al Valor Militare alla Bandiera consistevano solo nelle due medaglie di bronzo attribuite al Battaglione Motociclisti nel 1949, mentre quelli al Valor Civile avevano raggiunto le 4 MOVC :- 1951 Alluvione Polesine; 1956 Nevicate Italia Centromeridionale ; 1960 Salvataggi a mare e 1967 Alluvioni autunno precedente), 3 MAVC (1953 Valcamonica; 1962 Salvataggi a mare e 1964 Disastro del Vajont) oltre ad una MOMC attribuita alla Polstrada nel 1967 ed una Medaglia di Bronzo al Merito Civile concessa nel 1969 alla Polizia Femminile.-
5°) Negli anni che vanno dal 1981 al 2000 l’attività dell’ANPS si concreta nella presenza costante alle celebrazioni dei caduti nella lotta al terrorismo ed alla criminalità comune, soprattutto nel favorire la perpetuazione della loro memoria con l’intitolazione delle sedi provinciali, la promozione dell’intitolazione di strade, parchi e piazze cittadine, la scoperta di targhe , cippi e monumenti pubblici quale testimonianza del sacrificio dei caduti, trasmettendo alla società civile un messaggio inequivocabile di partecipazione, solidarietà e vicinanza all’istituzione.
6°) Per il dettaglio vedasi la simulazione grafica del Nuovo Medagliere e la Legenda di medaglie e nastrini riportato al capo 4° della presente pagina telematica.


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Carmelo Fruganti – il fondatore della Sezione di Arezzo

IL FONDATORE CARMELO FRUGANTI

(16.09.1916 – 20.02.1986)

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Tracciare la biografia di Camelo Fruganti, quale uomo, sottufficiale di Polizia e fondatore della Sezione ANPS di Arezzo, per affidarla alla memoria storica dell’Associazione e dei suoi sodali, è compito non semplice. Infatti innanzi a uomini-poliziotti calati storicamente nel novecento e che ne hanno vissuto i vari momenti dell’evoluzione storica, dalla Monarchia col liberalismo parlamentare della prima infanzia, al regime fascista, al periodo bellico con la guerra civile e la militarizzazione badogliana della Polizia sino alla sua smilitarizzazione nel corso della Repubblica Parlamentare, si rischia di connotare la narrazione di componenti retoriche o acontestualizzate dall’epoca di riferimento. Cercheremo, quindi, per quanto possibile, di mantenere ferma la barra dell’oggettività legata alla sua carriera, ai riconoscimenti ricevuti, al suo stato di servizio ed all’insegnamento che ne abbiamo ricevuto soprattutto nel decennio finale della sua vita, quando da pensionato l’abbiamo conosciuto come fondatore e fermo presidente della sezione locale.

Nel 1936 appena ventenne, partecipe degli ideali politici del tempo, si arruola nell’esercito, 59° Fanteria, e dopo aver partecipato al X° Corso Sottufficiali, promosso al grado di sergente maggiore, è destinato nell’agosto del 1938 e sino all’aprile del 39 “con l’esercito dei volontari” alla guerra civile di Spagna a sostegno dei nazionalisti e dell’esercito di Franco. Il servizio prestato e la partecipazione ai vari eventi bellici spagnoli gli verrà riconosciuto il 30.11.1959 (ultimo governo Tambroni) con la concessione della seconda Croce al Merito di Guerra .-

Rientrato in patria, subito dopo l’inizio della seconda guerra mondiale ( 1.09.1939 con l’invasione della Polonia da parte della Germania nazista), nei primi mesi del 1940 transita dall’Esercito in Polizia ed è ammesso alla Regia Scuola di Polizia di Caserta al 24° Corso per Allievi Guardie. Alla sua conclusione viene inserito nel I° Battaglione Motociclisti della P.S., composto da 288 unità e denominato “Battaglione Mobile Cagliari” con prima destinazione La Corsica. In questo periodo l’Italia , “non ancora belligerante”, inizia la costituzione dei primi reparti mobili della Polizia, e con questi anche il Battaglione Motociclisti, voluto espressamente dal capo del Governo Mussolini, per utilizzarlo nelle zone operative. Secondo la testimonianza di un appartenente1 , mentre il Battaglione Motociclisti era in viaggio per la Corsica venne richiamato in patria dal governo essendo intervenuta la dichiarazione di guerra agli alleati (10.06.1940) e l’armistizio con la Francia, quindi messo a disposizione in compiti di polizia nella città di Roma sino all’aprile del 1941. Dal 19.04.1941 sino al 18.02.1942, data in cui venne richiamato in patria e disciolto, il I° Battaglione Motociclisti venne destinato in Croazia , territorio occupato dalle forze italiane nell’aprile del 1941, per svolgere attività di polizia e soprattutto la lotta contro la resistenza organizzata dei partigiani Titini . L’operato delle forze di polizia in quella precisa fase storica nei territori croati, fu particolarmente impegnativa e valorosa, registrando una lotta serrata alla resistenza croata che costò, fra morti e feriti circa la metà degli appartenenti al Battaglione. La condotta esemplare dei suoi uomini, fu riconosciuta con la concessione nel 1946 di tre medaglie d’argento al valor militare alla memoria (Carlo Smiraglia, Antonio Paolemilio e Umberto Bianconi) sei medaglie di bronzo al valor militare di cui tre alla memoria (Domenico Alloro, Celestino Nardi e Espedito Principe) e ben undici Croci di Guerra al Valor militare di cui una concessa proprio al nostro Carmelo Fruganti il 17 maggio 1946 con decreto a firma del Ministro della Guerra Manlio Brosio (Primo governo De Gasperi).

Foto 1

Và ricordato che per le valorose operazioni compiute dal I° Battaglione Motociclisti in Montenegro venne concessa nel 1949 la Medaglia di Bronzo al Valor Militare alla Bandiera del Corpo Agenti di Pubblica Sicurezza con la seguente motivazione :-“ In stretta collaborazione con altre forze armate partecipava con spiccato ardore bellico a logorante sanguinoso ciclo operativo dando luminose prove in diverse azioni difensive come nel corso di audaci cruenti operazioni controffensive. Di singolare slancio e superbo spirito di sacrificio , in ogni circostanza, ma particolarmente nella crisi, teneva fede alla tradizionale dedizione al dovere della Polizia Italiana” Montenegro 1941-42.

Nel maggio del 1942, ormai in pieno periodo bellico, viene inserito nella Divisione Speciale Lubiana, costituita da circa cinquecento uomini, cui era assegnato il compito di svolgere attività di polizia in territorio jugoslavo presso la nuova Questura di Lubiana ed i posti di polizia di Novo Mesto e di Kocevje . Di qui , essendo stato inquadrato il Corpo Agenti di P.S. nelle forze armate (Con il D.Luogotenenziale 31.7.1943 nr. 687) ed essendosi temporaneamente normalizzata la situazione in quelle zone slave, il Fruganti veniva trasferito nel gennaio del 1943 in Albania a consolidamento della presenza italiana in quei territori che vedevano crescere la resistenza armata locale riorganizzatasi nel patto operativo fra i nazionalisti di Balli Kombetor ed i comunisti di Enver Hoxha (Futuro presidente della repubblica albanese).

Purtroppo non è stato possibile conoscere la destinazione che il Fruganti ebbe in Albania-Grecia nel periodo gennaio-settembre 1943, fatto che non ci permette di ricostruire con margini di certezza le vicende da questi vissute dopo l’armistizio dell’8 settembre sino alla fine della seconda guerra mondiale. In assenza di memoriali , della sua testimonianza diretta o di quella di altri commilitoni e di dati documentali sul luogo di servizio, non è possibile stabilire a quale delle quattro divisioni (Brennero, Firenze, Perugia e Parma) facenti parte della 9^ Armata Italiana di stanza in Albania, possa essersi aggregato. Certo si può affermare che il Fruganti non rientrò fra gli oltre centoventimila appartenenti all’esercito italiano presenti in Grecia e che, a seguito dell’armistizio, vennero disarmati ed internati dai tedeschi nei vari campi di concentramento. Costoro andarono a far parte dei circa 716.000 Internati Militari Italiani del Regio Esercito, di cui si sta interessando la storiografia più recente 2. Per quanto attiene al destino di Fruganti in quel preciso momento storico, non è improbabile (ma non vi è riscontro alcuno neppure logico-deduttivo) che come accadde per molti militari dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia presenti in piccoli nuclei in quel momento in Albania, che, nello sbandamento generale dell’esercito, si sia aggregato alle formazioni del Generale Azzi. Questi, in ottemperanza agli ordini badogliani, organizzò il “Comando Truppe Italiane della Montagna” (Che pare abbia raggiunto le 20 mila unità), affiancandosi alla resistenza albanese contro i tedeschi rientrando in patria solo in epoca successiva al 25 aprile 45. Certo è che rientrato in patria a conclusione della guerra, dopo aver superato il vaglio della Commissione per l’epurazione, veniva destinato, il 1° gennaio 1946, alla Questura di Firenze dove entrava nella specialità della Polizia Stradale appena costituita e dove il 17 maggio 1946 vedeva riconosciuta la sua valorosa partecipazione alle azioni del I° Battaglione Motociclisti della P.S. con il conferimento della prima Croce di Guerra al Valor Militare.

Così con la destinazione alla Polstrada di Firenze, si chiude per Fruganti, come per tanti altri uomini della sua formazione , il periodo dell’idealità giovanile teso alla costruzione “ di una patria imperialista da far grande” per aprirsi quello della fedele partecipazione alla ricostruzione dello Stato su basi democratiche. Comincia così la parentesi del servizio quotidiano che si protrarrà per ventisette anni, in gran parte trascorsi nella specialità in varie parti d’Italia (Arezzo, Roma, Trapani, Rimini, Arezzo, Grosseto ) e conclusasi ad Arezzo il 12.04.1972 con il grado di Maresciallo di Prima Classe. In questo lungo lasso di tempo, che ha attraversato la ricostruzione con il piano Marshal, la lotta al banditismo meridionale, i gravi problemi di ordine pubblico legati alla radicalizzazione della lotta politica, il boom economico, la rivoluzione studentesca del 1968 e gli espropri proletari dei primi anni ’70, il suo costante impegno in servizio ha rappresentato una costante sicurezza per i superiori ed un punto di riferimento per i subordinati. Ne sono inequivoca testimonianza non solo le positività che il ricordo della sua figura evoca ma anche i riconoscimenti ricevuti dall’Istituzione con la Medaglia d’Argento al merito di servizio (1958) la Medaglia di Bronzo al merito di lungo comando (1972) la nomina a Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana concessagli a conclusione del servizio in polizia nel 1972.-

Il 6 aprile del 1972, a pochi giorni dalla cessazione formale del servizio attivo, Fruganti accettava con entusiasmo la nomina quale commissario delegato dalla Presidenza Nazionale dell’ANGPS per la fondazione della Sezione di Arezzo. Vi provvedeva rapidamente raccogliendo in breve, in virtù del prestigio personale goduto nell’ambiente, oltre cento soci e dando inizio , con lo spirito, i valori e la tenacia di sempre all’Associazione provinciale che ha visto e vede nella continuità della tradizione storica e nel culto dei caduti della Polizia la ragione valoriale della sua presenza nella società civile.- Ne rimarrà presidente elettivo per oltre tredici anni, vivendo con i sodali i terribili anni di piombo, lo stragismo e la pietas nei confronti dei familiari dei tanti caduti, affermando la presenza e la tenuta dell’Istituzione contro ogni forma di terrorismo teso al sovvertimento dello stato democratico. Ebbe voce anche presso gli organismi nazionali, ove la Sezione di Arezzo veniva tenuta in alta considerazione per il suo attivismo e le iniziative che spesso comparivano sulla rivista Fiamme d’Oro. Non fu favorevole alla smilitarizzazione della Polizia che accettò con la disciplina del soldato. Rappresentò la Sezione, il 9 novembre del 1981, al Raduno Nazionale delle Bandiere all’Altare della Patria, pagina d’amore dell’ANGPS-ANPS verso le istituzioni rimasta fraintesa e condannata ad una vera e propria damnatio memoriae. Per il suo equilibrio e per la fiducia che ispirava,il 20 marzo del 1981, venne eletto nel Collegio dei Probi Viri Nazionali. Ci lascerà nel novembre del 1985 per seri motivi di salute, consegnando ai successori il ricco patrimonio valoriale della sua attività rivendicativa, della sua azione ferma ed incrollabile fondata sulla solidarietà e sul senso della giustizia, perché fosse alimentato ed implementato nel futuro. Di Lui ci piace riportare testualmente il contenuto di un articolo che comparve sul numero di Febbraio-Marzo del 1978 di Fiamme d’oro , ove è sintetizzato, anche con marcati profili di amarezza, il suo pensiero ed il suo senso di appartenenza alla Istituzione :- “” Nel lontano 1947 provenienti dalla Scuole di Polizia giungevano ai Reparti giovani ventenni pieni di vita che si accingevano a cavalcare il cavallo di acciaio e percorrere le strade delle nostre province portando ovunque un’ondata di entusiasmo e simpatia e di umanità verso gli utenti della strada. Con l’andare del tempo, l’entusiasmo si è spento, la simpatia forse per ragioni diverse è venuta meno e per alcuni di questi giovani il destino è stato crudele. Infermità, incidenti e ultimo chilometro. I pochi superstiti, padri di famiglia oggi si trovano ancora a lottare tra mille e mille difficoltà e incomprensioni: i mutilati, gli invalidi sono stati allontanati e come i pensionati tutti sono stati abbandonati a se stessi e , lentamente in silenzio come sono vissuti lasciano questa terra con il ricordo del rombo dei motori delle loro moto che li ha animati e sorretti lungo tutte le strade d’Italia.

L’Associazione Nazionale Guardie di P.S. segue un po’ dappertutto quanto si sta verificando. Le Sezioni provinciali si adoperano con ogni mezzo per essere presenti però da sole, non possono raggiungere e assistere coloro che per una ragione o per l’altra, per infermità o per limite di età si sono ritirati a vita privata disertando quella che un giorno fu la loro Casa. Io voglio auspicare che questi fossati, perché tali sono, si colmino, il rapporto del superiore, anzi dell’ex superiore col pensionato è molto delicato perché occorre (se si vuole conservare veramente l’unità morale tra tutti noi) una grande capacità umana e di comprensione. Questa mancando si toglie alimento a quello spirito di Corpo che ancora sussiste tra gli anziani e che è doveroso formare ed alimentare nei giovani. Direi che è la stessa cosa, cioè che, sia coloro che sono a riposo che quanti sono in servizio, dovrebbero sforzarsi di alimentare un reciproco spirito di unione : da questo sorge lo spirito di corpo, quello vero, che non ha confini tra il servizio o il non servizio e che tutti comprende.-

Questo spirito dovrebbe sempre e da tutti essere manifestato. Non si dovrebbero tralasciare le occasioni, anche quelle dolorose della scomparsa di un collega, per sottolinearlo con la presenza, la partecipazione, l’umanità, si dovrebbe cercare di facilitarci i contatti, gli scambi, i rapporti. Occorrerebbe che gli sforzi che le Sezioni ANGPS, mi auguro tutte, fanno per realizzare questo contatto fossero da tutti quanti sono in servizio ed ancora più dai Comandanti, sostenuti e non lasciati cadere. E ciò è importante non solo per noi in congedo ma per quanti hanno ancora l’onore del servizio attivo.- Oserei dire che questa unità serve più a questi ultimi che a noi, perché più a loro che a noi serve constatare che gli sforzi e i sacrifici che essi fanno ed affrontano, producono il premio di un sostegno morale e non sono destinati a perdersi e scomparire senza frutto alcuno”.-

Rendiamo Onore a Carmelo Fruganti memori del debito di riconoscenza che a Lui ci lega come Uomo, come padre spirituale e come soldato. Che il rombo dei motori lo segua sempre nelle sue peregrinazioni celesti.

La Sezione ANPS di Arezzo

NOTE

  1. Dal diario di ANGELO FRONZA, appuntato di P.S., membro del I° Battaglione Motociclisti dalla P.S.

  2. La difficile scelta: i militari italiani in Grecia e in Albania tra resistenza e collaborazionismo” La interessantissima ricerca in atto è condotta da Elena Aga Rossi Prof. Ordinario dell’Università dell’Aquila e dalla ricercatrice Maria Teresa Giusti dell’Università “G.D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Ed è di prossima pubblicazione in volume.

FONTI

  • Articolo su Polizia Moderna nr. 7/1985 a firma Canizzaro e Gheni “Poliziotti Alla Guerra” – 13 – 18 luglio 1941 battesimo del fuoco per il I° Battaglione Motociclisti della Polizia, presente nella sua versione originale su questo sito alla sezione Riviste e Pubblicazioni, Articoli ed editoriali Storici – Il Periodo Bellico

  • Articoli su Fiamme D’Oro nr. 3/1976 e nr. 3/1980 sul Battaglione Motociclisti e corrispondenze appartenenti Cav. Fortuna Domenico; Gino Mason e Carmelo Fruganti

  • www.cadutipolizia.it/fonti/1925-1943/1941smiraglia.htm

  • UNA STORIA “AFFOSSATA” di Claudio Sommaruga , pubblicato su Quaderno N°3-(seconda edizione) ARCHIVIO “IMI” (Internati Militari Italiani) 2007

  • Archivio della Questura di Arezzo consultato per la ricostruzione di parte dello stato di servizio.

SI RINGRAZIANO

I figli di Carmelo Fruganti, Gianni e Mario, i quali hanno fornito tutto il materiale fotografico e documentale permettendo una più dettagliata ricostruzione dello Stato di servizio del genitore.

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Gli Articoli di Paloscia dalle Origini al 1960


5°) 1945: L’anno delle radici. Lo Stato dalla gestione autoritaria alla gestione democratica. (1984)

6°) 1945: Verso la riconquista della sovranità. (1985)

7°) 1945: La rifondazione della Polizia Italiana. (1985)

8°) 1946: L’anno della Repubblica. (1985)

9°) 1947: La Polizia verso la Costituzione (1985)

10) 1947: Dalla crisi dell’Ordine Pubblico al Consolidamento della democrazia (1985)

11) 1948: La Polizia fra stabilità di governo e instabilità di Ordine Pubblico. (1985)

12) 1948: Il conflitto aperto con le sinistre. (1985)

13) 1948: I giorni dell’attentato a Togliatti. (1985)

14) 1948: La risposta alla criminalità in Sicilia. (1986)

15) Anni ’50: Nascita e sviluppo della Celere. (1986)

16) Anni ’50: Polizia a più dimensioni. La crescita un secolo di storia sociale. (1986)

17) Anni ’50: Quando l’uomo non contava molto .(1986)

18) Anni ’50: Mafia ed Ordine Pubblico tra polemiche e riflessioni. (1986)

19) Anni ’50: La misura del vecchio e del nuovo. (1986)

20) 1954: Il bilancio della sicurezza negli anni della Repubblica. (1986)

21) 1955: Primi atti di Tambroni al Viminale. (1987)

22) 1955: Diritti Costituzionali e Pubblica Sicurezza. (1987)

23) Operazioni che davano popolarità. (1986)


Introduzione

Questa seconda raccolta, viene destinata integralmente alla pubblicazione di 19 articoli a firma di Annibale Paloscia. L’insieme dei brevi saggi,che trattano il periodo andante dalla formazione delle “radici” postbelliche del Corpo sino alla fine del governo Tambroni (1960), hanno costituito il materiale di riferimento per la realizzazione della prima opera completa sulla “Storia della Polizia” pubblicata dall’autore alla fine del 19891. Tutto il lavoro editoriale, che viene presentato nella sua veste originale comparsa su Polizia Moderna (Anni 1984-1987), è stato realizzato dall’autore con la collaborazione di Massimo Occello2 per la parte giuridico amministrativa e di Alberto Cifelli3 per le fonti storiche sull’istituto prefettizio. La pubblicazione è ritenuta di rilevante interesse, in quanto testimonia il tentativo, attraverso il suo giornale ufficiale, di are corpo ad una cultura storica della Polizia, contestualizzata alla realtà sociale ed ispirata da una elaborazione laica. E ciò in una narrazione dell’attività istituzionale presentata facendo leva su metodi e fonti di ricerca a più ampio spettro, quali la pubblicistica, i lavori parlamentari, i documenti ufficiali e le testimonianze dirette. Per percepirne pienamente la diversa impostazione culturale e descrittiva, basterà confrontare il contenuto di alcuni degli articoli con la realtà della cronaca presentata nelle prime annate di Polizia Moderna che il lettore troverà in questo stesso “menù telematico”. A queste pagine, inoltre, unite a stimoli esterni provenienti dal mondo universitario,da quello dei media, dal periodico del Siulp “Progetto Sicurezza”4 nonché da appassionati cultori, è da ascriversi negli anni ‘80 l’insorgere dell’esigenza di un consapevole movimento storiografico nella Polizia e della Polizia. Un movimento culturale che in virtù dei diversi orientamenti, andrebbe studiato ed approfondito criticamente sin dalle sue origini . E ciò per comprendere, attraverso la sua analisi, le ragioni che ad oltre trent’anni di distanza non hanno permesso al suo dinamismo discrasico di essere canalizzato verso la formazione di un cenacolo raccolto attorno ad un progetto comune. Magari promosso dall’Istituzione di riferimento e sostenuto dall’ANPS o viceversa.

Avv. Guido Chessa

Consigliere Nazionale ANPS

Note:


1°) “Storia della Polizia” di Annibale Paloscia, edito da Newton Compton nel 1989, pag. 288.- Presentato alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana nel corso di un dibatto al quale presero parte Valdo Spini, sottosegretario all’Interno ed il Capo della Polizia Vincenzo Parisi. Il libro, pubblicato in due edizioni, è introvabile in commercio se non occasionalmente in qualche Fiera o mercatino dell’usato librario.
2°) Massimo Occello, è stato capo redattore della rivista Polizia Moderna negli anni di piombo, quindi ne assunse la Direzione nel 1981 per lasciarla nel gennaio del 1993. Importante, fra i tanti articoli e saggi, la pubblicazione nel maggio del 1986 di un breve editoriale intitolato “Per Una Storia della Polizia” in cui venivano espresse formalmente, da parte della direzione del giornale, le esigenze di cominciare a colmare i grandi vuoti esistenti nella storia della Polizia e dove si sollecitava l’impegno dei “pensionati” e con loro dell’ANPS.
3°) Alberto Cifelli , che attualmente svolge la funzione di Prefetto, è da molti anni ricercatore e storiografo dell’Istituzione prefettizia. Di Lui si ricordano le opere “I Prefetti del Regno nel ventennio fascista”(pag. 321 del 1999) e “L’Istituto prefettizio dalla caduta del fascismo all’Assemblea Costituente- I Prefetti della Liberazione” (pag. 535 del 2008), entrambi editi fra i quaderni della Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno. Entrambe le opere, assieme a molte altre di grande interesse storiografico per l’Istituzione Prefettizia, possono essere lette integralmente nel sito www.ssai.interno.it
4°) Il periodico mensile ufficiale del Siulp “Progetto sicurezza” , edito dal gennaio del 1988 (Reg.Trib.Roma nr.54/88), pubblica in varie puntate con decorrenza dal nr. 21 del settembre 1989 il Saggio di Antonio Sannino “Le Forze di Polizia nel secondo dopoguerra” (1945-1950). Il saggio era già stato oggetto di pubblicazione nel giugno del 1986 nella prestigiosa Rivista di Storia Contemporanea diretta dallo storico Renzo De Felice.

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Frammenti di Memoria – Riviste, Pubblicazioni e Articoli storici

Riviste, Pubblicazioni e Articoli Sulla Storia della Polizia

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In un sito nato con la dichiarata ambizione di stimolare le iniziative del Sodalizio , non poteva mancare uno spazio editoriale dedicato alla pubblicistica dell’ANPS e della Polizia di Stato nonché alla loro storia.
Compiuta nel luglio del 2014, ad opera delle Sezioni di Arezzo e di Roma, la digitalizzazione completa della rivista Fiamme d’Oro (oggi presente sul sito del Sodalizio www.assopolizia.it ) si tratta ora di adempiere ad un compito diverso. Infatti, prendendo le mosse dalla pubblicazione di alcune decine di numeri delle riviste Fiamme d’Oro e Polizia Moderna nonché di alcuni articoli comparsi nei primi anni di pubblicazione della Rivista di Polizia su alcune tematiche specifiche, si sarebbero voluti favorire spunti propositivi o progettuali, ritenuti funzionali al campo delle ricerche, alla crescita dell’immagine associativa ed a far emergere la sua memoria storica.
Purtroppo, però, si è vanificata l’aspettativa iniziale di creare una emeroteca delle pubblicazioni di polizia che raccogliesse tutti i numeri delle riviste Fiamme d’Oro (1974-2016), Polizia Moderna (1949-2016), Manuale del Funzionario dell’Astengo (1863-1912) e del Magistrato dell’Ordine del Saracini (1924-1939), e che si ponesse quale punto di ricerca, di studio e di approfondimenti per storici ed appassionati cultori. A questo punto, non ci rimane chesperare che il Ministero dell’Interno, attraverso l’Ufficio Storico della Polizia e l’Ufficio Assistenza, provveda quanto prima a concepire la pubblicazione di quelle riviste storiche che, nella sua disponibilità e già digitalizzate, potrebbero diventare patrimonio di assoluto interesse per il mondo culturale.
Preso atto dell’insuccesso del descritto profilo progettuale, abbiamo deciso di dedicare questa Sezione del Sito a dei “Frammenti della Memoria Storica” della Polizia, implementando la raccolta parziale delle Riviste e degli Articoli Storici già ivi presenti. Così, vi abbiamo inserito articoli sulla storia ed i mutamenti del Medagliere, sul Sacrario e la sua storia, sulle origini della Polizia Scientifica, un piccolo elaborato sul Medagliere funzionale alle Sezioni ANPS nonché l’opera sulla Storia della Polizia di Gianmarco Calore. A tutto ciò aggiungeremo via via nel tempo gli altri elaborati significativi che riusciremo ad acquisire, inoltre cercheremo di realizzare il progetto di costruire un “Itinerario telematico delle opere sulla polizia” in modo da agevolare il lettore, attraverso la segnalazione delle varie tematiche e dei siti che le ospitano, nell’accesso gratuito alle numerose opere in materia di pubblica sicurezza presenti nella rete. Un modo per facilitare l’individuazione e l’accesso del socio o dell’appassionato ai cospicui e rilevanti materiali storici, anche di natura scientifica, presenti nel mondo telematico integrando in tal modo gli irrinunziabili riferimenti bibliografici.
Rimane, infine, da segnalare come all’importante ed insostituibile collaborazione , consulenza e sostegno dell’Ufficio Storico della Polizia di Stato si sia oggi aggiunta quella degli appassionati storici raccolti attorno al sito www.polizianellastoria.it ed in particolare dell’Assistente Capo Gianmarco Calore. Forse stiamo muovendo i primi passi verso un’interazione operativa che, al di là delle diversità che ci distinguono (Ma la diversità è ricchezza), ci vede tutti profondamente legati ed uniti dal senso di appartenenza.- Unica, infatti, rimane la finalità comune di far emergere i connotati reali della pubblica sicurezza nella storia del nostro paese, contribuendo alla solida formazione di una cultura della memoria, lontana da facili apologie, autoreferenzialità e mistificazioni.

Guido Chessa




Ringraziamenti


Si ringrazia l’Ufficio di Presidenza e la Segreteria dell’ANPS per aver dotato la Sezione di Arezzo del materiale telematico idoneo a svolgere le attività di ricerca, scannerizzazione e di grafica necessario per le varie pubblicazioni sul sito. L’Ufficio Storico della Polizia di Stato per il sostegno e la disponibilità incondizionata che avviene anche con la messa a disposizione di dati e consulenze. Un ringraziamento particolare accompagnato da senso di gratitudine và al tecnico Vinicio Corbini di Arezzo che da oltre due anni si è generosamente prodigato in tutta l’attività di digitalizzazione, di predisposizione grafica e soprattutto di ricerca in materia di Medagliere Antologico e Storico. Altri ringraziamenti particolari vanno al web designer Dr. Francesco Rossi ideatore grafico del sito e responsabile della sua periodica presentazione grafica nonché al Dr. Sergio Tinti, presidente della Sezione dell’ANPS di Firenze, per la sua disponibilità, per la sua competente collaborazione e per gli insostituibili consigli.
A Gianmarco Calore per la sua generosità incondizionata di uomo libero. A tutti coloro che non mancando di esserci vicini e di incoraggiarci alimentano la nostra passione.



Si precisa che la pubblicazione nello spazio editoriale del sito anpsarezzo.it delle riviste Fiamme d’Oro e Polizia Moderna e di eventuali articoli integrali tratti dalla Rivista di Polizia, avviene nel rispetto e nei limiti consentiti dalla legge 22.4.1941 nr.33 e successive modifiche, in materia di tutela del diritto d’autore (Gazzetta Ufficiale del 16 luglio 1941, n. 166. Testo coordinato ed aggiornato con le modifiche introdotte dalla Legge 248/2000, dal D.Lgs. 95/2001, dal D.Lgs. 68/2003, dal D.L. 72/2004, dal D.L. 7/2005, dal D.Lgs. 118/2006, dal D.Lgs. 140/2006 e dalla Legge 9 01.2008 n.2) e che i rispettivi Enti titolari ne sono stati, comunque,formalmente informati.

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Ignoto Militi – Onori al Milite Ignoto – La sua Storia

Onori al Milite Ignoto

 

Medaglia d’oro al Valor militare Con la motivazione

”Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo
coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senza altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria:”

 

Onori al Milite Ignoto

Al di là di una prosa datata e legata ai più alti valori della tradizione militare, il Milite Ignoto è stato, è e rimarrà sempre, il simbolo dei simboli.

Quel corpo, spogliato da un tragico destino dell’identità personale e, col suo anonimato, di tutti i sentimenti negativi che costellano l’esistenza dell’essere umano, ha rappresentato, nei vari contesti culturali susseguitisi nel tempo, la sublimazione del sacrificio individuale nella difesa della patria e del suo popolo.

Oggi, in un mondo che si evolve verso una società multietnica e sovranazionale, il suo significato simbolico si è andato sempre più universalizzando, trasformandosi da simbolo valoriale di una nazione e di un popolo, in patrimonio dell’uomo. Archètipo della perenne lotta per il bene della comunità contro i tanti mali che l’affliggono, dell’affermazione dell’idealità etica che dà significato al percorso dell’esistenza umana contro ogni egoismo individuale.

È questa una rilettura laica del simbolo che portandosi al di là dei valori della tradizione storica militare, li vuole estendere e proiettare nella trama che lega tutto il tessuto sociale dei valori civili, per farne elemento essenziale e punto di riferimento su cui fondare la crescita e lo sviluppo spirituale della comunità degli uomini.

In questa visione totalizzante, quale sintesi valoriale dei principi fondamentali su cui è radicata anche la nostra Costituzione, gli Onori al Milite Ignoto non possono non costituire che la prima pagina di questo lavoro dedicato al Medagliere della Polizia di Stato.
Anche perchè quest’opera, scremata da ogni autoreferenzialità dell’appartenenza, và a collocarsi in quella cultura etico-morale, ove la generosità ed il sacrificio dei singoli, quale frammento di un più ampio disegno storico, costituisce elemento emblematico, vera stella polare del cammino esistenziale dell’uomo.

Ma, al di là delle trasposizioni valoriali, pare opportuno ripercorrere l’originario itinerario storico in cui si è formato questo Simbolo dei simboli, affidandoci, nei vari passaggi dall’ideazione alla realizzazione finale, alla pregevole ricostruzione fatta dal Ten.Col. Lorenzo Cadeddu nella sua opera intitolata “La leggenda del Milite Ignoto” e pubblicata, nell’estratto che qui di seguito riportiamo, dal Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche – Quaderno n. 4 (ottobre 1998) 80° della Vittoria 1918-98, Circolo che è detentore di copy write ed è titolare del dominio www.circolovittoriese.it – Per il materiale fotografico, si è attinto all’archivio di Achille Poli (Foto storiche) fotografo ufficiale di tutte le fasi delle onoranze con foto estratte da iacopogiliberto.blog.ilsole24ore.com nonché dal sito www.storiadetrieste.it.

 

La Leggenda del Milite Ignoto

di Lorenzo Cadeddu

Il Vittoriano

il Vittoriano

il Vittoriano

Per la verità il Vittoriano non ha mai avuto vita facile giacché fu oggetto di polemica sia sotto l’aspetto architettonico che dello scandalismo politico.
Tutto cominciò a Roma il 9 gennaio 1878. Alle ore 14.30 Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, moriva nel suo letto in una stanza al primo piano del Quirinale. Il successivo giorno 17, dopo un lungo e complesso cerimoniale, i resti mortali del sovrano venivano trasferiti, tra due ali di folla commossa, al Pantheon per esservi tumulati in una tomba provvisoria.
In tutta Italia la scomparsa del “Padre della Pa- tria” , così era soprannominato il sovrano, suscitò sentimenti di genuino cordoglio che culminarono nella creazionedi comitati che si proponevano di erigere in ogni comune monumenti funebri che celebrassero e tramandassero ai posteri le glorie del sovrano artefice dell’unita’ politica e geografica degli italiani. In tutti i comuni, dai più grandi ai più piccoli,
furono eretti monumenti, scoperte lapidi, intitolate vie e piazze.
Questo spontaneo movimento d’opinione non poteva passare inosservato ai politici e così nel 1881 il Governo, d’intesa con la Real Casa, bandì un pubblico concorso per la progettazione di un monumento funebre, dedicato al defunto sovrano, da erigersi in Roma.
Il concorso, aperto a tutti, superò le più ardite possibilità architettoniche: archi, piramidi, coni, colonne, statue equestri e non, furono le soluzioni proposte. In allegoria i bozzetti rappresentavano tutta la flora e la fauna sino ad allora conosciute. In bassorilievo erano raffigurati i principali avvenimenti e le più significative benemerenze acquisite dal sovrano ed alle quali il popolo era particolarmente legato.
Il concorso fu vinto da uno straniero, il francese Nenot che, intascato il premio di 50 mila franchi, non si domandò mai perché il suo progetto non venisse realizzato.
Il concorso venne riproposto il12 dicembre dell’anno successivo.
Questa volta il bando precisava che l’opera doveva essere realizzata sul Colle Capitolino, ritenuto più idoneo sotto il profilo storico-politico. Per l’esame dei progetti venne nominata una commissio-ne presieduta dall’On. Zanardelli, già Presidente del Consiglio e della quale facevano parte parla-mentari ed artisti.
Il 9 febbraio 1884, dopo due anni di discussioni, la Commissione attribuì il primo premio all’archi-tetto marchigiano Giuseppe Sacconi, artista giunto a Roma qualche anno prima quale studente di ornato. Al secondo posto la Commissione classificò l’architetto Manfredo Manfredi.
Il 10 gennaio 1885 il Sacconi ricevette il decreto di nomina a sovrintendente e direttore dei lavori che ebbero ufficialmente inizio il 22 marzo dello stesso anno con la posa in opera della prima pietra da parte di re Umberto I.
Il Sacconi non fece a tempo a vedere realizzata la sua opera giacchè si spense a Pistoia il 23 settembre del 1905.
La direzione dei lavori venne affidata unitariamente a tre architetti: Gaetano Kock, Pio Piacentini e quel tal Manfredo Manfredi già collaboratore del Sacconi e secondo classificato al medesimo concorso . Alle difficoltà di ordine architettonico, si aggiunsero polemiche scoppiate negli ambienti politici dell’opposizione circa i materiali impiegati per la realizzazione del monumento.
Il Vittoriano
Il Sacconi, infatti, aveva previsto che l’opera venisse realizzata in travertino,una pietra calda estratta nei colli laziali e che ben si intonava all’ambiente circostante.
Secondo l’opposizione, invece, la Commissione aveva imposto la realizzazione con marmo “bottici-no” il cui unico pregio era quello di essere estratto nella montagna bresciana, collegio elettorale dell’On. Zanardelli.
Per completare il monumento, sulla piattaforma che sovrasta la zoccolatura con la Dea Roma, venne situata una statua che rappresenta la gloria di Vittorio Emanuele II.
Anche per questa, nel 1889, venne bandito un concorso vinto dallo scultore friulano Enrico Chiaradia di Stevenà di Sacile. Il suo progetto, però, era completamente diverso da quanto immaginato dal Sacconi che avrebbe preferito l’immagine di un re assiso sul trono e la Dea Vittoria che gli pone sul capo un serto trionfale.
Anche la realizzazione di questa statua equestre innescò una polemica tra il Chiaradia ed il Sacconi. Quest’ultimo, che caldeggiava il progetto del secondo classificato, tale Cantalamessa, giurò che mai il cavallo del Chiaradia sarebbe salito sul Vittoriano.
Ma la speranza del Cantalamessa fu vana. La statua equestre a Vittorio Emanuele II è lì, dove ancora oggi può essere ammirata. Portata a termine nel 1910 da Emilio Gallori, per la sopravvenuta morte nel 190l del Chiaradia, l’opera richiese la fusione di circa 50 tonnellate di bronzo.
Per dare un’idea della grandezza dell’opera, esiste una rara fotografia scattata prima che la figura di Vittorio Emanuele II venisse incavalcata sul quadrupede: all’interno del ventre dell’animale si possono vedere undici eleganti signori che
banchettano attorno ad un tavolo.

Il Monumento al Milite Ignoto oggi

Il Monumento al Milite Ignoto oggi

Finalmente, il Vittoriano venne inaugurato il 4 giugno 1911 dal nuovo sovrano: Vittorio Emanuele III. Ma quello che doveva essere il monumento funebre a Vittorio Emanuele II, Padre della Patria, rimase vuoto sino al 4 novembre del 1921 allorché nella zoccolatura curvilinea, sotto la statua della Dea Roma, in un loculo ricavato da un unico blocco di botticino cavo all’interno, ebbe solenne sepoltura la salma di un soldato sconosciuto.
Davanti al significato morale e spirituale di questo simbolo, ogni disquisizione di intellettuali ed opinionisti ci sembra ben poca cosa, soltanto una bassezza umana.
Affinché sia più chiaro il significato di questo soldato sconosciuto che riposa al Vittoriano, mi piace sottolineare che
Il Monumento al Milite Ignoto oggi all’interno del mausoleo è stato allestito un “museo delle Ban diere” nel quale sono custodite tutte le Bandiere di guerra delle unità militari che hanno preso parte alle due guerre mondiali e delle unità costituite e disciolte a partire dal 1948, nascita della Repubblica.

 

La scelta del simbolo

Tutto può essere fatto risalire alla primavera del 1921, quando il colonnello d’artiglieria Giulio Douhet, italianissimo nonostante il nome, dalle colonne del settimanale “Dovere” di cui era direttore, lanciò l’idea di onorare i sacrifici e gli eroismi della collettività nazionale nella salma di un soldato sconosciuto che rappresentasse idealmente il marito, il figlio, il padre di quanti non avevano la possibilità di onorare le spoglie mai ritrovate del familiare disperso.
Ma nonostante la concordanza di tutte le forze politiche, la lenta burocrazia italica creava ogni giorno seri ostacoli alla sua realizzazione.
L’idea del Col. Douhet, frattanto, varcava i confini nazionali per essere recepita e realizzata da Francia, Inghilterra, Belgio e Stati Uniti prima che in Italia le Camere prendessero in esame la relativa proposta di legge.

Col. Giulio Douhet

Col. Giulio Douhet

Finalmente, nell’agosto del 1921 il disegno di legge venne presentato alle Camere e discusso: relatori l’On. Cesare Maria De Vecchi a Montecitorio e il Seno Del Giudice a Palazzo Madama.L’11 agosto il provvedimento veniva promulgato con il numero 1075 divenendo operante.
Il testo licenziato affidava al Ministro della Guerra la definizione
delle modalità esecutive per la designazione e per le onoranze da rendere alla salma del caduto senza nome.
All’epoca, il dicastero della guerra era retto dall’On. Luigi Gaspa- rotto, deputato di Sacile eletto alla Camera nel 1913 nel collegio elettorale di Milano. Sul Gasparotto, senza entrare nel merito della sua attività politica, si può dire che sebbene esentato dal prestare servizio militare perché parlamen-tare e nonostante i 42 anni ormai compiuti, rinunciò al beneficio, combatté la sua guerra meritando, tra le altre, una Medaglia d’Argento al Valor Militare per il comportamento tenutodurante la battaglia per la conquista di Oslavia.

 

MINISTERO DELLA GUERRA UFFICIO ONORANZE SOLDATO IGNOTO

N. 25 di Col. Giulio Douhet prot. Roma, 20 agosto 1921
Al Comando del Corpo d’Armata di Trieste
All’Ispettore per le Onoranze Salme – Caduti – Gorizia
e per conoscenza al Comando del Corpo d’Armata di Bologna – Verona – Milano – Al Ministero della Marina, alla Direzione Centrale Sanità al Comando Generale dei CC.RR., della Guardia di Finanza e R. Guardia di P.S. ed al Sindaco del Municipio di Udine ed a quello di Aquilea.

Il 4 novembre p.v. si renderanno in Roma solenni onoranze alla salma senza nome, di un soldato caduto in combattimento alla fronte italiana nella guerra italo-austriaca 1915-1918.

On Luigi Gasparotto

On Luigi Gasparotto

La salma che avrà sepoltura in Roma all’Altare della Patria, deve essere esumata nelle zone più avanzate delle nostre linee, dopo accurati e scrupolosi accertamenti perchè sia garantita l’autenticità che essa appartenga ad un soldato italiano caduto in combattimento.
Affido pertanto il delicato compito all’Ispettore per le Onoranze Salme Caduti (Sua Ecc. Ten. Gen. Paolini) e prescrivo che a tale scopo esso costituisca una speciale Commissione da lui presieduta e composta: del Colonnello Paladini, capo dell’Ufficio Onoranze Salme Caduti e di un Ufficiale Superiore Medico destinato da] Direttore tecnico delle Onoranze Salme Caduti di questo Ministero. Ne faranno parte quattro ex combattenti e cioè: un Ufficiale, un sotto ufficiale, un caporale ed un soldato, che l’Ispettore anzidetto farà designare dal Sindaco di Udine.
Fervente sostenitore dell’idea del Douhet, Gasparotto già il 20 agosto fu in grado di emanare le prime disposizioni organizzative per le solenni onoranze da tributare alla salma di un caduto in combattimen
to sul fronte italiano nella guerra italo-austriaca 1915-1918.
Per la circostanza, nell’ambito del dicastero della guerra venne costituito un Ufficio Onoranze al Soldato Ignoto e, le disposizioni a cui poc’anzi facevo riferimento, vennero inviate per competenza al Comando del Corpo d’Armata di Trieste, già 5° Corpo d’Armata e oggi l° Comando Forze di Difesa, e all’Ispettore per le onoranze alle salme dei caduti in guerra di Gorizia.
Per conoscenza ricevettero le stesse disposizioni alcuni altri comandi militari e i sindaci di Udine e di Aquileia. Articolate in un preambolo e tre paragrafi (esumazione della salma, cerimonia nella Basilica di Aquileia e trasferimento a Roma), le disposizioni prevedevano la nomina di una commissione “ad hoc” presieduta dal Ten.Gen. Giuseppe Paolini,Ispettore per le onoranze ai caduti in guerra di Gorizia e decorato di Medaglia d’Oro al V.M..
Fecero altresì parte della commissione il Col. Vincenzo Paladini, capo ufficio del Gen. Paolini, il Maggiore medico Nicola Fabrizi e quattro ex combattenti da designarsi a cura del Sindaco di Udine.
Avrebbe accompagnato la commissione, ma senza farne parte integrante, don Pietro Nani, cappellano militare e collaboratore del poeta Giannino Antona Traversi nella realizzazione del “cimitero degli invitti” sul Colle di Sant’Elia, oggi Redipuglia.
Circa l’esumazione delle salme, le disposizioni prescrivevano che le ricerche dovessero essere condotte “nei tratti più avanzati dei principali campi di battaglia:San Michele, Gorizia, Monfalcone, Cadore, Alto Isonzo, Asiago, Tonale, Monte Grappa, Montello, Pasubio e Capo Sile”.
Su ciascun campo di battaglia, alla presenza di tutti i membri della commissione, doveva essere ricercata ed esumata la salma di un caduto certamente non identificabile e, per ciascuna esumazione doveva essere redatto un verbale che precisasse tutte le cautele adottate durante l’esumazione.
Le undici salme, infine, dovevano essere sistemate in altrettante identiche casse di legno, fatte allestire a Gorizia e traslate nella Basilica di Aquileia entro il 27 ottobre.
Il successivo giorno 28, dopo la benedizione dei feretri, la mamma di un disperso in guerra avrebbe designato la salma che doveva essere onorata in eterno come “Ignoto Militi”.
La bara prescelta doveva essere collocata all’interno di una cassa di legno lavorato ad ascia e rivestita di zinco, fatta allestire a cura del Ministero della Guerra e quindi doveva essere trasferita a Roma mediante uno speciale convoglio ferroviario.
I rimanenti dieci soldati ignoti sarebbero stati tumulati nel cimitero retrostante la Basilica di Aquileia .
Queste le disposizioni del Ministro per l’attuazione delle quali mancava l’adempimento del Sindaco di Udine: la designazione degli ulteriori quattro membri della commissione.
Nel capoluogo friulano, intanto, i sindaci di Gorizia, Aquileia e Udine, si riunirono per mettere a punto alcuni problemi e stabilendo, tra l’altro, di chiedere a Gabriele D’Annunzio di partecipare all’ esumazione di una salma da ricercarsi alla foce del fiume Timavo.
La richiesta, formulata a mezzo telegramma, fu spedita il 12 settembre ed a mezzo telegramma il Comandante rispose: “Signor Sindaco di Udine grazie per l’altissima offerta. Manderò uno dei miei ufficiali con una mia lettera per chiarimenti e accordi. Primo cittadino saluto e intera città che amo ed ammiro profondamente”.
L’iniziativa dei tre Sindaci non rientrava nella loro discrezionalità ed in particolare in quella del Sindaco di Udine giacchè le disposizioni prevedevano la nomina di una sola commissione per tutte le esumazioni e senza occasionali inserimenti.
Mi sia consentito osservare a questo proposito che la natura egocentrica del poeta non avrebbe certamente favorito il sereno svolgimento delle ricerche e quindi la necessaria riservatezza sui lavori della commissione.
Si giunse così al 26 settembre. In quel giorno, con specifica delibera, il Sindaco di Udine, Luigi Spezzotti, designò i rimanenti quattro membri mancanti al completamento della commissione.
Risultarono designati:
- Ten. Augusto Tognasso di Milano, mutilato con 36 ferite;
- Serg. Giuseppe De Carli di Azzano Decimo, decorato di Medaglia d’Oro al V.M.;
- Cap.Magg. Giuseppe Sartori di Zugliano, decorato di Medaglia d’Argento al V.M.;
- Soldo Massimo Moro di Santa Maria di Sclaunicco, decorato di Medaglia d’Argento. Per completezza di trattazione dirò che vennero designati anche quattro membri supplenti:
- Colonnello Trivulzio Cav. Carlo – Udine5 medaglie di bronzo.
- Serg. Vaccaroni Ivanoe – Udine – una medaglia d’argento, due di bronzo e due croci di g.
- Caporal Maggiore MARANO Luigi. di Antonio –Persereano- Udine una medaglia d’argento. – Soldato Duca Lodovico di Antonio – Pozzuolo – una medaglia di bronzo.
Ciò avrebbe consentito alla commissione di funzionare anche in caso di temporanea indisponibilità di qualche membro effettivo.Con la stessa delibera venne approvata la coniazione di una medaglia commemorativa che l’artista udinese Aurelio Mistruzzi si era offerto di realizzare gratuitamente.
Del conio doveva essere realizzato un solo esemplare in oro da collocarsi sul coperchio della bara, un esemplare in argento per il Sovrano e venti esemplari in bronzo per alcune alte cariche dello Stato e per i Musei di storia patria di Udine, Aquileia, Gorizia e Roma.
Sulla stampa, intanto, venivano pubblicate alcune indiscrezioni circa il convoglio ferroviario che avrebbe trasportato il “Milite Ignoto” a Roma. Alcuni suggerivano di dare ai carri ferroviari la forma di nave mentre altri suggerivano la forma di carri romani…..
I designati membri della commissione vennero convocati presso la sede udinese dell’Ufficio per le Onoranze ai Caduti per una riunione indetta per le ore 09.00 di domenica 2 ottobre nel Palazzo Caiselli in via Palladio.
Alla riunione -durante la quale vennero definiti il piano per le ricerche, le modalità per la designazione e altri problemi organizzativi e logistici- partecipò tutto il personale comunque addetto ad operare con la commissione (autisti, falegnami, scavatori, ecc.).
Al termine, il Gen. Paolini pretese da tutti i convenuti formale giuramento che mai avrebbero rivelato i luoghi ove si sarebbero svolte le ricerche e, al termine della riunione, la commissione, attraverso la Strada Statale 13, Ponte della Priula, Bassano del Grappa e la statale della Valsugana, giunse a Trento.
Prima di inoltrarmi nella narrazione, è doverosa una precisazione a premessa. Ho detto che il Gen. Paolini fece giurare a tutti che mai avrebbero rivelato i luoghi in cui si sarebbero svolte le ricerche. Il mio lavoro, durato oltre quattro anni, ha preso le mosse dalla lettura e soprattutto dall’analisi di una sorta di diario lasciato scritto dal Tenente Tognasso. L’ufficiale, debbo dirlo a suo onore, non ha mai nominato località o precisato i luoghi nei quali si svolsero le ricerche. Tutto ciò che andrò raccontando è solo frutto di una mia personale interpretazione delle descrizioni fisiche dei luoghi fatta dall’ufficiale, suffragate da notizie provenienti da altre fonti.

 

Le ricerche delle undici salme.

Lunedì 3 ottobre 1921. La commissione muove da Trento per la ricerca della prima salma. Ha scritto il Tognasso: “…attraverso Rovereto, avvolta ancora nel silenzio del riposo e quando il sole stava per baciare le cime di quei monti che furono teatro di grandi gesta…”.
Dunque, la zona è vicino a Rovereto e dalla posizione del sole “..che bacia..” i monti è verosimile ipotizzare che la commissione abbia proceduto verso Est Sud-Est.Proprio a Sud-Est di Rovereto erano situati i punti più avanzati della massima penetrazione italiana: Zugna Torta, Coni Zugna, Costa Violina, Monte Forno ed altre località conquistate d’impeto nel 1915 e perse nel 1916 a seguito della “Strafe Expedition”.Nonostante le più accurate ricerche, tuttavia, non venne rinvenuta alcuna salma insepolta. Venne allora deciso di esumarne una tra quelle di ignoti sepolti in un vicino
cimitero di guerra che, come ha lasciato scritto il Tognasso, raccoglieva “..il maggior numero di eroi..”.Rifacendoci al 1921, il maggior cimitero di guerra del trentino sorgeva in località Lizzana, sul Colle di Castel Dante, proprio vicino a Rovereto.
All’epoca, vi erano tumulate 11.455 salme provenienti da circa 200 cimiteri più piccoli disseminati nella regione trentina.Di queste circa 6.000 appartenevano ad ignoti. Vale la pena di ricordare come
durante la guerra i caduti venivano tumulati, se possibile, in piccoli cimiteri allestiti a ridosso delle trincee e senza che venissero adottate particolari cautele.
I cadaveri venivano sepolti nella terra nuda, se possibile in fosse singole,molto spesso in fosse comuni.Nel caso in cui, dopo il combattimento, il campo di battaglia rimanesse in mano al nemico, tutto era affidato al suo buon cuore e non sempre questo aveva la possibilità o la volontà di occuparsi dei morti nemici.
Tra questi 6.000 caduti ignoti, dunque, è stata presumibilmente esumata la prima salma. Lo scavo venne eseguito a mano e pian piano vennero portate alla luce le diverse parti del corpo e, alla fine, per dirla con il Tognasso “…apparve un fante in atto di tranquillo e sereno riposo, vestito della sua uniforme e con indosso le giberne…”.
L’esame degli indumenti e degli effetti personali non lasciò presumere una sua possibile identifica-zione e la salma venne ricomposta in una delle undici casse fatte allestire a Gorizia.
Per la ricerca della seconda salma la commissione, attraverso il Pian delle Fugazze, si trasferì sul massiccio del Pasubio che per tutta la durata della guerra rientrò nel settore di competenza del 50 Corpo d’Armata, oggi 10 Comando Forze di Difesa. Il Tognasso ha lasciato scritto che da porte del Pasubio la commissione raggiunse “..la vetta più alta”.
Nel massiccio del Pasubio, sul versante Nord, tre sono le cime più alte e tutte e tre a ridosso l’una dell’ altra: Monte Palom (mt 2236), il Dente italiano e il Dente austriaco (mt 2200 e mt 2236 ).
I due Denti rappresentavano i punti in cui furono maggiormente sentiti gli effetti della particolare guerra che vi fu combattuta: guerra di mina e contro mina.
Vista l’impossibilità di combattere il nemico con sistemi convenzionali perchè fanterie ed artiglierie erano sapientemente riparate in caverna, entrambi i contendenti giunsero alla conclusione che per sloggiare il nemico fosse necessario minare la base della montagna in modo tale che ad ogni esplosione il franamento di grotte e gallerie seppellisse centinaia di combattenti.
Vediamo dunque, in quale punto del Pasubio possono essersi svolte le ricerche.
Escluderei il Monte Palom perchè più arretrato rispetto ai due Denti e perché vi era solo un osservatorio di artiglieria mai direttamente coinvolto nei combattimenti. Con maggior convinzione escluderei il Dente austriaco perché potevano esservi recuperate soltanto salme di caduti di quella nazionalità. Rimane, per esclusione, il Dente italiano che, peraltro, come dicevano le disposizioni ministeriali rappresentava il punto più avanzato raggiunto dagli italiani in quel tratto di fronte.
Qui, presumibilmente, furono condotte le ricerche che tuttavia non diedero alcun risultato. Come per la prima salma venne deciso di esumarne una da un vicino cimitero di guerra. Riferendoci al 1921, sul Pasubio esisteva un piccolo cimitero a ridosso del Dente italiano, proprio sull’area dove sorge l’arco romano fatto erigere dal comune di Schio a perenne ricordo dei caduti del Pasubio.Il cimitero si chiamava “di qui non si passa” ed era stato realizzato dai fanti della brigata” Liguria”. I resti esumati non presentavano segni per un possibile riconoscimento e così anche la seconda salma venne ricomposta in una delle undici casse fatte allestire a Gorizia.
In seguito le salme di questo e di altri cimiteri della zona vennero trasferiti nel maestoso Sacrario progettato dall’architetto vicentino Chemello e realizzato su uno sperone di roccia alla testata della Val Leogra. Le due salme vennero trasferite a Bassano del Grappa e sistemate nei locali della “Casa del Soldato” appositamente trasformata in camera ardente mentre la municipalità diffondeva un nobilissimo manifesto con cui salutava i due caduti che venivano affidati alla riconoscenza cittadina.
Per la ricerca della terza salma la commissione si recò sull’ Altipiano di Asiago e più precisamen-te sul Monte Ortigara. La circostanza ci è confermata da una notizia di cronaca riferita dal quindici-nale vicentino “Il Risorgimento” che iniziava proprio con queste parole: “..appena saputo dell’esu-mazione di un soldato ignoto sull’Ortigara…”
Anche qui le prime ricerche non diedero alcun risultato, ma alla fine la commissione si trovò, per la prima volta, davanti ai resti di un caduto rimasto lì, nel punto in cui era stato colto dalla morte.
Il segnale su cui tutti gli occhi si appuntarono fu una croce di legno seminascosta da una parete di roccia.Si cominciò a scavare con le consuete cautele finché apparve un soldato avvolto nella mantellina che la mano pietosa di un commilitone aveva rialzato sul viso quasi a volerlo preservare dal deturpante contatto della terra.Con infinite cautele si cercarono tra gli effetti personali indizi che ne consentissero l’identificazione, ma non venne rinvenuto nulla. Sembrava ormai che le ricerche fossero state portate a termine quando…….all’interno della giubba il tatto rivelò la presenza di qualcosa di consistente.
Si trattava di un pezzetto di latta, una specie di piastrino che i soldati avevano l’ordine di cucire all’interno della giubba e sul quale ad inchiostro erano riportate le generalità del soldato. Il piastrino in parola era illeggibile, ma la possibilità o la speranza che con qualche procedimento chimico lo si potesse rendere nuovamente leggibile, privò quella salma del requisito fondamentale: quello di “certamente non identificabile”.Ripresero le ricerche e dietro un albero venne rinvenuta una seconda croce. Solito scavo a mano e subito apparve chiaro che ci si trovava di fronte ad un caduto austriaco. La pietà, al di là delle convenzioni internazionali fece sì che quei poveri resti non fossero discriminati. Il cappellano militare li benedisse, dopo di ché vennero avviati ad un vicino cimitero di guerra che già raccoglieva molti soldati della stessa nazionalità.
Le ricerche ripresero nuovamente mentre l’animo di tutti veniva preso dallo sconforto. Ad un tratto, lo sguardo di tutti si appuntò su un crepaccio il cui ingresso era impedito da un groviglio di filo spinato. In genere il filo spinato è adottato per impedire il transito in un determinato punto.
Nella fattispecie non poteva trattarsi di un tratto di trincea presidiata perche non c’erano tracce di scavi di trincea.Bastò rimuovere il filo spinato per trovarsi davanti alle salme di due caduti. Al fianco avevano ancora i moschetti e nelle giberne cartucce prive dei caricatori. Il timore che qualche animale avesse potuto straziare quei corpi che non era possibile seppellire cristianamente, forse per l’imminente avanzata nemica, aveva suggerito ai commilitoni questa sbrigativa ma efficace iniziativa.Una delle due, ricomposta nella cassa di legno venne avviata a Bassano mentre l’altra, dopo aver ricevuto gli onori militari, venne tumulata in un vicino cimitero di guerra.
Non è dato sapere con quale criterio venne scelta la salma. Relativamente a questa esumazione, il Tognasso racconta che a Gallio una folla commossa attese la commissione per chiedere il privilegio di accompagnare la salma sino al limite del confine comunale.
La notizia è riferita anche dal quindicinale vicentino “Il Risorgimento” che precisa come l’incontro avvenne in via Campo, strada comunale ancora esistente e che collega Gallio con la frazione di Campomulo località, appunto, che adduce all’Ortigara. Questa, ove ce ne fosse bisogno, sarebbe una ulteriore prova circa la veridicità del diario di Tognasso.Affidata la salma alla pietà dei bassanesi, la commissione mosse per Cima Grappa, prescelta per la ricerca della quarta salma.
Dice il Tognasso che la salma venne rinvenuta sotto una croce in una valletta e che l’esame degli indumenti non rivelò elementi atti ad una sua possibile identificazione e, precisa ancora che la cassa nella quale vennero ricomposti i resti venne caricata su un mulo “…a causa dell’asperità del terreno che ne avrebbe reso difficoltoso il trasporto…”.
In quale punto del massiccio del Grappa venne esumata la salma non è precisato. Tuttavia, alcuni elementi lascerebbero intendere che le ricerche si svilupparono sul versante Nord in quanto è l’unica parte del massiccio a non essere completamente rocciosa e dunque idonea per uno scavo.Il secondo elemento è che su quel versante la pendenza è tale che un mulo può arrampicarvisi, mentre negli altri versanti il terreno è decisamente roccioso da non consentire lo scavo per una sepoltura per così dire “speditiva” e, in secondo luogo, la pendenza è tale da non consentire neanche ad un mulo di arrampicarvisi.
Lasciata Bassano con le quattro salme sino ad allora recuperate,la commissione partì per Coniglia-no effettuando una sosta sul Montello per ricercarvi la quinta salma.
Neanche qui, per quanto accurate fossero le ricerche, vennero rinvenute salme in sepolte e fu quindi deciso di esumarne una dal vicino cimitero di guerra che era stato allestito sul versante meridionale della collina. E’ bene ricordare che per quanto attiene ai cimiteri di guerra occorre sempre fare riferimento alla situazione del 1921 quando, dismessi i piccoli cimiteri a ridosso delle trincee, le salme venivano accentrate in aree cimiteriali più ampie che consentivano una più accurata manuten-zione delle sepolture.
Non erano stati ancora costruiti, però, i più maestosi sacrari ancora oggi esistenti e che risalgono agli anni ’30. Dunque, nel 1921 il cimitero di guerra del Montello sorgeva a quota 176 in località deno-minata “Colle sei de Zorzi”, proprio dove oggi sorge il grande Sacrario progettato dall’arch. Nori Romano. Il cimitero, allora, ospitava circa 9000 caduti dei quali più di un terzo ignoti.
Tra questi, dunque, venne esumata la quinta salma che, ricomposta in una delle casse fatte allestire a Gorizia, fu avviata verso Conegliano.Giunti in città i mezzi della commissione si diressero alla caserma “San Marco” e lì, le cinque bare vennero sistemate su altrettanti affusti di cannone che mossero, tra due ali di folla commossa, verso l’Oratorio della” Madonna della Salute” aperto per la circostanza.
A questo punto una piccola digressione merita di essere fatta. Delle cinque casse, sistemate all’inter-no dell’Oratorio, solo quattro erano avvolte nel tricolore mentre quella esumata sul Montello era nuda.In fretta si cercò tra le famiglie dei dintorni una Bandiera per ricoprirla. Il sacro simbolo fu offerto dalla famiglia del cav. Oreste Carraro, abitante proprio di fronte all’oratorio.
Oggi quel vessillo, è custodito come una reliquia a Venezia Lido, nella caserma “Pepe” sede del Reggimento lagunari “Serenissima” che la ebbe in dono dallo stesso cav. Carraro ormai prossimo alla morte.
Per la ricerca della sesta salma la commissione, affidate le salme ai coneglianesi, si trasferì sul basso Piave. Tra gli intendimenti della commissione v’ era quello di recuperare la salma di un caduto della Regia Marina. Di per sé, la Marina, difficilmente può avere caduti ignoti in quanto a bordo delle navi non vengono adottate quelle norme di sicurezza che usano le truppe di terra, come togliere dalle uniformi distintivi, mostrine, gradi, fregi e documenti personali prima di ogni combattimento.
Unica possibilità di esumare la salma di un marinaio, dunque, era quella di ricercarla in una zona in cui i marinai combatterono a terra come fanti. Le ricerche vennero condotte nella zona di Cortellazzo-Caposile dove il Reggimento di fanteria di marina “San Marco” combatte lungo l’argine di riva destra del Piave nel settore affidato alla Brigata “Granatieri di Sardegna”.
Per quanto accurate, comunque, le ricerche non dettero alcun esito per cui venne deciso di esumarne una dal vicino cimitero di guerra denominato “dei cannoni” e allestito a circa un chilometro dalla prima linea in località “Ca’ Gamba”, all’altezza dell’ attuale via Carrer. Tra le centinaia di altre salme, il cimitero “dei cannoni” così chiamato perché nel punto d’incrocio dei due viali ortogonali sorgeva un monumento in pietra d’Istria di forma tronco-piramidale con un bassorilievo raffigurante un pontone della Regia Marina e una iscrizione dettata da Gabriele D’Annunzio custodiva i resti di due decorati di Medaglia d’Oro al V.M.: il Ten.Vasc. Andrea Bafile del Reggimento Marina e del S.Ten. Giulio Susi del XXVI Reparto d’Assalto. All’ingresso del sacro luogo era stato posto un gradino della vicina chiesa,ormai distrutta, dedicata a S.Antonio e sul gradino una mano ignota aveva scritto:”Dic viator Romae nos te hic vidisse iacentes Dum sanctis patriae le gibus absequimur” che può essere tradotto come: “Passeggero, va a dire a Roma che ci hai visti qui, morti per obbedire alle sacre leggi della Patria”.
Quel cimitero oggi non esiste più.Le salme che vi erano tumulate sono state traslate al sacrario sul Lido di Venezia ed al suo posto è visibile un rigoglioso campo di mais…. Recuperata la sesta salma la commissione fece rientro a Conegliano apprestandosi al trasferimento a Udine. Per la prima volta nel capoluogo friulano vennero organizzate manifestazioni di un certo rilievo. Al loro arrivo in città le salme vennero sistemate su affusti di cannone ciascuno scortato da un plotone di soldati.Il corteo mosse dal piazzale antistante la stazione ferroviaria tra due ali di folla a stento trattenuta da un cordone di soldati e, attraverso la Porta Aquileia, salì al castello dove le salme vennero sistemate su un catafa1co allestito nella piccola chiesa di Santa Maria di Castello.
Per la ricerca della settima salma la commissione si trasferì in Cadore e precisamente a Cortina d’ Ampezzo che fu raggiunta da Tolmezzo, per il Passo della Mauria e Pieve di Cadore.
Le ricerche, riferisce il Tognasso, furono svolte sulle Tofane e sul Falzarego, ma non venne rinve-nuta alcuna salma insepolta.Come già attuato in analoghe circostanze, si fece ricorso all’esumazione di una salma tra quelle di ignoti di un vicino cimitero di guerra. A questo punto, nello scritto del Tognasso troviamo alcuni elementi sui quali riflettere.
Ha infatti lasciato scritto: “…le Tofane, le cime del Falzarego furono tutte esplorate invano poiché l’Ufficio Onoranze ai Caduti in Guerra già aveva raccolto le salme dei caduti e le aveva ricomposte in graziosissimi e pittoreschi cimiteri all’uopo costruiti fra l’ombre di abeti…”. Questo è il primo elemento: il cimitero si trova all’ombra degli abeti, cioè in un bosco. La seconda frase del Tognasso dice: “…chiamato a raccolta dalle campane della cattedrale un foltissimo stuolo di popolani si assiepò a Cortina per salutare il simbolo..”.
In questa frase il secondo elemento: la commissione non poteva essere troppo lontana da Cortina se poteva udire il clocchiare delle campane dal piccolo cimitero di guerra che doveva trovarsi in mez-zo ad un bosco. Nel 1921, lungo la rotabile che da Cortina raggiunge il Passo del Falzarego, sul Monte Crepa, a quota 1535, in località “Belvedere” era situato un graziosissimo cimitero di guerra le cui croci erano sistemate, appunto, all’ombra di abeti. Questo cimitero era sufficientemente vicino a Cortina da consentire a Tognasso ed agli altri membri della commissione di udire il suono delle campane della cattedrale. Oggi quel piccolo cimitero non esiste più. Al suo posto sorge maestoso il sacrario progettato dall’ing. Raimondi e noto come sacrario del “Pocol”. Anche questa salma raggiunse le altre nella chiesa di Santa Maria di Castello.
Per la ricerca dell’ottava salma la commissione, il 20 ottobre, si recò sul Monte Rombon. Anche qui l’indicazione di una salma in sepolta fu data da una croce in legno ormai marcito.Priva di elementi atti alla identificazione anche l’ottava salma fece il suo ingresso nel piccolo tempio all’interno del castello di Udine.Il 18 ottobre alle ore 14.00 le otto casse, sistemate su camion, attraversati i comuni di Manzano, Brazzano e Cormons giunsero a Gorizia.Al loro ingresso in città, dal castello una batteria d’artiglieria esplose 21 salve d’onore, mentre ex combattenti si affiancavano agli otto affusti di cannone sui quali erano state sistemate le bare.Ciascun affusto era trainato da sei cavalli:
Il corteo attraversò tutta la città sino a Piazza della Vittoria dove le salme vennero sistemate nella chiesa di Sant’Ignazio.Gabriele D’Annunzio, intanto, comunicava al sindaco di Udine che il giorno 24 ottobre si sarebbe fatto trovare alle pendici del Monte Hermada per l’esumazione di una salma lungo il corso del Timavo.
La nona salma fu rinvenuta durante le ricerche sul Monte San Michele, su un’altura ad Est del capoluogo isontino chiamata Monte San Marco. Vicino allo scavo di una trincea poco distante dall’obelisco con cappella votiva che rappresentava il punto di maggior penetrazione in quel settore, si cominciò a scavare sotto una croce e pian piano apparve il soldato che vi era tumulato.Non offrì nessun elemento per l’identificazione e fu dunque trasferito a Gorizia.
Per la decima salma le ricerche vennero effettuate a Castagnevizza del Carso in un tratto non molto distante da un monumento ossario. Un palo di legno con un pezzo di filo spinato ancora attaccato fece presumere di trovarsi in presenza di un tratto di trincea presidiato.
Pian piano le ricerche vennero estese fino a quando non venne notata una piramide di pietra che fu sufficiente rimuovere per portare alla luce i resti di un caduto.
L’Ufficiale medico cominciò a ricomporre i resti sino a quando non si ci rese conto che gli arti inferiori avevano dimensioni diverse….Molto verosimilmente si era in presenza di due salme.

Si ricominciò a scavare sino a quando non apparvero i resti di un secondo caduto. Per la prima volta la vista di quei resti martoriati scosse così profondamente il generale Paolini che ordinò a tutti di inginocchiarsi mentre il cappellano recitava una preghiera.Venne deciso di trasferire a Gorizia quella delle due che presentava il maggior numero di ferite.
Quella prescelta aveva le gambe spezzate appena sopra le ginocchia, un ampio squarcio al capo e ferite al torace. Presumibilmente era stato centrato da una granata.
Per l’ultima salma le ricerche vennero condotte in quel breve tratto di fronte compreso tra Casta-gnevizza e il mare.Anche su questa esumazione vi sono indizi precisi.

Aquileia-Cimitero degli Eroi. Luogo della Sepoltura delle 10 salme e di Maria Bergamas.

Aquileia-Cimitero degli Eroi. Luogo della Sepoltura delle 10 salme e di Maria Bergamas.

Come ho già detto, a questa esumazione avrebbe dovuto partecipare Gabriele D’Annunzio che tuttavia non si presentò ma mandò a dire che sarebbe stato spiritualmente presente.Mentre si attendeva l’arrivo del poeta, dice il Tognasso, lo sguardo di tutti si posò sull’Erma della 3^ Armata che recava incise le parole ammonitrici del Duca d’Aosta: “Rispettate il campo della morte e della gloria”. Dunque, la zona delle ricerche è sufficientemente delineata da questi tre elementi: l’Erma, il corso del Timavo e le pendici del monte Hermada.Durante le ricerche venne rinvenuto il bordo di un elmetto che fuoriusciva dal terreno. Si cominciò a scavare e pian piano si scoprì trattarsi di una fossa comune nella quale vennero contati almeno dieci teschi. Nell’impossibilità di ricomporre con certezza una salma, fu deciso di segnalare il ritrovamento al Comitato Onoranze ai Caduti in Guerra di Monfalcone. Si proseguirono le ricerche.
Poco distante dal luogo del precedente ritrovamento venne rinvenuta una croce di legno come le altre marcita dal tempo.L’esame dei resti del caduto che vi era sepolto non ne consentì l’identifica-zione e così anche l’undicesima e ultima salma fece il suo ingresso a Gorizia, nella chiesa di Sant’Ignazio. Gorizia celebrò per quegli undici, e per tutti i caduti che la guerra aveva preteso, una solenne messa funebre Composta dal goriziano Corrado Cartocci ed eseguita per la prima volta in occasione dei funerali di Re Umberto I.

 

Maria Bergamas e la scelta della Salma.

Maria Bergamas

Maria Bergamas

Circa la scelta della donna che avrebbe dovuto designare il “Milite Ignoto”,venne nominata una commissione della quale non è stato possibile conoscere la composizione. Si sa, però, che inizialmente la scelta cadde su tale Anna Visentini Feruglio, udinese, madre di due figli dispersi in guerra, uno dei quali decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare. La scelta non ebbe seguito poiché prevalse il concetto che la donna dovesse essere una popolana.
Si pensò, allora, ad una mamma livornese che si recò a piedi da Livorno a Udine alla ricerca del figlio disperso Venne considerato il caso di una mamma di Lavarone che, saputo dov’era tumulato il figlio, si recò in quel cimitero scavando da sola e con le mani la terra che ne ricopriva i resti quindi, trovate le ossa, dopo averle legate con un nastro tricolore, se le pose in grembo e le portò in paese seppellendole vicino a quelle del marito.
Infine, venne considerato il caso di una mamma che ebbe la forza di assistere ad oltre 150 esumazioni pur di trovare i resti del figlio…Tutto questo non parve sufficiente. Sembrava più significativo se la donna fosse stata la madre di un disperso irredento.
La scelta cadde su Maria Bergamas di Gradisca d’Isonzo madre dell’irredento S:Ten. Antonio Bergamas, decorato di Medaglia d’Argento al V.M., caduto sul Monte Cimone il 18 giugno 1916. Il giovane Bergamas era stato arruolato nel 1370 Reggimento di fanteria della Brigata “Barletta” con il nome di guerra di Antonio Bontempelli. Ricordo, per quanti non lo sapessero, che il nome di guerra era un nome fittizio con il quale l’Esercito italiano arruolava i volontari irredenti che, sotto il profilo giuridico, erano sudditi dell’impero asburgico. Dunque, Antonio Bergamas combatteva la sua guerra tra le file del nostro esercito.
Il giorno prima di morire, si offrì volontario per guidare con il suo plotone l’attacco del reggimento dicendo che come irredento spettava a lui l’onore di giungere per primo sui reticolati nemici.
Durante l’assalto superò illeso due ordini di reticolati ma al terzo venne raggiunto da una raffica di mitraglia e colpito con 5 colpi al petto ed uno alla fronte.Al termine del combattimento in tasca al giovane venne rinvenuto un pezzo di carta sul quale era scritto: “In caso di mia morte avvertire il sindaco di San Giovanni di Manzano, cav. Desiderio Molinari”.Solo al cav. Molinari, infatti, era noto che il S.Ten. Bontempelli non era altroche l’irredento Antonio Bergamas. La salma del giovane venne dunque rinvenuta e fu sepolta assieme a quelle dei caduti di quel giorno, nel vicino cimitero di guerra delle Marcesine sull’Altipiano dei Sette Comuni che, successivamente, sconvolto da un violento bombardamento non permise più il riconoscimento delle sepolture. Da quel momento Antonio Bergamas risultò ufficialmente “disperso”.
Torniamo a Gorizia: è il 27 ottobre!
Di buon mattino le undici bare vennero caricate su altrettanti automezzi in procinto di muovere per Aquileia.Tra le centinaia di corone che accompagnavano le undici bare ve ne era una di semplice fattura sul cui nastro si leggeva: “Al soldato Ignoto la vedova Cravos”.

Le undici salme nella Basilica di Aquileia

Le undici salme nella Basilica di Aquileia

Questa scritta ricordò ai goriziani un delitto consumato nel 1915 dall’ esercito asburgico che fece fucilare il Cravos reo soltanto di essersi proclamato italiano.L’uomo, infatti, era stato rimproverato da un ufficiale perche parlava italiano e Cravos rispose che parlava italiano perché era italiano.
L’indomani all’alba venne fucilato contro un albero alla periferia della città.
Da Gorizia a Gradisca d’Isonzo, a Romans d’Isonzo a Versa, a Cervignano ed infine ad Aquileia. Dappertutto fiori, gente genuflessa e tante lacrime.Giunte sul piazzale della Basilica le undici bare furono deposte dagli automezzi e portate a spalla all’interno del tempio.
La prima cassa era portata, tra l’altro, da due donne: la signora Emilia Pasquali Minder di Trieste e la signora Rina Pascoli, moglie del sindaco di Aquileia.Senza l’intervento di oratori ufficiali, alla sola presenza del Capitolo aquileiense e del popolo, alle undici bare venne impartita l’assoluzione e quindi vennero sistemate, cinque a destra e sei a sinistra dell’altare maggiore su due grandi catafalchi.Al termine del semplicissimo rito il tempio venne fatto sgombrare ed all’interno rimase il solo Ten. Tognasso con un manipolo di soldati. Tognasso ordinò ai soldati di cambiare la disposizione delle casse ed al termine, rimessi in libertà gli uomini, ne fece entrare altri ai quali fece ancora cambiare la disposizione delle bare e così per buona parte della notte.
No, non era impazzito Tognasso. La spiegazione di questo comportamento sta nel fatto che le parti-colari venature dei legni delle casse o la posizione dei chiodi sui coperchi poteva suggerire a qualche addetto ai lavori in quale tratto di fronte fosse stata recuperata la salma del “Milite Ignoto”.
Questo, era certamente l’ultimo tentativo per rendere comunque non identificabile la zona del ritrovamento.Già alle prime ore del 28 ottobre una folla immensa aveva invaso il piazzale antistante la Basilica.L’inizio della cerimonia, che sarebbe stata officiata da Mons. Angelo Bartolomasi, Vescovo di Trieste e primo Vescovo castrense (Ordinario Militare N.d.A.), era fissato per le ore 11.00.Al centro della navata era stato approntato un cenotafio sul quale sarebbe stata posta la bara prescelta.
Su un rudere di colonna romana era posta un’anfora contenente l’acqua del fiume Timavo. Sull’anfora , un nastro bianco recava la scritta: “imo ex corde Timavi”(dal profondo del cuore o Timavo nda). La stessa frase, dettata da Gabriele D’Annunzio per la sepoltura del fraterno compagno Magg. Giovanni Randaccio, caduto alle sorgenti del fiume durante un attacco verso Duino. All’ora fissata vennero aperti i portoni del tempio ed autorità e semplici cittadini vennero ammessi all’interno.Alle madri e vedove di guerra presenti venne riservato un palco allestito a destra dello altare.Le massime autorità politiche e militari erano tutte presenti. All’improvviso, all’interno del tempio giunse una voce imperiosa che impartiva ordini ad un reparto in armi e di seguito si udirono le note della “Marcia Reale”.

La scelta della Salma

La scelta della Salma

Era giunto il Duca d’Aosta, l’Invitto comandante della 3^ Armata e la cerimonia poteva avere inizio. Al termine del rito funebre di suffragio, dopo che l’ officiante ebbe asperso le bare con l’acqua del Timavo, quattro decorati di Medaglia d’Oro -Gen. Paolini, Col. Marinetti, on. Paolucci e Ten. Baruzzi- si avvicinarono a Maria Bergamas porgendole il
braccio.
La donna, con movimenti quasi irreali, mosse verso i feretri. Nel silenzio del tempio potevano udirsi i singhiozzi degli astanti.Lo stesso Duca d’ Aosta ed il Ministro Gasparotto avevano gli occhi umidi di pianto. Maria Bergamas s’inginocchiò davanti all’altare.
Sentiamo come ha descritto quel momento così drammatico ed intenso il Ten. Tognasso: “…lasciata sola, parve per un momento smarrita. Teneva una mano stretta al cuore mentre con l’altra stringeva nervosamente le guance. Poi, sollevando in atto d’invocazione gli occhi verso le navate imponenti, parve da Dio attendere ch’ei designasse una bara come se dovesse contenere le spoglie del suo figlio .
Quindi, volto lo sguardo alle altre mamme,con gli occhi sbarrati, fissi verso i feretri, in uno sguardo intenso, tremante d’intima fatica, incominciò La scelta della Salma il suo cammino. Trattenendo il respiro giunse di fronte alla penultima bara davanti alla quale, oscillando sul corpo che più non la reggeva e lanciando un acuto grido che si ripercosse nel tempio, chiamando il figliolo, si piegò, cadde prostrata e ansimante in ginocchio abbracciando quel feretro…”.
La tensione della folla si scaricò in urla strazianti e pianto a dirotto. All’esterno del tempio campane suonarono a tocchi gravi e profondi mentre alcune batterie d’artiglieria, posizionate nelle campagne adiacenti, esplodevano salve d’onore.
Era uno strano duetto, come un canto di morte e di gloria. Sul sagrato del tempio, la banda della Brigata “Sassari” intonò per la prima volta in modo ufficiale l’inno che sarebbe divenuto il simbolo di tutte le cerimonie dedicate ai caduti: “La leggenda del Piave”, scritta nel 1918 da Giovanni Gaeta,impiegato postale più noto con lo pseudonimo di E.A. Mario.

 

Trasferimento della salma a Roma e tumulazione all’Altare della Patria.

La salma prescelta venne sollevata da quattro decorati e la cassa venne posta all’interno di un’altra cassa in legno massiccio rivestita all’interno di zinco. Sul coperchio venne fissata un’ artistica teca in argento lavorato a sbalzo,opera dell’ artista udinese Calligaris, dentro la quale era stata fissata la medaglia commemorativa fatta coniare dai comuni di Udine, Gorizia e Aquileia. Sempre sul coperchio della cassa venne fissata una alabarda in argento, dono della
città di Trieste.

Il Convoglio speciale che trasferì la salma da Aquileia a Roma

Il Convoglio speciale che trasferì la salma da Aquileia a Roma

Il rito terminò alle 12,20 e, al termine, il tempio venne aperto all’omaggio del popolo.
Alle 15.00 il Duca d’Aosta unitamente al Ministro della Guerra ed alle altre autorità, giunsero nuovamente sul piazzale antistante la basilica. Il sarcofago venne posto su un affusto di cannone trainato da sei cavalli bianchi bardati a lutto ed il corteo, formatosi spontaneamente, mosse verso la Stazione ferroviaria.
Il convoglio speciale che trasferì la salma da Aquileia a Roma.
Qui era stato approntato un convoglio speciale ed in particolare era stato predisposto un pianale artisticamente lavorato e progettato dall’architetto triestino Cirilli.
Ufficiali salirono sul treno, sollevarono la cassa ancorandola su un altro affusto di cannone fissato sul pianale. Il Duca d’Aosta, irrigidito sull’ attenti, saluta militarmente, la banda suona “La leggenda del Piave” ed al capotreno, il cervignanese Giuseppe Marcuzzi, pluridecorato al Valor Militare, toccò l’onore di far partire il convoglio e con questo atto si chiuse l’intensa giornata di Aquileia.
Il convoglio raggiunse Roma il 2 novembre dopo aver sostato per la notte a Venezia, Bologna, Arezzo e alla stazione di Roma-Portonaccio.Lungo tutto il percorso il popolo attese commosso il passaggio del convoglio.Intanto a Roma furono fatte affluire le Bandiere di tutti i reggimenti che presero parte al conflitto e i Gonfaloni dei comuni decorati al Valor Militare che vennero custodite al Quirinale nel cosiddetto “Salone dei Corazzieri”.

Le Onoranze a Piazza Venezia il 4.11.1921 Giorno della Tumulazione

Le Onoranze a Piazza Venezia il 4.11.1921 Giorno della Tumulazione

Il 2 novembre, all’arrivo del convoglio alla stazione Termini, le Bandiere erano allineate lungo i binari. Ad attendere il convoglio stava tutta la famiglia reale al completo. All’arrivo del treno si formò il corteo che accompagnò il feretro sino alla Basilica di Santa Maria degli Angeli in piazza dell’Esedra.Il rito fu breve ed al termine il tempio venne aperto alla devozione dei romani. Le cronache di quel giorno raccon- tano di una mamma che pregava gli astanti affinché aprissero la bara perchè dentro, ne era certa, c’era suo figlio. Giunse, infine, la fatidica giornata del 4 novembre, terzo anniversario della vittoria.
Ad Aquileia non era previsto l’intervento di altissime autorità, ma la cerimonia riuscì ugualmente commovente e significativa. Il rito venne celebrato da Mons. Celso Costantini, Vescovo di Fiume, già arciprete della Basilica. Sua e di Ugo Ojetti l’idea di trasformare il retro della Basilica in cimi-tero di guerra. A lui toccò il compito di dare sepoltura ai dieci commilitoni del “Milite Ignoto”.
Al termine del rito, sul piazzale antistante la Basilica, Mons. Costantini recitò una preghiera di suffragio da lui stesso composta e di cui è stato possibile recuperare il testo. Prima di recitarla, però, invitò i presenti ad inginocchiarsi .Il Colonnello Paladini, direttore di cerimonia, lanciò forte il comando “in ginocchio” ed anche i reparti militari assunsero questa inconsueta posizione già in uso nell’ esercito pontificio.Le salme, portate a spalla all’interno del cimitero, vennero pian piano calate nella fossa ai piedi dell’altare appositamente allestito e progettato, come il convoglio ferroviario, dall’ architetto Cirilli.
L’Alto prelato gettò una manciata di terra e tutti vollero imitarlo. Mentre il popolo sfilava commosso, da dietro una grande siepe d’alloro un quintetto d’archi diretto dal M° D’Arienzo intonò “1′Ave Maria” di Gounod.
Nel 1952 a Trieste, non ancora ricongiunta all’Italia, moriva Maria Bergamas. Bisognò attendere il 1954 per tumularne le spoglie -a cura dell’ Associazione Nazionale del Fante- nella stessa fossa nella quale giacciono i 10 soldati ignoti.
A Roma, intanto, tutto era pronto per rendere l’estremo saluto al “Milite Ignoto”. Il mausoleo del Vittoriano andava riempiendosi.Ai lati del loculo ricavato sotto la statua della Dea Roma avrebbero preso posto i membri della famiglia reale, il Gabinetto al completo e i diplomatici accreditati.
Sulla scalea di destra presero posto le madri e vedove di guerra, mentre su quella di sinistra i decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare ed il personale della Croce Rossa Italiana. Un settore ai piedi della grande scalea venne riservato ai mutilati su particolari carrozzelle.
Alle ore 09.00 in punto, da tutti i forti della Capitale si cominciò ad esplodere, ad intervalli regolari, salve d’artiglieria, mentre tutte le campane delle chiese romane iniziarono a suonare a gloria.
Per disposizione del Governo in tutti i comuni del regno alla stessa ora doveva essere sospeso qualsiasi lavoro e le campane dovevano suonare a gloria. La cassa con i resti mortali del “Milite Ignoto” venne portata a braccia fuori dal tempio e sistemata su un affusto di cannone. Decorati al Valor Militare presero posto ai lati del feretro seguito da venti madri e venti vedove di guerra.Dietro venivano il Ministro della Guerra On. Gasparotto e quello della
Marina Amm. Bergamasco. Apriva il corteo un plotone di carabinieri a cavallo ed un reparto in armi in cui, oltre ad esercito e marina, erano inquadrati ascari eritrei e libici del Corpo delle Truppe Coloniali, Guardie di Finanza e agenti di Pubblica Sicurezza.
In due blocchi seguivano 753 tra Bandiere e Labari di unità militari e Gonfaloni dei comuni decorati al Valor Militare. Il feretro era preceduto, nell’ordine, dalla banda dell’81° Reggimento di fanteria della Brigata “Torino”, dal Generale Grazioli, artefice della battaglia di Vittorio Veneto e che due anni dopo comanderà il 5° Corpo d’Armata, ed una grande corona d’alloro, dono dell’Esercito, portata da due soldati.Chiudeva il corteo un blocco di 1800 Bandiere delle Associazioni Combattentistiche. Il corteo, da piazza Esedra si snodò lungo via Nazionale per giungere nella piazza Venezia. Incalcolabile la folla lungo il percorso e le Bandiere alle finestre. Mentre il corteo muoveva dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli, il Re e la Real casa giungevano al Vittoriano.
Vittorio Emanuele III dava il braccio alla Regina madre, mentre il Presidente del Consiglio on. Bonomi accompagnava la Regina Elena
Alle ore 09.30 la testa del corteo fece il suo ingresso nella piazza. Man mano che i reparti giunge-vano nell’immenso piazzale si schieravano ai lati mentre le Bandiere di guerra delle unità prosegui-vano sino alla gradinata del monumento, scaglionandosi su due file.

La Tumulazione del Milite Ignoto

La Tumulazione del Milite Ignoto

Allorché l’affusto di cannone giunse alla base della scalea, il generale Ravazza, Comandante del Corpo d’Armata di Roma, ordinò alle truppe di presentare le armi mentre gli alfieri inclinavano le Bandiere. Due decorati, precedendo la bara, recavano la corona d’alloro fatta allestire dal Re. Altri otto decorati portavano a spalla il feretro.
Sotto la statua della Dea Roma le regine e le principesse, in ginocchio, piangevano. Anche il Re ed i principi, sull’attenti, a stento trattenevano le lacrime.Le salve d’artiglieria non riuscivano a coprire il pianto delle madri e delle vedove di guerra.Il sarcofago venne deposto sulla pietra tombale che di lì a poco si sarebbe definiti- vamente chiusa.Il Re, pallido in volto, avanzò verso la cassa appuntando, sulla Bandiera che sovrasta il coperchio, la Medaglia d’Oro al Valor Militare che egli stesso “motu proprio” aveva concesso .I tamburi delle bande, fasciati a lutto e con le corde allentate com’era d’uso nell’esercito piemontese, segnavano il
momento con mistico rullio.
Vennero azionati gli argani e la bara scomparve lentamente dietro la lastra di marmo che lentamente si chiuse.
I tamburi aumentarono il loro straziante, ossessionante rullio.
Erano le ore 10.36 del 4 novembre 1921.

 
 

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Il nuovo sito di ANPS Arezzo

15 Settembre 2013

 

Le ragioni di una scelta

Rinnovare il sito Anps-Arezzo ha il sapore dell’ennesima sfida, di una scelta di rigenerazione che tutti abbiamo sentito come necessaria ed imprescindibile.

I nostri grandi vecchi, quelli con la fronte alta ed il cuore grande, irriducibili nell’impegno convinto e nell’altruismo , capaci di testimoniare i valori dell’essere con l’agire quotidiano, ora non ci sono più . Piano piano , uno alla volta, nella subdola solitudine del trapasso, li ha portati via il destino degli uomini.
E ci hanno lasciato un gran vuoto. Con la perdita del Cav. Sergio Marchino, l’ultimo dei grandi vecchi, forse il più grande, è stato consegnato al nuovo Consiglio il testimone e l’onere di proseguire il loro impegno ricco di operosa idealità.

Interiorizzato l’ultimo dolore, sulla memoria di questo autentico patrimonio valoriale è maturata la spinta per proseguire ed andare oltre. Ne sono emerse, così, le linee programmatiche di questo nuovo sito che vorremmo capace di perseguire due obbiettivi ambiziosi.

Da una parte rinnovare e sviluppare l’entusiasmo attorno al sodalizio sezionale accrescendone adesioni e partecipazione, soprattutto nel mondo del personale in servizio.

Ufficio di Presidenza ed i collaboratori del Sito

Ufficio di Presidenza ed i collaboratori del Sito

Dall’altra di continuare ad essere elemento propulsivo verso l’Associazione tutta, ripercorrendone la sua storia, cercando di dare corpo reale ai contenuti della sua tradizione ed al culto dei suoi caduti, costituendo una vetrina per il volontariato e la protezione civile, un punto di riferimento per le problematiche assistenziali e previdenziali. In poche parole, un centro telematico vivo e di facile frequentazione, punto di incontro e dibattito fra tutti gli associati ed i responsabili delle sezioni, un luogo dove ritrovare le proprie radici e discutere sul proprio avvenire e sulla presenza operativa dell’ANPS nella società civile.

Certo si tratta di un progetto molto impegnativo ed ambizioso che vuole esaltare, raccogliere e confrontarsi con le forze vive del sodalizio. Non sappiamo in che misura riuscirà e quanto sarà coinvolgente in un ambiente per tendenza prudenziale verso il nuovo.
Ma ciò che importa è l’empatia con i nostri vecchi, perché loro di lassù, con la tenerezza dei saggi, ci approvano e ci incoraggiano. A noi tutti l’onere di mantenere alto l’impegno per non deluderli e soprattutto per provarci.

 

Il Consiglio Direttivo Sezionale

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