Pensioni militari: arruolati 1981-1982-1983
e applicazione dell’art 54 TU 1092/1973

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L’art. 54 T.U. 1092/1973 (Testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato) rubricato Misura del trattamento normale al comma 1 così dispone: “La pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 percento della base pensionabile, salvo quanto disposto nel penultimo comma del presente articolo.” (Si precisa che il richiamato penultimo comma stabilisce che: “Nei confronti dei graduati e dei militari di truppa non appartenenti al servizio continuativo la misura della pensione normale è determinata nell’annessa tabella n. 2”).
L’art. 54 sopra richiamato è stato emanato prima dell’entrata in vigore della Riforma Dini in un momento storico in cui il sistema di calcolo delle pensioni era totalmente retributivo.

 

La Riforma Dini, infatti, ha stabilito la progressiva fine del “Sistema di calcolo Retributivo”, ha introdotto un “Sistema di calcolo Contributivo” per gli assunti a far data dal 1.01.1996 e, per coloro che sono stati assunti prima di tale data, ha previsto un “Sistema di calcolo Misto” caratterizzato da un meccanismo di computo della pensione in parte retributivo e in parte contributivo.

 

Il sistema di calcolo del trattamento pensionistico per il personale alle dipendenze dello Stato, si articola, in estrema sintesi, nel seguente modo:

  • 1) Sistema di calcolo Retributivo per il personale che alla data del 31.12.1995 ha maturato una anzianità di servizio utile pari o superiore a 18 anni.

  • 2) Sistema di calcolo Misto per il personale che alla data del 31.12.1995 non ha maturato 18 anni di anzianità/contribuzione. Come sarà meglio esposto nel proseguo in questo caso la pensione, in attuazione della Riforma Amato, si compone di una Quota Retributiva, per le anzianità maturate sino al 31.12.1995, a sua volta suddivisa in QUOTA A e QUOTA B, e una Quota Contributiva per le anzianità di servizio maturate con decorrenza dal 1.1.1996;

  • 3) Sistema di calcolo totalmente Contributivo per tutto il personale assunto a partire dal 1.1.1996.

Con riferimento ai dipendenti dello Stato cui si applica il Sistema di calcolo Misto occorre precisare che nell’ambito della prima Quota Retributiva, ovvero per la parte di pensione che corrisponde alle anzianità acquisite anteriormente e sino al 31.12.1995, si provvede alla ripartizione in ulteriori due sub-quote:

 

A) La prima detta QUOTA A è calcolata applicando sulla base pensionabile l’aliquota di rendimento maturata sino al 31.12.1992;

 

B) La seconda detta QUOTA B è calcolata applicando sulla media delle ultime retribuzioni l’aliquota di rendimento maturata dal 1.1.1993 al 31.12.1995.

 

La Quota Contribuiva ovvero per la parte di pensione che corrisponde al trattamento pensionistico relativo alle ulteriori anzianità maturate a decorrere dal 1.1.1996 e riferite a tutta la retribuzione ivi comprese indennità accessorie percepite a qualsiasi titolo dal dipendente, è calcolata appunto secondo il sistema contributivo.

 

Occorre precisare che, nel breve excursus normativo descritto, né la Legge 335/1995 né i successivi interventi al sistema pensionistico, hanno mai modificato l’art. 54, comma 1, T.U. 1092/1973 il quale è tutt’oggi in vigore e, pertanto, deve trovare applicazione. -
 

Gli interessati: Arruolati anni 1981-1982-1983: cosa fare

Va puntualizzato sin da ora che il problema dell’applicazione dell’art 54 comma 1 in luogo dell’art 44 del TU 1092/1973 non si pone per i militari che, avendo raggiunto i 18 anni di servizio utile al 31.12.1995, beneficiano del sistema retributivo e godono del trattamento di quiescenza più favorevole (sul punto si veda Corte dei Conti Abruzzo Sent. n. 75/12) ma riguarda coloro che alla data del 31.12.1995 avevano maturato “almeno quindici anni” ma meno di 18 anni di servizio utile: nei confronti di tali dipendenti appartenenti all’ordinamento militare, trova applicazione il Sistema di calcolo Misto e l’applicazione dell’art. 54 andrebbe ad incidere sul calcolo della Quota Retributiva - QUOTA A della relativa pensione e, in ragione di ciò, potrebbero beneficiare dell’applicazione dell’aliquota al 44% anziché al 35% come attualmente applicata.-

 

Alla luce delle considerazioni sopra esposte, visto il trattamento pensionistico deteriore cui attualmente sono sottoposti i militari (Esercito, Guardia di Finanza, Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato con riferimento agli arruolati fino al 25.06.1982) che non hanno potuto beneficiare del Sistema di calcolo Retributivo per il proprio trattamento di quiescenza, risulta opportuno fornire alcune brevi indicazioni, sottolineando come la problematica sia quanto mai attuale e oggetto di esame).

 

L’art. 47, comma VI del D.P.R. 639/1970, così come modificato dal D.L. n. 98/2011 (Riforma Sacconi) convertito in Legge n. 111/2011, dispone che per l’adempimento di prestazioni riconosciute solo in parte l’azione giudiziaria può essere proposta, a pena di decadenza, “ entro il termine di tre anni decorrente dal riconoscimento parziale della prestazione o dal pagamento della sorte“. Come chiarito dall’INPS con Circolare 31/07/2014, n. 95, il termine di decadenza triennale per proporre l’azione giudiziaria decorre dal giorno della ricezione, da parte dell’interessato, del provvedimento provvisorio di liquidazione del trattamento pensionistico o, laddove questo non sia disponibile, dal giorno di riscossione del primo rateo.

 

È dunque necessario che l’azione giudiziaria, volta a rilevare eventuali errori di calcolo nel trattamento pensionistico, come l’erronea applicazione di una aliquota in luogo di un’altra, sia proposta entro tre anni di tempo decorrenti dall’attribuzione della pensione provvisoria. Si precisa che solo l’azione giudiziaria (ovvero il Ricorso alla Corte dei Conti competente per territorio) impedisce la decadenza.

 

Ciò premesso nel termine suddetto è necessario anzitutto verificare quale aliquota sia stata applicata nel prospetto di liquidazione Inps al Quadro I “Servizio Utile Arrotondato a)+b)” e al Quadro II “Coefficiente Tab. A”.

 

Qualora si riscontri, da un attento esame del decreto di pensione provvisorio, l’applicazione dell’aliquota al 35% anziché al 44% occorre inviare alla sede Inps territorialmente competente una lettera raccomandata a/r contenente una diffida affinché l’Istituto proceda al ricalcolo del trattamento pensionistico con l’applicazione dell’aliquota di cui all’art. 54 T.U. 1092/1973.
 

Scarica il modulo di diffida all’Inps.

Diffida INPS Articolo 54

In difetto di risposta, in caso di rigetto della domanda e comunque sempre nel termine di tre anni di cui sopra, è necessario promuovere ricorso alla Corte dei Conti competente per territorio. 

La posizione dell’INPS:

Per un certo periodo risalente ai primi anni 2000, il trattamento di quiescenza del personale militare che cessava dal servizio con il sistema delle doppie quote è stato calcolato facendo applicazione del predetto articolo 54, in tal senso anche la circolare ex Inpdap n. 22 del 18/09/2009, emanata nello specifico per l’Arma dei Carabinieri, disponeva espressamente:” Il computo dell’aliquota di pensione spettante al personale militare è disciplinato dall’art. 54 del Testo unico …..”

 

Successivamente l’INPS, adottando una diversa interpretazione delle norme del T.U. 1092/1973, ha ritenuto di dover applicare anche al personale militare in quiescenza con il Sistema Misto, ai fini del calcolo della Quota Retributiva – QUOTA A della relativa pensione, la normativa generale prevista per il personale civile di cui all’art. 44 del medesimo T.U. che, al comma 1, dispone: ”
La pensione spettante al personale civile con l’anzianità di quindici anni di servizio effettivo è pari al 35 per cento della base pensionabile; detta percentuale è aumentata di 1,80 per ogni ulteriore anno di servizio utile fino a raggiungere il massimo dell’ottanta per cento.”.

 

L’applicazione dell’aliquota di cui all’art. 44 in luogo di quella prevista dall’art. 54, comporta un’evidente penalizzazione per coloro che, appartenendo al personale militare, hanno maturato alla data del 31.12.1995, 15 anni di servizio utile e che, in ragione di ciò, potrebbero beneficiare dell’applicazione dell’aliquota al 44% anziché al 35%.
 

Le criticità della posizione INPS

Occorre sottolineare che varie considerazioni portano a ritenere errato l’orientamento ad oggi assunto dall’INPS (applicazione aliquota di cui all’art. 44 in luogo di quella di cui all’art. 54 T.U. 1092/1973).
Anzitutto l’interpretazione letterale delle due norme: l’art. 54 si riferisce in modo inequivoco al personale militare con una anzianità di almeno 15 anni di servizio; l’art. 44 invece fa riferimento al personale civile. Le due norme avrebbero dunque due ambiti di applicazione diversi che osterebbero all’estensione dell’aliquota del 35% al personale militare.
Inoltre la circostanza che, malgrado le molteplici riforme il legislatore non ha mai inteso abrogare la disposizione di cui all’art. 54, confermerebbe la volontà di prevedere per il personale militare un trattamento più favorevole.
Infine la prassi applicativa consacrata nella Circolare Ex Inpdap n. 22 del 18/09/2009, dà ulteriore supporto alla tesi dell’applicabilità dell’art. 54 per la determinazione delle aliquote del personale militare.
Né può essere accolta l’interpretazione del’Inps che vorrebbe circoscrivere l’applicazione dell’art 54 comma 1 solo nei confronti di quei dipendenti che o per raggiunti limiti di età o per fisica inabilità sono stati costretti a lasciare il Corpo di appartenenza con un servizio utile tra i 15 e i 20 anni, attribuendo a questi ultimi una pensione “minima”-
Infatti una simile interpretazione, che vorrebbe destinatari dell’aliquota pensionabile al 44% i soli militari cessati dal servizio con una anzianità contributiva tra i 15 e i 20 anni, contrasta con il dettato della norma che, ai commi due e seguenti, dispone, invece aumenti percentuali per ogni anno successivo al 20esimo.
 

L’attesa dell’intervento giurisprudenziale:
Corte dei Conti Toscana

Manca al momento una pronuncia giurisprudenziale sul punto.
Tuttavia il problema dell’applicazione ai militari dell’art 54 comma 1, in luogo dell’art 44 del TU 1092/1973, è stata recentemente oggetto di accesi dibattiti che dal web sono giunti alle sedi istituzionali e giudiziarie grazie all’intervento solerte del Sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri Berti Fabio.
Sarà la Corte dei Conti Toscana a doversi pronunciare in un giudizio avente ad oggetto proprio la questione in trattazione, causa che sarà definita probabilmente nell’estate prossima.
 

Gli arruolati nella Polizia di Stato a partire dal 26.06.1982

Un discorso a parte deve essere effettuato per gli appartenenti alla Polizia di Stato arruolati a partire dal 26.06.1982.
In base alla normativa vigente è da escludere, per coloro che maturano il diritto alla pensione, l’applicazione dell’art. 54: gli stessi infatti rientrano nel personale a ordinamento civile dello Stato per i quali trova applicazione l’art. 44 T.U. 1092/1973.
Costoro, avendo comunque maturato i quindici anni di servizio utile al 31.12.1995 per effetto delle eventuali maggiorazioni dei servizi di cui all’art 5 del dlgs. 165/1997 che comportano un aumento figurativo di 1 anno ulteriore ogni 5 anni di servizio, oltre alle valorizzazioni previste per i servizi effettuati in sedi disagiate, potrebbero valutare l’opportunità di ricorrere in giudizio al solo fine di sollevare, davanti al Giudice del ricorso, un’eccezione di incostituzionalità per violazione del principio di uguaglianza rispetto al personale della Polizia di Stato arruolato anteriormente sotto il regime a ordinamento militare.

Avv. Chiara Chessa & Avv. Eleonora Barbini


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