MILITARI RIFORMATI – APPLICAZIONE DEL “MOLTIPLICATORE”
AUSILIARIA E BENEFICIO COMPENSATIVO
IMPORTANTE SENTENZA CC MOLISE 6/10/2017

Al personale militare riformato, anche a seguito di patologie non dipendenti da causa di servizio, che abbia maturato il trattamento pensionistico in regime misto o contributivo (escluso il retributivo), è stato riconosciuto in via giurisprudenziale, il diritto alla maggiorazione della pensione in ragione dell’applicazione dell’art. 3, comma 7 D. Lgs 165/1997, indipendentemente dall’avere raggiunto i limiti di età.
Questa è in sintesi la recentissima statuizione, peraltro definitiva, in quanto non impugnata tempestivamente dall’Istituto Previdenziale, della Corte dei Conti della Regione Abruzzo, su ricorso di un solerte sottufficiale (brigadiere) della Guardia di Finanza.
 
La Corte dei Conti della Regione Abruzzo, che in tal senso si era già espressa nel 2012, ha ribadito che il personale militare escluso dall’applicazione dell’istituto dell’ausiliaria, poichè collocato in quiescenza per riforma prima di aver raggiunto i requisiti di età richiesti per poter usufruire dell’ausiliaria, ha comunque diritto al beneficio compensativo di cui all’art. 3,comma 7, del D. Lgs. 165/1997, che prevede: il montante individuale dei contributi è determinato con l’incremento di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio moltiplicata per l’aliquota di computo della pensione“.
 
Questa interpretazione è stata ribadita dalla sentenza n° 53/2017 della Corte dei Conti Molise, la quale per chiarezza e incisività interpretativa, assume a parere delle scriventi, valore dirimente.

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L’articolo di approfondimento che segue presenta tre distinte sezioni: nella prima viene esaminato l’istituto dell’ausiliaria e i requisiti necessari per poterne usufruire; nella seconda è delineato l’ambito di applicazione del beneficio compensativo di cui all’art. 3, comma 7, del D.Lgs. 165/1997; infine, nella terza sezione, sono affrontati i maggiori problemi applicativi dei due istituti che interessano principalmente i militari e il personale delle Forze di Polizia a ordinamento civile e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco cessati dal servizio per riforma senza aver raggiunto i limiti di età per la pensione.

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Il Sacrario della Polizia di Stato
La sua storia nella storia

001

Quello della Polizia di Stato può essere definito l’ultimo dei Sacrari costruito in Italia. Inaugurato il 16.7.2004 su progetto del maestro Mario Ceroli, ha mantenuto in un’intima continuità la sua riservata ubicazione posta all’interno della sede storica oggi occupata dalla Scuola Superiore di Polizia. Nato dalla totale rinnovazione del Sacrario concepito dal prof. Arcuri ed ufficializzato il 18 ottobre 1942 dal Capo della Polizia Carmine Senise, il nuovo complesso monumentale è espressione di quella cultura della pubblica sicurezza che, prendendo le mosse dal rinnovellamento voluto da Angelo Vicari, si è venuta consolidando progressivamente dopo la riforma del 1981.
Autentico Tempio della memoria, affidata al richiamo di semplici componenti simboliche ed allo sfumato cromatismo del bleu, compare vestito nelle sue pareti da uno, cento, mille ed ancora mille e più frammenti di percorsi esistenziali volutamente posti al di fuori dei confini del tempo per essere calati nella dimensione umana. Un messaggio intriso di modernità, capace di ridisegnare e storicizzare nella sua completezza il passato per affidare all’uomo del futuro ed alla sua memoria la più autentica tradizione sociale della Polizia. Un messaggio elementare ed essenziale che lo rende unico e diverso, perché assume “il Dovere e le sue Vittime” quale esclusivo parametro di riferimento del sacrificio umano spogliato da ogni connotato ideologico e religioso, così intensamente presente in tutti gli altri monumenti ai Caduti che lo hanno preceduto.

I Sacrari nella storia

I Sacrari, come complessi architettonici o monumentali, hanno quali antesignani, anche se con connotazioni ideologiche diverse, gli Ossari ottocenteschi sorti per onorare i caduti delle guerre risorgimentali 1°) ed i Cimiteri di Guerra.
Nei primi anni venti del novecento, in un periodo storico caratterizzato da forti conflitti politico-sociali, sorge la necessità di riorganizzare il numero altissimo di cimiteri di guerra , spesso costituiti ai margini dei campi di battaglia, per rispondere ad una duplice esigenza sociale. Una prima di carattere logistico, costituita dalla necessità di concentrare sempre nei teatri bellici della prima guerra mondiale, il numero elevatissimo di salme, circa 650.000 di cui oltre 60.000 rimaste ignote, disseminate in oltre 2876 cimiteri. Ed una seconda, di carattere etico, legata alla necessità di elaborare il lutto per un numero così alto di caduti da commemorare con nuovi culti e liturgie che tenessero conto di come il conflitto fosse stato un’esperienza di massa. Un’esperienza che aveva coinvolto milioni di cittadini e che andava ricordata, celebrata ed onorata nella sua drammatica dimensione di eroica abnegazione nazionale.
Nasce così e si afferma gradualmente “il mito collettivo dell’esperienza bellica ed il culto nazionale del caduto” che trova la sua prima solenne espressione, con grandi manifestazioni di partecipazione popolare, nell’ottobre del 1921 in occasione del trasferimento da Aquileia della salma del Milite Ignoto e della sua sepoltura nel Sacello dell’Altare della Patria in Roma 2°).
Da quel momento storico, il culto dei caduti assurge a culto di Stato, via via logisticamente gestito dal suo apparato amministrativo 3°). I cimiteri di guerra, ubicati nei territori bellici del nord Italia, vengono inizialmente concepiti come luoghi da calare in una “architettura del silenzio” e della riflessione che affida la sublimazione del sacrificio individuale alla perpetuità del tempo ed alla memoria dei posteri.
Questa concezione laica e liberale, tradotta nella sua espressione estetica e monumentale da una architettura novecentista non sempre uniforme, trova la sua più alta e compiuta espressione ideologica e simbolica nella realizzazione del Cimitero degli Invitti.

Cimitero degli Invitti

Fig. 2 Foto aerea del Cimitero degli Invitti

Realizzato sul Colle Sant’Elia (Fogliano di Redipuglia) per celebrare i caduti della III Armata nelle battaglie sull’Isonzo e sul Carso, viene inaugurato il 24 maggio 1923 da Mussolini e da Emanuele Filiberto duca D’Aosta 4°). Con le tombe distribuite su sette settori disposti a gironi concentrici in un percorso di circa 22 chilometri, sostituisce le lapidi tradizionali ed accompagna la presenza di simboli religiosi con cimeli di guerra, armi ed oggetti di uso quotidiano in trincea posti a ricordo del caduto. Su ogni tomba versi, motti o pensieri che esaltano l’epos popolare del sacrificio individuale e che solo nella loro intima e soggettiva sommatoria coniugano la gloria dei combattenti e con essa la gloria di un popolo.

Ingresso del Cimitero degli Invitti

Figura 3 Ingresso del Cimitero degli Invitti

Per la prima volta, in una società marcatamente classista ed ancora connotata dall’anticlericalismo della questione romana, viene celebrata ed esaltata la figura del soldato comune e la pietas che ne segna il destino. Per la prima volta specifici spazi di sepoltura, non solo ossari, vengono riservati alle salme degli oltre sessantamila militi rimasti ignoti ed offerti come luogo tangibile del cordoglio dei familiari. Ma questa celebrazione monumentale della morte in guerra del soldato, posta in una visione intimista del destino dell’uomo e calata in una “architettura necessaria” 5°) come ebbe a definirla Margherita Sarfatti, subirà presto, da lei stessa ispirata e sostenuta, una diversa interpretazione ideologica. Così il “Mito collettivo dei caduti”, che il Modernismo Futurista celebrava nell’aspetto epico ed estetico della “bella guerra vittoriosa” e “dell’uomo nuovo”6°), si verrà ad identificare progressivamente con quello della Vittoria, per coniugarsi nella trasposizione dei profili valoriali che l’avevano caratterizzata con l’ideologia fascista e con la sua rivoluzione.
Nella Commissione Nazionale per le Onoranze ai Militari d’Italia e dei Paesi Alleati Morti in guerra, costituita nel 1919 (R.D. 13.4.1919) e posta sotto la guida del Maresciallo d’Italia Armando Diaz quale organismo centralizzato nel Ministero della Guerra, viene istituito l’Ufficio Centrale per la Cura e le Onoranze alle Salme dei Caduti di Guerra (in acronimo COSCG). Questo organo esecutivo del Dicastero, opererà prima in Udine e dal 1927 in Padova sotto la direzione del generale Giovanni Fracovi. Compito dell’Ufficio fu quello di individuare tutte le salme presenti nel vasto campo delle operazioni belliche della prima Guerra Mondiale, riesumarle, identificarle e raccoglierne le ossa, per destinarle ai luoghi celebrativi di sepoltura collettiva. Mantenuta l’apertura dei cimiteri militari di Arsiero, Santo Stefano di Cadore ed Aquileia, vengono portati a compimento, in questo periodo il Cimitero degli Invitti (1923), l’Ossario del Pasubio (1926) e l’Ossario del Monte Cimone (1929). Inoltre, nella competizione delle progettazioni architettoniche che offrono soluzioni simboliche alternative agli scenari dei teatri di sepoltura, vengono riorganizzati, ampliati e predisposti per il loro assetto definitivo gli altri Sacrari 7°) presenti nei territori bellici.
Con la Legge 877 del 12.6.1931, risolta la questione Romana con i Patti Lateranensi ed ormai compiuta l’opera di fascistizzazione dell’Italia con il “Plebiscito” del marzo del 1929, viene accentrato il controllo politico sulla progettazione e realizzazione dei vari Sacrari per l’esaltazione e glorificazione dei profili epici della Vittoria in un rinnovato connubio simbolico con le componenti religiose. E’ l’anno in cui, raccogliendo l’idea di Emanuele Filiberto Duca d’Aosta 8°), viene concepito e si inizia a progettare il trasferimento del Cimitero degli Invitti posto sul Colle Sant’Elia a quello che sarà, collocato sul versante occidentale di Monte Sei Busi, il Sacrario Monumentale di Redipuglia che verrà inaugurato da Benito Mussolini il 19 settembre 1938 in occasione del ventennale della vittoria.

Liturgia della morte e Sacrari fascisti

004

Alla creazione del mito del soldato caduto in guerra, alimentato e posto al centro dell’azione statuale di concentrazione e celebrazione monumentale dei caduti nella Grande Guerra, si affianca e consolida all’interno del Partito Nazionale Fascista il culto del littorio, dei suoi riti simbolici e della funzione vitalistica e rigeneratrice dei suoi caduti. I funerali degli squadristi, sin dal 1919, sono cerimonie che rispondono ad una diversa ritualità non più legata alla liturgia del cordoglio o del rimpianto, ma fondata sulla celebrazione della rinascita attraverso il sacrificio della vita per la rivoluzione fascista. La sua celebrazione si ammanta di una veste di laica sacralità che culmina con la “conclamatio”, il rito dell’appello che vuole alla solenne chiamata del nome del defunto, la risposta corale dei partecipanti col grido “Presente”.
In una concezione eroica dell’esistenza umana tutta protesa all’affermazione dell’ideologia fascista, la vita trascende la morte, nutrendo del sangue dei suoi caduti la perpetuazione di una rivoluzione che si vuole in cammino perenne e che erige, nel culto dei martiri fascisti per la causa, uno dei suoi miti fondanti. Così il 1.2.1931, in occasione della presentazione dell’Albo d’Oro che elenca 360 Caduti della MVSN, viene inaugurato presso il Comando Generale della Milizia in Roma, via Romania il primo dei sacrari fascisti. Successivamente saranno eretti gli altri monumenti quale martirologio dei caduti per un avvenire radicato sulla romanità e sulle ambizioni imperiali. Anche per una parte della loro realizzazione, vengono effettuate le traslazioni delle salme per concentrarle in luoghi pubblici da proporre alla comunità sociale come cuore pulsante della rivoluzione fascista.

Certosa Bologna Sacrario ai Caduti Fascisti

Fig.5 Certosa Bologna Sacrario ai Caduti Fascisti

La prima cerimonia per l’inumazione di 52 salme di squadristi si svolge nella Certosa di Bologna (22-23 ottobre 1932) collegata alle celebrazioni del decennale della marcia su Roma. Negli stessi giorni, il 27 ottobre 1932, Mussolini inaugura a Palazzo Littorio la cappella dei “Caduti della Rivoluzione Fascista” il cui impianto sarà modello della successiva architettura commemorativa del Sacrario di Monte Grappa e di Redipuglia. Il 24 marzo 1933, la inaugurazione al Cimitero del Verano in Roma della Cappella dei caduti con la raccolta di dodici salme. Ed ancora il 27.10.1934 la tumulazione di 37 salme di fiorentini nella cripta della Basilica di Santa Croce in Firenze, per poi seguire con le celebrazioni intercorse in Ferrara il 20 dicembre del 1936 e la tumulazione di 10 caduti avvenuta in Siena il 27 novembre del 1938 nella cripta di San Domenico 9°).
Tutte espressioni di una centralità politica ed ideologica del rapporto con i caduti che portò il PNF ad emanare nel 1932 precise disposizioni ed a prevedere appositi finanziamenti, affinché in ogni Casa del Fascio, come a Roma nel Palazzo Littorio, si istituisse una Cappella-Sacrario per i martiri nella quale, anche senza la presenza fisica dei corpi, si svolgessero le cerimonie in onore dei caduti 10°).

La complementarità fra religione e politica

006

Con i Patti Lateranensi sottoscritti l’11 febbraio 1929, viene definita la questione romana che si trascinava fino dal 1870. Inframezzata dal “plebiscito” popolare del 24 marzo 1929 11°) e dallo scambio delle ratifiche avvenuto il 25 luglio del 1929, la “distensione“ dei rapporti Stato-Chiesa, pur lasciando aperte rilevanti problematiche, trova una sua soluzione con la sottoscrizione del Trattato e del Concordato 12°). Nella realtà pratica però, i Patti Lateranensi del 1929 rivelano la diversità di obbiettivi che Stato e Chiesa avevano cercato di perseguire con l’accordo. Come felicemente intuito da don Luigi Sturzo nel suo esilio londinese, il fascismo da una lato “avendo fatto del suo Stato una concezione etica totale ha cercato in tutti i modi di inserirvi la Chiesa, senza però perdere il suo carattere laico” mentre il Vaticano dall’altro, ha cercato “……. di dare allo Stato italiano l’impronta cattolica per garantirsi che la Chiesa cattolica fosse effettivamente e non solo di nome la religione dello Stato”. Nella sostanza, quindi, il patto lascia aperta un’insanabile dicotomia che troverà un campo di sotteso ma aperto contrasto nella pedagogia delle masse popolari ed in particolare di quelle giovanili, mentre cercherà e troverà un terreno di compromesso interpretativo nella celebrazione estetica e simbolica dei caduti della Grande Guerra.
In un clima sociale pesantemente condizionato se non addirittura apparentemente assorbito dai valori propagandati dal regime, il problema pedagogico con la Chiesa e la catechesi cattolica, ormai religione di stato, emerge in tutta la sua complessa evidenza e si protrarrà per tutto il ventennio. Infatti, da una parte, vi era l’educazione spirituale delle masse popolari la cui fede ed il cui radicato insegnamento religioso non poteva essere né disatteso né totalmente subordinato ai valori etici della patria. Dall’altro, nel campo educativo giovanile, l’indottrinamento di regime affidato all’Opera Nazionale Balilla 13°) vedeva, quale contraltare l’educazione cristiana affidata all’associazionismo dell’Azione Cattolica espressamente riconosciuto nel Concordato 14°), ma nei fatti fortemente represso e controllato.

La fascistizzazione dei caduti della Grande Guerra

Come già cennato, due anni dopo i Patti con legge 877 del 12.6.1931 viene accentrato al Regime il programmato controllo politico sulla progettazione e realizzazione dei vari Sacrari Militari, rielaborando architettonicamente i simboli funebri della religione cattolica per far convivere il culto della morte e della resurrezione cristiana con quello della “stirpe italica”. Una reinterpretazione valoriale e simbolica delle vicende e dei sacrifici bellici che troverà dal 1932, nell’opera organizzativa del generale Ugo Cei, Commissario straordinario in sostituzione del generale Giovanni Faracovi e del disciolto COSCG, ed in quella artistica ed architettonica di Giannino Castiglioni e di Giovanni Greppi, gli artefici della fascistizzazione della Grande Guerra. A loro, infatti, è dovuta la sistemazione definitiva del Sacrario del Monte Grappa, inaugurato il 22 settembre del 1935, che portava a soluzione i forti contrasti fra la Chiesa veneta e le associazioni laiche 15°), nonché la successiva progettazione e realizzazione del Sacrario Monumentale di Redipuglia.

007

In entrambe le opere, la rappresentazione della spiritualità religiosa attraverso una trasposizione interpretativa viene prospettata come complementare e fatta convivere con la trascendenza dei valori patrii e della rivoluzione fascista.
Emblematica di questa comunione, è la concezione dell’impianto architettonico che è rappresentato come un’armonica ascensione verso la cima della montagna per protrarsi idealmente verso la volta celeste, quale spazio infinito in cui proiettare l’eternità dei valori etico-religiosi. Su questo scenario naturale le tombe della miriade di caduti, collocate in cerchi concentrici sul Monte Grappa o schierate come un esercito sul monte Sei Busi, vogliono rappresentare il doloroso cammino esistenziale dell’uomo e del soldato, il suo percorso spirituale e quello eroico dell’ascesa progressiva verso la gloria, la memoria perenne e la vita eterna.

Sacrario di Redipuglia

Fig. 8 Sacrario di Redipuglia

Un percorso che trova nella Via Crucis e nella via eroica delle battaglie, entrambi presenti nelle due opere monumentali, la tangibile testimonianza di questo itinerario contrassegnato dalla convivenza di simboli laici e religiosi. Sublimazione etica che culmina con le grandi Croci poste sulle vette delle due cime quale esaltazione del sacrificio estremo che porta alla resurrezione spirituale da una parte ed alla rigenerazione dell’uomo nella continuità della stirpe dall’altra. Ieratico connubio che marcato dalla presenza dei “Fasci d’azione” e dalla “conclamatio” con i tanti “presente” scolpiti sulle fasce marcapiano dei gradoni del Sacrario di Redipuglia, cerca di ridisegnare la storia riconducendo alla rivoluzione fascista quel sacrificio di centinaia di migliaia di soldati caduti nella prima guerra mondiale che gli era totalmente estraneo. Il 19 settembre 1938, in occasione della ricorrenza del ventennale della vittoria ed in concomitanza con la proclamazione delle leggi razziali 16°), Mussolini inaugurava il Sacrario di Redipuglia, ultimo monumentale atto di fascistizzazione della prima guerra mondiale e di manipolazione della sua memoria storica.

009

Ma il programma politico di sacralizzazione dei luoghi della Grande guerra non finisce con Redipuglia. Infatti vengono portati a termine i sacrari progettati anni prima, durante il commissariato Faracovi dai «suoi» architetti, all’inizio del 1936. Sotto la direzione di Cei, Greppi e Castiglioni vengono realizzati progetti diversi “già approvati dal Duce” dei sacrari di Pian di Salesei, TimauColle IsarcoCaporettoPola e Zara, ai quali si aggiungeranno, ancora in territorio altoatesino, quelli di Passo Resia e San Candido, e la sistemazione del tempio-sacrario sul colle monumentale di Santo Stefano a Bezzecca, che conserva, insieme, caduti garibaldini della terza guerra di indipendenza e caduti della Prima guerra mondiale. Nel 1939 il programma di fascistizzazione della memoria della Grande guerra e di appropriazione della vittoria può dirsi compiuto, ma non il destino del fascismo. Il regime si preparava ad affrontare un nuovo conflitto che si paventava all’orizzonte ed a celebrare nuovi eroi 17°).

Dopo il 1945

Con la caduta del fascismo e la fine della seconda guerra mondiale, i Sacrari fascisti presenti nelle case del fascio vennero tutti distrutti o rapidamente rimossi. L’unica eccezione è oggi rappresentata dalla Cappella Sacrario conservata in Varese, parzialmente da restaurare e dal dopoguerra rimasta chiusa al pubblico 18°).

Ingresso attuale del Sacrario Martiri Fascisti Varese con i simboli littori posti sulle spallette

Figura 10 Ingresso attuale del Sacrario Martiri Fascisti Varese con i simboli littori posti sulle spallette


Giovanni Gentile

Le opere monumentali, invece, presenti in Bologna, Firenze, Ferrara e Siena vennero prima spogliate in gran segreto delle salme dei caduti per la rivoluzione fascista e successivamente private di tutta la simbologia littoria per essere trasformati in luogo di celebrazione di tutti i caduti delle guerre. Così è avvenuto per la cripta di Santa Croce in Firenze, totalmente ristrutturata nel 1950 con la rimozione dei marmi e delle simbologie, ove è stata mantenuta solo una targa in ricordo di Giovanni Gentile chiusa al pubblico e che nel 1955 è stata trasformata in luogo di celebrazione partigiana con l’apposizione di nuove lapidi per tutti i caduti per la patria dal 1915 al 1945 19°).
Profondamente diversa era invece la problematica che si poneva per i Partiti Politici riguardo alle grandi opere monumentali oggetto di quella propaganda manipolatoria fascista che era entrata a far parte dell’immaginario e del culto collettivo. Necessitava, infatti, che il novello stato democratico e repubblicano, eliminate le rappresentazioni marmoree dei fasci littori, procedesse anche alla progressiva deideologizzazione dei luoghi, rimodulandone storia e significato per riconsacrarli – in una visione di continuità dello stato fondato nel 1861- all’attuale celebrazione dei valori universali dell’Uomo e del suo spirito.
Questo processo di defascistizzazione del culto dei caduti che ha investito la sua più alta espressione monumentale costituita dal Sacrario di Redipuglia, si è nel dopoguerra progressivamente realizzata attraverso l’intervento della Chiesa e la “questione dalmata”. La prima, dopo alcuni anni di recupero ideale, in termini laici e liberali, del sacrificio eroico del soldato caduto in guerra per la difesa della Patria, il 4 Novembre dell’Anno Santo 1950 , alla presenza di circa 30.000 persone a cui fu concessa per intercessione papale l’indulgenza plenaria 20°), lo riconsacrava ai più alti valori del martirio individuale quale emblematico viatico verso il riscatto spirituale dell’uomo. Mentre, nel 1952 con De Gasperi e nel 1953 con Pella, quali Presidenti del Consiglio, alla presenza di circa 100.000 partecipanti, era eretto a pulpito da cui rispondere a Tito nell’evolversi della questione di Trieste 21°). In pratica nel volgere di quasi un decennio il Sacrario di Redipuglia, spogliato in gran parte dai riferimenti ideologici alla “stirpe”, alla “romanità” , “all’impero” ed alla simbologia della rivoluzione fascista, veniva da una parte restituito alla tradizione di valore eroico del milite sempre “presente” nell’emozionalità collettiva e brandito quale monito al nemico jugoslavo e dall’altra alla sublimazione religiosa del suo sacrificio capace di aprire le porte dell’eternità.
Definita la questione di Trieste nel 1954 22°), il Sacrario di Redipuglia ha mantenuto un ruolo centrale nel corso di tutti gli anni sessanta e settanta per le Celebrazioni del 4 novembre, registrando sempre svariate migliaia di partecipanti 23°) e rappresentando sino agli anni più recenti, anche se con presenze numericamente sempre più contenute, il Tempio Nazionale della memoria e dei caduti della Grande Guerra.

Redipuglia simbolo di Pace e di Fratellanza Universale.

Ma ciò che sembrava un percorso ideale ormai compiuto nel ripristino progressivo dell’autenticità valoriale e storica delle celebrazioni si è aperto di recente a nuove, diverse ed universali interpretazioni.
Infatti, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia dall’Istituto “Strigher” di Udine, parte il progetto “Umanità nella Guerra” finalizzato a portare i giovani studenti oltre gli avvenimenti bellici noti e codificati per scoprire e sviluppare uno spirito nuovo che recuperi il senso dell’uomo e della sua interazione sociale dentro gli accadimenti storici. L’iniziativa viene raccolta dall’ordinario militare per l’Italia, arcivescovo Santo Marcianò e condivisa dal rettore del Sacrario di Redipuglia don Sigismondo Schiavo, e porta alla ristrutturazione della Cappella posta alla sommità del Sacrario che il 3 Settembre 2015 viene consacrata nel nome della Madonna Regina della Pace, nome che viene riprodotto nelle 19 lingue rappresentanti le nazionalità di tutti i militari partecipanti alla Grande Guerra.

Iscrizione in 19 Lingue alla Madonna Regina della Pace

Fig. 12 L’Iscrizione in 19 Lingue alla Madonna Regina della Pace


Interno della Cappella

Fig. 13 L’Interno della Cappella

Così, per la prima volta nella Storia, un Papa si reca in visita al Sacrario, dando voce ad una nuova lettura universale dei luoghi e dei simboli che pone l’uomo, la sua fede ed il suo operato al centro dell’umanità. Il 13 settembre 2015, Papa Bergoglio dopo essersi recato in visita e preghiera al cimitero austroungarico di Folignano, luogo di sepoltura di 14.450 salme di soldati, di cui 7 mila di soldati ignoti, ha raggiunto il Sacrario di Redipuglia ove alla presenza dei vescovi di tutti i paesi belligeranti e degli ordinari militari provenienti da molte parti del mondo ha celebrato l’eucarestia nella Cappella della Madonna Regina della Pace, consegnando ai cappellani militari le lampade accese dalla fiamma del sepolcro ove riposa S.Francesco d’Assisi. Un lume simbolo cristiano della luce della fede che squarcia le tenebre della morte ma anche simbolo laico della ragione che abbatte l’oscurità dell’ideologia e della superstizione. “Un invito ai popoli della Terra a dare ascolto prima di tutto alla voce di Dio insita nel cuore di tutti gli uomini che ispira sentimenti di fratellanza universale e svuota dal di dentro i conflitti, siano essi ispirati dalla supposta supremazia di un popolo o di una razza sull’altra, come dalle costruzioni ideologiche che promettono paradisi terreni o dal delirio integralista che trasforma le religioni in sanguinari Stati teocratici 24°).
Con l’erezione a “simbolo di pace e di fratellanza universale” per la Chiesa Cattolica, un nuovo significato contrassegna oggi l’evoluzione dei valori che il Sacrario di Redipuglia ha rappresentato e trasmesso nella storia del nostro paese. In attesa che questo nuovo messaggio si affermi anche nel mondo laico per esaltare quel dettato costituzionale che aborrisce la guerra quale principio fondante del nostro patto sociale repubblicano e democratico, matureranno i tempi perchè venga posto ai suoi piedi, magari in diciannove lingue, il monito “Never Against” 25°) . Ultima simbolica trasposizione della vita contro la morte e della ragione contro ogni oscurantismo.

Il Sacrario della Polizia

Nell’itinerario storico tracciato, il Sacrario della Polizia, pur non estraneo all’influenza socio-politica dei tempi, si pone quale intimo e riservato simbolo della continuità istituzionale e della tradizione dei suoi uomini caduti nell’adempimento del dovere. Nasce e si conserva all’interno delle scuole di polizia romane prima di Via Garibaldi e poi di via Guido Reni, quale patrimonio della memoria e dell’appartenenza propri della funzione di pubblica sicurezza che ha posto l’osservanza della legge e la solidarietà sociale a base del proprio ultrasecolare operato.
La prima Cappella-Sacrario della Polizia viene istituita, come semplice luogo di celebrazione dei caduti, presso la Scuola Allievi Guardie di Città di Roma in Via Garibaldi ai civici 41- 45 26°). L’edificio, progettato dal Vanvitelli e costruito da privati nel 1744, venne originariamente concepito come fabbrica per la manifattura dei tabacchi passando nel 1775 e per oltre cento anni in proprietà alla Dataria Apostolica per essere destinato in parte , da papa Pio VI, a sede del Conservatorio Pio per il ricovero e l’educazione delle giovani orfane avviate alla lavorazione del lino.

Roma Via Garibaldi Civici  41-43 e 45 vista attuale della Sede storica delle Guardie di Città

Fig. 14 Roma Via Garibaldi Civici 41-43 e 45 vista attuale della Sede storica delle Guardie di Città

Dopo alterne vicende ed il fallimento della manifattura tabacchi, tutto il complesso edilizio, che nel frattempo (1777) si era ampliato con l’acquisto dell’edificio posto al civico 38 al tempo già sede del Conservatorio dell’Assunta, veniva nel 1880 acquistato dallo Stato per collocarvi prima il Ministero della Pubblica Istruzione che ne fece sede della Clinica Chirurgica e nel 1890 il Ministero dell’Interno che lo destinò – con un ulteriore ampliamento intercorso nel 1905 con l’occupazione dei locali destinati alla Clinica chirurgica – a sede delle Guardie di Città con la sua Scuola per Sottufficiali e Guardie 27°).
All’interno dei grandi edifici 28°),stante la loro precedente occupazione ad opera dei Conservatori Pio e dell’Assunta con la manifattura del lino, entrambi gestiti da ordini monacali, era ubicata una Cappella religiosa quale luogo di raccoglimento e preghiera quotidiana per le orfane e le monache e per la celebrazione delle funzioni settimanali e delle festività religiose. Destinazione, questa, che rimase nel tempo inalterata con l’acquisizione del complesso edilizio da parte dello Stato sia con l’insediamento iniziale della Clinica Chirurgica, che la utilizzò probabilmente anche quale cappella mortuaria, che con la successiva destinazione a sede della Scuola Allievi delle Guardie di Città.

Ambiente deputato alla cura spirituale e religiosa dei giovani allievi, la Cappella divenne ben presto anche luogo per la celebrazione del ricordo dei caduti durante la ritualità delle funzioni. Così nasce ed assume corpo una progressiva formazione di quella memoria istituzionale che costituendo elemento essenziale della didattica dell’appartenenza ne diveniva simbolo significativo. Processo che, nei primi lustri del novecento, vedeva l’affermarsi in una parte minimale del Corpo e nei funzionari di polizia che lo dirigevano 29°) dei primi connotati della moderna funzione della pubblica sicurezza 30°) nonché quelli di generoso ausilio alle popolazioni in occasione dei terremoti di Messina (28.12.1908) e di Avezzano (13.01.1915) 31°). Inoltre, questo itinerario evolutivo della pubblica sicurezza di cui le Guardie di Città ne costituivano anche se solo nella parte più qualificata del personale la concreta espressione, era costellato da un numero consistente di riconoscimenti al Valor Militare ed al Valor Civile 32°) nonché dal rilevante numero dei caduti Vittime del Dovere 33°) ricordate nella pubblicazione del Manuale dell’Astengo alla rubrica Funzionari, Ufficiali ed Agenti di P.S. Vittime del Dovere 34°). Pertanto, alla fine della Grande Guerra e prima dello scioglimento del Corpo, la sua tradizione storica ed il culto dei Caduti trovava nella Cappella religiosa, posta all’interno della Scuola Allievi, il luogo di sintesi e di alimentazione della sua memoria quale testimonianza viva su cui nutrire le prime radici dell’appartenenza. Su tale tessuto connettivo, ispessito da una tradizione valoriale risalente negli anni, l’Ufficio Storico della Polizia ha collocato la edificazione della prima Cappella-Sacrario che già dai primi anni del 1900, a seguito di una circolare Crispi indirizzata alle Prefetture perché fossero censiti i caduti della Polizia, avrebbe dovuto essere completata attraverso l’apposizione al suo interno di targhe marmoree con la riproduzione dei loro nomi. Ma il programma, ormai datato, non ebbe modo di realizzarsi vuoi per i grandi sommovimenti sociali nati nel dopoguerra e che occuparono un Corpo numericamente modesto e strutturalmente inadeguato agli abnormi impegni di sicurezza ed ordine pubblico e vuoi per il suo scioglimento voluto dal Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno Francesco Saverio Nitti col RD.02.10.1919 nr.1790 e la sua sostituzione con il Corpo degli Agenti d’Investigazione e con la Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza. È da dire, inoltre, che l’idea della creazione di una Cappella-Sacrario trovava riferimento, anche se con finalità profondamente diverse, in quelle esigenze politico-sociali nate nell’immediato dopoguerra e che avevano determinato la creazione, con RD 13.4.1919 del COSCG (Ufficio Centrale per la Cura e le Onoranze alle salme dei Caduti). In pratica mentre si affermava nello stato liberale, soprattutto attraverso la componente nazionalista, il culto popolare dei militi caduti nella Grande Guerra e se ne elaborava il lutto collettivo con la concentrazione delle salme nei Cimiteri Militari esistenti ed in quelli che verranno negli anni successivi eretti a Sacrario, il Corpo delle Guardie di Città riconduceva alla Cappella, Sacrario simbolico dei suoi Caduti, il tangibile riferimento alla memoria storica ed alla tradizione del Corpo, strumento pedagogico per gli allievi e componente valoriale cui ispirare l’azione quotidiana del loro operato.

Con lo scioglimento del Corpo delle Guardie di Città, la Scuola Allievi veniva definitivamente trasferita da Via Garibaldi a Caserta, mentre l’edificio che la ospitava venne temporaneamente destinato a reparto della Guardia Regia in cui erano confluite le Guardie di Città che non erano entrate nel precostituito Corpo Agenti d’Investigazione. Nel corso dei primi mesi del 1920, mentre se ne completava il reclutamento con ex combattenti appartenenti soprattutto al Regio Esercito 35°), il reparto della Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza veniva trasferito da via Garibaldi nelle Caserme di Via Guido Reni, nel quartiere Flaminio, ove veniva implementato dai primi due squadroni a cavallo 36°) e dove veniva anche costituita la prima Scuola per Allievi Ufficiali ed Allievi Sottufficiali 37°).
Corpo ad ordinamento militare e parte integrante delle Forze Armate, la Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza, costituita con R.D. 1790 del 2.10.1919 e posto per la prima volta alle dipendenze del Ministero dell’Interno ed a disposizione dell’Autorità di P.S., viene deputato alla gestione dell’ordine pubblico ed insediato nelle grandi città per far fronte, in difesa di uno stato liberale in profonda crisi, agli attacchi dei sommovimenti politici e popolari organizzati dai suoi nemici interni. “L’alto numero di soldati e, in particolare, i nuovi Ufficiali esaltano il carattere militare del Corpo riproducendo condizioni e modi di vita tipici delle Forze Armate creandone una visione quasi mistica quale continuazione del glorioso Esercito vittorioso. Il Corpo si pone come un organismo armato di Polizia scelto ed efficiente che gode di particolare attenzione e protezione da parte del Governo” 38°).

Con la rapida formazione della legione romana ed il suo insediamento nella Caserma di Via Guido Reni accompagnata dalla creazione della Scuola Allievi Ufficiali e Sottufficiali della Regia Guardia, anche la Cappella religiosa ivi realizzata, raccogliendo l’ideale destinazione già concepita nella sede della Scuola Allievi Guardie di Via Garibaldi, assume la valenza di luogo deputato alla memoria dei caduti e della tradizione ereditata dal Corpo delle Guardie di Città. D’altro canto, a pochi mesi dalla sua costituzione, il 26 giugno del 1920, nel corso della repressione dei moti di Ancona, anche la Guardia Regia registra i primi caduti i cui nomi, per la prima volta e nello stesso anno, vengono scolpiti in una lapide marmorea affissa nella questura della città 39°). L’evento collega le nuove Vittime del Dovere a quelle cadute prestando servizio nelle Guardie di Città, attribuendo continuità storica e significato emozionale al loro sacrificio personale che trova nella Cappella il luogo sacro per la vivificazione del ricordo e dell’esempio di virtù.
Per lo spazio della breve vita della Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza, durata solo tre anni e sciolta con R.D. 31.12.1922 con seguito di ammutinamenti e tragiche rivolte 40°), non si rinvengono memorie e/o riferimenti specifici al Sacrario della Polizia allocato idealmente nella Cappella della Scuola di via Guido Reni. In assenza di fonti dirette, comunque, si può verosimilmente ritenere che le 54 Guardie cadute nel triennio di vita del Corpo abbiano avuto in quella Cappella il luogo di sepoltura simbolico e di celebrazione delle loro gesta e del loro sacrificio a difesa dello stato liberale. Non è pensabile, infatti, che un Corpo fortemente militarizzato, scarsamente amato dai vertici delle Forze Armate 41°) e dalla popolazione civile, inviso a socialisti, a nazionalisti e ai fascisti 42°), in una equidistanza non sempre cristallina dalle fazioni politiche, non trovasse proprio nella Cappella Religiosa il luogo ove, attraverso la celebrazione dei propri caduti e del patrimonio valoriale a loro riconducibile, esorcizzare e superare quella sorta di isolamento socio-politico che viveva.

Con la marcia su Roma del 28.10.1922 e l’avvento del fascismo, nel quadro delle riforme varate per l’unificazione delle forze di polizia volute dal neonato regime, vengono disciolti con R.D. 1680 del 31.12.1922 gli Agenti Investigativi e la Guardia Regia che confluiscono, quest’ultima in minima parte, nel Ruolo Specializzato dei Carabinieri Reali. Nel contempo viene creata il 14 gennaio 1923 la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale che raccoglie, istituzionalizzandoli, gli appartenenti allo squadrismo fascista.
La creazione del Ruolo Specializzato dei Carabinieri Reali, impiegato nei servizi tecnici di vigilanza e di indagine in abito civile, si risolve, nelle mire del nascente regime fascista, in un tentativo non riuscito di cancellazione della Polizia. Infatti, per quanto amministrato dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, rimane inalterato nell’organico dei funzionari civili destinati alla guida operativa delle attività di Pubblica Sicurezza e nell’ordinamento degli uffici di P.S. quali le Questure ed i Commissariati.
Così in Roma, le caserme di Via Guido Reni vedono l’insediamento del “Ruolo Specializzato” e la costituzione, nei primi mesi del 1923, della Regia Scuola Tecnica di Polizia in sostituzione della Scuola Allievi Ufficiali e Sottufficiali della Guardia Regia. Negli stessi anni, inoltre, fatta eccezione per la raccolta delle salme dei soldati caduti nella Grande Guerra e per la sistemazione dei cimiteri di guerra, si registra la soppressione del servizio istituzionale di assistenza religiosa ai militari prestato dall’Ordinariato Militare 43°) , il quale, ripristinato formalmente nel 1925, continua comunque a svolgere la propria missione, anche riguardo alle Forze di Polizia, attraverso l’opera di volontariato dei parroci territoriali.

La riforma delle Forze di Pubblica Sicurezza ed il loro accorpamento nell’Arma dei Carabinieri, ebbe vita breve assumendo, per ragioni di equilibrio politico, carattere transitorio. Infatti con R.D. nr. 383 del 2.4.1925 veniva istituito, alle dipendenze del Ministero dell’Interno, il Corpo degli Agenti di P.S. con un organico di 12.144 uomini in cui andrà a confluire per intero il Ruolo Specializzato dei Carabinieri Reali.
Questa ulteriore riforma, occorsa nell’arco di soli sei anni (1919-1925), non incide sostanzialmente sulla scuola di Via Guido Reni la quale mantiene sia l’intitolazione a Regia Scuola Tecnica di Polizia sia la gestione dei corsi di formazione per gli Ufficiali e i Sottufficiali di Pubblica Sicurezza. Inoltre, nei primissimi anni di vita del Corpo degli Agenti di P.S., la Cappella Religiosa della Polizia assume la veste definitiva di Sacrario – Infatti, in un articolo memoriale di Francesco Magistri 44°), l’autore ricorda come nel settembre del 1928, la facciata esterna della Cappella portasse la scritta “Sacrario” e come sopra al portale di ingresso della stessa fosse presente in bronzo il monito “Tombe sempre aperte….ferite ancora sanguinanti…voci che non taceranno mai”.

D’altro canto gli uomini che andarono a formare il Corpo degli Agenti di P.S., costituito a solo 27 mesi di distanza dallo scioglimento del Corpo degli Agenti d’Investigazione 45°) e che a sua volta con la riforma del 1922 era confluito in blocco nel Ruolo Specializzato dei Carabinieri Reali, provenivano storicamente in ampia maggioranza dalle fila della Polizia. E’ da ritenersi, quindi, che nel susseguirsi dei cambiamenti istituzionali voluti in quel sessennio dalla politica liberale prima e fascista poi, l’esigenza di riaffermare le proprie radici e la propria non trascurabile tradizione storica, trovasse nella Cappella già eretta a sacro luogo della memoria il simbolo per marcare una continuità ed identità storica solo temporaneamente ed apparentemente interrotta.
E lo stesso monito che viene impresso sulla facciata della Cappella-Sacrario, per offrirsi alla vista di chi vi entra, ne costituisce inequivoca espressione. Le Tombe dei Caduti sono sempre aperte perché la tumulazione dei loro corpi non ne ha determinato l’oblio della memoria, le Ferite sono ancora sanguinanti nella viva ed imperitura attualità del sacrificio personale, ed infine le Voci che non taceranno mai si pongono quale eco permanente che proietta nel futuro un esempio di virtù che affonda le sue radici in una tradizione risalente nel tempo. Una espressiva sintesi onomatopeica che nel rimarcare ruolo e funzione storica dei vari organismi di Polizia nella cura della Pubblica Sicurezza, ne riafferma l’ininterrotto perdurare dei contenuti ideali e valoriali posti a presidio del suo operato. L’esigenza di sostenere lo spirito di Corpo trova, ancora una volta, nella Cappella-Sacrario, il punto di riferimento deputato all’affermazione di una tradizione che si vuole ereditata nella sua fisiologica continuità dagli Agenti di P.S. .

Così mentre in quegli anni la società civile è orientata alla celebrazione collettiva del culto dei caduti, che trova nell’erezione dei grandi sacrari di Monte Grappa e del Cimitero degli Invitti le sue prime monumentali espressioni, il Sacrario della Polizia si conserva quale discreto ed intimo patrimonio valoriale del Corpo lontano da ogni pubblica ritualità e da ogni celebrazione politica. Neppure negli anni trenta, quando il processo di fascistizzazione della Grande Guerra e della Vittoria e quello dell’Istituzione stessa raggiunge la maggiore penetrazione ideologica da parte del regime, la Cappella-Sacrario pare subire le influenze estetiche di un adeguamento ideologico all’imperante rivoluzione fascista. Per molti anni nessun segno della simbologia littoria compare al suo interno o all’esterno, nessun riferimento alla “conclamatio” così dirompente in tutti i diffusi Sacrari fascisti, in quelli della MVSN ed in quello monumentale di Redipuglia, nessun richiamo alla romanità. Ed ancora, nessun riferimento ideologico è presente, riguardo agli effetti dei Patti Lateranensi che hanno portato, nell’erezione dei vari Sacrari nazionali, al connubio fra i simboli funebri della religione cattolica e quelli laici della “Stirpe Italica” quali espressioni comuni del culto della morte e della resurrezione. L’interno della Cappella, infatti, porta solo i simboli religiosi ed è destinato esclusivamente alla liturgia cattolica che prevede, nella sua ritualità, il ricordo dei caduti per la patria quale esempio di generosità e di virtù terrene e quale viatico all’eternità spirituale. Neppure dopo la consegna della Bandiera al Corpo 46°) avvenuta il 18.10.1930, quale riconoscimento identitario del suo insostituibile ruolo sociale, l’immagine estetica del Sacrario della Polizia raccoglie il riflesso di alcuna delle simbologie e delle trasposizioni etico-religiose, di cui la propaganda del Partito Nazionale Fascista aveva vestito il culto dei caduti manipolando la storia della Grande Guerra e piegandola ai fasti del regime. Solo nel 1942 al momento della sua inaugurazione pubblica, in pieno clima bellico e di crisi del regime, compariranno sopra al portale della Cappella due fasci d’azione in marmo, simbolo istituzionale dello Stato Fascista, con al centro il fregio del Corpo rappresentato dall’aquila ad ali rialzate.

Si può affermare, pertanto, come durante il ventennio, il Sacrario della Polizia conservi i connotati di patrimonio endogeno del Corpo, la sua funzione nella didattica dell’appartenenza e nella conservazione della tradizione storica, rimanendo in tal modo escluso da ogni forma di esaltazione e celebrazione pubblica. In tal senso protetto nella sua immagine estetica dalla volontà del Capo della Polizia Arturo Bocchini che nel bloccare con il placet mussoliniano ogni tentativo di penetrazione e controllo della Polizia da parte del PNF 47°), evitò che il Monumento celebrativo potesse subire una qualsiasi forma di contaminazione attraverso la presenza dei richiami alla simbologia littoria.
Per quanto mai rivendicata apertamente, si trattava di una sottesa scelta di autonomia che privilegiando l’applicazione della Legge quale espressione della ragion di Stato rispetto all’ideologia del PNF, poneva il Sacrario quale simbolo ideologicamente estraneo alla rivoluzione fascista ed alla sua macchina propagandistica che aveva nei Sacrari Monumentali della Grande Guerra, in quelli del PNF e della Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale, “Le Are sacre e gloriose ove celebrare i valori supremi del sacrificio e del dovere” 48°). Per tali ragioni, viene totalmente escluso dalle liturgie celebrative della Festa della Polizia e “l’onore e l’amor patrio testimoniato dai suoi caduti” posto in quel limbo della memoria collettiva ove il regime era solito collocare tutto ciò che non era funzionale ai suoi messaggi di esaltazione sociale 49°).

Nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziali avvenuta in concomitanza con l’inaugurazione del Sacrario di Redipuglia, la creazione della Polizia dell’Africa Orientale ben presto denominata PAI ( Polizia Africa Italiana) per la gestione della Pubblica Sicurezza nelle Colonie, il Corpo degli Agenti di P.S. viene maggiormente coinvolto nella politica del regime che si prepara alla guerra. Nei primi mesi del 1940 , per volontà del Capo del Governo, viene formato alla Scuola di Caserta il primo Battaglione Motociclisti, che nel giugno con l’entrata in guerra dell’Italia viene mobilitato e destinato nei Balcani. Alla fine dell’anno, il 20 novembre 1940, muore il Capo della Polizia Arturo Bocchini e viene sostituito dal suo Vice Carmine Senise che ne eredita e prosegue la discreta visione autonomista del Corpo. Nelle vicende belliche che si susseguono sui vari fronti, il primo Battaglione Motociclisti dal luglio del 1941 si rende protagonista nel Montenegro ed in Dalmazia di azioni e conflitti che registrano i primi caduti 50°) e numerosi feriti che porteranno in breve tempo alla falcidie di quasi un terzo dei suoi componenti. Il richiamo in Patria, nel febbraio del 1942, in previsione della sua riorganizzazione e della creazione del Secondo Battaglione Motociclisti, avviene in un’aura ammantata di eroicità dalle gesta e dal sacrificio dei suoi uomini. Carmine Senise, nel recepire l’alto significato etico e patriottico di quegli avvenimenti bellici, coglie l’opportunità per promuovere una consacrazione formale dei caduti della Pubblica Sicurezza all’interno del Sacrario di Via Guido Reni.

Così, quell’autonomia dal PNF che aveva mantenuto lontano dal Sacrario la simbologia Littoria rendendolo estraneo alle celebrazioni di regime, viene ulteriormente marcata ponendo all’interno della Cappella le lapidi marmoree dei tanti caduti della Pubblica Sicurezza. Sono 18 lapidi che riportano, anche se non esaustivamente, non solo i nomi dei caduti del primo Battaglione Motociclisti e del Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza, ma anche quelli della Guardia Regia e degli Agenti Investigativi, delle Guardie di Città e del Corpo della Guardie di Pubblica Sicurezza, in una prospettazione storica della funzione dell’Istituzione che riproponendo le proprie origini legate all’affermazione della ragion di Stato e della legge si poneva al di là del ventennio e della sua rivoluzione fascista.
Collocate le lapidi sulle pareti interne della Cappella ed apposti due fasci d’azione ai lati del fregio del Corpo sul portale d’ingresso, il Sacrario viene formalmente inaugurato in occasione della celebrazione della Festa della Polizia la domenica del 18 ottobre 1942. La cerimonia vede la partecipazione dell’Ordinario Militare d’Italia vescovo S.E.R. Mons. Angelo Bartolomasi che benedirà il Tempio e le Lapidi, il sottosegretario all’Interno Guido Buffarini Guidi che accenderà la luce perenne della lampada votiva, il Capo della Polizia Carmine Senise, Questore, Prefetto, funzionari, il Comandante e gli Ufficiali della Scuola. Brillano le assenze del Capo del Governo e delle massime autorità Militari oltre ai rappresentanti della MVSN e del PNF. Nel silenzio della grancassa della propaganda di regime, si rinviene la notizia pubblicata nella Cronaca di Roma del Messaggero del 19 ottobre che dedica invece la sua prima pagina all’amnistia del ventennale della marcia su Roma.

Articolo del Messaggero del 19.10.1942

Fig. 15 Articolo del Messaggero del 19.10.1942


Inaugurazione Sacrario del 18.10.1942

Fig.16 Inaugurazione Sacrario del 18.10.1942

Ormai i destini dell’Italia legati all’andamento bellico ed alla crisi del regime precipitano rapidamente, inaugurando uno dei periodi più tragici della nostra storia del novecento. Pochi mesi dopo, il 14 aprile del 1943, a seguito degli scioperi nel nord Italia repressi senza l’uso delle armi, Carmine Senise, fortemente discusso anche per le sue tendenze filomonarchiche, viene rimosso dall’incarico di Capo della Polizia e messo a disposizione del Ministero dell’Interno: lo sostituisce Lorenzo Chierici. Nei mesi successivi Senise partecipa all’organizzazione del colpo di stato del 25 luglio che porterà alla destituzione ed all’arresto di Mussolini, alla formazione del Governo Badoglio ed al suo reinsediamento nel ruolo di Capo della Polizia. Il 31.7.1943 col RDL 687 il Corpo degli Agenti di P.S. viene militarizzato riprendendo la primogenita denominazione di Corpo delle Guardie di P.S. ed entrando a far parte delle Forze Armate e Carmine Senise ne guiderà ancora i destini per soli quarantacinque giorni. L’annuncio dell’armistizio di Cassibile avvenuto il 3-8 settembre con la fuga del Re e del Governo nel meridione, l’accordo del 10 settembre con i nazisti che riconosceva a Roma lo stato di Città Aperta in coincidenza con la liberazione di Mussolini da Campo Imperatore, vedono Senise ancora protagonista di alcune delle pagine più discusse della nostra storia. Il 22 settembre arrestato al Viminale dalle SS di Kappler, viene avviato assieme al generale Riccardo Maraffa e al colonnello Cesare Sabatino Galli al campo di concentramento di Dachau. La riorganizzazione al nord dello Stato fascista con la fondazione della RSI e l’occupazione tedesca dell’Italia, l’azione incontrollata delle Bande fasciste nel centro-nord, la Resistenza partigiana progressivamente sostenuta dalla Forze Alleate che salivano dal Sud dopo lo sbarco in Sicilia ed ad Anzio , la formazione dei governi di Salerno, segnano le drammatiche vicende di una tragica guerra civile che protrarrà i suoi effetti, con le sue scie di sangue fatte anche di vendette ed esecuzioni sommarie, ben oltre la liberazione del 25 aprile 1945.

Dopo la caduta del fascismo, con il Governo di Ferruccio Parri (21.6.45-8.12.1945), la ricostruzione del nuovo Corpo della Guardie di Pubblica Sicurezza51°) viene implementato dalla disciolta P.A.I. e da militi e personale delle più svariate provenienze 52°). Successivamente, con il primo Governo De Gasperi (10.12.45-1.7.46) il Ministro dell’Interno Giuseppe Romita, dispone la riapertura delle scuole di Polizia di Roma, Caserta e Nettuno. Nel maggio del 1946 , sotto la guida del Ten. Col. Giuseppe de Gaetano, mentre ancora sono in corso i lavori di ristrutturazione degli ambienti, la Scuola di Via Guido Reni inaugura il 1° Corso Allievi Guardie di P.S. che verrà licenziato nel novembre successivo 53°) mentre era già entrato in carica il 2° Governo De Gasperi (primo Governo Repubblicano dopo le elezioni del 2 giugno 46 per la Costituente ed il Referendum) con la sua gestione ad interim del Ministero dell’Interno (15.7.46-2.2.1947). Solo durante il 3°e 4° Governo De Gasperi – Ministro dell’Interno Mario Scelba – il 2° Corso Allievi Guardie di P.S, iniziato nel novembre del 1946, si chiude nel maggio del 1947 con la deposizione di una corona di alloro al Sacrario dei Caduti della Polizia cui erano stati rimossi i fasci d’azione dalla facciata.
Da questo momento in poi, mentre i Sacrari del PNF e della MVSN vengono progressivamente smantellati, gli onori ai Caduti della Polizia rappresentati simbolicamente nel Sacrario delle Scuole di Via Guido Reni, diventano meta ufficiale e punto di riferimento di tutte le manifestazioni della Polizia: dall’insediamento dei Capi della Polizia a quelli dei Ministri dell’interno, dal ricevimento delle delegazioni estere all’inizio ed alla conclusione dei vari corsi di istruzione o specializzazione, a tutte le feste celebrate dall’istituzione prima e dalla sua Associazione Nazionale dopo il 1968.

Il sacrario della Polizia. Riproduzione  fine  anni 50

Fig. 17 Il sacrario della Polizia. Riproduzione fine anni 50

In questo crescendo di attenzioni pubbliche il Sacro Tempio dei Caduti viene progressivamente implementato dai nomi di nobili figure quali Maurizio Giglio e Pietro Lungaro, fucilati alle Fosse Ardeatine, dalle Medaglie d‘Oro al V.M. Martini, Foti e Massarelli, i primi uccisi a seguito di un attentato ed il terzo per contrastare rapinatori, e di molti altri caduti nell’adempimento del dovere. Mentre Palatucci, decine di agenti infoibati nelle provincie istriane e dalmate, ed altre figure di eroici combattenti come Orecchioni, Sterpetti, Mollica, De Palma, Dionisi, Zanussi e tanti Caduti della PAI, dovranno attendere per anni il riconoscimento della perpetuazione del loro sacrificio. Ma la Storia, al di là degli opportunismi politici del momento, ha saputo restituire ai loro sentimenti, alla loro idealità, alla loro generosità ed al loro coraggio la giusta collocazione nel novero degli uomini capaci di lasciare traccia della loro esistenza, arricchendo un quadro di Valori che in loro assenza sarebbe rimasto incompiuto.

Dopo la riforma del 1981 e nei primi anni novanta, col sorgere progressivo di un nuovo impegno storiografico riguardante la Pubblica Sicurezza, la Cappella Sacrario, ormai divenuta simbolo istituzionale, viene impreziosita da due grandi pannelli, posti ai lati dell’altare, che sintetizzano la storia ed il ruolo sociale svolto dalla Polizia sino alla formazione della Repubblica Democratica.

Il Sacrario della Polizia . Riproduzione del 1996

Fig. 18 – Il Sacrario della Polizia . Riproduzione del 1996

Nello stesso periodo, accresciute esigenze di completezza, impegnano l’Ufficio Storico in analitiche ricerche archivistiche e storiche finalizzate alla ricostruzione dei profili biografici di numerosi caduti per servizio. Nel volgere di pochi anni il lavoro mirato di quell’Ufficio, estesosi a ritroso sino agli anni della fondazione della Pubblica Sicurezza, porta alla ricostruzione dei profili di oltre mille caduti non ricordati nel Sacrario. Si tratta del recupero dei frammenti di un itinerario storico che consolidano una tradizione di sacrificio valoriale riaffermata negli ultimi decenni dai tanti Caduti nella lotta al terrorismo, alle mafie, alla criminalità comune e nei servizi di ordine pubblico e di istituto.

Gli spazi del Sacrario divengono pertanto fisiologicamente incapienti a recepire un così accresciuto martirologio della Polizia e nel contempo la metodica di utilizzo delle lapidi marmoree si rivela ormai inadeguata ad esprimerne la sua compiuta memoria. Emerge così l’esigenza culturale di concepire l’ambiente attraverso un nuovo orizzonte estetico, ideale e simbologico, capace di rappresentare, attualizzandole, le più estese dimensioni della tradizione storica e del culto dei Caduti. Negli anni 2000, l’impegno viene recepito dal Capo della Polizia Giovanni De Gennaro e tradotto nel dialogo collaborativo di Mario Esposito, Direttore della Scuola Superiore di Polizia mercé la sensibilità progettuale del maestro Mario Ceroli 54°). Il 16 luglio 2004 alla presenza del Capo dello Stato Azeglio Ciampi, che dichiarerà di esserne rimasto profondamente toccato, con la benedizione del cardinale Giovanni Battista Re e la partecipazione dei più alti vertici della Polizia di Stato, viene inaugurato il nuovo Sacrario.

La Cappella, integralmente ristrutturata, si presenta con l’effigie del patrono San Michele Arcangelo che ne sovrasta l’altare ai cui lati è posta la croce ed un tabernacolo dodecagonale che lascia trasparire cristalli spezzati. Simbologia che offre alla sacralità dell’eucarestia, monda da ogni ultroneo riferimento ideologico, la descrizione della pura spiritualità del passaggio terreno dell’uomo e della sua capacità di donare se stesso agli altri. Inoltre, il suo collegamento diretto col Sacrario, che ne impone l’attraversamento parziale per accedervi, richiama la trasposizione ideale dei percorsi esistenziali dell’essere umano che coniugano l’itinerario della religione della “Fede” con quello della religione laica del “Dovere”.

La Nuova Cappella ristruttura nel 2004 e posta all’esterno del Sacrario

Foto 19 La Nuova Cappella ristruttura nel 2004 e posta all’esterno del Sacrario

Ed è proprio sull’elemento valoriale del “Dovere” che viene concepita l’architettura del Sacro Tempio, la quale affida la costruzione della memoria storica a paritetiche formelle trasparenti che riportano il nome e le date di nascita e morte delle sue Vittime. Lungi da ogni retorica dell’eguaglianza, i Caduti vengono semplicemente collegati al denominatore comune del generoso dono della vita, lasciando alle cronache o alla storiografia biografica il compito di lumeggiare e descrivere i termini dell’estremo sacrificio personale in cui si è consumato l’adempimento del dovere.

Il Nuovo Sacrario inaugurato il 16.07.2004

Fig.20- Il Nuovo Sacrario inaugurato il 16.07.2004

Oltre 2500 formelle individuali adornano le pareti dal pavimento sino a raggiungere il soffitto ove è raffigurato un cielo che cala in una discreta penombra l’intero ambiente. Qui una geniale scelta scenografica dell’autore, utilizzando un sapiente gioco di luci, permette di riflettere il colore del cielo sulle pareti vestendo le targhe delle varie tonalità cromatiche del bleu. Ne consegue un effetto di profonda suggestione visiva e simbolica, in quanto un ambiente apparentemente statico e monocorde, si anima del dinamismo tipico di un cromatismo cangiante attraverso l’intensità e la direzione dell’illuminazione. Così ogni formella vive, pulsa fra la piena luce e la penombra nelle varie sfumature, per raggiungere il risultato espressivo di una memoria attuale e vitale che si propone agli occhi del visitatore in tutta la sua tradizione storica. Una tradizione di lutti intrisi di abnegazione e valore, di sangue e dolore, di generosità e sacrificio in un messaggio didattico di immediata percezione simbolica affidata ai cristalli spezzati contenuti nell’Ara centrale.

Ara centrale del Sacrario contenente  i cristalli spezzati

Fig.21- Ara centrale del Sacrario contenente i cristalli spezzati

Vite spezzate, “divise forate” raccolte in un complesso monumentale espressione compiuta della sublimazione del “Dovere” di presenza, di ausilio e di tutela della collettività e dello Stato di Diritto. Luogo mistico del rispetto, della memoria e dell’appartenenza. Luogo della riflessione intima che traccia nell’anima del visitatore il solco di una tradizione di orgogliosa fedeltà alla Patria. Luogo dei giusti che richiama alla responsabilità ed alla continuità dell’impegno personale.

Avv. Guido Chessa

Note

  1. Emilio Gentile, nell’opera “Il Culto del Littorio. La sacralizzazione della Politica nell’Italia fascista ”-Laterza, 1993 p.7-19, evidenzia come dopo le guerre di indipendenza non mancarono i riti per celebrare i caduti in battaglia. Questi, però non si trasformarono mai in mito collettivo dell’esperienza bellica ed in culto nazionale del caduto. Infatti, secondo l’analisi storica del Gentile, il misticismo Mazziniano legato al mito della rivoluzione di popolo consacrata a resurrezione spirituale e morale degli italiani attraverso “il sacrificio rigeneratore dei martiri, non venne raccolto dalla borghesia del tempo. Così, gli ideali garibaldini di lotta per una patria comune “espressione della volontà generale di un popolo” e dei suoi caduti, ebbero solo celebrazioni occasionali senza assurgere a patrimonio dello Stato. Il mito dell’unità d’Italia venne espresso da una miriade di monumenti eretti alla figura dell’eroe individuale – Giuseppe Garibaldi ed in misura decisamente minore di Camillo Benso conte di Cavour- mentre il culto collettivo dei caduti venne gestito dalle associazioni di veterani, da comitati spontanei o da società private che fra il 1886 ed il 1906 eressero circa 40 ossari.
  2. Lorenzo Cadeddu, nell’opera “La leggenda del soldato sconosciuto all’Altar della Patria” – Gaspari-Udine, 2004 descrive analiticamente la nascita dell’idea , legata alla figura del colonnello dell’aviazione Giulio Douhet le prassi seguite ed i cimiteri di guerra dove sono state individuate le dodici salme fra le quali in Aquileia venne scelta dalla popolana Maria Bergamas la salma che sarebbe stata trasferita in Roma per la sepoltura all’Altare della Patria.
  3. Con Regio Decreto del 13.4.1919 venne istituita la “Commissione Nazionale per le Onoranze ai Militari d’Italia e dei Paesi alleati morti in guerra” presso il Ministero dell’Interno, Con Decreto Legge del 29.01.1920 il servizio veniva trasferito al Ministero della Guerra ove con Decreto del 10 Marzo 1920 veniva istituito l’Ufficio Centrale per la Cura e le Onoranze alle salme dei caduti di guerra (COSCG) con sede prima in Udine e dal 1927 in Padova. Quest’ultimo organismo provvide alla ricerca sugli scenari bellici delle salme dei caduti ed al loro concentramento nei vari cimiteri di guerra che venivano riordinati ed offerti al culto popolare attraverso una riorganizzata architettura celebrativa come Cimiteri Monumentali , Ossari e Sacrari.
  4. Nell’opera “Orazioni e proclami. A cura di un fante della Terza Armata.”- Bologna-Zanichelli 1926 nell’allocuzione di inaugurazione pronunziata da Emanuele Filiberto duca D’Aosta, il Cimitero degli Invitti venne definito “Campo della lotta, altare del martirio e tempio della Vittoria.”- Quivi verrà seppellito provvisoriamente Emanuele Filiberto dopo la sua morte avvenuta il 4 luglio 1931, e la sua salma verrà trasferita nel 1938, assieme a quelle dei caduti della Terza Armata da lui guidata, nel Sacrario di Redipuglia dove attualmente ancora riposa. Il Cimitero degli Invitti sul Colle Sant’Elia venne trasformato in Parco della Rimembranza.
  5. La definizione “architettura necessaria”, intesa come tributo artistico obbligatorio alla celebrazione del Martirio e della Vittoria, compare il 26.10.1923 nell’articolo del giornale “Il Popolo d’Italia” intitolato “ Nei dodici mesi dell’avvento: l’Arte” a firma di Margherita Sarfatti.
  6. L’avanguardia Futurista, sorta nel 1909 con il “Manifesto Futurista” di Marinetti, e la sua cultura del “modernismo nazionalista e panitalianista “ ha investito tutti i campi artistici e culturali del tempo. Fondatasull’Uomo Nuovo, concepito come artefice del progresso nel suo costante ed ineludibile divenire, contrario ad ogni forma di “passatismo”, ardito nell’azione e capace di affermare con la forza il proprio ideale di modernità anticlericale ed anticomunista,è stata in alcune componenti ideologiche e politiche recepita dal fascismo con il quale ha convissuto in stretta contiguità, fra contrasti e condivisioni operative, per tutto il ventennio. Come affermato da Renzo De Felice, nella complessa analisi dei rapporti Fascismo-Futurismo, l’Avanguardia Futurista si è sostanzialmente identificata nel “Fascismo-Movimento” carico di istanze innovatrici e rivoluzionarie tutta protesa alla creazione ed affermazione dell’Uomo Nuovo, in aperta contrapposizione al “Fascismo-Regime”.>
    Il Futurismo, comunque, non esercitò alcuna influenza sotto il profilo architettonico riguardo all’edificazione dei vari Sacrari ai Caduti della Grande Guerra, mentre la ebbe sotto il profilo ideologico-culturale orientandone l’interpretazione etico-valoriale e favorendone il connubio con la simbologia e l’ideologia fascista .
    1. Il Sacrario di Schio, il Tempio Ossario di Monte Grappa a Bassano, il Tempio Ossario di Udine, il Sacrario militare di Trento posto all’interno del Cimitero Monumentale, il Sacrario dello Stelvio e quello di Asiago, il Sacrario di Montello e quello militare di Pocol presso Cortina D’Ampezzo, ed ancora i Sacrari militari del Tonale, di Oslavia e di Fagarè.
    2. Nel novembre del 1928, nel suo programma di sistemazione dei cimiteri di guerra inviato a Mussolini, il Generale Fracovi aveva prospettato l’ipotesi di riunire nell’unico ossario del Cimitero degli Invitti sul Monte Sant’Elia, le salme di tutti soldati caduti nelle battaglie del Carso. Nella circostanza aveva raccolto il suggerimento del Duca di Aosta che proponeva la raccolta delle salme di tutti i caduti della Terza Armata nel cimitero di Redipuglia e dove aveva espresso l’esplicito desiderio di essere seppellito fra i suoi uomini. L’idea, approvata da Mussolini, dopo la morte di Vittorio Emanuele avvenuta il 4.7.1931 passa alla fase di realizzazione con l’inizio delle trattative per l’acquisizione dei terreni e con le prime progettazioni.
    3. La sommaria ricostruzione delle varie inumazioni con indicazione delle città ove sono avvenute, è tratta dal testo di E. Gentile Il Culto del Littorio –citata- ed è dovuta anche alle ricerche della Dr.ssa Roberta Suzzi Valli.
    4. Tutti i Sacrari Fascisti sono stati rimossi nel primo dopoguerra. Unico esempio che ci risulta, in una stanza chiusa al pubblico, è rimasto quello costruito nel 1933 ed ancor oggi quasi integralmente conservato nell’ex Palazzo Littorio di Varese, attualmente occupato dagli uffici della Questura.
    5. Sul “plebiscito” Renzo De Felice, nel III° Tomo della sua opera “Mussolini ed il Fascismo”, scrive testualmente “Il 24 marzo 1929 gli Italiani furono chiamati ad esprimere, come voleva la nuova legge sulla rappresentanza politica approvata l’anno prima, il loro voto pro o contro la lista dei quattrocento deputati designati dal Gran Consiglio del fascismo. La consultazione- che nel linguaggio politico fascista fu definita il Plebiscito- doveva servire ad “eleggere” la prima Camera del regime e soprattutto a sancire solennemente, attraverso appunto un voto il più possibile plebiscitario, il consenso, l’adesione del paese alla politica mussoliniana, al fascismo e al regime stesso.” I risultati elettorali videro una partecipazione di votanti pari all’89,63 %, percentuale altissima giustificata dal fatto che la mancata partecipazione al voto sarebbe stata facilmente individuata ed interpretata come una manifesta opposizione al regime, mentre il responso delle urne registrò 135.761 no ed 8.519.559 si dando corso al periodo definito dagli storici del “consenso”.
    6. Per un approfondimento su tutte le trattative e sulle questioni rimaste irrisolte nei Patti Lateranensi: – fra i tanti di rilievo Carlo Arturo Jemolo “Chiesa e Stato in Italia” edizione Einaudi 1975 e Renzo De Felice “Mussolini ed il Fascismo” III° Tomo Capitolo Quinto “La Conciliazione”.
    7. L’Opera Nazionale Balilla, si componeva di due formazioni giovanili “I Balilla” dagli otto ai quattordici anni e gli “Avanguardisti” dai quindici ai diciotto anni. Istituita nel 1926 come Ente Statale alle dipendenze del Capo del Governo, raccolse inizialmente le organizzazioni giovanili maschili del PNF e dell’Agf (avanguardie giovanili fasciste), per poi essere inserita nel Ministero della Pubblica Istruzione divenuto nel 1929 Ministero dell’Educazione Nazionale. Con l’istituzione dell’Ente giovanile, il Regime cercò di occupare gli spazi collegati all’educazione extra e parascolastica controllando il tempo libero dell’infanzia e della prima adolescenza che veniva indirizzata al culto dell’educazione fisica, dell’attività sportiva e dell’addestramento militare. Estesa nel 1929 anche al mondo femminile con le Piccole Italiane e le Giovani Italiane e con l’abbassamento dell’età alla fascia dei sei-otto anni con i Figli della Lupa, l’Opera Nazionale Balilla raccoglieva nel 1934 il considerevole numero di 4.300.000 giovani fra i sei ed i diciotto anni. Divise, gerarchie organizzative, la partecipazione a tutte le parate militari, l’obbligatorietà all’istruzione del sabato pomeriggio, la destinazione alla realizzazione dei programmi pedagogici di opere monumentali quali il Foro Mussolini in Roma, rappresentò sino alla fine degli anni trenta l’opera più incisiva di fascistizzazione dell’infanzia e dell’adolescenza della stragrande maggioranza dei giovani italiani.
    8. L’Azione Cattolica, fondata da Benedetto XV nel 1915 quale associazionismo laico e religioso della Chiesa, viene legittimamente riconosciuto all’art. 43 del Concordato a scapito dell’associazionismo scautistico che subì invece l’abolizione. Ebbe vita e svolse la sua missione spirituale di affermazione della dottrina cristiana nel corso di tutto il ventennio, ma non senza difficolta e conseguenze. Infatti l’azione di contestazione dell’associazionismo fascista e del regime, costrinse l’Azione Cattolica a ridurre negli anni trenta il suo raggio d’azione da organismo nazionale a struttura diocesana, in un processo di progressiva clericalizzazione che portò a ridurre le presenze laiche legate prevalentemente al mondo degli universitari cattolici. Comunque, l’insegnamento della dottrina cristiana, legata alla valorizzazione della persona umana ed all’etica religiosa della trascendenza della sua esistenza, costituì di fatto e per lunghi anni, l’unica controinformazione alla nuova etica assorbente dello stato fascista.
    9. Sul massiccio del Grappa, meta escursionistica già alla fine del 1800, venne costruito nel 1897 il rifugio “Capanna Bassano” dal Club Alpino Bassanese i cui soci erano di componente borghese e laica di matrice liberale e risorgimentale tant’è che all’inaugurazione venne affissa una targa marmorea con versi anticlericali dell’Avv.to Pasquale Antonibon. Nel 1900 la Chiesa vi eresse al fianco un sacello sormontato dalla statua della Madonna che venne inaugurato nel 1901 dal patriarca di Venezia cardinale Giuseppe Sarto alla presenza di una moltitudine di fedeli. Da quel momento, divenuto meta dell’escursionismo laico e dei pellegrinaggi religiosi, il luogo diviene motivo di dissidio fra laici e cattolici che attribuivano valori e significati diversi all’ascesa al Monte ed alla sosta in raccoglimento sulla sua vetta. Alla conclusione della Grande Guerra, i contrasti fra laici e cattolici si acuirono con la promozione di iniziative e progetti finalizzati alla sacralizzazione della vetta della montagna. I contrasti si protrarranno dal 1920 sino al 1932 anche all’interno delle commissioni nominate per la progettazione e la costruzione del Sacrario Monumentale. Solo nel 1933, a seguito di un intervento diretto del Capo del Governo e con la nomina del generale Cei a Commissario, viene definitivamente stabilito con le opere del Castiglioni e la progettazione del Greppi l’assetto monumentale che il 22 settembre 1935, alla presenza del Re d’Italia viene inaugurato.
    10. Fra il 18 ed il 26 Settembre del 1938, per commemorare il ventennale della vittoria nella Grande Guerra, Mussolini compie un viaggio propagandistico nel Triveneto con una fitta serie di tappe per visitare le opere realizzate dal regime e per inaugurarne di nuove. A Trieste, posa la prima pietra della nuova Casa del Fascio dove verrà ubicato il Sacrario dei Martiri Fascisti, e quindi in Piazza dell’Unità, innanzi a duecentomila presenti, annunzia l’emanazione delle leggi razziali antiebraiche declamando che “L’ebraismo mondiale è stato, durante sedici anni, malgrado la nostra politica, un nemico irreconciliabile del fascismo..”. Il giorno successivo inaugurerà il Sacrario di Redipuglia, per poi recarsi a Gorizia dove inaugura il Sacrario di Oslava e quello di Caporetto per poi raggiungere Udine ove a Cividale del Friuli inaugura la Casa del Fascio e proseguire nei teatri bellici del Veneto dove a Treviso inaugura il Sacrario ai Martiri Fascisti Trevigiani quindi, dopo un breve rientro in Roma, il 24 settembre è a Padova, Belluno, sosta a Vittorio Veneto e quindi in Vicenza ove visita il Tempio Ossario ed i sacrari di Schio e di Leiten per poi giungere in Asiago. Ultima tappa, il 26 settembre, Mussolini raggiunge Verona ove nel comizio finale fa la summa del “suo pellegrinaggio sui campi sacri delle nostre gloriose battaglie” pronunziando la frase premonitrice “E se domani questo popolo fosse chiamato ad altre prove non esiterebbe un minuto solo….Voi siete gli stessi, voi avete lo stesso spirito di allora, voi siete pronti ad ubbidire come allora, e soprattutto a combattere come allora.” Una nuova campagna bellica era ormai alle porte.
    11. Oltre ai Sacrari minori inaugurati nel 1938 a Oslava, Caporetto, Schio e Leiten, vengono ultimati ed inaugurati nello stesso periodo (1936-1939) Pian di Salisei, Timau, Colle Isarco, Pola e Zara, Passo Resia, San Candido e Bezzecca. Nel 1939 l’opera di fascistizzazione dei Caduti della Grande Guerra è compiuto.
    12. La Cappella Sacrario presente nella Questura di Varese è l’unico Sacrario fascista che si è salvato dall’opera di rimozione avvenuta dopo il 1945 e che si è protratta sino agli anni 50. Costruito nel 1933 all’interno del Palazzo Littorio quale “ Tempio Votivo ai martiri della Rivoluzione Fascista”, raccoglie i nomi di squadristi o attivisti del PNF varesino uccisi da avversari politici in agguati o sorpresi alla fine di comizi.- Sede del PNF e della XII Brigata Nera “Dante Gervasini” comandata da Leopoldo Giraldi, discusso personaggio che fu fucilato il 28.04.1945, non si conoscono le ragioni reali della sua conservazione nel tempo. Sino al 1944 fu Questore di Varese Antonio Solinas, che superata la Commissione per l’epurazione postbellica in quanto ritenuto compromesso nell’applicazione fedele delle leggi antiebraiche, andò pensione nel 1954 quale Questore di Genova.- Il nuovo Questore di Varese Comm. Giorgio Fiorita, nominato il 21.02.1946, quale persona decisamente non compromessa con il regime, non provvide ne ebbe ordini di provvedere alla rimozione del Sacrario.- Così, chiuso al pubblico e destinato all’oblio della memoria per ragioni politiche, si è conservato quasi integro sino ai giorni nostri.-
    13. In la “Marcia dei martiri” la traslazione nella cripta di Santa Croce dei caduti fascisti, monografia di Alessandra Staderini
    14. Edizione del Giornale di Trieste del 5.11.1950- Rif. Di Gaetano Dato-;
    15. Gaetano Dato, “Lineamenti storiografici, memorie pubbliche e miti all’origine del Sacrario di Redipuglia. La fondazione di un Tempio alla Nazione.” ACTA HISTRIE “ 22.03.2014 Università degli Studi di Trieste.
    16. La questione dalmata trovò una prima soluzione il 5.10. 1954 con il memorandum di Londra per essere definita il 10.11.1975 con la sottoscrizione del Trattato di Osimo.
    17. Alle Celebrazioni del 4 Novembre del 1974 si registra la prima partecipazione di una Rappresentanza della Associazione Nazionale delle Guardie di Pubblica Sicurezza con il medagliere dalla Polizia, da poco realizzato.
    18. Tratto da “La Nuova Scintilla” settimanale di informazione della diocesi di Chioggia “Speciale Grande Guerra” del 27.03.2016.
    19. “Never Against” è la scritta posta all’ingresso del campo di concentramento di Dachau alla base di un monumento che ricorda lo sterminio.
    20. La notizia è presente nell’introduzione storica al sito www.sacrariopolizia.it e ribadita nell’articolo sul Sacrario della Polizia pubblicato da Fiamme d’Oro nel Gennaio 2013 a firma di Giulio Quintavalli dell’Ufficio Storico della Polizia;
    21. Vedi Sito RomaSegreta.it – Via Garibaldi- nel quale vengono descritte le origini e le vicende storiche dei vari edifici e dei monumenti presenti lungo l’importante strada cittadina ove è ubicato anche il Monumento ai caduti per la causa Romana con la sepoltura di Goffredo Mameli.
    22. Ma per avere la certa ubicazione della Cappella, stante la presenza di due edifici con quattro ingressi su via Garibaldi (Ai civici 38,41, 43 e 45), sarebbe necessaria una ricerca per verificare le progettazioni e la distribuzione degli spazi presso l’Archivio di Stato.
    23. Le Guardie di Città prima dello scioglimento del Corpo nel 1919 avevano raggiunto la forza di 12.611 unità che facevano capo a circa 1900 funzionari civili.
    24. E’ con le Guardie di Città che trovano, dopo il 1908, le prime applicazioni delle tecniche investigative elaborate dal prof. Salvatore Ottolenghi nella Scuola Tecnica di Polizia per l’identificazione dei criminali autori di reato e per le persone socialmente pericolose, le indagini dattiloscopiche con l’applicazione del metodo Gasti dopo il 1905, le tecniche del sopralluogo e del ritratto parlato (1917), con la creazione e gestione del Casellario Centrale. E’ con loro e con i funzionari che il nuovo patrimonio di conoscenze della Polizia Scientifica entra a far parte della funzione di pubblica sicurezza e della lotta al crimine, con la formazione dei primi gabinetti di polizia scientifica nelle questure e con la creazione di posti di rilievo segnaletico e dattiloscopico dislocati in tutti gli uffici provinciali e circondariali di polizia, venendo recepito anche dalla giurisdizione nel codice penale del 1913 con l’introduzione nel processo della rilevanza probatoria dei rilievi tecnici. Ed ancora agenti e sottufficiali delle Guardie i Città, sotto la direzione di Giovanni Gasti, sono la parte investigativa ed operativa del nuovo Ufficio Centrale Investigativo, costituito nel periodo bellico ai fini di controspionaggio e sotto la direzione di Augusto Battioni dell’Ufficio Centrale Abigeato.
    25. La partecipazione e l’abnegazione con cui le Guardie di Città parteciparono al soccorso delle popolazioni colpite dai gravi terremoti di Messina ed Avezzano, venne riconosciuto con l’assegnazione al Corpo di due Medaglie D’oro di Benemerenza ed il sanzionamento di 79 medaglie individuali per il Terremoto di Messina (2 oro, 8 argento e 69 bronzo) e di nr. 96 medaglie individuali per il terremoto di Avezzano (Fonte Ministeriale ancora in attesa di verifica e riscontro).
    26. Nel 1919 gli Agenti delle Guardie di Città avevano ricevuto, per atti di valore compiuti nell’arresto di malfattori o nel contrasto alle sommosse, il riconoscimento di 316 Medaglie d’argento e di 648 Medaglie di bronzo al Valor Militare, mentre per azioni di coraggio in favore di cittadini e nei servizi di soccorso pubblico 186 Medaglie d’argento e 479 Medaglie di bronzo al Valor Civile (Riferite fonti Ministeriali da approfondire);
    27. Nello Stesso periodo sino al 1919 il tributo dei Caduti delle Guardie di Città Vittime del Dovere superano il numero di 200, in gran parte rimasti uccisi a seguito di conflitti a fuoco, a cui si aggiungono oltre 3000 feriti per cause di servizio;
    28. Il Manuale del Funzionario di Sicurezza Pubblica e di Polizia Giudiziaria, fondato e diretto da Carlo Astengo dal 1863 sino al 1912, costituisce la più importante fonte di notizie sull’evoluzione storica della pubblica sicurezza e sulla sua funzione sociale. Per un approccio determinante per comprenderne significato e portata storica si segnala “Antologia del Manuale del funzionario di sicurezza pubblica e di polizia giudiziaria” a cura di Nicola Labanca e Michele Di Giorgio, edito da UNICOPLI nel 2015. Nel Manuale dell’Astengo è stata presente sino alla cessazione delle sue pubblicazioni nel 1912 una rubrica sulle Vittime del Dovere della Pubblica sicurezza che riguarda in gran parte il Corpo delle Guardie di Città per il periodo 1890-1912 .-
    29. Articolo del periodico Fiamme d’Oro del Sett-Ott. 1999 , a firma Viscardo Castelli, intitolato “La Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza” dove viene indicato l’organico iniziale del Corpo ammontante a complessive 25.377 unità e costituito da un Comandante Generale, un Tenente Generale comandante in seconda, 9 Maggiori Generali, 10 Colonnelli, 20 Tenenti Colonnelli, 48 Maggiori, 100 Capitani, 155 Tenenti, 40 Sottotenenti, 500 Marescialli Maggiori, 500 Marescialli Capi, 500 Marescialli Ordinari, 1.800 Brigadieri, 1500 Vicebrigadieri, 4000 Appuntati, 15.000 Guardie e 1.200 Allievi. Nella Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza, quale corpo ad ordinamento militare inquadrato nelle Forze Armate dello Stato e deputato alla tutela dell’ordine pubblico, confluirono oltre 4.000 Guardie di Città, circa 9000 fra Carabinierie Guardie di Finanza congedati, e circa 12.000 militari dell’esercito ex combattenti e giovani reclute.
    30. “La Polizia a Cavallo, storia, ordinamenti ed uniformi” di Giorgio Cantelli e Luigi Menna, realizzato con la collaborazione dell’Ufficio Storico della Polizia, Ponchiroli Editori, pag. 17;
    31. Articolo dal Periodico Fiamme d’Oro mar-apr.1997 a firma FRAMA (Francesco Magistri) dal titolo “ LA GUIDO RENI. Un po’ di storia in un ricordo lontano”. Ove l’autore ricorda una visita fatta col padre nel Settembre del 1928 alla Regia Scuola Tecnica di Polizia di via Guido Reni ove si trovava lo zio Calogero Magistri, al tempo vicecommissario aggiunto con funzioni di sottotenente, che gli ricordava di aver frequentato in quegli ambienti la Scuola Allievi Ufficiali della Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza.
    32. Luigi Menna nell’opera “ La Polizia Italiana” capitolo III dedicato alla Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza pubblicata ne “Il Calendario Storico della Polizia Italiana 2015” edito dal Comitato Befana del Poliziotto. Emilio Saracini,”I Crepuscoli della polizia: compendio storico della genesi e delle vicende dell’amministrazione di pubblica sicurezza”,considera l’istituzione della Guardia Regia un “rimedio eroico” che andava bene per i casi disperati in quanto “come corpo straordinario di forza armata era riuscitissimo, ma come corpo di polizia ordinaria era deficiente”.
    33. Il 26 giugno 1920 a seguito della rivolta dell’11° reggimento Bersaglieri sorretto da rivoltosi locali, si succedono una serie di scontri a fuoco con la Guardia Regia ed i Carabinieri che costringono i rivoltosi a ripiegare all’interno di una postazione strategica costituita dal Forte Scrima. La Guardia Regia dopo aver assaltato la postazione vince ogni resistenza dei rivoltosi riportando l’ordine. Nel corso degli scontri a fuoco la Polizia registra cinque caduti in combattimento. Il Tenente Umberto Rolli, il Vicebrigadiere Sante Fargioni, la Guardia Eugenio Masotto , tutti appartenenti alla Guardia Regia, il Vice Commissario Pier Antonio D’Aria e l’Agente Investigativo Luigi Cristallini (Fonte Luigi Menna Vedi Nota 38). Alla fine del 1920, per volontà degli appartenenti alla Pubblica Sicurezza di Ancona, venne apposta una lapide marmorea commemorativa dell’evento e dei caduti nella questura di Ancona (Fonte Giulio Quintavalli Vedi articolo citato in Nota nr.26).
    34. Lo scioglimento della Guardia Regia non venne accettato passivamente dal Corpo e registrò varie forme di ribellione a Parma, Pisa e Genova e veri e propri ammutinamenti a Torino e Napoli con morti a seguito di scontri a fuoco con reparti dell’Esercito e con battaglioni dei Reali Carabinieri .
    35. La Guardia Regia, quale nuovo corpo di polizia, venne avversata dagli alti vertici delle Forze Armate tanto che la cerimonia di consegna della Bandiera avvenuta il 4 giugno del 1922 ad opera del Re Vittorio Emanuele III presso la caserma Macao di Roma registrò l’assenza dei generali dell’Esercito Regio e dimolte rappresentanze degli altri Corpi.
    36. Sul ruolo svolto dalla Guardia Regia Vedi l’accurata ricostruzione di Luca Madrignani in “Dalla psicosi rivoluzionaria alla guerra civile: La Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza e gestione dell’ordine pubblico nella crisi dello Stato Liberale”, pubblicato UNICOPLI 2014, dove si evidenzia come il Corpo utilizzato inizialmente in funzione anti-bolscevica o antisovversiva, trovò poi impiego , sebbene con alcune contraddizioni, contro lo squadrismo fascista. Vedi anche Raffaele Camposano “Origini e cambiamenti della Polizia di Stato” monografia presente nell’opera “In Nome della Legge” a cura di Fabio Santilli realizzato dall’Ufficio Storico della Polizia di Stato e dal Centro Studi Gabriele Galantara ,anno 2009.
    37. La figura del Cappellano Militare, nata dalla necessità di assicurare la cura della fede religiosa dei militari nei loro spostamenti bellici, ha origini preunitarie. Nei Ducati di Parma e Piacenza dal 1816 il Reggimento di linea aveva un cappellano Tenente; nel 1839 nel Granducato di Toscana vi erano tre cappellani; nello Sato Pontificio da Pio IX fu istituito nel 1850 l’Ufficio di Cappellano Maggiore; nel Regno delle Due Sicilie era il Re a nominare sino al 1861 i cappellani; Nel 1865 le Forze Armate del Regno d’Italia registrava circa 189 cappellani . Con l’occupazione di Roma nel 1870 e le leggi anticlericali il numero dei cappellani fu progressivamente ridotto sino all’eliminazione del servizio religioso occorso nel 1878. La figura venne reintrodotta dal Gen. Cadorna con una circolare del 12.04.1915 a cui seguì l’arruolamento di diecimila “preti-soldati” di cui 2.700 destinati ai corpi combattenti. Il 1.6.1915 la Sacra Congregazione Concistoriale nomino il primo Vescovo Castrense nella persona di S.E.R. Angelo Bartolomasi. Nonostante il comportamento eroico di alcuni di essi e l’alto numero di vittime di religiosi registrato nel corso della Grande Guerra, il servizio espletato dai Cappellani Militari nel 1922 veniva soppresso. Tre anni dopo, l’Ordinariato Militare per l’Italia venne eretto il 6.3.1925 con Decreto della Sacra Congregazione Concistoriale ed approvato dallo Stato Italiano con Legge 417/1926, istituendosinuovamente un contingente di cappellani militari operanti in tempo di pace.(www.ordinariatomilitare.chiesacattolica.it ; Raffaele Pascali “La Parabola dell’Assistenza Spirituale alla Polizia di Stato” Giappichelli Editore- Torino 2012);
    38. Francesco Magistri, Maggiore Generale della P.S., deceduto il 13.11.2002, al di là degli incarichi militari espletati in carriera, è stato Redattore Capo della Rivista Polizia Moderna dal 1954 sino al 1975 ed una volta in pensione ha rivestito l’incarico di Vice-Direttore ed Art Director della rivista dell’ANPS Fiamme d’Oro dal 1977 sino al 2002. E’ stato insignito del “Premio alla Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri”.
    39. Il Corpo Agenti di Investigazione viene istituito con D.L. 14.08.1919 n.1442 assorbendo buona parte delle Guardie di Città che verranno definitivamente sciolte con l’Istituzione della Guardia Regia avvenuta con R.D. 2.10.1919 nr.1790. Con lo scioglimento della Guardia Regia e del Corpo Agenti di Investigazione avvenuto con R.D. 31.12.1922 n.1680, questi ultimi confluiscono integralmente nel Ruolo Specializzato dei Carabinieri, il quale a sua volta, con l’istituzione del Corpo Agenti di P.S. con R.D. 2.4.1925 nr.383, viene totalmente assorbito nel nuovo organismo. In questo ondivago riformismo istituzionale, la Polizia subisce certamente una battuta di arresto della sua continuità storica. Ma si tratta di uno strappo ben presto ricucito dai suoi uomini la cui funzione ed il cui impegno nella tutela della Pubblica Sicurezza è sempre rimasto saldamente legato al ruolo sociale rivestito.
    40. La Bandiera Nazionale viene concessa al Corpo degli Agenti di P.S. con R.D.26.09.1930 e consegnata dal Capo del Governo Mussolini e benedetta dall’ Ordinario Militare vescovo S.E.R. Mons. Angelo Bartolomasi il 18.10.1930 con una grande manifestazione tenutasi all’ippodromo di Villa Glori in Roma alla presenza del Direttore Generale della P.S. Arturo Bocchini, di tutti i questori d’Italia, dei massimi rappresentanti delle FF.AA., con uno schieramento di oltre 5000 uomini comandati dal Colonnello di P.S. Ferdinando Soleti che ricevuto materialmente il vessillo presterà il giuramento con la formula: “giuriamo che noi sapremo difendere questa bandiera fino all’ultima stilla del nostro sangue, al servizio del Re e della Patria”.
    41. Sul punto vedasi nell’Opera Monografica di Raffaele Camposano “Origini e Cambiamenti Della Polizia di Stato” posta a corredo dell’opera “In Nome Della Legge- Tracce satiriche della Polizia Italiana tra Otto e Novecento” a cura di Fabio Santilli (Realizzato dall’Ufficio Storico e dal Centro Studi Gabriele Galantara 2009), ove l’autore trattando nei punti salienti il processo di fascistizzazione della Polizia evidenzia come lo stesso sia partito dalle Prefetture , con le nomine politiche dei Prefetti, per proseguire con i Questori, e quindi con l’allontanamento dal servizio “per riprovevole condotta” dei poliziotti scomodi o ritenuti di non sicura fedeltà al fascismo con il D.L.28.6.1928 nr.1592. Inoltre con il R.D. 2380 del 12.12.10927 viene conferita ai Questori la qualifica di Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza e viene sciolto il Ruolo degli Ufficiali del Corpo Agenti di P.S. con il loro inquadramento nel Ruolo dei Funzionari di P.S.- “Ma pur essendo perfettamente integrata nel regime, la Polizia non arrivò mai ad identificare la ragion di Stato con la ragion del Partito unico” atteggiamento reso possibile dai convincimenti e dalla volontà del Capo della Polizia Arturo Bocchini che rivesti la carica dal 1925 sino al 1940 quando morì in attività di servizio.
    42. Dall’articolo sulla Stampa del 19.10.1938 nr. 248 alla prima pagina.
    43. Come rilevabile dai giornali del tempo (Messaggero, La Stampa, Il Popolo ….), la ritualità del cerimoniale della Festa della Polizia sino all’entrata in guerra, prevede: a) la convocazione in Roma di tutti i Questori del Regno e dei Funzionari della Direzione Generale che riuniti a Palazzo Venezia o nel palazzo della Prefettura vengono ricevuti in udienza privata dal Capo del Governo; b) incolonnati, essi raggiungono a piedi il Vittoriano dove le alte Autorità del Corpo depongono una corona di alloro al Milite Ignoto, quindi trasferimento, sempre a piedi, lungo via del Plebiscito fino al Palazzo Littorio ove attesi dal segretario del PNF depongono una seconda corona di alloro al Sacrario dei Martiri Fascisti; c) successivo trasferimento con torpedoni presso il Comando Generale della Milizia ove ricevuti dal Capo di Stato Maggiore della Milizia depongono una terza corona di alloro al Sacrario dei Caduti della Milizia.
    44. Fra il 13 ed il 18 luglio del 1941, in varie azioni militare o a seguito di imboscate, morivano ad Ocevic nel Montenegro Carlo Smiraglia ( MAVM nel 1961), Domenico Alloro (MBVM nel 1943) Espedito Principe (MBVM nel 1948); sulla rotabile Rijeka-Ocevic Umberto Bianconi (MAVM nel 1943), a Xan Mesanovinica Antonio Paoloemilio (MAVM nel 1943) e Gino Pianigiani (Croce di guerra nel 1943); a Budva- Martinovic Celestino Nardi (MBVM nel 1950) e Guerrino Zacchiroli (Croce di guerra nel 1951) ed altri non risultati decorati. La Bandiera del Corpo Agenti di P.S. venne insignita della Medaglia di Bronzo al Valor Militare nell’anno 1949, Ministro dell’Interno Mario Scelba.-
    45. Il Corpo delle Guardie di P.S. viene costituito con il Decreto Legge Luogotenenziale nr. 365 del 2.11.1944, assorbendo il Corpo Agenti di P.S. già inquadrato nelle Forze Armate con D.L. 31.7.1943 nr.687 (Governo Badoglio).
    46. Nel nuovo Corpo, confluiscono parte della disciolta MVSN e le specialità della Milizia Ferroviaria, Stradale, Postale e di Frontiera, elementi dell’Esercito e della disciolta Polizia Repubblicana, la Polizia Africa Italiana (confluita il 9.3.1945), partecipanti a formazioni partigiane legalmente riconosciute, al C.L.N. ed alla Polizia Ausiliaria che aveva operato in appoggio alle forze alleate di liberazione.
    47. Un articolo comparso su Polizia Moderna del Maggio 1949 descrive con dovizia di particolari lo stato della Scuola di Via Guido Reni e le condizioni in cui venne realizzato il 1° Corso Allievi Guardie del Maggio-Novembre 1946.
    48. Storia del Sacrario in www.sacrariopoliziadistato.it
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“Da Sbirro a Investigatore” di Giulio Quintavalli
Un saggio da non perdere

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Dal luglio scorso la storiografia contemporanea sulla Polizia si è arricchita della pubblicazione dell’opera “Da Sbirro a Poliziotto” di Giulio Quintavalli. Un lavoro che non solo completa la recente pubblicazione della “Antologia del Manuale del funzionario di sicurezza pubblica e di polizia giudiziaria (1863-1912)” edita da Unicopli .nel 2015, ma che rilancia e stimola la ricerca verso il Corpo degli Agenti Investigativi e quello del Ruolo Specializzato dell’arma dei Carabinieri Reali, aree scarsamente o per nulla attenzionate ed indagate dagli studiosi. Il lavoro, infatti, analizza approfonditamente il periodo storico dal 1880 sino alla fine della Grande Guerra. Vi colloca e ricostruisce status e funzione sociale del poliziotto nel dibattito politico-amministrativo e nell’evoluzione dello stato liberale, lumeggiando, nella crudezza analitica dei dati riguardanti i profili endogeni del Corpo delle Guardie di Città, il significato e la portata dell’ingresso della polizia scientifica nel mondo delle investigazioni e soprattutto della prova del reato anche riguardo alla riforma del codice penale del 1913. La ricerca storiografica dell’autore, inoltre, si estende alla costituzione dell’Ufficio Centrale Investigativo ed alla figura del suo direttore Giovanni Gasti, all’Ufficio Centrale per la repressione dell’abigeato con quella di Augusto Battioni, alla formazione della polizia ferroviaria e di frontiera, all’introduzione dei servizi tecnici con gli albori delle prime intercettazioni telefoniche. Insomma, un’opera ricca di autenticità storica e capace di coniugare l’analiticità e la scientificità dei dati e dei riferimenti con una narrazione piana e piacevole.
Una pubblicazione significativa e di indiscusso rilievo storiografico che non può mancare nella biblioteca degli studiosi, dei cultori, degli appassionati o dei semplici curiosi interessati ad arricchire il proprio bagaglio di conoscenze storiche. Un saggio che non dovrebbe mancare nelle raccolte librarie dei giuristi e degli operatori del diritto, perché in essa si ritrova tutto il retroterra culturale e scientifico della transizione dalla prova indiziaria, a quel tempo prettamente logico-deduttiva e troppo spesso marcata dai pregiudizi antropologici e della condizione sociale del reo, alla prova processuale eticamente rigorosa in quanto espressione di inequivocabili dati scientifici, identificativi e di ricostruzione ambientale. In pratica ritroviamo nell’opera di Quintavalli i momenti di embrionale formazione di quei principi operativi e di quei valori etici che sono alla base dell’attività investigativa e processuale dell’oggi. Una nitida immagine di ciò che eravamo ieri per saper meglio indagare e conoscere la realtà attuale.
Non ci rimane pertanto che ringraziare l’Autore per aver voluto condividere ricerche, fatiche e conoscenze con i lettori, riconoscendogli soprattutto il merito di aver accomunato ad un’opera storicamente autentica le dinamiche dello stimolo alla riflessione ed alla prosecuzione del lavoro.

Avv. Guido Chessa


È pubblicato da Aviani & Aviani editori, 2017 (c/o Arti grafiche Fulvio srl), viale Tricesimo 184/7,33100 Udine; email: avianifulvio@gmail.com, www.avianieditori.com, tel.: 0432 884057  fax: 0432 479918.
280 pagine formato 22 x 29.3  cm.  80 immagini, oltre 900 note, appendice iconografia a colori, indice dei nomi, delle leggi, bibliografia e storiografia. Sul sito ww.avianieditori.com trovate le informazioni per l’acquisto.
Il Costo del Libro è di €. 32,00 ma per i soci ANPS è ridotto all’importo promozionale di €. 22,00.

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NESSUNA DECADENZA NELLA PREVIDENZA PUBBLICA

Un recente confronto avvenuto con un Collega direttamente interessato alla materia, ci ha sollecitato ad un più diffuso approfondimento giurisprudenziale sull’applicazione dell’istituto della decadenza in materia pensionistica del pubblico impiego.
 
Infatti, un atteggiamento fortemente prudenziale, legato ai vuoti normativi ed alle posizioni assunte dall’INPS, ci ha spinto a considerare l’applicabilità della decadenza triennale anche al Pubblico Impiego e con esso al Comparto Sicurezza.
 
I nuovi stimoli scaturiti da un confronto costruttivo, nell’assenza di giurisprudenza della Cassazione sul punto, ci ha portato ad una approfondita e diffusa ricerca nella giurisprudenza di merito, ove si sono rinvenute sentenze del Tribunale del Lavoro di Firenze e di Milano che statuiscono sulla inestensibilità per analogia della norma eccezionale di cui all’art. 47 DPR 639/70 nonché una sentenza della Corte dei Conti del Lazio, ove, invece, si esplicita chiaramente l’inapplicabilità dell’istituto della decadenza nel settore del Pubblico Impiego.
 
Queste sentenze, respingendo le eccezioni dell’INPS e di altri Enti e Casse Previdenziali, inducono a ritenere la sostenibilità in giudizio dell’inapplicabilità della decadenza triennale dall’azione giudiziaria per gli appartenenti al Pubblico Impiego oltre che per i Liberi Professionisti iscritti a Casse Autonome.
 
Ne consegue che, per il Comparto Sicurezza, ogni termine decadenziale sarebbe escluso, permanendo l’applicabilità della sola prescrizione quinquennale dei ratei pensionistici e ripristinandosi in tal modo una più estesa possibilità di promozione dei relativi eventuali contenziosi

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MILITARI RIFORMATI – SUGGERIMENTI OPERATIVI ANTERICORSO
NOTE NEGATIVE. STOP AL MOLTIPLICATORE PER RIFORMATI DAL 7/7/2017

Dal nostro articolo dello scorso 21.06.2017 dedicato all’istituto dell’ausiliaria e al beneficio compensativo di cui all’art. 3, comma 7 del D. Lgs 165/1997 (c.d “Moltiplicatore”) ci sono giunte molte richieste di chiarimenti e approfondimenti. Per aggiornarvi su quanto sta succedendo a livello nazionale e rispondere alle vostre domande abbiamo redatto un nuovo breve articolo che vi invitiamo a leggere.

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Una importante novità è intervenuta nella complessa materia che stiamo trattando: nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 143 del 22.06.2017, è stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 94 del 2017 intitolato “ Disposizioni in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze armate, ai sensi dell’articolo 1, comma 5, secondo periodo, della legge 31 dicembre 2012, n. 244” entrato in vigore il 07.07.2017.
Il Decreto 94/2017, che nell’intenzione del Legislatore doveva essere adottato solo al fine di attuare l’atteso riordino delle carriere, in realtà ha modificato anche l’art. 1865 del Codice dell’Ordinamento Militare e l’art. 3, comma 7 del D. Lgs 165/1997 con la conseguenza pratica di escludere l’applicazione del beneficio del Moltiplicatore a coloro che saranno riformati a partire dal 07.07.2017.
Per saperne di più vi invitiamo a leggere l’articolo.

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Ricalcolo Pensioni militari in applicazione Articolo 54 TU 1092/1973

Il personale militare che alla data del 31.12.1995, aveva maturato tra i 15 e i 18 anni di servizio utile, oggi alle soglie della pensione o già pensionato, si trova, a nostro avviso erroneamente, destinatario della normativa generale con l’applicazione dell’aliquota di cui all’art. 44 in luogo di quella prevista dall’art. 54 comma 1 del TU 1092/1973, con conseguente perdita di benefici economici che a seconda dei casi possono variare da € 150,00 sino ad € 250,00 mensili lorde.

 
Ciò comporta un’evidente penalizzazione a carico di questi pensionati e di coloro che sono prossimi alla pensione, in quanto potrebbero beneficiare dell’applicazione dell’aliquota al 44% anziché al 35%-

 

La problematica delle aliquote che si applicano alla retribuzione pensionabile dei militari è stata oggetto recentemente di accesi dibattiti che dal web sono giunti alle sedi Istituzionali e Giudiziarie grazie all’intervento solerte del Sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri Berti Fabio.-

 

La questione è attualmente in attesa di essere discussa innanzi alla Corte dei Conti Toscana-Giudice delle Pensioni-nel corso della prossima estate.-

Chi sono gli interessati:

  • - Militari arruolati nel periodo dal 1.1.1981 sino al 30.06.1983 che alla data del 31.12.1995 hanno compiuto più di 15 e meno di 18 anni di servizio utile (comprese le eventuali maggiorazioni).

  • - Gli appartenenti alle Forze di Polizia arruolati quali Guardie di PS fino al 25.06.1982.

Cosa si intende per servizio utile:

  • - Nel calcolo del periodo contributivo si ricorda, che oltre all’effettivo servizio, devono essere sempre considerate anche le maggiorazioni dei servizi di cui all’art 5 del dlgs. 165/1997 che comportano un aumento figurativo di 1 anno ulteriore ogni 5 anni di servizio, oltre alle valorizzazioni previste per i servizi effettuati in sedi disagiate quali quelle di frontiera terrestre, di imbarco o di aeronavigazione.-

Per ulteriori approfondimenti leggi l’articolo e scarica il modello di diffida all’Inps predisposto dallo Studio Legale Chessa.

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Diffida INPS Articolo 54
 

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Perequazione: La Corte Costituzionale ha deciso
Decreto Poletti O.K.- Naufragio dei ricorsi
Creiamo una filiera assistenziale?


Perequazione: La Corte Costituzionale ha deciso


Decreto Poletti O.K.- Naufragio dei ricorsi
Creiamo una filiera assistenziale?

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La Corte Costituzionale si pronunzia
sulla Perequazione con prima Udienza il 24.10.2017

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Perequazione pensioni e rimborsi. Considerazioni

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Perequazione: Facciamo il punto

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CONSIGLI AI "RITARDATARI"

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I Nove rinvii alla Corte Costituzionale

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Atto Intimazione e Diffida INPS
Mandato Avvocato Chessa Guido
 

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XIV Anniversario commemorazione Emanuele Petri
Incontro con il Capo della Polizia

Commemeorazione Emanuele Petri Incontro tra i Delegati ANPS Arezzo con in testa il Presidente Avvocato Guido Chessa ed il Capo della Polizia di Stato Prefetto Franco Gabrielli

In occasione della celebrazione del XIV anniversario della morte del Sovrintendente Capo della Polizia di Stato Emanuele Petri, Medaglia D’oro al Valor Civile, il Capo della Polizia S.E. Franco Gabrielli è venuto in terra d’Arezzo al fine di onorare la memoria del caduto , incontrandosi con i familiari, con le autorità e la popolazione di Castiglion Fiorentino di cui la Polizia di Stato ha la Cittadinanza Onoraria.-
La mattina del 2 marzo verso le ore 11,30, nella piazzetta della Stazione Ferroviaria di Castiglion Fiorentino intitolata ad Emanuele Petri, si sono raccolti una rappresentanza dell’ANPS e tutte le più importanti figure istituzionali e soprattutto chi l’aveva conosciuto o ne aveva condiviso il servizio attivo. Come lo scorso anno, una mattinata soleggiata ha riscaldato i partecipanti e la composta presenza di una scolaresca di Castiglion Fiorentino che ha accolto l’arrivo di Alma, la vedova di Petri, assieme al figlio poliziotto Angelo.
In un clima di partecipata solennità due operatori della Polizia Ferroviaria, specialità di appartenenza di Emanuele, hanno deposto una corona di alloro sul cippo posto all’ingresso della stazione ferroviaria. Sulle note del silenzio, nella commozione dei molti presenti, “l’immagine di Lele ” ha campeggiato ancora sul filo del ricordo e della memoria. Hanno preso la parola brevemente il Sindaco di Castiglion Fiorentino Mario Agnelli ed il Questore Dr. Bruno Failla che si sono soffermati sulla figura di Emanuele , sul suo impegno civile nel volontariato e nel servizio di polizia, sui valori della solidarietà e del senso del dovere praticati nell’agire quotidiano. Il ritratto di un uomo comune, che, padre, marito e poliziotto ci ha lasciato, quale testimone del suo passaggio terreno, l’esempio di quella nitida normalità che è la sola vera forza dei giusti. Dopo la breve cerimonia, contrassegnata dall’intervento degli scolari e del sindaco Junior , quale espressione di un germe valoriale che continua a dare i suoi frutti, Il Capo della Polizia dopo un breve intervento si è ritirato in intimità con i familiari di Petri per il pranzo.

commemorazione Emanuele Petri Discorso del Capodella Polizia di Stato Franco Gabrielli

Nella prima mattinata, invece, il S.E. Franco Gabrielli, ha incontrato nella Sala Petri della Questura il personale ed una rappresentanza consiliare dell’ANPS. Introdotto brevemente dal Questore Dr. Failla, il Capo della Polizia ha parlato lungamente sulla situazione della sicurezza in Italia, intrattenendosi sulle iniziative governative che non permettono più interventi mirati in favore della Polizia se non all’interno del comparto complessivo della sicurezza. Ha spiegato come la proiezione del turn over del personale dal 2017 sino al 2030 preveda il progressivo pensionamento di circa 40.000 poliziotti che andranno sostituiti da almeno altrettanti nuovi arrivi.- Di qui l’esigenza non solo di coprire i vuoti che man mano verranno a crearsi, ma anche la necessità che venga consolidato il senso di appartenenza all’Istituzione e che cresca in tutti l’orgoglio per il servizio prestato. Al costante impegno per l’affermazione della legalità, la salvaguardia della sicurezza sociale e per la tutela della libera convivenza, accompagnato dallo spiccato senso del dovere e dai rischi che spesso il servizio comporta, ormai divenuti espressione di una professionalità operativa che trova esplicito riconoscimento in larghissimi strati della collettività, deve aggiungersi una solida immagine pubblica dell’Istituzione. E tale processo di consolidamento passa attraverso l’azione responsabile di ciascuno degli operatori ed anche attraverso una responsabile attività rivendicativa giustamente esercitata dalle rappresentanze sindacali. Insomma, onde evitare ogni possibile forma di marginalizzazione dell’Istituzione, in tutti gli operatori deve essere coltivato il rispetto ed il culto dell’appartenenza come stimolo e guida dell’agire quotidiano.-
Dopo il lungo incontro e le foto di rito, il Capo ci ha salutato per raggiungere Castiglion Fiorentino. Al di là dei saluti cordialmente affettuosi, ci è rimasta la profonda sensazione di aver incontrato un personaggio capace di coniugare una grande competenza con idee molto chiare sul futuro che ci attende. Un vero manager pienamente al passo coi tempi, un profondo conoscitore dei limiti e dei difetti che l’Istituzione ancora accusa, un portatore della positiva consapevolezza della necessità di richiamare tutti gli uomini che la compongono al contributo personale. Vedendolo lasciare la Questura di Arezzo mi sono augurato che rimanga a lungo il nostro Capo perché la sua azione, determinata e lucida, porterà certo positivi cambiamenti alla Polizia ed ai suoi uomini.

Il Presidente della Sezione

Avv. Guido Chessa

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Convenzioni per gli Associati ANPS Arezzo

 
  1. AGENZIA VIAGGI PENSIERO STUPENDO
    Via Romana 132/a Arezzo
    tel 0575 908523 / cell 3333444699

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  2. AVVOCATO CHESSA CHIARA
    Viale Michelangelo 26 Arezzo, 0575/27351
    cell 3401025443

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  3. C.O.F
    Via Alcide de Gasperi 49/51 Ar – tel P L Lapi 338744428 5 A Lorini 3351346101 M Lorini 3351346102

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  4. CANTANAPOLI
    Loc Le Piagge 33/a Camucia di Cortona (AR)
    tel 0575 62996 cell 3312544379

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  5. CDAS SPACCIO AZIENDALE
    Località Case Nuove 49/b Ceciliano (AR)
    tel 0575 321156

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  6. CROCE BIANCA
    Via dell’ Anfitertro 15 Arezzo – tel 22666

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  7. DI GORGA
    Via Masaccio 29 Arezzo
    tel 0575 907095

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  8. ENJOYTECH
    Via Giusti Giuseppe 11/b Arezzo
    tel 0575 901267

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  9. GPA ABBIGLIAMENTO
    Via Setteponti Levante 75 S G V.no Loro Ciuffenna (AR) – tel 055 977191

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  10. GRAND HOTEL TERME
    Piazza Libertà 1 Margherita di Savoia (BT) tel 0883 655402

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  11. HOTEL BOSCO VERDE
    Via Nazionale 8/10 Badia Prataglia Poppi (AR)
    tel 0575 559017

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  12. HOTEL ELITE
    Via Santa Chiara 6/8 Cattolica (RN) – tel 0541 962168 fax 0541 967467

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  13. LA BOTTEGA DEI MESTIERI
    Via Lorenzetti 28 Arezzo cell 3498614183

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  14. LA CAPANNA DI LIGNANO
    Località Lignano Arezzo
    tel 0575 979446

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  15. LETIZIA VIAGGI
    Viale Michelangelo 112 Arezzo
    tel 0575 370646

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  16. OFFICINA DELLA PIZZA
    Viale Michelangelo 132 Arezzo
    cell 3398497310

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  17. PADRONATO UNSIC
    Corso Italia 233 Arezzo tel – 0575 299733

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  18. PELLETS LEGNO
    Località Riolo Monterchi (AR) tel 0575 708803

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  19. PITTAROSSO
    Centro Commerciale “Fabbri” Via Romana 13 Arezzo
    tel 0575 908009

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  20. SAPRA
    Via Molinara 33 Arezzo
    tel 0575 323768

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  21. SKYTEL
    Via Fiorentina 218a / 220 Arezzo
    tel 0575 984906 fax 980326

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  22. TENUTA DI FRASSINETO
    Piazza J.F Kennedy 3 Ravenna
    tel 0544 37078

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  23. TRIANGOLO VERDE
    Via Campo Romano 8 Mercatale V.no Bucine (AR)
    cell 3393652165

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  24. CHIMERA BUS
    Via Antonio Pizzuto 10 Arezzo cell 3332616096 / 3356599484

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  25. DR.SSA MONICA PAPINI NEUROPSICOLOGA
    Via XXV Aprole 34 Arezzo
    cell 3351304625

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  26. DR.SSA SARA BORRI PSICOLOGA
    Via T Cardinali 7 Ponticino (AR)
    cell 3478255326

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  27. FOTO OTTICA GIOVANNI BAGAGLIA
    Viale Michelangelo 136/1 Arezzo
    tel 0575 371625

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  28. NATUROPATA ROTELLINI RENATO
    Via G Montale 23 Arezzo Tel 0575 911500

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  29. STUDIO FISEOTERAPICO
    Località Cozzano (c/o Centro Comm.le Aurora) Castiglion F.no (AR) tel 0575 1788834

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  30. STUDIO MEDICI DEL VECCHIO
    Via Chiarini 71f Arezzo
    tel 0575 907285

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Il 2° Reparto Celere di Padova di Gianmarco Calore

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Tratto dal Forum del sito polizianellastoria.it , palestra di libero dibattito sulla storia della Polizia e sulle problematiche attuali che vive l’istituzione, offriamo ai lettori questo articolo di Calore che ripercorre le vicende del più celebre, se non il più importante, Reparto Mobile della Polizia di Stato. Si tratta di un breve elaborato che, caratterizzato da una narrazione appassionata e tipica di chi ne ha fatto parte e si è formato alla sua scuola, descrive il percorso storico del Reparto “Celere” padovano spesso protagonista nelle operazioni di ordine pubblico, di soccorso alle popolazioni colpite da calamità e nello sport con le non meno note Fiamme Oro. L’opera, che per volontà dell’autore assume carattere divulgativo ed informativo, fornisce al lettore un’immagine quasi a tutto tondo dei più importanti interventi di un Reparto che ha contribuito con il suo operato, non sempre scevro da critiche o rilievi, a costruire la tradizione della polizia scrivendo, per alcuni profili, anche la storia del nostro paese. Unico appunto, anche al fine di evitare un ingiusto giudizio autocelebrativo , è la mancata trattazione della significativa evoluzione che la gestione dell’Ordine Pubblico ha avuto dopo le note vicende del G8 del 2001. Le nuove “regole di ingaggio” , la nuova mentalità che l’operatore di polizia sta sempre più acquisendo, la più oculata e mirata gestione della piazza all’interno delle regole democratiche e dei valori costituzionali. Tematiche abbondantemente e diffusamente trattate nel Forum di Polizianellastoria ed ancora oggetto di acceso dibattito politico-sociale.- Per il resto, l’articolo si legge tutto d’un fiato in pochi minuti, dalla fondazione del 2° Reparto quale costola del 5° Reparto Celere di Vicenza con la figura indimenticabile di Gaetano Genco, alle imprese sportive delle Fiamme Oro ed al caso Margherito; dal periodo carbonaro delle rivendicazioni sindacali ai gravi fatti di Genova ed alla formazione dei Baschi Bleu. Il tutto arricchito dalle foto storiche di Manigrasso vero reporter storico del Reparto e dalla collaborazione di Vincenzo Marangione competente ed appassionato storico della Polizia. Un lavoro firmato da Calore ma frutto di quella sinergica ed entusiastica collaborazione fra appassionati a cui va riconosciuto l’impegno e l’inguaribile senso di appartenenza. Un frammento di memoria che ne alimenta il culto e l’insegnamento. Un momento di verità che narrando da dove veniamo contribuisce a segnare la strada dove andiamo.

Guido Chessa

"Il 2° Reparto Celere di Padova"

Di Gianmarco Calore
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La Storia della Polizia italiana di Gianmarco Calore

Presentazione dell’Opera e motivi della pubblicazione


Abbiamo richiesto all’Assistente Capo Gianmarco Calore, ricevendone incondizionata disponibilità ed assenso, l’autorizzazione alla pubblicazione sul nostro sito sezionale dell’ultima stesura della sua opera divulgativa “Polizia nella Storia”. Inoltre, abbiamo ottenuto dall’autore che il testo del lavoro, pur essendo coperto da copyright, venga pubblicato in PDF scaricabile, in modo tale che, in formato cartaceo o su supporto telematico, possa entrare a far parte delle dotazioni storiografiche di riferimento che ciascuna delle 172 Sezioni ANPS dovrebbe avere. L’iniziativa, infatti, lungi dall’essere fine a se stessa o ad usum delphini, si colloca all’interno di un più ampio ed ambizioso programma teso a costruire e raccogliere progressivamente, anche attraverso gli studi, le ricerche ed i lavori divulgativi sul Medagliere e sul Sacrario della Polizia di Stato, una narrativa di carattere storico che contribuisca ad alimentare e far crescere presso ogni Sezione il “Culto della Memoria”.
A tale proposito si ritengono maturi i tempi a che la Memoria Storica delle Tradizioni della Polizia ed il culto dei suoi Caduti, si spinga ben al di là dei richiami occasionali ed a volte retorici riservati dagli oratori nei rituali momenti celebrativi. E’ necessario, infatti, e ne esistono ormai tutti i presupposti costituiti dalla pubblicistica e da iniziative mirate, che “il Culto” assuma le vesti più significative e diffuse di una autentica ed onesta “Cultura della Memoria”. Così, in calce alla stesura dell’attuale presentazione, abbiamo riportato una breve bibliografia delle pubblicazioni in materia di Polizia e della sua storia, non solo per collocare l’opera di Calore nel più ampio contesto storico-letterario in materia ma anche perché le Sezioni più intraprendenti ed i soci più appassionati possano fruire di alcuni testi di riferimento per gli approfondimenti ritenuti necessari. Non si tratta, quindi, di vestire gli abiti degli “storici qualificati” che ambiscono al ruolo di coprotagonisti nel mondo storiografico di settore. Ma al contrario, in una percezione realistica consona al proprio ruolo, si tratta più semplicemente di conservare le modeste vesti di appassionati narratori e quelle di convinti propalatori di una progettualità che cerca di rendere la Memoria dell’Istituzione e dei suoi uomini sempre più palpabile e presente nella quotidianità operativa. In questa prospettiva, quindi, la pubblicazione che presentiamo al lettore si pone solo come un importante frammento di una più ampia antologia narrativa, proposta al corpo sociale per accrescerne e sedimentarne la formazione storico-culturale di base. Un modo per stimolare dal basso, dalla periferia, gli organismi nazionali dell’ANPS verso il superamento di quella interpretazione ancora ancillare della funzione del Sodalizio. Un modo per sostenere l’Associazione nell’esercizio del suo rilevante ruolo istituzionale, quale reale e concreta coprotagonista di un compiuto processo di emersione dell’identità storica della Pubblica Sicurezza e dei suoi uomini.

* * *

Ho incontrato casualmente L’Assistente Capo Giammarco Calore verso la metà dicembre del 2012, quando, nelle mie navigazioni notturne nella rete , ho incrociato il “suo” sito www.polizianellastoria.it. Ricordo che quel giorno, ero rientrato da Massa assieme all’amico Sergio Tinti, presidente della Sezione fiorentina ed appassionato cultore di storia della polizia, e che durante il viaggio di rientro parlammo a lungo delle potenzialità che la telematica e la rete internet avrebbero potuto offrire alle finalità istituzionali di una associazione come l’ANPS. Le ricerche notturne sulla rete e l’incontro casuale con Calore sono stati la conseguenza diretta di quella chiacchierata ed un po’ anche il segno del destino. Infatti, per alcuni giorni ho letto con attenzione tutte le pagine storiche del sito, arrivando a condividerne finalità, impianto e tematiche ed apprezzandone il rigore delle ricerche, le metodologie applicate e soprattutto l’onestà intellettuale dei vari protagonisti in quanto spoglia da ogni forma di presuntuoso velleitarismo. Così mi sono iscritto al suo Forum http://www.polizianellastoria.it/forum/index.php dove ho proposto il Topik “ Cosa è l’Anps? Che finalità ha? Come la vedete?” che ad oggi ha visto oltre 8.700 visite. Fisiologico, poi, fra appassionati della stessa materia, incontrarsi, conoscersi ed intavolare un periodico rapporto personale via mail dove, nell’ambito dei diversi ruoli e delle diverse idee operative e programmatiche che pur ci separano, mi sono espresso con il convinto auspicio :”…….., di non perderci di vista, perché volenti o nolenti siamo e restiamo fratelli di un lungo viaggio comune”.-

Oggi, con la pubblicazione della Storia della Polizia sul nostro sito, è giunto il giorno in cui si muovono i primi passi di quel cammino comune. Scritta con un linguaggio chiaro e di facile accesso, il libro risponde alle aspettative del suo titolo “ La Polizia nella Storia” . Infatti l’Autore, senza pretese di esaustività ma con il pregio della ricerca costante dell’obiettività storica, cala l’istituzione all’interno delle vicende italiane dal periodo anteriore all’Unità d’Italia alla cronaca più recente. Ne ripercorre analiticamente tutti i passaggi storici, anche i più critici, senza indulgenza o presuntuosi fini pedagogici, ponendo il lettore, attraverso una serena e piana narrazione, nelle condizioni di valutare fatti e vicende per trarne, dagli intrinseci accadimenti, tutte quelle componenti, positive e negative, che vi sono insite . In tal senso la Storia della Polizia di Calore, che non manca di interviste, di novità quale la presenza della Polizia Italiana nella concessione di Tien-Tsin in Cina o di riferimenti anedottici quale l’inseguimento della Ferrari di Spadafora nella scalinata di Trinità dei Monti, costituisce una piacevole opera didattica di base. Infatti se da una parte evita la pedantesca analisi delle modificazioni ordinamentali e delle comparazioni statistiche, sociologiche ed istituzionali che sono tipiche della storiografia scientifica, dall’altra non tralascia alcun dato o fatto storico di rilevo che, avendo contrassegnato sin dalle sue origini l’evoluzione e la gestione della Pubblica Sicurezza, ne rappresentano oggi la componente sostanziale della Memoria Storica. Ne emerge così un’opera che ha per naturale destinazione, vuoi per completezza e vuoi per il suo carattere divulgativo, non solo il corpo sociale dell’ANPS, degli allievi delle scuole di polizia e dell’aggiornamento dei poliziotti in servizio ma anche degli appassionati e di tutti coloro che per la prima volta vogliano avvicinarsi alla materia. Di qui la decisione, grazie all’autore ed al sito polizianellastoria.it, di renderla pubblica nel mondo dell’ANPS e di chi si avvicina o incappa per caso nel sito anpsarezzo.it. E ciò nella convinzione di rendere quest’ultimo strumento telematico sempre più completo ed utile nei confronti del sodalizio tutto nonché di quella Memoria storica di cui lo stesso si erge a cultore.

Guido Chessa



Bibliografia sulla Storia della Polizia

Presentiamo qui di seguito una brevissima bibliografia che riguarda sia le poche opere che hanno affrontato sotto diversi profili la Storia della Polizia dalle origini ai nostri giorni, sia quelle, in verità più numerose, che ne hanno percorso ed indagato periodi più limitati. Ciò al fine di creare per gli interessati un quadro di riferimento che, ben lungi dall’essere esaustivo, ha la mera finalità di fornire ausilio e suggerimenti per soddisfare l’esigenza di approfondimenti o di una più penetrante analisi della vita dell’Istituzione Polizia.

1°) Storia della Polizia, di Annibale Paloscia, Newton Compton Editori srl- 1989 –

2°)Polizia 1852-1952: da Carlo Alberto a Luigi Einaudi.Funzionari e guardie di P.S. attraverso un secolo di storia. Organizzazione, regolamenti, uniformi,di Giuseppe Quilichini, editore Albertelli 1995;

3°) La Storia e le uniformi della Polizia italiana, di Antonio Laurito con la collaborazione dell’Ufficio Storico della Polizia di Stato,editore Promozioni Editoriale Police, 2008;

4°) Origini e cambiamenti della Polizia di Stato, saggio di Raffaele Camposano contenuto nell’opera “In Nome della Legge” tracce satirichedella Polizia italiana fra l’otto ed il novecento di Fabio Santilli, edito nel 2009 dal Ministero dell’Interno-Ufficio Storico della Polizia di Stato.

5°) I Capi della Polizia, la storia della Sicurezza Pubblica attraverso le strategie del Viminale di Annibale Paloscia e MaurizioSalticchioli, Laurus Robuffo, 2003;

6°) Le Polizie di Mussolini, di Franco Fucci, editore Mursia 1985;

7°) La Polizia in Italia dal 1945 sino ad oggi, di Romano Canosa, editore Il Mulino, 1976

8°) Le forze di polizia nel dopoguerra, di Antonio Sannino , editore Mursia 2004

9°) Sub lege libertas. La polizia in 600 anni di impegno per la sicurezza del Piemonte e dell’Italia, di Paolo Valer, Alzani editore 1997;

10°) La Polizia di Torino Capitale dal 1948. Dalla nascita della polizia alle notizie sui commissariati della Questura di Torino di MiloJulini e Paolo Valer- Daniela Piazza Editore 2015.

11°) La Guardia Regia. La polizia italiana nell’avvento del fascismo (1919-1922), di Luca Madrignani, edito da Unicopli nell’ott. 2014.-

12°) La Polizia dell’Africa Italiana (1937-1945) di Piero Crociani – Ufficio Storico della Polizia di Stato- Edito nel 2009- Edizionefuori commercio.

13°) Storia della PAI Polizia dell’Africa Italiana (1936-1945), Raffaele Girlando-Italiana Editrice New- 2003

14°) Una Cultura Professionale per la Polizia dell’Italia Liberale (Antologia del “Manuale del Funzionario di sicurezza pubblica e dipolizia giudiziaria-1863-1912) di Nicola Labanca e Michele di Giorgio con il sostegno dell’Ufficio Storico della Polizia di Stato- Edito Unicopoli 2015;

15°) L’Ordine Pubblico e la giustizia penale, duro saggio critico verso la Polizia di Raffaele Romanelli contenuto nella “Storia delloStato italiano” pubblicata da Donzelli.

"La Storia della
polizia italiana"

Di Gianmarco Calore
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Polizia Scientifica Il primo Formulario per il Segnalamento

Il “Formulario per il Segnalamento ed il suo successivo aggiornamento, se non sono opere uniche certamente sono molto rare. Infatti il primo risulta edito nel 1908 come emerge dalla data posta in calce alle istruzioni a firma del Direttore Generale della P.S. Leonardi, mentre la pubblicazione del secondo, in assenza di datazione editoriale, va collocata intorno al 1921 . Si tratta in assoluto della prima pubblicazione a carattere divulgativo endogeno in materia di polizia scientifica che, concepita e realizzata presso “La Scuola di Polizia
” (1903) ed aggiornata nella seconda edizione presso la neonata “ Scuola di Polizia Scientifica” (1919), è stata destinata dalla Direzione Generale di P.S. agli operatori di polizia investigativa presso tutte le Questure , gli Uffici provinciali e gli Uffici Circondariali di pubblica sicurezza .
In particolare l’edizione del 1908, è probabilmente pervenuta all’Ufficio Provinciale di Pubblica Sicurezza di Arezzo, ove prestava servizio una brigata di Guardie di Città comandate da un Delegato di Polizia alle dirette dipendenze del Prefetto, intorno agli anni 1911-1914 quando furono creati in Italia, in concomitanza con l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale avvenuta nel 1913, “circa cinquecento posti di rilievo segnaletico e dattiloscopico, dislocati presso tutti gli uffici provinciali e circondariali di Pubblica Sicurezza,….
Infatti, fra la fine dell’ottocento ed i primi anni del novecento, si colloca il sorgere e la diffusione della criminalistica come scienza investigativa autonoma che coniuga ed applica pragmaticamente alle indagini di polizia le esperienze scientifiche provenienti dalla medicina legale, dalla psichiatria, dalla biologia e dall’antropologia. In quel momento storico particolarmente fecondo, erano già maturati e si erano diffusi , nel settore del “segnalamento e dell’identificazione”, gli studi antropometrici del francese Alphonse Bertillon contemporanei a quelli medico-psichiatrici di Cesare Lombroso esposti nell’opera “L’Uomo delinquente” nonché a quelli dattiloscopici ad opera dell’inglese Francis Galton . Ricerche e scoperte scientifiche internazionali, che presto usciranno dal campo teoretico e di verifica sperimentale delle varie scienze per trovare una prima sintesi applicativa interdisciplinare nell’impianto della cartella antropologica- biografica dei devianti, dei delinquenti e dei recidivi. Già ipotizzata nei suoi studi dal Bertillon che ne concepiva la sua composizione con l’affiancamento dei dati antropometrici a quelli descrittivi e fotografici, la scheda “antropologica-biografica del delinquente” estesa a quella dattiloscopica nella nuova classificazione ufficializzata nel 1906 dal Gasti 9)- venne concepita in Italia ed elaborata con l’ausilio proprio del Gasti da Salvatore Ottolenghi . Quest’ultimo, con geniale intuizione, ne estese i principi metodologici al “ritratto parlato”, concepito per cristallizzare le tracce del reato e tutti i particolari presenti nel luogo del crimine, ponendo per la prima volta “il sopralluogo” al centro dell’indagine di polizia quale fase essenziale degli accertamenti istruttori del processo penale.
Collaboratore ed assistente di Cesare Lombroso nei primi anni degli studi, titolare della cattedra di Medicina Legale presso l’Università di Siena dal 1893, ideatore dei corsi didattici di polizia scientifica che tenne presso l’Università Toscana sin dal 1896, l’Ottolenghi venne nominato nel 1903 dal Ministro dell’Interno Zanardelli alla Direzione dell’allora denominata Scuola di Polizia, ruolo che mantenne, unitamente alla Cattedra di Medicina Legale presso l’Università Regia di Roma, ininterrottamente sino al 1933.
La scuola, sede dei periodici corsi annuali per funzionari e per gli agenti di pubblica sicurezza, era anche sede del gabinetto di Polizia Scientifica di Roma. Inizialmente ubicata nelle Carceri Nuove di Via Giulia fu presto trasferita in quello delle Mantellate ove rimase sino al 1956. Centro didattico, punto di incontro fra ricercatori di diverse scienze ed esso stesso luogo di ricerca , di sperimentazione diretta e di verifica degli studi in corso, era anche il luogo deputato a gestire il “Casellario Centrale di Segnalamento ed Identificazione”, che diventerà progressivamente strumento essenziale di riferimento nazionale ed internazionale per le investigazioni nella lotta alla criminalità.- Dell’evoluzione, dell’organizzazione sul territorio, dei risultati della Polizia Scientifica e dei vari settori operativi presenti nella Scuola Superiore di Polizia, ne diamo ampio stralcio pubblicando, contestualmente all’edizione digitalizzata dei due formulari, la relazione tenuta dall’Ottolenghi nell’agosto del 1930 in Anversa al 3° Congresso Internazionale di Polizia.
Il Formulario per il Segnalamento, quindi, concepito e realizzato nel 1908 presso La Scuola di Polizia
in Roma, costituisce il primo strumento di diffusione su tutto il territorio nazionale di una metodologia descrittiva del pregiudicato, omogenea ed uniforme per tutti gli Uffici di Polizia. Fissa una terminologia precisa per focalizzare i vari connotati del viso e del corpo, i segni particolari comuni o eccezionali, ponendoli in relazione speculare al materiale fotografico in modo tale da associare alla descrizione linguistica la sua immagine rappresentativa. Si disciplina, così, l’omologazione pratica di tutto il metodo del segnalamento descrittivo che unificato a quello dattiloscopico va a costituire i dati salienti della scheda “antropologica-biografica del delinquente” che gli operatori di polizia dovevano realizzare . Esso rappresenta, per quanto ancora connotato da elementi di empiricità, il primo passo nella progressiva formazione di una cultura scientifica diffusa a cui si legano le indagini di polizia ed il sistema di identificazione del reo o del deviante ai fini social-preventivi , repressivi e processuali.
Lo stesso Ottolenghi, a cinque lustri dalla sua embrionale costituzione, nella relazione congressuale di Anversa del 1930, così descriveva l’organizzazione sul territorio del sistema di segnalamento :- “Gli Uffici di P.S. hanno l’obbligo di sottoporre a segnalamento tutte le persone conosciute o non conosciute, italiane o straniere, fermate per sospetti od arrestate per un qualsiasi reato, e tutte le persone che diano il benché minimo sospetto che possano turbare l’ordine sociale (prostitute, pazzi, alcolizzati, ecc.) nonché tutte le prostitute straniere, anche se non fermate od arrestate, all’atto della loro iscrizione in case di tolleranza, e ciò in seguito ad accordi internazionali presi alla Convenzione di Ginevra. Infine gli uffici di P.S. hanno l’obbligo di segnalare tutti i cadaveri di persone da identificare.
Per ciascuna persona segnalata vengono redatti due cartellini ed un foglietto dactiloscopico di controllo. Un cartellino resta all’ufficio segnalatore, che lo mette in apposito casellario in ordine alfabetico e all’occorrenza lo utilizza come segnalamento non classificabile, e cioè per accertamenti di identità entro piccoli gruppi di persone, l’altro cartellino ed il foglietto viene trasmesso al Casellario Centrale di Segnalamento e Identificazione, il quale fa le ricerche di precedenti in base ai caratteri che presentano le impronte digitali e informa gli uffici interessati dell’esito delle ricerche stesse.
Le persone identificate solo in casi rarissimi impugnano l’avvenuta identificazione. In questi casi si procede a regolare dimostrazione della identificazione fatta.
”.

Il secondo formulario, denominato “Formulario descrittivo per il Segnalamento”, persa la collaborazione con Gasti divenuto Questore di Milano, è frutto della collaborazione, intercorsa nel 1921, fra l’Ottolenghi ed Enrico Ferri 10, fondatore in Roma della scuola di applicazione giuridico-criminale. Realizzato in seno alLa Scuola di Polizia
Scientifica, la cui istituzione è formalizzata da dettato legislativo nel 1919 , costituisce “il perfezionamento e l’aggiornamento dell’impianto della cartella antropologica- biografica” elaborata nel 1908.
Esso rappresenta il risultato del fisiologico sviluppo degli studi sull’identificazione ed il segnalamento, ed è il chiaro segno di come la scuola criminale positiva italiana, che già aveva inciso nell’evoluzione della scienza giuridica entrando nella disciplina processual penalistica del codice del 1913, abbia allargato ulteriormente il suo campo di influenza e di applicazione nell’ambito forense.
Nei primi anni venti del novecento, i Gabinetti di Polizia Scientifica presenti solo nelle più importati Questure , possono offrire alla magistratura, attraverso l’applicazione di regole e metodologie scientifiche, un più solido impianto probatorio sull’autore e sul luogo del crimine. Infatti, il segnalamento descrittivo, che abbiamo visto nei formulari pubblicati, si accompagna alla pratica del segnalamento dattiloscopico il cui sistema di classificazione decadattiloscopico di Giovanni Gasti verrà applicato ininterrottamente sino al 2000, ed è sorretto nella pratica operativa dall’applicazione della metodologia in materia di sopralluogo con il ritratto parlato del luogo del crimine 11, offrendo così un apporto decisivo alla formazione del quadro accusatorio.

Il Consigliere Nazionale

Guido Chess

Note:


1°) La prima e seconda edizione dei “Formulari per il Segnalamento” sono presenti nella “raccolta dei materiali storici” gelosamente custoditi dal Gabinetto di Polizia Scientifica della Questura di Arezzo che si ringrazia sentitamente per averne concesso una copia digitalizzata alla Sezione dell’ANPS locale ai fini della presente pubblicazione.
2°) L’affermazione circa la rarità dei Formulari per il Segnalamento pubblicati, risiede sulla constatazione che nell’unica pubblicazione storica dedicata alla Polizia Scientifica in occasione della celebrazione del suo centenario fondativo –edita dalla Laurus Robuffo nel gennaio del 2004 col titolo “La Polizia Scientifica 1903-2003” con testi e ricerche compiute dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale-Servizio della Polizia Scientifica– non vengono né citati né riprodotti, mentre quale Formulario per il Segnalamento viene indicata e parzialmente riprodotta, a Pag. 56 dell’opera citata, la sua Terza ed ultima Edizione pubblicata nell’ottobre del 1930-Anno IX quale Estratto del Bollettino Ricerche – numero unico- .
3°) La seconda edizione del formulario, titolata “Formulario per il Segnalamento Descrittivo” va collocata fra il 1919 ed il 1925 in quanto nel 1919, in concomitanza con l’istituzione del Corpo Agenti Investigativi (RD 14.8.1919 nr.1442) seguito nel breve al Discioglimento delle Guardie di Città e della costituzione della Guardia Regia (RD 2.10.1919 nr. 2790) , viene regolarizzata l’istituzione della Scuola di Polizia (Ormai esistente di fatto da circa 16 anni) con il RD. del 7.12.1919 nr.2504 (Pubblicato sulla G.U.del Regno nr. 11 del 15.01.1920) prendendo la denominazione di “Scuola di Polizia Scientifica”. Tale denominazione verrà mantenuta sino al 1925, quando pochi giorni dopo la costituzione del Corpo Agenti di P.S.(RD. 2.4.1925 nr.383) con R.D.Legge 5.4.1925 nr.441 la Scuola di Polizia Scientifica viene trasformata in Scuola Superiore di Polizia. Sulla scorta dei riferimenti storico- normativi descritti, riportando la copertina della seconda edizione del Formulario lo specifico riferimento alla Scuola di Polizia Scientifica – Servizio di Segnalamento, ne consegue che la sua elaborazione e pubblicazione non può che essere avvenuta negli anni fra 1919 ed il 1925.
4°) Proprio nel 1919 in coincidenza con la costituzione del Corpo degli Agenti Investigativi (RD 14.8.1919 nr.1442), veniva ampliata l’istituzione delle sedici Questure già esistenti – Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Firenze, Bologna, Venezia, Palermo, Catania, Messina, Livorno, Verona, Bari, Ancona e Padova- a tutti i 69 capoluoghi di provincia ed in Arezzo l’Ufficio Provinciale di Pubblica Sicurezza veniva elevato al rango di Questura. Gli Uffici, secondo notizie sommarie che debbono essere confermate, pare fossero ubicati nella parte alta della Città, sembra proprio nell’edificio che ospita la famosa Casa del Petrarca, e ciò prima di subire i tre successivi trasferimenti storici in via Cavour, a Poggio del Sole ed infine nell’attuale sede di Via Filippo Lippi-
5°) Il riferimento storico è tratto da pag. 63 dell’opera “ La Polizia Scientifica- 1903-2003” edito da Laurus Robuffo nel 2004, ove si evidenzia come nel nuovo codice di procedura penale , entrato in vigore nel 1913, per la prima volta si attribuisce significato probatorio ai rilievi tecnici quale portato delle indagini svolte dal magistrato o dall’ufficiale di Polizia Giudiziaria. D’altro canto il Nuovo Codice di Procedura Penale licenziato dal Ministro della Giustizia Finocchiaro Aprile aveva visto la collaborazione del Zanardelli, lo stesso che dieci anni prima, quale Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’Interno, con Decreto del 25.10.1903 aveva istituito presso il Ministero dell’Interno il corso pratico di polizia scientifica.
6°) Alphonse Bertillon (1853-1913), pioniere del segnalamento scientifico fu il primo a trasferire un metodo scientifico negli atti di polizia giudiziaria. Concepì ed elaboro la tecnica del segnalamento antropometrico, fondata sulla misurazione di undici parti del corpo umano desunte dalla scienza medica e dall’analisi statistica. Vi accompagnò il metodo descrittivo e quello fotografico, concependo la creazione del cartellino fotosegnaletico che definì il “ritratto parlato del delinquente”.
7°) Cesare Lombroso (1823-1909), medico e padre dell’antropologia criminale, maestro di Salvatore Ottolenghi che collaboro alla stesure dell’opera “L’Uomo Delinquente”, docente di psichiatria a Pavia dove creò la scuola di medicina legale e di sperimentazione, favorì con i suoi studi e le sue ricerche la nascita della criminologia (Nuova branca di studi scientifici creata da Raffaele Garofalo, studioso e magistrato) influenzandone l’evoluzione sino ai primi del novecento. Fu con Enrico Ferri e Raffaele Garofalo fra i massimi esponenti della scuola positiva.
8°) Francis Galton (1822-1911), ebbe il merito di dare veste scientifica alla scoperta intuitiva di William Herschel (che comprese come l’impronta digitale nella sua unicità permettesse l’identificazione della persona), elaborando una prima classificazione delle impronte digitali che ebbe modo di perfezionare con la collaborazione di Edward Henry e che ebbe grande diffusione in Inghilterra e nei paesi del Commonwealth sino a quando non si affermo a livello internazionale la classificazione decadattiloscopica del Gasti.
9°) Giovanni Gasti (1869-1939), a Lui è ascrivibile l’elaborazione materiale, sotto la direzione di Salvatore Ottolenghi del primo formulario del segnalamento redatto e diffuso nel 1908, si dedicò assiduamente nei primi anni del novecento alla studio delle impronte digitali di cui perfezionò la classificazione decadattiloscopica già nel 1904 e che presentò ufficialmente al VI Congresso Internazionale di Antropologia Criminale tenutosi a Torino il 28.4-3.5.1906. Concepì la creazione del Bollettino Ricerche, pubblicato dal gennaio del 1913, smantellando il metodo delle ricerche a stampa e telegrafiche, fu nominato Capo dei neonati servizi segreti interni dal 1916 al 1918, ed il 13.4.1919 venne nominato reggente della Questura di Milano. Il 4.6.1919, dopo appena cinquanta giorni di reggenza, redigeva il famoso “Rapporto Gasti” sui fasci d’azione milanesi e sulla figura di Benito Mussolini.
10°) Enrico Ferri (1856-1929), avvocato, politico, deputato e docente universitario nella cattedra di Diritto Penale anche in Roma, allievo di Cesare Lombroso, come l’Ottolenghi, fu fondatore della Scuola Positiva che aveva eretto “il metodo della sperimentazione” quale base della verifica scientifica. Convinto assertore della funzione che aveva la criminalistica nel processo penale, a differenza del Lombroso che ne curò i profili medico legali e psichiatrici il Ferri ne approfondì gli studi sotto il profilo sociale ed economico, rispondendo alla matrice socialista del suo pensiero.
11°) Particolarmente significativa la redazione del fascicolo dei Rilievi Tecnici redatti in data 19 giugno 1924 da Ugo Sorrentino sull’autovettura in cui venne ucciso il Deputato Giacomo Matteotti , rilievi che permisero di individuare ed estrarre le impronte digitali di Amerigo Dumini e Albino Volpi indentificati e condannati come due degli esecutori materiali del delitto (Pag.66-67 La Polizia Scientifica 1903-2003- opera citata).

Bibliografia:

  • La Polizia Scientifica 1903-2003-Cento Anni-“ Direzione Centrale della Polizia Criminale – Servizio Polizia Scientifica- Pubblicato gennaio 2004- Laurus Robuffo.

  • La Scuola Superiore di Polizia” relazione svolta ad Anversa in occasione del 3° Congresso Internazionale di Polizia (agosto 1930)- Salvatore Ottolenghi

  • La Polizia Scientifica Italiana: Prima nel mondo dal XIX secolo” articolo di Donato D’Urso pubblicato su sito Storia in network

  • La vita e l’opera di Giovanni Gasti” di Maddalena G. e Mattutino G. presentata il 24.3. 2006 in Alessandria alla Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato quale relazione introduttiva sul tema Problemi di identificazione personale e di patologia forense: da Gasti ai “mass disasters” contemporanei.


Documenti Scaricabili

Formulario per il segnalamento 1908

Formulario per il segnalamento 1908


Formulario per il segnalamento 1921

Formulario per il segnalamento 1921


Ottolenghi Relazione

Relazione di Salvatore Ottolenghi

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Il Medagliere per le Sezioni (Aggiornato Dicembre 2015)

medagliere_per_le_sezioni

 
Questo elaborato, creato specificamente per le sezioni A.N.P.S., ha la finalità di ricostruire un frammento della storia della Polizia e del “Sacro Drappo” che simboleggia i più alti valori dei suoi Uomini.
Inoltre vuole essere un Piccolo e sintetico Contributo alle dotazioni storiografiche che ciascuna sezione non può non avere.


Attenzione


Si raccomanda per l’applicazione delle medaglie sui labari sezionali di attendere le direttive dell’ufficio di Presidenza Nazionale dell’A.N.P.S.


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Conoscere il Medagliere e la sua Storia



Conoscere il Medagliere e la sua Storia

Nel riordino del materiale e degli scritti che la pubblicazione on line ci ha imposto alla fine di questo secondo anno di vita, abbiamo ritenuto opportuno creare questa prima pagina da inserire nel Link di apertura del Medagliere della Polizia.
Sotto il titolo ambizioso di “Conoscere il Medagliere”, vi abbiamo raccolto alcuni elaborati per permettere al lettore, prima di navigare sui dati storici dei riconoscimenti e delle biografie dei singoli beneficiati, un approccio al “Sacro Drappo” che ne racconti le origini , le ragioni dei suoi mutamenti iconografici e quelle che ne hanno determinato la recentissima riproposizione di cui abbiamo fornito la riproduzione telematica e la sua legenda. Inoltre, ci siamo soffermati sugli studi e le ricerche che investono attualmente ed investiranno nel prossimo futuro la materia del Medagliere, non solo per dare ragione delle motivazioni sottese ai programmi di realizzazione delle due opere “Il Medagliere Antologico” ed “Il Medagliere Storico”, ma anche per raccontare le metodologie applicate e la necessità dell’incrocio e riscontro dei dati in considerazione dell’ampiezza e frammentarietà delle fonti di riferimento in cui si muove l’attività dei ricercatori. Non ci nascondiamo le enormi difficoltà sistematiche che ci attendono nonché il campo letteralmente corposo della mole di dati, di documenti telematici e cartacei da reperire, analizzare e selezionare. Ma contiamo, in quest’opera ciclopica che ci attende e nel cammino da percorrere per realizzarla, di incontrare lungo la sua perigliosa strada nuovi ed entusiasti collaboratori e auspichiamo la partecipazione di soci con segnalazioni, indicazioni e suggerimenti nonché il sostegno morale di tanti che ci aiutino a gettare le basi per contribuire a creare una vera “Cultura del Medagliere” e di tutto il suo retroterra storico.

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BILANCIO e Prossime Pubblicazioni

Il Bilancio dell’ultimo Anno

(Aggiornato al 10.12.2016)

Al 10 Dicembre 2016, il Sito ha ricevuto nr° 86.739 visite con nr° 115.858 pagine viste.
A tre anni dalla sua fondazione abbiamo registrato le seguenti progressioni :-
Visite :-nell’anno 2014 nr. 4.132; nell’anno 2015 nr. 14.031; nell’anno 2016 nr.72.708 , per raggiungere il totale triennale di nr. 86.739 ;
Pagine Consultate:- nell’anno 2014 nr. 12.606; nell’anno 2015 nr. 28.072; nell’anno 2016 nr. 87.786, per raggiungere il totale triennale di nr. 115.858:-
L’indicatore Shiny Stat Rank ha attribuito al Sito il valore di 19,50 con 2 stelle che lo ha portato negli ultimi tre mesi ad essere costantemente presente nella prima pagina che raccoglie i primi 15 siti più frequentati nella categoria “Politica, Istituzioni ed altro”.
Il significativo successo di visite e frequentazioni è dovuto soprattutto alla “Sezione Pensionistica e Previdenziale” ed alla trattazione delle tematiche dedicate alla perequazione delle pensioni, al blocco Fornero ed alla costituzionalità o meno della Legge Poletti . L’argomento infatti, posto ai primi posti dei motori di ricerca, ha favorito non solo l’accesso di numerosi soci ANPS ma anche del mondo pensionistico in genere, sia pubblico che privato, interessato alla tutela dei propri diritti sia in via amministrativa che giudiziaria.
Detta Sezione del Sito, per la sua notevole funzione di trascinamento, verrà ulteriormente curata, aggiornata ed approfondita in modo da costituire un punto di riferimento costante per l’indirizzo e l’informazione dei soci ANPS e di tutti gli altri visitatori.
L’impegno operativo, inoltre, verrà implementato nel corso del 2017 , non solo dalle informative sull’evoluzione delle vicende giudiziarie riguardanti la perequazione, ma anche dall’apertura di una nuova e troppo trascurata tematica riguardante la ” Decadenza triennale del diritto alla correzione degli errori pensionistici” di cui la base sociale dell’ANPS ma anche tutti i Poliziotti prossimi alla pensione dovranno essere informati per l’assunzione delle cautele del caso. Ormai tutto il settore pensionistico e quello previdenziale è diventato un “settore caldo” che non può più essere trascurato dal sodalizio.
La registrazione di questi lusinghieri successi, comunque, non ci ha fatto perdere di vista la funzione che il Sito deve rivestire ed adempiere nei confronti degli associati sezionali , né, tanto meno, quella funzione di strumento per la propalazione della tradizione storica e valoriale, sia territoriale che nazionale, che si prefigge di realizzare ripercorrendo la storia della Sezione e quella dell’Associazione Nazionale, le iniziative di studio sul Medagliere della Polizia di Stato e quelle sul Sacrario.
Siamo innanzi ad una serie di tematiche ed iniziative che richiedono l’ampliamento ulteriore della squadra di lavoro che di fatto è già divenuta timidamente operativa con la riedizione del Giornalino Notiziario annuale “Durare Pungendo”, con l’Organizzazione della ” Befana della Polizia”, con la pubblicizzazione delle “Convenzioni per gli associati” e che promette una maggiore continuità di presenza delle varie iniziative destinate prevalentemente agli associati locali.
Armonizzare gli interessi e le iniziative sezionali attraverso informative ricorrenti, con le esigenze culturali e storiche della tradizione della Polizia ed ancora con le esigenze in materia pensionistica, è la vera ed ambiziosa sfida che si ripropone per il prossimo anno.

L’Amministrazione


Iniziative ed attività in corso d’opera

Non potendo garantire una cadenza costante alle pubblicazioni sulle tematiche e le ricerche storiche, si è deciso di destinare questa pagina del sito, oltre che al bilancio annuale delle attività svolte ed al suo aggiornamento periodico, alle varie iniziative ed alle ricerche che sono attualmente in itinere. Lo scopo è quello di realizzare una ” pagina dinamica ed aggiornata di annunci e programmi ” per sollecitare non solo una aspettativa nel visitatore interessato, ma in particolare, per offrire uno spaccato delle finalità progettuali e di ciò che matura via via dietro alle quinte e che poi verrà inserito in rete nella sua veste definitiva.
Un modo per prefigurare uno sviluppo organico a cui è legata la trattazione dei contenuti delle varie Sezioni del sito e per preannunziare la stesura di articoli su tematiche di particolare interesse. Insomma, come avviene al “cinematografo”, una sorta di “prossimamente” di quelli che saranno i risultati dell’opera e dell’impegno del nostro ridottissimo staff, a cui và il più partecipato augurio di buon lavoro da parte dell’amministrazione del Sito. A chi elabora gli scritti, a chi si dedica alla faticosa ricerca, a chi scannerizza e cura la telematica, l’auspicio sincero che il loro appassionato e sinergico impegno venga gratificato dalle prossime pubblicazioni e soprattutto dalle Vostre visite.


Le iniziative attualmente in corso aggiornate al 10.12.2016 sono:


A) Nella “Sezione Arezzo e Sezioni Toscane”

Nel corso del 2016 tutte le tematiche riguardanti le Sezioni ANPS di Arezzo e quelle Toscane, attraverso la ristrutturazione del sito, sono state accorpate in un’unica Sezione telematica che le raccoglie tutte. La presentazione delle Sezioni Toscane, è stata riproposta completata dei caduti appartenenti al territorio, di quelli presenti nel Sacrario e dei medagliati. In pratica una radiografia più accurata e particolareggiata dei contenuti valoriali coltivati dalle varie Sezioni in ambito toscano e che di fatto si propone quale riferimento per una strutturazione organica e completa del sito nazionale ancora incompleto sotto tale profilo. Dopo la pubblicazione sul Fondatore della sezione di Arezzo Carmelo Fruganti, l’attività di ricostruzione storica delle vicende sezionali e sui personaggi che l’hanno vissuta e caratterizzata è rimasta ferma nel corso dell’anno. All’impegno di un paio di associati è quindi affidata la ripresa del settore che dovrà ricevere rinnovato impulso per il 2017 oltre alla già preannunziata trattazione dei primi tre lustri di vita della Sezione con la redazione dell’articolo “La Presidenza Fruganti 1972-1985″ che ripercorrerà il suo operato e lo sviluppo iniziale del Sodalizio locale.

B) Nella Sezione “Riviste e Pubblicazioni”

Dopo aver concluso nel 2015 la pubblicazione della raccolta di tutti i numeri di Polizia Moderna dalla fondazione 1949 sino al 1957, è stata rinviata necessariamente al 2017 la scannerizzazione e la pubblicazione delle annate 1981-1982 e 1983 della Rivista con le quali si intende concludere il ciclo riguardante i primi anni della riforma e postriforma. Comunque l’anno appena trascorso, ha permesso di implementare la Sezione con la pubblicazione di tre lavori di assoluto rilievo. I primi due, “La Storia della Polizia Italiana” ed il “Il Secondo Reparto Celere di Padova“, che consolidano i legami della sezione aretina con il gruppo Polizianellastoria.it ed in particolare con l’autore Giammarco Calore. Un terzo, frutto della collaborazione con gli appartenenti alla Polizia Scientifica aretina, intitolato ” Il Primo Formulario per il Segnalamento” vero spaccato storico sugli albori della polizia scientifica con la pubblicazione per la prima volta in assoluto dei primi due formulari integrali per il segnalamento editi nel 1905 e nel 1919 . In attesa che il Dipartimento si decida a favorire la costituzione di una emeroteca di tutte le pubblicazioni storiche della Polizia, in particolare i già digitalizzati Manuale del funzionario di polizia e della rivista il Magistrato dell’Ordine, non ci rimane, per l’anno a venire, che pubblicare le tre annate 1981-1982 e 1983 di Polizia Moderna ed affidarci ad altri argomenti monografici significativi per originalità e qualità scientifica.

C) Nella Sezione “ Storia dell’ANGPS-ANPS

Data una prima omogeneità alla pubblicazione del lavoro raccogliendo nei primi due paragrafi la ricostruzione completa della fase costitutiva e di impostazione giuridico-operativa del Sodalizio, si è imposta una lunga sosta per concludere gli studi preparatori sulle Gazzette Ufficiali e sui Bollettini presenti negli archivi degli Uffici Storici militari. Si prevede, quindi, di riprendere, solo nel corso del 2017, la trattazione della Storia dell’Associazione dalla fondazione ai nostri giorni suddivisa in vari periodi contestualizzati alle vicende politico-sociali del momento.

D) Nella Sezione “Il Medagliere della Polizia di Stato”

Si spera di licenziare entro il marzo 2017 il più volte preannunziato elaborato intitolato Onore ai Caduti della Polizia. Il Sacrario e la sua storia.” . Con tale pubblicazione si verrà a completare tutta la fase narrativa ipotizzata come propedeutica e strettamente connessa all’opera completa del Medagliere della Polizia di Stato, e ciò anche in considerazione della pubblicazione della pagina “Conoscere il Medagliere” dove sono stati raccolti nel corso del 2016 nr. 4 articoli di approccio al “Sacro Drappo”.
Riguardo agli studi ed alle ricerche sul Medagliere della Polizia di Stato,
è stato necessario interrompere ancora le attività programmate di ricerca sulle GG.UU. per ridiscutere e reimpostare gli indirizzi del complesso lavoro che, nonostante svariati Files selezionati provenienti dall’Ufficio Storico, viene notevolmente appesantito per l’inevitabile estensione al Database del Nastro Azzurro ove è presente la digitalizzazione dei Bollettini del Ministero della Guerra e di quelli presenti negli archivi degli Uffici Storici militari.
Si è così arrivati, in un nuovo approccio al Medagliere, alla conclusione di suddividere le attività di ricerca ed elaborazione secondo due distinte linee operative che tendano alla realizzazione di due opere distinte.

1°) Il Medagliere Antologico, destinato a raccogliere tutti i dati legali ed il materiale biografico dei poliziotti insigniti dell’OMDI e delle Medaglie d’oro ( al Valor militare, Civile e Merito Civile) dovrà essere definitivamente completato nel corso del 2017. Per questo lavoro, in gran parte già presente in rete, è ancora necessario riprendere la ricerca di circa 60 Gazzette Ufficiali e quindi procedere alla implementazione dei dati biografici per il momento in gran parte acquisiti dal sito www.cadutidellapolizia.it e pubblicati in rete;

2°) Il Medagliere Storico, invece, destinato a raccogliere, distinti per Corpo di appartenenza (dal Corpo Guardie di PS del 1852 sino alla Polizia di Stato), tutti i dati legali di tutte le varie categorie di riconoscimenti, sia istituzionali che individuali, assegnati alla Polizia ed ai suoi uomini. L’inizio di tale attività, legata alla visura e consultazione della Gazzetta Piemontese dal 1852 sino al 31.12.1859 e delle Gazzette Ufficiali dal 4.01.1860 (Data di pubblicazione della prima G.U. del Regno) ai giorni nostri nonché alla visurazione dei citati archivi telematici del Nastro Azzurro, ha comportato la preventiva analisi e lo studio storico dell’impostazione delle gazzette e del sistema di pubblicazione via via applicato negli anni, la diversa qualificazione dei riconoscimenti e della loro entrata in vigore, lo studio dei sistemi di restrizione telematica delle ricerche, e la comparazione di una serie di dati legati ai Vari Corpi di Polizia, ai ruoli ed alle qualifiche rivestiti dagli uomini destinatari delle ricompense, il tutto per determinare i precisi riferimenti della ricerca. Definita tale fase, anche al fine di verificare la validità dell’impostazione, abbiamo nel 2016 dato corso alle ricerche sulle Guardie di Città (1890-1919) per le quali non siamo, allo stato, in grado di indicare il periodo di relativo completamento di questa prima frazione dell’opera.

E) Articoli su tematiche di rilievo

A) La Realizzazione, sulla scorta degli studi fatti dalla Sezione aretina , del Nuovo Medagliere della Polizia , permetterà presto di licenziare definitivamente l’elaborato “ Il Medagliere per le Sezioni”, per il quale si prevede nei primi mesi del 2017 una più ampia ed aggiornata redazione.

B)La difficolta di rinvenire gli elenchi dei beneficiati della Medaglia di Benemerenza per il terremoto di Avezzano, ci porterà nel corso del 2017 a pubblicare un Articolo sul terremoto di Messina con gli elenchi di tutti i beneficiari delle relative medaglie.

L’Amministrazione

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Carmelo Fruganti – il fondatore della Sezione di Arezzo

IL FONDATORE CARMELO FRUGANTI

(16.09.1916 – 20.02.1986)

Senza titolo-1

Tracciare la biografia di Camelo Fruganti, quale uomo, sottufficiale di Polizia e fondatore della Sezione ANPS di Arezzo, per affidarla alla memoria storica dell’Associazione e dei suoi sodali, è compito non semplice. Infatti innanzi a uomini-poliziotti calati storicamente nel novecento e che ne hanno vissuto i vari momenti dell’evoluzione storica, dalla Monarchia col liberalismo parlamentare della prima infanzia, al regime fascista, al periodo bellico con la guerra civile e la militarizzazione badogliana della Polizia sino alla sua smilitarizzazione nel corso della Repubblica Parlamentare, si rischia di connotare la narrazione di componenti retoriche o acontestualizzate dall’epoca di riferimento. Cercheremo, quindi, per quanto possibile, di mantenere ferma la barra dell’oggettività legata alla sua carriera, ai riconoscimenti ricevuti, al suo stato di servizio ed all’insegnamento che ne abbiamo ricevuto soprattutto nel decennio finale della sua vita, quando da pensionato l’abbiamo conosciuto come fondatore e fermo presidente della sezione locale.

Nel 1936 appena ventenne, partecipe degli ideali politici del tempo, si arruola nell’esercito, 59° Fanteria, e dopo aver partecipato al X° Corso Sottufficiali, promosso al grado di sergente maggiore, è destinato nell’agosto del 1938 e sino all’aprile del 39 “con l’esercito dei volontari” alla guerra civile di Spagna a sostegno dei nazionalisti e dell’esercito di Franco. Il servizio prestato e la partecipazione ai vari eventi bellici spagnoli gli verrà riconosciuto il 30.11.1959 (ultimo governo Tambroni) con la concessione della seconda Croce al Merito di Guerra .-

Rientrato in patria, subito dopo l’inizio della seconda guerra mondiale ( 1.09.1939 con l’invasione della Polonia da parte della Germania nazista), nei primi mesi del 1940 transita dall’Esercito in Polizia ed è ammesso alla Regia Scuola di Polizia di Caserta al 24° Corso per Allievi Guardie. Alla sua conclusione viene inserito nel I° Battaglione Motociclisti della P.S., composto da 288 unità e denominato “Battaglione Mobile Cagliari” con prima destinazione La Corsica. In questo periodo l’Italia , “non ancora belligerante”, inizia la costituzione dei primi reparti mobili della Polizia, e con questi anche il Battaglione Motociclisti, voluto espressamente dal capo del Governo Mussolini, per utilizzarlo nelle zone operative. Secondo la testimonianza di un appartenente1 , mentre il Battaglione Motociclisti era in viaggio per la Corsica venne richiamato in patria dal governo essendo intervenuta la dichiarazione di guerra agli alleati (10.06.1940) e l’armistizio con la Francia, quindi messo a disposizione in compiti di polizia nella città di Roma sino all’aprile del 1941. Dal 19.04.1941 sino al 18.02.1942, data in cui venne richiamato in patria e disciolto, il I° Battaglione Motociclisti venne destinato in Croazia , territorio occupato dalle forze italiane nell’aprile del 1941, per svolgere attività di polizia e soprattutto la lotta contro la resistenza organizzata dei partigiani Titini . L’operato delle forze di polizia in quella precisa fase storica nei territori croati, fu particolarmente impegnativa e valorosa, registrando una lotta serrata alla resistenza croata che costò, fra morti e feriti circa la metà degli appartenenti al Battaglione. La condotta esemplare dei suoi uomini, fu riconosciuta con la concessione nel 1946 di tre medaglie d’argento al valor militare alla memoria (Carlo Smiraglia, Antonio Paolemilio e Umberto Bianconi) sei medaglie di bronzo al valor militare di cui tre alla memoria (Domenico Alloro, Celestino Nardi e Espedito Principe) e ben undici Croci di Guerra al Valor militare di cui una concessa proprio al nostro Carmelo Fruganti il 17 maggio 1946 con decreto a firma del Ministro della Guerra Manlio Brosio (Primo governo De Gasperi).

Foto 1

Và ricordato che per le valorose operazioni compiute dal I° Battaglione Motociclisti in Montenegro venne concessa nel 1949 la Medaglia di Bronzo al Valor Militare alla Bandiera del Corpo Agenti di Pubblica Sicurezza con la seguente motivazione :-“ In stretta collaborazione con altre forze armate partecipava con spiccato ardore bellico a logorante sanguinoso ciclo operativo dando luminose prove in diverse azioni difensive come nel corso di audaci cruenti operazioni controffensive. Di singolare slancio e superbo spirito di sacrificio , in ogni circostanza, ma particolarmente nella crisi, teneva fede alla tradizionale dedizione al dovere della Polizia Italiana” Montenegro 1941-42.

Nel maggio del 1942, ormai in pieno periodo bellico, viene inserito nella Divisione Speciale Lubiana, costituita da circa cinquecento uomini, cui era assegnato il compito di svolgere attività di polizia in territorio jugoslavo presso la nuova Questura di Lubiana ed i posti di polizia di Novo Mesto e di Kocevje . Di qui , essendo stato inquadrato il Corpo Agenti di P.S. nelle forze armate (Con il D.Luogotenenziale 31.7.1943 nr. 687) ed essendosi temporaneamente normalizzata la situazione in quelle zone slave, il Fruganti veniva trasferito nel gennaio del 1943 in Albania a consolidamento della presenza italiana in quei territori che vedevano crescere la resistenza armata locale riorganizzatasi nel patto operativo fra i nazionalisti di Balli Kombetor ed i comunisti di Enver Hoxha (Futuro presidente della repubblica albanese).

Purtroppo non è stato possibile conoscere la destinazione che il Fruganti ebbe in Albania-Grecia nel periodo gennaio-settembre 1943, fatto che non ci permette di ricostruire con margini di certezza le vicende da questi vissute dopo l’armistizio dell’8 settembre sino alla fine della seconda guerra mondiale. In assenza di memoriali , della sua testimonianza diretta o di quella di altri commilitoni e di dati documentali sul luogo di servizio, non è possibile stabilire a quale delle quattro divisioni (Brennero, Firenze, Perugia e Parma) facenti parte della 9^ Armata Italiana di stanza in Albania, possa essersi aggregato. Certo si può affermare che il Fruganti non rientrò fra gli oltre centoventimila appartenenti all’esercito italiano presenti in Grecia e che, a seguito dell’armistizio, vennero disarmati ed internati dai tedeschi nei vari campi di concentramento. Costoro andarono a far parte dei circa 716.000 Internati Militari Italiani del Regio Esercito, di cui si sta interessando la storiografia più recente 2. Per quanto attiene al destino di Fruganti in quel preciso momento storico, non è improbabile (ma non vi è riscontro alcuno neppure logico-deduttivo) che come accadde per molti militari dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia presenti in piccoli nuclei in quel momento in Albania, che, nello sbandamento generale dell’esercito, si sia aggregato alle formazioni del Generale Azzi. Questi, in ottemperanza agli ordini badogliani, organizzò il “Comando Truppe Italiane della Montagna” (Che pare abbia raggiunto le 20 mila unità), affiancandosi alla resistenza albanese contro i tedeschi rientrando in patria solo in epoca successiva al 25 aprile 45. Certo è che rientrato in patria a conclusione della guerra, dopo aver superato il vaglio della Commissione per l’epurazione, veniva destinato, il 1° gennaio 1946, alla Questura di Firenze dove entrava nella specialità della Polizia Stradale appena costituita e dove il 17 maggio 1946 vedeva riconosciuta la sua valorosa partecipazione alle azioni del I° Battaglione Motociclisti della P.S. con il conferimento della prima Croce di Guerra al Valor Militare.

Così con la destinazione alla Polstrada di Firenze, si chiude per Fruganti, come per tanti altri uomini della sua formazione , il periodo dell’idealità giovanile teso alla costruzione “ di una patria imperialista da far grande” per aprirsi quello della fedele partecipazione alla ricostruzione dello Stato su basi democratiche. Comincia così la parentesi del servizio quotidiano che si protrarrà per ventisette anni, in gran parte trascorsi nella specialità in varie parti d’Italia (Arezzo, Roma, Trapani, Rimini, Arezzo, Grosseto ) e conclusasi ad Arezzo il 12.04.1972 con il grado di Maresciallo di Prima Classe. In questo lungo lasso di tempo, che ha attraversato la ricostruzione con il piano Marshal, la lotta al banditismo meridionale, i gravi problemi di ordine pubblico legati alla radicalizzazione della lotta politica, il boom economico, la rivoluzione studentesca del 1968 e gli espropri proletari dei primi anni ’70, il suo costante impegno in servizio ha rappresentato una costante sicurezza per i superiori ed un punto di riferimento per i subordinati. Ne sono inequivoca testimonianza non solo le positività che il ricordo della sua figura evoca ma anche i riconoscimenti ricevuti dall’Istituzione con la Medaglia d’Argento al merito di servizio (1958) la Medaglia di Bronzo al merito di lungo comando (1972) la nomina a Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana concessagli a conclusione del servizio in polizia nel 1972.-

Il 6 aprile del 1972, a pochi giorni dalla cessazione formale del servizio attivo, Fruganti accettava con entusiasmo la nomina quale commissario delegato dalla Presidenza Nazionale dell’ANGPS per la fondazione della Sezione di Arezzo. Vi provvedeva rapidamente raccogliendo in breve, in virtù del prestigio personale goduto nell’ambiente, oltre cento soci e dando inizio , con lo spirito, i valori e la tenacia di sempre all’Associazione provinciale che ha visto e vede nella continuità della tradizione storica e nel culto dei caduti della Polizia la ragione valoriale della sua presenza nella società civile.- Ne rimarrà presidente elettivo per oltre tredici anni, vivendo con i sodali i terribili anni di piombo, lo stragismo e la pietas nei confronti dei familiari dei tanti caduti, affermando la presenza e la tenuta dell’Istituzione contro ogni forma di terrorismo teso al sovvertimento dello stato democratico. Ebbe voce anche presso gli organismi nazionali, ove la Sezione di Arezzo veniva tenuta in alta considerazione per il suo attivismo e le iniziative che spesso comparivano sulla rivista Fiamme d’Oro. Non fu favorevole alla smilitarizzazione della Polizia che accettò con la disciplina del soldato. Rappresentò la Sezione, il 9 novembre del 1981, al Raduno Nazionale delle Bandiere all’Altare della Patria, pagina d’amore dell’ANGPS-ANPS verso le istituzioni rimasta fraintesa e condannata ad una vera e propria damnatio memoriae. Per il suo equilibrio e per la fiducia che ispirava,il 20 marzo del 1981, venne eletto nel Collegio dei Probi Viri Nazionali. Ci lascerà nel novembre del 1985 per seri motivi di salute, consegnando ai successori il ricco patrimonio valoriale della sua attività rivendicativa, della sua azione ferma ed incrollabile fondata sulla solidarietà e sul senso della giustizia, perché fosse alimentato ed implementato nel futuro. Di Lui ci piace riportare testualmente il contenuto di un articolo che comparve sul numero di Febbraio-Marzo del 1978 di Fiamme d’oro , ove è sintetizzato, anche con marcati profili di amarezza, il suo pensiero ed il suo senso di appartenenza alla Istituzione :- “” Nel lontano 1947 provenienti dalla Scuole di Polizia giungevano ai Reparti giovani ventenni pieni di vita che si accingevano a cavalcare il cavallo di acciaio e percorrere le strade delle nostre province portando ovunque un’ondata di entusiasmo e simpatia e di umanità verso gli utenti della strada. Con l’andare del tempo, l’entusiasmo si è spento, la simpatia forse per ragioni diverse è venuta meno e per alcuni di questi giovani il destino è stato crudele. Infermità, incidenti e ultimo chilometro. I pochi superstiti, padri di famiglia oggi si trovano ancora a lottare tra mille e mille difficoltà e incomprensioni: i mutilati, gli invalidi sono stati allontanati e come i pensionati tutti sono stati abbandonati a se stessi e , lentamente in silenzio come sono vissuti lasciano questa terra con il ricordo del rombo dei motori delle loro moto che li ha animati e sorretti lungo tutte le strade d’Italia.

L’Associazione Nazionale Guardie di P.S. segue un po’ dappertutto quanto si sta verificando. Le Sezioni provinciali si adoperano con ogni mezzo per essere presenti però da sole, non possono raggiungere e assistere coloro che per una ragione o per l’altra, per infermità o per limite di età si sono ritirati a vita privata disertando quella che un giorno fu la loro Casa. Io voglio auspicare che questi fossati, perché tali sono, si colmino, il rapporto del superiore, anzi dell’ex superiore col pensionato è molto delicato perché occorre (se si vuole conservare veramente l’unità morale tra tutti noi) una grande capacità umana e di comprensione. Questa mancando si toglie alimento a quello spirito di Corpo che ancora sussiste tra gli anziani e che è doveroso formare ed alimentare nei giovani. Direi che è la stessa cosa, cioè che, sia coloro che sono a riposo che quanti sono in servizio, dovrebbero sforzarsi di alimentare un reciproco spirito di unione : da questo sorge lo spirito di corpo, quello vero, che non ha confini tra il servizio o il non servizio e che tutti comprende.-

Questo spirito dovrebbe sempre e da tutti essere manifestato. Non si dovrebbero tralasciare le occasioni, anche quelle dolorose della scomparsa di un collega, per sottolinearlo con la presenza, la partecipazione, l’umanità, si dovrebbe cercare di facilitarci i contatti, gli scambi, i rapporti. Occorrerebbe che gli sforzi che le Sezioni ANGPS, mi auguro tutte, fanno per realizzare questo contatto fossero da tutti quanti sono in servizio ed ancora più dai Comandanti, sostenuti e non lasciati cadere. E ciò è importante non solo per noi in congedo ma per quanti hanno ancora l’onore del servizio attivo.- Oserei dire che questa unità serve più a questi ultimi che a noi, perché più a loro che a noi serve constatare che gli sforzi e i sacrifici che essi fanno ed affrontano, producono il premio di un sostegno morale e non sono destinati a perdersi e scomparire senza frutto alcuno”.-

Rendiamo Onore a Carmelo Fruganti memori del debito di riconoscenza che a Lui ci lega come Uomo, come padre spirituale e come soldato. Che il rombo dei motori lo segua sempre nelle sue peregrinazioni celesti.

La Sezione ANPS di Arezzo

NOTE

  1. Dal diario di ANGELO FRONZA, appuntato di P.S., membro del I° Battaglione Motociclisti dalla P.S.

  2. La difficile scelta: i militari italiani in Grecia e in Albania tra resistenza e collaborazionismo” La interessantissima ricerca in atto è condotta da Elena Aga Rossi Prof. Ordinario dell’Università dell’Aquila e dalla ricercatrice Maria Teresa Giusti dell’Università “G.D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Ed è di prossima pubblicazione in volume.

FONTI

  • Articolo su Polizia Moderna nr. 7/1985 a firma Canizzaro e Gheni “Poliziotti Alla Guerra” – 13 – 18 luglio 1941 battesimo del fuoco per il I° Battaglione Motociclisti della Polizia, presente nella sua versione originale su questo sito alla sezione Riviste e Pubblicazioni, Articoli ed editoriali Storici – Il Periodo Bellico

  • Articoli su Fiamme D’Oro nr. 3/1976 e nr. 3/1980 sul Battaglione Motociclisti e corrispondenze appartenenti Cav. Fortuna Domenico; Gino Mason e Carmelo Fruganti

  • www.cadutipolizia.it/fonti/1925-1943/1941smiraglia.htm

  • UNA STORIA “AFFOSSATA” di Claudio Sommaruga , pubblicato su Quaderno N°3-(seconda edizione) ARCHIVIO “IMI” (Internati Militari Italiani) 2007

  • Archivio della Questura di Arezzo consultato per la ricostruzione di parte dello stato di servizio.

SI RINGRAZIANO

I figli di Carmelo Fruganti, Gianni e Mario, i quali hanno fornito tutto il materiale fotografico e documentale permettendo una più dettagliata ricostruzione dello Stato di servizio del genitore.

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Gli Articoli di Paloscia dalle Origini al 1960


5°) 1945: L’anno delle radici. Lo Stato dalla gestione autoritaria alla gestione democratica. (1984)

6°) 1945: Verso la riconquista della sovranità. (1985)

7°) 1945: La rifondazione della Polizia Italiana. (1985)

8°) 1946: L’anno della Repubblica. (1985)

9°) 1947: La Polizia verso la Costituzione (1985)

10) 1947: Dalla crisi dell’Ordine Pubblico al Consolidamento della democrazia (1985)

11) 1948: La Polizia fra stabilità di governo e instabilità di Ordine Pubblico. (1985)

12) 1948: Il conflitto aperto con le sinistre. (1985)

13) 1948: I giorni dell’attentato a Togliatti. (1985)

14) 1948: La risposta alla criminalità in Sicilia. (1986)

15) Anni ’50: Nascita e sviluppo della Celere. (1986)

16) Anni ’50: Polizia a più dimensioni. La crescita un secolo di storia sociale. (1986)

17) Anni ’50: Quando l’uomo non contava molto .(1986)

18) Anni ’50: Mafia ed Ordine Pubblico tra polemiche e riflessioni. (1986)

19) Anni ’50: La misura del vecchio e del nuovo. (1986)

20) 1954: Il bilancio della sicurezza negli anni della Repubblica. (1986)

21) 1955: Primi atti di Tambroni al Viminale. (1987)

22) 1955: Diritti Costituzionali e Pubblica Sicurezza. (1987)

23) Operazioni che davano popolarità. (1986)


Introduzione

Questa seconda raccolta, viene destinata integralmente alla pubblicazione di 19 articoli a firma di Annibale Paloscia. L’insieme dei brevi saggi,che trattano il periodo andante dalla formazione delle “radici” postbelliche del Corpo sino alla fine del governo Tambroni (1960), hanno costituito il materiale di riferimento per la realizzazione della prima opera completa sulla “Storia della Polizia” pubblicata dall’autore alla fine del 19891. Tutto il lavoro editoriale, che viene presentato nella sua veste originale comparsa su Polizia Moderna (Anni 1984-1987), è stato realizzato dall’autore con la collaborazione di Massimo Occello2 per la parte giuridico amministrativa e di Alberto Cifelli3 per le fonti storiche sull’istituto prefettizio. La pubblicazione è ritenuta di rilevante interesse, in quanto testimonia il tentativo, attraverso il suo giornale ufficiale, di are corpo ad una cultura storica della Polizia, contestualizzata alla realtà sociale ed ispirata da una elaborazione laica. E ciò in una narrazione dell’attività istituzionale presentata facendo leva su metodi e fonti di ricerca a più ampio spettro, quali la pubblicistica, i lavori parlamentari, i documenti ufficiali e le testimonianze dirette. Per percepirne pienamente la diversa impostazione culturale e descrittiva, basterà confrontare il contenuto di alcuni degli articoli con la realtà della cronaca presentata nelle prime annate di Polizia Moderna che il lettore troverà in questo stesso “menù telematico”. A queste pagine, inoltre, unite a stimoli esterni provenienti dal mondo universitario,da quello dei media, dal periodico del Siulp “Progetto Sicurezza”4 nonché da appassionati cultori, è da ascriversi negli anni ‘80 l’insorgere dell’esigenza di un consapevole movimento storiografico nella Polizia e della Polizia. Un movimento culturale che in virtù dei diversi orientamenti, andrebbe studiato ed approfondito criticamente sin dalle sue origini . E ciò per comprendere, attraverso la sua analisi, le ragioni che ad oltre trent’anni di distanza non hanno permesso al suo dinamismo discrasico di essere canalizzato verso la formazione di un cenacolo raccolto attorno ad un progetto comune. Magari promosso dall’Istituzione di riferimento e sostenuto dall’ANPS o viceversa.

Avv. Guido Chessa

Consigliere Nazionale ANPS

Note:


1°) “Storia della Polizia” di Annibale Paloscia, edito da Newton Compton nel 1989, pag. 288.- Presentato alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana nel corso di un dibatto al quale presero parte Valdo Spini, sottosegretario all’Interno ed il Capo della Polizia Vincenzo Parisi. Il libro, pubblicato in due edizioni, è introvabile in commercio se non occasionalmente in qualche Fiera o mercatino dell’usato librario.
2°) Massimo Occello, è stato capo redattore della rivista Polizia Moderna negli anni di piombo, quindi ne assunse la Direzione nel 1981 per lasciarla nel gennaio del 1993. Importante, fra i tanti articoli e saggi, la pubblicazione nel maggio del 1986 di un breve editoriale intitolato “Per Una Storia della Polizia” in cui venivano espresse formalmente, da parte della direzione del giornale, le esigenze di cominciare a colmare i grandi vuoti esistenti nella storia della Polizia e dove si sollecitava l’impegno dei “pensionati” e con loro dell’ANPS.
3°) Alberto Cifelli , che attualmente svolge la funzione di Prefetto, è da molti anni ricercatore e storiografo dell’Istituzione prefettizia. Di Lui si ricordano le opere “I Prefetti del Regno nel ventennio fascista”(pag. 321 del 1999) e “L’Istituto prefettizio dalla caduta del fascismo all’Assemblea Costituente- I Prefetti della Liberazione” (pag. 535 del 2008), entrambi editi fra i quaderni della Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno. Entrambe le opere, assieme a molte altre di grande interesse storiografico per l’Istituzione Prefettizia, possono essere lette integralmente nel sito www.ssai.interno.it
4°) Il periodico mensile ufficiale del Siulp “Progetto sicurezza” , edito dal gennaio del 1988 (Reg.Trib.Roma nr.54/88), pubblica in varie puntate con decorrenza dal nr. 21 del settembre 1989 il Saggio di Antonio Sannino “Le Forze di Polizia nel secondo dopoguerra” (1945-1950). Il saggio era già stato oggetto di pubblicazione nel giugno del 1986 nella prestigiosa Rivista di Storia Contemporanea diretta dallo storico Renzo De Felice.

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Frammenti di Memoria – Riviste, Pubblicazioni e Articoli storici

Riviste, Pubblicazioni e Articoli Sulla Storia della Polizia

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In un sito nato con la dichiarata ambizione di stimolare le iniziative del Sodalizio , non poteva mancare uno spazio editoriale dedicato alla pubblicistica dell’ANPS e della Polizia di Stato nonché alla loro storia.
Compiuta nel luglio del 2014, ad opera delle Sezioni di Arezzo e di Roma, la digitalizzazione completa della rivista Fiamme d’Oro (oggi presente sul sito del Sodalizio www.assopolizia.it ) si tratta ora di adempiere ad un compito diverso. Infatti, prendendo le mosse dalla pubblicazione di alcune decine di numeri delle riviste Fiamme d’Oro e Polizia Moderna nonché di alcuni articoli comparsi nei primi anni di pubblicazione della Rivista di Polizia su alcune tematiche specifiche, si sarebbero voluti favorire spunti propositivi o progettuali, ritenuti funzionali al campo delle ricerche, alla crescita dell’immagine associativa ed a far emergere la sua memoria storica.
Purtroppo, però, si è vanificata l’aspettativa iniziale di creare una emeroteca delle pubblicazioni di polizia che raccogliesse tutti i numeri delle riviste Fiamme d’Oro (1974-2016), Polizia Moderna (1949-2016), Manuale del Funzionario dell’Astengo (1863-1912) e del Magistrato dell’Ordine del Saracini (1924-1939), e che si ponesse quale punto di ricerca, di studio e di approfondimenti per storici ed appassionati cultori. A questo punto, non ci rimane chesperare che il Ministero dell’Interno, attraverso l’Ufficio Storico della Polizia e l’Ufficio Assistenza, provveda quanto prima a concepire la pubblicazione di quelle riviste storiche che, nella sua disponibilità e già digitalizzate, potrebbero diventare patrimonio di assoluto interesse per il mondo culturale.
Preso atto dell’insuccesso del descritto profilo progettuale, abbiamo deciso di dedicare questa Sezione del Sito a dei “Frammenti della Memoria Storica” della Polizia, implementando la raccolta parziale delle Riviste e degli Articoli Storici già ivi presenti. Così, vi abbiamo inserito articoli sulla storia ed i mutamenti del Medagliere, sul Sacrario e la sua storia, sulle origini della Polizia Scientifica, un piccolo elaborato sul Medagliere funzionale alle Sezioni ANPS nonché l’opera sulla Storia della Polizia di Gianmarco Calore. A tutto ciò aggiungeremo via via nel tempo gli altri elaborati significativi che riusciremo ad acquisire, inoltre cercheremo di realizzare il progetto di costruire un “Itinerario telematico delle opere sulla polizia” in modo da agevolare il lettore, attraverso la segnalazione delle varie tematiche e dei siti che le ospitano, nell’accesso gratuito alle numerose opere in materia di pubblica sicurezza presenti nella rete. Un modo per facilitare l’individuazione e l’accesso del socio o dell’appassionato ai cospicui e rilevanti materiali storici, anche di natura scientifica, presenti nel mondo telematico integrando in tal modo gli irrinunziabili riferimenti bibliografici.
Rimane, infine, da segnalare come all’importante ed insostituibile collaborazione , consulenza e sostegno dell’Ufficio Storico della Polizia di Stato si sia oggi aggiunta quella degli appassionati storici raccolti attorno al sito www.polizianellastoria.it ed in particolare dell’Assistente Capo Gianmarco Calore. Forse stiamo muovendo i primi passi verso un’interazione operativa che, al di là delle diversità che ci distinguono (Ma la diversità è ricchezza), ci vede tutti profondamente legati ed uniti dal senso di appartenenza.- Unica, infatti, rimane la finalità comune di far emergere i connotati reali della pubblica sicurezza nella storia del nostro paese, contribuendo alla solida formazione di una cultura della memoria, lontana da facili apologie, autoreferenzialità e mistificazioni.

Guido Chessa




Ringraziamenti


Si ringrazia l’Ufficio di Presidenza e la Segreteria dell’ANPS per aver dotato la Sezione di Arezzo del materiale telematico idoneo a svolgere le attività di ricerca, scannerizzazione e di grafica necessario per le varie pubblicazioni sul sito. L’Ufficio Storico della Polizia di Stato per il sostegno e la disponibilità incondizionata che avviene anche con la messa a disposizione di dati e consulenze. Un ringraziamento particolare accompagnato da senso di gratitudine và al tecnico Vinicio Corbini di Arezzo che da oltre due anni si è generosamente prodigato in tutta l’attività di digitalizzazione, di predisposizione grafica e soprattutto di ricerca in materia di Medagliere Antologico e Storico. Altri ringraziamenti particolari vanno al web designer Dr. Francesco Rossi ideatore grafico del sito e responsabile della sua periodica presentazione grafica nonché al Dr. Sergio Tinti, presidente della Sezione dell’ANPS di Firenze, per la sua disponibilità, per la sua competente collaborazione e per gli insostituibili consigli.
A Gianmarco Calore per la sua generosità incondizionata di uomo libero. A tutti coloro che non mancando di esserci vicini e di incoraggiarci alimentano la nostra passione.



Si precisa che la pubblicazione nello spazio editoriale del sito anpsarezzo.it delle riviste Fiamme d’Oro e Polizia Moderna e di eventuali articoli integrali tratti dalla Rivista di Polizia, avviene nel rispetto e nei limiti consentiti dalla legge 22.4.1941 nr.33 e successive modifiche, in materia di tutela del diritto d’autore (Gazzetta Ufficiale del 16 luglio 1941, n. 166. Testo coordinato ed aggiornato con le modifiche introdotte dalla Legge 248/2000, dal D.Lgs. 95/2001, dal D.Lgs. 68/2003, dal D.L. 72/2004, dal D.L. 7/2005, dal D.Lgs. 118/2006, dal D.Lgs. 140/2006 e dalla Legge 9 01.2008 n.2) e che i rispettivi Enti titolari ne sono stati, comunque,formalmente informati.

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Ignoto Militi – Onori al Milite Ignoto – La sua Storia

Onori al Milite Ignoto

 

Medaglia d’oro al Valor militare Con la motivazione

”Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo
coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senza altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria:”

 

Onori al Milite Ignoto

Al di là di una prosa datata e legata ai più alti valori della tradizione militare, il Milite Ignoto è stato, è e rimarrà sempre, il simbolo dei simboli.

Quel corpo, spogliato da un tragico destino dell’identità personale e, col suo anonimato, di tutti i sentimenti negativi che costellano l’esistenza dell’essere umano, ha rappresentato, nei vari contesti culturali susseguitisi nel tempo, la sublimazione del sacrificio individuale nella difesa della patria e del suo popolo.

Oggi, in un mondo che si evolve verso una società multietnica e sovranazionale, il suo significato simbolico si è andato sempre più universalizzando, trasformandosi da simbolo valoriale di una nazione e di un popolo, in patrimonio dell’uomo. Archètipo della perenne lotta per il bene della comunità contro i tanti mali che l’affliggono, dell’affermazione dell’idealità etica che dà significato al percorso dell’esistenza umana contro ogni egoismo individuale.

È questa una rilettura laica del simbolo che portandosi al di là dei valori della tradizione storica militare, li vuole estendere e proiettare nella trama che lega tutto il tessuto sociale dei valori civili, per farne elemento essenziale e punto di riferimento su cui fondare la crescita e lo sviluppo spirituale della comunità degli uomini.

In questa visione totalizzante, quale sintesi valoriale dei principi fondamentali su cui è radicata anche la nostra Costituzione, gli Onori al Milite Ignoto non possono non costituire che la prima pagina di questo lavoro dedicato al Medagliere della Polizia di Stato.
Anche perchè quest’opera, scremata da ogni autoreferenzialità dell’appartenenza, và a collocarsi in quella cultura etico-morale, ove la generosità ed il sacrificio dei singoli, quale frammento di un più ampio disegno storico, costituisce elemento emblematico, vera stella polare del cammino esistenziale dell’uomo.

Ma, al di là delle trasposizioni valoriali, pare opportuno ripercorrere l’originario itinerario storico in cui si è formato questo Simbolo dei simboli, affidandoci, nei vari passaggi dall’ideazione alla realizzazione finale, alla pregevole ricostruzione fatta dal Ten.Col. Lorenzo Cadeddu nella sua opera intitolata “La leggenda del Milite Ignoto” e pubblicata, nell’estratto che qui di seguito riportiamo, dal Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche – Quaderno n. 4 (ottobre 1998) 80° della Vittoria 1918-98, Circolo che è detentore di copy write ed è titolare del dominio www.circolovittoriese.it – Per il materiale fotografico, si è attinto all’archivio di Achille Poli (Foto storiche) fotografo ufficiale di tutte le fasi delle onoranze con foto estratte da iacopogiliberto.blog.ilsole24ore.com nonché dal sito www.storiadetrieste.it.

 

La Leggenda del Milite Ignoto

di Lorenzo Cadeddu

Il Vittoriano

il Vittoriano

il Vittoriano

Per la verità il Vittoriano non ha mai avuto vita facile giacché fu oggetto di polemica sia sotto l’aspetto architettonico che dello scandalismo politico.
Tutto cominciò a Roma il 9 gennaio 1878. Alle ore 14.30 Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, moriva nel suo letto in una stanza al primo piano del Quirinale. Il successivo giorno 17, dopo un lungo e complesso cerimoniale, i resti mortali del sovrano venivano trasferiti, tra due ali di folla commossa, al Pantheon per esservi tumulati in una tomba provvisoria.
In tutta Italia la scomparsa del “Padre della Pa- tria” , così era soprannominato il sovrano, suscitò sentimenti di genuino cordoglio che culminarono nella creazionedi comitati che si proponevano di erigere in ogni comune monumenti funebri che celebrassero e tramandassero ai posteri le glorie del sovrano artefice dell’unita’ politica e geografica degli italiani. In tutti i comuni, dai più grandi ai più piccoli,
furono eretti monumenti, scoperte lapidi, intitolate vie e piazze.
Questo spontaneo movimento d’opinione non poteva passare inosservato ai politici e così nel 1881 il Governo, d’intesa con la Real Casa, bandì un pubblico concorso per la progettazione di un monumento funebre, dedicato al defunto sovrano, da erigersi in Roma.
Il concorso, aperto a tutti, superò le più ardite possibilità architettoniche: archi, piramidi, coni, colonne, statue equestri e non, furono le soluzioni proposte. In allegoria i bozzetti rappresentavano tutta la flora e la fauna sino ad allora conosciute. In bassorilievo erano raffigurati i principali avvenimenti e le più significative benemerenze acquisite dal sovrano ed alle quali il popolo era particolarmente legato.
Il concorso fu vinto da uno straniero, il francese Nenot che, intascato il premio di 50 mila franchi, non si domandò mai perché il suo progetto non venisse realizzato.
Il concorso venne riproposto il12 dicembre dell’anno successivo.
Questa volta il bando precisava che l’opera doveva essere realizzata sul Colle Capitolino, ritenuto più idoneo sotto il profilo storico-politico. Per l’esame dei progetti venne nominata una commissio-ne presieduta dall’On. Zanardelli, già Presidente del Consiglio e della quale facevano parte parla-mentari ed artisti.
Il 9 febbraio 1884, dopo due anni di discussioni, la Commissione attribuì il primo premio all’archi-tetto marchigiano Giuseppe Sacconi, artista giunto a Roma qualche anno prima quale studente di ornato. Al secondo posto la Commissione classificò l’architetto Manfredo Manfredi.
Il 10 gennaio 1885 il Sacconi ricevette il decreto di nomina a sovrintendente e direttore dei lavori che ebbero ufficialmente inizio il 22 marzo dello stesso anno con la posa in opera della prima pietra da parte di re Umberto I.
Il Sacconi non fece a tempo a vedere realizzata la sua opera giacchè si spense a Pistoia il 23 settembre del 1905.
La direzione dei lavori venne affidata unitariamente a tre architetti: Gaetano Kock, Pio Piacentini e quel tal Manfredo Manfredi già collaboratore del Sacconi e secondo classificato al medesimo concorso . Alle difficoltà di ordine architettonico, si aggiunsero polemiche scoppiate negli ambienti politici dell’opposizione circa i materiali impiegati per la realizzazione del monumento.
Il Vittoriano
Il Sacconi, infatti, aveva previsto che l’opera venisse realizzata in travertino,una pietra calda estratta nei colli laziali e che ben si intonava all’ambiente circostante.
Secondo l’opposizione, invece, la Commissione aveva imposto la realizzazione con marmo “bottici-no” il cui unico pregio era quello di essere estratto nella montagna bresciana, collegio elettorale dell’On. Zanardelli.
Per completare il monumento, sulla piattaforma che sovrasta la zoccolatura con la Dea Roma, venne situata una statua che rappresenta la gloria di Vittorio Emanuele II.
Anche per questa, nel 1889, venne bandito un concorso vinto dallo scultore friulano Enrico Chiaradia di Stevenà di Sacile. Il suo progetto, però, era completamente diverso da quanto immaginato dal Sacconi che avrebbe preferito l’immagine di un re assiso sul trono e la Dea Vittoria che gli pone sul capo un serto trionfale.
Anche la realizzazione di questa statua equestre innescò una polemica tra il Chiaradia ed il Sacconi. Quest’ultimo, che caldeggiava il progetto del secondo classificato, tale Cantalamessa, giurò che mai il cavallo del Chiaradia sarebbe salito sul Vittoriano.
Ma la speranza del Cantalamessa fu vana. La statua equestre a Vittorio Emanuele II è lì, dove ancora oggi può essere ammirata. Portata a termine nel 1910 da Emilio Gallori, per la sopravvenuta morte nel 190l del Chiaradia, l’opera richiese la fusione di circa 50 tonnellate di bronzo.
Per dare un’idea della grandezza dell’opera, esiste una rara fotografia scattata prima che la figura di Vittorio Emanuele II venisse incavalcata sul quadrupede: all’interno del ventre dell’animale si possono vedere undici eleganti signori che
banchettano attorno ad un tavolo.

Il Monumento al Milite Ignoto oggi

Il Monumento al Milite Ignoto oggi

Finalmente, il Vittoriano venne inaugurato il 4 giugno 1911 dal nuovo sovrano: Vittorio Emanuele III. Ma quello che doveva essere il monumento funebre a Vittorio Emanuele II, Padre della Patria, rimase vuoto sino al 4 novembre del 1921 allorché nella zoccolatura curvilinea, sotto la statua della Dea Roma, in un loculo ricavato da un unico blocco di botticino cavo all’interno, ebbe solenne sepoltura la salma di un soldato sconosciuto.
Davanti al significato morale e spirituale di questo simbolo, ogni disquisizione di intellettuali ed opinionisti ci sembra ben poca cosa, soltanto una bassezza umana.
Affinché sia più chiaro il significato di questo soldato sconosciuto che riposa al Vittoriano, mi piace sottolineare che
Il Monumento al Milite Ignoto oggi all’interno del mausoleo è stato allestito un “museo delle Ban diere” nel quale sono custodite tutte le Bandiere di guerra delle unità militari che hanno preso parte alle due guerre mondiali e delle unità costituite e disciolte a partire dal 1948, nascita della Repubblica.

 

La scelta del simbolo

Tutto può essere fatto risalire alla primavera del 1921, quando il colonnello d’artiglieria Giulio Douhet, italianissimo nonostante il nome, dalle colonne del settimanale “Dovere” di cui era direttore, lanciò l’idea di onorare i sacrifici e gli eroismi della collettività nazionale nella salma di un soldato sconosciuto che rappresentasse idealmente il marito, il figlio, il padre di quanti non avevano la possibilità di onorare le spoglie mai ritrovate del familiare disperso.
Ma nonostante la concordanza di tutte le forze politiche, la lenta burocrazia italica creava ogni giorno seri ostacoli alla sua realizzazione.
L’idea del Col. Douhet, frattanto, varcava i confini nazionali per essere recepita e realizzata da Francia, Inghilterra, Belgio e Stati Uniti prima che in Italia le Camere prendessero in esame la relativa proposta di legge.

Col. Giulio Douhet

Col. Giulio Douhet

Finalmente, nell’agosto del 1921 il disegno di legge venne presentato alle Camere e discusso: relatori l’On. Cesare Maria De Vecchi a Montecitorio e il Seno Del Giudice a Palazzo Madama.L’11 agosto il provvedimento veniva promulgato con il numero 1075 divenendo operante.
Il testo licenziato affidava al Ministro della Guerra la definizione
delle modalità esecutive per la designazione e per le onoranze da rendere alla salma del caduto senza nome.
All’epoca, il dicastero della guerra era retto dall’On. Luigi Gaspa- rotto, deputato di Sacile eletto alla Camera nel 1913 nel collegio elettorale di Milano. Sul Gasparotto, senza entrare nel merito della sua attività politica, si può dire che sebbene esentato dal prestare servizio militare perché parlamen-tare e nonostante i 42 anni ormai compiuti, rinunciò al beneficio, combatté la sua guerra meritando, tra le altre, una Medaglia d’Argento al Valor Militare per il comportamento tenutodurante la battaglia per la conquista di Oslavia.

 

MINISTERO DELLA GUERRA UFFICIO ONORANZE SOLDATO IGNOTO

N. 25 di Col. Giulio Douhet prot. Roma, 20 agosto 1921
Al Comando del Corpo d’Armata di Trieste
All’Ispettore per le Onoranze Salme – Caduti – Gorizia
e per conoscenza al Comando del Corpo d’Armata di Bologna – Verona – Milano – Al Ministero della Marina, alla Direzione Centrale Sanità al Comando Generale dei CC.RR., della Guardia di Finanza e R. Guardia di P.S. ed al Sindaco del Municipio di Udine ed a quello di Aquilea.

Il 4 novembre p.v. si renderanno in Roma solenni onoranze alla salma senza nome, di un soldato caduto in combattimento alla fronte italiana nella guerra italo-austriaca 1915-1918.

On Luigi Gasparotto

On Luigi Gasparotto

La salma che avrà sepoltura in Roma all’Altare della Patria, deve essere esumata nelle zone più avanzate delle nostre linee, dopo accurati e scrupolosi accertamenti perchè sia garantita l’autenticità che essa appartenga ad un soldato italiano caduto in combattimento.
Affido pertanto il delicato compito all’Ispettore per le Onoranze Salme Caduti (Sua Ecc. Ten. Gen. Paolini) e prescrivo che a tale scopo esso costituisca una speciale Commissione da lui presieduta e composta: del Colonnello Paladini, capo dell’Ufficio Onoranze Salme Caduti e di un Ufficiale Superiore Medico destinato da] Direttore tecnico delle Onoranze Salme Caduti di questo Ministero. Ne faranno parte quattro ex combattenti e cioè: un Ufficiale, un sotto ufficiale, un caporale ed un soldato, che l’Ispettore anzidetto farà designare dal Sindaco di Udine.
Fervente sostenitore dell’idea del Douhet, Gasparotto già il 20 agosto fu in grado di emanare le prime disposizioni organizzative per le solenni onoranze da tributare alla salma di un caduto in combattimen
to sul fronte italiano nella guerra italo-austriaca 1915-1918.
Per la circostanza, nell’ambito del dicastero della guerra venne costituito un Ufficio Onoranze al Soldato Ignoto e, le disposizioni a cui poc’anzi facevo riferimento, vennero inviate per competenza al Comando del Corpo d’Armata di Trieste, già 5° Corpo d’Armata e oggi l° Comando Forze di Difesa, e all’Ispettore per le onoranze alle salme dei caduti in guerra di Gorizia.
Per conoscenza ricevettero le stesse disposizioni alcuni altri comandi militari e i sindaci di Udine e di Aquileia. Articolate in un preambolo e tre paragrafi (esumazione della salma, cerimonia nella Basilica di Aquileia e trasferimento a Roma), le disposizioni prevedevano la nomina di una commissione “ad hoc” presieduta dal Ten.Gen. Giuseppe Paolini,Ispettore per le onoranze ai caduti in guerra di Gorizia e decorato di Medaglia d’Oro al V.M..
Fecero altresì parte della commissione il Col. Vincenzo Paladini, capo ufficio del Gen. Paolini, il Maggiore medico Nicola Fabrizi e quattro ex combattenti da designarsi a cura del Sindaco di Udine.
Avrebbe accompagnato la commissione, ma senza farne parte integrante, don Pietro Nani, cappellano militare e collaboratore del poeta Giannino Antona Traversi nella realizzazione del “cimitero degli invitti” sul Colle di Sant’Elia, oggi Redipuglia.
Circa l’esumazione delle salme, le disposizioni prescrivevano che le ricerche dovessero essere condotte “nei tratti più avanzati dei principali campi di battaglia:San Michele, Gorizia, Monfalcone, Cadore, Alto Isonzo, Asiago, Tonale, Monte Grappa, Montello, Pasubio e Capo Sile”.
Su ciascun campo di battaglia, alla presenza di tutti i membri della commissione, doveva essere ricercata ed esumata la salma di un caduto certamente non identificabile e, per ciascuna esumazione doveva essere redatto un verbale che precisasse tutte le cautele adottate durante l’esumazione.
Le undici salme, infine, dovevano essere sistemate in altrettante identiche casse di legno, fatte allestire a Gorizia e traslate nella Basilica di Aquileia entro il 27 ottobre.
Il successivo giorno 28, dopo la benedizione dei feretri, la mamma di un disperso in guerra avrebbe designato la salma che doveva essere onorata in eterno come “Ignoto Militi”.
La bara prescelta doveva essere collocata all’interno di una cassa di legno lavorato ad ascia e rivestita di zinco, fatta allestire a cura del Ministero della Guerra e quindi doveva essere trasferita a Roma mediante uno speciale convoglio ferroviario.
I rimanenti dieci soldati ignoti sarebbero stati tumulati nel cimitero retrostante la Basilica di Aquileia .
Queste le disposizioni del Ministro per l’attuazione delle quali mancava l’adempimento del Sindaco di Udine: la designazione degli ulteriori quattro membri della commissione.
Nel capoluogo friulano, intanto, i sindaci di Gorizia, Aquileia e Udine, si riunirono per mettere a punto alcuni problemi e stabilendo, tra l’altro, di chiedere a Gabriele D’Annunzio di partecipare all’ esumazione di una salma da ricercarsi alla foce del fiume Timavo.
La richiesta, formulata a mezzo telegramma, fu spedita il 12 settembre ed a mezzo telegramma il Comandante rispose: “Signor Sindaco di Udine grazie per l’altissima offerta. Manderò uno dei miei ufficiali con una mia lettera per chiarimenti e accordi. Primo cittadino saluto e intera città che amo ed ammiro profondamente”.
L’iniziativa dei tre Sindaci non rientrava nella loro discrezionalità ed in particolare in quella del Sindaco di Udine giacchè le disposizioni prevedevano la nomina di una sola commissione per tutte le esumazioni e senza occasionali inserimenti.
Mi sia consentito osservare a questo proposito che la natura egocentrica del poeta non avrebbe certamente favorito il sereno svolgimento delle ricerche e quindi la necessaria riservatezza sui lavori della commissione.
Si giunse così al 26 settembre. In quel giorno, con specifica delibera, il Sindaco di Udine, Luigi Spezzotti, designò i rimanenti quattro membri mancanti al completamento della commissione.
Risultarono designati:
- Ten. Augusto Tognasso di Milano, mutilato con 36 ferite;
- Serg. Giuseppe De Carli di Azzano Decimo, decorato di Medaglia d’Oro al V.M.;
- Cap.Magg. Giuseppe Sartori di Zugliano, decorato di Medaglia d’Argento al V.M.;
- Soldo Massimo Moro di Santa Maria di Sclaunicco, decorato di Medaglia d’Argento. Per completezza di trattazione dirò che vennero designati anche quattro membri supplenti:
- Colonnello Trivulzio Cav. Carlo – Udine5 medaglie di bronzo.
- Serg. Vaccaroni Ivanoe – Udine – una medaglia d’argento, due di bronzo e due croci di g.
- Caporal Maggiore MARANO Luigi. di Antonio –Persereano- Udine una medaglia d’argento. – Soldato Duca Lodovico di Antonio – Pozzuolo – una medaglia di bronzo.
Ciò avrebbe consentito alla commissione di funzionare anche in caso di temporanea indisponibilità di qualche membro effettivo.Con la stessa delibera venne approvata la coniazione di una medaglia commemorativa che l’artista udinese Aurelio Mistruzzi si era offerto di realizzare gratuitamente.
Del conio doveva essere realizzato un solo esemplare in oro da collocarsi sul coperchio della bara, un esemplare in argento per il Sovrano e venti esemplari in bronzo per alcune alte cariche dello Stato e per i Musei di storia patria di Udine, Aquileia, Gorizia e Roma.
Sulla stampa, intanto, venivano pubblicate alcune indiscrezioni circa il convoglio ferroviario che avrebbe trasportato il “Milite Ignoto” a Roma. Alcuni suggerivano di dare ai carri ferroviari la forma di nave mentre altri suggerivano la forma di carri romani…..
I designati membri della commissione vennero convocati presso la sede udinese dell’Ufficio per le Onoranze ai Caduti per una riunione indetta per le ore 09.00 di domenica 2 ottobre nel Palazzo Caiselli in via Palladio.
Alla riunione -durante la quale vennero definiti il piano per le ricerche, le modalità per la designazione e altri problemi organizzativi e logistici- partecipò tutto il personale comunque addetto ad operare con la commissione (autisti, falegnami, scavatori, ecc.).
Al termine, il Gen. Paolini pretese da tutti i convenuti formale giuramento che mai avrebbero rivelato i luoghi ove si sarebbero svolte le ricerche e, al termine della riunione, la commissione, attraverso la Strada Statale 13, Ponte della Priula, Bassano del Grappa e la statale della Valsugana, giunse a Trento.
Prima di inoltrarmi nella narrazione, è doverosa una precisazione a premessa. Ho detto che il Gen. Paolini fece giurare a tutti che mai avrebbero rivelato i luoghi in cui si sarebbero svolte le ricerche. Il mio lavoro, durato oltre quattro anni, ha preso le mosse dalla lettura e soprattutto dall’analisi di una sorta di diario lasciato scritto dal Tenente Tognasso. L’ufficiale, debbo dirlo a suo onore, non ha mai nominato località o precisato i luoghi nei quali si svolsero le ricerche. Tutto ciò che andrò raccontando è solo frutto di una mia personale interpretazione delle descrizioni fisiche dei luoghi fatta dall’ufficiale, suffragate da notizie provenienti da altre fonti.

 

Le ricerche delle undici salme.

Lunedì 3 ottobre 1921. La commissione muove da Trento per la ricerca della prima salma. Ha scritto il Tognasso: “…attraverso Rovereto, avvolta ancora nel silenzio del riposo e quando il sole stava per baciare le cime di quei monti che furono teatro di grandi gesta…”.
Dunque, la zona è vicino a Rovereto e dalla posizione del sole “..che bacia..” i monti è verosimile ipotizzare che la commissione abbia proceduto verso Est Sud-Est.Proprio a Sud-Est di Rovereto erano situati i punti più avanzati della massima penetrazione italiana: Zugna Torta, Coni Zugna, Costa Violina, Monte Forno ed altre località conquistate d’impeto nel 1915 e perse nel 1916 a seguito della “Strafe Expedition”.Nonostante le più accurate ricerche, tuttavia, non venne rinvenuta alcuna salma insepolta. Venne allora deciso di esumarne una tra quelle di ignoti sepolti in un vicino
cimitero di guerra che, come ha lasciato scritto il Tognasso, raccoglieva “..il maggior numero di eroi..”.Rifacendoci al 1921, il maggior cimitero di guerra del trentino sorgeva in località Lizzana, sul Colle di Castel Dante, proprio vicino a Rovereto.
All’epoca, vi erano tumulate 11.455 salme provenienti da circa 200 cimiteri più piccoli disseminati nella regione trentina.Di queste circa 6.000 appartenevano ad ignoti. Vale la pena di ricordare come
durante la guerra i caduti venivano tumulati, se possibile, in piccoli cimiteri allestiti a ridosso delle trincee e senza che venissero adottate particolari cautele.
I cadaveri venivano sepolti nella terra nuda, se possibile in fosse singole,molto spesso in fosse comuni.Nel caso in cui, dopo il combattimento, il campo di battaglia rimanesse in mano al nemico, tutto era affidato al suo buon cuore e non sempre questo aveva la possibilità o la volontà di occuparsi dei morti nemici.
Tra questi 6.000 caduti ignoti, dunque, è stata presumibilmente esumata la prima salma. Lo scavo venne eseguito a mano e pian piano vennero portate alla luce le diverse parti del corpo e, alla fine, per dirla con il Tognasso “…apparve un fante in atto di tranquillo e sereno riposo, vestito della sua uniforme e con indosso le giberne…”.
L’esame degli indumenti e degli effetti personali non lasciò presumere una sua possibile identifica-zione e la salma venne ricomposta in una delle undici casse fatte allestire a Gorizia.
Per la ricerca della seconda salma la commissione, attraverso il Pian delle Fugazze, si trasferì sul massiccio del Pasubio che per tutta la durata della guerra rientrò nel settore di competenza del 50 Corpo d’Armata, oggi 10 Comando Forze di Difesa. Il Tognasso ha lasciato scritto che da porte del Pasubio la commissione raggiunse “..la vetta più alta”.
Nel massiccio del Pasubio, sul versante Nord, tre sono le cime più alte e tutte e tre a ridosso l’una dell’ altra: Monte Palom (mt 2236), il Dente italiano e il Dente austriaco (mt 2200 e mt 2236 ).
I due Denti rappresentavano i punti in cui furono maggiormente sentiti gli effetti della particolare guerra che vi fu combattuta: guerra di mina e contro mina.
Vista l’impossibilità di combattere il nemico con sistemi convenzionali perchè fanterie ed artiglierie erano sapientemente riparate in caverna, entrambi i contendenti giunsero alla conclusione che per sloggiare il nemico fosse necessario minare la base della montagna in modo tale che ad ogni esplosione il franamento di grotte e gallerie seppellisse centinaia di combattenti.
Vediamo dunque, in quale punto del Pasubio possono essersi svolte le ricerche.
Escluderei il Monte Palom perchè più arretrato rispetto ai due Denti e perché vi era solo un osservatorio di artiglieria mai direttamente coinvolto nei combattimenti. Con maggior convinzione escluderei il Dente austriaco perché potevano esservi recuperate soltanto salme di caduti di quella nazionalità. Rimane, per esclusione, il Dente italiano che, peraltro, come dicevano le disposizioni ministeriali rappresentava il punto più avanzato raggiunto dagli italiani in quel tratto di fronte.
Qui, presumibilmente, furono condotte le ricerche che tuttavia non diedero alcun risultato. Come per la prima salma venne deciso di esumarne una da un vicino cimitero di guerra. Riferendoci al 1921, sul Pasubio esisteva un piccolo cimitero a ridosso del Dente italiano, proprio sull’area dove sorge l’arco romano fatto erigere dal comune di Schio a perenne ricordo dei caduti del Pasubio.Il cimitero si chiamava “di qui non si passa” ed era stato realizzato dai fanti della brigata” Liguria”. I resti esumati non presentavano segni per un possibile riconoscimento e così anche la seconda salma venne ricomposta in una delle undici casse fatte allestire a Gorizia.
In seguito le salme di questo e di altri cimiteri della zona vennero trasferiti nel maestoso Sacrario progettato dall’architetto vicentino Chemello e realizzato su uno sperone di roccia alla testata della Val Leogra. Le due salme vennero trasferite a Bassano del Grappa e sistemate nei locali della “Casa del Soldato” appositamente trasformata in camera ardente mentre la municipalità diffondeva un nobilissimo manifesto con cui salutava i due caduti che venivano affidati alla riconoscenza cittadina.
Per la ricerca della terza salma la commissione si recò sull’ Altipiano di Asiago e più precisamen-te sul Monte Ortigara. La circostanza ci è confermata da una notizia di cronaca riferita dal quindici-nale vicentino “Il Risorgimento” che iniziava proprio con queste parole: “..appena saputo dell’esu-mazione di un soldato ignoto sull’Ortigara…”
Anche qui le prime ricerche non diedero alcun risultato, ma alla fine la commissione si trovò, per la prima volta, davanti ai resti di un caduto rimasto lì, nel punto in cui era stato colto dalla morte.
Il segnale su cui tutti gli occhi si appuntarono fu una croce di legno seminascosta da una parete di roccia.Si cominciò a scavare con le consuete cautele finché apparve un soldato avvolto nella mantellina che la mano pietosa di un commilitone aveva rialzato sul viso quasi a volerlo preservare dal deturpante contatto della terra.Con infinite cautele si cercarono tra gli effetti personali indizi che ne consentissero l’identificazione, ma non venne rinvenuto nulla. Sembrava ormai che le ricerche fossero state portate a termine quando…….all’interno della giubba il tatto rivelò la presenza di qualcosa di consistente.
Si trattava di un pezzetto di latta, una specie di piastrino che i soldati avevano l’ordine di cucire all’interno della giubba e sul quale ad inchiostro erano riportate le generalità del soldato. Il piastrino in parola era illeggibile, ma la possibilità o la speranza che con qualche procedimento chimico lo si potesse rendere nuovamente leggibile, privò quella salma del requisito fondamentale: quello di “certamente non identificabile”.Ripresero le ricerche e dietro un albero venne rinvenuta una seconda croce. Solito scavo a mano e subito apparve chiaro che ci si trovava di fronte ad un caduto austriaco. La pietà, al di là delle convenzioni internazionali fece sì che quei poveri resti non fossero discriminati. Il cappellano militare li benedisse, dopo di ché vennero avviati ad un vicino cimitero di guerra che già raccoglieva molti soldati della stessa nazionalità.
Le ricerche ripresero nuovamente mentre l’animo di tutti veniva preso dallo sconforto. Ad un tratto, lo sguardo di tutti si appuntò su un crepaccio il cui ingresso era impedito da un groviglio di filo spinato. In genere il filo spinato è adottato per impedire il transito in un determinato punto.
Nella fattispecie non poteva trattarsi di un tratto di trincea presidiata perche non c’erano tracce di scavi di trincea.Bastò rimuovere il filo spinato per trovarsi davanti alle salme di due caduti. Al fianco avevano ancora i moschetti e nelle giberne cartucce prive dei caricatori. Il timore che qualche animale avesse potuto straziare quei corpi che non era possibile seppellire cristianamente, forse per l’imminente avanzata nemica, aveva suggerito ai commilitoni questa sbrigativa ma efficace iniziativa.Una delle due, ricomposta nella cassa di legno venne avviata a Bassano mentre l’altra, dopo aver ricevuto gli onori militari, venne tumulata in un vicino cimitero di guerra.
Non è dato sapere con quale criterio venne scelta la salma. Relativamente a questa esumazione, il Tognasso racconta che a Gallio una folla commossa attese la commissione per chiedere il privilegio di accompagnare la salma sino al limite del confine comunale.
La notizia è riferita anche dal quindicinale vicentino “Il Risorgimento” che precisa come l’incontro avvenne in via Campo, strada comunale ancora esistente e che collega Gallio con la frazione di Campomulo località, appunto, che adduce all’Ortigara. Questa, ove ce ne fosse bisogno, sarebbe una ulteriore prova circa la veridicità del diario di Tognasso.Affidata la salma alla pietà dei bassanesi, la commissione mosse per Cima Grappa, prescelta per la ricerca della quarta salma.
Dice il Tognasso che la salma venne rinvenuta sotto una croce in una valletta e che l’esame degli indumenti non rivelò elementi atti ad una sua possibile identificazione e, precisa ancora che la cassa nella quale vennero ricomposti i resti venne caricata su un mulo “…a causa dell’asperità del terreno che ne avrebbe reso difficoltoso il trasporto…”.
In quale punto del massiccio del Grappa venne esumata la salma non è precisato. Tuttavia, alcuni elementi lascerebbero intendere che le ricerche si svilupparono sul versante Nord in quanto è l’unica parte del massiccio a non essere completamente rocciosa e dunque idonea per uno scavo.Il secondo elemento è che su quel versante la pendenza è tale che un mulo può arrampicarvisi, mentre negli altri versanti il terreno è decisamente roccioso da non consentire lo scavo per una sepoltura per così dire “speditiva” e, in secondo luogo, la pendenza è tale da non consentire neanche ad un mulo di arrampicarvisi.
Lasciata Bassano con le quattro salme sino ad allora recuperate,la commissione partì per Coniglia-no effettuando una sosta sul Montello per ricercarvi la quinta salma.
Neanche qui, per quanto accurate fossero le ricerche, vennero rinvenute salme in sepolte e fu quindi deciso di esumarne una dal vicino cimitero di guerra che era stato allestito sul versante meridionale della collina. E’ bene ricordare che per quanto attiene ai cimiteri di guerra occorre sempre fare riferimento alla situazione del 1921 quando, dismessi i piccoli cimiteri a ridosso delle trincee, le salme venivano accentrate in aree cimiteriali più ampie che consentivano una più accurata manuten-zione delle sepolture.
Non erano stati ancora costruiti, però, i più maestosi sacrari ancora oggi esistenti e che risalgono agli anni ’30. Dunque, nel 1921 il cimitero di guerra del Montello sorgeva a quota 176 in località deno-minata “Colle sei de Zorzi”, proprio dove oggi sorge il grande Sacrario progettato dall’arch. Nori Romano. Il cimitero, allora, ospitava circa 9000 caduti dei quali più di un terzo ignoti.
Tra questi, dunque, venne esumata la quinta salma che, ricomposta in una delle casse fatte allestire a Gorizia, fu avviata verso Conegliano.Giunti in città i mezzi della commissione si diressero alla caserma “San Marco” e lì, le cinque bare vennero sistemate su altrettanti affusti di cannone che mossero, tra due ali di folla commossa, verso l’Oratorio della” Madonna della Salute” aperto per la circostanza.
A questo punto una piccola digressione merita di essere fatta. Delle cinque casse, sistemate all’inter-no dell’Oratorio, solo quattro erano avvolte nel tricolore mentre quella esumata sul Montello era nuda.In fretta si cercò tra le famiglie dei dintorni una Bandiera per ricoprirla. Il sacro simbolo fu offerto dalla famiglia del cav. Oreste Carraro, abitante proprio di fronte all’oratorio.
Oggi quel vessillo, è custodito come una reliquia a Venezia Lido, nella caserma “Pepe” sede del Reggimento lagunari “Serenissima” che la ebbe in dono dallo stesso cav. Carraro ormai prossimo alla morte.
Per la ricerca della sesta salma la commissione, affidate le salme ai coneglianesi, si trasferì sul basso Piave. Tra gli intendimenti della commissione v’ era quello di recuperare la salma di un caduto della Regia Marina. Di per sé, la Marina, difficilmente può avere caduti ignoti in quanto a bordo delle navi non vengono adottate quelle norme di sicurezza che usano le truppe di terra, come togliere dalle uniformi distintivi, mostrine, gradi, fregi e documenti personali prima di ogni combattimento.
Unica possibilità di esumare la salma di un marinaio, dunque, era quella di ricercarla in una zona in cui i marinai combatterono a terra come fanti. Le ricerche vennero condotte nella zona di Cortellazzo-Caposile dove il Reggimento di fanteria di marina “San Marco” combatte lungo l’argine di riva destra del Piave nel settore affidato alla Brigata “Granatieri di Sardegna”.
Per quanto accurate, comunque, le ricerche non dettero alcun esito per cui venne deciso di esumarne una dal vicino cimitero di guerra denominato “dei cannoni” e allestito a circa un chilometro dalla prima linea in località “Ca’ Gamba”, all’altezza dell’ attuale via Carrer. Tra le centinaia di altre salme, il cimitero “dei cannoni” così chiamato perché nel punto d’incrocio dei due viali ortogonali sorgeva un monumento in pietra d’Istria di forma tronco-piramidale con un bassorilievo raffigurante un pontone della Regia Marina e una iscrizione dettata da Gabriele D’Annunzio custodiva i resti di due decorati di Medaglia d’Oro al V.M.: il Ten.Vasc. Andrea Bafile del Reggimento Marina e del S.Ten. Giulio Susi del XXVI Reparto d’Assalto. All’ingresso del sacro luogo era stato posto un gradino della vicina chiesa,ormai distrutta, dedicata a S.Antonio e sul gradino una mano ignota aveva scritto:”Dic viator Romae nos te hic vidisse iacentes Dum sanctis patriae le gibus absequimur” che può essere tradotto come: “Passeggero, va a dire a Roma che ci hai visti qui, morti per obbedire alle sacre leggi della Patria”.
Quel cimitero oggi non esiste più.Le salme che vi erano tumulate sono state traslate al sacrario sul Lido di Venezia ed al suo posto è visibile un rigoglioso campo di mais…. Recuperata la sesta salma la commissione fece rientro a Conegliano apprestandosi al trasferimento a Udine. Per la prima volta nel capoluogo friulano vennero organizzate manifestazioni di un certo rilievo. Al loro arrivo in città le salme vennero sistemate su affusti di cannone ciascuno scortato da un plotone di soldati.Il corteo mosse dal piazzale antistante la stazione ferroviaria tra due ali di folla a stento trattenuta da un cordone di soldati e, attraverso la Porta Aquileia, salì al castello dove le salme vennero sistemate su un catafa1co allestito nella piccola chiesa di Santa Maria di Castello.
Per la ricerca della settima salma la commissione si trasferì in Cadore e precisamente a Cortina d’ Ampezzo che fu raggiunta da Tolmezzo, per il Passo della Mauria e Pieve di Cadore.
Le ricerche, riferisce il Tognasso, furono svolte sulle Tofane e sul Falzarego, ma non venne rinve-nuta alcuna salma insepolta.Come già attuato in analoghe circostanze, si fece ricorso all’esumazione di una salma tra quelle di ignoti di un vicino cimitero di guerra. A questo punto, nello scritto del Tognasso troviamo alcuni elementi sui quali riflettere.
Ha infatti lasciato scritto: “…le Tofane, le cime del Falzarego furono tutte esplorate invano poiché l’Ufficio Onoranze ai Caduti in Guerra già aveva raccolto le salme dei caduti e le aveva ricomposte in graziosissimi e pittoreschi cimiteri all’uopo costruiti fra l’ombre di abeti…”. Questo è il primo elemento: il cimitero si trova all’ombra degli abeti, cioè in un bosco. La seconda frase del Tognasso dice: “…chiamato a raccolta dalle campane della cattedrale un foltissimo stuolo di popolani si assiepò a Cortina per salutare il simbolo..”.
In questa frase il secondo elemento: la commissione non poteva essere troppo lontana da Cortina se poteva udire il clocchiare delle campane dal piccolo cimitero di guerra che doveva trovarsi in mez-zo ad un bosco. Nel 1921, lungo la rotabile che da Cortina raggiunge il Passo del Falzarego, sul Monte Crepa, a quota 1535, in località “Belvedere” era situato un graziosissimo cimitero di guerra le cui croci erano sistemate, appunto, all’ombra di abeti. Questo cimitero era sufficientemente vicino a Cortina da consentire a Tognasso ed agli altri membri della commissione di udire il suono delle campane della cattedrale. Oggi quel piccolo cimitero non esiste più. Al suo posto sorge maestoso il sacrario progettato dall’ing. Raimondi e noto come sacrario del “Pocol”. Anche questa salma raggiunse le altre nella chiesa di Santa Maria di Castello.
Per la ricerca dell’ottava salma la commissione, il 20 ottobre, si recò sul Monte Rombon. Anche qui l’indicazione di una salma in sepolta fu data da una croce in legno ormai marcito.Priva di elementi atti alla identificazione anche l’ottava salma fece il suo ingresso nel piccolo tempio all’interno del castello di Udine.Il 18 ottobre alle ore 14.00 le otto casse, sistemate su camion, attraversati i comuni di Manzano, Brazzano e Cormons giunsero a Gorizia.Al loro ingresso in città, dal castello una batteria d’artiglieria esplose 21 salve d’onore, mentre ex combattenti si affiancavano agli otto affusti di cannone sui quali erano state sistemate le bare.Ciascun affusto era trainato da sei cavalli:
Il corteo attraversò tutta la città sino a Piazza della Vittoria dove le salme vennero sistemate nella chiesa di Sant’Ignazio.Gabriele D’Annunzio, intanto, comunicava al sindaco di Udine che il giorno 24 ottobre si sarebbe fatto trovare alle pendici del Monte Hermada per l’esumazione di una salma lungo il corso del Timavo.
La nona salma fu rinvenuta durante le ricerche sul Monte San Michele, su un’altura ad Est del capoluogo isontino chiamata Monte San Marco. Vicino allo scavo di una trincea poco distante dall’obelisco con cappella votiva che rappresentava il punto di maggior penetrazione in quel settore, si cominciò a scavare sotto una croce e pian piano apparve il soldato che vi era tumulato.Non offrì nessun elemento per l’identificazione e fu dunque trasferito a Gorizia.
Per la decima salma le ricerche vennero effettuate a Castagnevizza del Carso in un tratto non molto distante da un monumento ossario. Un palo di legno con un pezzo di filo spinato ancora attaccato fece presumere di trovarsi in presenza di un tratto di trincea presidiato.
Pian piano le ricerche vennero estese fino a quando non venne notata una piramide di pietra che fu sufficiente rimuovere per portare alla luce i resti di un caduto.
L’Ufficiale medico cominciò a ricomporre i resti sino a quando non si ci rese conto che gli arti inferiori avevano dimensioni diverse….Molto verosimilmente si era in presenza di due salme.

Si ricominciò a scavare sino a quando non apparvero i resti di un secondo caduto. Per la prima volta la vista di quei resti martoriati scosse così profondamente il generale Paolini che ordinò a tutti di inginocchiarsi mentre il cappellano recitava una preghiera.Venne deciso di trasferire a Gorizia quella delle due che presentava il maggior numero di ferite.
Quella prescelta aveva le gambe spezzate appena sopra le ginocchia, un ampio squarcio al capo e ferite al torace. Presumibilmente era stato centrato da una granata.
Per l’ultima salma le ricerche vennero condotte in quel breve tratto di fronte compreso tra Casta-gnevizza e il mare.Anche su questa esumazione vi sono indizi precisi.

Aquileia-Cimitero degli Eroi. Luogo della Sepoltura delle 10 salme e di Maria Bergamas.

Aquileia-Cimitero degli Eroi. Luogo della Sepoltura delle 10 salme e di Maria Bergamas.

Come ho già detto, a questa esumazione avrebbe dovuto partecipare Gabriele D’Annunzio che tuttavia non si presentò ma mandò a dire che sarebbe stato spiritualmente presente.Mentre si attendeva l’arrivo del poeta, dice il Tognasso, lo sguardo di tutti si posò sull’Erma della 3^ Armata che recava incise le parole ammonitrici del Duca d’Aosta: “Rispettate il campo della morte e della gloria”. Dunque, la zona delle ricerche è sufficientemente delineata da questi tre elementi: l’Erma, il corso del Timavo e le pendici del monte Hermada.Durante le ricerche venne rinvenuto il bordo di un elmetto che fuoriusciva dal terreno. Si cominciò a scavare e pian piano si scoprì trattarsi di una fossa comune nella quale vennero contati almeno dieci teschi. Nell’impossibilità di ricomporre con certezza una salma, fu deciso di segnalare il ritrovamento al Comitato Onoranze ai Caduti in Guerra di Monfalcone. Si proseguirono le ricerche.
Poco distante dal luogo del precedente ritrovamento venne rinvenuta una croce di legno come le altre marcita dal tempo.L’esame dei resti del caduto che vi era sepolto non ne consentì l’identifica-zione e così anche l’undicesima e ultima salma fece il suo ingresso a Gorizia, nella chiesa di Sant’Ignazio. Gorizia celebrò per quegli undici, e per tutti i caduti che la guerra aveva preteso, una solenne messa funebre Composta dal goriziano Corrado Cartocci ed eseguita per la prima volta in occasione dei funerali di Re Umberto I.

 

Maria Bergamas e la scelta della Salma.

Maria Bergamas

Maria Bergamas

Circa la scelta della donna che avrebbe dovuto designare il “Milite Ignoto”,venne nominata una commissione della quale non è stato possibile conoscere la composizione. Si sa, però, che inizialmente la scelta cadde su tale Anna Visentini Feruglio, udinese, madre di due figli dispersi in guerra, uno dei quali decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare. La scelta non ebbe seguito poiché prevalse il concetto che la donna dovesse essere una popolana.
Si pensò, allora, ad una mamma livornese che si recò a piedi da Livorno a Udine alla ricerca del figlio disperso Venne considerato il caso di una mamma di Lavarone che, saputo dov’era tumulato il figlio, si recò in quel cimitero scavando da sola e con le mani la terra che ne ricopriva i resti quindi, trovate le ossa, dopo averle legate con un nastro tricolore, se le pose in grembo e le portò in paese seppellendole vicino a quelle del marito.
Infine, venne considerato il caso di una mamma che ebbe la forza di assistere ad oltre 150 esumazioni pur di trovare i resti del figlio…Tutto questo non parve sufficiente. Sembrava più significativo se la donna fosse stata la madre di un disperso irredento.
La scelta cadde su Maria Bergamas di Gradisca d’Isonzo madre dell’irredento S:Ten. Antonio Bergamas, decorato di Medaglia d’Argento al V.M., caduto sul Monte Cimone il 18 giugno 1916. Il giovane Bergamas era stato arruolato nel 1370 Reggimento di fanteria della Brigata “Barletta” con il nome di guerra di Antonio Bontempelli. Ricordo, per quanti non lo sapessero, che il nome di guerra era un nome fittizio con il quale l’Esercito italiano arruolava i volontari irredenti che, sotto il profilo giuridico, erano sudditi dell’impero asburgico. Dunque, Antonio Bergamas combatteva la sua guerra tra le file del nostro esercito.
Il giorno prima di morire, si offrì volontario per guidare con il suo plotone l’attacco del reggimento dicendo che come irredento spettava a lui l’onore di giungere per primo sui reticolati nemici.
Durante l’assalto superò illeso due ordini di reticolati ma al terzo venne raggiunto da una raffica di mitraglia e colpito con 5 colpi al petto ed uno alla fronte.Al termine del combattimento in tasca al giovane venne rinvenuto un pezzo di carta sul quale era scritto: “In caso di mia morte avvertire il sindaco di San Giovanni di Manzano, cav. Desiderio Molinari”.Solo al cav. Molinari, infatti, era noto che il S.Ten. Bontempelli non era altroche l’irredento Antonio Bergamas. La salma del giovane venne dunque rinvenuta e fu sepolta assieme a quelle dei caduti di quel giorno, nel vicino cimitero di guerra delle Marcesine sull’Altipiano dei Sette Comuni che, successivamente, sconvolto da un violento bombardamento non permise più il riconoscimento delle sepolture. Da quel momento Antonio Bergamas risultò ufficialmente “disperso”.
Torniamo a Gorizia: è il 27 ottobre!
Di buon mattino le undici bare vennero caricate su altrettanti automezzi in procinto di muovere per Aquileia.Tra le centinaia di corone che accompagnavano le undici bare ve ne era una di semplice fattura sul cui nastro si leggeva: “Al soldato Ignoto la vedova Cravos”.

Le undici salme nella Basilica di Aquileia

Le undici salme nella Basilica di Aquileia

Questa scritta ricordò ai goriziani un delitto consumato nel 1915 dall’ esercito asburgico che fece fucilare il Cravos reo soltanto di essersi proclamato italiano.L’uomo, infatti, era stato rimproverato da un ufficiale perche parlava italiano e Cravos rispose che parlava italiano perché era italiano.
L’indomani all’alba venne fucilato contro un albero alla periferia della città.
Da Gorizia a Gradisca d’Isonzo, a Romans d’Isonzo a Versa, a Cervignano ed infine ad Aquileia. Dappertutto fiori, gente genuflessa e tante lacrime.Giunte sul piazzale della Basilica le undici bare furono deposte dagli automezzi e portate a spalla all’interno del tempio.
La prima cassa era portata, tra l’altro, da due donne: la signora Emilia Pasquali Minder di Trieste e la signora Rina Pascoli, moglie del sindaco di Aquileia.Senza l’intervento di oratori ufficiali, alla sola presenza del Capitolo aquileiense e del popolo, alle undici bare venne impartita l’assoluzione e quindi vennero sistemate, cinque a destra e sei a sinistra dell’altare maggiore su due grandi catafalchi.Al termine del semplicissimo rito il tempio venne fatto sgombrare ed all’interno rimase il solo Ten. Tognasso con un manipolo di soldati. Tognasso ordinò ai soldati di cambiare la disposizione delle casse ed al termine, rimessi in libertà gli uomini, ne fece entrare altri ai quali fece ancora cambiare la disposizione delle bare e così per buona parte della notte.
No, non era impazzito Tognasso. La spiegazione di questo comportamento sta nel fatto che le parti-colari venature dei legni delle casse o la posizione dei chiodi sui coperchi poteva suggerire a qualche addetto ai lavori in quale tratto di fronte fosse stata recuperata la salma del “Milite Ignoto”.
Questo, era certamente l’ultimo tentativo per rendere comunque non identificabile la zona del ritrovamento.Già alle prime ore del 28 ottobre una folla immensa aveva invaso il piazzale antistante la Basilica.L’inizio della cerimonia, che sarebbe stata officiata da Mons. Angelo Bartolomasi, Vescovo di Trieste e primo Vescovo castrense (Ordinario Militare N.d.A.), era fissato per le ore 11.00.Al centro della navata era stato approntato un cenotafio sul quale sarebbe stata posta la bara prescelta.
Su un rudere di colonna romana era posta un’anfora contenente l’acqua del fiume Timavo. Sull’anfora , un nastro bianco recava la scritta: “imo ex corde Timavi”(dal profondo del cuore o Timavo nda). La stessa frase, dettata da Gabriele D’Annunzio per la sepoltura del fraterno compagno Magg. Giovanni Randaccio, caduto alle sorgenti del fiume durante un attacco verso Duino. All’ora fissata vennero aperti i portoni del tempio ed autorità e semplici cittadini vennero ammessi all’interno.Alle madri e vedove di guerra presenti venne riservato un palco allestito a destra dello altare.Le massime autorità politiche e militari erano tutte presenti. All’improvviso, all’interno del tempio giunse una voce imperiosa che impartiva ordini ad un reparto in armi e di seguito si udirono le note della “Marcia Reale”.

La scelta della Salma

La scelta della Salma

Era giunto il Duca d’Aosta, l’Invitto comandante della 3^ Armata e la cerimonia poteva avere inizio. Al termine del rito funebre di suffragio, dopo che l’ officiante ebbe asperso le bare con l’acqua del Timavo, quattro decorati di Medaglia d’Oro -Gen. Paolini, Col. Marinetti, on. Paolucci e Ten. Baruzzi- si avvicinarono a Maria Bergamas porgendole il
braccio.
La donna, con movimenti quasi irreali, mosse verso i feretri. Nel silenzio del tempio potevano udirsi i singhiozzi degli astanti.Lo stesso Duca d’ Aosta ed il Ministro Gasparotto avevano gli occhi umidi di pianto. Maria Bergamas s’inginocchiò davanti all’altare.
Sentiamo come ha descritto quel momento così drammatico ed intenso il Ten. Tognasso: “…lasciata sola, parve per un momento smarrita. Teneva una mano stretta al cuore mentre con l’altra stringeva nervosamente le guance. Poi, sollevando in atto d’invocazione gli occhi verso le navate imponenti, parve da Dio attendere ch’ei designasse una bara come se dovesse contenere le spoglie del suo figlio .
Quindi, volto lo sguardo alle altre mamme,con gli occhi sbarrati, fissi verso i feretri, in uno sguardo intenso, tremante d’intima fatica, incominciò La scelta della Salma il suo cammino. Trattenendo il respiro giunse di fronte alla penultima bara davanti alla quale, oscillando sul corpo che più non la reggeva e lanciando un acuto grido che si ripercosse nel tempio, chiamando il figliolo, si piegò, cadde prostrata e ansimante in ginocchio abbracciando quel feretro…”.
La tensione della folla si scaricò in urla strazianti e pianto a dirotto. All’esterno del tempio campane suonarono a tocchi gravi e profondi mentre alcune batterie d’artiglieria, posizionate nelle campagne adiacenti, esplodevano salve d’onore.
Era uno strano duetto, come un canto di morte e di gloria. Sul sagrato del tempio, la banda della Brigata “Sassari” intonò per la prima volta in modo ufficiale l’inno che sarebbe divenuto il simbolo di tutte le cerimonie dedicate ai caduti: “La leggenda del Piave”, scritta nel 1918 da Giovanni Gaeta,impiegato postale più noto con lo pseudonimo di E.A. Mario.

 

Trasferimento della salma a Roma e tumulazione all’Altare della Patria.

La salma prescelta venne sollevata da quattro decorati e la cassa venne posta all’interno di un’altra cassa in legno massiccio rivestita all’interno di zinco. Sul coperchio venne fissata un’ artistica teca in argento lavorato a sbalzo,opera dell’ artista udinese Calligaris, dentro la quale era stata fissata la medaglia commemorativa fatta coniare dai comuni di Udine, Gorizia e Aquileia. Sempre sul coperchio della cassa venne fissata una alabarda in argento, dono della
città di Trieste.

Il Convoglio speciale che trasferì la salma da Aquileia a Roma

Il Convoglio speciale che trasferì la salma da Aquileia a Roma

Il rito terminò alle 12,20 e, al termine, il tempio venne aperto all’omaggio del popolo.
Alle 15.00 il Duca d’Aosta unitamente al Ministro della Guerra ed alle altre autorità, giunsero nuovamente sul piazzale antistante la basilica. Il sarcofago venne posto su un affusto di cannone trainato da sei cavalli bianchi bardati a lutto ed il corteo, formatosi spontaneamente, mosse verso la Stazione ferroviaria.
Il convoglio speciale che trasferì la salma da Aquileia a Roma.
Qui era stato approntato un convoglio speciale ed in particolare era stato predisposto un pianale artisticamente lavorato e progettato dall’architetto triestino Cirilli.
Ufficiali salirono sul treno, sollevarono la cassa ancorandola su un altro affusto di cannone fissato sul pianale. Il Duca d’Aosta, irrigidito sull’ attenti, saluta militarmente, la banda suona “La leggenda del Piave” ed al capotreno, il cervignanese Giuseppe Marcuzzi, pluridecorato al Valor Militare, toccò l’onore di far partire il convoglio e con questo atto si chiuse l’intensa giornata di Aquileia.
Il convoglio raggiunse Roma il 2 novembre dopo aver sostato per la notte a Venezia, Bologna, Arezzo e alla stazione di Roma-Portonaccio.Lungo tutto il percorso il popolo attese commosso il passaggio del convoglio.Intanto a Roma furono fatte affluire le Bandiere di tutti i reggimenti che presero parte al conflitto e i Gonfaloni dei comuni decorati al Valor Militare che vennero custodite al Quirinale nel cosiddetto “Salone dei Corazzieri”.

Le Onoranze a Piazza Venezia il 4.11.1921 Giorno della Tumulazione

Le Onoranze a Piazza Venezia il 4.11.1921 Giorno della Tumulazione

Il 2 novembre, all’arrivo del convoglio alla stazione Termini, le Bandiere erano allineate lungo i binari. Ad attendere il convoglio stava tutta la famiglia reale al completo. All’arrivo del treno si formò il corteo che accompagnò il feretro sino alla Basilica di Santa Maria degli Angeli in piazza dell’Esedra.Il rito fu breve ed al termine il tempio venne aperto alla devozione dei romani. Le cronache di quel giorno raccon- tano di una mamma che pregava gli astanti affinché aprissero la bara perchè dentro, ne era certa, c’era suo figlio. Giunse, infine, la fatidica giornata del 4 novembre, terzo anniversario della vittoria.
Ad Aquileia non era previsto l’intervento di altissime autorità, ma la cerimonia riuscì ugualmente commovente e significativa. Il rito venne celebrato da Mons. Celso Costantini, Vescovo di Fiume, già arciprete della Basilica. Sua e di Ugo Ojetti l’idea di trasformare il retro della Basilica in cimi-tero di guerra. A lui toccò il compito di dare sepoltura ai dieci commilitoni del “Milite Ignoto”.
Al termine del rito, sul piazzale antistante la Basilica, Mons. Costantini recitò una preghiera di suffragio da lui stesso composta e di cui è stato possibile recuperare il testo. Prima di recitarla, però, invitò i presenti ad inginocchiarsi .Il Colonnello Paladini, direttore di cerimonia, lanciò forte il comando “in ginocchio” ed anche i reparti militari assunsero questa inconsueta posizione già in uso nell’ esercito pontificio.Le salme, portate a spalla all’interno del cimitero, vennero pian piano calate nella fossa ai piedi dell’altare appositamente allestito e progettato, come il convoglio ferroviario, dall’ architetto Cirilli.
L’Alto prelato gettò una manciata di terra e tutti vollero imitarlo. Mentre il popolo sfilava commosso, da dietro una grande siepe d’alloro un quintetto d’archi diretto dal M° D’Arienzo intonò “1′Ave Maria” di Gounod.
Nel 1952 a Trieste, non ancora ricongiunta all’Italia, moriva Maria Bergamas. Bisognò attendere il 1954 per tumularne le spoglie -a cura dell’ Associazione Nazionale del Fante- nella stessa fossa nella quale giacciono i 10 soldati ignoti.
A Roma, intanto, tutto era pronto per rendere l’estremo saluto al “Milite Ignoto”. Il mausoleo del Vittoriano andava riempiendosi.Ai lati del loculo ricavato sotto la statua della Dea Roma avrebbero preso posto i membri della famiglia reale, il Gabinetto al completo e i diplomatici accreditati.
Sulla scalea di destra presero posto le madri e vedove di guerra, mentre su quella di sinistra i decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare ed il personale della Croce Rossa Italiana. Un settore ai piedi della grande scalea venne riservato ai mutilati su particolari carrozzelle.
Alle ore 09.00 in punto, da tutti i forti della Capitale si cominciò ad esplodere, ad intervalli regolari, salve d’artiglieria, mentre tutte le campane delle chiese romane iniziarono a suonare a gloria.
Per disposizione del Governo in tutti i comuni del regno alla stessa ora doveva essere sospeso qualsiasi lavoro e le campane dovevano suonare a gloria. La cassa con i resti mortali del “Milite Ignoto” venne portata a braccia fuori dal tempio e sistemata su un affusto di cannone. Decorati al Valor Militare presero posto ai lati del feretro seguito da venti madri e venti vedove di guerra.Dietro venivano il Ministro della Guerra On. Gasparotto e quello della
Marina Amm. Bergamasco. Apriva il corteo un plotone di carabinieri a cavallo ed un reparto in armi in cui, oltre ad esercito e marina, erano inquadrati ascari eritrei e libici del Corpo delle Truppe Coloniali, Guardie di Finanza e agenti di Pubblica Sicurezza.
In due blocchi seguivano 753 tra Bandiere e Labari di unità militari e Gonfaloni dei comuni decorati al Valor Militare. Il feretro era preceduto, nell’ordine, dalla banda dell’81° Reggimento di fanteria della Brigata “Torino”, dal Generale Grazioli, artefice della battaglia di Vittorio Veneto e che due anni dopo comanderà il 5° Corpo d’Armata, ed una grande corona d’alloro, dono dell’Esercito, portata da due soldati.Chiudeva il corteo un blocco di 1800 Bandiere delle Associazioni Combattentistiche. Il corteo, da piazza Esedra si snodò lungo via Nazionale per giungere nella piazza Venezia. Incalcolabile la folla lungo il percorso e le Bandiere alle finestre. Mentre il corteo muoveva dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli, il Re e la Real casa giungevano al Vittoriano.
Vittorio Emanuele III dava il braccio alla Regina madre, mentre il Presidente del Consiglio on. Bonomi accompagnava la Regina Elena
Alle ore 09.30 la testa del corteo fece il suo ingresso nella piazza. Man mano che i reparti giunge-vano nell’immenso piazzale si schieravano ai lati mentre le Bandiere di guerra delle unità prosegui-vano sino alla gradinata del monumento, scaglionandosi su due file.

La Tumulazione del Milite Ignoto

La Tumulazione del Milite Ignoto

Allorché l’affusto di cannone giunse alla base della scalea, il generale Ravazza, Comandante del Corpo d’Armata di Roma, ordinò alle truppe di presentare le armi mentre gli alfieri inclinavano le Bandiere. Due decorati, precedendo la bara, recavano la corona d’alloro fatta allestire dal Re. Altri otto decorati portavano a spalla il feretro.
Sotto la statua della Dea Roma le regine e le principesse, in ginocchio, piangevano. Anche il Re ed i principi, sull’attenti, a stento trattenevano le lacrime.Le salve d’artiglieria non riuscivano a coprire il pianto delle madri e delle vedove di guerra.Il sarcofago venne deposto sulla pietra tombale che di lì a poco si sarebbe definiti- vamente chiusa.Il Re, pallido in volto, avanzò verso la cassa appuntando, sulla Bandiera che sovrasta il coperchio, la Medaglia d’Oro al Valor Militare che egli stesso “motu proprio” aveva concesso .I tamburi delle bande, fasciati a lutto e con le corde allentate com’era d’uso nell’esercito piemontese, segnavano il
momento con mistico rullio.
Vennero azionati gli argani e la bara scomparve lentamente dietro la lastra di marmo che lentamente si chiuse.
I tamburi aumentarono il loro straziante, ossessionante rullio.
Erano le ore 10.36 del 4 novembre 1921.

 
 

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Il nuovo sito di ANPS Arezzo

15 Settembre 2013

 

Le ragioni di una scelta

Rinnovare il sito Anps-Arezzo ha il sapore dell’ennesima sfida, di una scelta di rigenerazione che tutti abbiamo sentito come necessaria ed imprescindibile.

I nostri grandi vecchi, quelli con la fronte alta ed il cuore grande, irriducibili nell’impegno convinto e nell’altruismo , capaci di testimoniare i valori dell’essere con l’agire quotidiano, ora non ci sono più . Piano piano , uno alla volta, nella subdola solitudine del trapasso, li ha portati via il destino degli uomini.
E ci hanno lasciato un gran vuoto. Con la perdita del Cav. Sergio Marchino, l’ultimo dei grandi vecchi, forse il più grande, è stato consegnato al nuovo Consiglio il testimone e l’onere di proseguire il loro impegno ricco di operosa idealità.

Interiorizzato l’ultimo dolore, sulla memoria di questo autentico patrimonio valoriale è maturata la spinta per proseguire ed andare oltre. Ne sono emerse, così, le linee programmatiche di questo nuovo sito che vorremmo capace di perseguire due obbiettivi ambiziosi.

Da una parte rinnovare e sviluppare l’entusiasmo attorno al sodalizio sezionale accrescendone adesioni e partecipazione, soprattutto nel mondo del personale in servizio.

Ufficio di Presidenza ed i collaboratori del Sito

Ufficio di Presidenza ed i collaboratori del Sito

Dall’altra di continuare ad essere elemento propulsivo verso l’Associazione tutta, ripercorrendone la sua storia, cercando di dare corpo reale ai contenuti della sua tradizione ed al culto dei suoi caduti, costituendo una vetrina per il volontariato e la protezione civile, un punto di riferimento per le problematiche assistenziali e previdenziali. In poche parole, un centro telematico vivo e di facile frequentazione, punto di incontro e dibattito fra tutti gli associati ed i responsabili delle sezioni, un luogo dove ritrovare le proprie radici e discutere sul proprio avvenire e sulla presenza operativa dell’ANPS nella società civile.

Certo si tratta di un progetto molto impegnativo ed ambizioso che vuole esaltare, raccogliere e confrontarsi con le forze vive del sodalizio. Non sappiamo in che misura riuscirà e quanto sarà coinvolgente in un ambiente per tendenza prudenziale verso il nuovo.
Ma ciò che importa è l’empatia con i nostri vecchi, perché loro di lassù, con la tenerezza dei saggi, ci approvano e ci incoraggiano. A noi tutti l’onere di mantenere alto l’impegno per non deluderli e soprattutto per provarci.

 

Il Consiglio Direttivo Sezionale

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