Perequazione: Decreto Poletti OK
Naufragio dei ricorsi
Creiamo una filiera assistenziale?

Un primo commento

Si temeva una decisione politica e decisione politica è stata. A conclusione della Camera di Consiglio del 25 ottobre, la Corte Costituzionale ha comunicato di aver deciso per la costituzionalità del D.L. 65/2015 convertito nella legge 109/2015 respingendo ben 15 questioni di non manifesta infondatezza sollevate dalla giurisdizione ordinaria e da quella contabile.
Il Giudice delle Leggi, quindi, contrariamente a principi e raccomandazioni espresse in altre statuizioni, ha ritenuto che il Decreto Poletti realizzi “un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica”, dimenticando come queste ultime vengano a gravare esclusivamente sui pensionati al di fuori di un quadro di coordinamento e distribuzione dei sacrifici con le altre categorie sociali. Il peso dell’esborso economico, sovrastimato dall’INPS nella sua memoria difensiva ed indicato in 30 miliardi di euro, è stato quindi l’elemento determinante che ha pesantemente condizionato la decisione della Consulta.
Attendiamo quindi il deposito della sentenza per conoscere su quali inevitabili acrobatismi giuridici si sia fondata la declaratoria di costituzionalità del Decreto Poletti e quali argomentazioni verranno addotte ai molteplici rilievi sollevati dai giudici di merito.

Il destino dei ricorsi

A fronte della decisione di costituzionalità del Decreto 65/2015, tutti i ricorsi sospesi o pendenti, al cui accoglimento era condizionata l’attesa decisione, sono ormai destinati al respingimento. Si provvederà quindi a non notificare i ricorsi depositati e ancora in attesa della comunicazione del decreto di fissazione d’udienza onde evitare l’aprirsi del contenzioso, mentre per quelli già discussi sospesi o rinviati, l’INPS, sia nell’Udienza presso la C.C. Emilia Romagna che in quella del 26 corrente presso la C.C. Toscana ha già avanzato la richiesta di condanna alla refusione delle spese sostenute dall’Istituto Previdenziale per costituirsi a giudizio, nei confronti di tutti i ricorrenti.
E vista la chiara volontà politica penalizzante verso la categoria dei pensionati, non è da escludere che l’INPS a livello Centrale impartisca alle sedi periferiche, istruzioni circa la prosecuzione dei contenziosi al solo fine di ottenere la condanna dei pensionati al rimborso delle spese legali sostenute dall’Ente. Le attese motivazioni della Sentenza saranno certamente rilevanti per la decisione in materia di spese. La battaglia, quindi, prosegue per evitare che una doppia penalizzazione colpisca i pensionati.

La realtà che si registra e le prospettive

È evidente come la realtà che vivono i pensionati appare sempre più in balia degli orientamenti politici del momento che si sono dimostrati in grado di incidere anche sull’operato del Giudice delle Leggi. Nessun intervento politico è previsto per distinguere nel bilancio dell’INPS il settore pensionistico (in sostanziale equilibrio) da quello previdenziale-assistenziale (Fortemente deficitario), con ricaduta indiscriminata sulla categoria dei provvedimenti per il risanamento del suo deficit. L’applicazione del sistema contributivo e l’elevazione dell’età pensionabile sono accompagnate da circolari restrittive inviate ai Centri Contabili dei Ministeri per la determinazione della base pensionabile, ove sempre più spesso si registrano errori o interpretazioni normative penalizzanti riguardo ai benefici da applicare. I tempi biblici che intercorrono fra il calcolo della pensione provvisoria e quella definitiva, aprono contenziosi per il recupero dell’indebito o procrastinano nel tempo la liquidazione del giusto importo dovuto. E da ultimo l’INPS, quale collettore finale della pensione, si pone con la Determina di Pensione quale mero esecutore e traduttore di quanto elaborato dagli Uffici Ministeriali senza mai intervenire con verifiche e correzioni.
Questo complesso iter burocratico, scandito da una articolata applicazione normativa oggetto di interpretazioni restrittive, non trova infine la partecipazione dell’interessato che risulta privo degli strumenti conoscitivi per prendervi parte.
Ne consegue che nel momento di passaggio dal servizio attivo alla quiescenza, l’interessato è lasciato sostanzialmente solo a se stesso, privo di ausilio e di punti di riferimento che possano verificare e sostenere le aspettative del riconoscimento corretto e pieno della sua pensione.

La creazione di una filiera assistenziale:

Nel settore specialistico quale è quello del Comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico, è forse giunto il momento di creare una “filiera assistenziale contabile-amministrativa-giudiziaria”che sotto l’egida di una iniziativa associativa privata sia in grado di seguire tutto il complesso itinerario pensionistico e non solo, dei propri associati.
Una struttura che sia in grado di fornire pareri sulle situazioni personali e di prepensionamento, di sostenere ed indirizzare l’acquisizione dalla Pubblica Amministrazione della documentazione necessaria, di elaborare i conteggi pensionistici, di diffidare e richiedere la correzione di errori materiali o l’applicazione di benefici non riconosciuti con istanze o ricorsi amministrativi nei confronti dell’INPS o dei Ministeri di riferimento, di tutelare se necessario i diritti lesi innanzi alla Corte dei Conti competente o alle Magistrature Superiori.
Si tratta di una iniziativa a 360 gradi, estremamente ambiziosa, complessa e non facile da realizzare, a cui ci stiamo dedicando con passione e impegno e di cui ne rappresenteremo a breve caratteristiche e finalità, chiedendo a Voi di esprimere un parere sull’interesse o meno ad una simile iniziativa.

Avv. Guido Chessa e il Suo Team


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MILITARI RIFORMATI – APPLICAZIONE DEL “MOLTIPLICATORE”
AUSILIARIA E BENEFICIO COMPENSATIVO
IMPORTANTE SENTENZA CC MOLISE 6/10/2017

Al personale militare riformato, anche a seguito di patologie non dipendenti da causa di servizio, che abbia maturato il trattamento pensionistico in regime misto o contributivo (escluso il retributivo), è stato riconosciuto in via giurisprudenziale, il diritto alla maggiorazione della pensione in ragione dell’applicazione dell’art. 3, comma 7 D. Lgs 165/1997, indipendentemente dall’avere raggiunto i limiti di età.
Questa è in sintesi la recentissima statuizione, peraltro definitiva, in quanto non impugnata tempestivamente dall’Istituto Previdenziale, della Corte dei Conti della Regione Abruzzo, su ricorso di un solerte sottufficiale (brigadiere) della Guardia di Finanza.
 
La Corte dei Conti della Regione Abruzzo, che in tal senso si era già espressa nel 2012, ha ribadito che il personale militare escluso dall’applicazione dell’istituto dell’ausiliaria, poichè collocato in quiescenza per riforma prima di aver raggiunto i requisiti di età richiesti per poter usufruire dell’ausiliaria, ha comunque diritto al beneficio compensativo di cui all’art. 3,comma 7, del D. Lgs. 165/1997, che prevede: il montante individuale dei contributi è determinato con l’incremento di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio moltiplicata per l’aliquota di computo della pensione“.
 
Questa interpretazione è stata ribadita dalla sentenza n° 53/2017 della Corte dei Conti Molise, la quale per chiarezza e incisività interpretativa, assume a parere delle scriventi, valore dirimente.

LEGGI ARTICOLO DI COMMENTO ALLA SENTENZA

 
L’articolo di approfondimento che segue presenta tre distinte sezioni: nella prima viene esaminato l’istituto dell’ausiliaria e i requisiti necessari per poterne usufruire; nella seconda è delineato l’ambito di applicazione del beneficio compensativo di cui all’art. 3, comma 7, del D.Lgs. 165/1997; infine, nella terza sezione, sono affrontati i maggiori problemi applicativi dei due istituti che interessano principalmente i militari e il personale delle Forze di Polizia a ordinamento civile e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco cessati dal servizio per riforma senza aver raggiunto i limiti di età per la pensione.

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Il Sacrario della Polizia di Stato
La sua storia nella storia

001

Quello della Polizia di Stato può essere definito l’ultimo dei Sacrari costruito in Italia. Inaugurato il 16.7.2004 su progetto del maestro Mario Ceroli, ha mantenuto in un’intima continuità la sua riservata ubicazione posta all’interno della sede storica oggi occupata dalla Scuola Superiore di Polizia. Nato dalla totale rinnovazione del Sacrario concepito dal prof. Arcuri ed ufficializzato il 18 ottobre 1942 dal Capo della Polizia Carmine Senise, il nuovo complesso monumentale è espressione di quella cultura della pubblica sicurezza che, prendendo le mosse dal rinnovellamento voluto da Angelo Vicari, si è venuta consolidando progressivamente dopo la riforma del 1981.
Autentico Tempio della memoria, affidata al richiamo di semplici componenti simboliche ed allo sfumato cromatismo del bleu, compare vestito nelle sue pareti da uno, cento, mille ed ancora mille e più frammenti di percorsi esistenziali volutamente posti al di fuori dei confini del tempo per essere calati nella dimensione umana. Un messaggio intriso di modernità, capace di ridisegnare e storicizzare nella sua completezza il passato per affidare all’uomo del futuro ed alla sua memoria la più autentica tradizione sociale della Polizia. Un messaggio elementare ed essenziale che lo rende unico e diverso, perché assume “il Dovere e le sue Vittime” quale esclusivo parametro di riferimento del sacrificio umano spogliato da ogni connotato ideologico e religioso, così intensamente presente in tutti gli altri monumenti ai Caduti che lo hanno preceduto.

I Sacrari nella storia

I Sacrari, come complessi architettonici o monumentali, hanno quali antesignani, anche se con connotazioni ideologiche diverse, gli Ossari ottocenteschi sorti per onorare i caduti delle guerre risorgimentali 1°) ed i Cimiteri di Guerra.
Nei primi anni venti del novecento, in un periodo storico caratterizzato da forti conflitti politico-sociali, sorge la necessità di riorganizzare il numero altissimo di cimiteri di guerra , spesso costituiti ai margini dei campi di battaglia, per rispondere ad una duplice esigenza sociale. Una prima di carattere logistico, costituita dalla necessità di concentrare sempre nei teatri bellici della prima guerra mondiale, il numero elevatissimo di salme, circa 650.000 di cui oltre 60.000 rimaste ignote, disseminate in oltre 2876 cimiteri. Ed una seconda, di carattere etico, legata alla necessità di elaborare il lutto per un numero così alto di caduti da commemorare con nuovi culti e liturgie che tenessero conto di come il conflitto fosse stato un’esperienza di massa. Un’esperienza che aveva coinvolto milioni di cittadini e che andava ricordata, celebrata ed onorata nella sua drammatica dimensione di eroica abnegazione nazionale.
Nasce così e si afferma gradualmente “il mito collettivo dell’esperienza bellica ed il culto nazionale del caduto” che trova la sua prima solenne espressione, con grandi manifestazioni di partecipazione popolare, nell’ottobre del 1921 in occasione del trasferimento da Aquileia della salma del Milite Ignoto e della sua sepoltura nel Sacello dell’Altare della Patria in Roma 2°).
Da quel momento storico, il culto dei caduti assurge a culto di Stato, via via logisticamente gestito dal suo apparato amministrativo 3°). I cimiteri di guerra, ubicati nei territori bellici del nord Italia, vengono inizialmente concepiti come luoghi da calare in una “architettura del silenzio” e della riflessione che affida la sublimazione del sacrificio individuale alla perpetuità del tempo ed alla memoria dei posteri.
Questa concezione laica e liberale, tradotta nella sua espressione estetica e monumentale da una architettura novecentista non sempre uniforme, trova la sua più alta e compiuta espressione ideologica e simbolica nella realizzazione del Cimitero degli Invitti.

Cimitero degli Invitti

Fig. 2 Foto aerea del Cimitero degli Invitti

Realizzato sul Colle Sant’Elia (Fogliano di Redipuglia) per celebrare i caduti della III Armata nelle battaglie sull’Isonzo e sul Carso, viene inaugurato il 24 maggio 1923 da Mussolini e da Emanuele Filiberto duca D’Aosta 4°). Con le tombe distribuite su sette settori disposti a gironi concentrici in un percorso di circa 22 chilometri, sostituisce le lapidi tradizionali ed accompagna la presenza di simboli religiosi con cimeli di guerra, armi ed oggetti di uso quotidiano in trincea posti a ricordo del caduto. Su ogni tomba versi, motti o pensieri che esaltano l’epos popolare del sacrificio individuale e che solo nella loro intima e soggettiva sommatoria coniugano la gloria dei combattenti e con essa la gloria di un popolo.

Ingresso del Cimitero degli Invitti

Figura 3 Ingresso del Cimitero degli Invitti

Per la prima volta, in una società marcatamente classista ed ancora connotata dall’anticlericalismo della questione romana, viene celebrata ed esaltata la figura del soldato comune e la pietas che ne segna il destino. Per la prima volta specifici spazi di sepoltura, non solo ossari, vengono riservati alle salme degli oltre sessantamila militi rimasti ignoti ed offerti come luogo tangibile del cordoglio dei familiari. Ma questa celebrazione monumentale della morte in guerra del soldato, posta in una visione intimista del destino dell’uomo e calata in una “architettura necessaria” 5°) come ebbe a definirla Margherita Sarfatti, subirà presto, da lei stessa ispirata e sostenuta, una diversa interpretazione ideologica. Così il “Mito collettivo dei caduti”, che il Modernismo Futurista celebrava nell’aspetto epico ed estetico della “bella guerra vittoriosa” e “dell’uomo nuovo”6°), si verrà ad identificare progressivamente con quello della Vittoria, per coniugarsi nella trasposizione dei profili valoriali che l’avevano caratterizzata con l’ideologia fascista e con la sua rivoluzione.
Nella Commissione Nazionale per le Onoranze ai Militari d’Italia e dei Paesi Alleati Morti in guerra, costituita nel 1919 (R.D. 13.4.1919) e posta sotto la guida del Maresciallo d’Italia Armando Diaz quale organismo centralizzato nel Ministero della Guerra, viene istituito l’Ufficio Centrale per la Cura e le Onoranze alle Salme dei Caduti di Guerra (in acronimo COSCG). Questo organo esecutivo del Dicastero, opererà prima in Udine e dal 1927 in Padova sotto la direzione del generale Giovanni Fracovi. Compito dell’Ufficio fu quello di individuare tutte le salme presenti nel vasto campo delle operazioni belliche della prima Guerra Mondiale, riesumarle, identificarle e raccoglierne le ossa, per destinarle ai luoghi celebrativi di sepoltura collettiva. Mantenuta l’apertura dei cimiteri militari di Arsiero, Santo Stefano di Cadore ed Aquileia, vengono portati a compimento, in questo periodo il Cimitero degli Invitti (1923), l’Ossario del Pasubio (1926) e l’Ossario del Monte Cimone (1929). Inoltre, nella competizione delle progettazioni architettoniche che offrono soluzioni simboliche alternative agli scenari dei teatri di sepoltura, vengono riorganizzati, ampliati e predisposti per il loro assetto definitivo gli altri Sacrari 7°) presenti nei territori bellici.
Con la Legge 877 del 12.6.1931, risolta la questione Romana con i Patti Lateranensi ed ormai compiuta l’opera di fascistizzazione dell’Italia con il “Plebiscito” del marzo del 1929, viene accentrato il controllo politico sulla progettazione e realizzazione dei vari Sacrari per l’esaltazione e glorificazione dei profili epici della Vittoria in un rinnovato connubio simbolico con le componenti religiose. E’ l’anno in cui, raccogliendo l’idea di Emanuele Filiberto Duca d’Aosta 8°), viene concepito e si inizia a progettare il trasferimento del Cimitero degli Invitti posto sul Colle Sant’Elia a quello che sarà, collocato sul versante occidentale di Monte Sei Busi, il Sacrario Monumentale di Redipuglia che verrà inaugurato da Benito Mussolini il 19 settembre 1938 in occasione del ventennale della vittoria.

Liturgia della morte e Sacrari fascisti

004

Alla creazione del mito del soldato caduto in guerra, alimentato e posto al centro dell’azione statuale di concentrazione e celebrazione monumentale dei caduti nella Grande Guerra, si affianca e consolida all’interno del Partito Nazionale Fascista il culto del littorio, dei suoi riti simbolici e della funzione vitalistica e rigeneratrice dei suoi caduti. I funerali degli squadristi, sin dal 1919, sono cerimonie che rispondono ad una diversa ritualità non più legata alla liturgia del cordoglio o del rimpianto, ma fondata sulla celebrazione della rinascita attraverso il sacrificio della vita per la rivoluzione fascista. La sua celebrazione si ammanta di una veste di laica sacralità che culmina con la “conclamatio”, il rito dell’appello che vuole alla solenne chiamata del nome del defunto, la risposta corale dei partecipanti col grido “Presente”.
In una concezione eroica dell’esistenza umana tutta protesa all’affermazione dell’ideologia fascista, la vita trascende la morte, nutrendo del sangue dei suoi caduti la perpetuazione di una rivoluzione che si vuole in cammino perenne e che erige, nel culto dei martiri fascisti per la causa, uno dei suoi miti fondanti. Così il 1.2.1931, in occasione della presentazione dell’Albo d’Oro che elenca 360 Caduti della MVSN, viene inaugurato presso il Comando Generale della Milizia in Roma, via Romania il primo dei sacrari fascisti. Successivamente saranno eretti gli altri monumenti quale martirologio dei caduti per un avvenire radicato sulla romanità e sulle ambizioni imperiali. Anche per una parte della loro realizzazione, vengono effettuate le traslazioni delle salme per concentrarle in luoghi pubblici da proporre alla comunità sociale come cuore pulsante della rivoluzione fascista.

Certosa Bologna Sacrario ai Caduti Fascisti

Fig.5 Certosa Bologna Sacrario ai Caduti Fascisti

La prima cerimonia per l’inumazione di 52 salme di squadristi si svolge nella Certosa di Bologna (22-23 ottobre 1932) collegata alle celebrazioni del decennale della marcia su Roma. Negli stessi giorni, il 27 ottobre 1932, Mussolini inaugura a Palazzo Littorio la cappella dei “Caduti della Rivoluzione Fascista” il cui impianto sarà modello della successiva architettura commemorativa del Sacrario di Monte Grappa e di Redipuglia. Il 24 marzo 1933, la inaugurazione al Cimitero del Verano in Roma della Cappella dei caduti con la raccolta di dodici salme. Ed ancora il 27.10.1934 la tumulazione di 37 salme di fiorentini nella cripta della Basilica di Santa Croce in Firenze, per poi seguire con le celebrazioni intercorse in Ferrara il 20 dicembre del 1936 e la tumulazione di 10 caduti avvenuta in Siena il 27 novembre del 1938 nella cripta di San Domenico 9°).
Tutte espressioni di una centralità politica ed ideologica del rapporto con i caduti che portò il PNF ad emanare nel 1932 precise disposizioni ed a prevedere appositi finanziamenti, affinché in ogni Casa del Fascio, come a Roma nel Palazzo Littorio, si istituisse una Cappella-Sacrario per i martiri nella quale, anche senza la presenza fisica dei corpi, si svolgessero le cerimonie in onore dei caduti 10°).

La complementarità fra religione e politica

006

Con i Patti Lateranensi sottoscritti l’11 febbraio 1929, viene definita la questione romana che si trascinava fino dal 1870. Inframezzata dal “plebiscito” popolare del 24 marzo 1929 11°) e dallo scambio delle ratifiche avvenuto il 25 luglio del 1929, la “distensione“ dei rapporti Stato-Chiesa, pur lasciando aperte rilevanti problematiche, trova una sua soluzione con la sottoscrizione del Trattato e del Concordato 12°). Nella realtà pratica però, i Patti Lateranensi del 1929 rivelano la diversità di obbiettivi che Stato e Chiesa avevano cercato di perseguire con l’accordo. Come felicemente intuito da don Luigi Sturzo nel suo esilio londinese, il fascismo da una lato “avendo fatto del suo Stato una concezione etica totale ha cercato in tutti i modi di inserirvi la Chiesa, senza però perdere il suo carattere laico” mentre il Vaticano dall’altro, ha cercato “……. di dare allo Stato italiano l’impronta cattolica per garantirsi che la Chiesa cattolica fosse effettivamente e non solo di nome la religione dello Stato”. Nella sostanza, quindi, il patto lascia aperta un’insanabile dicotomia che troverà un campo di sotteso ma aperto contrasto nella pedagogia delle masse popolari ed in particolare di quelle giovanili, mentre cercherà e troverà un terreno di compromesso interpretativo nella celebrazione estetica e simbolica dei caduti della Grande Guerra.
In un clima sociale pesantemente condizionato se non addirittura apparentemente assorbito dai valori propagandati dal regime, il problema pedagogico con la Chiesa e la catechesi cattolica, ormai religione di stato, emerge in tutta la sua complessa evidenza e si protrarrà per tutto il ventennio. Infatti, da una parte, vi era l’educazione spirituale delle masse popolari la cui fede ed il cui radicato insegnamento religioso non poteva essere né disatteso né totalmente subordinato ai valori etici della patria. Dall’altro, nel campo educativo giovanile, l’indottrinamento di regime affidato all’Opera Nazionale Balilla 13°) vedeva, quale contraltare l’educazione cristiana affidata all’associazionismo dell’Azione Cattolica espressamente riconosciuto nel Concordato 14°), ma nei fatti fortemente represso e controllato.

La fascistizzazione dei caduti della Grande Guerra

Come già cennato, due anni dopo i Patti con legge 877 del 12.6.1931 viene accentrato al Regime il programmato controllo politico sulla progettazione e realizzazione dei vari Sacrari Militari, rielaborando architettonicamente i simboli funebri della religione cattolica per far convivere il culto della morte e della resurrezione cristiana con quello della “stirpe italica”. Una reinterpretazione valoriale e simbolica delle vicende e dei sacrifici bellici che troverà dal 1932, nell’opera organizzativa del generale Ugo Cei, Commissario straordinario in sostituzione del generale Giovanni Faracovi e del disciolto COSCG, ed in quella artistica ed architettonica di Giannino Castiglioni e di Giovanni Greppi, gli artefici della fascistizzazione della Grande Guerra. A loro, infatti, è dovuta la sistemazione definitiva del Sacrario del Monte Grappa, inaugurato il 22 settembre del 1935, che portava a soluzione i forti contrasti fra la Chiesa veneta e le associazioni laiche 15°), nonché la successiva progettazione e realizzazione del Sacrario Monumentale di Redipuglia.

007

In entrambe le opere, la rappresentazione della spiritualità religiosa attraverso una trasposizione interpretativa viene prospettata come complementare e fatta convivere con la trascendenza dei valori patrii e della rivoluzione fascista.
Emblematica di questa comunione, è la concezione dell’impianto architettonico che è rappresentato come un’armonica ascensione verso la cima della montagna per protrarsi idealmente verso la volta celeste, quale spazio infinito in cui proiettare l’eternità dei valori etico-religiosi. Su questo scenario naturale le tombe della miriade di caduti, collocate in cerchi concentrici sul Monte Grappa o schierate come un esercito sul monte Sei Busi, vogliono rappresentare il doloroso cammino esistenziale dell’uomo e del soldato, il suo percorso spirituale e quello eroico dell’ascesa progressiva verso la gloria, la memoria perenne e la vita eterna.

Sacrario di Redipuglia

Fig. 8 Sacrario di Redipuglia

Un percorso che trova nella Via Crucis e nella via eroica delle battaglie, entrambi presenti nelle due opere monumentali, la tangibile testimonianza di questo itinerario contrassegnato dalla convivenza di simboli laici e religiosi. Sublimazione etica che culmina con le grandi Croci poste sulle vette delle due cime quale esaltazione del sacrificio estremo che porta alla resurrezione spirituale da una parte ed alla rigenerazione dell’uomo nella continuità della stirpe dall’altra. Ieratico connubio che marcato dalla presenza dei “Fasci d’azione” e dalla “conclamatio” con i tanti “presente” scolpiti sulle fasce marcapiano dei gradoni del Sacrario di Redipuglia, cerca di ridisegnare la storia riconducendo alla rivoluzione fascista quel sacrificio di centinaia di migliaia di soldati caduti nella prima guerra mondiale che gli era totalmente estraneo. Il 19 settembre 1938, in occasione della ricorrenza del ventennale della vittoria ed in concomitanza con la proclamazione delle leggi razziali 16°), Mussolini inaugurava il Sacrario di Redipuglia, ultimo monumentale atto di fascistizzazione della prima guerra mondiale e di manipolazione della sua memoria storica.

009

Ma il programma politico di sacralizzazione dei luoghi della Grande guerra non finisce con Redipuglia. Infatti vengono portati a termine i sacrari progettati anni prima, durante il commissariato Faracovi dai «suoi» architetti, all’inizio del 1936. Sotto la direzione di Cei, Greppi e Castiglioni vengono realizzati progetti diversi “già approvati dal Duce” dei sacrari di Pian di Salesei, TimauColle IsarcoCaporettoPola e Zara, ai quali si aggiungeranno, ancora in territorio altoatesino, quelli di Passo Resia e San Candido, e la sistemazione del tempio-sacrario sul colle monumentale di Santo Stefano a Bezzecca, che conserva, insieme, caduti garibaldini della terza guerra di indipendenza e caduti della Prima guerra mondiale. Nel 1939 il programma di fascistizzazione della memoria della Grande guerra e di appropriazione della vittoria può dirsi compiuto, ma non il destino del fascismo. Il regime si preparava ad affrontare un nuovo conflitto che si paventava all’orizzonte ed a celebrare nuovi eroi 17°).

Dopo il 1945

Con la caduta del fascismo e la fine della seconda guerra mondiale, i Sacrari fascisti presenti nelle case del fascio vennero tutti distrutti o rapidamente rimossi. L’unica eccezione è oggi rappresentata dalla Cappella Sacrario conservata in Varese, parzialmente da restaurare e dal dopoguerra rimasta chiusa al pubblico 18°).

Ingresso attuale del Sacrario Martiri Fascisti Varese con i simboli littori posti sulle spallette

Figura 10 Ingresso attuale del Sacrario Martiri Fascisti Varese con i simboli littori posti sulle spallette


Giovanni Gentile

Le opere monumentali, invece, presenti in Bologna, Firenze, Ferrara e Siena vennero prima spogliate in gran segreto delle salme dei caduti per la rivoluzione fascista e successivamente private di tutta la simbologia littoria per essere trasformati in luogo di celebrazione di tutti i caduti delle guerre. Così è avvenuto per la cripta di Santa Croce in Firenze, totalmente ristrutturata nel 1950 con la rimozione dei marmi e delle simbologie, ove è stata mantenuta solo una targa in ricordo di Giovanni Gentile chiusa al pubblico e che nel 1955 è stata trasformata in luogo di celebrazione partigiana con l’apposizione di nuove lapidi per tutti i caduti per la patria dal 1915 al 1945 19°).
Profondamente diversa era invece la problematica che si poneva per i Partiti Politici riguardo alle grandi opere monumentali oggetto di quella propaganda manipolatoria fascista che era entrata a far parte dell’immaginario e del culto collettivo. Necessitava, infatti, che il novello stato democratico e repubblicano, eliminate le rappresentazioni marmoree dei fasci littori, procedesse anche alla progressiva deideologizzazione dei luoghi, rimodulandone storia e significato per riconsacrarli – in una visione di continuità dello stato fondato nel 1861- all’attuale celebrazione dei valori universali dell’Uomo e del suo spirito.
Questo processo di defascistizzazione del culto dei caduti che ha investito la sua più alta espressione monumentale costituita dal Sacrario di Redipuglia, si è nel dopoguerra progressivamente realizzata attraverso l’intervento della Chiesa e la “questione dalmata”. La prima, dopo alcuni anni di recupero ideale, in termini laici e liberali, del sacrificio eroico del soldato caduto in guerra per la difesa della Patria, il 4 Novembre dell’Anno Santo 1950 , alla presenza di circa 30.000 persone a cui fu concessa per intercessione papale l’indulgenza plenaria 20°), lo riconsacrava ai più alti valori del martirio individuale quale emblematico viatico verso il riscatto spirituale dell’uomo. Mentre, nel 1952 con De Gasperi e nel 1953 con Pella, quali Presidenti del Consiglio, alla presenza di circa 100.000 partecipanti, era eretto a pulpito da cui rispondere a Tito nell’evolversi della questione di Trieste 21°). In pratica nel volgere di quasi un decennio il Sacrario di Redipuglia, spogliato in gran parte dai riferimenti ideologici alla “stirpe”, alla “romanità” , “all’impero” ed alla simbologia della rivoluzione fascista, veniva da una parte restituito alla tradizione di valore eroico del milite sempre “presente” nell’emozionalità collettiva e brandito quale monito al nemico jugoslavo e dall’altra alla sublimazione religiosa del suo sacrificio capace di aprire le porte dell’eternità.
Definita la questione di Trieste nel 1954 22°), il Sacrario di Redipuglia ha mantenuto un ruolo centrale nel corso di tutti gli anni sessanta e settanta per le Celebrazioni del 4 novembre, registrando sempre svariate migliaia di partecipanti 23°) e rappresentando sino agli anni più recenti, anche se con presenze numericamente sempre più contenute, il Tempio Nazionale della memoria e dei caduti della Grande Guerra.

Redipuglia simbolo di Pace e di Fratellanza Universale.

Ma ciò che sembrava un percorso ideale ormai compiuto nel ripristino progressivo dell’autenticità valoriale e storica delle celebrazioni si è aperto di recente a nuove, diverse ed universali interpretazioni.
Infatti, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia dall’Istituto “Strigher” di Udine, parte il progetto “Umanità nella Guerra” finalizzato a portare i giovani studenti oltre gli avvenimenti bellici noti e codificati per scoprire e sviluppare uno spirito nuovo che recuperi il senso dell’uomo e della sua interazione sociale dentro gli accadimenti storici. L’iniziativa viene raccolta dall’ordinario militare per l’Italia, arcivescovo Santo Marcianò e condivisa dal rettore del Sacrario di Redipuglia don Sigismondo Schiavo, e porta alla ristrutturazione della Cappella posta alla sommità del Sacrario che il 3 Settembre 2015 viene consacrata nel nome della Madonna Regina della Pace, nome che viene riprodotto nelle 19 lingue rappresentanti le nazionalità di tutti i militari partecipanti alla Grande Guerra.

Iscrizione in 19 Lingue alla Madonna Regina della Pace

Fig. 12 L’Iscrizione in 19 Lingue alla Madonna Regina della Pace


Interno della Cappella

Fig. 13 L’Interno della Cappella

Così, per la prima volta nella Storia, un Papa si reca in visita al Sacrario, dando voce ad una nuova lettura universale dei luoghi e dei simboli che pone l’uomo, la sua fede ed il suo operato al centro dell’umanità. Il 13 settembre 2015, Papa Bergoglio dopo essersi recato in visita e preghiera al cimitero austroungarico di Folignano, luogo di sepoltura di 14.450 salme di soldati, di cui 7 mila di soldati ignoti, ha raggiunto il Sacrario di Redipuglia ove alla presenza dei vescovi di tutti i paesi belligeranti e degli ordinari militari provenienti da molte parti del mondo ha celebrato l’eucarestia nella Cappella della Madonna Regina della Pace, consegnando ai cappellani militari le lampade accese dalla fiamma del sepolcro ove riposa S.Francesco d’Assisi. Un lume simbolo cristiano della luce della fede che squarcia le tenebre della morte ma anche simbolo laico della ragione che abbatte l’oscurità dell’ideologia e della superstizione. “Un invito ai popoli della Terra a dare ascolto prima di tutto alla voce di Dio insita nel cuore di tutti gli uomini che ispira sentimenti di fratellanza universale e svuota dal di dentro i conflitti, siano essi ispirati dalla supposta supremazia di un popolo o di una razza sull’altra, come dalle costruzioni ideologiche che promettono paradisi terreni o dal delirio integralista che trasforma le religioni in sanguinari Stati teocratici 24°).
Con l’erezione a “simbolo di pace e di fratellanza universale” per la Chiesa Cattolica, un nuovo significato contrassegna oggi l’evoluzione dei valori che il Sacrario di Redipuglia ha rappresentato e trasmesso nella storia del nostro paese. In attesa che questo nuovo messaggio si affermi anche nel mondo laico per esaltare quel dettato costituzionale che aborrisce la guerra quale principio fondante del nostro patto sociale repubblicano e democratico, matureranno i tempi perchè venga posto ai suoi piedi, magari in diciannove lingue, il monito “Never Against” 25°) . Ultima simbolica trasposizione della vita contro la morte e della ragione contro ogni oscurantismo.

Il Sacrario della Polizia

Nell’itinerario storico tracciato, il Sacrario della Polizia, pur non estraneo all’influenza socio-politica dei tempi, si pone quale intimo e riservato simbolo della continuità istituzionale e della tradizione dei suoi uomini caduti nell’adempimento del dovere. Nasce e si conserva all’interno delle scuole di polizia romane prima di Via Garibaldi e poi di via Guido Reni, quale patrimonio della memoria e dell’appartenenza propri della funzione di pubblica sicurezza che ha posto l’osservanza della legge e la solidarietà sociale a base del proprio ultrasecolare operato.
La prima Cappella-Sacrario della Polizia viene istituita, come semplice luogo di celebrazione dei caduti, presso la Scuola Allievi Guardie di Città di Roma in Via Garibaldi ai civici 41- 45 26°). L’edificio, progettato dal Vanvitelli e costruito da privati nel 1744, venne originariamente concepito come fabbrica per la manifattura dei tabacchi passando nel 1775 e per oltre cento anni in proprietà alla Dataria Apostolica per essere destinato in parte , da papa Pio VI, a sede del Conservatorio Pio per il ricovero e l’educazione delle giovani orfane avviate alla lavorazione del lino.

Roma Via Garibaldi Civici  41-43 e 45 vista attuale della Sede storica delle Guardie di Città

Fig. 14 Roma Via Garibaldi Civici 41-43 e 45 vista attuale della Sede storica delle Guardie di Città

Dopo alterne vicende ed il fallimento della manifattura tabacchi, tutto il complesso edilizio, che nel frattempo (1777) si era ampliato con l’acquisto dell’edificio posto al civico 38 al tempo già sede del Conservatorio dell’Assunta, veniva nel 1880 acquistato dallo Stato per collocarvi prima il Ministero della Pubblica Istruzione che ne fece sede della Clinica Chirurgica e nel 1890 il Ministero dell’Interno che lo destinò – con un ulteriore ampliamento intercorso nel 1905 con l’occupazione dei locali destinati alla Clinica chirurgica – a sede delle Guardie di Città con la sua Scuola per Sottufficiali e Guardie 27°).
All’interno dei grandi edifici 28°),stante la loro precedente occupazione ad opera dei Conservatori Pio e dell’Assunta con la manifattura del lino, entrambi gestiti da ordini monacali, era ubicata una Cappella religiosa quale luogo di raccoglimento e preghiera quotidiana per le orfane e le monache e per la celebrazione delle funzioni settimanali e delle festività religiose. Destinazione, questa, che rimase nel tempo inalterata con l’acquisizione del complesso edilizio da parte dello Stato sia con l’insediamento iniziale della Clinica Chirurgica, che la utilizzò probabilmente anche quale cappella mortuaria, che con la successiva destinazione a sede della Scuola Allievi delle Guardie di Città.

Ambiente deputato alla cura spirituale e religiosa dei giovani allievi, la Cappella divenne ben presto anche luogo per la celebrazione del ricordo dei caduti durante la ritualità delle funzioni. Così nasce ed assume corpo una progressiva formazione di quella memoria istituzionale che costituendo elemento essenziale della didattica dell’appartenenza ne diveniva simbolo significativo. Processo che, nei primi lustri del novecento, vedeva l’affermarsi in una parte minimale del Corpo e nei funzionari di polizia che lo dirigevano 29°) dei primi connotati della moderna funzione della pubblica sicurezza 30°) nonché quelli di generoso ausilio alle popolazioni in occasione dei terremoti di Messina (28.12.1908) e di Avezzano (13.01.1915) 31°). Inoltre, questo itinerario evolutivo della pubblica sicurezza di cui le Guardie di Città ne costituivano anche se solo nella parte più qualificata del personale la concreta espressione, era costellato da un numero consistente di riconoscimenti al Valor Militare ed al Valor Civile 32°) nonché dal rilevante numero dei caduti Vittime del Dovere 33°) ricordate nella pubblicazione del Manuale dell’Astengo alla rubrica Funzionari, Ufficiali ed Agenti di P.S. Vittime del Dovere 34°). Pertanto, alla fine della Grande Guerra e prima dello scioglimento del Corpo, la sua tradizione storica ed il culto dei Caduti trovava nella Cappella religiosa, posta all’interno della Scuola Allievi, il luogo di sintesi e di alimentazione della sua memoria quale testimonianza viva su cui nutrire le prime radici dell’appartenenza. Su tale tessuto connettivo, ispessito da una tradizione valoriale risalente negli anni, l’Ufficio Storico della Polizia ha collocato la edificazione della prima Cappella-Sacrario che già dai primi anni del 1900, a seguito di una circolare Crispi indirizzata alle Prefetture perché fossero censiti i caduti della Polizia, avrebbe dovuto essere completata attraverso l’apposizione al suo interno di targhe marmoree con la riproduzione dei loro nomi. Ma il programma, ormai datato, non ebbe modo di realizzarsi vuoi per i grandi sommovimenti sociali nati nel dopoguerra e che occuparono un Corpo numericamente modesto e strutturalmente inadeguato agli abnormi impegni di sicurezza ed ordine pubblico e vuoi per il suo scioglimento voluto dal Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno Francesco Saverio Nitti col RD.02.10.1919 nr.1790 e la sua sostituzione con il Corpo degli Agenti d’Investigazione e con la Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza. È da dire, inoltre, che l’idea della creazione di una Cappella-Sacrario trovava riferimento, anche se con finalità profondamente diverse, in quelle esigenze politico-sociali nate nell’immediato dopoguerra e che avevano determinato la creazione, con RD 13.4.1919 del COSCG (Ufficio Centrale per la Cura e le Onoranze alle salme dei Caduti). In pratica mentre si affermava nello stato liberale, soprattutto attraverso la componente nazionalista, il culto popolare dei militi caduti nella Grande Guerra e se ne elaborava il lutto collettivo con la concentrazione delle salme nei Cimiteri Militari esistenti ed in quelli che verranno negli anni successivi eretti a Sacrario, il Corpo delle Guardie di Città riconduceva alla Cappella, Sacrario simbolico dei suoi Caduti, il tangibile riferimento alla memoria storica ed alla tradizione del Corpo, strumento pedagogico per gli allievi e componente valoriale cui ispirare l’azione quotidiana del loro operato.

Con lo scioglimento del Corpo delle Guardie di Città, la Scuola Allievi veniva definitivamente trasferita da Via Garibaldi a Caserta, mentre l’edificio che la ospitava venne temporaneamente destinato a reparto della Guardia Regia in cui erano confluite le Guardie di Città che non erano entrate nel precostituito Corpo Agenti d’Investigazione. Nel corso dei primi mesi del 1920, mentre se ne completava il reclutamento con ex combattenti appartenenti soprattutto al Regio Esercito 35°), il reparto della Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza veniva trasferito da via Garibaldi nelle Caserme di Via Guido Reni, nel quartiere Flaminio, ove veniva implementato dai primi due squadroni a cavallo 36°) e dove veniva anche costituita la prima Scuola per Allievi Ufficiali ed Allievi Sottufficiali 37°).
Corpo ad ordinamento militare e parte integrante delle Forze Armate, la Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza, costituita con R.D. 1790 del 2.10.1919 e posto per la prima volta alle dipendenze del Ministero dell’Interno ed a disposizione dell’Autorità di P.S., viene deputato alla gestione dell’ordine pubblico ed insediato nelle grandi città per far fronte, in difesa di uno stato liberale in profonda crisi, agli attacchi dei sommovimenti politici e popolari organizzati dai suoi nemici interni. “L’alto numero di soldati e, in particolare, i nuovi Ufficiali esaltano il carattere militare del Corpo riproducendo condizioni e modi di vita tipici delle Forze Armate creandone una visione quasi mistica quale continuazione del glorioso Esercito vittorioso. Il Corpo si pone come un organismo armato di Polizia scelto ed efficiente che gode di particolare attenzione e protezione da parte del Governo” 38°).

Con la rapida formazione della legione romana ed il suo insediamento nella Caserma di Via Guido Reni accompagnata dalla creazione della Scuola Allievi Ufficiali e Sottufficiali della Regia Guardia, anche la Cappella religiosa ivi realizzata, raccogliendo l’ideale destinazione già concepita nella sede della Scuola Allievi Guardie di Via Garibaldi, assume la valenza di luogo deputato alla memoria dei caduti e della tradizione ereditata dal Corpo delle Guardie di Città. D’altro canto, a pochi mesi dalla sua costituzione, il 26 giugno del 1920, nel corso della repressione dei moti di Ancona, anche la Guardia Regia registra i primi caduti i cui nomi, per la prima volta e nello stesso anno, vengono scolpiti in una lapide marmorea affissa nella questura della città 39°). L’evento collega le nuove Vittime del Dovere a quelle cadute prestando servizio nelle Guardie di Città, attribuendo continuità storica e significato emozionale al loro sacrificio personale che trova nella Cappella il luogo sacro per la vivificazione del ricordo e dell’esempio di virtù.
Per lo spazio della breve vita della Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza, durata solo tre anni e sciolta con R.D. 31.12.1922 con seguito di ammutinamenti e tragiche rivolte 40°), non si rinvengono memorie e/o riferimenti specifici al Sacrario della Polizia allocato idealmente nella Cappella della Scuola di via Guido Reni. In assenza di fonti dirette, comunque, si può verosimilmente ritenere che le 54 Guardie cadute nel triennio di vita del Corpo abbiano avuto in quella Cappella il luogo di sepoltura simbolico e di celebrazione delle loro gesta e del loro sacrificio a difesa dello stato liberale. Non è pensabile, infatti, che un Corpo fortemente militarizzato, scarsamente amato dai vertici delle Forze Armate 41°) e dalla popolazione civile, inviso a socialisti, a nazionalisti e ai fascisti 42°), in una equidistanza non sempre cristallina dalle fazioni politiche, non trovasse proprio nella Cappella Religiosa il luogo ove, attraverso la celebrazione dei propri caduti e del patrimonio valoriale a loro riconducibile, esorcizzare e superare quella sorta di isolamento socio-politico che viveva.

Con la marcia su Roma del 28.10.1922 e l’avvento del fascismo, nel quadro delle riforme varate per l’unificazione delle forze di polizia volute dal neonato regime, vengono disciolti con R.D. 1680 del 31.12.1922 gli Agenti Investigativi e la Guardia Regia che confluiscono, quest’ultima in minima parte, nel Ruolo Specializzato dei Carabinieri Reali. Nel contempo viene creata il 14 gennaio 1923 la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale che raccoglie, istituzionalizzandoli, gli appartenenti allo squadrismo fascista.
La creazione del Ruolo Specializzato dei Carabinieri Reali, impiegato nei servizi tecnici di vigilanza e di indagine in abito civile, si risolve, nelle mire del nascente regime fascista, in un tentativo non riuscito di cancellazione della Polizia. Infatti, per quanto amministrato dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, rimane inalterato nell’organico dei funzionari civili destinati alla guida operativa delle attività di Pubblica Sicurezza e nell’ordinamento degli uffici di P.S. quali le Questure ed i Commissariati.
Così in Roma, le caserme di Via Guido Reni vedono l’insediamento del “Ruolo Specializzato” e la costituzione, nei primi mesi del 1923, della Regia Scuola Tecnica di Polizia in sostituzione della Scuola Allievi Ufficiali e Sottufficiali della Guardia Regia. Negli stessi anni, inoltre, fatta eccezione per la raccolta delle salme dei soldati caduti nella Grande Guerra e per la sistemazione dei cimiteri di guerra, si registra la soppressione del servizio istituzionale di assistenza religiosa ai militari prestato dall’Ordinariato Militare 43°) , il quale, ripristinato formalmente nel 1925, continua comunque a svolgere la propria missione, anche riguardo alle Forze di Polizia, attraverso l’opera di volontariato dei parroci territoriali.

La riforma delle Forze di Pubblica Sicurezza ed il loro accorpamento nell’Arma dei Carabinieri, ebbe vita breve assumendo, per ragioni di equilibrio politico, carattere transitorio. Infatti con R.D. nr. 383 del 2.4.1925 veniva istituito, alle dipendenze del Ministero dell’Interno, il Corpo degli Agenti di P.S. con un organico di 12.144 uomini in cui andrà a confluire per intero il Ruolo Specializzato dei Carabinieri Reali.
Questa ulteriore riforma, occorsa nell’arco di soli sei anni (1919-1925), non incide sostanzialmente sulla scuola di Via Guido Reni la quale mantiene sia l’intitolazione a Regia Scuola Tecnica di Polizia sia la gestione dei corsi di formazione per gli Ufficiali e i Sottufficiali di Pubblica Sicurezza. Inoltre, nei primissimi anni di vita del Corpo degli Agenti di P.S., la Cappella Religiosa della Polizia assume la veste definitiva di Sacrario – Infatti, in un articolo memoriale di Francesco Magistri 44°), l’autore ricorda come nel settembre del 1928, la facciata esterna della Cappella portasse la scritta “Sacrario” e come sopra al portale di ingresso della stessa fosse presente in bronzo il monito “Tombe sempre aperte….ferite ancora sanguinanti…voci che non taceranno mai”.

D’altro canto gli uomini che andarono a formare il Corpo degli Agenti di P.S., costituito a solo 27 mesi di distanza dallo scioglimento del Corpo degli Agenti d’Investigazione 45°) e che a sua volta con la riforma del 1922 era confluito in blocco nel Ruolo Specializzato dei Carabinieri Reali, provenivano storicamente in ampia maggioranza dalle fila della Polizia. E’ da ritenersi, quindi, che nel susseguirsi dei cambiamenti istituzionali voluti in quel sessennio dalla politica liberale prima e fascista poi, l’esigenza di riaffermare le proprie radici e la propria non trascurabile tradizione storica, trovasse nella Cappella già eretta a sacro luogo della memoria il simbolo per marcare una continuità ed identità storica solo temporaneamente ed apparentemente interrotta.
E lo stesso monito che viene impresso sulla facciata della Cappella-Sacrario, per offrirsi alla vista di chi vi entra, ne costituisce inequivoca espressione. Le Tombe dei Caduti sono sempre aperte perché la tumulazione dei loro corpi non ne ha determinato l’oblio della memoria, le Ferite sono ancora sanguinanti nella viva ed imperitura attualità del sacrificio personale, ed infine le Voci che non taceranno mai si pongono quale eco permanente che proietta nel futuro un esempio di virtù che affonda le sue radici in una tradizione risalente nel tempo. Una espressiva sintesi onomatopeica che nel rimarcare ruolo e funzione storica dei vari organismi di Polizia nella cura della Pubblica Sicurezza, ne riafferma l’ininterrotto perdurare dei contenuti ideali e valoriali posti a presidio del suo operato. L’esigenza di sostenere lo spirito di Corpo trova, ancora una volta, nella Cappella-Sacrario, il punto di riferimento deputato all’affermazione di una tradizione che si vuole ereditata nella sua fisiologica continuità dagli Agenti di P.S. .

Così mentre in quegli anni la società civile è orientata alla celebrazione collettiva del culto dei caduti, che trova nell’erezione dei grandi sacrari di Monte Grappa e del Cimitero degli Invitti le sue prime monumentali espressioni, il Sacrario della Polizia si conserva quale discreto ed intimo patrimonio valoriale del Corpo lontano da ogni pubblica ritualità e da ogni celebrazione politica. Neppure negli anni trenta, quando il processo di fascistizzazione della Grande Guerra e della Vittoria e quello dell’Istituzione stessa raggiunge la maggiore penetrazione ideologica da parte del regime, la Cappella-Sacrario pare subire le influenze estetiche di un adeguamento ideologico all’imperante rivoluzione fascista. Per molti anni nessun segno della simbologia littoria compare al suo interno o all’esterno, nessun riferimento alla “conclamatio” così dirompente in tutti i diffusi Sacrari fascisti, in quelli della MVSN ed in quello monumentale di Redipuglia, nessun richiamo alla romanità. Ed ancora, nessun riferimento ideologico è presente, riguardo agli effetti dei Patti Lateranensi che hanno portato, nell’erezione dei vari Sacrari nazionali, al connubio fra i simboli funebri della religione cattolica e quelli laici della “Stirpe Italica” quali espressioni comuni del culto della morte e della resurrezione. L’interno della Cappella, infatti, porta solo i simboli religiosi ed è destinato esclusivamente alla liturgia cattolica che prevede, nella sua ritualità, il ricordo dei caduti per la patria quale esempio di generosità e di virtù terrene e quale viatico all’eternità spirituale. Neppure dopo la consegna della Bandiera al Corpo 46°) avvenuta il 18.10.1930, quale riconoscimento identitario del suo insostituibile ruolo sociale, l’immagine estetica del Sacrario della Polizia raccoglie il riflesso di alcuna delle simbologie e delle trasposizioni etico-religiose, di cui la propaganda del Partito Nazionale Fascista aveva vestito il culto dei caduti manipolando la storia della Grande Guerra e piegandola ai fasti del regime. Solo nel 1942 al momento della sua inaugurazione pubblica, in pieno clima bellico e di crisi del regime, compariranno sopra al portale della Cappella due fasci d’azione in marmo, simbolo istituzionale dello Stato Fascista, con al centro il fregio del Corpo rappresentato dall’aquila ad ali rialzate.

Si può affermare, pertanto, come durante il ventennio, il Sacrario della Polizia conservi i connotati di patrimonio endogeno del Corpo, la sua funzione nella didattica dell’appartenenza e nella conservazione della tradizione storica, rimanendo in tal modo escluso da ogni forma di esaltazione e celebrazione pubblica. In tal senso protetto nella sua immagine estetica dalla volontà del Capo della Polizia Arturo Bocchini che nel bloccare con il placet mussoliniano ogni tentativo di penetrazione e controllo della Polizia da parte del PNF 47°), evitò che il Monumento celebrativo potesse subire una qualsiasi forma di contaminazione attraverso la presenza dei richiami alla simbologia littoria.
Per quanto mai rivendicata apertamente, si trattava di una sottesa scelta di autonomia che privilegiando l’applicazione della Legge quale espressione della ragion di Stato rispetto all’ideologia del PNF, poneva il Sacrario quale simbolo ideologicamente estraneo alla rivoluzione fascista ed alla sua macchina propagandistica che aveva nei Sacrari Monumentali della Grande Guerra, in quelli del PNF e della Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale, “Le Are sacre e gloriose ove celebrare i valori supremi del sacrificio e del dovere” 48°). Per tali ragioni, viene totalmente escluso dalle liturgie celebrative della Festa della Polizia e “l’onore e l’amor patrio testimoniato dai suoi caduti” posto in quel limbo della memoria collettiva ove il regime era solito collocare tutto ciò che non era funzionale ai suoi messaggi di esaltazione sociale 49°).

Nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziali avvenuta in concomitanza con l’inaugurazione del Sacrario di Redipuglia, la creazione della Polizia dell’Africa Orientale ben presto denominata PAI ( Polizia Africa Italiana) per la gestione della Pubblica Sicurezza nelle Colonie, il Corpo degli Agenti di P.S. viene maggiormente coinvolto nella politica del regime che si prepara alla guerra. Nei primi mesi del 1940 , per volontà del Capo del Governo, viene formato alla Scuola di Caserta il primo Battaglione Motociclisti, che nel giugno con l’entrata in guerra dell’Italia viene mobilitato e destinato nei Balcani. Alla fine dell’anno, il 20 novembre 1940, muore il Capo della Polizia Arturo Bocchini e viene sostituito dal suo Vice Carmine Senise che ne eredita e prosegue la discreta visione autonomista del Corpo. Nelle vicende belliche che si susseguono sui vari fronti, il primo Battaglione Motociclisti dal luglio del 1941 si rende protagonista nel Montenegro ed in Dalmazia di azioni e conflitti che registrano i primi caduti 50°) e numerosi feriti che porteranno in breve tempo alla falcidie di quasi un terzo dei suoi componenti. Il richiamo in Patria, nel febbraio del 1942, in previsione della sua riorganizzazione e della creazione del Secondo Battaglione Motociclisti, avviene in un’aura ammantata di eroicità dalle gesta e dal sacrificio dei suoi uomini. Carmine Senise, nel recepire l’alto significato etico e patriottico di quegli avvenimenti bellici, coglie l’opportunità per promuovere una consacrazione formale dei caduti della Pubblica Sicurezza all’interno del Sacrario di Via Guido Reni.

Così, quell’autonomia dal PNF che aveva mantenuto lontano dal Sacrario la simbologia Littoria rendendolo estraneo alle celebrazioni di regime, viene ulteriormente marcata ponendo all’interno della Cappella le lapidi marmoree dei tanti caduti della Pubblica Sicurezza. Sono 18 lapidi che riportano, anche se non esaustivamente, non solo i nomi dei caduti del primo Battaglione Motociclisti e del Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza, ma anche quelli della Guardia Regia e degli Agenti Investigativi, delle Guardie di Città e del Corpo della Guardie di Pubblica Sicurezza, in una prospettazione storica della funzione dell’Istituzione che riproponendo le proprie origini legate all’affermazione della ragion di Stato e della legge si poneva al di là del ventennio e della sua rivoluzione fascista.
Collocate le lapidi sulle pareti interne della Cappella ed apposti due fasci d’azione ai lati del fregio del Corpo sul portale d’ingresso, il Sacrario viene formalmente inaugurato in occasione della celebrazione della Festa della Polizia la domenica del 18 ottobre 1942. La cerimonia vede la partecipazione dell’Ordinario Militare d’Italia vescovo S.E.R. Mons. Angelo Bartolomasi che benedirà il Tempio e le Lapidi, il sottosegretario all’Interno Guido Buffarini Guidi che accenderà la luce perenne della lampada votiva, il Capo della Polizia Carmine Senise, Questore, Prefetto, funzionari, il Comandante e gli Ufficiali della Scuola. Brillano le assenze del Capo del Governo e delle massime autorità Militari oltre ai rappresentanti della MVSN e del PNF. Nel silenzio della grancassa della propaganda di regime, si rinviene la notizia pubblicata nella Cronaca di Roma del Messaggero del 19 ottobre che dedica invece la sua prima pagina all’amnistia del ventennale della marcia su Roma.

Articolo del Messaggero del 19.10.1942

Fig. 15 Articolo del Messaggero del 19.10.1942


Inaugurazione Sacrario del 18.10.1942

Fig.16 Inaugurazione Sacrario del 18.10.1942

Ormai i destini dell’Italia legati all’andamento bellico ed alla crisi del regime precipitano rapidamente, inaugurando uno dei periodi più tragici della nostra storia del novecento. Pochi mesi dopo, il 14 aprile del 1943, a seguito degli scioperi nel nord Italia repressi senza l’uso delle armi, Carmine Senise, fortemente discusso anche per le sue tendenze filomonarchiche, viene rimosso dall’incarico di Capo della Polizia e messo a disposizione del Ministero dell’Interno: lo sostituisce Lorenzo Chierici. Nei mesi successivi Senise partecipa all’organizzazione del colpo di stato del 25 luglio che porterà alla destituzione ed all’arresto di Mussolini, alla formazione del Governo Badoglio ed al suo reinsediamento nel ruolo di Capo della Polizia. Il 31.7.1943 col RDL 687 il Corpo degli Agenti di P.S. viene militarizzato riprendendo la primogenita denominazione di Corpo delle Guardie di P.S. ed entrando a far parte delle Forze Armate e Carmine Senise ne guiderà ancora i destini per soli quarantacinque giorni. L’annuncio dell’armistizio di Cassibile avvenuto il 3-8 settembre con la fuga del Re e del Governo nel meridione, l’accordo del 10 settembre con i nazisti che riconosceva a Roma lo stato di Città Aperta in coincidenza con la liberazione di Mussolini da Campo Imperatore, vedono Senise ancora protagonista di alcune delle pagine più discusse della nostra storia. Il 22 settembre arrestato al Viminale dalle SS di Kappler, viene avviato assieme al generale Riccardo Maraffa e al colonnello Cesare Sabatino Galli al campo di concentramento di Dachau. La riorganizzazione al nord dello Stato fascista con la fondazione della RSI e l’occupazione tedesca dell’Italia, l’azione incontrollata delle Bande fasciste nel centro-nord, la Resistenza partigiana progressivamente sostenuta dalla Forze Alleate che salivano dal Sud dopo lo sbarco in Sicilia ed ad Anzio , la formazione dei governi di Salerno, segnano le drammatiche vicende di una tragica guerra civile che protrarrà i suoi effetti, con le sue scie di sangue fatte anche di vendette ed esecuzioni sommarie, ben oltre la liberazione del 25 aprile 1945.

Dopo la caduta del fascismo, con il Governo di Ferruccio Parri (21.6.45-8.12.1945), la ricostruzione del nuovo Corpo della Guardie di Pubblica Sicurezza51°) viene implementato dalla disciolta P.A.I. e da militi e personale delle più svariate provenienze 52°). Successivamente, con il primo Governo De Gasperi (10.12.45-1.7.46) il Ministro dell’Interno Giuseppe Romita, dispone la riapertura delle scuole di Polizia di Roma, Caserta e Nettuno. Nel maggio del 1946 , sotto la guida del Ten. Col. Giuseppe de Gaetano, mentre ancora sono in corso i lavori di ristrutturazione degli ambienti, la Scuola di Via Guido Reni inaugura il 1° Corso Allievi Guardie di P.S. che verrà licenziato nel novembre successivo 53°) mentre era già entrato in carica il 2° Governo De Gasperi (primo Governo Repubblicano dopo le elezioni del 2 giugno 46 per la Costituente ed il Referendum) con la sua gestione ad interim del Ministero dell’Interno (15.7.46-2.2.1947). Solo durante il 3°e 4° Governo De Gasperi – Ministro dell’Interno Mario Scelba – il 2° Corso Allievi Guardie di P.S, iniziato nel novembre del 1946, si chiude nel maggio del 1947 con la deposizione di una corona di alloro al Sacrario dei Caduti della Polizia cui erano stati rimossi i fasci d’azione dalla facciata.
Da questo momento in poi, mentre i Sacrari del PNF e della MVSN vengono progressivamente smantellati, gli onori ai Caduti della Polizia rappresentati simbolicamente nel Sacrario delle Scuole di Via Guido Reni, diventano meta ufficiale e punto di riferimento di tutte le manifestazioni della Polizia: dall’insediamento dei Capi della Polizia a quelli dei Ministri dell’interno, dal ricevimento delle delegazioni estere all’inizio ed alla conclusione dei vari corsi di istruzione o specializzazione, a tutte le feste celebrate dall’istituzione prima e dalla sua Associazione Nazionale dopo il 1968.

Il sacrario della Polizia. Riproduzione  fine  anni 50

Fig. 17 Il sacrario della Polizia. Riproduzione fine anni 50

In questo crescendo di attenzioni pubbliche il Sacro Tempio dei Caduti viene progressivamente implementato dai nomi di nobili figure quali Maurizio Giglio e Pietro Lungaro, fucilati alle Fosse Ardeatine, dalle Medaglie d‘Oro al V.M. Martini, Foti e Massarelli, i primi uccisi a seguito di un attentato ed il terzo per contrastare rapinatori, e di molti altri caduti nell’adempimento del dovere. Mentre Palatucci, decine di agenti infoibati nelle provincie istriane e dalmate, ed altre figure di eroici combattenti come Orecchioni, Sterpetti, Mollica, De Palma, Dionisi, Zanussi e tanti Caduti della PAI, dovranno attendere per anni il riconoscimento della perpetuazione del loro sacrificio. Ma la Storia, al di là degli opportunismi politici del momento, ha saputo restituire ai loro sentimenti, alla loro idealità, alla loro generosità ed al loro coraggio la giusta collocazione nel novero degli uomini capaci di lasciare traccia della loro esistenza, arricchendo un quadro di Valori che in loro assenza sarebbe rimasto incompiuto.

Dopo la riforma del 1981 e nei primi anni novanta, col sorgere progressivo di un nuovo impegno storiografico riguardante la Pubblica Sicurezza, la Cappella Sacrario, ormai divenuta simbolo istituzionale, viene impreziosita da due grandi pannelli, posti ai lati dell’altare, che sintetizzano la storia ed il ruolo sociale svolto dalla Polizia sino alla formazione della Repubblica Democratica.

Il Sacrario della Polizia . Riproduzione del 1996

Fig. 18 – Il Sacrario della Polizia . Riproduzione del 1996

Nello stesso periodo, accresciute esigenze di completezza, impegnano l’Ufficio Storico in analitiche ricerche archivistiche e storiche finalizzate alla ricostruzione dei profili biografici di numerosi caduti per servizio. Nel volgere di pochi anni il lavoro mirato di quell’Ufficio, estesosi a ritroso sino agli anni della fondazione della Pubblica Sicurezza, porta alla ricostruzione dei profili di oltre mille caduti non ricordati nel Sacrario. Si tratta del recupero dei frammenti di un itinerario storico che consolidano una tradizione di sacrificio valoriale riaffermata negli ultimi decenni dai tanti Caduti nella lotta al terrorismo, alle mafie, alla criminalità comune e nei servizi di ordine pubblico e di istituto.

Gli spazi del Sacrario divengono pertanto fisiologicamente incapienti a recepire un così accresciuto martirologio della Polizia e nel contempo la metodica di utilizzo delle lapidi marmoree si rivela ormai inadeguata ad esprimerne la sua compiuta memoria. Emerge così l’esigenza culturale di concepire l’ambiente attraverso un nuovo orizzonte estetico, ideale e simbologico, capace di rappresentare, attualizzandole, le più estese dimensioni della tradizione storica e del culto dei Caduti. Negli anni 2000, l’impegno viene recepito dal Capo della Polizia Giovanni De Gennaro e tradotto nel dialogo collaborativo di Mario Esposito, Direttore della Scuola Superiore di Polizia mercé la sensibilità progettuale del maestro Mario Ceroli 54°). Il 16 luglio 2004 alla presenza del Capo dello Stato Azeglio Ciampi, che dichiarerà di esserne rimasto profondamente toccato, con la benedizione del cardinale Giovanni Battista Re e la partecipazione dei più alti vertici della Polizia di Stato, viene inaugurato il nuovo Sacrario.

La Cappella, integralmente ristrutturata, si presenta con l’effigie del patrono San Michele Arcangelo che ne sovrasta l’altare ai cui lati è posta la croce ed un tabernacolo dodecagonale che lascia trasparire cristalli spezzati. Simbologia che offre alla sacralità dell’eucarestia, monda da ogni ultroneo riferimento ideologico, la descrizione della pura spiritualità del passaggio terreno dell’uomo e della sua capacità di donare se stesso agli altri. Inoltre, il suo collegamento diretto col Sacrario, che ne impone l’attraversamento parziale per accedervi, richiama la trasposizione ideale dei percorsi esistenziali dell’essere umano che coniugano l’itinerario della religione della “Fede” con quello della religione laica del “Dovere”.

La Nuova Cappella ristruttura nel 2004 e posta all’esterno del Sacrario

Foto 19 La Nuova Cappella ristruttura nel 2004 e posta all’esterno del Sacrario

Ed è proprio sull’elemento valoriale del “Dovere” che viene concepita l’architettura del Sacro Tempio, la quale affida la costruzione della memoria storica a paritetiche formelle trasparenti che riportano il nome e le date di nascita e morte delle sue Vittime. Lungi da ogni retorica dell’eguaglianza, i Caduti vengono semplicemente collegati al denominatore comune del generoso dono della vita, lasciando alle cronache o alla storiografia biografica il compito di lumeggiare e descrivere i termini dell’estremo sacrificio personale in cui si è consumato l’adempimento del dovere.

Il Nuovo Sacrario inaugurato il 16.07.2004

Fig.20- Il Nuovo Sacrario inaugurato il 16.07.2004

Oltre 2500 formelle individuali adornano le pareti dal pavimento sino a raggiungere il soffitto ove è raffigurato un cielo che cala in una discreta penombra l’intero ambiente. Qui una geniale scelta scenografica dell’autore, utilizzando un sapiente gioco di luci, permette di riflettere il colore del cielo sulle pareti vestendo le targhe delle varie tonalità cromatiche del bleu. Ne consegue un effetto di profonda suggestione visiva e simbolica, in quanto un ambiente apparentemente statico e monocorde, si anima del dinamismo tipico di un cromatismo cangiante attraverso l’intensità e la direzione dell’illuminazione. Così ogni formella vive, pulsa fra la piena luce e la penombra nelle varie sfumature, per raggiungere il risultato espressivo di una memoria attuale e vitale che si propone agli occhi del visitatore in tutta la sua tradizione storica. Una tradizione di lutti intrisi di abnegazione e valore, di sangue e dolore, di generosità e sacrificio in un messaggio didattico di immediata percezione simbolica affidata ai cristalli spezzati contenuti nell’Ara centrale.

Ara centrale del Sacrario contenente  i cristalli spezzati

Fig.21- Ara centrale del Sacrario contenente i cristalli spezzati

Vite spezzate, “divise forate” raccolte in un complesso monumentale espressione compiuta della sublimazione del “Dovere” di presenza, di ausilio e di tutela della collettività e dello Stato di Diritto. Luogo mistico del rispetto, della memoria e dell’appartenenza. Luogo della riflessione intima che traccia nell’anima del visitatore il solco di una tradizione di orgogliosa fedeltà alla Patria. Luogo dei giusti che richiama alla responsabilità ed alla continuità dell’impegno personale.

Avv. Guido Chessa

Note

  1. Emilio Gentile, nell’opera “Il Culto del Littorio. La sacralizzazione della Politica nell’Italia fascista ”-Laterza, 1993 p.7-19, evidenzia come dopo le guerre di indipendenza non mancarono i riti per celebrare i caduti in battaglia. Questi, però non si trasformarono mai in mito collettivo dell’esperienza bellica ed in culto nazionale del caduto. Infatti, secondo l’analisi storica del Gentile, il misticismo Mazziniano legato al mito della rivoluzione di popolo consacrata a resurrezione spirituale e morale degli italiani attraverso “il sacrificio rigeneratore dei martiri, non venne raccolto dalla borghesia del tempo. Così, gli ideali garibaldini di lotta per una patria comune “espressione della volontà generale di un popolo” e dei suoi caduti, ebbero solo celebrazioni occasionali senza assurgere a patrimonio dello Stato. Il mito dell’unità d’Italia venne espresso da una miriade di monumenti eretti alla figura dell’eroe individuale – Giuseppe Garibaldi ed in misura decisamente minore di Camillo Benso conte di Cavour- mentre il culto collettivo dei caduti venne gestito dalle associazioni di veterani, da comitati spontanei o da società private che fra il 1886 ed il 1906 eressero circa 40 ossari.
  2. Lorenzo Cadeddu, nell’opera “La leggenda del soldato sconosciuto all’Altar della Patria” – Gaspari-Udine, 2004 descrive analiticamente la nascita dell’idea , legata alla figura del colonnello dell’aviazione Giulio Douhet le prassi seguite ed i cimiteri di guerra dove sono state individuate le dodici salme fra le quali in Aquileia venne scelta dalla popolana Maria Bergamas la salma che sarebbe stata trasferita in Roma per la sepoltura all’Altare della Patria.
  3. Con Regio Decreto del 13.4.1919 venne istituita la “Commissione Nazionale per le Onoranze ai Militari d’Italia e dei Paesi alleati morti in guerra” presso il Ministero dell’Interno, Con Decreto Legge del 29.01.1920 il servizio veniva trasferito al Ministero della Guerra ove con Decreto del 10 Marzo 1920 veniva istituito l’Ufficio Centrale per la Cura e le Onoranze alle salme dei caduti di guerra (COSCG) con sede prima in Udine e dal 1927 in Padova. Quest’ultimo organismo provvide alla ricerca sugli scenari bellici delle salme dei caduti ed al loro concentramento nei vari cimiteri di guerra che venivano riordinati ed offerti al culto popolare attraverso una riorganizzata architettura celebrativa come Cimiteri Monumentali , Ossari e Sacrari.
  4. Nell’opera “Orazioni e proclami. A cura di un fante della Terza Armata.”- Bologna-Zanichelli 1926 nell’allocuzione di inaugurazione pronunziata da Emanuele Filiberto duca D’Aosta, il Cimitero degli Invitti venne definito “Campo della lotta, altare del martirio e tempio della Vittoria.”- Quivi verrà seppellito provvisoriamente Emanuele Filiberto dopo la sua morte avvenuta il 4 luglio 1931, e la sua salma verrà trasferita nel 1938, assieme a quelle dei caduti della Terza Armata da lui guidata, nel Sacrario di Redipuglia dove attualmente ancora riposa. Il Cimitero degli Invitti sul Colle Sant’Elia venne trasformato in Parco della Rimembranza.
  5. La definizione “architettura necessaria”, intesa come tributo artistico obbligatorio alla celebrazione del Martirio e della Vittoria, compare il 26.10.1923 nell’articolo del giornale “Il Popolo d’Italia” intitolato “ Nei dodici mesi dell’avvento: l’Arte” a firma di Margherita Sarfatti.
  6. L’avanguardia Futurista, sorta nel 1909 con il “Manifesto Futurista” di Marinetti, e la sua cultura del “modernismo nazionalista e panitalianista “ ha investito tutti i campi artistici e culturali del tempo. Fondatasull’Uomo Nuovo, concepito come artefice del progresso nel suo costante ed ineludibile divenire, contrario ad ogni forma di “passatismo”, ardito nell’azione e capace di affermare con la forza il proprio ideale di modernità anticlericale ed anticomunista,è stata in alcune componenti ideologiche e politiche recepita dal fascismo con il quale ha convissuto in stretta contiguità, fra contrasti e condivisioni operative, per tutto il ventennio. Come affermato da Renzo De Felice, nella complessa analisi dei rapporti Fascismo-Futurismo, l’Avanguardia Futurista si è sostanzialmente identificata nel “Fascismo-Movimento” carico di istanze innovatrici e rivoluzionarie tutta protesa alla creazione ed affermazione dell’Uomo Nuovo, in aperta contrapposizione al “Fascismo-Regime”.>
    Il Futurismo, comunque, non esercitò alcuna influenza sotto il profilo architettonico riguardo all’edificazione dei vari Sacrari ai Caduti della Grande Guerra, mentre la ebbe sotto il profilo ideologico-culturale orientandone l’interpretazione etico-valoriale e favorendone il connubio con la simbologia e l’ideologia fascista .
    1. Il Sacrario di Schio, il Tempio Ossario di Monte Grappa a Bassano, il Tempio Ossario di Udine, il Sacrario militare di Trento posto all’interno del Cimitero Monumentale, il Sacrario dello Stelvio e quello di Asiago, il Sacrario di Montello e quello militare di Pocol presso Cortina D’Ampezzo, ed ancora i Sacrari militari del Tonale, di Oslavia e di Fagarè.
    2. Nel novembre del 1928, nel suo programma di sistemazione dei cimiteri di guerra inviato a Mussolini, il Generale Fracovi aveva prospettato l’ipotesi di riunire nell’unico ossario del Cimitero degli Invitti sul Monte Sant’Elia, le salme di tutti soldati caduti nelle battaglie del Carso. Nella circostanza aveva raccolto il suggerimento del Duca di Aosta che proponeva la raccolta delle salme di tutti i caduti della Terza Armata nel cimitero di Redipuglia e dove aveva espresso l’esplicito desiderio di essere seppellito fra i suoi uomini. L’idea, approvata da Mussolini, dopo la morte di Vittorio Emanuele avvenuta il 4.7.1931 passa alla fase di realizzazione con l’inizio delle trattative per l’acquisizione dei terreni e con le prime progettazioni.
    3. La sommaria ricostruzione delle varie inumazioni con indicazione delle città ove sono avvenute, è tratta dal testo di E. Gentile Il Culto del Littorio –citata- ed è dovuta anche alle ricerche della Dr.ssa Roberta Suzzi Valli.
    4. Tutti i Sacrari Fascisti sono stati rimossi nel primo dopoguerra. Unico esempio che ci risulta, in una stanza chiusa al pubblico, è rimasto quello costruito nel 1933 ed ancor oggi quasi integralmente conservato nell’ex Palazzo Littorio di Varese, attualmente occupato dagli uffici della Questura.
    5. Sul “plebiscito” Renzo De Felice, nel III° Tomo della sua opera “Mussolini ed il Fascismo”, scrive testualmente “Il 24 marzo 1929 gli Italiani furono chiamati ad esprimere, come voleva la nuova legge sulla rappresentanza politica approvata l’anno prima, il loro voto pro o contro la lista dei quattrocento deputati designati dal Gran Consiglio del fascismo. La consultazione- che nel linguaggio politico fascista fu definita il Plebiscito- doveva servire ad “eleggere” la prima Camera del regime e soprattutto a sancire solennemente, attraverso appunto un voto il più possibile plebiscitario, il consenso, l’adesione del paese alla politica mussoliniana, al fascismo e al regime stesso.” I risultati elettorali videro una partecipazione di votanti pari all’89,63 %, percentuale altissima giustificata dal fatto che la mancata partecipazione al voto sarebbe stata facilmente individuata ed interpretata come una manifesta opposizione al regime, mentre il responso delle urne registrò 135.761 no ed 8.519.559 si dando corso al periodo definito dagli storici del “consenso”.
    6. Per un approfondimento su tutte le trattative e sulle questioni rimaste irrisolte nei Patti Lateranensi: – fra i tanti di rilievo Carlo Arturo Jemolo “Chiesa e Stato in Italia” edizione Einaudi 1975 e Renzo De Felice “Mussolini ed il Fascismo” III° Tomo Capitolo Quinto “La Conciliazione”.
    7. L’Opera Nazionale Balilla, si componeva di due formazioni giovanili “I Balilla” dagli otto ai quattordici anni e gli “Avanguardisti” dai quindici ai diciotto anni. Istituita nel 1926 come Ente Statale alle dipendenze del Capo del Governo, raccolse inizialmente le organizzazioni giovanili maschili del PNF e dell’Agf (avanguardie giovanili fasciste), per poi essere inserita nel Ministero della Pubblica Istruzione divenuto nel 1929 Ministero dell’Educazione Nazionale. Con l’istituzione dell’Ente giovanile, il Regime cercò di occupare gli spazi collegati all’educazione extra e parascolastica controllando il tempo libero dell’infanzia e della prima adolescenza che veniva indirizzata al culto dell’educazione fisica, dell’attività sportiva e dell’addestramento militare. Estesa nel 1929 anche al mondo femminile con le Piccole Italiane e le Giovani Italiane e con l’abbassamento dell’età alla fascia dei sei-otto anni con i Figli della Lupa, l’Opera Nazionale Balilla raccoglieva nel 1934 il considerevole numero di 4.300.000 giovani fra i sei ed i diciotto anni. Divise, gerarchie organizzative, la partecipazione a tutte le parate militari, l’obbligatorietà all’istruzione del sabato pomeriggio, la destinazione alla realizzazione dei programmi pedagogici di opere monumentali quali il Foro Mussolini in Roma, rappresentò sino alla fine degli anni trenta l’opera più incisiva di fascistizzazione dell’infanzia e dell’adolescenza della stragrande maggioranza dei giovani italiani.
    8. L’Azione Cattolica, fondata da Benedetto XV nel 1915 quale associazionismo laico e religioso della Chiesa, viene legittimamente riconosciuto all’art. 43 del Concordato a scapito dell’associazionismo scautistico che subì invece l’abolizione. Ebbe vita e svolse la sua missione spirituale di affermazione della dottrina cristiana nel corso di tutto il ventennio, ma non senza difficolta e conseguenze. Infatti l’azione di contestazione dell’associazionismo fascista e del regime, costrinse l’Azione Cattolica a ridurre negli anni trenta il suo raggio d’azione da organismo nazionale a struttura diocesana, in un processo di progressiva clericalizzazione che portò a ridurre le presenze laiche legate prevalentemente al mondo degli universitari cattolici. Comunque, l’insegnamento della dottrina cristiana, legata alla valorizzazione della persona umana ed all’etica religiosa della trascendenza della sua esistenza, costituì di fatto e per lunghi anni, l’unica controinformazione alla nuova etica assorbente dello stato fascista.
    9. Sul massiccio del Grappa, meta escursionistica già alla fine del 1800, venne costruito nel 1897 il rifugio “Capanna Bassano” dal Club Alpino Bassanese i cui soci erano di componente borghese e laica di matrice liberale e risorgimentale tant’è che all’inaugurazione venne affissa una targa marmorea con versi anticlericali dell’Avv.to Pasquale Antonibon. Nel 1900 la Chiesa vi eresse al fianco un sacello sormontato dalla statua della Madonna che venne inaugurato nel 1901 dal patriarca di Venezia cardinale Giuseppe Sarto alla presenza di una moltitudine di fedeli. Da quel momento, divenuto meta dell’escursionismo laico e dei pellegrinaggi religiosi, il luogo diviene motivo di dissidio fra laici e cattolici che attribuivano valori e significati diversi all’ascesa al Monte ed alla sosta in raccoglimento sulla sua vetta. Alla conclusione della Grande Guerra, i contrasti fra laici e cattolici si acuirono con la promozione di iniziative e progetti finalizzati alla sacralizzazione della vetta della montagna. I contrasti si protrarranno dal 1920 sino al 1932 anche all’interno delle commissioni nominate per la progettazione e la costruzione del Sacrario Monumentale. Solo nel 1933, a seguito di un intervento diretto del Capo del Governo e con la nomina del generale Cei a Commissario, viene definitivamente stabilito con le opere del Castiglioni e la progettazione del Greppi l’assetto monumentale che il 22 settembre 1935, alla presenza del Re d’Italia viene inaugurato.
    10. Fra il 18 ed il 26 Settembre del 1938, per commemorare il ventennale della vittoria nella Grande Guerra, Mussolini compie un viaggio propagandistico nel Triveneto con una fitta serie di tappe per visitare le opere realizzate dal regime e per inaugurarne di nuove. A Trieste, posa la prima pietra della nuova Casa del Fascio dove verrà ubicato il Sacrario dei Martiri Fascisti, e quindi in Piazza dell’Unità, innanzi a duecentomila presenti, annunzia l’emanazione delle leggi razziali antiebraiche declamando che “L’ebraismo mondiale è stato, durante sedici anni, malgrado la nostra politica, un nemico irreconciliabile del fascismo..”. Il giorno successivo inaugurerà il Sacrario di Redipuglia, per poi recarsi a Gorizia dove inaugura il Sacrario di Oslava e quello di Caporetto per poi raggiungere Udine ove a Cividale del Friuli inaugura la Casa del Fascio e proseguire nei teatri bellici del Veneto dove a Treviso inaugura il Sacrario ai Martiri Fascisti Trevigiani quindi, dopo un breve rientro in Roma, il 24 settembre è a Padova, Belluno, sosta a Vittorio Veneto e quindi in Vicenza ove visita il Tempio Ossario ed i sacrari di Schio e di Leiten per poi giungere in Asiago. Ultima tappa, il 26 settembre, Mussolini raggiunge Verona ove nel comizio finale fa la summa del “suo pellegrinaggio sui campi sacri delle nostre gloriose battaglie” pronunziando la frase premonitrice “E se domani questo popolo fosse chiamato ad altre prove non esiterebbe un minuto solo….Voi siete gli stessi, voi avete lo stesso spirito di allora, voi siete pronti ad ubbidire come allora, e soprattutto a combattere come allora.” Una nuova campagna bellica era ormai alle porte.
    11. Oltre ai Sacrari minori inaugurati nel 1938 a Oslava, Caporetto, Schio e Leiten, vengono ultimati ed inaugurati nello stesso periodo (1936-1939) Pian di Salisei, Timau, Colle Isarco, Pola e Zara, Passo Resia, San Candido e Bezzecca. Nel 1939 l’opera di fascistizzazione dei Caduti della Grande Guerra è compiuto.
    12. La Cappella Sacrario presente nella Questura di Varese è l’unico Sacrario fascista che si è salvato dall’opera di rimozione avvenuta dopo il 1945 e che si è protratta sino agli anni 50. Costruito nel 1933 all’interno del Palazzo Littorio quale “ Tempio Votivo ai martiri della Rivoluzione Fascista”, raccoglie i nomi di squadristi o attivisti del PNF varesino uccisi da avversari politici in agguati o sorpresi alla fine di comizi.- Sede del PNF e della XII Brigata Nera “Dante Gervasini” comandata da Leopoldo Giraldi, discusso personaggio che fu fucilato il 28.04.1945, non si conoscono le ragioni reali della sua conservazione nel tempo. Sino al 1944 fu Questore di Varese Antonio Solinas, che superata la Commissione per l’epurazione postbellica in quanto ritenuto compromesso nell’applicazione fedele delle leggi antiebraiche, andò pensione nel 1954 quale Questore di Genova.- Il nuovo Questore di Varese Comm. Giorgio Fiorita, nominato il 21.02.1946, quale persona decisamente non compromessa con il regime, non provvide ne ebbe ordini di provvedere alla rimozione del Sacrario.- Così, chiuso al pubblico e destinato all’oblio della memoria per ragioni politiche, si è conservato quasi integro sino ai giorni nostri.-
    13. In la “Marcia dei martiri” la traslazione nella cripta di Santa Croce dei caduti fascisti, monografia di Alessandra Staderini
    14. Edizione del Giornale di Trieste del 5.11.1950- Rif. Di Gaetano Dato-;
    15. Gaetano Dato, “Lineamenti storiografici, memorie pubbliche e miti all’origine del Sacrario di Redipuglia. La fondazione di un Tempio alla Nazione.” ACTA HISTRIE “ 22.03.2014 Università degli Studi di Trieste.
    16. La questione dalmata trovò una prima soluzione il 5.10. 1954 con il memorandum di Londra per essere definita il 10.11.1975 con la sottoscrizione del Trattato di Osimo.
    17. Alle Celebrazioni del 4 Novembre del 1974 si registra la prima partecipazione di una Rappresentanza della Associazione Nazionale delle Guardie di Pubblica Sicurezza con il medagliere dalla Polizia, da poco realizzato.
    18. Tratto da “La Nuova Scintilla” settimanale di informazione della diocesi di Chioggia “Speciale Grande Guerra” del 27.03.2016.
    19. “Never Against” è la scritta posta all’ingresso del campo di concentramento di Dachau alla base di un monumento che ricorda lo sterminio.
    20. La notizia è presente nell’introduzione storica al sito www.sacrariopolizia.it e ribadita nell’articolo sul Sacrario della Polizia pubblicato da Fiamme d’Oro nel Gennaio 2013 a firma di Giulio Quintavalli dell’Ufficio Storico della Polizia;
    21. Vedi Sito RomaSegreta.it – Via Garibaldi- nel quale vengono descritte le origini e le vicende storiche dei vari edifici e dei monumenti presenti lungo l’importante strada cittadina ove è ubicato anche il Monumento ai caduti per la causa Romana con la sepoltura di Goffredo Mameli.
    22. Ma per avere la certa ubicazione della Cappella, stante la presenza di due edifici con quattro ingressi su via Garibaldi (Ai civici 38,41, 43 e 45), sarebbe necessaria una ricerca per verificare le progettazioni e la distribuzione degli spazi presso l’Archivio di Stato.
    23. Le Guardie di Città prima dello scioglimento del Corpo nel 1919 avevano raggiunto la forza di 12.611 unità che facevano capo a circa 1900 funzionari civili.
    24. E’ con le Guardie di Città che trovano, dopo il 1908, le prime applicazioni delle tecniche investigative elaborate dal prof. Salvatore Ottolenghi nella Scuola Tecnica di Polizia per l’identificazione dei criminali autori di reato e per le persone socialmente pericolose, le indagini dattiloscopiche con l’applicazione del metodo Gasti dopo il 1905, le tecniche del sopralluogo e del ritratto parlato (1917), con la creazione e gestione del Casellario Centrale. E’ con loro e con i funzionari che il nuovo patrimonio di conoscenze della Polizia Scientifica entra a far parte della funzione di pubblica sicurezza e della lotta al crimine, con la formazione dei primi gabinetti di polizia scientifica nelle questure e con la creazione di posti di rilievo segnaletico e dattiloscopico dislocati in tutti gli uffici provinciali e circondariali di polizia, venendo recepito anche dalla giurisdizione nel codice penale del 1913 con l’introduzione nel processo della rilevanza probatoria dei rilievi tecnici. Ed ancora agenti e sottufficiali delle Guardie i Città, sotto la direzione di Giovanni Gasti, sono la parte investigativa ed operativa del nuovo Ufficio Centrale Investigativo, costituito nel periodo bellico ai fini di controspionaggio e sotto la direzione di Augusto Battioni dell’Ufficio Centrale Abigeato.
    25. La partecipazione e l’abnegazione con cui le Guardie di Città parteciparono al soccorso delle popolazioni colpite dai gravi terremoti di Messina ed Avezzano, venne riconosciuto con l’assegnazione al Corpo di due Medaglie D’oro di Benemerenza ed il sanzionamento di 79 medaglie individuali per il Terremoto di Messina (2 oro, 8 argento e 69 bronzo) e di nr. 96 medaglie individuali per il terremoto di Avezzano (Fonte Ministeriale ancora in attesa di verifica e riscontro).
    26. Nel 1919 gli Agenti delle Guardie di Città avevano ricevuto, per atti di valore compiuti nell’arresto di malfattori o nel contrasto alle sommosse, il riconoscimento di 316 Medaglie d’argento e di 648 Medaglie di bronzo al Valor Militare, mentre per azioni di coraggio in favore di cittadini e nei servizi di soccorso pubblico 186 Medaglie d’argento e 479 Medaglie di bronzo al Valor Civile (Riferite fonti Ministeriali da approfondire);
    27. Nello Stesso periodo sino al 1919 il tributo dei Caduti delle Guardie di Città Vittime del Dovere superano il numero di 200, in gran parte rimasti uccisi a seguito di conflitti a fuoco, a cui si aggiungono oltre 3000 feriti per cause di servizio;
    28. Il Manuale del Funzionario di Sicurezza Pubblica e di Polizia Giudiziaria, fondato e diretto da Carlo Astengo dal 1863 sino al 1912, costituisce la più importante fonte di notizie sull’evoluzione storica della pubblica sicurezza e sulla sua funzione sociale. Per un approccio determinante per comprenderne significato e portata storica si segnala “Antologia del Manuale del funzionario di sicurezza pubblica e di polizia giudiziaria” a cura di Nicola Labanca e Michele Di Giorgio, edito da UNICOPLI nel 2015. Nel Manuale dell’Astengo è stata presente sino alla cessazione delle sue pubblicazioni nel 1912 una rubrica sulle Vittime del Dovere della Pubblica sicurezza che riguarda in gran parte il Corpo delle Guardie di Città per il periodo 1890-1912 .-
    29. Articolo del periodico Fiamme d’Oro del Sett-Ott. 1999 , a firma Viscardo Castelli, intitolato “La Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza” dove viene indicato l’organico iniziale del Corpo ammontante a complessive 25.377 unità e costituito da un Comandante Generale, un Tenente Generale comandante in seconda, 9 Maggiori Generali, 10 Colonnelli, 20 Tenenti Colonnelli, 48 Maggiori, 100 Capitani, 155 Tenenti, 40 Sottotenenti, 500 Marescialli Maggiori, 500 Marescialli Capi, 500 Marescialli Ordinari, 1.800 Brigadieri, 1500 Vicebrigadieri, 4000 Appuntati, 15.000 Guardie e 1.200 Allievi. Nella Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza, quale corpo ad ordinamento militare inquadrato nelle Forze Armate dello Stato e deputato alla tutela dell’ordine pubblico, confluirono oltre 4.000 Guardie di Città, circa 9000 fra Carabinierie Guardie di Finanza congedati, e circa 12.000 militari dell’esercito ex combattenti e giovani reclute.
    30. “La Polizia a Cavallo, storia, ordinamenti ed uniformi” di Giorgio Cantelli e Luigi Menna, realizzato con la collaborazione dell’Ufficio Storico della Polizia, Ponchiroli Editori, pag. 17;
    31. Articolo dal Periodico Fiamme d’Oro mar-apr.1997 a firma FRAMA (Francesco Magistri) dal titolo “ LA GUIDO RENI. Un po’ di storia in un ricordo lontano”. Ove l’autore ricorda una visita fatta col padre nel Settembre del 1928 alla Regia Scuola Tecnica di Polizia di via Guido Reni ove si trovava lo zio Calogero Magistri, al tempo vicecommissario aggiunto con funzioni di sottotenente, che gli ricordava di aver frequentato in quegli ambienti la Scuola Allievi Ufficiali della Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza.
    32. Luigi Menna nell’opera “ La Polizia Italiana” capitolo III dedicato alla Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza pubblicata ne “Il Calendario Storico della Polizia Italiana 2015” edito dal Comitato Befana del Poliziotto. Emilio Saracini,”I Crepuscoli della polizia: compendio storico della genesi e delle vicende dell’amministrazione di pubblica sicurezza”,considera l’istituzione della Guardia Regia un “rimedio eroico” che andava bene per i casi disperati in quanto “come corpo straordinario di forza armata era riuscitissimo, ma come corpo di polizia ordinaria era deficiente”.
    33. Il 26 giugno 1920 a seguito della rivolta dell’11° reggimento Bersaglieri sorretto da rivoltosi locali, si succedono una serie di scontri a fuoco con la Guardia Regia ed i Carabinieri che costringono i rivoltosi a ripiegare all’interno di una postazione strategica costituita dal Forte Scrima. La Guardia Regia dopo aver assaltato la postazione vince ogni resistenza dei rivoltosi riportando l’ordine. Nel corso degli scontri a fuoco la Polizia registra cinque caduti in combattimento. Il Tenente Umberto Rolli, il Vicebrigadiere Sante Fargioni, la Guardia Eugenio Masotto , tutti appartenenti alla Guardia Regia, il Vice Commissario Pier Antonio D’Aria e l’Agente Investigativo Luigi Cristallini (Fonte Luigi Menna Vedi Nota 38). Alla fine del 1920, per volontà degli appartenenti alla Pubblica Sicurezza di Ancona, venne apposta una lapide marmorea commemorativa dell’evento e dei caduti nella questura di Ancona (Fonte Giulio Quintavalli Vedi articolo citato in Nota nr.26).
    34. Lo scioglimento della Guardia Regia non venne accettato passivamente dal Corpo e registrò varie forme di ribellione a Parma, Pisa e Genova e veri e propri ammutinamenti a Torino e Napoli con morti a seguito di scontri a fuoco con reparti dell’Esercito e con battaglioni dei Reali Carabinieri .
    35. La Guardia Regia, quale nuovo corpo di polizia, venne avversata dagli alti vertici delle Forze Armate tanto che la cerimonia di consegna della Bandiera avvenuta il 4 giugno del 1922 ad opera del Re Vittorio Emanuele III presso la caserma Macao di Roma registrò l’assenza dei generali dell’Esercito Regio e dimolte rappresentanze degli altri Corpi.
    36. Sul ruolo svolto dalla Guardia Regia Vedi l’accurata ricostruzione di Luca Madrignani in “Dalla psicosi rivoluzionaria alla guerra civile: La Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza e gestione dell’ordine pubblico nella crisi dello Stato Liberale”, pubblicato UNICOPLI 2014, dove si evidenzia come il Corpo utilizzato inizialmente in funzione anti-bolscevica o antisovversiva, trovò poi impiego , sebbene con alcune contraddizioni, contro lo squadrismo fascista. Vedi anche Raffaele Camposano “Origini e cambiamenti della Polizia di Stato” monografia presente nell’opera “In Nome della Legge” a cura di Fabio Santilli realizzato dall’Ufficio Storico della Polizia di Stato e dal Centro Studi Gabriele Galantara ,anno 2009.
    37. La figura del Cappellano Militare, nata dalla necessità di assicurare la cura della fede religiosa dei militari nei loro spostamenti bellici, ha origini preunitarie. Nei Ducati di Parma e Piacenza dal 1816 il Reggimento di linea aveva un cappellano Tenente; nel 1839 nel Granducato di Toscana vi erano tre cappellani; nello Sato Pontificio da Pio IX fu istituito nel 1850 l’Ufficio di Cappellano Maggiore; nel Regno delle Due Sicilie era il Re a nominare sino al 1861 i cappellani; Nel 1865 le Forze Armate del Regno d’Italia registrava circa 189 cappellani . Con l’occupazione di Roma nel 1870 e le leggi anticlericali il numero dei cappellani fu progressivamente ridotto sino all’eliminazione del servizio religioso occorso nel 1878. La figura venne reintrodotta dal Gen. Cadorna con una circolare del 12.04.1915 a cui seguì l’arruolamento di diecimila “preti-soldati” di cui 2.700 destinati ai corpi combattenti. Il 1.6.1915 la Sacra Congregazione Concistoriale nomino il primo Vescovo Castrense nella persona di S.E.R. Angelo Bartolomasi. Nonostante il comportamento eroico di alcuni di essi e l’alto numero di vittime di religiosi registrato nel corso della Grande Guerra, il servizio espletato dai Cappellani Militari nel 1922 veniva soppresso. Tre anni dopo, l’Ordinariato Militare per l’Italia venne eretto il 6.3.1925 con Decreto della Sacra Congregazione Concistoriale ed approvato dallo Stato Italiano con Legge 417/1926, istituendosinuovamente un contingente di cappellani militari operanti in tempo di pace.(www.ordinariatomilitare.chiesacattolica.it ; Raffaele Pascali “La Parabola dell’Assistenza Spirituale alla Polizia di Stato” Giappichelli Editore- Torino 2012);
    38. Francesco Magistri, Maggiore Generale della P.S., deceduto il 13.11.2002, al di là degli incarichi militari espletati in carriera, è stato Redattore Capo della Rivista Polizia Moderna dal 1954 sino al 1975 ed una volta in pensione ha rivestito l’incarico di Vice-Direttore ed Art Director della rivista dell’ANPS Fiamme d’Oro dal 1977 sino al 2002. E’ stato insignito del “Premio alla Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri”.
    39. Il Corpo Agenti di Investigazione viene istituito con D.L. 14.08.1919 n.1442 assorbendo buona parte delle Guardie di Città che verranno definitivamente sciolte con l’Istituzione della Guardia Regia avvenuta con R.D. 2.10.1919 nr.1790. Con lo scioglimento della Guardia Regia e del Corpo Agenti di Investigazione avvenuto con R.D. 31.12.1922 n.1680, questi ultimi confluiscono integralmente nel Ruolo Specializzato dei Carabinieri, il quale a sua volta, con l’istituzione del Corpo Agenti di P.S. con R.D. 2.4.1925 nr.383, viene totalmente assorbito nel nuovo organismo. In questo ondivago riformismo istituzionale, la Polizia subisce certamente una battuta di arresto della sua continuità storica. Ma si tratta di uno strappo ben presto ricucito dai suoi uomini la cui funzione ed il cui impegno nella tutela della Pubblica Sicurezza è sempre rimasto saldamente legato al ruolo sociale rivestito.
    40. La Bandiera Nazionale viene concessa al Corpo degli Agenti di P.S. con R.D.26.09.1930 e consegnata dal Capo del Governo Mussolini e benedetta dall’ Ordinario Militare vescovo S.E.R. Mons. Angelo Bartolomasi il 18.10.1930 con una grande manifestazione tenutasi all’ippodromo di Villa Glori in Roma alla presenza del Direttore Generale della P.S. Arturo Bocchini, di tutti i questori d’Italia, dei massimi rappresentanti delle FF.AA., con uno schieramento di oltre 5000 uomini comandati dal Colonnello di P.S. Ferdinando Soleti che ricevuto materialmente il vessillo presterà il giuramento con la formula: “giuriamo che noi sapremo difendere questa bandiera fino all’ultima stilla del nostro sangue, al servizio del Re e della Patria”.
    41. Sul punto vedasi nell’Opera Monografica di Raffaele Camposano “Origini e Cambiamenti Della Polizia di Stato” posta a corredo dell’opera “In Nome Della Legge- Tracce satiriche della Polizia Italiana tra Otto e Novecento” a cura di Fabio Santilli (Realizzato dall’Ufficio Storico e dal Centro Studi Gabriele Galantara 2009), ove l’autore trattando nei punti salienti il processo di fascistizzazione della Polizia evidenzia come lo stesso sia partito dalle Prefetture , con le nomine politiche dei Prefetti, per proseguire con i Questori, e quindi con l’allontanamento dal servizio “per riprovevole condotta” dei poliziotti scomodi o ritenuti di non sicura fedeltà al fascismo con il D.L.28.6.1928 nr.1592. Inoltre con il R.D. 2380 del 12.12.10927 viene conferita ai Questori la qualifica di Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza e viene sciolto il Ruolo degli Ufficiali del Corpo Agenti di P.S. con il loro inquadramento nel Ruolo dei Funzionari di P.S.- “Ma pur essendo perfettamente integrata nel regime, la Polizia non arrivò mai ad identificare la ragion di Stato con la ragion del Partito unico” atteggiamento reso possibile dai convincimenti e dalla volontà del Capo della Polizia Arturo Bocchini che rivesti la carica dal 1925 sino al 1940 quando morì in attività di servizio.
    42. Dall’articolo sulla Stampa del 19.10.1938 nr. 248 alla prima pagina.
    43. Come rilevabile dai giornali del tempo (Messaggero, La Stampa, Il Popolo ….), la ritualità del cerimoniale della Festa della Polizia sino all’entrata in guerra, prevede: a) la convocazione in Roma di tutti i Questori del Regno e dei Funzionari della Direzione Generale che riuniti a Palazzo Venezia o nel palazzo della Prefettura vengono ricevuti in udienza privata dal Capo del Governo; b) incolonnati, essi raggiungono a piedi il Vittoriano dove le alte Autorità del Corpo depongono una corona di alloro al Milite Ignoto, quindi trasferimento, sempre a piedi, lungo via del Plebiscito fino al Palazzo Littorio ove attesi dal segretario del PNF depongono una seconda corona di alloro al Sacrario dei Martiri Fascisti; c) successivo trasferimento con torpedoni presso il Comando Generale della Milizia ove ricevuti dal Capo di Stato Maggiore della Milizia depongono una terza corona di alloro al Sacrario dei Caduti della Milizia.
    44. Fra il 13 ed il 18 luglio del 1941, in varie azioni militare o a seguito di imboscate, morivano ad Ocevic nel Montenegro Carlo Smiraglia ( MAVM nel 1961), Domenico Alloro (MBVM nel 1943) Espedito Principe (MBVM nel 1948); sulla rotabile Rijeka-Ocevic Umberto Bianconi (MAVM nel 1943), a Xan Mesanovinica Antonio Paoloemilio (MAVM nel 1943) e Gino Pianigiani (Croce di guerra nel 1943); a Budva- Martinovic Celestino Nardi (MBVM nel 1950) e Guerrino Zacchiroli (Croce di guerra nel 1951) ed altri non risultati decorati. La Bandiera del Corpo Agenti di P.S. venne insignita della Medaglia di Bronzo al Valor Militare nell’anno 1949, Ministro dell’Interno Mario Scelba.-
    45. Il Corpo delle Guardie di P.S. viene costituito con il Decreto Legge Luogotenenziale nr. 365 del 2.11.1944, assorbendo il Corpo Agenti di P.S. già inquadrato nelle Forze Armate con D.L. 31.7.1943 nr.687 (Governo Badoglio).
    46. Nel nuovo Corpo, confluiscono parte della disciolta MVSN e le specialità della Milizia Ferroviaria, Stradale, Postale e di Frontiera, elementi dell’Esercito e della disciolta Polizia Repubblicana, la Polizia Africa Italiana (confluita il 9.3.1945), partecipanti a formazioni partigiane legalmente riconosciute, al C.L.N. ed alla Polizia Ausiliaria che aveva operato in appoggio alle forze alleate di liberazione.
    47. Un articolo comparso su Polizia Moderna del Maggio 1949 descrive con dovizia di particolari lo stato della Scuola di Via Guido Reni e le condizioni in cui venne realizzato il 1° Corso Allievi Guardie del Maggio-Novembre 1946.
    48. Storia del Sacrario in www.sacrariopoliziadistato.it
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“Da Sbirro a Investigatore” di Giulio Quintavalli
Un saggio da non perdere

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Dal luglio scorso la storiografia contemporanea sulla Polizia si è arricchita della pubblicazione dell’opera “Da Sbirro a Poliziotto” di Giulio Quintavalli. Un lavoro che non solo completa la recente pubblicazione della “Antologia del Manuale del funzionario di sicurezza pubblica e di polizia giudiziaria (1863-1912)” edita da Unicopli .nel 2015, ma che rilancia e stimola la ricerca verso il Corpo degli Agenti Investigativi e quello del Ruolo Specializzato dell’arma dei Carabinieri Reali, aree scarsamente o per nulla attenzionate ed indagate dagli studiosi. Il lavoro, infatti, analizza approfonditamente il periodo storico dal 1880 sino alla fine della Grande Guerra. Vi colloca e ricostruisce status e funzione sociale del poliziotto nel dibattito politico-amministrativo e nell’evoluzione dello stato liberale, lumeggiando, nella crudezza analitica dei dati riguardanti i profili endogeni del Corpo delle Guardie di Città, il significato e la portata dell’ingresso della polizia scientifica nel mondo delle investigazioni e soprattutto della prova del reato anche riguardo alla riforma del codice penale del 1913. La ricerca storiografica dell’autore, inoltre, si estende alla costituzione dell’Ufficio Centrale Investigativo ed alla figura del suo direttore Giovanni Gasti, all’Ufficio Centrale per la repressione dell’abigeato con quella di Augusto Battioni, alla formazione della polizia ferroviaria e di frontiera, all’introduzione dei servizi tecnici con gli albori delle prime intercettazioni telefoniche. Insomma, un’opera ricca di autenticità storica e capace di coniugare l’analiticità e la scientificità dei dati e dei riferimenti con una narrazione piana e piacevole.
Una pubblicazione significativa e di indiscusso rilievo storiografico che non può mancare nella biblioteca degli studiosi, dei cultori, degli appassionati o dei semplici curiosi interessati ad arricchire il proprio bagaglio di conoscenze storiche. Un saggio che non dovrebbe mancare nelle raccolte librarie dei giuristi e degli operatori del diritto, perché in essa si ritrova tutto il retroterra culturale e scientifico della transizione dalla prova indiziaria, a quel tempo prettamente logico-deduttiva e troppo spesso marcata dai pregiudizi antropologici e della condizione sociale del reo, alla prova processuale eticamente rigorosa in quanto espressione di inequivocabili dati scientifici, identificativi e di ricostruzione ambientale. In pratica ritroviamo nell’opera di Quintavalli i momenti di embrionale formazione di quei principi operativi e di quei valori etici che sono alla base dell’attività investigativa e processuale dell’oggi. Una nitida immagine di ciò che eravamo ieri per saper meglio indagare e conoscere la realtà attuale.
Non ci rimane pertanto che ringraziare l’Autore per aver voluto condividere ricerche, fatiche e conoscenze con i lettori, riconoscendogli soprattutto il merito di aver accomunato ad un’opera storicamente autentica le dinamiche dello stimolo alla riflessione ed alla prosecuzione del lavoro.

Avv. Guido Chessa


È pubblicato da Aviani & Aviani editori, 2017 (c/o Arti grafiche Fulvio srl), viale Tricesimo 184/7,33100 Udine; email: avianifulvio@gmail.com, www.avianieditori.com, tel.: 0432 884057  fax: 0432 479918.
280 pagine formato 22 x 29.3  cm.  80 immagini, oltre 900 note, appendice iconografia a colori, indice dei nomi, delle leggi, bibliografia e storiografia. Sul sito ww.avianieditori.com trovate le informazioni per l’acquisto.
Il Costo del Libro è di €. 32,00 ma per i soci ANPS è ridotto all’importo promozionale di €. 22,00.

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NESSUNA DECADENZA NELLA PREVIDENZA PUBBLICA

Un recente confronto avvenuto con un Collega direttamente interessato alla materia, ci ha sollecitato ad un più diffuso approfondimento giurisprudenziale sull’applicazione dell’istituto della decadenza in materia pensionistica del pubblico impiego.
 
Infatti, un atteggiamento fortemente prudenziale, legato ai vuoti normativi ed alle posizioni assunte dall’INPS, ci ha spinto a considerare l’applicabilità della decadenza triennale anche al Pubblico Impiego e con esso al Comparto Sicurezza.
 
I nuovi stimoli scaturiti da un confronto costruttivo, nell’assenza di giurisprudenza della Cassazione sul punto, ci ha portato ad una approfondita e diffusa ricerca nella giurisprudenza di merito, ove si sono rinvenute sentenze del Tribunale del Lavoro di Firenze e di Milano che statuiscono sulla inestensibilità per analogia della norma eccezionale di cui all’art. 47 DPR 639/70 nonché una sentenza della Corte dei Conti del Lazio, ove, invece, si esplicita chiaramente l’inapplicabilità dell’istituto della decadenza nel settore del Pubblico Impiego.
 
Queste sentenze, respingendo le eccezioni dell’INPS e di altri Enti e Casse Previdenziali, inducono a ritenere la sostenibilità in giudizio dell’inapplicabilità della decadenza triennale dall’azione giudiziaria per gli appartenenti al Pubblico Impiego oltre che per i Liberi Professionisti iscritti a Casse Autonome.
 
Ne consegue che, per il Comparto Sicurezza, ogni termine decadenziale sarebbe escluso, permanendo l’applicabilità della sola prescrizione quinquennale dei ratei pensionistici e ripristinandosi in tal modo una più estesa possibilità di promozione dei relativi eventuali contenziosi

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DECADENZA: FACCIAMO IL PUNTO

Per tutti coloro che riscontrino errori nella propria pensione, siano essi di calcolo o inerenti alla mancata applicazione di istituti previsti dalla normativa per gli appartenenti alle forze armate e comparto sicurezza quali, ad esempio, quelli di cui all’art. 54 TU 1092/1973 e all’art. 3, comma VII, D. Lgs 165/1997, occorre evidenziare quanto segue.
 
L’art. 47 del DPR 639/1970 così come modificato dal D.L. n. 98/2011 (Riforma Sacconi) convertito in Legge n. 111/2011, dispone che per l’adempimento di prestazioni riconosciute solo in parte, l’azione giudiziaria può essere proposta, a pena di decadenza, “entro il termine di tre anni decorrente dal riconoscimento parzialedella prestazione o dal pagamento della sorte”. Come chiarito dall’INPS con Circolare 31/07/2014 n. 95, il termine di decadenza triennale per proporre l’azione giudiziaria decorre dal giorno della ricezione, da parte dell’interessato, del provvedimento provvisorio di liquidazione del trattamento pensionistico o, laddove questo non sia disponibile, dal giorno di riscossione del primo rateo.
 
La norma suddetta è stata invocata dall’INPS in molteplici giudizi aventi ad oggetto richieste di ricalcolo delle prestazioni previdenziali e, verosimilmente, la stessa difesa verrà sollevata dall’INPS anche nel caso in cui siano proposti nuovi ricorsi per ottenere l’applicazione dell’art. 54 TU 1092/1973 o del beneficio di cui all’art. 3, comma VII, D. Lgs 165/1997.
 
Tuttavia alcuni arresti giurisprudenziali hanno escluso l’applicabilità dell’art. 47 del DPR 639/1970 con riferimento alla previdenza pubblica. In particolar modo è stato chiarito che la suddetta norma ha carattere eccezionale e, pertanto, non può essere applicata in modo estensivo al di fuori delle ipotesi per cui era stata originariamente prevista (quelle relative al contenzioso INPS per i dipendenti privati).
 
Dal momento che la normativa sostanziale che disciplina la previdenza pubblica (DPR 1092/1973) non prevede norme che sottopongano a termini di decadenza l’esercizio dell’azione giudiziaria, non potendo trovare applicazione analogica l’art. 47 del DPR 639/1970, in base all’orientamento giurisprudenziale attualmente vigente DEVE ESSERE ESCLUSA QUALUNQUE DECADENZA DALL’AZIONE GIUDIZIARIA NELLE CONTROVERSIE PREVIDENZIALI PUBBLICHE

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Riordino delle carriere militari e beneficio del “moltiplicatore” per i riformati dal 7/7/2017

Nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 143 del 22.06.2017, è stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 94 del 29.05.2017 intitolato “Disposizioni in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze armate, ai sensi dell’articolo 1, comma 5, secondo periodo, della legge 31 dicembre 2012, n. 244” entrato in vigore il 07.07.2017.
L’art. 10 comma 1 lett. aa) del suddetto decreto ha modificato l’art. 1865 del Codice dell’Ordinamento Militare che risulta così riformulato:Per il personale militare si applica l’articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n.165”.
Nella precedente stesura della norma invece si leggeva: “ Per il personale militare escluso dall’istituto dell’ausiliaria di cui all’art. 992, si applica l’articolo 3, comma 7, del D. Lgs. 30 aprile 1997 n. 165”. Una ulteriore modifica si registra anche nella rubrica dell’articolo che prima riportava “Trattamento di quiescenza del personale escluso dall’ausiliaria” e oggi è titolata “Trattamento di quiescenza del personale alternativo all’istituto dell’ausiliaria”.
L’art. 10, comma 2 dello stesso D. Lgs. 94/2017 è poi intervenuto sull’ultima parte dell’art. 3, comma 7 del D. Lgs. 165/1997 che nella sua formulazione attuale afferma: “Per il personale di cui all’articolo 1 escluso dall’applicazione dell’istituto dell’ausiliaria che cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età previsto dall’ordinamento di appartenenza e per il personale militare che non sia in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, il cui trattamento di pensione è liquidato in tutto o in parte con il sistema contributivo di cui alla legge 8 agosto 1995, n. 335, il montante individuale dei contributi è determinato con l’incremento di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio moltiplicata per l’aliquota di computo della pensione. Per il personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare e per il personale delle Forze armate il predetto incremento opera in alternativa al collocamento in ausiliaria, previa opzione dell’interessato.” È utile e opportuno ricordare che la precedente stesura della norma non conteneva alcun richiamo al “personale delle Forze armate”.
All’apparenza un insignificante cambiamento, nella sostanza questi interventi operati dal Governo in sede di esercizio della delega legislativa, hanno cambiato radicalmente la portata delle due norme.
Coloro che saranno riformati a partire dal 07.07.2017 SENZA aver raggiunto i limiti di età per la pensione non potranno dunque usufruire dell’incremento pari a 5 volte l’ultima base imponibile.
Peraltro alla luce dell’attuale formulazione dell’art. 3, comma 7 del D. Lgs 165/1997 pare che anche per questi ultimi, la concessione del beneficio sia correlata a una espressa richiesta.
A seguito delle modifiche sopra riportate, infatti, tutto il personale riformato delle Forze Armate, (Guardia di Finanza, Carabinieri, Esercito, Marina Militare) potrà beneficiare dell’istituto del “Moltiplicatore” di cui all’art. 3, comma 7 del D. Lgs 165/1997 solo se ha comunque raggiunto i limiti di età previsti dal proprio grado per andare in pensione ed è escluso dall’istituto dell’ausiliaria per inidoneità fisica o psichica.
ATTENZIONE: LE MODIFICHE ATTUATE DAL GOVERNO NEL GIUGNO SCORSO NON HANNO IN OGNI CASO EFFETTO RETROATTIVO- QUINDI PER TUTTI I MILITARI RIFORMATI PRIMA DEL 07.07.2017 OPERA LA NORMATIVA PRECEDENTE.
Ovvero le precedenti stesure dell’art. 1865 del codice dell’ordinamento militare e dell’art. 3, comma 7 del d.lgs 165/1997 RIMANGONO PIENAMENTE VALIDE PER I RIFORMATI PRIMA DEL 07.07.2017.-
L’intervento mirato del Governo di cui vi abbiamo riferito, indirettamente, sembra confermare la validità di quanto da noi sostenuto nel nostro precedente articolo (l’applicabilità ai militari riformati che non hanno raggiunto i limiti di età per la pensione del beneficio del moltiplicatore di cui all’art. 3, comma 7, D. Lgs 165/1997): infatti se il beneficio non fosse stato applicabile ai riformati a prescindere dal limite di età e dalla causa della riforma, non ci sarebbe stato alcun bisogno di abrogarlo almeno in parte.
L’intervento attuato dal Governo e sopra descritto, determina una evidente penalizzazione per i militari riformati a partire dal 07.07.2017 incidendo in senso deteriore sul loro trattamento di quiescenza. Tale intervento presenta a nostro avviso profili di illegittimità costituzionale di cui, vista l’importanza dell’argomento e la complessità giuridica della questione, vi parleremo in un altro articolo esplicativo di prossima pubblicazione.

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Applicazione del beneficio di cui all’art. 3, comma 7 D.Lgs 165/1997:
alcuni suggerimenti

A seguito dell’invio all’Inps di competenza della diffida (utilizzando e/o personalizzando l’apposito fac-simile da noi suggerito) ci avete segnalato che l’INPS, in alcune Regioni, ha risposto limitandosi a dichiarare di aver applicato le indicazioni fornite dal corpo di appartenenza.
Al fine di evitare un rimpallo di responsabilità da un ente all’altro, vi suggeriamo di inoltrare la diffida con raccomandata a.r. o a mezzo pec, sia alla vostra amministrazione di appartenenza, sia alla sede INPS competente per l’erogazione della Vostra pensione.
Qualora non pervenisse alcuna risposta o la risposta fosse negativa o non contenesse di fatto alcuna reale risposta alla Vostra richiesta, non resta che la strada del ricorso giudiziario da intraprendere innanzi alla Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale della Regione di residenza.
Vi consigliamo inoltre, qualora non ne foste già in possesso, di richiedere all’INPS o alla Vostra amministrazione di appartenenza, copia del Modello PA04 con domanda di accesso ai documenti amministrativi di cui alla L. 241/1990. Tale modello, unito alla determina della pensione costituisce infatti uno dei documenti essenziali per incardinare il ricorso.

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MILITARI RIFORMATI – SUGGERIMENTI OPERATIVI ANTERICORSO
NOTE NEGATIVE. STOP AL MOLTIPLICATORE PER RIFORMATI DAL 7/7/2017

Dal nostro articolo dello scorso 21.06.2017 dedicato all’istituto dell’ausiliaria e al beneficio compensativo di cui all’art. 3, comma 7 del D. Lgs 165/1997 (c.d “Moltiplicatore”) ci sono giunte molte richieste di chiarimenti e approfondimenti. Per aggiornarvi su quanto sta succedendo a livello nazionale e rispondere alle vostre domande abbiamo redatto un nuovo breve articolo che vi invitiamo a leggere.

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Una importante novità è intervenuta nella complessa materia che stiamo trattando: nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 143 del 22.06.2017, è stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 94 del 2017 intitolato “ Disposizioni in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze armate, ai sensi dell’articolo 1, comma 5, secondo periodo, della legge 31 dicembre 2012, n. 244” entrato in vigore il 07.07.2017.
Il Decreto 94/2017, che nell’intenzione del Legislatore doveva essere adottato solo al fine di attuare l’atteso riordino delle carriere, in realtà ha modificato anche l’art. 1865 del Codice dell’Ordinamento Militare e l’art. 3, comma 7 del D. Lgs 165/1997 con la conseguenza pratica di escludere l’applicazione del beneficio del Moltiplicatore a coloro che saranno riformati a partire dal 07.07.2017.
Per saperne di più vi invitiamo a leggere l’articolo.

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Ricalcolo Pensioni militari in applicazione Articolo 54 TU 1092/1973

Il personale militare che alla data del 31.12.1995, aveva maturato tra i 15 e i 18 anni di servizio utile, oggi alle soglie della pensione o già pensionato, si trova, a nostro avviso erroneamente, destinatario della normativa generale con l’applicazione dell’aliquota di cui all’art. 44 in luogo di quella prevista dall’art. 54 comma 1 del TU 1092/1973, con conseguente perdita di benefici economici che a seconda dei casi possono variare da € 150,00 sino ad € 250,00 mensili lorde.

 
Ciò comporta un’evidente penalizzazione a carico di questi pensionati e di coloro che sono prossimi alla pensione, in quanto potrebbero beneficiare dell’applicazione dell’aliquota al 44% anziché al 35%-

 

La problematica delle aliquote che si applicano alla retribuzione pensionabile dei militari è stata oggetto recentemente di accesi dibattiti che dal web sono giunti alle sedi Istituzionali e Giudiziarie grazie all’intervento solerte del Sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri Berti Fabio.-

 

La questione è attualmente in attesa di essere discussa innanzi alla Corte dei Conti Toscana-Giudice delle Pensioni-nel corso della prossima estate.-

Chi sono gli interessati:

  • - Militari arruolati nel periodo dal 1.1.1981 sino al 30.06.1983 che alla data del 31.12.1995 hanno compiuto più di 15 e meno di 18 anni di servizio utile (comprese le eventuali maggiorazioni).

  • - Gli appartenenti alle Forze di Polizia arruolati quali Guardie di PS fino al 25.06.1982.

Cosa si intende per servizio utile:

  • - Nel calcolo del periodo contributivo si ricorda, che oltre all’effettivo servizio, devono essere sempre considerate anche le maggiorazioni dei servizi di cui all’art 5 del dlgs. 165/1997 che comportano un aumento figurativo di 1 anno ulteriore ogni 5 anni di servizio, oltre alle valorizzazioni previste per i servizi effettuati in sedi disagiate quali quelle di frontiera terrestre, di imbarco o di aeronavigazione.-

Per ulteriori approfondimenti leggi l’articolo e scarica il modello di diffida all’Inps predisposto dallo Studio Legale Chessa.

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Documenti da scaricare

Diffida INPS Articolo 54
 

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Perequazione: La Corte Costituzionale ha deciso
Decreto Poletti O.K.- Naufragio dei ricorsi
Creiamo una filiera assistenziale?


Perequazione: La Corte Costituzionale ha deciso


Decreto Poletti O.K.- Naufragio dei ricorsi
Creiamo una filiera assistenziale?

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La Corte Costituzionale si pronunzia
sulla Perequazione con prima Udienza il 24.10.2017

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Perequazione pensioni e rimborsi. Considerazioni

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Perequazione: Facciamo il punto

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CONSIGLI AI "RITARDATARI"

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I Nove rinvii alla Corte Costituzionale

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La Corte Costituzionale si pronunzia
sulla Perequazione con prima Udienza il 24.10.2017

Fissata l’Udienza per il Giudizio di Costituzionalità il 24 Ottobre2017.
La ribellione dei pensionati al blocco della perequazione occorso con la Legge Fornero prima e con l’attuazione parziale della sentenza della Corte Cost. 70/2015 avvenuta con legge Poletti dopo (D.L. 65/2015 convertito nella L. 109/2015), ha portato alla presentazione di centinaia di migliaia di ricorsi innanzi alla magistratura sia ordinaria che pensionistica.
Le doglianze dei ricorrenti che hanno investito i profili di incostituzionalità presenti anche nel DL 65/2015 e nella Legge di conversione 109/2015 , si sono incentrati sulla violazione dei principi di ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità, della irretroattività della legge di attuazione, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo riguardo ai principi della certezza del diritto e del legittimo affidamento.
Tali questioni di legittimità costituzionale, prospettate sia innanzi ai Tribunali che alle Corti dei Conti Regionali, sono state recepite dai giudici di primo grado che hanno ritenuto in nove circostanze (Tribunali Sez. Lavoro di Palermo, Brescia,Milano, Napoli, Genova, Torino, Cuneo e Corte dei Conti Sez. regionali Emilia Romagna e Marche), assumendo ordinanze di “non manifesta infondatezza”, di rimettere gli atti alla Corte Costituzionale per un nuovo giudizio che investe la disciplina della perequazione come attuata dal DL 65/2015 convertito in L.109/2015.
Inoltre, in tutti gli altri giudizi si è consolidato l’orientamento dei giudici ordinari a disporre o per lunghi rinvii della trattazione o per la sospensione del giudizio in attesa della decisione della Corte.
La vertenza risultata rubricata presso la Corte al N° 243/2016 Reg. Ordin.(Pubblicata su G.U. nr.48 del 30.11.2016) e riguardante la questione di Legittimità Costituzionale sollevata dal Tribunale del Lavoro di
Genova in data 7 giugno è stata anche calendarizzata con la fissazione dell’Udienza del prossimo 24 Ottobre 2017 per la sua trattazione. A questo punto dovrà essere disposta la riunione a tale procedimento di tutte le altre otto questioni di legittimità rimesse, in modo tale che la Corte Costituzionale abbia a trattare, in un unico contesto giudiziario, tutti i vari profili di incostituzionalità della legge sottoposta al suo vaglio.
La procedura descritta verrà ad esaurirsi nell’arco dei prossimi mesi, per cui si ipotizza che il Giudizio di Costituzionalità arriverà a sentenza entro la fine del 2017 al massimo i primi mesi del 2018.
Difficile, è pronosticare quelli che saranno gli esiti del giudizio che tanti attendono con ansia non tanto per gli ipotetici arretrati quanto per il giusto adeguamento pensionistico a cui sono stati parzialmente o per l’intero penalizzati. Infatti, le note criticità del Bilancio dell’INPS in uno con i vincoli europeistici cui è soggetto lo Stato, non permettono di prefigurare quella che sarà la decisione della Corte Costituzionale e soprattutto se al suo interno prevarrà l’orientamento politico o quello più rigorosamente giuridico. Non ci rimane quindi che attendere quella che sarà la sua decisione.
Per tutti coloro che, rientranti nelle fasce penalizzate dalla legge, a tutt’oggi non hanno fatto nulla, si consiglia comunque di inoltrare per R.R.R. atto di diffida all’INPS ( lo potete trovare sul sito web www.anpsarezzo.it) con la richiesta di perequazione della propria pensione conservando copia della raccomandata con le relative ricevute ed eventuale risposta dell’INPS. Con tale attività il pensionato, in caso di esito favorevole del giudizio di costituzionalità, interrompe la prescrizione perdendo solo alcuni mesi di arretrati, ma salvaguarda per intero il proprio diritto alla rivalutazione pensionistica per il futuro.

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XIV Anniversario commemorazione Emanuele Petri
Incontro con il Capo della Polizia

Commemeorazione Emanuele Petri Incontro tra i Delegati ANPS Arezzo con in testa il Presidente Avvocato Guido Chessa ed il Capo della Polizia di Stato Prefetto Franco Gabrielli

In occasione della celebrazione del XIV anniversario della morte del Sovrintendente Capo della Polizia di Stato Emanuele Petri, Medaglia D’oro al Valor Civile, il Capo della Polizia S.E. Franco Gabrielli è venuto in terra d’Arezzo al fine di onorare la memoria del caduto , incontrandosi con i familiari, con le autorità e la popolazione di Castiglion Fiorentino di cui la Polizia di Stato ha la Cittadinanza Onoraria.-
La mattina del 2 marzo verso le ore 11,30, nella piazzetta della Stazione Ferroviaria di Castiglion Fiorentino intitolata ad Emanuele Petri, si sono raccolti una rappresentanza dell’ANPS e tutte le più importanti figure istituzionali e soprattutto chi l’aveva conosciuto o ne aveva condiviso il servizio attivo. Come lo scorso anno, una mattinata soleggiata ha riscaldato i partecipanti e la composta presenza di una scolaresca di Castiglion Fiorentino che ha accolto l’arrivo di Alma, la vedova di Petri, assieme al figlio poliziotto Angelo.
In un clima di partecipata solennità due operatori della Polizia Ferroviaria, specialità di appartenenza di Emanuele, hanno deposto una corona di alloro sul cippo posto all’ingresso della stazione ferroviaria. Sulle note del silenzio, nella commozione dei molti presenti, “l’immagine di Lele ” ha campeggiato ancora sul filo del ricordo e della memoria. Hanno preso la parola brevemente il Sindaco di Castiglion Fiorentino Mario Agnelli ed il Questore Dr. Bruno Failla che si sono soffermati sulla figura di Emanuele , sul suo impegno civile nel volontariato e nel servizio di polizia, sui valori della solidarietà e del senso del dovere praticati nell’agire quotidiano. Il ritratto di un uomo comune, che, padre, marito e poliziotto ci ha lasciato, quale testimone del suo passaggio terreno, l’esempio di quella nitida normalità che è la sola vera forza dei giusti. Dopo la breve cerimonia, contrassegnata dall’intervento degli scolari e del sindaco Junior , quale espressione di un germe valoriale che continua a dare i suoi frutti, Il Capo della Polizia dopo un breve intervento si è ritirato in intimità con i familiari di Petri per il pranzo.

commemorazione Emanuele Petri Discorso del Capodella Polizia di Stato Franco Gabrielli

Nella prima mattinata, invece, il S.E. Franco Gabrielli, ha incontrato nella Sala Petri della Questura il personale ed una rappresentanza consiliare dell’ANPS. Introdotto brevemente dal Questore Dr. Failla, il Capo della Polizia ha parlato lungamente sulla situazione della sicurezza in Italia, intrattenendosi sulle iniziative governative che non permettono più interventi mirati in favore della Polizia se non all’interno del comparto complessivo della sicurezza. Ha spiegato come la proiezione del turn over del personale dal 2017 sino al 2030 preveda il progressivo pensionamento di circa 40.000 poliziotti che andranno sostituiti da almeno altrettanti nuovi arrivi.- Di qui l’esigenza non solo di coprire i vuoti che man mano verranno a crearsi, ma anche la necessità che venga consolidato il senso di appartenenza all’Istituzione e che cresca in tutti l’orgoglio per il servizio prestato. Al costante impegno per l’affermazione della legalità, la salvaguardia della sicurezza sociale e per la tutela della libera convivenza, accompagnato dallo spiccato senso del dovere e dai rischi che spesso il servizio comporta, ormai divenuti espressione di una professionalità operativa che trova esplicito riconoscimento in larghissimi strati della collettività, deve aggiungersi una solida immagine pubblica dell’Istituzione. E tale processo di consolidamento passa attraverso l’azione responsabile di ciascuno degli operatori ed anche attraverso una responsabile attività rivendicativa giustamente esercitata dalle rappresentanze sindacali. Insomma, onde evitare ogni possibile forma di marginalizzazione dell’Istituzione, in tutti gli operatori deve essere coltivato il rispetto ed il culto dell’appartenenza come stimolo e guida dell’agire quotidiano.-
Dopo il lungo incontro e le foto di rito, il Capo ci ha salutato per raggiungere Castiglion Fiorentino. Al di là dei saluti cordialmente affettuosi, ci è rimasta la profonda sensazione di aver incontrato un personaggio capace di coniugare una grande competenza con idee molto chiare sul futuro che ci attende. Un vero manager pienamente al passo coi tempi, un profondo conoscitore dei limiti e dei difetti che l’Istituzione ancora accusa, un portatore della positiva consapevolezza della necessità di richiamare tutti gli uomini che la compongono al contributo personale. Vedendolo lasciare la Questura di Arezzo mi sono augurato che rimanga a lungo il nostro Capo perché la sua azione, determinata e lucida, porterà certo positivi cambiamenti alla Polizia ed ai suoi uomini.

Il Presidente della Sezione

Avv. Guido Chessa

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Perequazione: Facciamo il punto

Perequazione Pensioni e Rimborsi.

Per i ritardatari: La Prescrizione corre…..
Fermala! Fai la Diffida all’Inps

Pensionati non lasciate che il tempo eroda la vostra pensione e i vostri diritti, dal 1 gennaio 2017 è iniziata a maturare la prescrizione quinquiennale, ogni mese che passa senza aver fatto la diffida all’Inps è un mese in meno di arretrati.
L’aumento mensile della pensione decorre dal 1 gennaio 2012, per l’applicazione dell’istituto della prescrizione i 5 anni iniziano a decorrere a ritroso proprio dal 1 gennaio 2017, pertanto chi ad oggi non ha inviato la diffida all’Inps ha perso già i primi 5 mesi di arretrati del 2012!
È importante ricordare che un’eventuale statuizione positiva da parte della Corte Costituzionale in merito alle ben 9 questioni di legittimità sollevate sul c.d. Bonus Poletti DL 65/2015 conv. In legge 109/2015, esplicherà i suoi effetti positivi solo nei confronti di quei pensionati che hanno tutelato i propri diritti interrompendo la prescrizione.
Se ancora non hai interrotto la prescrizione, sei ancora in tempo ad inviare la diffida all’Inps, scarica il nostro modulo e invia la raccomandata alla sede Inps del tuo luogo di residenza.-
Il modulo dovrà essere compilato in ogni sua parte con i propri dati e con l’indicazione del numero di iscrizione della pensione e spedito con raccomandata con ricevuta di ritorno, avendo cura di conservare la copia del testo inviato e gli avvisi di spedizione e di ricezione.-
Con la spedizione della diffida, l’Inps non provvederà ad alcun pagamento e con molta probabilità risponderà di aver già provveduto ad erogare il Rimborso una tantum nel rateo di pensione dell’agosto 2015 o di non dover provvedere ad alcun rimborso per i titolari di pensione superiore alle 6 volte il trattamento minimo, ma con la raccomandata avrai interrotto la prescrizione e messo al sicuro il tuo diritto agli arretrati residui.

 

Notizie ai Ricorrenti e non solo:

Dalla nostra esperienza in concreto, l’orientamento attuale delle Corti dei Conti adite ( Firenze per la Toscana e Bologna per l’Emilia Romagna) è quello di sospendere i giudizi in attesa della pronuncia
della Corte Costituzionale, mentre quello dei Tribunali è di effettuare lunghi rinvii delle udienze in attesa sempre della pronuncia della Corte Costituzionale.-
È molto importante che le Autorità Giudiziarie adite non provvedano immediatamente in primo grado ma attendano la decisione della Corte Costituzionale, ciò sta a significare che ritengono di decidere solo all’esito della pronuncia di legittimità.
Molte altre udienze per i ricorsi presentati dal nostro Studio Legale, sono state già fissate e debbono tenersi nei prossimi mesi (6 e 13 giugno- 11 e 20 luglio- 12 e 28 settembre- 4 e 17 ottobre- 6 dicembre) e altri ricorsi sono in corso di deposito.

Se ancora non hai aderito al ricorso
sei ancora in tempo:
accedi alla modulistica.


 

Avvocato Guido Chessa
Avvocato Chiara Chessa


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Assemblea dei Presidenti delle Sezioni toscane

Sabato 8 aprile 2017, convocata dal delegato regionale Guido Chessa su disposizione della Presidenza Nazionale, si è riunita presso la sede ANPS di Firenze l’Assemblea dei Presidenti delle Sezioni toscane.

Assemblea dei Presidenti delle Sezioni toscane - Aprile 2017

Si riporta qui di seguito il Verbale Assembleare
contenente in sintesi le varie tematiche trattate.

Associazione Nazionale della Polizia di Stato Sezioni della Toscana
(Già Ente Morale per decreto Presidenziale nr.820 del 7.10.70, Legge 1.4.1981 nr. 121 – 101)

VERBALE ASSEMBLEA REGIONALE

DEL 8 Aprile 2017

 

L’anno 2017 il giorno 08 del mese di Aprile, alle ore 9,00, presso la Sede ANPS di Firenze in Via Fausto Dionisi nr. 4 all’interno della Caserma Fadini, ritualmente convocata con urgenza attraverso Mail del 1 aprile u.s. dal Delegato Regionale Guido Chessa, si è riunita l’Assemblea dei Presidenti di Sezione della Regione Toscana, per trattare il seguente Ordine del Giorno:
1°) Raduno Nazionale Organizzazione e Contributi;
2°) Informativa su proposte per il programma del Cinquantennale;
3°) Informazioni sui ricorsi per la perequazione;
4°) Problematiche pensionistiche in corso
4°) Varie ed Eventuali.

Sono presenti:

Pres. Sergio Tinti, Curtò Giuseppe e Giovanni Siano (Sez.Firenze), Pres. Chessa Guido (Sez. Arezzo), Pres. Corsetti Mirto,D’Apolito Stefano e Orlando Nazzareno (Sez. Grosseto), Pres. Bruno Antonino (Sez.Massa C.); Vice.Pres. Salvatore Ianni (Sez. Montecatini); Pres. Pinelli Ciro (Sez.Pisa); Pres. Pace Calogero Cacia Pietro e Leone Frugerio (Sez.Pontedera); Pres. Scipioni Renzo e Bruti Ettore (Sez.Pistoia); Roviello Vincenzo e Beccia Nicola (Sez.Prato); Pres. De Carlo Pasquale e Pompeo Pomponio (Sez. Lucca) Vice Pres. Carmelo Giarratana, Battisti Stefano, Calcatelli Gioacchino e Ventroni Bruno (Sez. Livorno), unica assente la Sezione di Siena.
Assume la presidenza dell’Assemblea il Delegato Regionale e Cons. Naz. Guido Chessa coadiuvato dal Presidente di Firenze Sergio Tinti, il quale apre formalmente la riunione ringraziando tutti i presenti per la partecipazione quasi totalitaria dei rappresentanti provinciali, testimonianza di come la Regione Toscana sia viva e partecipe dei destini associativi e di come il tessuto dei presidenti di sezione non perda occasione per essere attivo protagonista delle iniziative di tutela e di assistenza degli associati. Passa quindi la parola al Delegato Regionale Chessa per la trattazione dei vari punti posti all’O.del G.

Trattando il 1° punto posto all’O. del G., i l Delegato Regionale comunica che la convocazione dell’Assemblea Regionale è stata sollecitata dalla Presidenza Nazionale al fine di stimolare tutte le sezioni alla partecipazione al prossimo Raduno Nazionale che si svolgerà in Bari nei giorni 22, 23 e 24 settembre con sfilamento il giorno la Domenica 24. Per la Toscana è stato stabilito un contributo del Nazionale pari ad €. 400,00 per ogni pulman.
Fa presente che l’annullamento del Raduno originariamente previsto in Catania ha creato problemi organizzativi comunque ha invitato tutti i Presidenti di Sezione a profondere il massimo impegno per assicurare un congrua partecipazione degli associati toscani . Ha informato che il Raduno prevederà il consueto concerto della Banda della Polizia di Stato e l’organizzazione di un convegno che fissi il punto della situazione a due anni dalla promulgazione della legge sull’Omicidio Stradale.
Nel prendere atto del programma di massima, oggetto anche di una circolare dell’Ufficio di Presidenza Nazionale, ha invitato i Presidenti ad assicurare il loro massimo impegno.

Trattando il 2° punto posto all’O. del G , il Delegato fa presente che nella sua qualità di Consigliere Nazionale e di Delegato Regionale, ha già comunicato a tutti i Consiglieri Nazionali ed all’Ufficio di Presidenza le proposte di programma per il Cinquantennale della fondazione dell’ANPS che cade il 30.09.2018. Informa quindi i Presidenti di aver previsto una Visita con Labari di tutti i Presidenti di Sezione presso il Sacrario della Polizia di Stato per onorare i Nostri Caduti, quindi , nel pomeriggio della stessa giornata un Convegno sul tema ” Storiografia della Polizia. Quale futuro” alla cui partecipazione verrebbero invitati non solo l’Ufficio Storico, ma il mondo universitario della ricerca, ed i più accreditati cultori della materia sia dell’ANPS che della società civile. Ha proposto inoltre una manifestazione pubblica da svolgersi all’Altare della Patria con il Raduno delle Bandiere di tutte le Sezioni, la presenza di reparti e di macchine storiche della Polizia, manifestazione che si spera abbia la presenza oltre che del Capo della Polizia anche del ministro dell’Interno. Fa presente che il prospettato programma è già stato integrato da alcuni Consiglieri con una Visita in Sala Nervi al Papa riservata in gran parte all’ANPS ed ai familiari dei soci, un annullo filatelico e la realizzazione di una medaglia ricordo.

Trattando il 3° punto posto all’O. del G. , la cui discussione è cominciata dopo brevissima pausa, il delegato Regionale ha ricordato di aver già inviato tutte le informative complete riguardanti lo stato dei ricorsi avanzati dalle varie Sezioni in materia di “Blocco Fornero e Legge Poletti” riguardo la perequazione delle pensioni, facendo presente che il 12.04.2017 innanzi alla Sezione Regionale della Corte dei conti Toscana verranno trattati i ricorsi di Grosseto, Massa, Prato, Pisa e Firenze, i quali, fatti salvi particolari eccezioni dell’INPS, saranno destinati alla sospensione in attesa della Sentenza della Corte Costituzionale. Ricorda ai Presidenti, infatti, che numerose sono state le Ordinanze di sospensione dei giudizi in quanto sono pendenti ben 9 Ordinanze di non manifesta infondatezza della Legge 109/2015 in riferimento alle quali si prevede nel corso dell’anno la relativa pronunzia del giudice delle Leggi. Ne consegue che la definizione della vertenza avverrà in funzione della tipologia di decisione che la Corte Costituzionale verrà ad assumere .

Trattando il 4° punto posto all’O. del G. il Delegato informa i presidenti che oltre alla vertenza in materia perequativa, sono incorso studi ed approfondimenti per definire con esattezza le decorrenze del termine decadenziale triennale fissato dalla Legge Fornero a carico dei pensionati e dei pensionandi in ipotesi di errori sui calcoli pensionistici, problematiche su cui si sta vagliando l’opportunità della creazione di una piattaforma digitale di verifica dei calcoli .
Inoltre ha dato notizia che è seguita con attenzione la controversia innanzi alla corte dei Conti Toscana, in materia di applicazione dell’Art.54 del DPR 1090/73 riguardante l’applicazione dell’aliquota del 44% sulla base pensionabile anziché di quella applicata dall’INPS del 35% , per la quale è stata fissata udienza il 12.04.2017. E’ seguita ,inoltre, la problematica riguardante il mancato calcolo degli assegni di funzione ed altri benefici per chi è andato in pensione sotto il regime di sospensione della contrattazione collettiva occorso negli anni 2011-2014. Di tutte le problematiche prospettate,il Delegato si riserva di dare analitiche informazioni un volta fissati canoni e principi per instaurare eventuali contenziosi .
Non essendovi altro da trattare fra gli argomenti posti all’O. del G. e fra le Varie ed Eventuali, la riunione viene chiusa alle ore 12,30 circa.

Letto confermato e sottoscritto

F.to Il Segretario Dr. Sergio Tinti

Il Delegato Regionale
F.to Avv. Guido Chessa

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“La Befana della Polizia” 2017

Il 6 gennaio 2017, per la prima volta nei suoi 45 anni di vita, la Sezione ANPS di Arezzo ha inteso celebrare il connubio del pranzo sociale di fine anno con una Festa della Befana arricchita dalla partecipazione ed esibizione di gruppi sportivi giovanili.
L’iniziativa, ideata ed organizzata con ammirabile tenacia dal Segretario Ireneo Santimone , è stata concepita quale momento di incontro fra bambini ed anziani e quale espressione di una continuità esistenziale vissuta nel quadro della tradizione valoriale propria dell’Associazione di Polizia e del mondo dello sport.
Così, in una giornata di gioia e spensieratezza, l’incontro fra giovani ed anziani, fra personale in servizio e quello in quiescenza, fra le famiglie degli uni e degli altri, fra le organizzazioni sportive ed i loro giovani atleti, ha arricchito di nuovi significati quel sentimento di appartenenza che il Questore Vicario Dr.ssa Carla Canonico ha colto ed esaltato nel suo incisivo intervento. In questo clima, lo scambio reciproco di doni ed attestati fra giovani ed ultranovantenni, la gratificante presenza del Capo di Gabinetto Dr. Maurizio Liberatori e della Dr.ssa Menna Giuseppa e la partecipata presenza di un pubblico sensibile ed entusiasta, ha reso tangibile il segnale di reale continuità fra il mondo operativo dei genitori poliziotti e quello di chi, esaurito il proprio impegno, ne serba integri e ne coltiva i principi valoriali ed ideali.
A tutto ciò deve aggiungersi il messaggio trasmesso dalle associazioni sportive dilettantistiche legate al gruppo sportivo ANPS “Il Fortilizio” quali il “ Circolo Schermistico Aretino A.S.D.” e l’ ASD “Hombu-Dojo” di Arezzo, Pres. A. Corrias, quest’ultimo virtuosamente impegnato a portare lo sport nel mondo della disabilità. Con la loro presenza e le loro esibizioni, si è esteso il connubio ai valori aggiunti sportivi e soprattutto a quelli della solidarietà, arricchendo di sentimenti ed emozionalità una giornata di festa veramente diversa e speciale.
E poi la festa nell’Auditorium dell’Hotel Minerva, in un ambiente caratterizzato dalla presenza discreta delle nostre bandiere tricolori e dai tanti palloncini multicolori che ne hanno adornato lo spazio, in una vivace coreografia che ne ha contrassegnato tutti i suoi momenti ludici, gai o solenni attraverso l’attento e qualificato lavoro di due “giganti”. Uno, Ireneo Santimone , che non ha mai voluto abbandonare il dietro le quinte da dove ha organizzato e scandito i tempi del lungo e complesso programma, e l’altro, il Vice Presidente Felice Addonizio che ha arricchito, vivacizzato e legato , con garbo e simpatia, i vari momenti della presentazione di tutta l’iniziativa. E ancora l’opera del noto illusionista Massimo Cocchi, che ci ha meravigliato e stupito con i suoi originali giochi di prestigio inframezzati dalla presentazione delle varie premiazioni e da simpatici dialoghi con il suo alter ego Addonizio.
L’ANPS è oggi orgogliosa di aver offerto al proprio ambiente di appartenenza una giornata così significativa e così riuscita, tanto da ricevere una pluralità di passaggi nella rubrica televisiva di Teletruria “Focus” e di avere un’ampia cronaca sul Corriere di Arezzo . Inoltre si ringraziano tutte le aziende che, percependo il significato dell’iniziativa, hanno voluto contribuire economicamente alla sua realizzazione e che ricordiamo essere L’Accenti Srl, Quinti Srl, Italcatene Srl e Del Corto pietre preziose Srl.
Un ringraziamento particolarmente sentito và da parte di tutta l’Associazione al suo Segretario, per l’incredibile impegno profuso sia nell’organizzazione che nel coinvolgimento del Gruppi Sportivi, nonché a chi si è impegnato a vario titolo a favorire la riuscita dell’iniziativa come il Socio Grassini Gino, il Vice Presidente Questore Felice Addonizio, il Consigliere De Rosa Gaetano.

il Presidente di Sezione
Avv. Guido Chessa


Leggi l’Articolo uscito sul “Corriere Aretino”

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La Messa di Natale e l’incontro con il Questore ed i Funzionari

Presso la sala Petri della locale Questura, durante la Santa messa, celebrata dal nuovo Assistente Spirituale Don Simone Imperioso, si è tentata questa mattina la Santa Messa, durante la quale ci siamo scambiati gli auguri per le prossime festività Natalizie.
Alla stessa oltre il Questore, erano presenti tutti i funzionari della Questura e quelli dei 2 Commissariati, Montevarchi e Sansepolcro, il dirigente della Polstrada di Arezzo e numerosi colleghi. Al termine della cerimonia Religiosa, vi è stato un momento di piccolo convivio.

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Un amico è venuto a Mancare

In data 19 c.m. è deceduto il collega e Socio di questo Sodalizio, Nazzareno Bartoccetti, già appuntato del disciolto Corpo delle guardie di Pubblica Sicurezza, i funerali si terranno il giorno 21.12.2016, alle ore 10,30 presso la chiesa di San Marco (AR).

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Convenzioni per gli Associati ANPS Arezzo

 
  1. AGENZIA VIAGGI PENSIERO STUPENDO
    Via Romana 132/a Arezzo
    tel 0575 908523 / cell 3333444699

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  2. AVVOCATO CHESSA CHIARA
    Viale Michelangelo 26 Arezzo, 0575/27351
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  7. DI GORGA
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    Via Giusti Giuseppe 11/b Arezzo
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  11. HOTEL BOSCO VERDE
    Via Nazionale 8/10 Badia Prataglia Poppi (AR)
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    Via Santa Chiara 6/8 Cattolica (RN) – tel 0541 962168 fax 0541 967467

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  13. LA BOTTEGA DEI MESTIERI
    Via Lorenzetti 28 Arezzo cell 3498614183

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  14. LA CAPANNA DI LIGNANO
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    Viale Michelangelo 112 Arezzo
    tel 0575 370646

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  16. OFFICINA DELLA PIZZA
    Viale Michelangelo 132 Arezzo
    cell 3398497310

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  17. PADRONATO UNSIC
    Corso Italia 233 Arezzo tel – 0575 299733

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  18. PELLETS LEGNO
    Località Riolo Monterchi (AR) tel 0575 708803

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  19. PITTAROSSO
    Centro Commerciale “Fabbri” Via Romana 13 Arezzo
    tel 0575 908009

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  20. SAPRA
    Via Molinara 33 Arezzo
    tel 0575 323768

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  21. SKYTEL
    Via Fiorentina 218a / 220 Arezzo
    tel 0575 984906 fax 980326

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  22. TENUTA DI FRASSINETO
    Piazza J.F Kennedy 3 Ravenna
    tel 0544 37078

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  23. TRIANGOLO VERDE
    Via Campo Romano 8 Mercatale V.no Bucine (AR)
    cell 3393652165

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  24. CHIMERA BUS
    Via Antonio Pizzuto 10 Arezzo cell 3332616096 / 3356599484

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  25. DR.SSA MONICA PAPINI NEUROPSICOLOGA
    Via XXV Aprole 34 Arezzo
    cell 3351304625

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  26. DR.SSA SARA BORRI PSICOLOGA
    Via T Cardinali 7 Ponticino (AR)
    cell 3478255326

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  27. FOTO OTTICA GIOVANNI BAGAGLIA
    Viale Michelangelo 136/1 Arezzo
    tel 0575 371625

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  28. NATUROPATA ROTELLINI RENATO
    Via G Montale 23 Arezzo Tel 0575 911500

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  29. STUDIO FISEOTERAPICO
    Località Cozzano (c/o Centro Comm.le Aurora) Castiglion F.no (AR) tel 0575 1788834

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  30. STUDIO MEDICI DEL VECCHIO
    Via Chiarini 71f Arezzo
    tel 0575 907285

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Il 2° Reparto Celere di Padova di Gianmarco Calore

www.polizianellastoria.it/forum/index.php

Tratto dal Forum del sito polizianellastoria.it , palestra di libero dibattito sulla storia della Polizia e sulle problematiche attuali che vive l’istituzione, offriamo ai lettori questo articolo di Calore che ripercorre le vicende del più celebre, se non il più importante, Reparto Mobile della Polizia di Stato. Si tratta di un breve elaborato che, caratterizzato da una narrazione appassionata e tipica di chi ne ha fatto parte e si è formato alla sua scuola, descrive il percorso storico del Reparto “Celere” padovano spesso protagonista nelle operazioni di ordine pubblico, di soccorso alle popolazioni colpite da calamità e nello sport con le non meno note Fiamme Oro. L’opera, che per volontà dell’autore assume carattere divulgativo ed informativo, fornisce al lettore un’immagine quasi a tutto tondo dei più importanti interventi di un Reparto che ha contribuito con il suo operato, non sempre scevro da critiche o rilievi, a costruire la tradizione della polizia scrivendo, per alcuni profili, anche la storia del nostro paese. Unico appunto, anche al fine di evitare un ingiusto giudizio autocelebrativo , è la mancata trattazione della significativa evoluzione che la gestione dell’Ordine Pubblico ha avuto dopo le note vicende del G8 del 2001. Le nuove “regole di ingaggio” , la nuova mentalità che l’operatore di polizia sta sempre più acquisendo, la più oculata e mirata gestione della piazza all’interno delle regole democratiche e dei valori costituzionali. Tematiche abbondantemente e diffusamente trattate nel Forum di Polizianellastoria ed ancora oggetto di acceso dibattito politico-sociale.- Per il resto, l’articolo si legge tutto d’un fiato in pochi minuti, dalla fondazione del 2° Reparto quale costola del 5° Reparto Celere di Vicenza con la figura indimenticabile di Gaetano Genco, alle imprese sportive delle Fiamme Oro ed al caso Margherito; dal periodo carbonaro delle rivendicazioni sindacali ai gravi fatti di Genova ed alla formazione dei Baschi Bleu. Il tutto arricchito dalle foto storiche di Manigrasso vero reporter storico del Reparto e dalla collaborazione di Vincenzo Marangione competente ed appassionato storico della Polizia. Un lavoro firmato da Calore ma frutto di quella sinergica ed entusiastica collaborazione fra appassionati a cui va riconosciuto l’impegno e l’inguaribile senso di appartenenza. Un frammento di memoria che ne alimenta il culto e l’insegnamento. Un momento di verità che narrando da dove veniamo contribuisce a segnare la strada dove andiamo.

Guido Chessa

"Il 2° Reparto Celere di Padova"

Di Gianmarco Calore
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La Storia della Polizia italiana di Gianmarco Calore

Presentazione dell’Opera e motivi della pubblicazione


Abbiamo richiesto all’Assistente Capo Gianmarco Calore, ricevendone incondizionata disponibilità ed assenso, l’autorizzazione alla pubblicazione sul nostro sito sezionale dell’ultima stesura della sua opera divulgativa “Polizia nella Storia”. Inoltre, abbiamo ottenuto dall’autore che il testo del lavoro, pur essendo coperto da copyright, venga pubblicato in PDF scaricabile, in modo tale che, in formato cartaceo o su supporto telematico, possa entrare a far parte delle dotazioni storiografiche di riferimento che ciascuna delle 172 Sezioni ANPS dovrebbe avere. L’iniziativa, infatti, lungi dall’essere fine a se stessa o ad usum delphini, si colloca all’interno di un più ampio ed ambizioso programma teso a costruire e raccogliere progressivamente, anche attraverso gli studi, le ricerche ed i lavori divulgativi sul Medagliere e sul Sacrario della Polizia di Stato, una narrativa di carattere storico che contribuisca ad alimentare e far crescere presso ogni Sezione il “Culto della Memoria”.
A tale proposito si ritengono maturi i tempi a che la Memoria Storica delle Tradizioni della Polizia ed il culto dei suoi Caduti, si spinga ben al di là dei richiami occasionali ed a volte retorici riservati dagli oratori nei rituali momenti celebrativi. E’ necessario, infatti, e ne esistono ormai tutti i presupposti costituiti dalla pubblicistica e da iniziative mirate, che “il Culto” assuma le vesti più significative e diffuse di una autentica ed onesta “Cultura della Memoria”. Così, in calce alla stesura dell’attuale presentazione, abbiamo riportato una breve bibliografia delle pubblicazioni in materia di Polizia e della sua storia, non solo per collocare l’opera di Calore nel più ampio contesto storico-letterario in materia ma anche perché le Sezioni più intraprendenti ed i soci più appassionati possano fruire di alcuni testi di riferimento per gli approfondimenti ritenuti necessari. Non si tratta, quindi, di vestire gli abiti degli “storici qualificati” che ambiscono al ruolo di coprotagonisti nel mondo storiografico di settore. Ma al contrario, in una percezione realistica consona al proprio ruolo, si tratta più semplicemente di conservare le modeste vesti di appassionati narratori e quelle di convinti propalatori di una progettualità che cerca di rendere la Memoria dell’Istituzione e dei suoi uomini sempre più palpabile e presente nella quotidianità operativa. In questa prospettiva, quindi, la pubblicazione che presentiamo al lettore si pone solo come un importante frammento di una più ampia antologia narrativa, proposta al corpo sociale per accrescerne e sedimentarne la formazione storico-culturale di base. Un modo per stimolare dal basso, dalla periferia, gli organismi nazionali dell’ANPS verso il superamento di quella interpretazione ancora ancillare della funzione del Sodalizio. Un modo per sostenere l’Associazione nell’esercizio del suo rilevante ruolo istituzionale, quale reale e concreta coprotagonista di un compiuto processo di emersione dell’identità storica della Pubblica Sicurezza e dei suoi uomini.

* * *

Ho incontrato casualmente L’Assistente Capo Giammarco Calore verso la metà dicembre del 2012, quando, nelle mie navigazioni notturne nella rete , ho incrociato il “suo” sito www.polizianellastoria.it. Ricordo che quel giorno, ero rientrato da Massa assieme all’amico Sergio Tinti, presidente della Sezione fiorentina ed appassionato cultore di storia della polizia, e che durante il viaggio di rientro parlammo a lungo delle potenzialità che la telematica e la rete internet avrebbero potuto offrire alle finalità istituzionali di una associazione come l’ANPS. Le ricerche notturne sulla rete e l’incontro casuale con Calore sono stati la conseguenza diretta di quella chiacchierata ed un po’ anche il segno del destino. Infatti, per alcuni giorni ho letto con attenzione tutte le pagine storiche del sito, arrivando a condividerne finalità, impianto e tematiche ed apprezzandone il rigore delle ricerche, le metodologie applicate e soprattutto l’onestà intellettuale dei vari protagonisti in quanto spoglia da ogni forma di presuntuoso velleitarismo. Così mi sono iscritto al suo Forum http://www.polizianellastoria.it/forum/index.php dove ho proposto il Topik “ Cosa è l’Anps? Che finalità ha? Come la vedete?” che ad oggi ha visto oltre 8.700 visite. Fisiologico, poi, fra appassionati della stessa materia, incontrarsi, conoscersi ed intavolare un periodico rapporto personale via mail dove, nell’ambito dei diversi ruoli e delle diverse idee operative e programmatiche che pur ci separano, mi sono espresso con il convinto auspicio :”…….., di non perderci di vista, perché volenti o nolenti siamo e restiamo fratelli di un lungo viaggio comune”.-

Oggi, con la pubblicazione della Storia della Polizia sul nostro sito, è giunto il giorno in cui si muovono i primi passi di quel cammino comune. Scritta con un linguaggio chiaro e di facile accesso, il libro risponde alle aspettative del suo titolo “ La Polizia nella Storia” . Infatti l’Autore, senza pretese di esaustività ma con il pregio della ricerca costante dell’obiettività storica, cala l’istituzione all’interno delle vicende italiane dal periodo anteriore all’Unità d’Italia alla cronaca più recente. Ne ripercorre analiticamente tutti i passaggi storici, anche i più critici, senza indulgenza o presuntuosi fini pedagogici, ponendo il lettore, attraverso una serena e piana narrazione, nelle condizioni di valutare fatti e vicende per trarne, dagli intrinseci accadimenti, tutte quelle componenti, positive e negative, che vi sono insite . In tal senso la Storia della Polizia di Calore, che non manca di interviste, di novità quale la presenza della Polizia Italiana nella concessione di Tien-Tsin in Cina o di riferimenti anedottici quale l’inseguimento della Ferrari di Spadafora nella scalinata di Trinità dei Monti, costituisce una piacevole opera didattica di base. Infatti se da una parte evita la pedantesca analisi delle modificazioni ordinamentali e delle comparazioni statistiche, sociologiche ed istituzionali che sono tipiche della storiografia scientifica, dall’altra non tralascia alcun dato o fatto storico di rilevo che, avendo contrassegnato sin dalle sue origini l’evoluzione e la gestione della Pubblica Sicurezza, ne rappresentano oggi la componente sostanziale della Memoria Storica. Ne emerge così un’opera che ha per naturale destinazione, vuoi per completezza e vuoi per il suo carattere divulgativo, non solo il corpo sociale dell’ANPS, degli allievi delle scuole di polizia e dell’aggiornamento dei poliziotti in servizio ma anche degli appassionati e di tutti coloro che per la prima volta vogliano avvicinarsi alla materia. Di qui la decisione, grazie all’autore ed al sito polizianellastoria.it, di renderla pubblica nel mondo dell’ANPS e di chi si avvicina o incappa per caso nel sito anpsarezzo.it. E ciò nella convinzione di rendere quest’ultimo strumento telematico sempre più completo ed utile nei confronti del sodalizio tutto nonché di quella Memoria storica di cui lo stesso si erge a cultore.

Guido Chessa



Bibliografia sulla Storia della Polizia

Presentiamo qui di seguito una brevissima bibliografia che riguarda sia le poche opere che hanno affrontato sotto diversi profili la Storia della Polizia dalle origini ai nostri giorni, sia quelle, in verità più numerose, che ne hanno percorso ed indagato periodi più limitati. Ciò al fine di creare per gli interessati un quadro di riferimento che, ben lungi dall’essere esaustivo, ha la mera finalità di fornire ausilio e suggerimenti per soddisfare l’esigenza di approfondimenti o di una più penetrante analisi della vita dell’Istituzione Polizia.

1°) Storia della Polizia, di Annibale Paloscia, Newton Compton Editori srl- 1989 –

2°)Polizia 1852-1952: da Carlo Alberto a Luigi Einaudi.Funzionari e guardie di P.S. attraverso un secolo di storia. Organizzazione, regolamenti, uniformi,di Giuseppe Quilichini, editore Albertelli 1995;

3°) La Storia e le uniformi della Polizia italiana, di Antonio Laurito con la collaborazione dell’Ufficio Storico della Polizia di Stato,editore Promozioni Editoriale Police, 2008;

4°) Origini e cambiamenti della Polizia di Stato, saggio di Raffaele Camposano contenuto nell’opera “In Nome della Legge” tracce satirichedella Polizia italiana fra l’otto ed il novecento di Fabio Santilli, edito nel 2009 dal Ministero dell’Interno-Ufficio Storico della Polizia di Stato.

5°) I Capi della Polizia, la storia della Sicurezza Pubblica attraverso le strategie del Viminale di Annibale Paloscia e MaurizioSalticchioli, Laurus Robuffo, 2003;

6°) Le Polizie di Mussolini, di Franco Fucci, editore Mursia 1985;

7°) La Polizia in Italia dal 1945 sino ad oggi, di Romano Canosa, editore Il Mulino, 1976

8°) Le forze di polizia nel dopoguerra, di Antonio Sannino , editore Mursia 2004

9°) Sub lege libertas. La polizia in 600 anni di impegno per la sicurezza del Piemonte e dell’Italia, di Paolo Valer, Alzani editore 1997;

10°) La Polizia di Torino Capitale dal 1948. Dalla nascita della polizia alle notizie sui commissariati della Questura di Torino di MiloJulini e Paolo Valer- Daniela Piazza Editore 2015.

11°) La Guardia Regia. La polizia italiana nell’avvento del fascismo (1919-1922), di Luca Madrignani, edito da Unicopli nell’ott. 2014.-

12°) La Polizia dell’Africa Italiana (1937-1945) di Piero Crociani – Ufficio Storico della Polizia di Stato- Edito nel 2009- Edizionefuori commercio.

13°) Storia della PAI Polizia dell’Africa Italiana (1936-1945), Raffaele Girlando-Italiana Editrice New- 2003

14°) Una Cultura Professionale per la Polizia dell’Italia Liberale (Antologia del “Manuale del Funzionario di sicurezza pubblica e dipolizia giudiziaria-1863-1912) di Nicola Labanca e Michele di Giorgio con il sostegno dell’Ufficio Storico della Polizia di Stato- Edito Unicopoli 2015;

15°) L’Ordine Pubblico e la giustizia penale, duro saggio critico verso la Polizia di Raffaele Romanelli contenuto nella “Storia delloStato italiano” pubblicata da Donzelli.

"La Storia della
polizia italiana"

Di Gianmarco Calore
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Assemblea dei presidenti di sezione della Toscana a Firenze

02

Sabato 2 aprile, convocata dal delegato regionale Guido Chessa, si è riunita nel capoluogo di regione l’Assemblea dei Presidenti delle Sezioni toscane . Un periodico incontro, molto atteso e assai partecipato, in cui i responsabili periferici ANPS hanno illustrato e dibattuto su problematiche, necessità emergenti e iniziative in corso con il loro referente istituzionale sul territorio. L’assemblea , tenutasi nella mattinata nella sede della sezione fiorentina di via Dionisi, è stata presieduta dall’ avv. Chessa – consigliere nazionale e presidente della sezione di Arezzo – ed ha visto presenti presidenti e componenti dei direttivi delle quattordici Sezioni della Regione.

01

Tra gli argomenti all’ordine del giorno: incombenti e nuovo statuto della protezione civile e del volontariato,informazioni sui ricorsi per pensioni e perequazioni, completamento dei profili storici delle Sezioni da inserire sul sito web. Informazioni e decisioni scaturite dal confronto che i presidenti di Sezione andranno poi a veicolare, nelle rispettive sedi, ai propri iscritti . Al termine della seduta la tradizionale foto di gruppo e un arrivederci al prossimo Congresso Nazionale fissato per il 9-10 aprile in Calabria.

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XIII Commemorazione di Emanuele Petri

Conferimento Cittadinanza Onoraria alla Polizia di Stato

XIII Commemorazione di Emanuele Petri

Il Comune di Castiglion Fiorentino, in occasione del XIII anniversario della morte del Sovrintendente Capo della Polizia di Stato Emanuele Petri, Medaglia D’oro al Valor Civile, ha promosso una serie di iniziative commemorative per celebrarne il ricordo e l’insegnamento.
Quest’anno, inoltre, in concomitanza della ricorrenza l’amministrazione comunale ha inteso rendere onore alla Polizia di Stato consegnando al Capo della Polizia la Cittadinanza Onoraria del Comune.
La mattina del 2 marzo 2016, nella piazzetta della Stazione Ferroviaria che la cittadinanza di Castiglion Fiorentino, memore e riconoscente, gli ha voluto intitolare, si sono raccolti numerosi soci ANPS, tutte le più importanti figure istituzionali, quelle sindacali e soprattutto chi l’aveva conosciuto o ne aveva condiviso il servizio attivo. A differenza degli altri anni, una mattinata soleggiata ha lumeggiato i partecipanti e la composta presenza di una scolaresca di Castiglion Fiorentino con il sindaco Junior che ha accolto l’arrivo di Alma, la vedova di Petri, assieme al figlio poliziotto Angelo.

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In un clima di partecipata solennità due operatori della Polizia Ferroviaria, specialità di appartenenza di Emanuele, hanno deposto una corona di alloro sul cippo posto all’ingresso della stazione ferroviaria. Sulle note del silenzio, nella commozione dei molti presenti, “l’immagine di Lele ” ha campeggiato ancora sul filo del ricordo e della memoria. Hanno preso la parola brevemente il Sindaco di Castiglion Fiorentino Mario Agnelli ed il Questore Enrico Moja che si sono soffermati sulla figura di Emanuele , sul suo impegno civile nel volontariato e nel servizio di polizia, sui valori della solidarietà e del senso del dovere praticati nell’agire quotidiano. Il ritratto di un uomo comune, che, padre, marito e poliziotto ci ha lasciato, quale testimone del suo passaggio terreno, l’esempio di quella nitida normalità che è la sola vera forza dei giusti. Dopo la breve cerimonia, contrassegnata dall’intervento degli scolari e del sindaco Junior , quale espressione di un germe valoriale che continua a dare i suoi frutti, è stata celebrata presso la raccolta chiesetta della Madonna del Rivaio, accompagnata dal coro della Polizia, una messa solenne in Onore di Petri e dei Caduti della Polizia.

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Nel primo pomeriggio, il Capo della Polizia S.E. Alessandro Pansa, ha incontrato nella Sala Petri della Questura il personale ed una rappresentanza consiliare dell’ANPS. Con l’affabilità e la semplicità signorile che ne contraddistingue il tratto si è intrattenuto sulle iniziative governative che sono in previsione a favore della Polizia. Soprattutto sulla necessità, da parte degli operatori, di pazientare perché la realizzazione dei vari obbiettivi, nella difficile situazione economica che vive il paese, non può che vederne l’attuazione distribuita gradualmente negli anni a venire. Immancabile in esordio l’accenno alla costante presenza dell’ANPS, ed alla fine dell’intervento la foto ricordo con una sua rappresentanza.
Alle 17,00 raggiunto il Comune di Castiglion Fiorentino, nella gremita Sala Consiliare dove è stata convocata dal Sindaco Mario Agnelli una riunione straordinaria del Consiglio, si è tenuta alla presenza delle massime autorità istituzionali locali, la cerimonia della consegna della Cittadinanza Onoraria alla Polizia di Stato.
Il Sindaco Mario Agnelli, ricordando i profondi legami cittadini con la Polizia a partire dalla condivisione del Santo Patrono S.Michele Arcangelo, ha espresso tutta la gratitudine cittadina per la funzione di tutela, di controllo e di prevenzione che la Polizia esercita quotidianamente sul territorio e che ha visto nell’estremo sacrificio di Emanuele Petri la massima espressione di dedizione e di senso del dovere. Nel precisare come il riconoscimento della Cittadinanza Onoraria sia stata espressione di una reale e concreta volontà popolare, che ha visto solo la mera e necessaria mediazione politica, ha consegnato con commozione e fra gli applausi dei presenti la pergamena della Cittadinanza Onoraria al Capo della Polizia.
S.E. Il Capo, nel dichiararsi onorato di ricevere l’alto riconoscimento che gratifica la funzione della Polizia, ha evidenziato come esso sia il frutto della forte empatia che gli uomini dell’Istituzione godono verso la società civile. Il loro costante impegno per l’affermazione della legalità, per la salvaguardia della sicurezza sociale e per la tutela della libera convivenza, accompagnato dallo spiccato senso del dovere e dai rischi che spesso il servizio comporta, sono ormai divenuti espressione di una professionalità operativa che trova esplicito riconoscimento in larghissimi strati della collettività. Così l’attribuzione della Cittadinanza Onoraria agli uomini della polizia non si risolve solo nel riconoscimento del loro operato e della loro irrinunciabile funzione sociale, ma è uno stimolo per tutta l’Istituzione per fare sempre di più e sempre meglio per la piena affermazione dei valori democratici e costituzionali.

il-Capo-della-Polizia-Pansa-incontra-il-comitato-di-anps-sezione-di-Arezzo

A conclusione degli interventi, il cerimoniale si è concluso con lo scambio di doni e medaglie celebrative dell’evento fra cui veniva particolarmente apprezzato il Dono della Statua dorata di San Michele Arcangelo offerto dalla Cittadinanza Castiglionese attraverso il Sindaco Mario Agnelli al Capo della Polizia.
La giornata in memoria di Emanuele Petri si concludeva presso il Teatro Comunale, esaurito in ogni ordine di posti, con l’esibizione della banda della polizia di Stato.

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Polizia Scientifica Il primo Formulario per il Segnalamento

Il “Formulario per il Segnalamento ed il suo successivo aggiornamento, se non sono opere uniche certamente sono molto rare. Infatti il primo risulta edito nel 1908 come emerge dalla data posta in calce alle istruzioni a firma del Direttore Generale della P.S. Leonardi, mentre la pubblicazione del secondo, in assenza di datazione editoriale, va collocata intorno al 1921 . Si tratta in assoluto della prima pubblicazione a carattere divulgativo endogeno in materia di polizia scientifica che, concepita e realizzata presso “La Scuola di Polizia
” (1903) ed aggiornata nella seconda edizione presso la neonata “ Scuola di Polizia Scientifica” (1919), è stata destinata dalla Direzione Generale di P.S. agli operatori di polizia investigativa presso tutte le Questure , gli Uffici provinciali e gli Uffici Circondariali di pubblica sicurezza .
In particolare l’edizione del 1908, è probabilmente pervenuta all’Ufficio Provinciale di Pubblica Sicurezza di Arezzo, ove prestava servizio una brigata di Guardie di Città comandate da un Delegato di Polizia alle dirette dipendenze del Prefetto, intorno agli anni 1911-1914 quando furono creati in Italia, in concomitanza con l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale avvenuta nel 1913, “circa cinquecento posti di rilievo segnaletico e dattiloscopico, dislocati presso tutti gli uffici provinciali e circondariali di Pubblica Sicurezza,….
Infatti, fra la fine dell’ottocento ed i primi anni del novecento, si colloca il sorgere e la diffusione della criminalistica come scienza investigativa autonoma che coniuga ed applica pragmaticamente alle indagini di polizia le esperienze scientifiche provenienti dalla medicina legale, dalla psichiatria, dalla biologia e dall’antropologia. In quel momento storico particolarmente fecondo, erano già maturati e si erano diffusi , nel settore del “segnalamento e dell’identificazione”, gli studi antropometrici del francese Alphonse Bertillon contemporanei a quelli medico-psichiatrici di Cesare Lombroso esposti nell’opera “L’Uomo delinquente” nonché a quelli dattiloscopici ad opera dell’inglese Francis Galton . Ricerche e scoperte scientifiche internazionali, che presto usciranno dal campo teoretico e di verifica sperimentale delle varie scienze per trovare una prima sintesi applicativa interdisciplinare nell’impianto della cartella antropologica- biografica dei devianti, dei delinquenti e dei recidivi. Già ipotizzata nei suoi studi dal Bertillon che ne concepiva la sua composizione con l’affiancamento dei dati antropometrici a quelli descrittivi e fotografici, la scheda “antropologica-biografica del delinquente” estesa a quella dattiloscopica nella nuova classificazione ufficializzata nel 1906 dal Gasti 9)- venne concepita in Italia ed elaborata con l’ausilio proprio del Gasti da Salvatore Ottolenghi . Quest’ultimo, con geniale intuizione, ne estese i principi metodologici al “ritratto parlato”, concepito per cristallizzare le tracce del reato e tutti i particolari presenti nel luogo del crimine, ponendo per la prima volta “il sopralluogo” al centro dell’indagine di polizia quale fase essenziale degli accertamenti istruttori del processo penale.
Collaboratore ed assistente di Cesare Lombroso nei primi anni degli studi, titolare della cattedra di Medicina Legale presso l’Università di Siena dal 1893, ideatore dei corsi didattici di polizia scientifica che tenne presso l’Università Toscana sin dal 1896, l’Ottolenghi venne nominato nel 1903 dal Ministro dell’Interno Zanardelli alla Direzione dell’allora denominata Scuola di Polizia, ruolo che mantenne, unitamente alla Cattedra di Medicina Legale presso l’Università Regia di Roma, ininterrottamente sino al 1933.
La scuola, sede dei periodici corsi annuali per funzionari e per gli agenti di pubblica sicurezza, era anche sede del gabinetto di Polizia Scientifica di Roma. Inizialmente ubicata nelle Carceri Nuove di Via Giulia fu presto trasferita in quello delle Mantellate ove rimase sino al 1956. Centro didattico, punto di incontro fra ricercatori di diverse scienze ed esso stesso luogo di ricerca , di sperimentazione diretta e di verifica degli studi in corso, era anche il luogo deputato a gestire il “Casellario Centrale di Segnalamento ed Identificazione”, che diventerà progressivamente strumento essenziale di riferimento nazionale ed internazionale per le investigazioni nella lotta alla criminalità.- Dell’evoluzione, dell’organizzazione sul territorio, dei risultati della Polizia Scientifica e dei vari settori operativi presenti nella Scuola Superiore di Polizia, ne diamo ampio stralcio pubblicando, contestualmente all’edizione digitalizzata dei due formulari, la relazione tenuta dall’Ottolenghi nell’agosto del 1930 in Anversa al 3° Congresso Internazionale di Polizia.
Il Formulario per il Segnalamento, quindi, concepito e realizzato nel 1908 presso La Scuola di Polizia
in Roma, costituisce il primo strumento di diffusione su tutto il territorio nazionale di una metodologia descrittiva del pregiudicato, omogenea ed uniforme per tutti gli Uffici di Polizia. Fissa una terminologia precisa per focalizzare i vari connotati del viso e del corpo, i segni particolari comuni o eccezionali, ponendoli in relazione speculare al materiale fotografico in modo tale da associare alla descrizione linguistica la sua immagine rappresentativa. Si disciplina, così, l’omologazione pratica di tutto il metodo del segnalamento descrittivo che unificato a quello dattiloscopico va a costituire i dati salienti della scheda “antropologica-biografica del delinquente” che gli operatori di polizia dovevano realizzare . Esso rappresenta, per quanto ancora connotato da elementi di empiricità, il primo passo nella progressiva formazione di una cultura scientifica diffusa a cui si legano le indagini di polizia ed il sistema di identificazione del reo o del deviante ai fini social-preventivi , repressivi e processuali.
Lo stesso Ottolenghi, a cinque lustri dalla sua embrionale costituzione, nella relazione congressuale di Anversa del 1930, così descriveva l’organizzazione sul territorio del sistema di segnalamento :- “Gli Uffici di P.S. hanno l’obbligo di sottoporre a segnalamento tutte le persone conosciute o non conosciute, italiane o straniere, fermate per sospetti od arrestate per un qualsiasi reato, e tutte le persone che diano il benché minimo sospetto che possano turbare l’ordine sociale (prostitute, pazzi, alcolizzati, ecc.) nonché tutte le prostitute straniere, anche se non fermate od arrestate, all’atto della loro iscrizione in case di tolleranza, e ciò in seguito ad accordi internazionali presi alla Convenzione di Ginevra. Infine gli uffici di P.S. hanno l’obbligo di segnalare tutti i cadaveri di persone da identificare.
Per ciascuna persona segnalata vengono redatti due cartellini ed un foglietto dactiloscopico di controllo. Un cartellino resta all’ufficio segnalatore, che lo mette in apposito casellario in ordine alfabetico e all’occorrenza lo utilizza come segnalamento non classificabile, e cioè per accertamenti di identità entro piccoli gruppi di persone, l’altro cartellino ed il foglietto viene trasmesso al Casellario Centrale di Segnalamento e Identificazione, il quale fa le ricerche di precedenti in base ai caratteri che presentano le impronte digitali e informa gli uffici interessati dell’esito delle ricerche stesse.
Le persone identificate solo in casi rarissimi impugnano l’avvenuta identificazione. In questi casi si procede a regolare dimostrazione della identificazione fatta.
”.

Il secondo formulario, denominato “Formulario descrittivo per il Segnalamento”, persa la collaborazione con Gasti divenuto Questore di Milano, è frutto della collaborazione, intercorsa nel 1921, fra l’Ottolenghi ed Enrico Ferri 10, fondatore in Roma della scuola di applicazione giuridico-criminale. Realizzato in seno alLa Scuola di Polizia
Scientifica, la cui istituzione è formalizzata da dettato legislativo nel 1919 , costituisce “il perfezionamento e l’aggiornamento dell’impianto della cartella antropologica- biografica” elaborata nel 1908.
Esso rappresenta il risultato del fisiologico sviluppo degli studi sull’identificazione ed il segnalamento, ed è il chiaro segno di come la scuola criminale positiva italiana, che già aveva inciso nell’evoluzione della scienza giuridica entrando nella disciplina processual penalistica del codice del 1913, abbia allargato ulteriormente il suo campo di influenza e di applicazione nell’ambito forense.
Nei primi anni venti del novecento, i Gabinetti di Polizia Scientifica presenti solo nelle più importati Questure , possono offrire alla magistratura, attraverso l’applicazione di regole e metodologie scientifiche, un più solido impianto probatorio sull’autore e sul luogo del crimine. Infatti, il segnalamento descrittivo, che abbiamo visto nei formulari pubblicati, si accompagna alla pratica del segnalamento dattiloscopico il cui sistema di classificazione decadattiloscopico di Giovanni Gasti verrà applicato ininterrottamente sino al 2000, ed è sorretto nella pratica operativa dall’applicazione della metodologia in materia di sopralluogo con il ritratto parlato del luogo del crimine 11, offrendo così un apporto decisivo alla formazione del quadro accusatorio.

Il Consigliere Nazionale

Guido Chess

Note:


1°) La prima e seconda edizione dei “Formulari per il Segnalamento” sono presenti nella “raccolta dei materiali storici” gelosamente custoditi dal Gabinetto di Polizia Scientifica della Questura di Arezzo che si ringrazia sentitamente per averne concesso una copia digitalizzata alla Sezione dell’ANPS locale ai fini della presente pubblicazione.
2°) L’affermazione circa la rarità dei Formulari per il Segnalamento pubblicati, risiede sulla constatazione che nell’unica pubblicazione storica dedicata alla Polizia Scientifica in occasione della celebrazione del suo centenario fondativo –edita dalla Laurus Robuffo nel gennaio del 2004 col titolo “La Polizia Scientifica 1903-2003” con testi e ricerche compiute dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale-Servizio della Polizia Scientifica– non vengono né citati né riprodotti, mentre quale Formulario per il Segnalamento viene indicata e parzialmente riprodotta, a Pag. 56 dell’opera citata, la sua Terza ed ultima Edizione pubblicata nell’ottobre del 1930-Anno IX quale Estratto del Bollettino Ricerche – numero unico- .
3°) La seconda edizione del formulario, titolata “Formulario per il Segnalamento Descrittivo” va collocata fra il 1919 ed il 1925 in quanto nel 1919, in concomitanza con l’istituzione del Corpo Agenti Investigativi (RD 14.8.1919 nr.1442) seguito nel breve al Discioglimento delle Guardie di Città e della costituzione della Guardia Regia (RD 2.10.1919 nr. 2790) , viene regolarizzata l’istituzione della Scuola di Polizia (Ormai esistente di fatto da circa 16 anni) con il RD. del 7.12.1919 nr.2504 (Pubblicato sulla G.U.del Regno nr. 11 del 15.01.1920) prendendo la denominazione di “Scuola di Polizia Scientifica”. Tale denominazione verrà mantenuta sino al 1925, quando pochi giorni dopo la costituzione del Corpo Agenti di P.S.(RD. 2.4.1925 nr.383) con R.D.Legge 5.4.1925 nr.441 la Scuola di Polizia Scientifica viene trasformata in Scuola Superiore di Polizia. Sulla scorta dei riferimenti storico- normativi descritti, riportando la copertina della seconda edizione del Formulario lo specifico riferimento alla Scuola di Polizia Scientifica – Servizio di Segnalamento, ne consegue che la sua elaborazione e pubblicazione non può che essere avvenuta negli anni fra 1919 ed il 1925.
4°) Proprio nel 1919 in coincidenza con la costituzione del Corpo degli Agenti Investigativi (RD 14.8.1919 nr.1442), veniva ampliata l’istituzione delle sedici Questure già esistenti – Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Firenze, Bologna, Venezia, Palermo, Catania, Messina, Livorno, Verona, Bari, Ancona e Padova- a tutti i 69 capoluoghi di provincia ed in Arezzo l’Ufficio Provinciale di Pubblica Sicurezza veniva elevato al rango di Questura. Gli Uffici, secondo notizie sommarie che debbono essere confermate, pare fossero ubicati nella parte alta della Città, sembra proprio nell’edificio che ospita la famosa Casa del Petrarca, e ciò prima di subire i tre successivi trasferimenti storici in via Cavour, a Poggio del Sole ed infine nell’attuale sede di Via Filippo Lippi-
5°) Il riferimento storico è tratto da pag. 63 dell’opera “ La Polizia Scientifica- 1903-2003” edito da Laurus Robuffo nel 2004, ove si evidenzia come nel nuovo codice di procedura penale , entrato in vigore nel 1913, per la prima volta si attribuisce significato probatorio ai rilievi tecnici quale portato delle indagini svolte dal magistrato o dall’ufficiale di Polizia Giudiziaria. D’altro canto il Nuovo Codice di Procedura Penale licenziato dal Ministro della Giustizia Finocchiaro Aprile aveva visto la collaborazione del Zanardelli, lo stesso che dieci anni prima, quale Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’Interno, con Decreto del 25.10.1903 aveva istituito presso il Ministero dell’Interno il corso pratico di polizia scientifica.
6°) Alphonse Bertillon (1853-1913), pioniere del segnalamento scientifico fu il primo a trasferire un metodo scientifico negli atti di polizia giudiziaria. Concepì ed elaboro la tecnica del segnalamento antropometrico, fondata sulla misurazione di undici parti del corpo umano desunte dalla scienza medica e dall’analisi statistica. Vi accompagnò il metodo descrittivo e quello fotografico, concependo la creazione del cartellino fotosegnaletico che definì il “ritratto parlato del delinquente”.
7°) Cesare Lombroso (1823-1909), medico e padre dell’antropologia criminale, maestro di Salvatore Ottolenghi che collaboro alla stesure dell’opera “L’Uomo Delinquente”, docente di psichiatria a Pavia dove creò la scuola di medicina legale e di sperimentazione, favorì con i suoi studi e le sue ricerche la nascita della criminologia (Nuova branca di studi scientifici creata da Raffaele Garofalo, studioso e magistrato) influenzandone l’evoluzione sino ai primi del novecento. Fu con Enrico Ferri e Raffaele Garofalo fra i massimi esponenti della scuola positiva.
8°) Francis Galton (1822-1911), ebbe il merito di dare veste scientifica alla scoperta intuitiva di William Herschel (che comprese come l’impronta digitale nella sua unicità permettesse l’identificazione della persona), elaborando una prima classificazione delle impronte digitali che ebbe modo di perfezionare con la collaborazione di Edward Henry e che ebbe grande diffusione in Inghilterra e nei paesi del Commonwealth sino a quando non si affermo a livello internazionale la classificazione decadattiloscopica del Gasti.
9°) Giovanni Gasti (1869-1939), a Lui è ascrivibile l’elaborazione materiale, sotto la direzione di Salvatore Ottolenghi del primo formulario del segnalamento redatto e diffuso nel 1908, si dedicò assiduamente nei primi anni del novecento alla studio delle impronte digitali di cui perfezionò la classificazione decadattiloscopica già nel 1904 e che presentò ufficialmente al VI Congresso Internazionale di Antropologia Criminale tenutosi a Torino il 28.4-3.5.1906. Concepì la creazione del Bollettino Ricerche, pubblicato dal gennaio del 1913, smantellando il metodo delle ricerche a stampa e telegrafiche, fu nominato Capo dei neonati servizi segreti interni dal 1916 al 1918, ed il 13.4.1919 venne nominato reggente della Questura di Milano. Il 4.6.1919, dopo appena cinquanta giorni di reggenza, redigeva il famoso “Rapporto Gasti” sui fasci d’azione milanesi e sulla figura di Benito Mussolini.
10°) Enrico Ferri (1856-1929), avvocato, politico, deputato e docente universitario nella cattedra di Diritto Penale anche in Roma, allievo di Cesare Lombroso, come l’Ottolenghi, fu fondatore della Scuola Positiva che aveva eretto “il metodo della sperimentazione” quale base della verifica scientifica. Convinto assertore della funzione che aveva la criminalistica nel processo penale, a differenza del Lombroso che ne curò i profili medico legali e psichiatrici il Ferri ne approfondì gli studi sotto il profilo sociale ed economico, rispondendo alla matrice socialista del suo pensiero.
11°) Particolarmente significativa la redazione del fascicolo dei Rilievi Tecnici redatti in data 19 giugno 1924 da Ugo Sorrentino sull’autovettura in cui venne ucciso il Deputato Giacomo Matteotti , rilievi che permisero di individuare ed estrarre le impronte digitali di Amerigo Dumini e Albino Volpi indentificati e condannati come due degli esecutori materiali del delitto (Pag.66-67 La Polizia Scientifica 1903-2003- opera citata).

Bibliografia:

  • La Polizia Scientifica 1903-2003-Cento Anni-“ Direzione Centrale della Polizia Criminale – Servizio Polizia Scientifica- Pubblicato gennaio 2004- Laurus Robuffo.

  • La Scuola Superiore di Polizia” relazione svolta ad Anversa in occasione del 3° Congresso Internazionale di Polizia (agosto 1930)- Salvatore Ottolenghi

  • La Polizia Scientifica Italiana: Prima nel mondo dal XIX secolo” articolo di Donato D’Urso pubblicato su sito Storia in network

  • La vita e l’opera di Giovanni Gasti” di Maddalena G. e Mattutino G. presentata il 24.3. 2006 in Alessandria alla Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato quale relazione introduttiva sul tema Problemi di identificazione personale e di patologia forense: da Gasti ai “mass disasters” contemporanei.


Documenti Scaricabili

Formulario per il segnalamento 1908

Formulario per il segnalamento 1908


Formulario per il segnalamento 1921

Formulario per il segnalamento 1921


Ottolenghi Relazione

Relazione di Salvatore Ottolenghi

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BILANCIO e Prossime Pubblicazioni

Il Bilancio dell’ultimo Anno

(Aggiornato al 10.12.2016)

Al 10 Dicembre 2016, il Sito ha ricevuto nr° 86.739 visite con nr° 115.858 pagine viste.
A tre anni dalla sua fondazione abbiamo registrato le seguenti progressioni :-
Visite :-nell’anno 2014 nr. 4.132; nell’anno 2015 nr. 14.031; nell’anno 2016 nr.72.708 , per raggiungere il totale triennale di nr. 86.739 ;
Pagine Consultate:- nell’anno 2014 nr. 12.606; nell’anno 2015 nr. 28.072; nell’anno 2016 nr. 87.786, per raggiungere il totale triennale di nr. 115.858:-
L’indicatore Shiny Stat Rank ha attribuito al Sito il valore di 19,50 con 2 stelle che lo ha portato negli ultimi tre mesi ad essere costantemente presente nella prima pagina che raccoglie i primi 15 siti più frequentati nella categoria “Politica, Istituzioni ed altro”.
Il significativo successo di visite e frequentazioni è dovuto soprattutto alla “Sezione Pensionistica e Previdenziale” ed alla trattazione delle tematiche dedicate alla perequazione delle pensioni, al blocco Fornero ed alla costituzionalità o meno della Legge Poletti . L’argomento infatti, posto ai primi posti dei motori di ricerca, ha favorito non solo l’accesso di numerosi soci ANPS ma anche del mondo pensionistico in genere, sia pubblico che privato, interessato alla tutela dei propri diritti sia in via amministrativa che giudiziaria.
Detta Sezione del Sito, per la sua notevole funzione di trascinamento, verrà ulteriormente curata, aggiornata ed approfondita in modo da costituire un punto di riferimento costante per l’indirizzo e l’informazione dei soci ANPS e di tutti gli altri visitatori.
L’impegno operativo, inoltre, verrà implementato nel corso del 2017 , non solo dalle informative sull’evoluzione delle vicende giudiziarie riguardanti la perequazione, ma anche dall’apertura di una nuova e troppo trascurata tematica riguardante la ” Decadenza triennale del diritto alla correzione degli errori pensionistici” di cui la base sociale dell’ANPS ma anche tutti i Poliziotti prossimi alla pensione dovranno essere informati per l’assunzione delle cautele del caso. Ormai tutto il settore pensionistico e quello previdenziale è diventato un “settore caldo” che non può più essere trascurato dal sodalizio.
La registrazione di questi lusinghieri successi, comunque, non ci ha fatto perdere di vista la funzione che il Sito deve rivestire ed adempiere nei confronti degli associati sezionali , né, tanto meno, quella funzione di strumento per la propalazione della tradizione storica e valoriale, sia territoriale che nazionale, che si prefigge di realizzare ripercorrendo la storia della Sezione e quella dell’Associazione Nazionale, le iniziative di studio sul Medagliere della Polizia di Stato e quelle sul Sacrario.
Siamo innanzi ad una serie di tematiche ed iniziative che richiedono l’ampliamento ulteriore della squadra di lavoro che di fatto è già divenuta timidamente operativa con la riedizione del Giornalino Notiziario annuale “Durare Pungendo”, con l’Organizzazione della ” Befana della Polizia”, con la pubblicizzazione delle “Convenzioni per gli associati” e che promette una maggiore continuità di presenza delle varie iniziative destinate prevalentemente agli associati locali.
Armonizzare gli interessi e le iniziative sezionali attraverso informative ricorrenti, con le esigenze culturali e storiche della tradizione della Polizia ed ancora con le esigenze in materia pensionistica, è la vera ed ambiziosa sfida che si ripropone per il prossimo anno.

L’Amministrazione


Iniziative ed attività in corso d’opera

Non potendo garantire una cadenza costante alle pubblicazioni sulle tematiche e le ricerche storiche, si è deciso di destinare questa pagina del sito, oltre che al bilancio annuale delle attività svolte ed al suo aggiornamento periodico, alle varie iniziative ed alle ricerche che sono attualmente in itinere. Lo scopo è quello di realizzare una ” pagina dinamica ed aggiornata di annunci e programmi ” per sollecitare non solo una aspettativa nel visitatore interessato, ma in particolare, per offrire uno spaccato delle finalità progettuali e di ciò che matura via via dietro alle quinte e che poi verrà inserito in rete nella sua veste definitiva.
Un modo per prefigurare uno sviluppo organico a cui è legata la trattazione dei contenuti delle varie Sezioni del sito e per preannunziare la stesura di articoli su tematiche di particolare interesse. Insomma, come avviene al “cinematografo”, una sorta di “prossimamente” di quelli che saranno i risultati dell’opera e dell’impegno del nostro ridottissimo staff, a cui và il più partecipato augurio di buon lavoro da parte dell’amministrazione del Sito. A chi elabora gli scritti, a chi si dedica alla faticosa ricerca, a chi scannerizza e cura la telematica, l’auspicio sincero che il loro appassionato e sinergico impegno venga gratificato dalle prossime pubblicazioni e soprattutto dalle Vostre visite.


Le iniziative attualmente in corso aggiornate al 10.12.2016 sono:


A) Nella “Sezione Arezzo e Sezioni Toscane”

Nel corso del 2016 tutte le tematiche riguardanti le Sezioni ANPS di Arezzo e quelle Toscane, attraverso la ristrutturazione del sito, sono state accorpate in un’unica Sezione telematica che le raccoglie tutte. La presentazione delle Sezioni Toscane, è stata riproposta completata dei caduti appartenenti al territorio, di quelli presenti nel Sacrario e dei medagliati. In pratica una radiografia più accurata e particolareggiata dei contenuti valoriali coltivati dalle varie Sezioni in ambito toscano e che di fatto si propone quale riferimento per una strutturazione organica e completa del sito nazionale ancora incompleto sotto tale profilo. Dopo la pubblicazione sul Fondatore della sezione di Arezzo Carmelo Fruganti, l’attività di ricostruzione storica delle vicende sezionali e sui personaggi che l’hanno vissuta e caratterizzata è rimasta ferma nel corso dell’anno. All’impegno di un paio di associati è quindi affidata la ripresa del settore che dovrà ricevere rinnovato impulso per il 2017 oltre alla già preannunziata trattazione dei primi tre lustri di vita della Sezione con la redazione dell’articolo “La Presidenza Fruganti 1972-1985″ che ripercorrerà il suo operato e lo sviluppo iniziale del Sodalizio locale.

B) Nella Sezione “Riviste e Pubblicazioni”

Dopo aver concluso nel 2015 la pubblicazione della raccolta di tutti i numeri di Polizia Moderna dalla fondazione 1949 sino al 1957, è stata rinviata necessariamente al 2017 la scannerizzazione e la pubblicazione delle annate 1981-1982 e 1983 della Rivista con le quali si intende concludere il ciclo riguardante i primi anni della riforma e postriforma. Comunque l’anno appena trascorso, ha permesso di implementare la Sezione con la pubblicazione di tre lavori di assoluto rilievo. I primi due, “La Storia della Polizia Italiana” ed il “Il Secondo Reparto Celere di Padova“, che consolidano i legami della sezione aretina con il gruppo Polizianellastoria.it ed in particolare con l’autore Giammarco Calore. Un terzo, frutto della collaborazione con gli appartenenti alla Polizia Scientifica aretina, intitolato ” Il Primo Formulario per il Segnalamento” vero spaccato storico sugli albori della polizia scientifica con la pubblicazione per la prima volta in assoluto dei primi due formulari integrali per il segnalamento editi nel 1905 e nel 1919 . In attesa che il Dipartimento si decida a favorire la costituzione di una emeroteca di tutte le pubblicazioni storiche della Polizia, in particolare i già digitalizzati Manuale del funzionario di polizia e della rivista il Magistrato dell’Ordine, non ci rimane, per l’anno a venire, che pubblicare le tre annate 1981-1982 e 1983 di Polizia Moderna ed affidarci ad altri argomenti monografici significativi per originalità e qualità scientifica.

C) Nella Sezione “ Storia dell’ANGPS-ANPS

Data una prima omogeneità alla pubblicazione del lavoro raccogliendo nei primi due paragrafi la ricostruzione completa della fase costitutiva e di impostazione giuridico-operativa del Sodalizio, si è imposta una lunga sosta per concludere gli studi preparatori sulle Gazzette Ufficiali e sui Bollettini presenti negli archivi degli Uffici Storici militari. Si prevede, quindi, di riprendere, solo nel corso del 2017, la trattazione della Storia dell’Associazione dalla fondazione ai nostri giorni suddivisa in vari periodi contestualizzati alle vicende politico-sociali del momento.

D) Nella Sezione “Il Medagliere della Polizia di Stato”

Si spera di licenziare entro il marzo 2017 il più volte preannunziato elaborato intitolato Onore ai Caduti della Polizia. Il Sacrario e la sua storia.” . Con tale pubblicazione si verrà a completare tutta la fase narrativa ipotizzata come propedeutica e strettamente connessa all’opera completa del Medagliere della Polizia di Stato, e ciò anche in considerazione della pubblicazione della pagina “Conoscere il Medagliere” dove sono stati raccolti nel corso del 2016 nr. 4 articoli di approccio al “Sacro Drappo”.
Riguardo agli studi ed alle ricerche sul Medagliere della Polizia di Stato,
è stato necessario interrompere ancora le attività programmate di ricerca sulle GG.UU. per ridiscutere e reimpostare gli indirizzi del complesso lavoro che, nonostante svariati Files selezionati provenienti dall’Ufficio Storico, viene notevolmente appesantito per l’inevitabile estensione al Database del Nastro Azzurro ove è presente la digitalizzazione dei Bollettini del Ministero della Guerra e di quelli presenti negli archivi degli Uffici Storici militari.
Si è così arrivati, in un nuovo approccio al Medagliere, alla conclusione di suddividere le attività di ricerca ed elaborazione secondo due distinte linee operative che tendano alla realizzazione di due opere distinte.

1°) Il Medagliere Antologico, destinato a raccogliere tutti i dati legali ed il materiale biografico dei poliziotti insigniti dell’OMDI e delle Medaglie d’oro ( al Valor militare, Civile e Merito Civile) dovrà essere definitivamente completato nel corso del 2017. Per questo lavoro, in gran parte già presente in rete, è ancora necessario riprendere la ricerca di circa 60 Gazzette Ufficiali e quindi procedere alla implementazione dei dati biografici per il momento in gran parte acquisiti dal sito www.cadutidellapolizia.it e pubblicati in rete;

2°) Il Medagliere Storico, invece, destinato a raccogliere, distinti per Corpo di appartenenza (dal Corpo Guardie di PS del 1852 sino alla Polizia di Stato), tutti i dati legali di tutte le varie categorie di riconoscimenti, sia istituzionali che individuali, assegnati alla Polizia ed ai suoi uomini. L’inizio di tale attività, legata alla visura e consultazione della Gazzetta Piemontese dal 1852 sino al 31.12.1859 e delle Gazzette Ufficiali dal 4.01.1860 (Data di pubblicazione della prima G.U. del Regno) ai giorni nostri nonché alla visurazione dei citati archivi telematici del Nastro Azzurro, ha comportato la preventiva analisi e lo studio storico dell’impostazione delle gazzette e del sistema di pubblicazione via via applicato negli anni, la diversa qualificazione dei riconoscimenti e della loro entrata in vigore, lo studio dei sistemi di restrizione telematica delle ricerche, e la comparazione di una serie di dati legati ai Vari Corpi di Polizia, ai ruoli ed alle qualifiche rivestiti dagli uomini destinatari delle ricompense, il tutto per determinare i precisi riferimenti della ricerca. Definita tale fase, anche al fine di verificare la validità dell’impostazione, abbiamo nel 2016 dato corso alle ricerche sulle Guardie di Città (1890-1919) per le quali non siamo, allo stato, in grado di indicare il periodo di relativo completamento di questa prima frazione dell’opera.

E) Articoli su tematiche di rilievo

A) La Realizzazione, sulla scorta degli studi fatti dalla Sezione aretina , del Nuovo Medagliere della Polizia , permetterà presto di licenziare definitivamente l’elaborato “ Il Medagliere per le Sezioni”, per il quale si prevede nei primi mesi del 2017 una più ampia ed aggiornata redazione.

B)La difficolta di rinvenire gli elenchi dei beneficiati della Medaglia di Benemerenza per il terremoto di Avezzano, ci porterà nel corso del 2017 a pubblicare un Articolo sul terremoto di Messina con gli elenchi di tutti i beneficiari delle relative medaglie.

L’Amministrazione

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I MUTAMENTI STORICI NELL’ICONOGRAFIA DEL MEDAGLIERE

I MUTAMENTI STORICI NELL’ICONOGRAFIA DEL MEDAGLIERE



medagliere_della_polizia_di_stato_anps_arezzo

Il Consiglio Nazionale ANPS di Cagliari del 24 ottobre 2015 ha approvato la nuova composizione del Medagliere ricevendone immediato riconoscimento attraverso il plauso del Capo della Polizia e l’apprezzamento favorevole del Dipartimento. Si è ridisegnato in tal modo l’itinerario descrittivo della tradizione storico-culturale che dal 1969 ha visto nel “Sacro Drappo” la rappresentazione della sintesi valoriale dell’immagine istituzionale.
L’iniziativa, assunta dal Sodalizio a trentacinque anni dalla riforma di polizia ed ispirata ad una rappresentazione storicizzata del simbolo, ha perseguito la finalità di rendere attuale, attraverso il linguaggio delle decorazioni ivi rappresentate, una visione compiuta e totalizzante dell’ultrasecolare ruolo sociale rivestito dall’istituzione.
Si è trattato, in pratica, di recuperare, riproporre e restituire l’immagine della tradizione storica della Polizia nella sua interezza, spogliandola di quelle rappresentazioni, ora spiccatamente militari ora preminentemente civili, che ne hanno caratterizzato la composizione nelle sue precedenti redazioni.
Ne consegue che se da una parte la sacralità del Medagliere, intesa in senso laico, è rimasta immutata ed immutabile nei suoi contenuti valoriali e nell’intimo significato etico-morale, dall’altra, invece, la scelta dei riconoscimenti e la loro sequenza via via esposta sul Drappo è risultata, nel corso di quasi dieci lustri, il portato di diversi orientamenti culturali che ne permettono, oggi, una prima interpretazione iconografica.
Infatti, le profonde differenze che emergono evidenti dalle immagini dei primi due medaglieri (elaborati rispettivamente nel 1969-1983 e nel 2003) rispetto a quello oggi adottato, impongono di esplorare vari terreni di ricerca per individuare le condizioni in cui sono maturate le diverse rappresentazioni, le finalità endogene all’istituzione che via via si sono intese perseguire, nonché il messaggio che ciascuna di esse ha inteso affidare alla società civile. E ciò attraverso l’individuazione delle cause che hanno dettato le singole scelte compositive del simbolo quale espressione di un’evoluzione storica su cui si è incardinata la sua ultima realizzazione.
Come sopra detto, la creazione materiale del primo Medagliere della Polizia avviene nel giugno del 1969, quando l’ANGPS, da pochi mesi costituita, viene invitata a partecipare presso la Scuola di Nettuno alle celebrazioni per il 117° anniversario della Festa della Polizia fissate per il 6 luglio successivo.
La sua realizzazione, limitata statutariamente all’Ordine Militare D’Italia (già Ordine Militare di Savoia) ed alle sole Medaglie d’Oro e d’Argento al Valor Militare e Civile (ne sono escluse quelle di Bronzo), risulta costituita da un unico corpo composto da 148 decorazioni disposte su sette file che presentano in sequenza l’esposizione di 3 OMDI, 5 MOVM, 100 MAVM, 20 MOVC e 20 MAVC, distribuite simmetricamente su quattro fila da 22 medaglie e tre fila da 20 medaglie ciascuna. E’ da precisare inoltre, che mentre i 3 OMDI (Felice Gazzola 1936; Riccardo Maraffa 1940 e Cesare Sabatino Galli 1946) e le 5 MOVM (Guido Alessi 1922; Luigi Orecchioni 1941; Maurizio Giglio 1945 ; Filippo Foti e Edoardo Martini 1968) avevano i descritti riferimenti individuali, tutte le altre medaglie, sia attribuibili alla Bandiera che ai singoli, non potevano che essere rappresentate simbolicamente, stante la sproporzione numerica fra quelle attribuite e quelle che potevano essere materialmente esposte sul drappo.
L’immagine del simbolo, ispirata alla tradizione militare (105 nastrini azzurri e solo 43 tricolore), deve ascriversi da una parte all’inquadramento ordinamentale della Polizia nelle Forze Armate e dall’altra alla persistente influenza culturale che in quel momento storico, la formazione del personale proveniente dalla PAI aveva esercitato ed ancora esercitava nell’ambiente1°). Non va dimenticato, infatti, che in quegli anni, oltre ai numerosi ufficiali e sottufficiali presenti nelle file della Polizia e del suo Sodalizio, il Tenente Generale Ispettore del Corpo Umberto Mantineo ( come il suo predecessore, Cesare Sabatino Galli), ed i fondatori e presidenti dell’ANGPS Luigi Cerquozzi e Biagio di Pietro (Come poi sarà il loro successore Zambonini), erano tutti provenienti dalle fila della Polizia dell’Africa Italiana. Portatori di un identico sentire radicato nell’amor patrio, nella lealtà e fedeltà istituzionale e nel profondo senso di appartenenza che guidava l’operatività dell’agire quotidiano nel permanente riferimento ai caduti ed al loro culto. Anche perché la PAI, nei suoi brevi anni di vita (1937-1945), aveva portato in dote al medagliere della Polizia un prestigioso patrimonio di ecorazioni costituito da un OMD’I (Riccardo Maraffa 1940) una MOVM ( Luigi Orecchioni 1941) 80 MAVM, 158 MBVM oltre a 261 Croci di Guerra.
Concepito in unico corpo, sul Sacro Drappo non viene distinta la sequenza dei riconoscimenti individuali rispetto a quelli concessi alla Bandiera. I riconoscimenti in Argento e Bronzo al Valor di Marina vengono ignorati, si escludono le medaglie di bronzo (In particolare le due al Valor Militare concesse nel 1949 al Battaglione Motociclisti 2°) ) e le due medaglie d’oro di benemerenza (Terremoto di Messina 1908 e Terremoto di Avezzano 1915), mentre si inseriscono nella rappresentazione le medaglie conferite ad importanti personaggi per vicende belliche estranee all’istituzione, per il semplice fatto di aver militato nel Corpo di Polizia. Si tratta dell’O.M.D’I. conferito nel 1936 a Felice Gazzola quale Colonnello di Artiglieria per le benemerenze acquisite nella guerra di Etiopia e la M.O.V.M. concessa al Capitano dell’esercito Guido Alessi 3°). Declinandosi, in tal modo, una scelta autoreferenziale tesa ad implementare l’imprinting militare rispetto a quello valoriale civile che, dati alla mano, risultava di ben superiore consistenza4°).
Ne consegue che, l’unicità dell’immagine prescelta, spogliata da ogni riferimento al singolo, rende volutamente il primo Medagliere espressione esclusiva del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza di cui ne riporta anche il Fregio. E ne offre i contenuti valoriali quale patrimonio comune e partecipe di tutti gli appartenenti, espressione del sacrificio, dell’abnegazione e della fedeltà omologata nell’azione quotidiana dei singoli. Il messaggio iconografico militare che esso esprime, in un momento storico che vive la “guerra fredda” delle superpotenze e segue i segnali di ribellione studentesca e l’inizio della strategia della tensione , persegue la finalità di consolidare nei singoli operatori il senso di appartenenza e lo spirito di Corpo, la disciplina e la subordinazione gerarchica, la solidarietà operativa come virtù necessarie per affrontare i gravosi compiti di ordine e sicurezza pubblica.
Mentre sotto il profilo sociale il messaggio che viene veicolato è quello della memoria storica dei tanti caduti facenti parte di un Corpo monolitico che cerca di coniugarsi nell’attualità con la nuova immagine che propone “In uno Stato democratico la Polizia al servizio del cittadino”.
Con le peculiarità descritte, la prima immagine del Medagliere viene fatta sfilare, accolta con partecipata commozione, il 6.7.1969 alla 117 Festa della Polizia e quattro anni dopo, il 5 maggio1975 alla significativa ricorrenza del trentennale della Liberazione di Milano, avvenimenti che inaugurano una vera e propria miriade di presenze pubbliche su tutto il territorio nazionale.
La smilitarizzazione del Corpo Guardie di Pubblica Sicurezza, occorsa con Legge 1.4.1981 nr. 121, e la sua trasformazione in Polizia di Stato, costringe anche il Sodalizio al cambio di denominazione che viene deliberato dal Consiglio Nazionale del 3.12.1982 con decorrenza dal 01.01.1983, assumendo quello di Associazione Nazionale della Polizia di Stato, con acronimo ANPS . La decisione impone anche la necessità di modificare la denominazione presente sul Medagliere ed è occasione per una sua revisione ed aggiornamento riguardo l’attribuzione dei riconoscimenti ricevuti nell’ultimo decennio. Infatti la concessione al Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza nel 1981 dell’O.M.D.I. come il più alto riconoscimento per il ruolo sociale svolto dal dopoguerra sino alla smilitarizzazione e la concessione nel 1978 della M.O.V.M. al Mar. Francesco Massarelli, permettono di sostituire il loro riferimento simbolico a quello che originariamente riguardava il Gen. Felice Gazzola ed il Capitano Guido Alessi. In tal modo, questa prima revisione del Medagliere non comporta alcuna modifica né della sequenza espositiva nella sua composizione né l’aggiunta o sostituzione di medaglie, ma viene realizzata attraverso la fisiologica surrogazione dei riconoscimenti già presenti sul Sacro Drappo che sono finalmente attribuiti a vicende storiche o personali strettamente connesse alla vita dell’istituzione e dei suoi uomini. Spogliato , quindi, da ogni componente di autoreferenzialità iniziale e rinnovato nella sua denominazione (da Associazione Nazionale del Corpo delle Guardie di P.S. ad Associazione Nazionale della Polizia di Stato) il simbolo per eccellenza della Polizia si ripropone, al fianco dell’ereditata Bandiera del Corpo, quale reale e fedele espressione della sua tradizione storica e del culto dei suoi caduti.
Variato nella sola denominazione e nella sostituzione del Fregio (Avvenuta nel 1991) con una composizione costituita dallo Stemma Araldico con al fianco sinistro il Fregio- a destra per chi lo guarda frontalmente- il Medagliere rimane immutato in tutte le sue componenti iconografiche e numeriche. Così il Simbolo mantiene dal 1983 sino al 2003 il suo imprinting prevalentemente militare che viene via via affievolendosi specularmente all’affermarsi dei vari processi evolutivi che investono l’istituzione. Infatti, la sua trasformazione in organismo civile “ad ordinamento speciale”, l’unificazione dei ruoli, la sindacalizzazione, la creazione del Dipartimento della P.S. quale vertice dell’intera struttura, la nuova cultura del coordinamento e della direzione politica affidata al Ministro dell’Interno, aprono una stagione di profonde trasformazioni. La figura dell’operatore di polizia, che ha pagato un grande tributo di caduti nel corso della lotta vincente contro il terrorismo e lo stragismo, si trasforma progressivamente da quella teorizzata del superpoliziotto, preparato fisicamente e tecnicamente ad affrontare le esigenze di O.P. o le varie attività anticrimine, a quella di un operatore molto più attento e sensibile all’esercizio dei poteri repressivi attribuitigli dalla legge. Comincia ad affermarsi progressivamente nella Polizia una nuova consapevolezza del ruolo sociale svolto ed una professionalità sempre più legata ai modelli di formazione laica interprete dei principi costituzionali e dello stato di diritto.
Ma questo processo evolutivo, che investe l’istituzione nel suo complesso, lambisce solo marginalmente l’Associazione che pur reagendo con l’apertura statutaria delle sue fila al personale in servizio, non riesce né ad affermarsi numericamente né a rinnovare il suo ruolo ponendosi quale polo aggregativo con iniziative e proposte significative. L’ANPS , ancorata alla sua tradizione militare che accoglie tiepidamente la riforma e le sue spinte innovative, si pone nel processo di rigenerazione che investe il “mondo polizia” in quegli anni come presidio di tutti i valori tradizionalmente legati all’adempimento del dovere. Sarà questa una battaglia di retroguardia che se renderà il sodalizio culturalmente lontano dai processi rivendicativi degli uomini in servizio, lo vedrà comunque tenace cultore delle sue radici più profonde e proteso alla salvaguardia di una tradizione percepita come struttura portante di una organizzazione statuale che stava rapidamente cambiando pelle.
In queste complesse dinamiche, che vedono l’ANPS impegnata a promuovere nella società civile il formarsi di una memoria storica del sacrificio e dell’abnegazione dei suoi uomini a difesa del territorio e della sicurezza dei suoi cittadini5°), il Medagliere, immutato in tutte le sue originali componenti iconografiche, si pone come trasposizione simbolica del “ da dove veniamo” e come ineludibile punto di riferimento per guidare, nel nuovo che procede, il “dove andiamo”.
Anche con la presidenza di Girolami, succeduta all’ultravencinquennale guida del Gen. Zambonini, per quanto impegnata a sostenere una più diffusa cultura storiografica nell’Associazione, non si arriverà mai a concepire una rivisitazione dell’immagine del medagliere capace di revisionarne i contenuti compositivi. Infatti, dopo lunghi anni di attesa, solo nel 2001 era stato raggiunto l’obbiettivo della riammissione del Sodalizio, uscitone a seguito della riforma, fra le Associazioni Combattentistiche e d’Arma. Un risultato appagante, perseguito con tenacia da quella parte dei vertici dell’ANPS, che lo interpretò come una sorta di rivincita verso una smilitarizzazione del Corpo non ancora completamente compresa e metabolizzata. Nel panorama descritto, complesso ed articolato nelle sue diverse componenti culturali presenti all’interno del sodalizio, ogni modifica del Sacro Drappo dal suo imprinting militare viene così temporaneamente arginato. Ed il perdurare delle scelte iconografiche originarie, che rappresentano nel Medagliere il ruolo fisiologicamente complementare dei valori civili di protezione e tutela del cittadino, vengono riaffermate con la partecipazione dell’ANPS al primo raduno interforze dell’Assoarma tenutosi nel settembre del 2001.
In un mondo polizia sempre più proiettato verso la professionalizzazione del ruolo e dei compiti, e sempre più contrassegnato dalle dinamiche rivendicative interne, le scelte di politica associativa dell’ANPS , spogliate ingiustamente degli autentici valori della tradizione storica che intendevano esaltare e salvaguardare, vengono considerate in buona parte dello stesso ambiente di appartenenza come nostalgiche ed inattuali. Si consuma silente , in quanto mai focalizzato, razionalizzato e discusso, fra Associazione ed Istituzione, un doloroso e colpevole allontanamento ideologico alimentato da ambiziosi autonomismi da una parte e da sufficiente tolleranza dall’altra. Come se le parti, anziché sentirsi ed essere simbiotiche partecipi della stessa storia e degli stessi destini, avessero deciso di percorrere la strada comune in due direzioni opposte. L’una rivolta alle contingenze dell’attualità ed al futuro e l‘altra a ritroso verso un passato che non poteva tornare.
In queste dinamiche articolate e complesse, alla fine del 2003, in assenza di un coordinamento partecipato e condiviso con l’Ufficio Storico ed il Dipartimento, i primi mesi della presidenza Russo vedono l’ANPS ridisegnare e proporre una nuova immagine del Medagliere. Sono gli anni in cui, dopo lo shock della vicenda della “uno bianca” ricompare il terrorismo delle nuove brigate rosse e di converso vengono celebrati gli emblematici valori civili legati alla figura di Giovanni Palatucci. L’immagine del nuovo Drappo , in adesione ai valori introdotti dalla riforma, viene concepita a composizione marcatamente civile (Solo 18 nastrini azzurri contro ben 144 tricolore) e vuole superare , con il tacito assenso dell’Istituzione, ogni incertezza interpretativa riguardo alle componenti valoriali che da sempre hanno ispirato e guidato il sacrificio dei suoi uomini. Le decorazioni vengono accresciute di numero e portate dalle originarie 148 a 172 e vengono ordinate su otto file che presentano in sequenza l’esposizione di 3 OMDI, 5 MOVM, 10 MAVM, 132 MOVC e 22 MAVC, distribuite simmetricamente su una prima fila composta da 18 onorificenze al Valor Militare e sette fila da 22 medaglie ciascuna riferite al Valor Civile. Anche in questa composizione i 3 OMDI ( Corpo Guardie di P.S. 1945-1981; Riccardo Maraffa 1940 e Cesare Sabatino Galli 1946) e le 5 MOVM (Luigi Orecchioni 1941; Maurizio Giglio 1945 ; Filippo Foti e Edoardo Martini 1968; Francesco Massarelli 1978) mantengono inalterati precisi riferimenti all’Istituzione o ai singoli, mentre tutte le altre medaglie, sia attribuibili alla Bandiera che individuali, vengono rappresentate simbolicamente per le ragioni già dette.
Anche in questa seconda costruzione il Sacro Drappo viene concepito in unico corpo, senza alcuna distinzione nella sequenza fra riconoscimenti individuali e quelli alla Bandiera. Le medaglie in Argento e Bronzo al Valor di Marina continuano ad essere ignorate, permane l’esclusione delle medaglie di bronzo (In particolare le due al Valor Militare concesse nel 1949 al Battaglione Motociclisti 2°) ), delle due medaglie d’oro di benemerenza (Terremoto di Messina 1908 e Terremoto di Avezzano 1915) e di quella in oro concessa nel 2002 dell’UNMI ONU per le Missioni di pace in Kossovo (1999-2002). Il messaggio che ne scaturisce vuole essere quello di una polizia che ha accresciuto la sua professionalità all’interno delle regole dello stato di diritto, che affianca la società civile per garantirne la sicurezza nella lotta alla criminalità, alle mafie, alla corruzione ed all’affarismo politico-amministrativo, che tutela l’ordine pubblico da tutti quei fenomeni di devianza che attentano alla pace sociale. Quella pioggia di medaglie d’oro al Valor Civile, in gran parte concesse alla memoria, rappresenta simbolicamente il tributo di sangue pagato alla protezione delle libertà democratiche del cittadino e si pone quale punto di riferimento emozionale per la loro affermazione nel rispetto rigoroso del principio “sub lege libertas”. E mentre la tradizione militare, limitata nei riconoscimenti alla sola prima fila del Drappo , appare affievolirsi in favore di un linguaggio iconografico spiccatamente laico ed attuale, il culto dei caduti viene riproposto ponendo al centro le virtù civiche della polizia esaltate dall’abnegazione e dall’estremo sacrificio dei singoli protagonisti.
Questo indirizzo culturale intrapreso dal Consiglio Nazionale ANPS, sostenuto da un pluriennale e consolidato attivismo delle sezioni nel campo della protezione civile, del volontariato assistenziale e nelle scuole, permette di riallineare le attività del Sodalizio – insignito nel 2005 della MAMC- alle esigenze di indirizzo e coordinamento del Dipartimento. Vengono promossi raduni nazionali (2005 e 2008) raduni interregionali (3 nel 2006) una raduno pellegrinaggio a S. Giovanni Rotondo (2007) che tendono a proporre al tessuto sociale una nuova immagine del Sodalizio quale Ente Morale proiettato all’affermazione di valori etico-morali quasi ieratici. Si consolidano i rapporti con il Capo della Polizia, sempre più partecipe della vita e delle attività del sodalizio. In questo clima di più incisivo impegno civile, nel 2007 il Consiglio Nazionale in sede di riforma dello statuto associativo, matura la decisione di porre mano alla normativa riguardante il Medagliere, la cui composizione viene allargata alle Medaglie di Bronzo di tutte le categorie ed alle Medaglie al Merito Civile.
La decisione , consolidata nella rivisitazione statutaria avvenuta nel 2010, getta le basi per la realizzazione di una sua nuova immagine la cui esigenza diventerà più sentita all’inizio del 2014 a seguito dei cambiamenti imposti dall’approvazione e registrazione del nuovo Logo associativo.
Così nell’ottobre del 2015 viene definitivamente approvata la nuova composizione iconografica del Medagliere che introduce, per la prima volta la distinzione fra i riconoscimenti concessi alla bandiera e quelli individuali. Le medaglie affisse sul Drappo, che a differenza del passato appartengono a tutte le categorie valoriali, passano per tale ragione dal numero di 172 a quello di 211 di cui 40 concesse all’Istituzione e 171 individuali. Ma ciò che incide in modo determinante sulla sua composizione è l’influenza esercitata dalle recenti ricerche che, tese ad individuare storicamente, nei vari corpi in cui si è espressa l’organizzazione della Pubblica Sicurezza, tutti i destinatari dei riconoscimenti e le motivazioni delle attribuzioni, hanno portato ad elaborare una concezione diversa del Sacro Drappo. Infatti l’approccio sui riconoscimenti individuali ha fatto sì che la sua sintesi simbolica si sciogliesse da ogni astrazione e venisse frammentata per ricomporsi nella sommatoria di un insieme di storie individuali. Storie di abnegazione e di senso del dovere che raccontano anche l’universo della persona, la sua famiglia, i suoi affetti, i suoi sogni, i suoi valori, i principi di vita, tutto un mondo emozionale e di relazioni, che troppe volte si è spento, sacrificato all’affermazione di valori collettivi…… ”. Si afferma così una visione viva e pulsante del simbolo che fa riaffiorare il retroterra culturale ed ideale a cui è ricollegata ogni singola azione che rappresenta, che ne umanizza la sublimazione simbolica per ricondurla alla realtà esistenziale ed emozionale del singolo protagonista .
È la figura del cittadino-poliziotto che, allievo, agente, graduato, ufficiale o funzionario, fuori da ogni retorica celebrativa, si riappropria della sua storia per costruire la tradizione ultrasecolare di uomini dello Stato e per lo Stato, di uomini della società e per la società, e ciò nella trasparenza dei profili positivi e negativi che la cultura istituzionale ha via via assunto nel tempo. Questi i presupposti che si vanno ad affermare nel processo di rinnovazione dell’impostazione iconografica del Medagliere quale partecipe espressione dei diritti e dei valori universali dell’uomo. E la sequenza delle medaglie esposte, in precedenza legata alla trasposizione della tradizione militare o civile, viene ricomposta in una narrazione più ampia e compiuta della tradizione storica della polizia e dei suoi caduti.
Il Sacro Drappo, quindi, viene riproposto come immagine perfettamente speculare a quella della Polizia e della sua memoria storica, e ne traduce in sintesi la testimonianza del suo impegno in patria ed all’estero, in guerra ed in pace, nelle calamità naturali e nell’ausilio alla collettività, nelle acute crisi sociali e nella lotta ad una criminalità crescente nelle diverse forme ed organizzazioni assunte nel tempo. Tutti i riconoscimenti hanno spazio all’interno del Drappo non per un’autocelebrazione diffusa, ma per narrare l’alto senso civico di cui sono espressione e la loro perpetuazione nella storia d’Italia che li ha trasformati in tradizione, patrimonio dell’istituzione e nel contempo della società civile. Entrano così nella sua iconografia tutte le medaglie di bronzo, in particolare quelle concesse nel 1949 all’eroico Battaglione Motociclisti, le Medaglie conferite al Valor di Marina e tutte quelle concesse al Merito Civile, le Medaglie di Benemerenza del 1908 e del 1915 e quella per la Missione di Pace in Kossovo. L’impatto visivo dei nastrini , nella molteplicità di colori (azzurro-rosso, azzurro, celeste listato bianco, tricolore, doppio tricolore, bianco-verde, nero-amaranto, nero-azzurro, bianco-bleu) offre il cromatismo articolato delle medaglie di riferimento 6) e distinto fra la Bandiera ed i singoli, propone l’intero arco valoriale in cui si è espressa la Polizia nella storia d’Italia, in una esemplare simbiosi fra l’istituzione ed i suoi uomini. Un messaggio ideale compiuto e totalizzante, veicolato nella trasparente assenza di ogni forma di compiaciuta autoreferenzialità e non più attratto da una rappresentazione militare o civile. Un messaggio che nel riproporre l’immagine della Polizia quale presenza ineludibile dello Stato e nello Stato, si traduce in semplice narrazione simbolica del sacrificio dei suoi uomini e della memoria viva dei suoi tanti caduti. Un messaggio che vuole perpetuare nel tempo l’affermazione di valori universali quali patrimonio ideale dell’Istituzione e quale punto di riferimento emozionale che accompagni l’esercizio quotidiano di una delle più difficili e delicate professioni.
Ma questo non è un punto di arrivo, è solo l’apice della piramide di quella “cultura del Medagliere” che deve ancora essere conterminata, sostenuta e consolidata negli anni che ci attendono. Di qui l’esigenza, maturata nel novero dei ricercatori ed appassionati studiosi, non solo di contribuire a dare una nuova veste narrativa all’immagine del Sacro Drappo, ma anche di tradurne e descriverne compiutamente tutto quel retroterra istituzionale ed individuale che ne sostiene la sublimazione simbolica.- Nell’ottica di questa ambiziosa progettualità, sono state individuate due aree di studio e ricerca finalizzate alla complessa acquisizione organica ed al riordino scientifico di tutti i riconoscimenti ricevuti nel tempo dalla polizia e dai suoi uomini.
Una prima con l’obbiettivo di elaborare il “Medagliere Antologico”, quale terreno di ricostruzione delle gesta e delle biografie personali dei beneficiati dall’OMDI e dalle varie categorie di medaglie d’Oro, ed una seconda, ancora più ambiziosa, tesa a creare il “Medagliere Storico” quale espressione dei riconoscimenti attribuiti agli appartenenti dei vari corpi di polizia che si sono succeduti nella storia d’Italia. Due imprese in itinere ma che una volta compiute, permetteranno di rendere palpabile e di facile lettura tutta la memoria storica della Polizia di cui il Sacro Drappo, assieme al Sacrario ed alla Bandiera, rappresenta e rappresenterà sempre il più alto simbolo di sintesi valoriale.

Il Consigliere Nazionale

Avv. Guido Chessa


Note:


1°) La cultura militare di cui era permeata la Polizia alla fine degli anni 60, tendeva a non esaltare il grande valore sociale dei numerosissimi riconoscimenti ricevuti in oltre un secolo di vita al Valor Civile, tant’è che nella concezione e realizzazione del primo Medagliere vengono invertite le proporzioni fra le due tipologie di medaglie, privilegiando numericamente l’esposizione di quelle a Valor Militare (108) rispetto a quelle al Valor Civile (40), nella realtà storica molto più numerose (Vedi di seguito Nota 4°). La scelta, per quanto significativa, non si rivelerà in linea con l’attività riformista voluta dal Capo della Polizia del Tempo Angelo Vicari e verrà modificata solo negli anni duemila, con la redazione del terzo medagliere, che presenterà una immagine quasi esclusivamente civile.
2°) Le due Medaglie di Bronzo concesse al Battaglione Motociclisti, sono state escluse dall’esposizione sul Medagliere per espressa normativa statutaria dell’ANGPS che ha coinvolto tutte le medaglie della stessa categoria. La scelta è stata certamente condizionata dal periodo storico che vedeva la polizia, attraverso l’incisiva azione del suo Capo Angelo Vicari, cercare di superare il disvalore sociale e l’ostracismo che la circondava. Non va dimenticato, infatti, che i Battaglioni Motociclisti della Polizia venero costituiti per volontà espressa di Benito Mussolini, e che l’esposizione delle loro decorazioni sul Drappo, in quel preciso momento storico avrebbe potuto dare adito ad accuse o rilievi politici di “esteriorizzazione nostalgica” di cui il Corpo non aveva certo bisogno.
3°) Felice Gazzola, già Colonnello dell’Artiglieria, entrò nella PAI con la nomina di Ispettore Generale il 01.07.1938, quando già gli era stato concesso l’OMD’I, mentre Guido Alessi, si dimise dalla Polizia ove rivestiva il grado civile di vice-commissario, per arruolarsi nell’esercito ove nella battaglia di Montebello il 18.6.1918 fu protagonista di gesti eroici riconosciuti con la MOVM. Entrambi i riconoscimenti sono correttamente attribuiti dal Nastro Azzurro all’Esercito.
4°) Basti pensare che nel 1969 i riconoscimenti al Valor Militare alla Bandiera consistevano solo nelle due medaglie di bronzo attribuite al Battaglione Motociclisti nel 1949, mentre quelli al Valor Civile avevano raggiunto le 4 MOVC :- 1951 Alluvione Polesine; 1956 Nevicate Italia Centromeridionale ; 1960 Salvataggi a mare e 1967 Alluvioni autunno precedente), 3 MAVC (1953 Valcamonica; 1962 Salvataggi a mare e 1964 Disastro del Vajont) oltre ad una MOMC attribuita alla Polstrada nel 1967 ed una Medaglia di Bronzo al Merito Civile concessa nel 1969 alla Polizia Femminile.-
5°) Negli anni che vanno dal 1981 al 2000 l’attività dell’ANPS si concreta nella presenza costante alle celebrazioni dei caduti nella lotta al terrorismo ed alla criminalità comune, soprattutto nel favorire la perpetuazione della loro memoria con l’intitolazione delle sedi provinciali, la promozione dell’intitolazione di strade, parchi e piazze cittadine, la scoperta di targhe , cippi e monumenti pubblici quale testimonianza del sacrificio dei caduti, trasmettendo alla società civile un messaggio inequivocabile di partecipazione, solidarietà e vicinanza all’istituzione.
6°) Per il dettaglio vedasi la simulazione grafica del Nuovo Medagliere e la Legenda di medaglie e nastrini riportato al capo 4° della presente pagina telematica.


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Riunione delle Sezioni Toscane 10.7.2015

VERBALE ASSEMBLEA REGIONALE DEL 10 LUGLIO 2015

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L’anno 2015 il giorno 10 del mese di Luglio, alle ore 9,00, presso la Sede ANPS di Firenze in Via Fausto Dionisi nr. 4 all’interno della Caserma Fadini, ritualmente convocata con urgenza attraverso Mail del 27 giugno u.s. dal Delegato Regionale Guido Chessa, si è riunita l’Assemblea dei Presidenti di Sezione della Regione Toscana, per trattare il seguente Ordine del Giorno:

1°) Comunicazioni del Delegato Regionale
2°) Sviluppi delle ricerche storiche e sul Medagliere
3°) Perequazione pensioni D.L. 65/2015, promozione iniziative sezionali
4°) Varie ed Eventuali.

Sono presenti : Sergio Tinti (Sez.Firenze), Chessa Guido (Sez. Arezzo),D’Apolito Stefano (Sez. Grosseto), Bruno Antonino (Sez.Massa C.) Acerra Marco (Sez. Montecatini); Rescigno Sergio (Sez.Pisa); Pace Calogero e Rao Maria Giulia (Sez.Pontedera); Scipioni Renzo e Bruti Ettore (Sez.Pistoia); Roviello Vincenzo e Bosco Gaetano (Sez.Prato); Morganti Giorgio (Sez. Siena), unici assenti giustificati i Presidenti di Livorno, Lucca e Viareggio ed il Vice Presidente Nazionale Giovanni Roselli avvisato quale coordinatore del centro Italia. E’ presente, inoltre, quale associato ANPS fiorentino Salvatore Ianni, Coordinatore Regionale del Sindacato Siulp pensionati della Polizia di Stato affiliato alla FNP-CISL.

Assume la presidenza dell’Assemblea il Delegato Regionale e Cons. Naz. Guido Chessa coadiuvato dal Presidente di Firenze Sergio Tinti, il quale apre formalmente la riunione ringraziando tutti i presenti per la partecipazione quasi totalitaria dei rappresentanti provinciali, testimonianza di come la Regione Toscana sia viva e partecipe dei destini associativi e di come il tessuto dei presidenti di sezione non perda occasione per essere attivo protagonista delle iniziative di tutela e di assistenza degli associati. Passa quindi la parola al Delegato Regionale Chessa per la trattazione dei vari punti posti all’O.del G.

Il Delegato Regionale comunica all’Assemblea che l’articolo sulla “Storia e Tradizione dell’ANPS Toscana”, realizzato con la collaborazione di tutti i Presidenti di Sezione e che compare nella sua versione integrale sul sito www.anpsarezzo.it, è stato già inviato alla redazione di Fiamme d’Oro per la sua pubblicazione nel prossimo numero di settembre-ottobre ove, per esigenze giornalistiche, comparirà in parte riadattato in funzione degli spazi editoriali.
Rilevato, inoltre, che la presentazione di tutte le Sezioni Toscane sul Sito Nazionale www.assopolizia.it, appare non sufficientemente caratterizzata, propone ai presidenti di verificare ed implementare le notizie storiche, sui caduti e sulle attività riguardanti le proprie Sezioni in modo tale che l’ANPS Toscana abbia la giusta collocazione storica nel panorama nazionale delle Sezioni. L’Assemblea decide all’unanimità di nominare quale coordinatore dell’iniziativa il Delegato Chessa, il quale provvederà nei prossimi giorni a trasmettere a tutte le Sezioni la biografia storica della sezione che i Presidenti provvederanno a verificare, correggere ed implementare eventualmente nei contenuti, quindi invieranno via mail al Delegato la redazione del testo definitivo. L’Assemblea delibera all’unanimità di delegare il Consigliere Nazionale Chessa ad inoltrare alla redazione del Sito www.assopolizia.it i testi definitivi di presentazione di ogni sezione ai fini della pubblicazione definitiva degli stessi.

Passando al secondo punto posto all’O. del G., il delegato informa i presenti circa gli sviluppi delle ricerche storiche sull’ANPS e soprattutto quelle riguardanti l’elaborazione del “medagliere antologico” (Riservato all’OMDI e Medaglie d’oro nelle varie categorie valoriali con biografia dei ricompensati) che il gruppo di lavoro della Sezione di Arezzo spera di concludere entro il corrente anno e del “medagliere storico” (Finalizzato alla pubblicazione di tutte le medaglie d’argento e di bronzo nelle varie categorie valoriali e suddiviso fra i vari Corpi di Polizia susseguitisi del 1852 ad oggi) per il quale si stà perfezionando un metodo di restrizione delle ricerche che sia omogeneo ed efficace sulle Gazzette Ufficiali onde poter costituire almeno un terzo gruppo di lavoro-ricerca che si affianchi a quello delle Sezioni di Arezzo e Firenze. Da notizia altresì, che nel corrente mese dovrà vedersi presso l’Ufficio Storico per verifiche e conferme circa la rimodulazione del Medagliere della Polizia di Stato di cui l’ANPS è orgogliosa custode.

Dopo brevissima pausa vengono ripresi i lavori passando alla trattazione del terzo punto posto all’O. del G. riguardante la perequazione delle pensioni in riferimento al D.L.65/2015 ancora in attesa di conversione in legge.

Il Delegato fa presente che sulla problematica del recupero economico e della perequazione delle pensioni, conseguente alla recentissima sentenza nr. 70 della Corte Costituzionale, si sono letteralmente gettate le varie Associazioni di categoria, tutte le molteplici sigle sindacali ed i numerosi patronati, per cui l’eventuale immobilismo delle Sezioni rischia di disperdere la base sociale con erosione degli iscritti.

È necessario , quindi, che i Presidenti di Sezione siano operativi sulla propria base sociale per chiamare e proporre ai soci la presentazione della domanda di recupero economico delle somme non corrisposte nonché della perequazione della pensione. Infatti, le domande sino ad oggi già presentate, non sono sufficienti per proporre gli eventuali ricorsi alla Corte dei Conti Regionale, è necessario attendere la conversione in Legge del DL 65/2015 (Cosa che dovrà avvenire entro il prossimo 20 luglio) e conoscere con precisione il testo normativo definitivo, per poi procedere alla rinnovazione della richiesta o alla richiesta nei confronti dell’INPS (Settore Pubblico) di quanto dovuto predisponendosi per ricorsi collettivi contro l’Ente innanzi alla Corte dei Conti.

Si tratta di un procedimento lungo, considerate le resistenze governative legate al bilancio statuale, ma necessario anche alla luce delle recenti esternazioni del Presidente dell’INPS (Tito Boeri) che hanno ipotizzato ulteriori interventi, definiti “contributi di solidarietà”, che andrebbero a colpire ulteriormente ed in forma progressiva le fasce pensionistiche superiori ai 2.000,00 euro lordi mensili.

Dopo ampio dibattito, il Delegato Regionale, che ha messo a disposizione il proprio Studio Legale per la parte riguardante l’azione giudiziaria, si è impegnato a redigere ed inviare , subito dopo il 20 luglio p.v., a tutte le Sezioni della Toscana via Mail, il facsimile della domanda di contestazione all’INPS con le istruzioni per l’acquisizione del PIN Dispositivo per la sua trasmissione on line alla sede INPS provinciale, e per la successiva organizzazione dell’azione legale. Tutti i Presidenti di sezione hanno preso atto della necessità di affrontare la problematica, accettando di buon grado l’impegno del delegato a far fronte ai profili organizzativi dell’iniziativa, riservandosi, per quanto attiene ai profili ed al conferimento del mandato difensivo, al momento in cui verrà decisa la relativa azione.

Infine, passando alla trattazione delle Varie ed Eventuali, Sergio Tinti, interviene per sottolineare il problema che si sta creando a seguito del pagamento “attraverso delega” della quota sociale ad opera dei soci in servizio. Infatti, il pagamento della quota sociale da parte dell’associato in servizio perviene direttamente all’Ufficio Amm.ne della Questura che corrisponde direttamente con gli Uffici amministrativi dell’ANPS di Roma, escludendo da ogni informativa le Sezione di appartenenza. Ne deriva, in assenza di comunicazioni, che la Sezione non ha notizie circa eventuali disdette, trasferimenti e non è messa in grado di contabilizzare con precisione i vari pagamenti . Anche se il problema non si pone per tutte le Sezioni Toscane, molte delle quali provvedono all’acquisizione della quota dei soci in servizio “brevi manu”, obbiettivamente il problema potrebbe assumere rilievo importante in sede nazionale. Dopo brevissima discussione, il Delegato regionale si impegna a segnalare la problematica alla Segreteria Nazionale, al fine di verificare l’opportunità di una corrispondenza informativa da parte di quest’ultima a tutte le Sezioni.

Non essendovi altro da trattare fra gli argomenti posti all’O. del G. e fra le Varie ed Eventuali, la riunione viene chiusa alle ore 12,00 circa.

Letto confermato e sottoscritto

F.to Dr. Sergio Tinti

Il Delegato Regionale

F.to Avv. Guido Chessa

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Anno 2001: Proposte per “Uscire dal Bunker”

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Nascita e naufragio di una proposta.
Atto d’amore non corrisposto

Era una domenica di marzo 2001 ed avevamo trascorso la mattinata in Via Statilia 30 partecipando all’Assemblea generale annuale dell’ANPS dove si era discusso dei problemi e destini associativi. Il Presidente Nazionale Girolami nella sua allocuzione aveva dato un quadro del sodalizio disarmante. Unica nota positiva, la riammissione dell’ANPS fra le Associazioni Combattentistiche e d’Arma. Per il resto, il Sodalizio veniva descritto come “rinchiuso in un bunker”, evidenziandosi, fatte salve poche eccezioni territoriali, la sua scarsa incisività verso la Società Civile , le difficoltà di comunicare con il Ministero , la carenza organizzativa e di circolazione di notizie ed informazioni, la mancanza di un decentramento regionale, l’assenza di ogni riferimento alla possibilità di impiego della telematica. A ciò doveva aggiungersi la grave emorragia nel corso del 2000 di ben 3.246 associati, pari ad oltre il 10% degli iscritti, come riportato ufficialmente dalla relazione del Collegio dei Sindaci, e sulle cui cause, in un processo di rimozione collettiva, nessuno dei presenti aveva ritenuto di doversi soffermare a riflettere o ad azzardare una analisi.

In treno, durante tutto il viaggio di rientro in Arezzo, colpiti dal basso ed inadeguato profilo offerto ufficialmente dall’Ufficio di Presidenza, si apri con Mario Viti e Marchino Sergio, che avevano con me partecipato alla tornata assembleare, una lunga discussione sulla realtà associativa. Si trattava dei miei accompagnatori all’Assemblea Nazionale, due sottufficiali andati in quiescenza entrambi col massimo grado e che, per il prestigio personale goduto in servizio, costituivano veri punti di riferimento nella conduzione della numerosa Sezione aretina del tempo. Il Primo , arruolatosi in Polizia nel primissimo dopoguerra ne rivestiva l’incarico di Vice-Presidente, mentre il secondo, proveniente dalle file partigiane del CNL Toscano, ne era il Consigliere anziano, sensibile ed appassionato cultore della storia e dei valori istituzionali.

La discussione , accesa e senza riserve, favorita dall’assenza di viaggiatori nello scompartimento, aveva spaziato su tutte le criticità che l’organizzazione associativa presentava, dal ruolo dei Presidenti, al giornale Fiamme d’Oro, dalla necessità di una radicale riforma statutaria a quella della costituzione di un delegato regionale come organismo di raccordo intersezionale, dal salto di qualità del sistema informativo con l’introduzione della telematica, ai vari e più generali temi di politica associativa. Solo l’approssimarsi alla stazione di Arezzo ci convinse che l’analisi critica emersa dalla discussione, non avrebbe avuto alcun senso se fosse rimasta patrimonio dei soli partecipanti senza un seguito consiliare ed un confronto a livello territoriale. Così, lasciandoci per ritornare alle nostre occupazioni quotidiane, ci ripromettemmo di informare il Consiglio della situazione e di proporre allo stesso la promozione di una iniziativa nazionale per dibattere sui destini associativi.
Era nata la proposta per “Uscire dal Bunker”.
Il 20 aprile 2001 il Consiglio di Sezione, determinato e convinto nella sua unanimità di “gettare il sasso nello stagno” , dava mandato di procedere alla stesura materiale delle proposte che, alla riunione del maggio successivo, approvate nei contenuti, venivano inviate al Nazionale ed a tutte le 134 Sezioni che al momento erano parte del Sodalizio.
A primo impatto l’iniziativa aveva risposte favorevoli da 18 Sezioni e solo dopo una lettera di sollecito, fra il settembre ed il dicembre del 2001, si ricevevano altri 22 interventi che permisero di raggiungere 40 risposte, pari al 30% delle sezioni nazionali.
In pratica, nel corso del 2001, l’iniziativa era riuscita a scuotere il sodalizio e ad aprire al suo interno un dibattito che , anche nelle numerose sezioni rimaste prudenzialmente silenti, attendeva le determinazioni della Presidenza e del Consiglio Nazionale. Ma i vertici istituzionali, denunciando tutti i loro limiti gestionali, non solo non fornivano alcuna risposta formale alle varie proposte provenienti dalla base sociale, ma sottovalutandone i contenuti decidevano di sottrarsi ad ogni forma di confronto e di dibattito col corpo sociale privilegiando una strategia di noncuranza verso la richiesta congressuale e gli interventi che si chiedevano.- Le proposte “Per uscire dal Bunker”, infatti, non compaiono nei verbali del Consiglio Nazionale del tempo, trattate fra le “Varie ed Eventuali” dell’Ordine del Giorno, non sono oggetto di verbalizzazione delle varie posizioni assunte nel dibattito dai Consiglieri. Ovviamente non fu assunta alcuna decisione formale. Era chiaro che, per volontà dell’Ufficio di Presidenza e Consiliare, delle proposte innovative non dovesse rimanere traccia. E ciò nella convinzione strumentale dei Vertici del Sodalizio per i quali l’iniziativa aveva indossato le vesti della critica irriverente verso le loro attività gestionali, dell’innovazione rivoluzionaria della politica associativa, e quelle di una sorta di insubordinazione verso la stabilità di un immobilismo ritenuto fisiologico all’Istituzione.

All’Assemblea Nazionale del 17.03.2002, l’allocuzione introduttiva del Presidente, dava risposta alle istanze sezionali, descrivendo un Sodalizio ancora impreparato a qualsiasi forma di innovazione. Troppo anziana la base sociale per l’introduzione della telematica, troppo forti i limiti nei rapporti e lo scarso sostegno del Dipartimento. L’unico impegno possibile era la nomina di una Commissione Consiliare per la riforma statutaria che affrontasse le modifiche di un sistema elettorale ormai riconosciuto come inattuale e l’introduzione della figura del “delegato regionale”.

Le prospettive e gli impegni assunti venivano però considerati insufficienti ed inadeguati per il rilancio del sodalizio, e la Sezione di Arezzo assieme ad altre Sezioni, interveniva insistendo sulla necessità di convocazione di un Congresso dei Presidenti che discutesse delle problematiche evidenziate per ricavarne una summa democratica di indirizzo operativo. La mozione, contrastata da alcuni Consiglieri nazionali per la mancata previsione statutaria di attività congressuali, a causa di tale interpretazione normativa, non veniva neppure messa ai voti assembleari. Naufraga così, nel vuoto e nell’incapacità dell’Assemblea Nazionale di imporre la mozione d’ordine, ogni tentativo di aprire un dibattito finalizzato al rinnovo dell’immagine e del ruolo sociale del Sodalizio.

Il Presidente dell’ANPS nei mesi successivi nominò la Commissione Consiliare per la riforma dello Statuto , ma non fu in grado di portare a termine un’opera che vedrà la luce parziale solo ben cinque anni dopo. Incapace di comprendere il significato ed il reale impegno sociale del Sodalizio, di recepire le esigenze provenienti dalla base, convinto che il prestigio del grado rivestito in carriera fosse assorbente e sufficiente a presiedere e gestire l’Associazione, timoroso interprete dei nuovi tempi che viveva, la sua Presidenza si risolse, sotto il profilo del rinnovamento, in un pregiudizievole e fatalistico immobilismo. Girolami ed il suo operato, verranno così giudicati severamente alle elezioni del 30.11.2003 che ne vedranno bocciata la sua candidatura al Consiglio Nazionale e porteranno alla Presidenza Russo. Ma anche il nuovo Consiglio, sebbene con diversi connotati, eviterà il confronto congressuale con la base del Sodalizio, proseguendo sulla strada ormai tracciata e privilegiando , travisandone significato e portata giuridica, la qualità di Ente Morale.

Si chiude in tal modo, sull’altare del perdurare di una concezione verticistica ed immobilista dell’azione associativa, il naufragio delle aspettative emerse nella recente fase storica che abbiamo voluto ripercorrere. Un percorso necessario affinché i mali e le discrasie endemiche del nostro vissuto associativo non rimangano occultati da una facile ed amnesica retorica dell’autoreferenzialità. I vistosi errori del passato , la loro presenza viva nella memoria storica del Sodalizio, devono essere oggetto di metabolizzazione da parte del corpo sociale e dei suoi vertici associativi per trasformarsi in componente culturale che ne ispiri l’azione attuale. Ma questo, a quasi tre lustri di distanza, pur essendo state realizzate alcune delle proposte a suo tempo indicate, è ancora un processo in divenire che attende il suo illuminato compimento.

Il Presidente della Sez. di Arezzo

Avv. Guido Chessa

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Le Sezioni Toscane dell’ANPS



1969-2015- Scaturigini e percorsi legati a tradizione e concretezza

Nella terra dei cipressi, da sempre votata alle coltivazioni dell’ulivo e della vite, l’antica Tuscia plana sul Tirreno dai castagneti della Lunigiana, dalle Foreste Casentinesi e del Pratomagno attraverso un più dolce Appennino e la piana Maremmana. Questo spicchio d’Italia, governato per tre secoli dal Gran Ducato di Toscana (dai Medici 1569 agli Asburgo-Lorena 1860), ha dato i natali ad alcuni dei più geniali uomini d’arte e di scienza del panorama nazionale. Basti pensare all’aretino Guido Monaco (992-1033) che rivoluzionò il campo della musica con l’identificazione grafica delle note musicali e del pentagramma, sistema di scrittura ancor oggi utilizzato; al pratese Francesco Datini (1335-1410) che introdusse la lettera di credito commerciale, antesignana della cambiale e dell’assegno; a Vittorio Fossombroni (1754-1844) che rivoluzionò la scienza idraulica con bonifiche ancor oggi utilizzate. E ciò senza andare a scomodare i grandi ed indiscussi come Dante Alighieri (1265-1321) Leonardo da Vinci (1452-1519) Michelangelo Buonarroti (1474-1564) o nel campo politico-filosofico Nicolò Machiavelli (1469-1527) ed in quello artistico Giorgio Vasari (1511-1574) autore delle famose “Vite”, prima antologia degli artisti del tempo. E’ da aggiungere, inoltre, come questa notevole schiera di geni si sia accompagnata nel tempo ad ironici ed irriverenti intellettuali, quali Cecco Angiolieri (1260-1312), Pietro Aretino (1492-1556), Giuseppe Giusti (1809-1850) e buoni ultimi Indro Montanelli da Fucecchio (1909-2001) ed il pratese Curzio Malaparte (Kurt Erich Suckert 1898-1957) autore della famosa opera “Maledetti Toscani”.- Appellativo, quest’ultimo, entrato nel lessico comune a connotare affettuosamente, nei suoi antagonismi secolari, una popolazione fisiologicamente faziosa al suo interno, ma orgogliosamente compatta all’esterno nel rivendicare la sua unicità e diversità.

Questo, il vivace e genuino tessuto storico culturale in cui collocare la narrazione del ruolo svolto dalle Sezioni Toscane nell’ambito associativo nazionale. Questo, il retroterra dialettico ispiratore delle loro iniziative e delle attività propositive e di stimolo, a volte anticipatrici e provocatorie, ma sempre dettate da un solido sentimento di appartenenza ad un sodalizio, concepito come struttura dinamica da sostenere nella sua azione di affermazione nella società civile. Con questi presupposti, alla fine degli anni sessanta, l’idea fondante di creare una Associazione di Polizia radicata sul “Culto della tradizione storica e dei Caduti”, viene subito recepita e condivisa dalla Toscana. Infatti la Sezione di Firenze con Giulio Nicolella e quella di Livorno con Carmine Mele, costituite nel primo trimestre del ’69, partecipano con altre 29 sezioni italiane alla fondazione dell’ANGPS, quindi, nel quinquennio successivo nascono a copertura di gran parte del suo territorio le sezioni di Piombino (1970 e successivamente cessata), Siena (1970), Arezzo (1972), Lucca (1973), Massa (1974) e Grosseto (1975).- L’impegno nel perseguimento delle finalità associative, supportato dalla successiva partecipazione delle sezioni di Pisa (1978), Prato (1985) Montecatini (1986), Empoli ( 1987 attualmente in via di ricostruzione), Pistoia (1988) , Viareggio (1990) e Pontedera (2014), si verrà a sviluppare nel corso di dieci lustri su varie direttrici. Prima fra tutte quella del culto della memoria dei suoi 113 caduti nell’adempimento del dovere, in gran parte presenti nel Sacrario della Polizia e celebrati, quali esempi di altruismo e virtù civiche, in tutte le ricorrenze istituzionali. Ricordati nella toponomastica cittadina e con l’intitolazione di molte sezioni, al loro sacrificio a tutela della sicurezza del territorio e della società civile contro il terrorismo e la criminalità comune, è dovuto il massimo riconoscimento statuale con l’attribuzione di dodici medaglie d’oro al Valore ed al Merito Civile di cui otto alla memoria (Giuseppe Lombardi, Armando Femiano, Giovanni Mussi, Fausto Dionisi, Oreste Bertoneri, Emanuele Petri, Giovanni Ceravolo e Leonardo Falco). Fra queste nobili figure di uomini e di poliziotti, inoltre, va ricordata, per le scelte fatte quale Agente di P.S. durante le leggi razziali (10.11.38-20.01.1944), quella del “volterrano” Mario Canessa, deceduto novantaseienne il 7 luglio del 2014 in Livorno, sua città adottiva. Medaglia d’Oro al Valor Civile e come De Fiore e Palatucci, dichiarato al mondo “Giusto Fra Le Nazioni” ed inserito nello Yad Vashem di Gerusalemme. Il suo vissuto rimane testimonianza emblematica di quella “disubbidienza” che nasce ogni qual volta l’etica dell’Uomo confligge con la ragion di stato. Infine, un debito di autentica riconoscenza va attribuito all’azione di tre donne, Mariella Dionisi, vedova di Fausto Dionisi iscritta alla Sezione di Firenze e fondatrice nel 1998 dell’Associazione Memoria, Marisa Raciti, vedova di Filippo Raciti, iscritta alla Sezione di Pistoia ed Alma Petri, vedova di Emanuele Petri, profondamente legata a quella di Arezzo. Tre donne veramente straordinarie, capaci di interiorizzare il dolore della drammatica e prematura perdita del compagno e di riviverlo trasformandolo in impegno civile, con la loro incessante presenza nelle scuole e nelle manifestazioni istituzionali per affermare un’indomita e salda coscienza della legalità. Ma quello descritto costituisce solo uno dei profili valoriali dell’impegno profuso dalle Sezioni Toscane, capace di spaziare dal settore storico-culturale dell’attività di ricostruzione della memoria storica del Sodalizio a quello antologico sui decorati presenti nel Medagliere della Polizia, ed ancora alla raccolta e presentazione di antichi cimeli della Polizia quale espressione tangibile della sua tradizione. Iniziative di valenza nazionale, inoltre, possono ascriversi alla regione nel settore del volontariato con una solida struttura della Protezione Civile, nel settore della sicurezza negli stadi e nelle manifestazioni sportive con testimonial la Sezione di Pistoia ed in quella della sicurezza stradale con i Corsi organizzati dalla Sezione di Pisa. A ciò debbono aggiungersi i numerosi interventi nelle scuole e le iniziative a sostegno delle categorie deboli oltre a quelle destinate ad assicurare un’incisiva presenza associativa nelle ricorrenze istituzionali o a consolidare i rapporti interni con viaggi culturali e di assistenza per i soci. Infine non vanno dimenticati, in quanto ormai divenuti parte della Storia del Sodalizio, il contributo essenziale dato dalla Sezione di Firenze per la costituzione della Sezione di New York-New Jersey nel 2012 e lo stimolo dato al Sodalizio nel 2001 dalla Sezione di Arezzo con l’iniziativa “Per uscire dal Bunker”, atto propositivo d’amore per la rinnovazione dell’associazione che vide l’assenso a livello nazionale di oltre 40 sezioni e rimasto a lungo inascoltato.
Questo, in estrema sintesi, l’itinerario storico dell’operato più rilevante dei 2.100 associati, oggi distribuiti nelle tredici Sezioni Toscane (Firenze, Livorno, Siena, Arezzo, Lucca, Massa, Grosseto, Pisa, Montecatini, Pistoia, Prato, Viareggio, Pontedera) che ora andiamo a presentare nei connotati essenziali.

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XII Commemorazione di Emanuele Petri

2 Marzo 2003 – 2 Marzo 2015.

XII Commemorazione di Emanuele Petri

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La Questura di Arezzo, in occasione del XII anniversario della morte del Sovrintendente Capo della Polizia di Stato Emanuele Petri, Medaglia D’oro al Valor Civile, ha concordato con il Comune di Castiglion Fiorentino una serie di iniziative commemorative per celebrarne il ricordo e l’insegnamento.
La mattina del 2 marzo 2003 il sovrintendente Emanuele Petri, con i colleghi Bruno Fortunato e Giovanni Di Fronzo, svolgeva servizio di scorta viaggiatori su un treno regionale sulla tratta ferroviaria Roma-Firenze. Poco dopo la fermata alla stazione di Camucia-Cortona, Petri e gli altri colleghi, durante controlli di routine, decidevano di verificare le generalità di un uomo e una donna che viaggiavano a bordo del vagone. Questi, dopo aver esibito documenti falsi ai poliziotti che si accorgevano delle incongruenze, reagiscono nei loro confronti.
L’uomo estraeva una pistola puntandola al collo del sovrintendente Petri e intimando agli altri poliziotti di gettare le armi. Uno dei due poliziotti obbediva gettando la propria pistola sotto i sedili del convoglio, ma l’uomo reagiva ugualmente sparando alla gola di Petri, uccidendolo sul posto, e sparando anche contro Bruno Fortunato rimasto armato. Questi, nonostante le gravi ferite, riusciva a rispondere al fuoco dell’assalitore ferendolo mortalmente. La donna premeva il grilletto della propria pistola contro l’ultimo poliziotto, ma l’arma non funziona, perché ancora con la sicura innestata.Ne segue una colluttazione al termine della quale la terrorista era bloccata.
Le prime indagini accertarono che i due sospetti controllati dai poliziotti erano i terroristi Mario Gallesi, deceduto a seguito del conflitto a fuoco, e Nadia Desdemona Lioce, entrambi facenti parte delle Nuove Brigate Rosse. Dalle ricostruzioni e dal materiale rinvenuto sul treno e nella borsa della donna (documenti, floppy disk e due palmari), gli investigatori riuscirono a catturare, nel periodo successivo, tutti gli appartenenti dell’organizzazione terroristica responsabile anche degli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi, avvenuti nel 1999 e nel 2002.
Con sentenza del 28 giugno 2007, la Cassazione confermava sostanzialmente le sentenze della Corte di Appello condannando all’ergastolo Roberto Morandi, Marco Mezzasalma e Nadia Desdemona Lioce ed assolvendo i 4 irriducibili Fosso, Donati, Galloni e Mazzei per cui veniva respinta la richiesta di un nuovo processo. Venivano inoltre confermate le condanne definitive anche a Federica Saraceni (ventuno anni e sei mesi), Laura Proietti (vent’anni),alla pentita Cinzia Banelli (dodici), Simone Boccaccini (cinque anni e otto mesi), Bruno Di Giovannangelo (cinque anni e sei mesi) e Paolo Broccatelli (nove anni di reclusione), pena ridotta per Diana Blefari Melazzi (da nove anni a sette anni e sei mesi).
A poco più di quattro anni dai fatti si chiudeva così anche la vicenda giudiziaria fondata sul sacrificio estremo, sul senso del dovere e sull’abnegazione di un uomo che ci ha lasciato eredi e testimoni del suo impegno e del suo alto senso della legalità.

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Il 2 marzo 2015 alle 9,30 , nella piazzetta che la cittadinanza di Castiglion Fiorentino, memore e riconoscente, gli ha voluto intitolare, erano presenti numerosi soci ANPS, tutte le figure istituzionali, quelle sindacali e soprattutto chi l’aveva conosciuto o ne aveva condiviso il servizio attivo. La mattinata si presentava con un clima simile a quello di dodici anni orsono, con le sue propaggini invernali brumose e fredde, allietato dalla composta presenza delle scolaresche di Castiglion Fiorentino e Tuoro sul Trasimeno. Arriva Alma, la vedova di Petri, mentre Angelo, il figlio poliziotto, ha preferito onorare la memoria del padre prestando regolare servizio. In un clima di solennità due operatori della Polizia Ferroviaria, specialità di appartenenza di Emanuele, depongono una corona di alloro sul cippo posto all’ingresso della stazione ferroviaria. Sulle note del silenzio, sale la commozione dei molti presenti legata al filo del ricordo e della memoria “perché Lele non è morto invano”. Si sale dalla stazione verso il paese per raggiungere la Chiesa di San Francesco ove viene celebrata una messa in Onore di Petri e dei Caduti della Polizia. In corteo, preceduto da due poliziotti a cavallo in alta uniforme, raggiungiamo la Piazza del Municipio ove si affollano, attorno agli stand dei Reparti Speciali allestiti dalla Questura, le scolaresche attratte dagli oggetti della Polizia Scientifica e da una esibizione dei cani antidroga con i loro istruttori. Alle 12,30 la Sala Consiliare del Comune di Castiglion Fiorentino, dove è stata convocata dal Sindaco Mario Agnelli una riunione straordinaria del Consiglio Comunale, viene presto riempita dai partecipanti e si da corso alle celebrazioni.
Prendono la parola il Prefetto Saverio Ordine, il Questore Enrico Moja, il Comandante del Compartimento della Polizia Ferroviaria, i Sindaci di Tuoro e Castiglion Fiorentino, i Sindaci Junior, entrambi dodicenni, il Presidente dell’Associazione Emanuele Petri, i quali ricordano come il suo sacrificio abbia permesso di debellare le pericolose cellule delle Nuove Brigate Rosse. È stata ripercorsa la figura di Emanuele, la sua generosità, il suo impegno nel volontariato e soprattutto il profondo significato del suo sacrificio legato alla serietà dell’impegno quotidiano, al senso del dovere teso a concretare la sicurezza del cittadino, all’affermazione della legalità quale forma di tutela della democrazia e della libertà del popolo. Tutti interventi partecipati, autentici, lontani da ogni forma di retorica o di autocelebrazione. Parole di sincera stima sono state rivolte dal Prefetto alla vedova Alma Petri per il suo grande coraggio e per la capacità di aver interiorizzato la sua tragedia familiare per trasformarla in testimonianza civica. Ammirato della coriacea forza morale che la porta ad essere presente nelle scuole, nei convegni sulla legalità e la sicurezza, nelle associazioni per promuove iniziative di volontariato, nelle tante iniziative civili. Grato per un comportamento nobile che contribuisce a dare spessore alle funzioni istituzionali, a calarle dentro una tradizione valoriale che troppo spesso, nei tempi di crisi, sembra smarrirsi.
Nel suo breve intervento, Alma Petri, ringraziando per le parole di stima rivoltele ha risposto con semplicità “In effetti alcune volte sono stanca. In queste occasioni sento il peso del vissuto che inevitabilmente riaffiora. Ma vado avanti , perché i giovani, come i sindaci junior che hanno parlato e che sono nati 12 anni fa, non sanno chi era Emanuele, non ne conoscono il vissuto. Quello di un uomo presente ed attivo nel sociale, capace di vivere sino al fondo il suo ruolo, la sua funzione di poliziotto. La memoria, il ricordo della sua vicenda, non ha nulla di eroico o straordinario, è la semplice storia di uno dei tanti poliziotti che ha costruito e sedimentato la tradizione secolare della Polizia per farne punto di riferimento per i cittadini e per chi è nel servizio attivo. Questo è il messaggio di Lele che va diffuso e riproposto instancabilmente soprattutto alle giovani generazioni. Tutti, infatti, abbiamo bisogno di comprendere e dare significato alla libertà che viviamo e come la stessa sia il prodotto di un valore e di un bene che viene da lontano ed è fondato sul sacrificio di tanti. Conoscere storia e tradizione della Polizia , coltivarne la sua memoria e la sua attualità, è un modo per dare corpo al futuro e per motivare il nostro ruolo di cittadini. La mia funzione, oggi, è quella di diffondere questo messaggio, nella convinta speranza che aiuti ad aprirci alla riflessione ed a ispirare il nostro agire quotidiano. Grazie a tutti per essermi così vicini”.
Con l’intervento di Alma Petri si è chiusa una mattinata che a più riprese ha impegnato il nostro controllo emotivo . Nel lasciare la Casa Comunale il pensiero è andato all’altra Medaglia D’oro al Valor Civile Fortunato Bruno, il vero protagonista dell’operazione di polizia del 2 marzo 2003, ed alla sua tragica e silenziosa uscita di scena avvenuta in Anzio il 9 aprile 2010. Non un biglietto di addio, nessun preavviso, solo un riservato, intimo ed assordante silenzio. Un monito per un’Amministrazione, una Istituzione, troppo spesso incapace di comprendere e valorizzare i propri uomini migliori.

Cav. Gaetano De Rosa

Segr. Sezione ANPS Arezzo

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Carmelo Fruganti – il fondatore della Sezione di Arezzo

IL FONDATORE CARMELO FRUGANTI

(16.09.1916 – 20.02.1986)

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Tracciare la biografia di Camelo Fruganti, quale uomo, sottufficiale di Polizia e fondatore della Sezione ANPS di Arezzo, per affidarla alla memoria storica dell’Associazione e dei suoi sodali, è compito non semplice. Infatti innanzi a uomini-poliziotti calati storicamente nel novecento e che ne hanno vissuto i vari momenti dell’evoluzione storica, dalla Monarchia col liberalismo parlamentare della prima infanzia, al regime fascista, al periodo bellico con la guerra civile e la militarizzazione badogliana della Polizia sino alla sua smilitarizzazione nel corso della Repubblica Parlamentare, si rischia di connotare la narrazione di componenti retoriche o acontestualizzate dall’epoca di riferimento. Cercheremo, quindi, per quanto possibile, di mantenere ferma la barra dell’oggettività legata alla sua carriera, ai riconoscimenti ricevuti, al suo stato di servizio ed all’insegnamento che ne abbiamo ricevuto soprattutto nel decennio finale della sua vita, quando da pensionato l’abbiamo conosciuto come fondatore e fermo presidente della sezione locale.

Nel 1936 appena ventenne, partecipe degli ideali politici del tempo, si arruola nell’esercito, 59° Fanteria, e dopo aver partecipato al X° Corso Sottufficiali, promosso al grado di sergente maggiore, è destinato nell’agosto del 1938 e sino all’aprile del 39 “con l’esercito dei volontari” alla guerra civile di Spagna a sostegno dei nazionalisti e dell’esercito di Franco. Il servizio prestato e la partecipazione ai vari eventi bellici spagnoli gli verrà riconosciuto il 30.11.1959 (ultimo governo Tambroni) con la concessione della seconda Croce al Merito di Guerra .-

Rientrato in patria, subito dopo l’inizio della seconda guerra mondiale ( 1.09.1939 con l’invasione della Polonia da parte della Germania nazista), nei primi mesi del 1940 transita dall’Esercito in Polizia ed è ammesso alla Regia Scuola di Polizia di Caserta al 24° Corso per Allievi Guardie. Alla sua conclusione viene inserito nel I° Battaglione Motociclisti della P.S., composto da 288 unità e denominato “Battaglione Mobile Cagliari” con prima destinazione La Corsica. In questo periodo l’Italia , “non ancora belligerante”, inizia la costituzione dei primi reparti mobili della Polizia, e con questi anche il Battaglione Motociclisti, voluto espressamente dal capo del Governo Mussolini, per utilizzarlo nelle zone operative. Secondo la testimonianza di un appartenente1 , mentre il Battaglione Motociclisti era in viaggio per la Corsica venne richiamato in patria dal governo essendo intervenuta la dichiarazione di guerra agli alleati (10.06.1940) e l’armistizio con la Francia, quindi messo a disposizione in compiti di polizia nella città di Roma sino all’aprile del 1941. Dal 19.04.1941 sino al 18.02.1942, data in cui venne richiamato in patria e disciolto, il I° Battaglione Motociclisti venne destinato in Croazia , territorio occupato dalle forze italiane nell’aprile del 1941, per svolgere attività di polizia e soprattutto la lotta contro la resistenza organizzata dei partigiani Titini . L’operato delle forze di polizia in quella precisa fase storica nei territori croati, fu particolarmente impegnativa e valorosa, registrando una lotta serrata alla resistenza croata che costò, fra morti e feriti circa la metà degli appartenenti al Battaglione. La condotta esemplare dei suoi uomini, fu riconosciuta con la concessione nel 1946 di tre medaglie d’argento al valor militare alla memoria (Carlo Smiraglia, Antonio Paolemilio e Umberto Bianconi) sei medaglie di bronzo al valor militare di cui tre alla memoria (Domenico Alloro, Celestino Nardi e Espedito Principe) e ben undici Croci di Guerra al Valor militare di cui una concessa proprio al nostro Carmelo Fruganti il 17 maggio 1946 con decreto a firma del Ministro della Guerra Manlio Brosio (Primo governo De Gasperi).

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Và ricordato che per le valorose operazioni compiute dal I° Battaglione Motociclisti in Montenegro venne concessa nel 1949 la Medaglia di Bronzo al Valor Militare alla Bandiera del Corpo Agenti di Pubblica Sicurezza con la seguente motivazione :-“ In stretta collaborazione con altre forze armate partecipava con spiccato ardore bellico a logorante sanguinoso ciclo operativo dando luminose prove in diverse azioni difensive come nel corso di audaci cruenti operazioni controffensive. Di singolare slancio e superbo spirito di sacrificio , in ogni circostanza, ma particolarmente nella crisi, teneva fede alla tradizionale dedizione al dovere della Polizia Italiana” Montenegro 1941-42.

Nel maggio del 1942, ormai in pieno periodo bellico, viene inserito nella Divisione Speciale Lubiana, costituita da circa cinquecento uomini, cui era assegnato il compito di svolgere attività di polizia in territorio jugoslavo presso la nuova Questura di Lubiana ed i posti di polizia di Novo Mesto e di Kocevje . Di qui , essendo stato inquadrato il Corpo Agenti di P.S. nelle forze armate (Con il D.Luogotenenziale 31.7.1943 nr. 687) ed essendosi temporaneamente normalizzata la situazione in quelle zone slave, il Fruganti veniva trasferito nel gennaio del 1943 in Albania a consolidamento della presenza italiana in quei territori che vedevano crescere la resistenza armata locale riorganizzatasi nel patto operativo fra i nazionalisti di Balli Kombetor ed i comunisti di Enver Hoxha (Futuro presidente della repubblica albanese).

Purtroppo non è stato possibile conoscere la destinazione che il Fruganti ebbe in Albania-Grecia nel periodo gennaio-settembre 1943, fatto che non ci permette di ricostruire con margini di certezza le vicende da questi vissute dopo l’armistizio dell’8 settembre sino alla fine della seconda guerra mondiale. In assenza di memoriali , della sua testimonianza diretta o di quella di altri commilitoni e di dati documentali sul luogo di servizio, non è possibile stabilire a quale delle quattro divisioni (Brennero, Firenze, Perugia e Parma) facenti parte della 9^ Armata Italiana di stanza in Albania, possa essersi aggregato. Certo si può affermare che il Fruganti non rientrò fra gli oltre centoventimila appartenenti all’esercito italiano presenti in Grecia e che, a seguito dell’armistizio, vennero disarmati ed internati dai tedeschi nei vari campi di concentramento. Costoro andarono a far parte dei circa 716.000 Internati Militari Italiani del Regio Esercito, di cui si sta interessando la storiografia più recente 2. Per quanto attiene al destino di Fruganti in quel preciso momento storico, non è improbabile (ma non vi è riscontro alcuno neppure logico-deduttivo) che come accadde per molti militari dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia presenti in piccoli nuclei in quel momento in Albania, che, nello sbandamento generale dell’esercito, si sia aggregato alle formazioni del Generale Azzi. Questi, in ottemperanza agli ordini badogliani, organizzò il “Comando Truppe Italiane della Montagna” (Che pare abbia raggiunto le 20 mila unità), affiancandosi alla resistenza albanese contro i tedeschi rientrando in patria solo in epoca successiva al 25 aprile 45. Certo è che rientrato in patria a conclusione della guerra, dopo aver superato il vaglio della Commissione per l’epurazione, veniva destinato, il 1° gennaio 1946, alla Questura di Firenze dove entrava nella specialità della Polizia Stradale appena costituita e dove il 17 maggio 1946 vedeva riconosciuta la sua valorosa partecipazione alle azioni del I° Battaglione Motociclisti della P.S. con il conferimento della prima Croce di Guerra al Valor Militare.

Così con la destinazione alla Polstrada di Firenze, si chiude per Fruganti, come per tanti altri uomini della sua formazione , il periodo dell’idealità giovanile teso alla costruzione “ di una patria imperialista da far grande” per aprirsi quello della fedele partecipazione alla ricostruzione dello Stato su basi democratiche. Comincia così la parentesi del servizio quotidiano che si protrarrà per ventisette anni, in gran parte trascorsi nella specialità in varie parti d’Italia (Arezzo, Roma, Trapani, Rimini, Arezzo, Grosseto ) e conclusasi ad Arezzo il 12.04.1972 con il grado di Maresciallo di Prima Classe. In questo lungo lasso di tempo, che ha attraversato la ricostruzione con il piano Marshal, la lotta al banditismo meridionale, i gravi problemi di ordine pubblico legati alla radicalizzazione della lotta politica, il boom economico, la rivoluzione studentesca del 1968 e gli espropri proletari dei primi anni ’70, il suo costante impegno in servizio ha rappresentato una costante sicurezza per i superiori ed un punto di riferimento per i subordinati. Ne sono inequivoca testimonianza non solo le positività che il ricordo della sua figura evoca ma anche i riconoscimenti ricevuti dall’Istituzione con la Medaglia d’Argento al merito di servizio (1958) la Medaglia di Bronzo al merito di lungo comando (1972) la nomina a Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana concessagli a conclusione del servizio in polizia nel 1972.-

Il 6 aprile del 1972, a pochi giorni dalla cessazione formale del servizio attivo, Fruganti accettava con entusiasmo la nomina quale commissario delegato dalla Presidenza Nazionale dell’ANGPS per la fondazione della Sezione di Arezzo. Vi provvedeva rapidamente raccogliendo in breve, in virtù del prestigio personale goduto nell’ambiente, oltre cento soci e dando inizio , con lo spirito, i valori e la tenacia di sempre all’Associazione provinciale che ha visto e vede nella continuità della tradizione storica e nel culto dei caduti della Polizia la ragione valoriale della sua presenza nella società civile.- Ne rimarrà presidente elettivo per oltre tredici anni, vivendo con i sodali i terribili anni di piombo, lo stragismo e la pietas nei confronti dei familiari dei tanti caduti, affermando la presenza e la tenuta dell’Istituzione contro ogni forma di terrorismo teso al sovvertimento dello stato democratico. Ebbe voce anche presso gli organismi nazionali, ove la Sezione di Arezzo veniva tenuta in alta considerazione per il suo attivismo e le iniziative che spesso comparivano sulla rivista Fiamme d’Oro. Non fu favorevole alla smilitarizzazione della Polizia che accettò con la disciplina del soldato. Rappresentò la Sezione, il 9 novembre del 1981, al Raduno Nazionale delle Bandiere all’Altare della Patria, pagina d’amore dell’ANGPS-ANPS verso le istituzioni rimasta fraintesa e condannata ad una vera e propria damnatio memoriae. Per il suo equilibrio e per la fiducia che ispirava,il 20 marzo del 1981, venne eletto nel Collegio dei Probi Viri Nazionali. Ci lascerà nel novembre del 1985 per seri motivi di salute, consegnando ai successori il ricco patrimonio valoriale della sua attività rivendicativa, della sua azione ferma ed incrollabile fondata sulla solidarietà e sul senso della giustizia, perché fosse alimentato ed implementato nel futuro. Di Lui ci piace riportare testualmente il contenuto di un articolo che comparve sul numero di Febbraio-Marzo del 1978 di Fiamme d’oro , ove è sintetizzato, anche con marcati profili di amarezza, il suo pensiero ed il suo senso di appartenenza alla Istituzione :- “” Nel lontano 1947 provenienti dalla Scuole di Polizia giungevano ai Reparti giovani ventenni pieni di vita che si accingevano a cavalcare il cavallo di acciaio e percorrere le strade delle nostre province portando ovunque un’ondata di entusiasmo e simpatia e di umanità verso gli utenti della strada. Con l’andare del tempo, l’entusiasmo si è spento, la simpatia forse per ragioni diverse è venuta meno e per alcuni di questi giovani il destino è stato crudele. Infermità, incidenti e ultimo chilometro. I pochi superstiti, padri di famiglia oggi si trovano ancora a lottare tra mille e mille difficoltà e incomprensioni: i mutilati, gli invalidi sono stati allontanati e come i pensionati tutti sono stati abbandonati a se stessi e , lentamente in silenzio come sono vissuti lasciano questa terra con il ricordo del rombo dei motori delle loro moto che li ha animati e sorretti lungo tutte le strade d’Italia.

L’Associazione Nazionale Guardie di P.S. segue un po’ dappertutto quanto si sta verificando. Le Sezioni provinciali si adoperano con ogni mezzo per essere presenti però da sole, non possono raggiungere e assistere coloro che per una ragione o per l’altra, per infermità o per limite di età si sono ritirati a vita privata disertando quella che un giorno fu la loro Casa. Io voglio auspicare che questi fossati, perché tali sono, si colmino, il rapporto del superiore, anzi dell’ex superiore col pensionato è molto delicato perché occorre (se si vuole conservare veramente l’unità morale tra tutti noi) una grande capacità umana e di comprensione. Questa mancando si toglie alimento a quello spirito di Corpo che ancora sussiste tra gli anziani e che è doveroso formare ed alimentare nei giovani. Direi che è la stessa cosa, cioè che, sia coloro che sono a riposo che quanti sono in servizio, dovrebbero sforzarsi di alimentare un reciproco spirito di unione : da questo sorge lo spirito di corpo, quello vero, che non ha confini tra il servizio o il non servizio e che tutti comprende.-

Questo spirito dovrebbe sempre e da tutti essere manifestato. Non si dovrebbero tralasciare le occasioni, anche quelle dolorose della scomparsa di un collega, per sottolinearlo con la presenza, la partecipazione, l’umanità, si dovrebbe cercare di facilitarci i contatti, gli scambi, i rapporti. Occorrerebbe che gli sforzi che le Sezioni ANGPS, mi auguro tutte, fanno per realizzare questo contatto fossero da tutti quanti sono in servizio ed ancora più dai Comandanti, sostenuti e non lasciati cadere. E ciò è importante non solo per noi in congedo ma per quanti hanno ancora l’onore del servizio attivo.- Oserei dire che questa unità serve più a questi ultimi che a noi, perché più a loro che a noi serve constatare che gli sforzi e i sacrifici che essi fanno ed affrontano, producono il premio di un sostegno morale e non sono destinati a perdersi e scomparire senza frutto alcuno”.-

Rendiamo Onore a Carmelo Fruganti memori del debito di riconoscenza che a Lui ci lega come Uomo, come padre spirituale e come soldato. Che il rombo dei motori lo segua sempre nelle sue peregrinazioni celesti.

La Sezione ANPS di Arezzo

NOTE

  1. Dal diario di ANGELO FRONZA, appuntato di P.S., membro del I° Battaglione Motociclisti dalla P.S.

  2. La difficile scelta: i militari italiani in Grecia e in Albania tra resistenza e collaborazionismo” La interessantissima ricerca in atto è condotta da Elena Aga Rossi Prof. Ordinario dell’Università dell’Aquila e dalla ricercatrice Maria Teresa Giusti dell’Università “G.D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Ed è di prossima pubblicazione in volume.

FONTI

  • Articolo su Polizia Moderna nr. 7/1985 a firma Canizzaro e Gheni “Poliziotti Alla Guerra” – 13 – 18 luglio 1941 battesimo del fuoco per il I° Battaglione Motociclisti della Polizia, presente nella sua versione originale su questo sito alla sezione Riviste e Pubblicazioni, Articoli ed editoriali Storici – Il Periodo Bellico

  • Articoli su Fiamme D’Oro nr. 3/1976 e nr. 3/1980 sul Battaglione Motociclisti e corrispondenze appartenenti Cav. Fortuna Domenico; Gino Mason e Carmelo Fruganti

  • www.cadutipolizia.it/fonti/1925-1943/1941smiraglia.htm

  • UNA STORIA “AFFOSSATA” di Claudio Sommaruga , pubblicato su Quaderno N°3-(seconda edizione) ARCHIVIO “IMI” (Internati Militari Italiani) 2007

  • Archivio della Questura di Arezzo consultato per la ricostruzione di parte dello stato di servizio.

SI RINGRAZIANO

I figli di Carmelo Fruganti, Gianni e Mario, i quali hanno fornito tutto il materiale fotografico e documentale permettendo una più dettagliata ricostruzione dello Stato di servizio del genitore.

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Le Cartoline della Polizia – Gli Articoli di Gasparinetti


LE CARTOLINE ILLUSTRATE DELLA POLIZIA NEL TEMPO- GLI ARTICOLI DI A.GASPARINETTI


1°) Saluti dalla Belle Epoque

2°) Il periodo della Guardia Regia

3°) Il Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza

4°) Dopo la seconda guerra mondiale

5°) Sviluppo e potenziamento nelle immagini degli anni ‘50

6°) E dal 1952……poliziotti in passerella

7°) Le cartoline degli anniversari


In questa terza sezione pubblichiamo gli articoli del Colonnello Alessandro Gasparinetti comparsi su Polizia Moderna nei numeri 10 e 11 del 1985 e nei primi cinque numeri del 1986. La loro riedizione online sul nostro sito, si ritiene particolarmente significativa in quanto costituisce il primo ed unico tentativo, a nostra conoscenza, di rivisitazione della Storia della Polizia attraverso l’analisi uniformologica delle rappresentazioni presenti sulle Cartoline Postali pubblicate nel corso del tempo dall’Istituzione. Infatti, ancor oggi, ad oltre trent’anni dall’iniziativa, manca un catalogo, un listino o una semplice elencazione cronologica delle pubblicazioni e l’iniziativa promossa dal Gasparinetti di chiamare a raccolta appassionati, cultori, esperti e collezionisti della materia, per cominciare a dare corpo ad una classificazione organica del materiale, è venuta meno con la sua scomparsa all’inizio degli anni novanta.

Cosi’ nel riproporre gli articoli dell’importante uniformologo, quale prima ed unica opera che abbia trattato la Storia delle cartoline Postali della Polizia, non possiamo che rammaricarci come anche in questa disciplina culturale si sia dovuto registrare un vuoto operativo e di impegno che non aiuta certo il recupero della memoria e della tradizione storica della Polizia.


Alessandro Gasparinetti, colonnello dell’esercito è stato un uniformologo di fama nazionale, autore di una quindicina di pubblicazioni sulla materia. Cofondatore ed animatore della rivista La Voce del Collezionista (Edita dal 15.4.1956 sino al giugno del 1977), quale segretario del Centro Internazionale di Uniformologia è stato sino ai primi anni novanta il punto di riferimento degli appassionati e degli esperti della materia.
Di Gasparinetti si segnalano le seguenti pubblicazioni:
L’Uniforme Italiana nella storia e nell’arte (1961);Uniformi dell’esercito (1961); Le Uniformi della Marina (1964); Biografia di Quinto Cenni (1975) Gli Ussari di Piacenza (1975);L’Uniformologia in Italia e l’opera di Galateri (1984) ed altre opere.

Avv. Guido Chessa

Consigliere Nazionale ANPS

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Gli Articoli di Paloscia dalle Origini al 1960


5°) 1945: L’anno delle radici. Lo Stato dalla gestione autoritaria alla gestione democratica. (1984)

6°) 1945: Verso la riconquista della sovranità. (1985)

7°) 1945: La rifondazione della Polizia Italiana. (1985)

8°) 1946: L’anno della Repubblica. (1985)

9°) 1947: La Polizia verso la Costituzione (1985)

10) 1947: Dalla crisi dell’Ordine Pubblico al Consolidamento della democrazia (1985)

11) 1948: La Polizia fra stabilità di governo e instabilità di Ordine Pubblico. (1985)

12) 1948: Il conflitto aperto con le sinistre. (1985)

13) 1948: I giorni dell’attentato a Togliatti. (1985)

14) 1948: La risposta alla criminalità in Sicilia. (1986)

15) Anni ’50: Nascita e sviluppo della Celere. (1986)

16) Anni ’50: Polizia a più dimensioni. La crescita un secolo di storia sociale. (1986)

17) Anni ’50: Quando l’uomo non contava molto .(1986)

18) Anni ’50: Mafia ed Ordine Pubblico tra polemiche e riflessioni. (1986)

19) Anni ’50: La misura del vecchio e del nuovo. (1986)

20) 1954: Il bilancio della sicurezza negli anni della Repubblica. (1986)

21) 1955: Primi atti di Tambroni al Viminale. (1987)

22) 1955: Diritti Costituzionali e Pubblica Sicurezza. (1987)

23) Operazioni che davano popolarità. (1986)


Introduzione

Questa seconda raccolta, viene destinata integralmente alla pubblicazione di 19 articoli a firma di Annibale Paloscia. L’insieme dei brevi saggi,che trattano il periodo andante dalla formazione delle “radici” postbelliche del Corpo sino alla fine del governo Tambroni (1960), hanno costituito il materiale di riferimento per la realizzazione della prima opera completa sulla “Storia della Polizia” pubblicata dall’autore alla fine del 19891. Tutto il lavoro editoriale, che viene presentato nella sua veste originale comparsa su Polizia Moderna (Anni 1984-1987), è stato realizzato dall’autore con la collaborazione di Massimo Occello2 per la parte giuridico amministrativa e di Alberto Cifelli3 per le fonti storiche sull’istituto prefettizio. La pubblicazione è ritenuta di rilevante interesse, in quanto testimonia il tentativo, attraverso il suo giornale ufficiale, di are corpo ad una cultura storica della Polizia, contestualizzata alla realtà sociale ed ispirata da una elaborazione laica. E ciò in una narrazione dell’attività istituzionale presentata facendo leva su metodi e fonti di ricerca a più ampio spettro, quali la pubblicistica, i lavori parlamentari, i documenti ufficiali e le testimonianze dirette. Per percepirne pienamente la diversa impostazione culturale e descrittiva, basterà confrontare il contenuto di alcuni degli articoli con la realtà della cronaca presentata nelle prime annate di Polizia Moderna che il lettore troverà in questo stesso “menù telematico”. A queste pagine, inoltre, unite a stimoli esterni provenienti dal mondo universitario,da quello dei media, dal periodico del Siulp “Progetto Sicurezza”4 nonché da appassionati cultori, è da ascriversi negli anni ‘80 l’insorgere dell’esigenza di un consapevole movimento storiografico nella Polizia e della Polizia. Un movimento culturale che in virtù dei diversi orientamenti, andrebbe studiato ed approfondito criticamente sin dalle sue origini . E ciò per comprendere, attraverso la sua analisi, le ragioni che ad oltre trent’anni di distanza non hanno permesso al suo dinamismo discrasico di essere canalizzato verso la formazione di un cenacolo raccolto attorno ad un progetto comune. Magari promosso dall’Istituzione di riferimento e sostenuto dall’ANPS o viceversa.

Avv. Guido Chessa

Consigliere Nazionale ANPS

Note:


1°) “Storia della Polizia” di Annibale Paloscia, edito da Newton Compton nel 1989, pag. 288.- Presentato alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana nel corso di un dibatto al quale presero parte Valdo Spini, sottosegretario all’Interno ed il Capo della Polizia Vincenzo Parisi. Il libro, pubblicato in due edizioni, è introvabile in commercio se non occasionalmente in qualche Fiera o mercatino dell’usato librario.
2°) Massimo Occello, è stato capo redattore della rivista Polizia Moderna negli anni di piombo, quindi ne assunse la Direzione nel 1981 per lasciarla nel gennaio del 1993. Importante, fra i tanti articoli e saggi, la pubblicazione nel maggio del 1986 di un breve editoriale intitolato “Per Una Storia della Polizia” in cui venivano espresse formalmente, da parte della direzione del giornale, le esigenze di cominciare a colmare i grandi vuoti esistenti nella storia della Polizia e dove si sollecitava l’impegno dei “pensionati” e con loro dell’ANPS.
3°) Alberto Cifelli , che attualmente svolge la funzione di Prefetto, è da molti anni ricercatore e storiografo dell’Istituzione prefettizia. Di Lui si ricordano le opere “I Prefetti del Regno nel ventennio fascista”(pag. 321 del 1999) e “L’Istituto prefettizio dalla caduta del fascismo all’Assemblea Costituente- I Prefetti della Liberazione” (pag. 535 del 2008), entrambi editi fra i quaderni della Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno. Entrambe le opere, assieme a molte altre di grande interesse storiografico per l’Istituzione Prefettizia, possono essere lette integralmente nel sito www.ssai.interno.it
4°) Il periodico mensile ufficiale del Siulp “Progetto sicurezza” , edito dal gennaio del 1988 (Reg.Trib.Roma nr.54/88), pubblica in varie puntate con decorrenza dal nr. 21 del settembre 1989 il Saggio di Antonio Sannino “Le Forze di Polizia nel secondo dopoguerra” (1945-1950). Il saggio era già stato oggetto di pubblicazione nel giugno del 1986 nella prestigiosa Rivista di Storia Contemporanea diretta dallo storico Renzo De Felice.

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La Presidenza Onoraria del Capo della Polizia

Il terzo ed ultimo dei connotati distintivi che hanno reso e rendono l’ANGPS-ANPS un “unicum” fra le consorelle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, è costituito dall’attribuzione al Capo della Polizia della Presidenza Onoraria del Sodalizio.
La scelta statutaria, fortemente condivisa dalle parti, cade verso la metà del mandato di Angelo Vicari (1960-1973), e si inserisce, in forma complementare, nella sua filosofia di rinnovamento del Corpo delle Guardie di P. S. . Questo processo, fondato sui principi di “specificità dei compiti di Pubblica Sicurezza” e sulla loro finalizzazione “ al servizio del cittadino” nonché sulla necessità di un “coordinamento fra le forze di Polizia”, vedeva in quel momento storico importanti iniziative in itinere.

Angelo Vicari

Angelo Vicari

In particolare si rammentano, oltre al progressivo potenziamento delle radiocomunicazioni, dei parchi macchine ed al rinnovo delle dotazioni di O.P., il riordino delle scuole di formazione con la creazione della Divisione Scuole di P.S. (1960) e quella della Accademia degli Ufficiali di P.S. (1964), l’istituzione della Criminalpol (1967) ed ancora del servizio di pronto intervento “113” (1968), la soppressione del Casellario Politico Centrale (1968), tutte iniziative saldamente ancorate alla volontà di affermazione dei valori costituzionali su cui rimodulare i rapporti cittadino-polizia 1. In pieno boom economico-sociale e nel cuore dello sforzo di rinnovamento dell’immagine e del ruolo sia operativo che sociopolitico dell’Istituzione, in quel momento fortemente impegnata in O.P. sul fronte delle rivendicazioni del movimento studentesco 2 , si inserisce la nascita dell’Associazione Nazionale delle Guardie di P.S. . Formalizzata il 30.09.1968, quale sostanziale promanazione del Corpo , la costituzione del sodalizio viene accolta dalla Direzione Generale della P.S. come un valore aggiunto da inserire nella società civile attraverso la sua promozione sostenuta da “vigile tutela”. Inoltre, l’individuazione condivisa con i padri fondatori delle finalità statutarie, permette di tracciare fra le parti quelle linee di continuità valoriale che ne collegano idealmente passato e futuro, storia e cronaca, memoria ed attualità.
Quindi, in quel preciso momento storico, nel contesto della moderna Filosofia istituzionale promossa da Vicari, la scelta di attribuire al Capo della Polizia la Presidenza Onoraria dell’ANGPS, assume il chiaro significato simbolico di identificare, attraverso una comune figura istituzionale, l’indelebile simbiosi fra due mondi resi omogenei dall’appartenenza. Quell’appartenenza che, fondata su una tradizione dalle lontanissime radici, ha trovato sempre, nel sacrificio dei suoi uomini e dei suoi caduti, lo strumento di coesione e di sua perpetuazione nel tempo.
È da sottolineare inoltre, che la nascita dell’ANGPS sotto l’egida della Presidenza Onoraria di Angelo Vicari, non ha rappresentato una semplice scelta di facciata dal significativo valore simbolico, ma ha voluto essere anche un’operazione dai qualificati contenuti culturali. Infatti, l’imprimatur all’unicità dell’appartenenza alla Pubblica Sicurezza, presentato alla società civile dal nuovo connubio Istituzione-Associazione, si inseriva, proprio in quel momento storico, all’interno di un più forte messaggio di innovazione e trasformazione istituzionale. La nuova polizia ideata e voluta da Vicari. La Polizia democratica, non poteva più essere identificata esclusivamente nello strumento repressivo governativo, ma, ancorata ai valori costituzionali ed agli indirizzi parlamentari, doveva esprimere nell’interezza tutte le sue funzioni ed essere recepita dalla collettività come uno strumento di ausilio e di vigile riferimento. In pratica si cominciava ad elaborare, attraverso la reimpostazione della formazione professionale, una nuova figura di poliziotto che fosse pienamente consapevole del ruolo sociale che andava a rivestire. Di converso, alla neonata Associazione veniva attribuito il compito del “culto della tradizione e dei suoi caduti” in uno con la “Custodia del Medagliere” quale sintesi sacrale della sua immagine. Al Sodalizio, quindi, il ruolo di coltivare e propalare a tutto tondo, attraverso la narrazione, il recupero della memoria storica e la sua celebrazione, tutte le componenti di una tradizione valoriale su cui andava a radicarsi la quotidiana operatività degli uomini in servizio.
Voleva essere questa una vera pietra miliare, il seme primigenio, di un lungo cammino fondato sul presupposto di una crescita comune verso la formazione di una nuova cultura della Pubblica Sicurezza. Un itinerario che nel corso del tempo ha vissuto nel mondo istituzionale inspiegabili incertezze e resistenze e che l’ANGPS-ANPS, anche nelle sue figure più prestigiose ed illuminate, non ha saputo compiutamente interpretare e realizzare da vera ed autonoma protagonista.
Infatti è stato necessario il decorso di oltre un decennio e la smilitarizzazione del Corpo, perché le esigenze di ricostruzione storica dell’azione civile della polizia avessero negli anni ‘80 una loro voce nella rivista Polizia Moderna e soprattutto un punto di riferimento istituzionale nella costituzione dell’Ufficio Storico3.
L’Associazione da parte sua, ha profuso ogni impegno nella celebrazione pubblica dei propri caduti, onorandone le figure, le gesta e la memoria quale coprotagonista della cronaca del momento. Proponendosi, spesso innanzi ad una società civile sgomenta, quale simbolo aggregativo e quale fermo testimone della capacità di resistenza dell’istituzione nella legalità e nell’affermazione dei valori democratici dello Stato. È mancata però, in questa fase, protraendosi poi nel tempo, una lucida e programmatica volontà di partecipazione alla costruzione di quella “cultura della tradizione storica”, di affiancamento e collaborazione fattiva con la difficile opera affidata all’Ufficio Storico. Nel suo anarcoide attivismo sezionale, l’ANGPS-ANPS, vi ha contribuito discrasicamente con tante testimonianze di sodali e con i lavori di alcuni appassionati studiosi, ma è stata incapace, proprio quale associazione di volontariato, di rendersi punto di riferimento per razionalizzare ed offrire all’Istituzione Polizia una reale e fattiva compartecipazione a programmi, iniziative e studi storici mirati.
In tal modo nel decorso cinquantennio, la Presidenza Onoraria dell’ANGPS-ANPS, pur non realizzando gli ambiziosi programmi sottesi alla sua originaria istituzione, ha rappresentato realmente il simbolo di una simbiosi che, come un frutto di melograno, è stata capace di raccogliere e rinsaldare fra loro, legati da un destino prescelto e da una idealità comune, tutti gli uomini della Polizia.

Avv. Guido Chessa

Consigliere Nazionale ANPS

Note


1°) Sul punto vedasi le linee direttive sulla formazione professionale descritte dal Capo della Polizia Angelo Vicari nella introduzione al libro “ Le scuole di polizia in Italia” edito dal Viminale nel 1969.
2°) Nei primi mesi del 1968 è attivo in Italia il Movimento Studentesco, già operativo negli Stati Uniti, in Giappone, in Germania ed in Francia. Gli studenti occupano decine di facoltà in varie università ed indicono numerose manifestazioni con imponenti cortei e scontri con la Polizia. I più gravi avvennero nel marzo in Roma presso la facoltà di architettura a Valle Giulia con numerosi feriti fra i poliziotti ed arresti fra gli studenti.
3°) Importante, negli anni 80, è l’analisi storica pubblicata (1984-1987) da Polizia Moderna con circa 40 articoli di vari autori ed i richiami fatti dalla rivista alle opere di Antonio Sannino “le Forze di polizia nel 2° dopoguerra” , saggio pubblicato sulla rivista Storia Contemporanea del giugno 1986 diretta da De Felice; del giornalista e storico Franco Fucci “ Le Polizie di Mussolini” edito alla fine degli anni 70, nonché dell’opera del magistrato Romano Canosa “La Polizia Italiana da 1945 al 1960” edita nel 1976. Nello stesso periodo oltre alla creazione dell’Ufficio Storico della Polizia (ott.1984) viene istituito dalla Sezione Siulp di Brescia (1987) il “Centro Studi e ricerche della Polizia”; mentre nel 1989 viene pubblicata da Annibale Paloscia la prima “Storia della Polizia”.
Fonti: la foto del capo della Polizia Angelo Vicari oltre ad essere presente in varie pubblicazioni senza alcun diritto riservato è stata tratta da un numero dalla rivista Fiamme d’Oro della fine degli anni settanta.

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RESOCONTO RIUNIONE PRESIDENTI DELLE SEZIONI TOSCANE

Del 29 Novembre 2014

Il 29 Novembre u.s. si è svolta, su convocazione del delegato Regionale Chessa Guido, la Riunione dei Presidenti di Sezione della Toscana, per discutere delle problematiche territoriali e per l’aggiornamento periodico sull’attività svolta dal Consiglio Nazionale dell’ANPS. Erano presenti il Delegato Regionale Chessa Guido (Arezzo), Sergio Tinti ed il Segretario di sezione Giuseppe Curto (Firenze), Corsetti Mirco (Grosseto), Antonino Bruno (Massa Carrara), Sergio Rescigno ed il Segretario di sezione Luigi Biagini (Pisa); Renzo Scipioni ed il segretario Bruti Ettore (Pistoia); Borriello Vincenzo (Prato); Calogero Pace ed il segretario di sezione Giuseppe Lumia (Pontedera); Morganti Giorgio (Siena); assenti giustificati Livorno, Lucca, Montecatini e Viareggio.
Il Vice-Presidente Nazionale Giovanni Roselli è stato avvisato della riunione come da regolamento.
La riunione si è aperta con la richiesta del Delegato Chessa, rivolta ai presidenti di Pisa e Pontedera, di avere notizie circa la regolarizzazione patrimoniale delle due associazioni per la “Sicurezza Stradale” che fanno capo alle rispettive Sezioni.- Dopo una analitica ricostruzione di tutte le vicende che si sono susseguite nel biennio e che hanno investito entrambe le sezioni, ricevuti gli opportuni chiarimenti ed i richiami del delegato, le parti nelle persone dei rispettivi Presidenti, Pace e Rescigno, hanno assunto l’impegno morale di definire con accordo bonario il trasferimento anche materiale dei beni residuali all’associazione “sicurezza stradale” facente capo alla Sezione di Pontedera.
I presenti, sono stati quindi informati degli esiti del Consiglio Nazionale tenutosi in Catania nei giorni del 21 e 22 novembre, ove le decisioni riguardanti la regolamentazione del Nuovo Logo e del Marchio associativo sono state rinviate al prossimo Consiglio del marzo 2015, una volta apportati dalla Commissione Statuto gli emendamenti e le rettifiche ad una proposta di base presentata dal Consigliere Nazionale Chessa.
Nessuna decisione è risultata assunta riguardo al Medagliere ed alla posizione che le medaglie dovranno avere sui Labari Sezionali, come nessuna decisione è risultata presa circa il nuovo Regolamento della Protezione Civile in quanto quello prospettato presuppone una Organizzazione Associativa Nazionale giuridicamente diversa da quella attualmente vigente.

Riunione dei Presidenti di Sezione della Toscana 29 Novembre 2014

Riunione dei Presidenti di Sezione della Toscana 29 Novembre 2014

Riguardo alle modifiche statutarie, finalizzate a rendere organico lo Statuto Nazionale ANPS alla normativa sul Volontariato Civile e sulla Protezione Civile, oggetto di riferito ampio dibattito Consiliare, l’organismo avrebbe deciso di acquisire “consulenze” presso esperti di settore al fine di sciogliere il nodo fondamentale: se mantenere la struttura organizzativa dell’ANPS quale Associazione Nazionale oppure se farle assumere quella di Federazione di sezioni.
A conclusione della fase espositiva, sono state sollevate dai Presidenti di Pisa e Pistoia delle doglianze in quanto, protraendosi da oltre un triennio tale incertezza,non possono essere chiusi degli accordi in ponte con gli Enti Locali e con il Tribunale di Pistoia nel settore specifico del volontariato, mentre per la Protezione Civile siamo ancora fuori dall’iscrizione all’Albo Nazionale fatta eccezione per Caltanissetta ed Asti che godono di iscrizioni quali Sezioni.
Il Delegato nel rispondere ai rilievi, ha fatto presente che in più circostanze ha sostenuto personalmente l’opzione federativa quale soluzione dei problemi, ma che tale scelta è risultata sempre minoritaria nel Consiglio Nazionale, non permettendo di rimuovere l’attuale regolamento della Protezione Civile che viene respinto dagli Enti (oggi Regione) per l’antidemocraticità della nostra struttura. Di qui la reale grande difficoltà della scelta, la quale imporrebbe una “rivoluzionaria reimpostazione della struttura associativa” che i più non vedono positivamente per il futuro del Sodalizio. Date le forti esigenze di definire la problematica, non rimane che sperare che le prossime “Consulenze degli esperti” vengano a rischiarare il Porto delle Nebbie in cui siamo ancorati.
Riguardo al Nuovo Sito Nazionale con dominio www.assopolizia.it, il Delegato nell’esprimersi molto favorevolmente sull’impostazione, ha assicurato che tutte le Sezioni hanno già il loro spazio telematico per cui debbono impegnarsi in primis ad iscriversi e fare iscrivere i propri associati, quindi compartecipare inserendo tutte le notizie di valenza locale e nazionale in modo tale da implementarne i contenuti.
Bisogna essere soddisfatti già dei risultati raggiunti e delle prospettive di ulteriore utilizzo che lo stesso permetterà attraverso la creazione di nuovi spazi editoriali che tutti dovremo cercare di sfruttare collaborando con la gestione e fornendo notizie delle attività e delle iniziative.
Riguardo, infine, alle tematiche legate alla tradizione storica dell’ANPS e delle Singole Sezioni Toscane, il Delegato Chessa in unione con il Gen. Tinti, ha evidenziato l’importantissima opera di ricostruzione della loro memoria storica, attività a cui la Sezione di Arezzo si è dedicata nel corso di tutto il 2014 effettuando nel suo sito www.anpsarezzo.it numerose pubblicazioni a carattere storico e sul medagliere. Nel sottolineare che lo scrivente per la Sezione di Arezzo ed il Gen. Tinti per la Sezione di Firenze stanno già provvedendo, ha sollecitato ed invitato tutti i Presidenti di Sezione a scrivere la breve Storia della loro sezione, impegnandosi a fornire loro il materiale e dare indicazioni su come procedere per effettuare un lavoro esaustivo attraverso il quale possa ricostruirsi crescita, sviluppo e vicende del nostro sodalizio in Toscana.- I Presidenti di Pistoia e Grosseto, interessati a partecipare anche a più ampi programmi di ricerca storiografica, si sono resi disponibili ad affrontare un più approfondito discorso sul tema per vedere di programmare iniziative comuni.
Non avendo altre problematiche da trattare, alle ore 13 circa la riunione è stata sciolta con l’impegno di aggiornarsi al giugno del prossimo anno.

Il Delegato Regionale

Guido Chessa

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IL NUOVO LOGO costituisce anche il MARCHIO dell’A.N.P.S.

Nel segno della continuità e di un riaffermato legame con l’Istituzione, il Consiglio Nazionale, con l’approvazione del Dipartimento ed il plauso del Capo della Polizia, ha licenziato nel corrente anno il Nuovo Logo dell’A.N.P.S.- Esso è il risultato di un’efficace operazione grafica che mantenendo tutti i simboli araldici dello Stemma e del Fregio della Polizia di Stato , li ha riproposti con una nuova effigie composita che ne rappresenta una sintesi compiuta.
Infatti, nel suo itinerario storico, il Sodalizio ha adottato inizialmente (1968) quale suo segno distintivo il fregio del Corpo delle Guardie di P.S. costituito dall’Aquila argentata con le ali alzate a sostenere la corona turrita della Repubblica Democratica. Successivamente nel 19911 lo ha sostituito con lo stemma araldico della Polizia di Stato contornato dalle fronde di alloro e quercia con sovrapposto, sul lato sinistro, il fregio costituito d’aquila turrita dorata. Quindi nel 20072 è stato ancora modificato con l’eliminazione delle fronde di alloro e quercia rimanendo inalterato rispetto all’antecedente rappresentazione.
Oggi, ad alcuni anni di distanza, per rispondere meglio alle esigenze di rinnovamento della propria immagine identitaria e pubblica, il Sodalizio ha ritenuto di coniare il Nuovo Logo. Così, nell’attuale rappresentazione grafica, ha posto al centro della propria simbologia valoriale l’aquila dorata con le ali alzate sulla testa a sostegno della corona turrita, quale espressione simbolica della forza e dell’impegno associativo nell’affermazione dei valori costituzionali di libertà e democrazia. Quindi ha riprodotto nel petto dell’aquila turrita dorata, la rappresentazione di tutti i simboli araldici condivisi con la Polizia di Stato, quale espressione dell’interiorizzazione nel proprio corpo sociale di quelle virtù necessarie a realizzare la piena democraticizzazione del servizio verso il cittadino.
Un modo per connotare attraverso l’immagine visiva del Logo, i valori della tradizione storica a cui è costantemente ispirata l’azione quotidiana dei suoi sodali.

Questa iniziativa, particolarmente significativa per l’immagine e l’azione sociale dell’ANPS, è stata inoltre accompagnata dalla registrazione, presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, del logo quale marchio associativo, col fine dichiarato di portare ordine nel campo commerciale.
Detto questo, in attesa di conoscere il contenuto del Regolamento normativo del Logo e del Marchio dell’ANPS, il quale è in corso di redazione da parte del Consiglio Nazionale, si ritiene opportuno evidenziare, onde evitare l’inverarsi di facili confusioni legate all’identica rappresenta-zione grafica, il diverso significato e la diversa funzione che gli stessi vanno a rivestire nell’ambito del sodalizio e della società civile.

Il Logo, è lo stemma identificativo dell’Associazione, eretto a simbolo valorialedella sua identità. L’insieme delle figure araldiche di cui è composto, l’aquila dorata (Valore e forza), la corona turrita fra le ali alzate sulla sua testa (Fedeltà alla Repubblica Democratica) il cartiglio tricolore fra le sue zampe (Il Tricolore simbolo di unità nazionale in cui campeggia l’acronimo ANPS), e nel petto dell’aquila lo scudo tripartito con il Leone rampante con spada (Inflessibilità e coraggio) le due torce incrociate ( Solidarietà ed altruismo) il Libro con la scritta LEX (Culto della legalità), rappresen-tano il secolare patrimonio valoriale della Polizia di Stato di cui l’ANPS è portatrice nella continuità della tradizione e del culto dei suoi caduti. Al Logo, quindi, ed ai suoi profondi contenuti simbolici è affidata l’immagine pubblica dell’Associazione, ed alla raffigurazione del suo emblema, che riassume ed identifica il senso di appartenenza di tutti gli associati, è affidato il compito di connotarne e distinguerne la sua azione e la presenza nella società civile.
Giuridicamente, il Logo fa parte del patrimonio valoriale dell’ANPS e costituisce specifica ed unica espressione della sua immagine pubblica. In tale veste riceve protezione giuridica da tutta la normativa in materia di tutela dei “Diritti all’Immagine delle persone giuridiche”, sia in sede civile che penale.

Il Marchio, è il segno distintivo dell’Associazione destinato a caratterizzarla in ambito commerciale. Di esclusiva proprietà dell’ANPS è stato creato al fine di identificare col proprio Logo alcune categorie di prodotti, presenti nella Classificazione di Nizza, e destinati al corpo sociale, ai simpatizzanti, ai cultori, ai collezionisti ed ai cittadini.
Il Marchio, il cui disegno, i colori e l’acronimo sono identici al Logo, è stato registrato presso l’U.I.B.M.(Ufficio Italiano Brevetti e Marchi) in data 30.05.2014 Dom. nr. “RM2014003380”. L’iniziativa è stata assunta dall’Ufficio di Presidenza e dal Consiglio Nazionale, al fine di tutelare l’immagine pubblica del Sodalizio che si è visto per anni immettere sul mercato dell’oggettistica, dei gadget , dell’abbigliamento ed anche del materiale sociale, i più disparati e cromatici prodotti ad opera di ditte che hanno utilizzato commercialmente il logo dell’associazione.- A ciò deve aggiungersi che negli ultimi anni, con lo sviluppo del volontariato, della protezione civile e dei vari gruppi sportivi, spesso facenti capo a strutture associative autonome collegate all’ANPS, il fenomeno si è notevolmente implementato assumendo forme anarcoidi non più controllabili, per cui si pone come necessario un riordino del settore. Oggi, finalmente, con il Nuovo Logo registrato anche come Marchio, si è creato uno stemma identificativo dell’Associazione, capace da una parte di salvaguardarne tutti i profili ed i contenuti valoriali e dall’altra, attraverso la registrazione , di porre le basi per la regolamentazione del mercato commerciale afferente tutti i prodotti di riferimento.
Giuridicamente il marchio è un bene patrimoniale suscettibile di valutazione economica, e la sua disciplina, oltre che in materia fiscale, è prevista dal Codice Civile (Artt. 2569-2574) e da quella, sia civile che penale prevista dal Codice della Proprietà Industriale di cui al D.Lgs.10.02.2005 nr.30 (Artt. 7-26 e 124-127) e successive modifiche.
La problematica prospettata e le diverse finalità cui sono destinati rispettivamente il Logo ed il Marchio, impongono, per il loro corretto utilizzo e per evitare ogni abuso anche da parte di terzi, una stretta collaborazione ed un coordinamento fra l’Ufficio di Presidenza ed i Presidenti di Sezione, i quali ultimi debbono attenersi scrupolosamente alle Circolari inviate dalla Presidenza ed attendere il dettato normativo del Regolamento in corso di elaborazione.

Cons.Naz. Avv. Guido Chessa

Note:


1°) Lo Stemma Araldico del Corpo delle Guardie di pubblica Sicurezza, è stato approvato con DPR 3.07.1957, ed acquisito quale simbolo distintivo della Polizia di Stato con la Legge di riforma del 1981, è stato modificato con DPR 24.12.1991 anno in cui l’ANPS lo adottò in sostituzione del solo Fregio argenteo adottato sino a quel momento;


2°) A seguito del DPR 08.06.2007, che eliminava le fronde di quercia ed alloro dallo Stemma Araldico della Polizia, anche l’ANPS che lo aveva adottato nella nota composizione in unione con il Fregio, è stata costretta alla variazione.

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Iniziative ed attività in corso d’opera

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Non potendo garantire una cadenza costante alle pubblicazioni sulle tematiche storiche, si è deciso di destinare questa pagina del sito, alle varie iniziative ed alle ricerche che sono attualmente in itinere. Lo scopo è quello di realizzare una “pagina dinamica ed aggiornata di annunci e programmi” per sollecitare non solo una aspettativa nel visitatore interessato, ma in particolare, per offrire uno spaccato delle finalità progettuali e di ciò che matura via via dietro alle quinte e che poi verrà pubblicato nella sua veste definitiva.

Un modo per prefigurare uno sviluppo organico a cui è legata la trattazione dei contenuti delle varie Sezioni del sito e per preannunziare la stesura di articoli su tematiche di particolare interesse. Insomma, come avviene al “cinematografo”, una sorta di “prossimamente” di quelli che saranno i risultati dell’opera e dell’impegno del nostro modesto staff, a cui và il più partecipato augurio di buon lavoro da parte dell’amministrazione del Sito. A chi elabora gli scritti, a chi si dedica alla faticosa ricerca, a chi scannerizza e cura la telematica, l’auspicio sincero che il loro appassionato e sinergico impegno venga gratificato dalle prossime pubblicazioni e soprattutto dalle Vostre visite.

Le iniziative attualmente in corso sono:


A – Nella Sezione “Tradizione e Storia della Sezione”

Sono in via di completamento le ricerche sulla figura del Cav. Carmelo Fruganti fondatore della Sezione di Arezzo e suo Presidente per il primo decennio di vita della stessa. All’esito del lavoro verrà redatto e pubblicato un articolo dal titolo “La Presidenza Fruganti 1972-1985” che ripercorre il suo operato e lo sviluppo iniziale del Sodalizio locale.


B – Nella Sezione “Riviste e Pubblicazioni”

B1- È stata ultimata l’opera di scannerizzazione delle annate 1952 e 1953 della rivista “Polizia Moderna” delle quali si prevede la pubblicazione entro il corrente anno.
B2- Nel corso del 2015 verranno scannerizzate e pubblicate, via via, le Annate 1954 – 1955 – 1956 e 1957, si spera di poter concludere il lavoro entro il nuovo anno.
B3- Si è cominciato il lavoro di scannerizzazione di circa 40 articoli ed editoriali scelti fra quelli di significativo contenuto storico, firmati da A.Paloscia, A. Gasparinetti, A. Baldinotti, M. Occello, G. Riondino, G.Canizzaro e A.Gheni, di U.Gobbi salvo altri, tutti tratti da Polizia Moderna e pubblicati fra il 1978 ed 1991, ma in particolare nelle annate 1985 1986 e 1987, i quali divisi per argomenti saranno oggetto di specifica presentazione. Si ipotizza, al momento, una pubblicazione progressiva da chiudersi entro gennaio-febbraio 2015.


C – Nella Sezione “ Storia dell’ANGPS-ANPS

È in fase avanzata la redazione del capitolo intitolato “I rapporti col Ministero. La Tutela alla cui prossima pubblicazione seguirà la redazione del capitolo Il Capo della Polizia. Presidente Onorario”. Si prevede di concludere , entro la fine del corrente anno, la ricostruzione completa della fase costitutiva e di impostazione giuridico-operativa del Sodalizio. Seguirà nel corso del 2015, la trattazione della Storia dell’Associazione dalla fondazione ai nostri giorni suddivisa in vari periodi contestualizzati alle vicende politico-sociali del momento.


D – Nella Sezione “Il Medagliere della Polizia di Stato”

Sono ancora in corso le ricerche e gli approfondimenti:

  • Per scrivere il capitolo Onore ai Caduti della Polizia. Il Sacrario e la sua storia.” , per il quale, considerata la complessità della ricostruzione e dell’acquisizione di dati storici, si prevede di licenziarne la pubblicazione nel primo trimestre del 2015.

  • Per acquisire tutte le gazzette ufficiali riguardanti i decorati all’OMDI e con Medaglia d’Oro al valor Militare, per poi procedere alla ricerca di ulteriori dati necessari ad integrare la stesura finale della parte antologica riguardante le singole figure beneficiarie delle onorificenze. Il lavoro presenta vari profili di criticità e non è stimabile un termine breve per la sua conclusione che si può ipotizzare, per il solo lavoro sulle onorificenze militari citate, entro il primo trimestre del 2015. In quella circostanza verrà anche riordinato tutto il materiale sino a quel momento pubblicato per dare maggiore organicità all’opera complessiva.


E – Articoli su tematiche di rilievo

1°) Per celebrare il decesso di Mario Canessa, occorso in Livorno il 7 luglio u.s. ed ultimo dei poliziotti dichiarato “Giusto Fra le Nazioni” ed inserito nello Yad Vashem in Gerusalemme, è in previsione la redazione di un articolo sul tema “Poliziotti ! Non solo Giusti fra le Nazioni, quando l’etica dell’uomo confligge con la ragion di stato”.

2°) La necessità di emendamenti e di verifiche circa il corretto collocamento delle medaglie sui Nuovi Labari Sezionali, non permette, allo stato, di licenziare definitivamente l’elaborato “ Il Medagliere per le Sezioni” , la cui pubblicazione rimane condizionata alle necessarie approvazioni Consiliari.
Sulla tematica “Nuovo Logo costituisce anche il Marchio dell’Associazione”, abbiamo pubblicato al momento l’articolo che il lettore trova sulle Slide del Sito.

L’Amministrazione


 

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Gli albori dell’associazionismo in Polizia – A.N.E.D.A.P.S.

L’associazionismo, inteso quale fenomeno aggregativo legato al culto delle tradizioni dell’istituzione militare di riferimento, si concretizza materialmente nell’ambiente degli ex appartenenti alla polizia solo alla fine degli anni sessanta del novecento.

Esso coincide con gli anni del pieno boom economico e trova terreno fertile nella necessità di testimoniare lo spirito di appartenenza e la continuità valoriale, presente e consolidata nel riorganizzato Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza. Nel contempo si coniuga con i programmi dei vertici istituzionali dell’epoca, in particolare quelli del Capo della Polizia Angelo Vicari, proiettati nell’impegno di presentare, alla società civile del nuovo stato democratico e repubblicano, un’immagine della pubblica sicurezza più moderna e vicina al cittadino.

A ciò deve aggiungersi, inoltre, l’esigenza di inserire la nascente ANGPS nel quadro delle già esistenti ed operative Associazioni Combattentistiche e d’Arma, aggiungendosi a queste anche per accrescerne la pressione politico-sociale, a sostegno delle azioni rivendicative in materia pensionistica ed assistenziale1.

Sull’onda di questi presupposti favorevoli,il 30 settembre del 1968 viene costituita formalmente l’ ANGPS , la quale pur essendo aperta alla partecipazione dei funzionari di P.S., ne vede solo l’adesione di una sparuta minoranza, ritenendosi per costoro preferibile costituire il 10 febbraio 1969, una loro associazione autonoma denominata U.NA.MO. (Associazione Nazionale funzionari di pubblica sicurezza-Magistrati dell’Ordine)2.
Si perpetua, così, sin dai primi vagiti associativi, quella dicotomia che ha storicamente separato il personale civile della P.S. da quello militare o ad ordinamento militare, distinzione di cui ancor oggi, ad oltre un trentennio dalla riforma del 1981 e dall’unificazione dei ruoli, se ne soffrono le conseguenze separatiste.

Si è dovuto attendere,quindi, un lasso di tempo di ben 116 anni affinché nell’ambiente del personale di polizia maturassero le condizioni per dare corpo al fenomeno associativo che ha assunto subito le sembianze del Giano bifronte.-

Infatti, dal Regio Decreto del Regno di Sardegna nr.1404 del 11 luglio 1852 , istitutivo del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza ed a cui si fa risalire, oramai come dato ufficiale e pacifico, la nascita della Polizia, non è dato rinvenire alcuna iniziativa associativa, fatta eccezione per un primo tentativo, rappresentato dalla costituzione dell’A.N.E.D.A.P.S. protrattosi dal 1948 ai primi anni cinquanta.
E ciò non è accaduto neppure nel primo cinquantennio del Novecento, epoca in cui sono fiorite gran parte delle Associazioni d’Arma, dei combattenti e reduci, del Nastro Azzurro nonché quelle sorte a tutela dei mutilati ed invalidi di guerra e per servizio, le quali ultime, in particolare, hanno recepito le istanze assistenziali provenienti dal personale della polizia.


Le ragioni di un ritardo

Un ritardo così accentuato, al punto da superare il secolo, trova, comunque , le sue ragioni anche nell’evoluzione storica della gestione politica della pubblica sicurezza come organismo statuale. La Polizia, infatti, quale istituzione preposta fisiologicamente alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, è stata più volte riorganizzata, soggetta a denominazioni diverse, accorpata e ripristinata, militarizzata e smilitarizzata, in un insieme di interventi che non hanno certo contribuito a sedimentare, nelle file del suo personale, il senso di appartenenza ad una consolidata tradizione storica.

Basti pensare che tutti i Corpi di Polizia, susseguitisi nella storia d’Italia dal periodo preunitario sino ai giorni nostri, non hanno mai superato i quaranta anni di vita3. A ciò debbono aggiungersi altri fatti rilevanti, dalla limitatezza del personale impiegato sino alla ai primi lustri del novecento , alla decisione di concentrarlo territorialmente nelle grandi città con il Corpo delle Guardie di Città , e quindi disciolte queste alla grande confusione degli anni dal 1919 al 1925 con la formazione del Corpo Agenti Investigativi e della Guardia Regia, quindi nel 1922 con l’accorpamento del primo al Ruolo specializzato dei Carabinieri e con lo scioglimento e parziale assorbimento nell’Arma della seconda. Il tutto con consistenti rifiuti di adesione o con le successive epurazioni che hanno visto coinvolti alcune migliaia di agenti. L’istituzione del Corpo Agenti di Pubblica Sicurezza nel 1925, inoltre, è stata notoriamente preceduta dalla formazione nel 1923 (R.D. nr. 31 del 14.01.1923) della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, in cui era confluita la maggior parte dei componenti i fasci d’azione, e che nei fatti aveva già frammentato e frammenterà ulteriormente le funzioni di polizia. Per poi proseguire con l’OVRA, acronimo dalle molteplici interpretazioni che riuniva operatori della polizia politica in esercizio già dal 1926 e legalizzati nel 1930, con la Polizia Coloniale istituita nel 1936 poi denominata Polizia dell’Africa Italiana dal 15.5.1939, e la Polizia Repubblicana operante nel centro-nord dopo l’armistizio dell’otto settembre 43 e la formazione della Repubblica Sociale. Non và dimenticata, infine, l’influenza negativa prodotta dalle varie bande parapoliziesche operanti sempre nel Centro-Nord Italia, che hanno lasciato, nell’immediato ultimo dopoguerra, in parte della società civile e soprattutto nel campo delle opposizioni politiche del tempo una tragica memoria.

Un retroterra storico così articolato e complesso, trova la sua conclusione verso la fine della seconda guerra mondiale, in uno dei periodi più drammatici per la storia d’Italia, collocabile fra l’armistizio di Cassibile del 4/8 settembre 1943 e l’Amnistia Togliatti di pacificazione nazionale del 22 giugno 1946 . E’ questo il momento storico in cui vengono gettate le basi della nuova polizia e, come vedremo nel paragrafo sull’origine dell’ANGPS, il seme primigenio del suo futuro associazionismo la cui effettiva nascita dovrà essere attesa per altri ventidue anni.
Dopo l’inquadramento nelle Forze Armate del Corpo Agenti di Pubblica Sicurezza, avvenuto con il D.L. 31.7.43 nr.687 emanato dal governo Badoglio, trascorsi due mesi dalla firma dell’armistizio, con il D.L. Luogotenenziale nr.365 del 2.11.1944, viene sciolto il Corpo degli Agenti ed istituito il nuovo Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza in cui il primo andrà a confluire. E’ questo il periodo della Repubblica Sociale al Nord, della Guerra di Liberazione , di Roma città aperta e della sua liberazione il 4 giugno 44, della fuga dell’allora Col. Cesare Sabatino Galli dal campo di concentramento di Dacau (Dic. 1943) e dell’inizio della sua lotta partigiana nel CNL Veneto col nome di Pizzoni, della sosta invernale degli eserciti alleati in preparazione all’avanzata finale che sfonderà la Linea Gotica per chiudere la guerra, con il concorso dell’azione partigiana, il successivo 25 aprile 1945.

La formazione del nuovo Corpo delle Guardie di P.S. avviene, così, in forma progressiva ed eterogenea, protraendosi nel periodo dell’immediato dopoguerra e raccogliendo le varie anime e funzioni in cui si era esplicitata, nel decorso ventennio, l’attività di pubblica sicurezza. Infatti confluiscono in esso, oltre al disciolto Corpo degli Agenti di P.S., la Milizia Volontaria per la sicurezza nazionale in uno con quelle che poi diventeranno le specialità della Ferroviaria, Stradale, Postale e di Frontiera, elementi dell’Esercito e della disciolta Polizia Repubblicana, partecipanti a formazioni partigiane legalmente riconosciute, al C.L.N. ed alla Polizia Ausiliaria che aveva operato in appoggio alle forze alleate di liberazione. Significativa, infine, per l’evoluzione futura del Corpo, sarà la confluenza della Polizia Africa Italiana avvenuto il 9.3.1945. Questa istituzione littoria, infatti, condannata ad una vera e propria damnatio memoriae, vi traghettò un notevole numero di Ufficiali e Sottufficiali, che andranno a costituire in gran parte l’ossatura su cui verrà a fondarsi la nuova organizzazione della polizia del primo dopoguerra sino agli anni settanta inoltrati.
Un ruolo chiave, in questo momento di ricostruzione del Corpo Guardie di P.,S. e di riorganizzazione dello stesso Ministero dell’Interno, rivestono Luigi Ferrari, Capo della Polizia ( 1.08.1944 al 12.09.1948) ed il suo successore Giovanni D’Antoni (12.9.1948 – 20.11.952), mentre fondamentale nel corso di tutto il dopoguerra sino al 1963 fu la guida militare del Corpo, affidata sin dal 19 settembre del 1946 all’Ispettore Generale Cesare Sabatino Galli.- Si è trattato di tre figure, che si riveleranno essenziali per il neonato Corpo di Polizia, in quanto capaci di accompagnarne la crescita progressiva, partendo letteralmente da zero e dovendo affrontare gli anni difficilissimi delle rivendicazioni postbelliche, dei conflitti politici e sociali, dell’inadeguatezza dei mezzi e della impreparazione degli uomini nei servizi di ordine pubblico.


03.12.1948 nasce A.N.E.D.A.P.S.

L’Associazione Nazionale Ex Dipendenti Amministrazione della Pubblica Sicurezza nasce alla fine del 1948, anno determinante per i destini dei futuri assetti istituzionali e politici dell’Italia.

Infatti il 1° gennaio entra in vigore la Costituzione Repubblicana; il 9.2.1948 viene concessa dal Presidente della Repubblica De Nicola la seconda imponente amnistia ed indulto per i reati “annonari, comuni e politici commessi sino al 18.12.1947”. Il piano Marshall per gli aiuti all’Europa (Già deliberato dal senato USA nel luglio del 1947) trova piena attuazione per l’Italia dal febbraio del 1948 in concomitanza con le elezioni politiche del 18 aprile successivo che segnano la decisa vittoria della Democrazia Cristiana di De Gasperi e favoriscono nel maggio l’elezione del liberale Luigi Einaudi alla Presidenza della Repubblica. Il 14 luglio l’attentato di Antonio Pallante a Togliatti sarà motivo di gravissime tensioni a Genova, Milano, Roma ,Napoli e Torino con morti e feriti gravi fra i manifestanti e le forze dell’ordine e con il famoso episodio della vittoria di Bartali,nella tappa di montagna dell’Izoard, da molti storici indicato come motivo di stemperamento dell’altissima tensione sociale. Il 12 settembre Luigi Ferrari lascia l’incarico di Capo della Polizia che viene rilevato da Giovanni D’Antoni in coincidenza con una strage consumata in Sicilia dal bandito Giuliano nel quadro del pericoloso e cruento secessionismo della Sicilia e di varie realtà del Sud.

In questo periodo, inoltre, viene dato impulso alla pubblicistica di polizia interrotta negli anni trenta con la pubblicazione degli ultimi numeri del Magistrato dell’Ordine del Saracini ed in quel momento storico, a seguito del decesso di Carlo Astengo nel 1937, affidata esclusivamente agli eredi del suo ormai famoso “Manuale” non più specificamente destinato alla pubblica sicurezza . Infatti il 29.5.1948 al nr. 92 del registro della Stampa presso il Tribunale di Roma viene iscritta la “Rivista di Polizia” fondata dal magistrato di cassazione Ugo Pioletti che vedrà l’uscita del primo numero nel settembre del 48, mentre in data 11.10.1948 al nr. 456 dello stesso registro viene iscritta ad opera della Direzione Generale della Pubblica Sicurezza la rivista “Polizia Moderna” che uscirà con il primo numero nel gennaio 1949. Due attività editoriali che opereranno in modo continuativo sino ai giorni nostri e che, in quel preciso momento storico, costituiranno la prima il punto di riferimento per l’aggiornamento dei funzionari e degli ufficiali di polizia e la seconda l’organo informativo e di riferimento per tutto il personale in servizio.

Alla fine del 1948, quindi, pur non essendo ancora raggiunta una normalizzazione nella vita sociale , la situazione politica del paese appare ormai definita. I social-comunisti sono minoritari ed all’opposizione, la scelta italiana per il blocco occidentale è ormai definitiva e verrà consacrata dalla sottoscrizione del Patto Atlantico nell’aprile del 1949, le Commissioni di epurazione vengono sciolte, ed il Paese si avvia verso la ricostruzione della propria industria e la ripresa economica, agevolata dagli aiuti del Piano Marshall che si protrarranno ancora sino al 1951.

In questo clima sociopolitico ancora marcatamente conflittuale ma ormai contrassegnato dalla scelta filo occidentale, il 3 dicembre 1948 nasce la prima associazione di Polizia con sede in Roma Piazza Nicosia 11.
L’ A.N.E.D.A.P.S. (Associazione Nazionale ex Dipendenti Amministrazione della Pubblica Sicurezza) si costituisce secondo le regole del codice civile del tempo, quale associazione non riconosciuta privata, e tale veste manterrà nel breve periodo della sua esistenza. La sua costituzione ed il suo programma vengono lanciati nel primo numero di Polizia Moderna e sono tutti proiettati al recupero dell’immagine della Polizia nel campo cinematografico e dei media, nella rivendicazione di benefici per il personale in servizio ed in quiescenza e nella previsione di attività assistenziali “ inserite nel piano riorganizzativo dell’economia italiana “.
Per quanto sorta con il plauso del Ministro dell’Interno Scelba, del Capo della Polizia D’Antoni e della Direzione Generale della P.S., il nuovo sodalizio, presieduto dal Questore Giovanni Lauricella e coordinato dal Prof. Nunzio Pinna alla Segreteria Generale, dopo un iniziale successo, con l’adesione stimata di circa 2500/3000 associati, si spegne progressivamente non trovando grande diffusione territoriale nè chiavi operative capaci di significative sinergie con l’azione istituzionale.
In particolare si segnalano, la pubblicazione del 3° bollettino informativo della Sezione di Roma, comparso nel numero di Marzo del 1950 di Polizia Moderna, la celebrazione della Sezione Romana della Befana del 1950 per i figli dei caduti, la promozione dell’immagine della Polizia attraverso l’edizione propagandistica di una serie di cartoline postali4. Oltre a ciò, non si sono rintracciati documenti e/o notizie di iniziative che abbiano visto la realizzazione, anche parziale, dei programmi statutari enunciati o quali cause abbiano determinato la sua estinzione, presumibilmente collocabile all’inizio del secondo lustro degli anni cinquanta.-
D’altro canto, la scarsa penetrazione nell’istituzione di riferimento, in quel momento storico gravata dall’assolvimento dei compiti di istituto e totalmente assorbita nell’opera di ampliamento e consolidamento del Corpo, e l’assenza di una precisa immagine identitaria e di ogni richiamo alle radici della tradizione e del culto dei caduti, rendono il sodalizio, sin dalla sua costituzione, povero di solidi riferimenti valoriali. Tant’è che l’ANEDAPS non risulta mai formalmente invitata alla Festa della Polizia o alle celebrazioni per S. Michele Arcangelo, già dal 1949 eretto a patrono della Polizia, né entra a far parte delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma.
E’ da considerare, inoltre, che l’ambizioso spazio operativo riservato dall’ANEDAPS ai suoi programmi statutari, risulta nella realtà dei fatti inidoneo a contrastare la cultura del tempo ed inadeguato a stimolare una già incisiva attività politico-istituzionale di quegli anni. Infatti ogni pretesa autoreferenziale in campo cinematografico e dei media si scontra con la cultura del neorealismo, che assumerà valenza e riconoscimento internazionale, e viene superata dalla presenza decennale di una rubrica di critica ed orientamento cinematografico presente nella rivista Polizia Moderna. Inoltre, nel settore assistenziale, l’Istituzione con il ministro Scelba, crea nel 1952 il Fondo Assistenza, Previdenza e Premi per il personale della P.S., e bandisce borse di studio per i figli meritevoli. Si implementano le colonie marine e montane che nel 1953, con Ministro Fanfani, riescono ad ospitare oltre 3500 figli di poliziotti per le vacanze estive. Sempre nel 1953, viene presentato il disegno di legge per assegnare ai polizotti in servizio 1800 case dell’INCIS, progetto che verrà approvato ed eseguito fra il 1954 ed il 1957.- Per il personale in servizio, invece, al di là del famoso riposo Fanfani che nel 1953 introduce il riposo settimanale, non si registrano particolari miglioramenti né sotto il profilo economico, degli orari di lavoro o dell’impiego in ordine pubblico.
In questo scenario socio-politico l’ANEDAPS, svuotato delle sue prerogative statutarie ed incapace di rigenerarsi, si riduce progressivamente a semplice associazione privata, a club service per i propri sodali, e si spegne progressivamente nel silenzio del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza che mai l’aveva eretta realmente a suo ente di riferimento5.

* * * * *

Note

N°1) Nei primi anni di vita l’ANGPS, nel quadro della Tutela Ministeriale statutaria, indirizzò la propria attività rivendicativa, in materia pensionistica , attraverso l’Ufficio del capo della Polizia e del Ministro dell’Interno ottenendo vari riconoscimenti legislativi. Successivamente, a seguito della riforma del 1981 e della sindacalizzazione, partecipò alla fondazione del CNIPP ( Comitato Nazionale Interassociativo Pensionati Pubblici) di cui erano parte tutte le Associazioni Combattentistiche e D’Arma nonché varie sigle sindacali . Attualmente l’ANPS è membro della Consulta Pensionati.-

N°2) l’U.NA.M.O.(Associazione Nazionale Funzionari di P.S.-Magistrati dell’Ordine) costituita il 10 febbraio 1969 ed eretta ad Ente Morale con DPR 8.01.1974 nr. 20, è stata fondata dal Dir. Dr. Fernando Lo Giudice che ne fu Presidente prima e Presidente Onorario all’atto del subentro nell’incarico del Dr. Antonio Mazzei che la diresse sino allo scioglimento del 1983 . Associazione riservata esclusivamente ai funzionari di P.S. ha svolto una vivace attività per circa quattordici anni cercando di qualificare e rivalutare la funzione dei Funzionari e del Questore nei confronti di quella prefettizia. Ripristinò, nel ricordo dei fasti di Emilio Saracini, la testata giornalistica “IL MAGISTRATO DELL’ORDINE” affidata alla redazione del Dr. Carlo Alberto Gaita. Con la riforma del 1981 e la riunificazione dei ruoli, avendo poco più di 100 associati, delibera la cessazione della attività pubblicistica e la confluenza dell’Associazione nell’ANPS dove personaggi di rilievo culturale, quali i Dirigenti Superiori Dr. Caputo, Maffei e Nigro, vi rivestiranno incarichi elettivi con un ruolo significativo.- L’UNAMO cesserà di esistere formalmente il 31 Dicembre del 1983.-

N°3) Il Corpo della Guardie di P.S. istituito nel 1852 venne disciolto nel 1892 con un organico di circa 4.782 militari di cui 775 impiegati come Agenti a cavallo; le subentrate Guardie di Città istituite nel 1890 con un organico iniziale di circa 5000 addetti vennero disciolte nel 1919 con un organico che aveva raggiunto oltre 15.000 unità; subentrano alle Guardie di Citta con RD 1442 del 14.8.1919 il Corpo degli Agenti Investigativi di circa 8000 unità e con RD 1790 del 2.10.1919 il Corpo della Guardia Regia con un organico iniziale di 25.377 unità complessive. Ma appena tre anni dopo il 31.12.1922 il Corpo Agenti Investigativi venne unificato al Ruolo Specializzato dei Carabinieri mentre il corpo della Guardia Regia in data 20.12.1922 quando aveva raggiunto un organico di 37.000 unità complessive, veniva soppresso ed in parte assorbito dall’Arma dei Carabinieri. Il Corpo Agenti di P.S. viene così reistituito nel 1925 con un organico complessivo di 28.400 unità che raggiungevano le 31.900 unità nel 1943 . Solo un anno dopo, nel novembre del 1944,viene disciolto per confluire nel nuovo Corpo militare della Guardie di pubblica Sicurezza che nel 1946, per effetto dei vari arruolamenti, raggiunge il numero complessivo di 51.367 unità complessive.

N°4) Il riferimento alle cartoline sul “Corpo delle Guardie di P.S.-Reparti Celeri” edite per propaganda a beneficio dell’ANEDAPS, è stato tratto dalle referenze iconografiche sulle Cartoline Postali Collezione privata G.Quintavalli, comparse sulla seconda edizione de “L’Ufficio Storico della Polizia di Stato GUIDA ALLA COLLEZIONE”.-

N°5) L’Associazionismo in polizia, dopo il tentativo fallito dell’ANEDAPS e la Costituzione dell’ANGPS e di UNAMO assorbita dalla prima nel 1983, ha dato corpo negli anni successivi ad altre iniziative. In particolare, i funzionari di Polizia che non intesero accettare la fusione fra ANPS-UNAMO diedero corso alla costituzione in data 18/19 Maggio 1983 all’A.N.F.P. (Associazione Nazionale Funzionari di Polizia). Il primo presidente e fondatore fu il Dr. Nicolò SAMPERISI il quale, dopo alcuni anni la trasformò in organizzazione sindacale ancora attualmente operante fra le varie sigle sindacali riferibili alla Polizia di Stato. Altra promanazione associativa che và infine citata è l’ASAPS (Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale) costituita il 15 aprile del 1991 dal Dr. Giordano Biserni, ex poliziotto della Stradale, che raccoglie attualmente circa 30.000 soci fra poliziotti, vigili urbani ed addetti alla sicurezza stradale. Edita dal 1993 l’affermato periodico “Il Centauro” e rappresenta una struttura associativa di assoluto prestigio e competenza nel settore della sicurezza stradale ove si è affermata a livello istituzionale, nazionale ed internazionale.-

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L’ALBO D’ONORE DEI PRESIDENTI A.N.G.P.S.-A.N.P.S

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NOME

Inizio Mandato

Fine Mandato

1°) Luigi Cerquozzi

30.09.1968

05.12.1973

2°) Biagio Di Pietro

06.12.1973

08.01.1976

3°) Remo Zambonini

09.01.1976

18.11.1995

4°) Umberto Girolami

19.11.1995

21.01.2004

5°) Luigi Benito Russo

22.01.2004

10.02.2010

6°) Claudio Savarese

11.02.2010

In Carica


N.B.

Tutti gli avvicendamenti nell’incarico sono stati preceduti dalle dimissioni dei Presidenti uscenti (Si sono dimessi per motivi di salute Cerquozzi, Di Pietro, Zambonini, per scadenza mandato e mancata rielezione Girolami, per dimissioni volontarie nel corso del Consiglio Naz. del 10.02.2010 Russo Luigi), ne consegue che per la fissazione della data di cessazione dall’incarico, non si è fatto riferimento alla data delle dimissioni ma, stante l’assenza di “reggenze temporanee” e considerato il mantenimento dell’incarico nel periodo di “vacatio”, al giorno antecedente a quello dell’assunzione dell’incarico da parte del nuovo presidente .-

* * *


Sin dalla sua fondazione, l’ANGPS-ANPS si è presentata come una struttura a carattere verticistico, legata ad un ruolo presidenziale in genere simbiotico al contributo di pochi consiglieri di riferimento. La cultura militare, l’influenza dei gradi ed il carisma personale, accompagnati da rigide regole statutarie, ne hanno rappresentato nel tempo la vera forza ed il vero limite. Infatti, la scuola ufficiali della P.A.I. di Tivoli e l’appartenenza dei primi tre presidenti nazionali a questo Corpo che ha avuto, vita così breve ma influenza così grande nella ricostruzione della Polizia del dopoguerra, costituisce la reale scaturigine della sua nascita. Non a caso, il patrimonio di consolidamento del Corpo Guardie di P.S., ascrivibile ai Ten. Generali Ispettori Galli e Mantineo, entrambi provenienti dalla disciolta Polizia dell’Africa Italiana, in uno con l’azione propulsiva del Capo della Polizia Vicari, ha espresso una linea di continuità nell’attività associazionistica dei tre Ufficiali formatisi alla scuola paina . Cerquozzi e Di Pietro, nella fase fondativa e Zambonini in quella di definitiva affermazione del sodalizio, hanno avuto il merito di vincolarne l’azione al “Culto della tradizione storica e dei caduti” ed alla “Creazione e Custodia del Medagliere della Polizia”, fissandone saldamente i legami con l’Istituzione attraverso la “Presidenza onoraria del Capo della Polizia” e la “Vigilanza e tutela del Ministero dell’Interno”.
Tutte componenti valoriali, profondamente sentite dalla base sociale, ancor oggi attuali e vivissime in quanto parte del suo patrimonio etico, vero ed autentico punto di forza del sodalizio. È da dire, comunque, che nella gestione di questa tematica, l’associazione si è limitata a rivestire un mero ruolo celebrativo quale comprimaria dell’Istituzione, non uscendone mai per assumere la veste di autonoma protagonista. Infatti, se da una parte ha sempre favorito le innumerevoli iniziative libere dei soci o delle Sezioni, dall’altra non si è rivelata mai capace di formulare programmi autonomi di valenza e portata nazionale. Questo limite oggettivo, solo oggi in corso di faticoso superamento, si è poi spesso accompagnato ad apporti consiliari scarsamente determinanti e comunque incapaci di fissare collegialmente le linee di politica associativa, le quali alla fine si sono sostanzialmente identificate nelle volontà e nelle scelte presidenziali. Basti pensare a come l’evoluzione positiva della rivista Fiamme d’Oro con la presidenza Girolami, sia stata reinterpretata e cassata dal successore Russo, il tutto all’interno di vivaci contrasti consiliari. Solo dopo gli anni novanta, con l’ingresso nel sodalizio di soci provenienti dal mondo sindacale ed avvezzi alle dinamiche del contraddittorio ed alle mozioni d’ordine, il sistema Statutario e Regolamentare ha mostrato tutti i suoi limiti e l’esigenza di un profondo rinnovamento. La loro rielaborazione è intercorsa con la Presidenza Russo ed è stata oggetto del primo intervento urgente della presidenza Savarese. Sul punto, però, si presentano ancor oggi profili sperimentali e carenze che sono in corso di emendamento e che saranno oggetto di ampio dibattito consiliare negli anni a venire. Ma ormai siamo passati a grandi balzi dalla storia alla cronaca dei nostri giorni e non ci rimane, attraverso le brevi biografie che seguono, che rendere memoria, nel rispetto di un’obbiettiva ricostruzione storica, del ruolo svolto da ciascuno di loro.

P.S.
Nel tratteggiare l’operato delle varie figure Presidenziali che si sono succedute lungo gli anni alla guida dell’ANGPS-ANPS, non si è provveduto a calare lo stesso nella contestualizzazione storica della vita italiana. La scelta, comunque, non costituisce una manchevolezza dell’autore, in quanto questa operazione è stata riservata e verrà sviluppata nel cuore della narrazione del presente lavoro che è ancora in corso di elaborazione.


Ten. Gen. Dr. Luigi Cerquozzi ( 30.09.1968-05.12.1973 due mandati)

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È il primo presidente nazionale dell’ANGPS e ne governa le sorti dalla fondazione alla prima organizzazione sia normativa che strutturale. Persona di indiscusso prestigio, medaglia di bronzo al V.M. sul campo nelle operazioni belliche in Africa Orientale ove subì anche un periodo di prigionia, Cerquozzi dal giugno del 1967, con un manipolo di ufficiali tutti di estrazione PAI quali Di Pietro, Mozzi, Camilleri e Cerrini, getta le basi ed instaura i rapporti istituzionali per la costituzione del nuovo sodalizio. L’iniziativa, condivisa dalla Direzione Generale della P.S., trova nel capo della Polizia Angelo Vicari un vero mecenate che ne favorirà in tutti i modi e spesso in prima persona la realizzazione. Infatti, già nel giugno del 1968 in Via Statilia n°30 a Roma, quale segno irreversibile del pieno appoggio istituzionale, viene inaugurata dal Ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani la sede nazionale del Sodalizio.
Dopo quattro mesi dall’evento, il 30.09.1968, viene costituita formalmente l’ANGPS il cui atto fondante fissa i principi cardine del “ culto della tradizione e dei caduti della Polizia”, “della custodia del Medagliere”, “dell’assistenza anche rivendicativa per i soci” ed il legame indissolubile con l’istituzione attraverso “ la vigilanza e tutela del Ministero dell’Interno con la Presidenza Onoraria del Capo della Polizia”. Nominato dai soci fondatori Presidente del primo Consiglio Nazionale provvisorio e Presidente del Comitato esecutivo dell’associazione (Organismo cassato dopo un biennio su parere del Consiglio di Stato), viene confermato nella carica presidenziale dopo le elezioni del 15.05.1973. All’azione personale e del suo Consiglio, saldamente ancorata all’appoggio della Direzione Generale e dell’Ufficio del Capo della Polizia, sono dovute:- il riconoscimento di un contributo annuale di 12.000.000 di lire dal Min. Int., l’acquisizione della personalità giuridica con l’erezione del Sodalizio ad Ente Morale con DPR n. 820, in data 7 ottobre 1970, la stesura del Regolamento allo Statuto, la creazione dell’abito sociale quale elemento identificativo dell’appartenenza, la realizzazione materiale del Medagliere della Polizia di Stato (1969), il riconoscimento formale della Direzione Generale per la partecipazione alle Feste della Polizia dal 1969, l’ammissione dell’ANGPS fra le Associazioni Combattentistiche e d’Arma e la sua prima partecipazione alle Celebrazioni al Sacrario di Redipuglia 4.11.1973, l’inizio della attività rivendicativa in materia pensionistica di cui investe i Capi della Polizia Vicari e Zanda Loy, la diffusione ed organizzazione territoriale dell’associazione. Lascerà l’incarico con dimissioni volontarie per motivi di salute il 5 dicembre del 1973. Al Ten. Gen. Cerquozzi và attribuito l’indiscusso merito di aver lasciato ai suoi successori una Associazione ormai caratterizzata nelle sue finalità, riconosciuta ufficialmente nei vari rapporti istituzionali e solida nella sua struttura organizzativa con oltre 8000 soci e circa 50 Sezioni presenti in tutte le regioni.-


Ten.Gen. Biagio Di Pietro (06.12.1973- 08.01.1976 mandato biennale)

Biagio Di Pietro

Subentrato nel Consiglio Nazionale a seguito delle dimissioni del Ten. Gen. Cerquozzi, quale primo dei candidati non eletti alla tornata del 15.05.1973, il Ten. Gen. Biagio Di Pietro viene subito nominato, con voto unanime, suo successore alla presidenza dell’ANGPS. Di Lui si ricorda il ruolo discreto, ma essenziale svolto nel periodo di Roma Città Aperta (Sett.1943-4.6.1944) quale elemento aggregatore del personale rimpatriato della PAI con la costituzione dell’Ufficio stralcio presso il Ministero dell’Africa Italiana. Persona riservata, tenace e fermamente convinta dell’importanza della funzione politico-sociale del sodalizio, partecipa con Cerquozzi a tutta la fase istitutiva dedicandosi, contemporaneamente, alla fondazione della Sezione di Roma che sarà la prima sezione ad essere formalmente costituita e che raggiungerà con Lui il numero di 1.800 iscritti. Raccogliendo l’eredità del suo predecessore, nel suo breve mandato si dedica al consolidamento organizzativo delle sezioni, all’implementazione dell’attività rivendicativa per i pensionati e soprattutto alla creazione di un organo di stampa che ne costituisca lo strumento informativo e di aggregazione. Nei primi sei mesi del suo mandato, pur non essendo in perfetta sintonia con l’intero corpo consiliare, fonda il periodico Fiamme d’Oro e ne pubblica, nel luglio del 1974, il primo numero quale Direttore Responsabile aprendone la campagna di abbonamento. Nel febbraio del 1975 registra il successo alle reiterate rivendicazioni associative in materia di perequazione delle indennità di istituto ai pensionati, le quali, veicolate tramite il Capo della Polizia Menichelli ed il Ministro dell’interno On. Gui, trovano accoglimento con legge parlamentare 361/75. Nel maggio del 1975, pur essendosi raccolti solo 500 abbonati, ricostituito un più corposo comitato di redazione ed affidatane la direzione a Remo Zambonini, viene pubblicato il secondo numero di Fiamme d’Oro che assumerà veste ed impostazione definitiva quale periodico dell’associazione. Il Medagliere viene richiesto per le celebrazioni del trentennale della Liberazione di Milano (5/5/45-5/5/75) inaugurando una vera e propria miriade di partecipazioni ad eventi celebrativi che lo consolideranno negli anni quale “Sacro Drappo” e simbolo valoriale dell’Istituzione. Nel dicembre del 1975, poco più che settantenne, rassegna le dimissioni irrevocabili per motivi di salute e per l’età, ma molto probabilmente anche per contrasti consiliari che lo convincono a passare la mano ad un successore più giovane. Costituiscono traccia evidente di quest’ultima ipotesi non solo quanto si legge fra le righe dell’articolo di commiato comparso a sua firma su Fiamme d’Oro del Novembre 75, ma anche il fatto che il Consiglio Nazionale dell’ANGPS non fù convocato nel corso di quell’anno se non nel dicembre per ratificare le sue dimissioni.-
All’esito del biennio del suo mandato, al Ten.Gen. Biagio di Pietro possono comunque ascriversi risultati di assoluto rilievo. Infatti consegna al suo successore un sodalizio accresciuto a 60 sezioni ed a circa 15.000 soci e 1200 abbonati al giornale, con una immagine associativa maggiormente consolidata sia verso il mondo istituzionale che verso la società civile . A Lui il merito di aver fortemente voluto la creazione del periodico Fiamme d’Oro che sarà la voce ufficiale dell’ANGPS-ANPS e la memoria storica del suo corpo sociale.
Sulla figura di Biagio Di Pietro, spentasi il 2.5.1990, si richiama la bellissima pagina scritta in sua memoria dal Ten. Gen. Remo Zambonini e pubblicata sul numero di aprile-maggio 1990 di Fiamme d’Oro.


Ten. Gen. Remo Zambonini ( 09.01.1976-18.11.1995 cinque mandati)

Zambonini

Primo nel 1938 al corso ufficiali di esordio della neonata Scuola di Tivoli, partecipa alle operazioni belliche in Africa Orientale Italiana per poi vivere, una volta rimpatriato, il periodo di Roma “Città Aperta” sino allo scioglimento della P.A.I. ed al transito nel Corpo delle Guardie di P.S. Insignito di due Croci di Guerra al Valore Militare, il Ten. Gen. Zambonini, figura notissima nell’ambiente della Polizia del dopoguerra, rappresenta, nel bene e nel male, la vera pietra angolare dell’ANGPS-ANPS. La sua presidenza, esercitata per cinque mandati elettivi consecutivi nell’arco di un ventennio, afferma una visione centralistica e monolitica della gestione associativa che, pur lasciando libere le Sezioni nelle varie iniziative locali, non gli permetterà di cogliere pienamente, in un lasso di tempo così ampio, le esigenze di adeguamento dinamico ad una realtà sociale in rapida evoluzione. La sua figura carismatica, accompagnata da un presenzialismo senza risparmio sul territorio, permetterà comunque di sviluppare con successo la base sociale ed il numero delle sezioni e di traghettare il sodalizio nei periodi di crisi legati alla smilitarizzazione-sindacalizzazione ed alla temporanea uscita dal novero delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma. Profondamente convinto del ruolo ancillare dell’ANGPS-ANPS, inteso prioritariamente quale struttura di continuità valoriale dell’Istituzione, non ha voluto mai canalizzare l’attività assistenziale e rivendicativa del Sodalizio, che inizialmente fù intensa e qualificata, verso la formazione di strutture giuridicamente organizzate come il patronato. Si affidò invece, nel rispetto dell’impegno statutario alla “Tutela del Ministero dell’Interno”, ai rapporti diretti con la Direzione Generale prima e con il Dipartimento poi, rapportandosi nel tempo con ben sei Capi della Polizia, da Menichelli a Masone, dai quali ha sempre riscosso stima ed attenzione. La scelta, però, non è risultata storicamente felice.
Infatti, la sindacalizzazione della Polizia dopo il 1981 ha determinato la progressiva erosione, sin quasi all’annullamento, dello spazio istituzionale della “tutela” nei rapporti con il Ministero, rendendo l’azione dell’ANPS nel settore, sempre più marginale ed inadeguata. Fatto che ebbe inevitabili riflessi negativi anche sul proselitismo verso il personale in servizio alla cui adesione il Sodalizio si era aperto con la riforma. In compenso, il vivo attivismo delle strutture territoriali rivolto decisamente al volontariato sociale, alla presenza nelle scuole pubbliche inferiori e superiori, all’attività di assistenza agli anziani e disabili, promuove una diversa e più solidaristica immagine associativa. Questa evoluzione, attentamente seguita ed incoraggiata, ha permesso un notevole sviluppo del sodalizio che Zambonini seppe cementare ed aggregare attorno ad iniziative di rilievo nazionale. Si ricordano, fra le più importanti, “Il raduno delle Bandiere” (1981), svariati raduni regionali in Umbria, Lombardia, Piemonte, Triveneto e Calabria, la sottoscrizione collettiva per la costruzione del Mosaico a San Michele Arcangelo in Faedis dopo il Terremoto del Friuli (1987-89), il I° Raduno Nazionale in Udine (1989) ed il II° Raduno Nazionale di Montecatini (1994) entrambi accompagnati da significativi convegni di confronto quali “Costituzione e Polizia” e “Finalità e Prospettive Future”. Esemplare, nel corso del suo lunghissimo mandato contrassegnato storicamente dalla rivoluzione dei costumi, dalla diffusione delle droghe, dal terrorismo e dallo stragismo, è stato poi il culto del sacrificio dei numerosissimi caduti e l’affermazione costante della tradizione storica della Polizia. Le Sezioni ANPS vengono intitolate alle vittime del terrorismo o della criminalità comune e organizzata, promuovono in loro ricordo la scopertura di targhe, cippi e monumenti, sollecitano le proprie amministrazioni comunali all’Intitolazione di strade, piazze, giardini. Le figure dei caduti vengono tutte ricordate e descritte su Fiamme d’Oro che ne rivendica il loro esempio ed il loro sacrificio per affidarlo alla memoria di una istituzione in quei momenti fortemente provata. In questo Zambonini fu un vero gigante. Autentico, stimolante, mai retorico, sempre presente, spesso al fianco dei Capi della Polizia come Porpora, Parisi e Masone che non mancarono di tutte le occasioni, anche attraverso il Sodalizio, di portare al personale in servizio il loro incoraggiamento e la loro considerazione. In quegli anni di forte conflitto politico, contrassegnati da diffuse culture in disvalore verso le forze di polizia e dagli attacchi terroristici ai rappresentanti dello Stato, noncurante dell’accusa strumentale che qualificava la sua azione come “nostalgica”, erige l’Associazione a presidio pubblico di simboli insostituibili quali la Bandiera e l’Inno Nazionale, celebrando lo spirito di sacrificio e l’abnegazione dei propri uomini, favorendone nel tempo la loro riaffermazione sociale. Zambonini in data 18.11.1995 si dimette per motivi di salute e lascia la guida di un Sodalizio ormai presente in ogni angolo d’Italia che ha raggiunto il numero di 124 Sezioni contando ben 29.203 soci di cui 7600 fra benemeriti e simpatizzanti. Morirà pochi mesi dopo il 25 luglio 1996. Alle esequie solenni , celebrate alla presenza del Labaro e del Tricolore dell’Associazione, saranno presenti il Capo della Polizia Masone, il Presidente Nazionale dell’ANPS, molti funzionari ed ufficiali di polizia e tanti rappresentanti di Sezione con Bandiera.-
Di Zambonini vanno ricordati ,oltre alla direzione ed all’impegno ultraventennale in Fiamme d’Oro, i numerosi articoli su tematiche di polizia e sicurezza comparsi sin dal primo numero del 1948 nella Rivista di Polizia e su altre riviste, nonché il ruolo di importante memoria storica svolto in favore di Piero Crociani e Raffaele Girlando in occasione della realizzazione delle loro opere storiche sulla P.A.I. -


Ten. Gen. Umberto Girolami (19.11.1995 21.01.2004 due mandati)

Girolami

Dopo aver guidato per oltre un lustro la numerosa Sezione di Roma, giunge alla Presidenza Nazionale dell’ANPS a seguito delle elezioni generali del Novembre 1995 con voto consiliare maggioritario. Per rigenerare la pesante eredità di Zambonini, il Ten. Gen. Girolami punta subito sulla rinnovazione del giornale Fiamme d’Oro nominando alla direzione della redazione il Gen. Francesco Magistri, redattore capo per oltre un ventennio di Polizia Moderna, e chiamando ad una collaborazione continuativa giornalisti quali William Maglietto, Ladislao Spinelli e Viscardo Castelli, oltre a valersi dell’apporto di qualificati sodali quali Salvatore Palermo e Lino Nardacci. Ne riqualifica la veste grafica riducendone le pagine e, dopo averne triplicato la tiratura, nel 1999 abolisce l’abbonamento per renderlo rivista gratuita per tutti gli associati. Nel 1997 , in occasione della celebrazione del bicentenario del Tricolore, lancia alle sezioni l’iniziativa “donare una bandiera alle scuole” che avrà un certo seguito negli anni successivi e nel 1999 istituirà una borsa di studio dell’ANPS per i migliori diplomati del Centro Studi di Fermo che vedrà la prima consegna nel settembre del 2000. Nel luglio del 1999 concede la prima ed unica intervista di un Presidente dell’ANPS a Polizia Moderna, aprendo ulteriormente l’associazione al personale in servizio, quindi esce con vari editoriali sulla rivista Fiamme d’oro a tutela dell’immagine dell’Istituzione logorata dalla vicenda della “uno bianca”. Rieletto a maggioranza il 29.11.1999 si trova a governare un Consiglio diviso negli intendimenti che non lo agevola nei rapporti con il Dipartimento. Comunque, riesce ad ottenere dal Capo della Polizia Masone l’istituzione presso ogni Questura di un delegato ai rapporti con l’ANPS e la presenza istituzionale del Medagliere della Polizia di Stato in occasione del giuramento degli allievi nelle Scuole di Polizia. Nell’ottobre del 2000, appoggiato dal dipartimento, organizza una raduno-pellegrinaggio a S.Giovanni Rotondo con sfilata a Petralcina, luoghi della santità di Padre Pio, ottenendo una vasta eco nella stampa cattolica. Interviene ancora sulla rivista associativa in difesa dell’Istituzione e della sua operatività dopo i gravi fatti del “G8” di Genova e cerca di organizzare per il maggio 2002 il 3° Raduno Nazionale in Bologna non riuscendo nell’intento. In compenso nel 2001 ottiene la riammissione dell’A.N.P.S. nell’ASSOARMA partecipando in Gorizia al 1° raduno interforze del settembre. Nell’ottobre del 2001 sostiene la Costituzione in Torino del “Centro Studi Storici sulla Polizia” che vede impegnati cultori della materia di importanza Nazionale, presenziando al primo Convegno ed alla Mostra Storica delle divise e dell’oggettistica di Polizia effettuata con la collaborazione del Dr. Antonio Laurito responsabile dell’Ufficio Storico del Dipartimento. L’iniziativa, di assoluto prestigio e che si inserisce nell’emergente interesse di storici, accademici e cultori della materia, viene coltivata con la pubblicazione parziale della Storia della Polizia ad inserti su Fiamme d’Oro e con l’organizzazione di un secondo convegno di Studi che verrà tenuto in Bolzano il 13.04.2003. Ma questo attivismo di natura pubblicistica e culturale, non viene coniugato né diffuso da Girolami con una azione di penetrazione verso le sezioni a cui riserva, negli otto anni di mandato, non più di una decina di visite. All’Assemblea Generale del 17.3.2002, dopo aver ammesso l’insuccesso nel proselitismo accusando la riduzione della base sociale di oltre 3246 soci e di sentire l’ANPS chiusa in un “bunker”, subisce forti critiche da parte di alcuni presidenti di sezione. Nel maggio, promossa dalla Sezione di Arezzo, viene avanzata una richiesta formale di rinnovazione degli impegni associativi facendo circolare un elaborato intitolato “per uscire dal bunker”. L’iniziativa, sviluppatasi nel corso del 2002 sino ai primi mesi del 2003, vede l’adesione di oltre un terzo delle Sezioni ma non trova seguito nel Consiglio Nazionale che rimane sordo a qualsiasi forma di rigenerazione, incapace di cogliere le spinte innovative più elementari, quali quelle dell’introduzione delle comunicazioni telematiche nei rapporti associativi o quella della revisione dello Statuto. Alle elezioni generali del 30.11.2003, il Ten. Gen. Girolami non verrà rieletto dalla base sociale, lasciando definitivamente l’incarico presidenziale. Al passaggio delle consegne dopo due mandati le Sezioni risultano accresciute di solo otto unità raggiungendo il numero di 132, mentre la base sociale registrerà un consistente calo assestandosi complessivamente a 25.743 soci di cui 18.839 effettivi e 6.904 benemeriti e simpatizzanti.
L’era Girolami, contrassegnata da contrasti ed incertezze consiliari, è stata caratterizzata da una consistente azione pubblicistica sostanzialmente vanificata dal mancato coordinamento con le Sezioni. Iniziative importanti, quali “La bandiera nelle scuole”, il delegato all’ANPS in ogni questura, il Medagliere al giuramento degli allievi, la creazione dell’Ufficio di Studi Storici in Torino, non vennero seguite con l’incisività dovuta e non portarono ad alcuna ricaduta diffusa sull’organizzazione e sull’immagine associativa. In compenso, le sezioni, trascurate negli indirizzi ma lasciate libere di operare, hanno coltivato e sviluppato un’anarcoide ma consistente azione nel volontariato e con la formazione di vari gruppi, primi fra tutti Asti e Caltanissetta, operanti nella protezione civile. Il Ten.Gen.Girolami, lascia il mandato presidenziale annoverando al suo attivo due indiscutibili successi, l’aver reso Fiamme d’Oro la rivista di tutti con l’abolizione dell’abbonamento, e l’aver reinserito l’ANPS fra il prestigioso novero delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma.


Guardia-Comm. Luigi Benito Russo ( 22.01.2004-10.02.2010 due mandati)

Russo

Guardia nei gruppi sportivi della Pubblica Sicurezza per cinque anni, alle dimissioni si iscrive alla sezione ANGPS di Foggia dove ne diventerà presto e per lunghi anni il Presidente, acquisendo il titolo onorifico di Commendatore al merito della Repubblica Italiana. Con una trentennale esperienza nell’ANGPS-ANPS, succede al Ten. Gen. Girolami il 22.01.2004, dopo esserne stato il Vice-Presidente, con elezione a maggioranza del Consiglio Nazionale. Il suo periodo al vertice del Sodalizio è contrassegnato da una visione marcatamente identitaria ed accentratrice, ascrivendo alla sua figura ed alla sua azione l’attività ed i destini dall’Associazione. La perdita del Generale De Magistri quale capo redattore di Fiamme d’Oro e lo scioglimento delle collaborazioni con appassionati sodali come Palermo e Nardacci o con qualificati storici e giornalisti quali Maglietto, Spinelli e Castelli, gli permettono di modificare l’asset della rivista. Ne rinnova così la veste grafica e ne trasferisce la redazione da Roma a Foggia, ove concentra esclusivamente nella sua persona la direzione e le scelte editoriali.- Nel volgere di un anno, anche a seguito della dolorosa rottura fatta dall’ufficio di Presidenza con il Centro Studi Storici sulla Polizia di Torino, il giornale interrompe la pubblicazione della Storia della Polizia Piemontese di Julio Milini (Feb. 2005) e con essa la pubblicazione di articoli sulla tradizione della Polizia. Ben presto Fiamme d’Oro, da rivista con appeal storico-culturale, si trasforma, fatti salvi alcuni articoli di attualità, cultura generale e sicurezza stradale, in mero notiziario associativo incentrato sull’attività delle Sezioni e su quella Presidenziale. Quest’ultima, in sei anni di pubblicazioni si riserverà ben 17 copertine su 28 numeri, dedicando numerosi servizi interni alla pubblicizzazione della sue attività ed iniziative. Presenzialista costante, convinto assertore del ruolo sociale del Sodalizio quale Ente Morale, favorisce l’incremento delle attività di volontariato nelle varie sezioni che non manca di visitare ripetutamente e di chiamarle con successo, il 17/18 Settembre del 2005, al III° Raduno nazionale di Cesena ed al secondo Raduno Pellegrinaggio a S. Giovanni Rotondo. Dopo tale evento, punta decisamente sull’affermazione dell’immagine pubblica dell’ANPS quale Ente Morale , prosegue la tradizionale Assegnazione della Borsa di Studio per il miglior allievo della Scuola di Polizia di Fermo, promuove l’organizzazione dell’Attività radunistica realizzando 4 raduni interregionali e partecipando ai convegni dei Cappellanidella Polizia, degli Psicologi nonché a giornate di Studio sulla sicurezza e la criminalità giovanile. Intesse solidi rapporti con il Capo della Polizia De Gennaro, la cui presenza riuscirà ad avere nelle manifestazioni più importanti dell’ANPS , attribuendo all’immagine della Presidenza Onoraria del sodalizio una visibilità mai goduta in precedenza. Il 5.5.2006, il considerevole e solidaristico impegno delle sezioni ANPS di tutta Italia, trova riconoscimento pubblico ed istituzionale nel conferimento all’Ente della Medaglia d’Argento al Merito Civile. I rapporti con il Consiglio Nazionale, troppo spesso ridotto a funzione notarile di ratifica dell’azione presidenziale, cominciano a presentare profili di criticità che vengono inizialmente superati dalla redazione del Nuovo Statuto Nazionale approvato all’Assemblea Generale del 11 ottobre 2007 e dall’introduzione della telematica con il lancio del sito internet www.anpsitalia.it (Oggi www.assopolizia.it), decantato ma rimasto inutilizzato nelle potenzialità. Con le nuove regole statutarie si ridisegnano marginalmente i rapporti con il Dipartimento, si introduce la figura del socio simpatizzante che in un biennio implementerà il sodalizio di circa 5000 nuovi associati, una nuova disciplina elettorale e l’apertura istituzionale al volontariato ed alla protezione civile. Discipline a cui non faranno seguito le necessarie e dovute regolamentazioni. Il 13/14 settembre del 2008, viene organizzato con successo il IV° Raduno Nazionale in Pescara che vedrà sfilare per la prima volta i gruppi motociclisti provenienti dalle Sezioni di Brescia, Udine, Bolzano e Chieti. Nella circostanza, gli ottimi rapporti con il nuovo Capo della Polizia Antonio Manganelli, vengono velati da incomprensioni che Russo non riuscirà più a superare incrinando le già non facili relazioni con il Dipartimento.
Rieletto all’Assemblea Generale straordinaria del febbraio del 2009, con un suffragio non amplissimo della base sociale, viene confermato alla Presidenza Nazionale per un solo voto di differenza rispetto ad altro candidato. Nel corso dell’anno si ascrivono alla sua azione la promozione della raccolta fondi per i terremotati dell’Abruzzo, l’inaugurazione dei monumenti ai caduti a Cesena ed a Roma presso il Polo Investigativo Interforze Anagnina, ed il sostegno ai raduni interregionali della Sicilia e del Triveneto.- Nell’estate del 2009, però, emergono delle criticità dovute alla mancata vigilanza sulla gestione del volontariato in Milano, Torino, Bologna e Roma, su cui il Russo era stato invitato ad intervenire tempestivamente da vari componenti del Consiglio Nazionale. Il Dipartimento, cui è delegata la vigilanza sull’ANPS, interviene chiedendo chiarezza sulle vicende. Il 10 febbraio del 2010, a seguito di un acceso dibattito in seno al Consiglio Nazionale, il Presidente Russo Luigi Benito rassegna le proprie dimissioni volontarie ed irrevocabili dall’incarico. Al passaggio delle consegne lascia un sodalizio riportato a 29.008 soci, ma ridotto nel numero degli effettivi a 15.741 unità, numero compensato da 5734 nuovi soci simpatizzanti oltre a 7533 soci benemeriti e sostenitori. Le sezioni risulteranno invece accresciute al numero di 152-
Presidente discusso ed in alcuni momenti anche divisivo, ha certamente accresciuto e veicolato in tutte le occasioni l’immagine dell’ANPS, esaltandone l’azione sociale e volontaristica quale Ente Morale, ma opacizzandone la fondamentale portata della tradizione storico-culturale. A lui và attribuito l’indiscusso merito di aver alimentato e fatto riconoscere i valori di altruismo, di solidarietà e generosità sociale propri di tutte le sezioni, sino a meritare all’Istituzione il riconoscimento della Medaglia d’Argento al Merito Civile.-


Primo Dir. Dr. Claudio Savarese (11.02.2010 al secondo mandato)

Savarese

Ufficiale di polizia proveniente dall’Accademia del Corpo delle Guardie di P.S., chiude la carriera come Primo Dirigente con lusinghieri riconoscimenti di servizio e con una presenza attiva nell’ANPS già ultradecennale. Segnalato dal Dipartimento quale consigliere nazionale gradito alla successione di Russo, viene eletto all’unanimità in data 11.02.2010 da un Consiglio che presto riuscirà a compattare, chiamandolo ad un’azione comune e diffusa nell’interesse del sodalizio. Nomina subito la “Commissione Statuto” per ridisegnare e meglio conterminare i rapporti con il Dipartimento e la “Commissione Disciplina” per riordinare e sedare i contrasti interni presenti ancora in svariate sezioni. Riporta l’editing di Fiamme d’Oro da Foggia a Roma affidandone la redazione, dopo una breve sospensione delle pubblicazioni, ad un giovane professionista e coinvolgendone all’interno validi ed attivi consiglieri.
Nell’arco del primo anno dall’insediamento, dopo faticose riunioni con l’Organo di Vigilanza, porta le modifiche statutarie all’approvazione dell’Assemblea Generale e pochi mesi dopo favorisce l’introduzione del nuovo Regolamento di attuazione. Nel riordino associativo, accompagnato da un riassetto disciplinare , cura il rilancio dell’immagine del sodalizio presso le sezioni e favorisce il consolidamento delle dotazioni telematiche per assicurare la migliore interazione operativa fra centro e periferia. Normalizza i rapporti col Dipartimento e ne instaura di profondi ed empatici con il Capo della Polizia Antonio Manganelli. Il 10/11 settembre del 2011 celebra il V Raduno Nazionale a Verona ove il sodalizio sfila compatto, organizzato e marziale rendendo, nell’anniversario del decennale (11.10.2001-2011), l’onore del minuto di silenzio alle vittime delle Torri Gemelle di New York. Agevola il consolidamento dei Gruppi motociclisti con il loro regolamento e sostiene convinto, su iniziativa di introdotti sodali della Sezione di Firenze, la fondazione della Sezione ANPS di NewYork-NewJersy che inaugurerà presso la sede dell’ONU in New York il 7.10.2012. Nell’occasione, porterà le insegne dell’ANPS per la prima volta alla sfilata del Columbus Day dell’8 ottobre successivo. All’Assemblea Generale Straordinaria del 17 febbraio 2013 per il rinnovo delle cariche sociali, la sua azione e quella consiliare viene pienamente riconosciuta da una accresciuta base sociale che lo accredita del maggior numero di suffragi fra i candidati. Un Consiglio Nazionale, confermato per sedici diannovesimi, lo rielegge all’unanimità alla carica di Presidente Nazionale nel corso della riunione del 9.3.2013. La cronaca più recente lo ha visto impegnato, con un Consiglio partecipe e costruttivo, nella riorganizzazione e rilancio della testata Fiamme d’Oro con il ripristino di significativi interventi sul medagliere e sulla tradizione storica del sodalizio e della Polizia; nella riuscita partecipazione al Columbus Day di NewYork dell’ottobre del 2013; nella creazione del Nuovo Logo associativo e nella sua registrazione quale marchio realizzata da un Ufficio di Segreteria sempre più efficiente e qualificato; nella gestione del VI Raduno Nazionale di Salerno del 14-15 giugno 2014 aperto da un prestigioso convegno sulla Criminalità Giovanile. I solidi rapporti con il Dipartimento e col nuovo Capo della Polizia Alessandro Pansa, le collaborazioni consolidate con l’Ufficio Storico della Polizia di Stato e con l’Ufficio Assistenza, la validità di un Consiglio coeso ed attivo nelle varie funzioni, costituiscono i solidi presupposti esistenti e di cui il Dr. Claudio Savarese dovrà valersi per traghettare l’ANPS, in forma definitiva e compiuta, verso le più moderne mete organizzative che ancora attendono di essere definite, disciplinate e raggiunte.-


Avv. Guido Chessa

Pres. Sezione e Cons. Naz.

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IL CONVEGNO DI SALERNO sulla Criminalità Giovanile

Per la prima volta nella storia dell’ANPS, l’Associazione si è resa ideatrice e promotrice di un convegno di valenza nazionale avente ad oggetto “ La Criminalità Giovanile nella Trasformazione Sociale”. L’iniziativa, che ha subito conquistato la collaborazione del “ Dipartimento di Scienze Sociali e della Comunicazione Dell’Università degli Studi di Salerno”, è nata dall’impegno organizzativo dei Consiglieri Nazionali Dr. Chirulli Marcello e Dr. Corazzari Camillo ed è stata affidata, nella sua gestione pubblica, al coordinamento dell’Avv.to Guido Chessa che ne ha rivestito il ruolo di moderatore.

In realtà non si è trattato di una vera primogenitura in quanto già nel 1989, in occasione del I° raduno nazionale di Udine, con il tema “Costituzione e Polizia” e nel 1994 , in occasione del II° raduno nazionale di Montecatini, con il tema “Finalità e prospettive per il Futuro”, i Consigli Nazionali dell’ANPS si erano già aperti alla trattazione di problematiche di carattere generale. Si è trattato, invece, dopo un ventennio silente, di dare corpo e continuità alle iniziative convegnistiche provenienti dalle Sezioni di Como, Brescia, Milano, Varese,Udine, Padova , Pisa, Roma , Catanzaro, Catania, Palermo, Monreale ed altre ancora, e di mettersi in gioco in una difficile problematica, quale quella sulla “Criminalità Giovanile”, al fine di prestare il dovuto ascolto per poi dare nuovi stimoli ed indirizzi alle varie Sezioni in previsione dell’implementazione del loro impegno nell’attività preventiva sia scolastica che sociale.

Intervento Savaresi

Intervento Presidente nazionale ANPS

Il senso e la portata dell’iniziativa, i cui interventi saranno oggetto di una pubblicazione cartacea che raccoglierà tutti “Gli Atti del convegno”, ha riscontrato l’espresso plauso da parte del Dipartimento per l’Esecuzione delle pene e del discussant Prof. Maurizio Merìco , i quali hanno apprezzato non solo l’approccio dell’ANPS alla complessa tematica ma soprattutto la contemporanea disponibilità del sodalizio a farsi parte collaborativa in un più ampio progetto multistituzionale.

Infatti l’apertura del convegno, dopo un minuto di raccoglimento per i caduti della Polizia e la lettura dei telegrammi del Presidente della Repubblica e de Rettore dell’università di Salerno, ha visto i saluti augurali del Questore Dr. De Jesu e del nostro Presidente Nazionale Claudio Savarese, per poi passare alla trattazione dell’incidenza delle trasformazioni sociali sulla criminalità giovanile.

Gli interventi dei relatori, Avv.to Catia Filomena Apruzzi, Prof. Giampiero Camurati, Dr. Mandalari Giuseppe, Prof. Rauty Raffaele, Dr. Paolo Russo e del discussant Dr. Maurizio Merìco, hanno permesso di focalizzare,ad ampio spettro,le articolate dinamiche sociali, la loro evoluzione e sempre più rapida trasformazione. Fenomeno che ha creato un profondo e progressivo disagio nelle figure genitoriali, nella scuola, nell’azione politica, e nella comunicazione, quali strutture valoriali divenute ormai incapaci di mantenere nel mondo giovanile quel ruolo educativo di riferimento rivestito in precedenza. Di qui la constatazione dell’impossibilità delle varie istituzioni di riuscire, in assenza di sinergie con tutti gli operatori del settore, a creare valide ed univoche soluzioni.
Di qui, l’unanime diagnosi dell’urgente necessità che tutte le istituzioni, pubbliche e private, cooperino fra loro affinchè, in una interazione culturale comune e costante, possano via via elaborare, con il massimo di flessibilità, le metodiche necessarie ad assicurare validi interventi sia in campo preventivo che nel recupero individuale del minore deviante.

Questo, in estrema sintesi, il portato di un incontro che ha visto l’ANPS muovere i primi passi dentro la costellazione giovani, un cielo pieno di stelle che come genitori, cittadini ed operatori, abbiamo il dovere di comprendere e non trascurare.

 

Avv. Guido Chessa

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La Raccolta del Giornale di Sezione 1985-2008

Riserviamo il primo posto dello spazio editoriale destinato alla “Storia e Tradizione della Sezione”, a tutta la raccolta del giornalino che il sodalizio locale ha pubblicato negli anni 1985-2008. Il lavoro è il prodotto di una iniziativa dell’indimenticato Cav. Sergio Marchino che ne ha firmato la pagina introduttiva motivando in modo significativo le ragioni dell’omaggio agli associati.
Definito con grande modestia come “Diario della Sezione”, in realtà il notiziario annuale della Sezione di Arezzo non solo rappresenta in assoluto la prima esperienza del genere fra tutte le Sezioni dell’ANPS, ma costituisce anche lo strumento per ripercorrerne le vicende e le varie battaglie intraprese nel tempo dai vari Consigli. Testimonianza di una Sezione viva ed indomita la cui azione, per quanto critica e polemica, è stata sempre dettata da un grande amore verso il Sodalizio e l’Istituzione Polizia.
Purtroppo la pubblicazione del giornalino, quando aveva raggiunto col Segretario Cav. De Rosa Gaetano i risultati grafici più belli, si è dovuta interrompere per gli insostenibili costi di spedizione. Ripercorrerne la storia nel presente spazio editoriale in uno con la possibilità di eliminare ogni spesa di distribuzione, offrono, oggi, alla Sezione tutta ed al suo Consiglio, l’indiscutibile possibilità di riprenderne la pubblicazione almeno in via telematica. Un modo per riallacciare i fili editoriali con quelli della tradizione locale, per dare corpo e visibilità a quei valori che sono sempre stati presenti nel nostro cuore e nel nostro impegno.

Il Presidente della Sezione

Avv. Guido Chessa

Ringraziamenti
Si ringrazia il tecnico Vinicio Corbini per la generosa partecipazione all’iniziativa che lo ha visto realizzare con cura e dedizione l’intera digitalizzazione del giornalino.

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La Sezione al raduno nazionale – Resoconto

La Sezione al Raduno Nazionale di Salerno

Ancora un po’ assonnata, la carovana aretina del raduno si è formata alle sei del mattino del 14 giugno raccogliendone i componenti in vari punti della città. Poi via, lungo l’autostrada alla volta di Salerno, con le soste di rito per la colazione e la soluzione dei problemi idraulici.
Si giunge alla meta stabilita per l’ora di pranzo che viene servito in un simpatico locale predisposto a soddisfare il palato ma a lasciare lo stomaco leggero. Cosi’, rifocillati nella giusta misura, raggiungiamo Piazza Caduti del Terrorismo, luogo ove furono trucidati dalle “B.R.” i nostri colleghi Antonio Bandiera e Mario de Marco assieme al caporale dell’esercito Antonio Palombo.- Ci troviamo sul posto con due sole altre sezioni, Monreale e Viterbo, e con un certo stupore attendiamo l’arrivo delle autorità. Schierati vi sono il picchetto d’Onore della Polizia disposto innanzi ad altro schieramento composto da tutti i nostri consiglieri nazionali, a formare due ali solenni di ingresso all’area monumentale. Arriva il Vice Capo Vicario della Polizia Alessandro Marangoni e con il Questore, il Vice-Sindaco ed il Nostro Presidente Nazionale, si può procedere alla deposizione della Corona di Alloro ai Caduti. Il momento è accompagnato dalle vibrate note del silenzio suonate da un fantastico trombettiere. Il sangue si gela e la commozione sale profonda come il dolore del ricordo di quanti giovani hanno sacrificato la loro vita alla tutela dello Stato. Mi ripeto. “No! Non siete caduti invano. Noi siamo qui proprio per Voi, per coltivare questa grande eredità di valori che ci avete lasciato”. Scossi, superiamo la commozione e ci avviamo alla Cattedrale cittadina dove assistiamo alla Santa Messa e preghiamo per i caduti ed i loro familiari.

Deposizione della Corona di Alloro ai Caduti

Deposizione della Corona di Alloro ai Caduti

All’uscita ci coglie un bel temporale che rinfresca l’aria e ci permettere di scendere verso Piazza della Concordia e di visitare nel contempo il centro storico cittadino. Nella piazza,che si affaccia sul golfo salernitano, la Banda della Polizia ci accoglie con le note di “giocondità” e si esibisce in una serie di brani musicali frutto di un repertorio ormai collaudato e noto in tutto il mondo. Ma la stanchezza ormai serpeggia e l’Hotel Montuori nel paesino di Pimonte, che fa da cappello alla più famosa Gragnano, ci attende. Lo raggiungiamo rapidamente, prendiamo alloggio, ci rinfreschiamo ed alle 21 siamo pronti per la cena. Questa volta il desinare è ottimo, soddisfa palato e stomaco, inoltre caffè e liquorino vengono consumatiin un in un giardino esterno, fresco e rinfrancante . Ci intratteniamo sin verso le 24 a chiacchierare, ricordare, scherzare e poi tutti a letto a vedere l’unica partita che l’Italia vincerà ai mondiali di calcio. La mattina di buon ora, consumata una lauta colazione,partiamo alla volta della sfilata. Raggiungiamo il Lungo Mare Trieste e veniamo collocati alla fine dello sfilamento.

La Sezione di Arezzo apre lo sfilamento della Toscana

La Sezione di Arezzo apre lo sfilamento della Toscana

Siamo ottantacinquesimi. Fra una attesa e l’altra, scherzando e meleggiando con le Sezioni Toscane viciniori, alla fine partiamo con in testa il V.Presidente Caidominici che precede il nostro portabandiera Iannitiello Salvatore seguito dallo scrivente e da tutti gli altri soci con divise, cappellini e foulard e con la nostra mascot “il barboncino Lilly” al suo secondo raduno nazionale. La Cittadinanza ci accoglie con simpatia e partecipazione e noi siamo già stanchi ma felici di sfilare anche per loro. Passiamo ordinati ed impettiti davanti al palco delle autorità e sentiamo lo Speaker che dopo aver annunziato la nostra sezione intitolata a Siro Donati ed i nomi di Presidente e Vice ricorda le medaglie d’oro Petri, Fortunato e Di Fronzo.
La commozione ancora ci assale irrefrenabile, perché di Lele e Bruno, che non ci sono più, eravamo proprio amici. Ma alla fine di Piazza della Concordia, alla fine dello sfilamento, c’è il Chessa, il nostro Presidente che aiuta a fare smistamento e ci accoglie con un forte abbraccio ed un sorriso pieno di orgoglio. Nel primo pomeriggio torneremo tutti assieme a casa, nella nostra terra di Arezzo. Arricchiti da una esperienza in più e certi di non aver sprecato neppure un attimo di queste due intense giornate.

La Foto dei partecipanti al VI° Raduno Nazionale con Lilly in primo piano

La Foto dei partecipanti al VI° Raduno Nazionale con Lilly in primo piano

Un grazie di cuore a tutti i partecipanti che qui sopra abbiamo immortalato, nella foto ricordo con il cane incluso, ai numerosi assenti , invece, dedico questo breve resoconto affinché non manchino alla prossima.

Il Segretario della Sezione di Arezzo

Cav. De Rosa Gaetano

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VI° RADUNO NAZIONALE ANPS

Salerno 14-15 Giugno 2014

Il prossimo 14-15 giugno verrà celebrato in Salerno il VI° Raduno Nazionale dell’ANPS che ci deve vedere presenti con almeno un bus di 45 fra associati, simpatizzanti ed amici.
Il programma delle celebrazioni previsto per la due giorni è abbastanza nutrito, con apertura degli Stand della Polizia nella Piazza principale di Salerno la mattina del giorno 14 e con l’inizio alle ore 9,30 , presso la Sala Comunale, del primo Convegno Nazionale integralmente organizzato dall’Ufficio di Presidenza dell’ANPS sul tema della “Criminalità Giovanile”, il quale vedrà la partecipazione di operatori di grande rilievo. Nel pomeriggio è prevista la deposizione di una corona di alloro in onore di tutti i Caduti della Polizia di Stato e quindi verrà celebrata nella cattedrale di Salerno la Santa Messa. Verso le ore 18 la Banda della Polizia di Stato ci allieterà con le sue musiche sino alle ore 20,00 quando tutti i Presidenti di Sezione parteciperanno ad un pranzo con il Capo della Polizia.
Quest’ultimo, rappresenta un momento particolarmente significativo che suggella non solo una vicinanza storica, ormai divenuta tradizionale, fra l’Associazione e l’Ufficio del Capo della Polizia, ma anche una vera e propria rinascita dei rinnovati rapporti con il Dipartimento.
La mattina del 15 giugno, si procederà allo sfilamento dei reparti di Polizia e delle varie Sezioni a cominciare da quelle estere del Canada e degli Usa, per poi proseguire con la Sezione ospitante di Salerno e via, via tutte le altre. Il raduno vedrà anche la partecipazione dei Gruppi Sportivi, di quelli della Protezione Civile ed infine quello dei Motociclisti, i quali, per onorare al massimo la manifestazione hanno fatto coincidere il Nostro Raduno Nazionale con il loro.
Insomma come è tradizione saranno giornate di incontri, di amarcord, di spensierata gaiezza nella condivisione di tutti quei valori che hanno fatto sempre più grande e rilevante la nostra associazione.-

Per quanto attiene a Tutte le informazioni sul raduno, si fa presene che il Consiglio di Sezione ha deliberato di ridurre a due giorni la partecipazione con partenza da Arezzo la mattina del 14 e rientro in città la sera verso le ore 22,00 circa del giorno 15. I Costi, contenuti al massimo non dovrebbero superare i 160,00 euro a persona, con due pranzi, una cena ed una prima colazione compresa. Tutti i dettagli verranno comunicati con la prossima lettera di convocazione dell’Assemblea Generale provinciale e pranzo sociale fissati per Domenica 30 Marzo.-

Un caro abbraccio a tutti dal Presidente Chessa

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Incontro con il Capo della Polizia S.E. Alessandro Pansa

Il 27 Ottobre u.s. , alle ore 17,30 nel palazzo del Viminale a Roma, il Consiglio Nazionale dell’ANPS , è stato ricevuto dal Capo della Polizia S.E. Prefetto Alessandro Pansa. A cinque mesi dal suo insediamento, avvenuto il 31 maggio 2013, finalmente abbiamo coronato un desiderio ed una ambizione che, coltivata a lungo col suo predecessore, non avevamo potuto soddisfare.

E sì,con Antonio Manganelli non fu pos-sibile. Vuoi per gli impegni istituzio-nali ma soprattutto per la salute e le cure, non ci fu possibile vederci e stare assieme almeno una manciata di minuti. Ed è da dire che Il Capo, come tutti amavamo chiamarlo, ha avuto sempre nel cuore l’ANPS, i suoi associati e le Sezioni, il nostro Presidente Nazionale, con cui nello ultimo biennio di reggenza ebbe un feeling diretto.- Così, mentre attende-vamo nella sala riunioni, il pensiero è andato a Lui, agli anni trascorsi in quegli ambienti, alle gioie, ai dolori, alle decisioni, anche amare, che ivi aveva dovuto prendere nell’interesse della Nazione . Un velo di tenera commozione, presto interrotto dall’annunzio che entrava il nuovo Capo della Polizia.
L’incontro è stato veramente gratificante. Semplice, sobrio nelle forme, spoglio di ogni facile retorica, ricco di contenuti autentici e di stimoli.
Il Presidente dell’ANPS Savarese, dopo aver pre-sentato il Consiglio, si è soffermato per alcuni minuti a descrivere l’Organizzazione del Sodalizio sul territorio nazionale e le attività attualmente intraprese per sostenere le tradizioni della Polizia di Stato e la sua memoria storica . In particolare, ha sottolineato le iniziative assunte per rendere più presenti le figure dei caduti e le ricerche in corso, svolte dal Cons. Naz. Chessa, per la definitiva e completa ricostruzione del Medagliere della Polizia di Stato di cui l’Associazione detiene con orgoglio la custodia.
Concludeva informando il Capo della Polizia del prossimo Raduno Nazionale,fissato in Salerno per i giorni 14 e 15 giugno 2014, ipotizzando una Sua partecipazione alla cena del 14 giugno da organizzarsi con numerosi rappresentanti del Sodalizio, e per la quale gli rivolgeva formale invito.

Il Cons. Naz. Chessa presentato al Capo della Polizia

Il Cons. Naz. Chessa presentato al Capo della Polizia

Il Capo della Polizia, ringraziando per l’invito, faceva presente che era sua reale intenzione essere presente, fatti salvi gli eventuali imprevisti istitu-zionali .Quindi, rivolgendosi a tutti i presenti, sottolineava, con partecipata convinzione, la grande importanza del ruolo sociale svolto dal Sodalizio, la cui funzione è quella di esprimere la continuità valoriale della tradizione in cui ha sempre operato ed opera la Polizia di Stato.
In tal senso, proseguiva, assumono grande importanza per l’Istituzione, le iniziative assunte dal Sodalizio per mantenere viva la memoria storica della Polizia, la funzione da questa svolta nel tempo, il sacrificio e l’operato dei suoi uomini , quale sedimento culturale che ha accompagnato la crescita sociale del nostro paese. Concludeva, quindi, stimolando l’ANPS a proseguire ed implementare i suoi impegni istituzionali, ad interagire col Dipartimento, assicurando la sua costante attenzione e la sua disponibilità in un cammino che ci vede comunque accomunati .
A conclusione dell’incontro venivano presentati dal Presidente Nazionale Savarese al Capo della Polizia, tutti i Consiglieri Nazionali, e con ciascuno di loro Il Capo si intratteneva affabilmente per conoscere l’attività svolta e gli attuali impegni .- Rientravamo , quindi, alla sede nazionale, convinti, come è tradizione storica dell’Ufficio del Capo della Polizia, di averlo autenticamente vicino e partecipe del nostro ruolo, ruolo che, per gli stimoli ricevuti, dovrà nel futuro rivelarsi sempre più incisivo .

Avv. Guido Chessa

Consigliere Nazionale ANPS



Le riproduzioni fotografiche sono di Matteo Losito e sono state fornite dall’Archivio ANPS della Sede Nazionale di Roma.

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Consegna riconoscimenti al personale della Polizia

allocuzione del Questore Moja

Allocuzione del Questore Moja

Sabato 12 ottobre u.s., nella sala Petri della Questura di Arezzo, si è svolta una breve cerimonia riservata al personale della Questura per la consegna dei riconoscimenti maturati nel corso dell’anno 2012. Alla presenza del Dr. Felice Addonizio, già Questore di Arezzo e da pochi mesi in quiescenza e dell’Avv.to Guido Chessa, Presidente della Sezione ANPS,

sono state consegnate dall’attuale Questore Dr. Enrico Moja le medaglie di commiato, le medaglie d’oro al merito di servizio, le croci di argento e bronzo per anzianità di servizio e gli attestati di lode per significative operazioni di polizia. Di rilievo emotivo, per la sorpresa esternata dal destinatario V. Comm. Carlo Badini è stata l’ufficializza-zione della sua promozione a Commis-sario del Ruolo Direttivo Speciale. L’intera celebrazione è stata contrassegnata da una partecipata allocuzione del Dr. Moja che ha ringraziato il personale tutto ed i premiati della loro opera e del loro sacrificio personale e familiare, apprezzandone lo spirito di appartenenza e la capacità “di fare squadra” nella più completa solidarietà operativa. Ha, infine, sottolieneato l’importanza della presenza dei rappresentanti dell’ANPS alla sobria manifestazione, quale espressione della continuità e comunanza dei valori che ispirano e guidano l’operato quotidiano dell’Istituzione.


Si riporta qui di seguito l’elenco dei premiati e le motivazioni.


MEDAGLIA DI COMMIATO

 

I° DIRIGENTE DOTT. STRANO FRANCESCO

Il I° Dirigente Dott. Francesco Strano si è arruolato nella carriera direttiva della Polizia di Stato il 15 settembre 1981; nel 1987 è stato trasferito alla Questura di Arezzo, ove ha ricoperto l’incarico di Dirigente della Squadra Mobile e di reggente la D.I.G.O.S.. Successivamente ha diretto il Commissariato di P.S. di Montevarchi e contemporaneamente è stato il Dirigente – Sovrintendente la Sezione Polizia Postale di Arezzo. Dal 2005 al 01 marzo 2012, data del collocamento a riposo per raggiunti limiti di età, ha diretto la Divisione di Polizia Amministrativa e Sociale.

 

 

COMMISSARIO DEL RUOLO DIRETTIVO SPECIALE RUSIELLO ROCCO

Il Commissario del Ruolo Direttivo Speciale Rusiello Rocco si è arruolato nella Polizia di Stato il 01 settembre 1965; dal 1973 al 01 giugno 2005, data del collocamento a riposo per raggiunti limiti di età, ha prestato servizio presso la sezione Polizia Stradale di Arezzo. Ha ricoperto gli incarichi di disegnatore infortunistica e di capo pattuglia nei servizi d’istituto della Polizia Stradale. Dopo aver assunto l’incarico di Capo Ufficio infortunistica, è stato nominato Dirigente interinale durante le assenze del titolare della Sezione.

 

SOVRINTENDENTE CAPO GIAMMAICO RAFFAELE

Il Sovrintendente Capo Giammaico Raffaele si è arruolato nella Polizia di Stato il 01 settembre 1968; dal 1974 al 01 aprile 2010, data del collocamento a riposo per raggiunti limiti di età, ha prestato servizio presso la Questura di Arezzo. Ha svolto gli incarichi di autista di rappresentanza e di addetto ai servizi istituzionali. Promosso al ruolo di Sovrintendente ha assunto l’incarico di addetto alla sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Arezzo, dove ha sempre svolto il lavoro assegnatogli con grande impegno e serietà.


NOMINA A COMMISSARIO DEL RUOLO DIRETTIVO SPECIALE

LA MEDAGLIA D'ORO PER MERITO DI SERVIZIO

LA MEDAGLIA D’ORO PER MERITO DI SERVIZIO

Il Sostituto Commissario Carlo Badini, si è arruolato nella Polizia di Stato il 14 dicembre 1983; in servizio alla Questura di Arezzo dal 1985 è stato assegnato alla Squadra Mobile dove ha assunto gli incarichi di responsabile della Sezione Criminalità Organizzata e successiva-mente di responsabile della Sezione rapine e omicidi e della Sezione Antidroga e contrasto al crimine diffuso. Dal 1996 ha assunto anche l’incarico di Vice Dirigente Squadra Mobile, dando prova di possedere grande capacità organizzativa e compe-tenze professionali.

LA MEDAGLIA D’ORO PER MERITO DI SERVIZIO

 

ASSISTENTE CAPO ROSSI LUCA (data arruolamento 30 maggio 1986)

L’Assistente Capo Rossi Luca si è arruolato nella Polizia di Stato il 30 maggio 1986; in servizio presso il Centro di soggiorno montano della Polizia di Stato di Badia Prataglia dal 1993, ove ricopre l’incarico di addetto alla gestione organizzativa, logistica e di vigilanza della struttura; compiti che svolge con scrupolosità.

ASSISTENTE CAPO DE PROSPERIS PATRIZIO (data arruolamento 22 luglio 1992)

L’Assistente Capo De Prosperis Patrizio si è arruolato nella Polizia di Stato il 22 luglio 1992; in servizio alla Questura di Arezzo dal 2004, ha ricoperto l’incarico di operatore di vigilanza interna ed esterna, di scorte di sicurezza e di addetto alla Squadra Mobile. Attualmente ricopre l’incarico di operatore di volante, compiti che assolve con diligenza.

ASSISTENTE CAPO MONDANELLI LUCA (data arruolamento 12 marzo 1993)

L’Assistente Capo MONDANELLI LUCA si è arruolato nella Polizia di Stato il 12 marzo 1993; in servizio al Commissariato di P.S. di Sansepolcro dal 2005, ricopre l’incarico di addetto alla sala operativa e ai servizi di controllo del territorio, compiti che disimpegna con diligenza.

CROCE D’ARGENTO PER ANZIANITA’ DI SERVIZIO

 

ASSISTENTE CAPO SCARSCELLI DOMENICO (data arruolamento 19 gennaio 1983)

L’Assistente Capo Scarscelli Domenico si è arruolato nella Polizia di Stato il 19 gennaio 1983; in servizio presso il Commissariato di P.S. di Sansepolcro ricopre l’incarico di addetto ai servizi d’istituto e ai servizi di controllo del territorio, attività che svolge con impegno e zelo.

CROCE DI BRONZO PER ANZIANITA’ DI SERVIZIO

ASSISTENTE CAPO DE PROSPERIS PATRIZIO (data arruolamento 22 luglio 1992)

ASSISTENTE CAPO MONDANELLI LUCA (data arruolamento 12 marzo 1993)


LODE

  • al Commissario del ruolo Direttivo Speciale Carlo BADINI,
  • all’Ispettore Capo Salvino LONGONE.

in servizio presso la Squadra Mobile, perché:“Dando prova di capacità investiga-tiva, concludevano unitamente ad altro personale, un’articolata indagine di polizia giudiziaria, che si concludeva con l’arresto di otto persone e l’esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere, nonché con il sequestro di oltre 300 grammi di eroina e un ingente somma di denar. Arezzo 24 gennaio 2012.”

  • al Sovrintendente Massimiliano SAVINI.

in servizio presso la Sottosezione Polizia Stradale di Battifolle,perché:“In servizio presso la Polizia Stradale, procedeva all’arresto in flagranza di due persone pregiudicate, resesi responsabili di rapina ai danni di un istituto bancario. Dava prova nella circostanza di capacità operative. Monte San Savino, 20 febbraio 2012”

  • all’Assistente Capo Fabio DRINGOLI.

in servizio presso la Sottosezione Polizia Stradale di Battifolle,perché:“In servizio di vigilanza autostradale, concludeva un intervento di polizia giudiziaria con l’arresto di due persone, resesi responsabili di detenzione e trasporto di arma clandestina. Dava prova di possedere capacità operative. Arezzo, 3 dicembre 2011.”

  • all’Assistente Capo Andrea SCACCINI.

in servizio presso la Sottosezione Polizia Stradale di Battifolle, perché:“In servizio di vigilanza autostradale, al termine di un serrato inseguimento, procedeva all’arresto di due uomini, responsabili di detenzione di 60 grammi di cocaina. Dava prova nella circostanza di capacità operative. Lucignano, 23 novembre 2011.

  • all’Assistente Capo Andrea SCACCINI.

in servizio presso la Sottosezione Polizia Stradale di Battifolle, perché:“In servizio di vigilanza autostradale intercettava e controllava una vettura con due individui a bordo, i quali venivano trovati in possesso di una pistola con relativo caricatore, provento di furto, e pertanto tratti in arresto per detenzione, porto e ricettazione di arma abusiva. Denotava capacità operative e intuito investigativo. Arezzo, 7 ottobre 2011.”

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Servizio Assistenza ed Attività Sociali

Il Servizio Assistenza ed Attività Sociali, tramite appositi capitoli del Bilancio dello Stato, eroga contributi a favore del personale della Polizia di Stato in servizio, e delle loro famiglie.

A decorrere dal 26 gennaio 2011 sono stati stabiliti, con circolare n.559/C/7-1-3 del 26 gennaio 2011, nuovi criteri di massima per la concessione di provvidenze a favore del Personale.

Cause

· Decesso del dipendente e del ex dipendente

· Grave ferimento del dipendente in operazioni di servizio

· Decesso del coniuge o dei figli fiscalmente a carico

· Interventi chirurgici, degenze, cure e visite mediche specialistiche, esclusi scontrini fiscali relativi all’acquisto di prodotti farmaceutici non supportati da prescrizione medica, spese di viaggio e alloggio connesse a patologie, presidi ed articoli ortopedici, per i dipendenti in servizio e in quiescenza e per il coniuge nonché i familiari solo se fiscalmente a carico, purchè non idoneamente assicurati.

· Contingenti difficoltà economiche

· Spese per monumenti funerari in memoria delle Vittime del Dovere

· Danni provocati da atti di ritorsione

· Spese documentate relative agli oneri legali conseguenti a procedimenti penali

Come noto l’art. 12 del 6 dicembre 2011, n. 201, concernente “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici” disciplina che i pagamenti effettuati dalle Pubbliche Amministrazioni superiori ai 1.000,00 euro devono avvenire mediante accreditamento sui conti correnti dei creditori.

Circolari

- Circolare n.559/C/7-1-3 del 26 gennaio 2011

- Circolare Provvidenze per il Personale della P. di S. e loro familiari anno 2012 + Moduli

- Circolare Tracciabilità Pagamenti 2012




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