La Storia dei Cinquanta anni dell’ANPS


Storia Cronaca Futuro

1 Marzo 2018

ANGPS-ANPS  1968-2018 STORIA CRONACA FUTURO

È la sintesi di un’opera che con onestà intellettuale ripercorre la nascita e l’evoluzione dell’Associazione sino ai nostri giorni con un occhio al domani che l’attende.
Un atto d’amore di un sodale che unisce concretezza a progettualità per propalare l’impegno civile dell’Associazione nel culto della memoria e della tradizione storica.


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Avvocato Guido Chessa

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Perequazione. Adesione Ricorso alla CEDU entro 30.4.2018


5 Marzo 2018

Ricorsi presso la CEDU Perequazione

I ricorrenti tutelati dal nostro Studio legale davanti alla Corte dei Conti o alla Magistratura del Lavoro, ci hanno sollecitato ad interporre ricorso innanzi alla CEDU per agire contro lo Stato Italiano ai fini risarcitori.
 
Si tratta di agire singolarmente innanzi alla Corte Europea per cercare di ottenere una sentenza di condanna alla restituzione di quanto non corrisposto per perequazione pensionistica a seguito dell’applicazione della Legge Poletti in esecuzione della Sent. 70/2015 della Corte Costituzionale e della successiva dichiarazione di costituzionalità dell’operato del legislatore pronunziata con sentenza 250/2017 pubblicata il 1.12.2017.
Nella informativa che potrete scaricare, vengono spiegate le ragioni del ricorso, viene presentata una Tabella delle somme che verranno richieste in sede di giudizio innanzi alla Corte Europea, nonché i costi e le indicazioni per aderire al ricorso,in modo tale da avere chiare le ragioni per cui si agisce e gli eventuali risultati che si potrebbero ottenere in ipotesi di accoglimento delle nostre richieste.
 
Si pregano le persone, già ricorrenti con il nostro studio, che intendessero aderire all’iniziativa, di essere particolarmente scrupolosi nel seguire puntualmente le istruzioni (Perché la Corte EDU è particolarmente severa riguardo alle formalità e dichiara con facilità i ricorsi irricevibili per carenze o vizi di forma) e di essere particolarmente tempestivi rispettando il termine massimo di adesione e di spedizione dei documenti e del fondo spese necessari entro e non oltre il prossimo 30 aprile 2018.
Per ogni eventuale esigenza di ulteriori chiarimenti chiamare l’Avv.to Guido Chessa all’utenza telefonica 0575/27351.

Avvocato Guido Chessa

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In memoria di Pasquale Anniboletti
Fondatore della Polizia Scientifica ad Arezzo

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Il Questore Failla, il Presidente ANPS Addonizio in posa per foto ricordo con Pascquale Anniboletti scattata all’interno della Sezione ANPS di Arezzo.

Nella notte del 15 gennaio u.s. ci ha lasciato nel sonno Pasquale Anniboletti, fondatore della Polizia Scientifica presso la Questura di Arezzo. Nato a Montone di Perugia il 6 ottobre 1917, è entrato in Polizia il 7 agosto 1940 proveniente dall’esercito e dopo un breve corso trimestrale alla Scuola Allievi Agenti di Caserta viene destinato a Roma alla neonata scuola di POLIZIA Scientifica al tempo diretta dal Questore Ugo Sorrentino ed ubicata ai piani alti di Via delle Mantellate 7 presso il carcere femminile. Quivi, dopo un corso annuale pratico di specializzazione in dattiloscopia e fotosegnalamento, è stato destinato al Gabinetto di Polizia Scientifica della Questura di Messina dove ha esercitato la sua attività vivendo il periodo bellico, l’8 settembre e l’arrivo degli americani sino al primissimo dopoguerra.
Trasferito presso la Questura di Arezzo, allora ubicata nei locali di Via Cavour, vi prende servizio il 15 febbraio del 1946 con la qualifica di fotosegnalatore dando vita al servizio tecnico di polizia scientifica locale. Sino a quel momento l’attività di fotosegnalamento, di rilievi e sopralluogo veniva espletata, nei casi di necessità, dal Gabinetto Regionale di Firenze o dal fotolaboratorio Tavanti, ai quei tempi già collaboratore con la Redazione provinciale della Nazione attiva sin dal 1940.
E’ da dire che nell’immediato dopoguerra, la Scuola Superiore di Polizia Scientifica Romana pur essendo reduce dai fasti internazionali per i notevoli risultati ottenuti da ricercatori ed operatori quali l’Ottolenghi, il Gasti ed il loro erede Ugo Sorrentino, era ancora in fase di riorganizzazione e la nuova cultura delle metodologie di indagine, di ricerca processuale della prova e dell’identificazione non si era ancora radicata, soprattutto nelle piccole provincie, nel patrimonio diffuso degli investigatori.
Così l’arrivo di Anniboletti nel febbraio del 1946 alla Questura di Arezzo e la costituzione del nuovo servizio tecnico di polizia scientifica, non sono stati accolti con particolare entusiasmo. Infatti, l’attività iniziale di segnalamento prima descrittivo e dactiloscopico e poi anche fotografico dei delinquenti e devianti locali, se era utile ad implementare il Casellario Centrale, a livello locale rappresentava solo l’impostazione iniziale dello Schedario Provinciale, ancora insufficiente ad essere di supporto al patrimonio di conoscenze personali dei singoli operatori ed investigatori operanti sul territorio.
 

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Il Questore Failla, il Presidente ANPS Addonizio durante i festeggiamenti per Pascquale Anniboletti in Sala Petri della Questura.

 
In questo scenario pionieristico, l’Anniboletti viene sistemato all’interno del locale adibito ad archivio generale che condivide con il Maresciallo Bonini, ricevendo come dotazione iniziale un semplice tavolo con sedia, i due formulari per la corretta formazione delle schede di segnalamento, la valigetta con Kit completo di polveri e adesivi per l’estrazione delle impronte digitali e le polveri trappola. Solo nel 1949 riceverà in dotazione la macchina fotografica Leica F2 e l’apparato gemello per il fotosegnalamento contemporaneo di viso e profilo, mentre al 1950 è da ascriversi il primo sopralluogo tecnico fatto in occasione di un incidente mortale occorso in Badia Prataglia. Dopo questo primo quinquennio, con il trasferimento della sede della Questura a Poggio del Sole, viene creato il primo reale Gabinetto di Polizia Scientifica ubicato in un sottoscala di circa 10 mq. suddiviso in due piccolissime stanze, una destinata ad ufficio laboratorio ed una seconda a camera oscura per gli sviluppi fotografici. Da quel momento in poi, arricchito progressivamente dai nuovi strumenti tecnici ed implementato nelle dotazioni, l’Anniboletti gestirà sino al 1979, felice autodidatta nell’aggiornamento sia tecnico che scientifico delle metodiche di acquisizione della prova, un gabinetto di Polizia Scientifica sempre aggiornato ed all’altezza dei tempi anche perché strettamente collegato, sino al 1974, al suo maestro romano Ugo Sorrentino. Operò con machine fotografiche sempre più sofisticate, con cineprese per la riproduzione di luoghi e comizi, con i nuovi Kit di reattivi chimici per l’analisi istantanea delle sostanze stupefacenti, affinò la tecnica descrittiva del sopralluogo sulla scena del reato e la sua riproduzione sia grafica che fotografica, le metodiche di prelievo delle sostanze ematiche o di altre sostanze presenti nell’ambiente per determinarne tipologia, origine e provenienza, la ricerca e l’estrazione delle impronte digitali e palmari nonché quella dei calchi per la riproduzione e fissazione delle tracce dei pneumatici degli autoveicoli. Supporto essenziale per le indagini dell’Ufficio Politico, della Squadra Mobile e per le ricerche della Polizia Criminale, ha trasmesso con generosità i suoi saperi e le sue conoscenze ai suoi allievi Pietro Quirini e Michele Memola e soprattutto al suo successore Antonio Iadanza che ne seguirà le orme nel ventennio successivo sino giugno del 1998. A lui è dovuto l’impianto dell’archivio fotosegnaletico e descrittivo con oltre un migliaio di schede segnaletiche riguardanti sia i delinquenti locali che quelli di passaggio presenti nelle carceri; alla sua collaborazione con il futuro Capo della Polizia Vincenzo Parisi è dovuta la rappresentazione grafica delle schede degli archivi generali che costituiranno una vera rivoluzione nel sistema di archiviazione delle questure. A Lui è dovuto il culto della conservazione di tutto il materiale tecnico storicamente utilizzato nell’attività e la costituzione del registro dei sopralluoghi che ci permette di conoscere, in quanto gelosamente coltivato dai suoi successori, dal 1955 sino ai nostri giorni l’impegno diretto svolto dall’ufficio nelle più importanti indagini di polizia.
La mattina del 15 ottobre 2013, nel quadro di un ambizioso programma ancora in nuce per realizzare una realtà museale e storica della Polizia Scientifica aretina, abbiamo avuto l’onore, il piacere e la fortuna di fissare nella registrazione di una intervista all’Anniboletti, la memoria storica della nascita e dell’evoluzione dell’ufficio. Ne è scaturito un documento di circa due ore, ricco di particolari significati, di notizie, di aneddoti e di fonti che, integrato da opportune ricerche e dalle autorizzazioni necessarie permetterà di tracciare nel tempo la vita e l’interazione con la città di un ufficio di polizia che è motivo di orgoglio per l’istituzione tutta.
Il 6 ottobre 2017, il Questore di Arezzo Dr. Bruno Failla e l’Associazione, con gli auguri del Capo della Polizia Gabrielli, si sono stretti attorno a Pasquale Anniboletti per celebrarne il centesimo compleanno. E’ stata una mattinata di festeggiamenti, di riconoscimento di un apporto lavorativo che nella quotidianità di un impegno quasi quarantennale ha segnato il tempo e la storia di una comunità, è stato il giorno della memoria e del ritorno alle radici di una tradizione che è cultura e patrimonio indelebile della nostra realtà di uomini e poliziotti.
Grazie Pasquale, umile e riservato protagonista di un’epoca ormai trascorsa, alla Tua memoria dedichiamo queste poche righe di commiato, di lassù vedrai il testimone dei tuoi insegnamenti passare di mano in mano in una continuità che il Tuo essere ci ha trasferito con la generosità dei semplici.

Guido Chessa


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Carmelo Fruganti – il fondatore della Sezione di Arezzo

IL FONDATORE CARMELO FRUGANTI

(16.09.1916 – 20.02.1986)

Senza titolo-1

Tracciare la biografia di Camelo Fruganti, quale uomo, sottufficiale di Polizia e fondatore della Sezione ANPS di Arezzo, per affidarla alla memoria storica dell’Associazione e dei suoi sodali, è compito non semplice. Infatti innanzi a uomini-poliziotti calati storicamente nel novecento e che ne hanno vissuto i vari momenti dell’evoluzione storica, dalla Monarchia col liberalismo parlamentare della prima infanzia, al regime fascista, al periodo bellico con la guerra civile e la militarizzazione badogliana della Polizia sino alla sua smilitarizzazione nel corso della Repubblica Parlamentare, si rischia di connotare la narrazione di componenti retoriche o acontestualizzate dall’epoca di riferimento. Cercheremo, quindi, per quanto possibile, di mantenere ferma la barra dell’oggettività legata alla sua carriera, ai riconoscimenti ricevuti, al suo stato di servizio ed all’insegnamento che ne abbiamo ricevuto soprattutto nel decennio finale della sua vita, quando da pensionato l’abbiamo conosciuto come fondatore e fermo presidente della sezione locale.

Nel 1936 appena ventenne, partecipe degli ideali politici del tempo, si arruola nell’esercito, 59° Fanteria, e dopo aver partecipato al X° Corso Sottufficiali, promosso al grado di sergente maggiore, è destinato nell’agosto del 1938 e sino all’aprile del 39 “con l’esercito dei volontari” alla guerra civile di Spagna a sostegno dei nazionalisti e dell’esercito di Franco. Il servizio prestato e la partecipazione ai vari eventi bellici spagnoli gli verrà riconosciuto il 30.11.1959 (ultimo governo Tambroni) con la concessione della seconda Croce al Merito di Guerra .-

Rientrato in patria, subito dopo l’inizio della seconda guerra mondiale ( 1.09.1939 con l’invasione della Polonia da parte della Germania nazista), nei primi mesi del 1940 transita dall’Esercito in Polizia ed è ammesso alla Regia Scuola di Polizia di Caserta al 24° Corso per Allievi Guardie. Alla sua conclusione viene inserito nel I° Battaglione Motociclisti della P.S., composto da 288 unità e denominato “Battaglione Mobile Cagliari” con prima destinazione La Corsica. In questo periodo l’Italia , “non ancora belligerante”, inizia la costituzione dei primi reparti mobili della Polizia, e con questi anche il Battaglione Motociclisti, voluto espressamente dal capo del Governo Mussolini, per utilizzarlo nelle zone operative. Secondo la testimonianza di un appartenente1 , mentre il Battaglione Motociclisti era in viaggio per la Corsica venne richiamato in patria dal governo essendo intervenuta la dichiarazione di guerra agli alleati (10.06.1940) e l’armistizio con la Francia, quindi messo a disposizione in compiti di polizia nella città di Roma sino all’aprile del 1941. Dal 19.04.1941 sino al 18.02.1942, data in cui venne richiamato in patria e disciolto, il I° Battaglione Motociclisti venne destinato in Croazia , territorio occupato dalle forze italiane nell’aprile del 1941, per svolgere attività di polizia e soprattutto la lotta contro la resistenza organizzata dei partigiani Titini . L’operato delle forze di polizia in quella precisa fase storica nei territori croati, fu particolarmente impegnativa e valorosa, registrando una lotta serrata alla resistenza croata che costò, fra morti e feriti circa la metà degli appartenenti al Battaglione. La condotta esemplare dei suoi uomini, fu riconosciuta con la concessione nel 1946 di tre medaglie d’argento al valor militare alla memoria (Carlo Smiraglia, Antonio Paolemilio e Umberto Bianconi) sei medaglie di bronzo al valor militare di cui tre alla memoria (Domenico Alloro, Celestino Nardi e Espedito Principe) e ben undici Croci di Guerra al Valor militare di cui una concessa proprio al nostro Carmelo Fruganti il 17 maggio 1946 con decreto a firma del Ministro della Guerra Manlio Brosio (Primo governo De Gasperi).

Foto 1

Và ricordato che per le valorose operazioni compiute dal I° Battaglione Motociclisti in Montenegro venne concessa nel 1949 la Medaglia di Bronzo al Valor Militare alla Bandiera del Corpo Agenti di Pubblica Sicurezza con la seguente motivazione :-“ In stretta collaborazione con altre forze armate partecipava con spiccato ardore bellico a logorante sanguinoso ciclo operativo dando luminose prove in diverse azioni difensive come nel corso di audaci cruenti operazioni controffensive. Di singolare slancio e superbo spirito di sacrificio , in ogni circostanza, ma particolarmente nella crisi, teneva fede alla tradizionale dedizione al dovere della Polizia Italiana” Montenegro 1941-42.

Nel maggio del 1942, ormai in pieno periodo bellico, viene inserito nella Divisione Speciale Lubiana, costituita da circa cinquecento uomini, cui era assegnato il compito di svolgere attività di polizia in territorio jugoslavo presso la nuova Questura di Lubiana ed i posti di polizia di Novo Mesto e di Kocevje . Di qui , essendo stato inquadrato il Corpo Agenti di P.S. nelle forze armate (Con il D.Luogotenenziale 31.7.1943 nr. 687) ed essendosi temporaneamente normalizzata la situazione in quelle zone slave, il Fruganti veniva trasferito nel gennaio del 1943 in Albania a consolidamento della presenza italiana in quei territori che vedevano crescere la resistenza armata locale riorganizzatasi nel patto operativo fra i nazionalisti di Balli Kombetor ed i comunisti di Enver Hoxha (Futuro presidente della repubblica albanese).

Purtroppo non è stato possibile conoscere la destinazione che il Fruganti ebbe in Albania-Grecia nel periodo gennaio-settembre 1943, fatto che non ci permette di ricostruire con margini di certezza le vicende da questi vissute dopo l’armistizio dell’8 settembre sino alla fine della seconda guerra mondiale. In assenza di memoriali , della sua testimonianza diretta o di quella di altri commilitoni e di dati documentali sul luogo di servizio, non è possibile stabilire a quale delle quattro divisioni (Brennero, Firenze, Perugia e Parma) facenti parte della 9^ Armata Italiana di stanza in Albania, possa essersi aggregato. Certo si può affermare che il Fruganti non rientrò fra gli oltre centoventimila appartenenti all’esercito italiano presenti in Grecia e che, a seguito dell’armistizio, vennero disarmati ed internati dai tedeschi nei vari campi di concentramento. Costoro andarono a far parte dei circa 716.000 Internati Militari Italiani del Regio Esercito, di cui si sta interessando la storiografia più recente 2. Per quanto attiene al destino di Fruganti in quel preciso momento storico, non è improbabile (ma non vi è riscontro alcuno neppure logico-deduttivo) che come accadde per molti militari dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia presenti in piccoli nuclei in quel momento in Albania, che, nello sbandamento generale dell’esercito, si sia aggregato alle formazioni del Generale Azzi. Questi, in ottemperanza agli ordini badogliani, organizzò il “Comando Truppe Italiane della Montagna” (Che pare abbia raggiunto le 20 mila unità), affiancandosi alla resistenza albanese contro i tedeschi rientrando in patria solo in epoca successiva al 25 aprile 45. Certo è che rientrato in patria a conclusione della guerra, dopo aver superato il vaglio della Commissione per l’epurazione, veniva destinato, il 1° gennaio 1946, alla Questura di Firenze dove entrava nella specialità della Polizia Stradale appena costituita e dove il 17 maggio 1946 vedeva riconosciuta la sua valorosa partecipazione alle azioni del I° Battaglione Motociclisti della P.S. con il conferimento della prima Croce di Guerra al Valor Militare.

Così con la destinazione alla Polstrada di Firenze, si chiude per Fruganti, come per tanti altri uomini della sua formazione , il periodo dell’idealità giovanile teso alla costruzione “ di una patria imperialista da far grande” per aprirsi quello della fedele partecipazione alla ricostruzione dello Stato su basi democratiche. Comincia così la parentesi del servizio quotidiano che si protrarrà per ventisette anni, in gran parte trascorsi nella specialità in varie parti d’Italia (Arezzo, Roma, Trapani, Rimini, Arezzo, Grosseto ) e conclusasi ad Arezzo il 12.04.1972 con il grado di Maresciallo di Prima Classe. In questo lungo lasso di tempo, che ha attraversato la ricostruzione con il piano Marshal, la lotta al banditismo meridionale, i gravi problemi di ordine pubblico legati alla radicalizzazione della lotta politica, il boom economico, la rivoluzione studentesca del 1968 e gli espropri proletari dei primi anni ’70, il suo costante impegno in servizio ha rappresentato una costante sicurezza per i superiori ed un punto di riferimento per i subordinati. Ne sono inequivoca testimonianza non solo le positività che il ricordo della sua figura evoca ma anche i riconoscimenti ricevuti dall’Istituzione con la Medaglia d’Argento al merito di servizio (1958) la Medaglia di Bronzo al merito di lungo comando (1972) la nomina a Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana concessagli a conclusione del servizio in polizia nel 1972.-

Il 6 aprile del 1972, a pochi giorni dalla cessazione formale del servizio attivo, Fruganti accettava con entusiasmo la nomina quale commissario delegato dalla Presidenza Nazionale dell’ANGPS per la fondazione della Sezione di Arezzo. Vi provvedeva rapidamente raccogliendo in breve, in virtù del prestigio personale goduto nell’ambiente, oltre cento soci e dando inizio , con lo spirito, i valori e la tenacia di sempre all’Associazione provinciale che ha visto e vede nella continuità della tradizione storica e nel culto dei caduti della Polizia la ragione valoriale della sua presenza nella società civile.- Ne rimarrà presidente elettivo per oltre tredici anni, vivendo con i sodali i terribili anni di piombo, lo stragismo e la pietas nei confronti dei familiari dei tanti caduti, affermando la presenza e la tenuta dell’Istituzione contro ogni forma di terrorismo teso al sovvertimento dello stato democratico. Ebbe voce anche presso gli organismi nazionali, ove la Sezione di Arezzo veniva tenuta in alta considerazione per il suo attivismo e le iniziative che spesso comparivano sulla rivista Fiamme d’Oro. Non fu favorevole alla smilitarizzazione della Polizia che accettò con la disciplina del soldato. Rappresentò la Sezione, il 9 novembre del 1981, al Raduno Nazionale delle Bandiere all’Altare della Patria, pagina d’amore dell’ANGPS-ANPS verso le istituzioni rimasta fraintesa e condannata ad una vera e propria damnatio memoriae. Per il suo equilibrio e per la fiducia che ispirava,il 20 marzo del 1981, venne eletto nel Collegio dei Probi Viri Nazionali. Ci lascerà nel novembre del 1985 per seri motivi di salute, consegnando ai successori il ricco patrimonio valoriale della sua attività rivendicativa, della sua azione ferma ed incrollabile fondata sulla solidarietà e sul senso della giustizia, perché fosse alimentato ed implementato nel futuro. Di Lui ci piace riportare testualmente il contenuto di un articolo che comparve sul numero di Febbraio-Marzo del 1978 di Fiamme d’oro , ove è sintetizzato, anche con marcati profili di amarezza, il suo pensiero ed il suo senso di appartenenza alla Istituzione :- “” Nel lontano 1947 provenienti dalla Scuole di Polizia giungevano ai Reparti giovani ventenni pieni di vita che si accingevano a cavalcare il cavallo di acciaio e percorrere le strade delle nostre province portando ovunque un’ondata di entusiasmo e simpatia e di umanità verso gli utenti della strada. Con l’andare del tempo, l’entusiasmo si è spento, la simpatia forse per ragioni diverse è venuta meno e per alcuni di questi giovani il destino è stato crudele. Infermità, incidenti e ultimo chilometro. I pochi superstiti, padri di famiglia oggi si trovano ancora a lottare tra mille e mille difficoltà e incomprensioni: i mutilati, gli invalidi sono stati allontanati e come i pensionati tutti sono stati abbandonati a se stessi e , lentamente in silenzio come sono vissuti lasciano questa terra con il ricordo del rombo dei motori delle loro moto che li ha animati e sorretti lungo tutte le strade d’Italia.

L’Associazione Nazionale Guardie di P.S. segue un po’ dappertutto quanto si sta verificando. Le Sezioni provinciali si adoperano con ogni mezzo per essere presenti però da sole, non possono raggiungere e assistere coloro che per una ragione o per l’altra, per infermità o per limite di età si sono ritirati a vita privata disertando quella che un giorno fu la loro Casa. Io voglio auspicare che questi fossati, perché tali sono, si colmino, il rapporto del superiore, anzi dell’ex superiore col pensionato è molto delicato perché occorre (se si vuole conservare veramente l’unità morale tra tutti noi) una grande capacità umana e di comprensione. Questa mancando si toglie alimento a quello spirito di Corpo che ancora sussiste tra gli anziani e che è doveroso formare ed alimentare nei giovani. Direi che è la stessa cosa, cioè che, sia coloro che sono a riposo che quanti sono in servizio, dovrebbero sforzarsi di alimentare un reciproco spirito di unione : da questo sorge lo spirito di corpo, quello vero, che non ha confini tra il servizio o il non servizio e che tutti comprende.-

Questo spirito dovrebbe sempre e da tutti essere manifestato. Non si dovrebbero tralasciare le occasioni, anche quelle dolorose della scomparsa di un collega, per sottolinearlo con la presenza, la partecipazione, l’umanità, si dovrebbe cercare di facilitarci i contatti, gli scambi, i rapporti. Occorrerebbe che gli sforzi che le Sezioni ANGPS, mi auguro tutte, fanno per realizzare questo contatto fossero da tutti quanti sono in servizio ed ancora più dai Comandanti, sostenuti e non lasciati cadere. E ciò è importante non solo per noi in congedo ma per quanti hanno ancora l’onore del servizio attivo.- Oserei dire che questa unità serve più a questi ultimi che a noi, perché più a loro che a noi serve constatare che gli sforzi e i sacrifici che essi fanno ed affrontano, producono il premio di un sostegno morale e non sono destinati a perdersi e scomparire senza frutto alcuno”.-

Rendiamo Onore a Carmelo Fruganti memori del debito di riconoscenza che a Lui ci lega come Uomo, come padre spirituale e come soldato. Che il rombo dei motori lo segua sempre nelle sue peregrinazioni celesti.

La Sezione ANPS di Arezzo

NOTE

  1. Dal diario di ANGELO FRONZA, appuntato di P.S., membro del I° Battaglione Motociclisti dalla P.S.

  2. La difficile scelta: i militari italiani in Grecia e in Albania tra resistenza e collaborazionismo” La interessantissima ricerca in atto è condotta da Elena Aga Rossi Prof. Ordinario dell’Università dell’Aquila e dalla ricercatrice Maria Teresa Giusti dell’Università “G.D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Ed è di prossima pubblicazione in volume.

FONTI

  • Articolo su Polizia Moderna nr. 7/1985 a firma Canizzaro e Gheni “Poliziotti Alla Guerra” – 13 – 18 luglio 1941 battesimo del fuoco per il I° Battaglione Motociclisti della Polizia, presente nella sua versione originale su questo sito alla sezione Riviste e Pubblicazioni, Articoli ed editoriali Storici – Il Periodo Bellico

  • Articoli su Fiamme D’Oro nr. 3/1976 e nr. 3/1980 sul Battaglione Motociclisti e corrispondenze appartenenti Cav. Fortuna Domenico; Gino Mason e Carmelo Fruganti

  • www.cadutipolizia.it/fonti/1925-1943/1941smiraglia.htm

  • UNA STORIA “AFFOSSATA” di Claudio Sommaruga , pubblicato su Quaderno N°3-(seconda edizione) ARCHIVIO “IMI” (Internati Militari Italiani) 2007

  • Archivio della Questura di Arezzo consultato per la ricostruzione di parte dello stato di servizio.

SI RINGRAZIANO

I figli di Carmelo Fruganti, Gianni e Mario, i quali hanno fornito tutto il materiale fotografico e documentale permettendo una più dettagliata ricostruzione dello Stato di servizio del genitore.

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Cambio della Guardia e Nuovo Consiglio
Sezionale Ad Arezzo

Il 2.12.2017 presso la Caserma Menci, dopo un breve periodo di fisiologico commissariamento, si sono svolte le elezioni sezionali per il rinnovo delle cariche sociali. Dopo 35 anni e ben nove mandati consecutivi, preso atto di alcune discrasie ed incomprensioni consiliari, si è esaurita per volontà espressa dell’Avv.to Chessa Guido, già Commissario di Polizia per un lustro, una lunghissima presidenza del Sodalizio locale protrattasi per nove mandati consecutivi. Hanno lasciato le cariche consiliari De Rosa Gaetano, Caidominici Giovanni e Fattori Speranza Giuseppe, a cui va il ringraziamento di tutto il Sodalizio per i lunghi anni di impegno, di sacrificio e di dedizione esercitati con passione, senso di altruismo e spirito di servizio contribuendo attivamente a scriverne un segmento di storia. Nella guida dell’Associazione, inoltre, è subentrato per voto unanime assembleare Felice Addonizio, già Questore di Arezzo, compagno di banco dell’Avv.to Chessa al Corso per Commissari nel lontano 1968, che ne ha patrocinato la nomina consiliare a Vice-Presidente per garantire, attraverso la sua esperienza e la sua fattiva collaborazione, quella continuità operativa che è sedimento imprescindibile su cui costruire il futuro. Così, con il voto assembleare del 2 dicembre scorso, si è ridisegnata la nuova mappa consiliare che ha assunto, con l’accettazione delle cariche e con le decisioni prese al primo Consiglio, la seguente composizione:


  • Felice Addonizio – Presidente

  • Guido Chessa – Vice-Presidente

  • Ireneo Santimone – Segretario

  • Carmine Morrone – Consigliere

  • Vincenzo Sanapo – Consigliere

  • Sandro Apa – Consigliere

  • Gabriele Torzini – Consigliere


Deleghe rilasciate all’Avv. Guido Chessa per la tesoreria e l’amministrazione del sito, a Iannitello Salvatore, Apa Sandro, Morrone Carmine e Russo Domenique per la collaborazione alla segreteria nei giorni del lunedì e del mercoledì, ad Ireneo Santimone per la Presidenza dell’A.D.S. “Il Fortilizio” riguardante i gruppi sportivi sezionali.
 
Ed, infine, veniamo qui di seguito a presentare il curriculum vitae del nostro nuovo Presidente di Sezione, a cui è affidato il compito di guidare il sodalizio nel prossimo quinquennio.
 
Il Dr. Felice Addonizio, Dirigente Generale della Polizia di Stato in quiescenza, si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi La Sapienza di Roma. Dopo brevi esperienze lavorative e la pratica forense, è entrato in Polizia quale vincitore di concorso per Commissario ed assegnato alla Questura di Cagliari, dove dapprima ha svolto le funzioni di Vice Capo Gabinetto e poi di Funzionario addetto alla DIGOS. Come responsabile della Sezione Antiterrorismo, ha diretto le indagini sull’attività della Colonna Sarda delle Brigate Rosse, costituita dai noti Antonio Savasta ed Emilia Libera, e partecipato in prima persona all’arresto di alcuni appartenenti all’irredentismo sardo, fiancheggiatori dell’Organizzazione Terroristica. Trasferito a Roma, è stato nuovamente assegnato alla DIGOS, ove è stato responsabile della Sezione Antiterrorismo di Destra. In questa funzione, ha partecipato all’arresto diretto di Cristiano Fioravanti ed allo “smatellamento” della sua organizzazione eversiva. Nominato Vice Dirigente, oltre a svolgere la normale attività istituzionale, ha collaborato con il Giudice Istruttore Priore, nelle indagini sulla “Strage di Ustica”, l’Attentato al Papa Giovanni Paolo II e la scomparsa di Emanuela Orlandi. Promosso Primo Dirigente nel 1995, su specifica richiesta dello stesso Giudice Istruttore, è stato destinato a svolgere il compito di coordinamento investigativo dei tre nuclei, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, incaricati delle indagini sulle citate vicende. Riassegnato alla Questura di Roma, ha diretto la Divisione Anticrimine, per circa quattro anni per poi guidare i Commissariati Circoscrizionali Montesacro e Prati dove ha diretto numerosi servizi di Ordine Pubblico in particolare quelli riguardanti le manifestazioni sportive e musicali dello Stadio Olimpico. Dopo essere stato nominato Vicario del Questore di Roma, è stato Promosso Dirigente Superiore e destinato alla Direzione del Compartimento Polizia Ferroviaria “Lazio”. Successivamente ha diretto il Servizio Polizia delle Frontiere ed in ragione di questa funzione è stato membro del Consiglio di Amministrazione di Frontex e del Comitato Strategico SCIFA, presso la Commissione Europea. Assegnato come Questore ad Arezzo, è stato collocato a riposo a domanda. Ha svolto docenze di Tecnica Criminale e dell’Investigazione e di Legislazione sugli Stranieri ed è stato membro della Commissione Territoriale per il Riconoscimento dello Status di Rifugiato. Commendatore al Merito della Repubblica e Cavaliere dell’Ordine di Malta, è attivo nel volontariato della città di Arezzo, ove si è stabilito, e ricopre l’incarico di Direttore Generale della Croce Bianca, Ente di Pubblica Assistenza.
 
Complimenti Felice ed auguri di buon lavoro per il futuro che ci attende.

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I Gruppi sportivi della sezione di Arezzo

Associazione Polisportiva “Il Fortilizio”

Apertura della Sezione ai Gruppi Sportivi

Su iniziativa della Segreteria della Sezione, in data 20 luglio 2016, è stata costituita l’Associazione Sportiva “il Fortilizio” con Presidente Santimone Ireneo, Vice Presidente Felice Addonizio, Segretario Rollo Andrea, con la previsione di aggregare sotto l’egida della Sezione Aretina dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato la pratica di varie discipline sportive dilettantistiche.
 
Subito affiliata al CSEN ( Centro Sportivo Educativo Nazionale), organismo riconosciuto dal CONI, “ Il Fortilizio” si prefigge di raccogliere nel proprio seno gli appassionati di varie discipline sportive quali le arti marziali, l’arceria moderna e l’arcieria storica, la scherma, nonché il tiro sportivo operativo ed a lunga distanza.-
Un modo nuovo e diverso per avvicinarsi da una parte a giovani atleti ed a programmi di supporto al mondo dei disabili, col dichiarato fine di dare un contributo ed un sostegno alla diffusione dei valori etici che presiedono la pratica sportiva in simbiosi con quelli associativi; dall’altro per favorire momenti aggregativi interforze legati non solo alle gare sportive di tiro ma anche ai profili didattici sull’uso corretto ed in sicurezza delle armi da fuoco. A ciò deve aggiungersi la disciplina “Dell’Arceria Storica”, dove i partecipanti sviluppano nella pratica della fedele ricostruzione dei costumi e delle armi dell’epoca, gli itinerari storico-culturali del periodo medievale, contribuendo a mantenere vive le radici e la memoria di quel patrimonio che è tipico della tradizione sociale della Toscana, vera patria di giostre, di pali e rievocazioni storiche.
 
Nel corso del 2017, l’iniziativa con i vari Gruppi Sportivi Dilettantistici sono stati presentati al sodalizio locale che, in occasione dei pranzi sociali e della Festa della Befana, ne ha approvato intenti, programmi e finalità. Consapevoli, che si tratta di un nuovo approccio della Nostra Associazione nello sport, in quanto si pone non come organizzatrice in prima persona ma quale recettore, attorno ai Simboli dell’ANPS, di quel tessuto giovanile legato ai valori della leale competizione dilettantistica, confidiamo nelle ratifiche del Consiglio Nazionale che da tempo si attendono. Si tratta, infatti, di comprendere e sostenere nuovi percorsi di proselitismo che pongono all’attenzione sociale e del mondo sportivo, nazionale ed internazionale, un’Associazione sempre capace di rigenerarsi nei valori della sua tradizione storica.
 
In questo programma di filiazione sportiva si sono integrati nella nostra Sezione il Circolo Schermistico A.S.D. guidato dai maestri di livello nazionale Nespoli e Ferruzzi, il circolo A.S.D. “Hombu-Dojo” di arti marziali e sicurezza personale che sotto l’egida del suo presidente A.Corrias è periodicamente impegnato in gare nazionali ed internazionali, e l’organizzazione degli Arcieri sia Moderni che Storici, sotto la conduzione di Andrea Rollo, con un significativo numero di iscritti quali soci sostenitori della sezione.
 
Ci attende, come pubblicato nel primo numero del periodico informativo Il Fortilizio, un lungo periodo di gare locali, regionali, nazionali ed internazionali nelle varie discipline, e dove con orgoglio ed ambizione i nostri simboli identitari verranno diffusi quali testimonianza tangibile che pone i giovani al centro dei propri interessi.
 
Di qui, dopo diciotto mesi di attesa, anche la decisione di aprire una Sezione telematica nel sito www.anpsarezzo.it. E ciò, non solo per raccogliere e pubblicizzare le vicende dell’Associazione Sportiva, ma anche e soprattutto affinché i giovani, navigando al suo interno, vengano a conoscenza della la storia dell’ANPS e della Polizia, dei suoi martiri e dei suoi artefici, in quel connubio etico-culturale che da contenuto, significato e senso di appartenenza ai simboli che rivestono e per cui competono nelle gare sportive. Questo è lo spirito e l’idealità su cui si è fondato e si fonda il Fortilizio, questa la Stella Polare che ne guiderà nel tempo il suo cammino.


Primo Numero Periodico “Il Fortilizio”

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Il Presidente de “Il Fortilizio”

Santimone Ireneo

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Convenzioni per gli Associati ANPS Arezzo

 
  1. AGENZIA VIAGGI PENSIERO STUPENDO
    Via Romana 132/a Arezzo
    tel 0575 908523 / cell 3333444699

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  2. AVVOCATO CHESSA CHIARA
    Viale Michelangelo 26 Arezzo, 0575/27351
    cell 3401025443

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  3. C.O.F
    Via Alcide de Gasperi 49/51 Ar – tel P L Lapi 338744428 5 A Lorini 3351346101 M Lorini 3351346102

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  4. CANTANAPOLI
    Loc Le Piagge 33/a Camucia di Cortona (AR)
    tel 0575 62996 cell 3312544379

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  5. CDAS SPACCIO AZIENDALE
    Località Case Nuove 49/b Ceciliano (AR)
    tel 0575 321156

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  6. CROCE BIANCA
    Via dell’ Anfitertro 15 Arezzo – tel 22666

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  7. DI GORGA
    Via Masaccio 29 Arezzo
    tel 0575 907095

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  8. ENJOYTECH
    Via Giusti Giuseppe 11/b Arezzo
    tel 0575 901267

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  9. GPA ABBIGLIAMENTO
    Via Setteponti Levante 75 S G V.no Loro Ciuffenna (AR) – tel 055 977191

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  10. GRAND HOTEL TERME
    Piazza Libertà 1 Margherita di Savoia (BT) tel 0883 655402

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  11. HOTEL BOSCO VERDE
    Via Nazionale 8/10 Badia Prataglia Poppi (AR)
    tel 0575 559017

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  12. HOTEL ELITE
    Via Santa Chiara 6/8 Cattolica (RN) – tel 0541 962168 fax 0541 967467

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  13. LA BOTTEGA DEI MESTIERI
    Via Lorenzetti 28 Arezzo cell 3498614183

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  14. LA CAPANNA DI LIGNANO
    Località Lignano Arezzo
    tel 0575 979446

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  15. LETIZIA VIAGGI
    Viale Michelangelo 112 Arezzo
    tel 0575 370646

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  16. OFFICINA DELLA PIZZA
    Viale Michelangelo 132 Arezzo
    cell 3398497310

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  17. PADRONATO UNSIC
    Corso Italia 233 Arezzo tel – 0575 299733

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  18. PELLETS LEGNO
    Località Riolo Monterchi (AR) tel 0575 708803

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  19. PITTAROSSO
    Centro Commerciale “Fabbri” Via Romana 13 Arezzo
    tel 0575 908009

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  20. SAPRA
    Via Molinara 33 Arezzo
    tel 0575 323768

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  21. SKYTEL
    Via Fiorentina 218a / 220 Arezzo
    tel 0575 984906 fax 980326

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  22. TENUTA DI FRASSINETO
    Piazza J.F Kennedy 3 Ravenna
    tel 0544 37078

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  23. TRIANGOLO VERDE
    Via Campo Romano 8 Mercatale V.no Bucine (AR)
    cell 3393652165

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  24. CHIMERA BUS
    Via Antonio Pizzuto 10 Arezzo cell 3332616096 / 3356599484

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  25. DR.SSA MONICA PAPINI NEUROPSICOLOGA
    Via XXV Aprole 34 Arezzo
    cell 3351304625

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  26. DR.SSA SARA BORRI PSICOLOGA
    Via T Cardinali 7 Ponticino (AR)
    cell 3478255326

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  27. FOTO OTTICA GIOVANNI BAGAGLIA
    Viale Michelangelo 136/1 Arezzo
    tel 0575 371625

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  28. NATUROPATA ROTELLINI RENATO
    Via G Montale 23 Arezzo Tel 0575 911500

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  29. STUDIO FISEOTERAPICO
    Località Cozzano (c/o Centro Comm.le Aurora) Castiglion F.no (AR) tel 0575 1788834

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  30. STUDIO MEDICI DEL VECCHIO
    Via Chiarini 71f Arezzo
    tel 0575 907285

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XIV Anniversario commemorazione Emanuele Petri
Incontro con il Capo della Polizia

Commemeorazione Emanuele Petri Incontro tra i Delegati ANPS Arezzo con in testa il Presidente Avvocato Guido Chessa ed il Capo della Polizia di Stato Prefetto Franco Gabrielli

In occasione della celebrazione del XIV anniversario della morte del Sovrintendente Capo della Polizia di Stato Emanuele Petri, Medaglia D’oro al Valor Civile, il Capo della Polizia S.E. Franco Gabrielli è venuto in terra d’Arezzo al fine di onorare la memoria del caduto , incontrandosi con i familiari, con le autorità e la popolazione di Castiglion Fiorentino di cui la Polizia di Stato ha la Cittadinanza Onoraria.-
La mattina del 2 marzo verso le ore 11,30, nella piazzetta della Stazione Ferroviaria di Castiglion Fiorentino intitolata ad Emanuele Petri, si sono raccolti una rappresentanza dell’ANPS e tutte le più importanti figure istituzionali e soprattutto chi l’aveva conosciuto o ne aveva condiviso il servizio attivo. Come lo scorso anno, una mattinata soleggiata ha riscaldato i partecipanti e la composta presenza di una scolaresca di Castiglion Fiorentino che ha accolto l’arrivo di Alma, la vedova di Petri, assieme al figlio poliziotto Angelo.
In un clima di partecipata solennità due operatori della Polizia Ferroviaria, specialità di appartenenza di Emanuele, hanno deposto una corona di alloro sul cippo posto all’ingresso della stazione ferroviaria. Sulle note del silenzio, nella commozione dei molti presenti, “l’immagine di Lele ” ha campeggiato ancora sul filo del ricordo e della memoria. Hanno preso la parola brevemente il Sindaco di Castiglion Fiorentino Mario Agnelli ed il Questore Dr. Bruno Failla che si sono soffermati sulla figura di Emanuele , sul suo impegno civile nel volontariato e nel servizio di polizia, sui valori della solidarietà e del senso del dovere praticati nell’agire quotidiano. Il ritratto di un uomo comune, che, padre, marito e poliziotto ci ha lasciato, quale testimone del suo passaggio terreno, l’esempio di quella nitida normalità che è la sola vera forza dei giusti. Dopo la breve cerimonia, contrassegnata dall’intervento degli scolari e del sindaco Junior , quale espressione di un germe valoriale che continua a dare i suoi frutti, Il Capo della Polizia dopo un breve intervento si è ritirato in intimità con i familiari di Petri per il pranzo.

commemorazione Emanuele Petri Discorso del Capodella Polizia di Stato Franco Gabrielli

Nella prima mattinata, invece, il S.E. Franco Gabrielli, ha incontrato nella Sala Petri della Questura il personale ed una rappresentanza consiliare dell’ANPS. Introdotto brevemente dal Questore Dr. Failla, il Capo della Polizia ha parlato lungamente sulla situazione della sicurezza in Italia, intrattenendosi sulle iniziative governative che non permettono più interventi mirati in favore della Polizia se non all’interno del comparto complessivo della sicurezza. Ha spiegato come la proiezione del turn over del personale dal 2017 sino al 2030 preveda il progressivo pensionamento di circa 40.000 poliziotti che andranno sostituiti da almeno altrettanti nuovi arrivi.- Di qui l’esigenza non solo di coprire i vuoti che man mano verranno a crearsi, ma anche la necessità che venga consolidato il senso di appartenenza all’Istituzione e che cresca in tutti l’orgoglio per il servizio prestato. Al costante impegno per l’affermazione della legalità, la salvaguardia della sicurezza sociale e per la tutela della libera convivenza, accompagnato dallo spiccato senso del dovere e dai rischi che spesso il servizio comporta, ormai divenuti espressione di una professionalità operativa che trova esplicito riconoscimento in larghissimi strati della collettività, deve aggiungersi una solida immagine pubblica dell’Istituzione. E tale processo di consolidamento passa attraverso l’azione responsabile di ciascuno degli operatori ed anche attraverso una responsabile attività rivendicativa giustamente esercitata dalle rappresentanze sindacali. Insomma, onde evitare ogni possibile forma di marginalizzazione dell’Istituzione, in tutti gli operatori deve essere coltivato il rispetto ed il culto dell’appartenenza come stimolo e guida dell’agire quotidiano.-
Dopo il lungo incontro e le foto di rito, il Capo ci ha salutato per raggiungere Castiglion Fiorentino. Al di là dei saluti cordialmente affettuosi, ci è rimasta la profonda sensazione di aver incontrato un personaggio capace di coniugare una grande competenza con idee molto chiare sul futuro che ci attende. Un vero manager pienamente al passo coi tempi, un profondo conoscitore dei limiti e dei difetti che l’Istituzione ancora accusa, un portatore della positiva consapevolezza della necessità di richiamare tutti gli uomini che la compongono al contributo personale. Vedendolo lasciare la Questura di Arezzo mi sono augurato che rimanga a lungo il nostro Capo perché la sua azione, determinata e lucida, porterà certo positivi cambiamenti alla Polizia ed ai suoi uomini.

Il Presidente della Sezione

Avv. Guido Chessa

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Ignoto Militi – Onori al Milite Ignoto – La sua Storia

Onori al Milite Ignoto

 

Medaglia d’oro al Valor militare Con la motivazione

”Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo
coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senza altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria:”

 

Onori al Milite Ignoto

Al di là di una prosa datata e legata ai più alti valori della tradizione militare, il Milite Ignoto è stato, è e rimarrà sempre, il simbolo dei simboli.

Quel corpo, spogliato da un tragico destino dell’identità personale e, col suo anonimato, di tutti i sentimenti negativi che costellano l’esistenza dell’essere umano, ha rappresentato, nei vari contesti culturali susseguitisi nel tempo, la sublimazione del sacrificio individuale nella difesa della patria e del suo popolo.

Oggi, in un mondo che si evolve verso una società multietnica e sovranazionale, il suo significato simbolico si è andato sempre più universalizzando, trasformandosi da simbolo valoriale di una nazione e di un popolo, in patrimonio dell’uomo. Archètipo della perenne lotta per il bene della comunità contro i tanti mali che l’affliggono, dell’affermazione dell’idealità etica che dà significato al percorso dell’esistenza umana contro ogni egoismo individuale.

È questa una rilettura laica del simbolo che portandosi al di là dei valori della tradizione storica militare, li vuole estendere e proiettare nella trama che lega tutto il tessuto sociale dei valori civili, per farne elemento essenziale e punto di riferimento su cui fondare la crescita e lo sviluppo spirituale della comunità degli uomini.

In questa visione totalizzante, quale sintesi valoriale dei principi fondamentali su cui è radicata anche la nostra Costituzione, gli Onori al Milite Ignoto non possono non costituire che la prima pagina di questo lavoro dedicato al Medagliere della Polizia di Stato.
Anche perchè quest’opera, scremata da ogni autoreferenzialità dell’appartenenza, và a collocarsi in quella cultura etico-morale, ove la generosità ed il sacrificio dei singoli, quale frammento di un più ampio disegno storico, costituisce elemento emblematico, vera stella polare del cammino esistenziale dell’uomo.

Ma, al di là delle trasposizioni valoriali, pare opportuno ripercorrere l’originario itinerario storico in cui si è formato questo Simbolo dei simboli, affidandoci, nei vari passaggi dall’ideazione alla realizzazione finale, alla pregevole ricostruzione fatta dal Ten.Col. Lorenzo Cadeddu nella sua opera intitolata “La leggenda del Milite Ignoto” e pubblicata, nell’estratto che qui di seguito riportiamo, dal Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche – Quaderno n. 4 (ottobre 1998) 80° della Vittoria 1918-98, Circolo che è detentore di copy write ed è titolare del dominio www.circolovittoriese.it – Per il materiale fotografico, si è attinto all’archivio di Achille Poli (Foto storiche) fotografo ufficiale di tutte le fasi delle onoranze con foto estratte da iacopogiliberto.blog.ilsole24ore.com nonché dal sito www.storiadetrieste.it.

 

La Leggenda del Milite Ignoto

di Lorenzo Cadeddu

Il Vittoriano

il Vittoriano

il Vittoriano

Per la verità il Vittoriano non ha mai avuto vita facile giacché fu oggetto di polemica sia sotto l’aspetto architettonico che dello scandalismo politico.
Tutto cominciò a Roma il 9 gennaio 1878. Alle ore 14.30 Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, moriva nel suo letto in una stanza al primo piano del Quirinale. Il successivo giorno 17, dopo un lungo e complesso cerimoniale, i resti mortali del sovrano venivano trasferiti, tra due ali di folla commossa, al Pantheon per esservi tumulati in una tomba provvisoria.
In tutta Italia la scomparsa del “Padre della Pa- tria” , così era soprannominato il sovrano, suscitò sentimenti di genuino cordoglio che culminarono nella creazionedi comitati che si proponevano di erigere in ogni comune monumenti funebri che celebrassero e tramandassero ai posteri le glorie del sovrano artefice dell’unita’ politica e geografica degli italiani. In tutti i comuni, dai più grandi ai più piccoli,
furono eretti monumenti, scoperte lapidi, intitolate vie e piazze.
Questo spontaneo movimento d’opinione non poteva passare inosservato ai politici e così nel 1881 il Governo, d’intesa con la Real Casa, bandì un pubblico concorso per la progettazione di un monumento funebre, dedicato al defunto sovrano, da erigersi in Roma.
Il concorso, aperto a tutti, superò le più ardite possibilità architettoniche: archi, piramidi, coni, colonne, statue equestri e non, furono le soluzioni proposte. In allegoria i bozzetti rappresentavano tutta la flora e la fauna sino ad allora conosciute. In bassorilievo erano raffigurati i principali avvenimenti e le più significative benemerenze acquisite dal sovrano ed alle quali il popolo era particolarmente legato.
Il concorso fu vinto da uno straniero, il francese Nenot che, intascato il premio di 50 mila franchi, non si domandò mai perché il suo progetto non venisse realizzato.
Il concorso venne riproposto il12 dicembre dell’anno successivo.
Questa volta il bando precisava che l’opera doveva essere realizzata sul Colle Capitolino, ritenuto più idoneo sotto il profilo storico-politico. Per l’esame dei progetti venne nominata una commissio-ne presieduta dall’On. Zanardelli, già Presidente del Consiglio e della quale facevano parte parla-mentari ed artisti.
Il 9 febbraio 1884, dopo due anni di discussioni, la Commissione attribuì il primo premio all’archi-tetto marchigiano Giuseppe Sacconi, artista giunto a Roma qualche anno prima quale studente di ornato. Al secondo posto la Commissione classificò l’architetto Manfredo Manfredi.
Il 10 gennaio 1885 il Sacconi ricevette il decreto di nomina a sovrintendente e direttore dei lavori che ebbero ufficialmente inizio il 22 marzo dello stesso anno con la posa in opera della prima pietra da parte di re Umberto I.
Il Sacconi non fece a tempo a vedere realizzata la sua opera giacchè si spense a Pistoia il 23 settembre del 1905.
La direzione dei lavori venne affidata unitariamente a tre architetti: Gaetano Kock, Pio Piacentini e quel tal Manfredo Manfredi già collaboratore del Sacconi e secondo classificato al medesimo concorso . Alle difficoltà di ordine architettonico, si aggiunsero polemiche scoppiate negli ambienti politici dell’opposizione circa i materiali impiegati per la realizzazione del monumento.
Il Vittoriano
Il Sacconi, infatti, aveva previsto che l’opera venisse realizzata in travertino,una pietra calda estratta nei colli laziali e che ben si intonava all’ambiente circostante.
Secondo l’opposizione, invece, la Commissione aveva imposto la realizzazione con marmo “bottici-no” il cui unico pregio era quello di essere estratto nella montagna bresciana, collegio elettorale dell’On. Zanardelli.
Per completare il monumento, sulla piattaforma che sovrasta la zoccolatura con la Dea Roma, venne situata una statua che rappresenta la gloria di Vittorio Emanuele II.
Anche per questa, nel 1889, venne bandito un concorso vinto dallo scultore friulano Enrico Chiaradia di Stevenà di Sacile. Il suo progetto, però, era completamente diverso da quanto immaginato dal Sacconi che avrebbe preferito l’immagine di un re assiso sul trono e la Dea Vittoria che gli pone sul capo un serto trionfale.
Anche la realizzazione di questa statua equestre innescò una polemica tra il Chiaradia ed il Sacconi. Quest’ultimo, che caldeggiava il progetto del secondo classificato, tale Cantalamessa, giurò che mai il cavallo del Chiaradia sarebbe salito sul Vittoriano.
Ma la speranza del Cantalamessa fu vana. La statua equestre a Vittorio Emanuele II è lì, dove ancora oggi può essere ammirata. Portata a termine nel 1910 da Emilio Gallori, per la sopravvenuta morte nel 190l del Chiaradia, l’opera richiese la fusione di circa 50 tonnellate di bronzo.
Per dare un’idea della grandezza dell’opera, esiste una rara fotografia scattata prima che la figura di Vittorio Emanuele II venisse incavalcata sul quadrupede: all’interno del ventre dell’animale si possono vedere undici eleganti signori che
banchettano attorno ad un tavolo.

Il Monumento al Milite Ignoto oggi

Il Monumento al Milite Ignoto oggi

Finalmente, il Vittoriano venne inaugurato il 4 giugno 1911 dal nuovo sovrano: Vittorio Emanuele III. Ma quello che doveva essere il monumento funebre a Vittorio Emanuele II, Padre della Patria, rimase vuoto sino al 4 novembre del 1921 allorché nella zoccolatura curvilinea, sotto la statua della Dea Roma, in un loculo ricavato da un unico blocco di botticino cavo all’interno, ebbe solenne sepoltura la salma di un soldato sconosciuto.
Davanti al significato morale e spirituale di questo simbolo, ogni disquisizione di intellettuali ed opinionisti ci sembra ben poca cosa, soltanto una bassezza umana.
Affinché sia più chiaro il significato di questo soldato sconosciuto che riposa al Vittoriano, mi piace sottolineare che
Il Monumento al Milite Ignoto oggi all’interno del mausoleo è stato allestito un “museo delle Ban diere” nel quale sono custodite tutte le Bandiere di guerra delle unità militari che hanno preso parte alle due guerre mondiali e delle unità costituite e disciolte a partire dal 1948, nascita della Repubblica.

 

La scelta del simbolo

Tutto può essere fatto risalire alla primavera del 1921, quando il colonnello d’artiglieria Giulio Douhet, italianissimo nonostante il nome, dalle colonne del settimanale “Dovere” di cui era direttore, lanciò l’idea di onorare i sacrifici e gli eroismi della collettività nazionale nella salma di un soldato sconosciuto che rappresentasse idealmente il marito, il figlio, il padre di quanti non avevano la possibilità di onorare le spoglie mai ritrovate del familiare disperso.
Ma nonostante la concordanza di tutte le forze politiche, la lenta burocrazia italica creava ogni giorno seri ostacoli alla sua realizzazione.
L’idea del Col. Douhet, frattanto, varcava i confini nazionali per essere recepita e realizzata da Francia, Inghilterra, Belgio e Stati Uniti prima che in Italia le Camere prendessero in esame la relativa proposta di legge.

Col. Giulio Douhet

Col. Giulio Douhet

Finalmente, nell’agosto del 1921 il disegno di legge venne presentato alle Camere e discusso: relatori l’On. Cesare Maria De Vecchi a Montecitorio e il Seno Del Giudice a Palazzo Madama.L’11 agosto il provvedimento veniva promulgato con il numero 1075 divenendo operante.
Il testo licenziato affidava al Ministro della Guerra la definizione
delle modalità esecutive per la designazione e per le onoranze da rendere alla salma del caduto senza nome.
All’epoca, il dicastero della guerra era retto dall’On. Luigi Gaspa- rotto, deputato di Sacile eletto alla Camera nel 1913 nel collegio elettorale di Milano. Sul Gasparotto, senza entrare nel merito della sua attività politica, si può dire che sebbene esentato dal prestare servizio militare perché parlamen-tare e nonostante i 42 anni ormai compiuti, rinunciò al beneficio, combatté la sua guerra meritando, tra le altre, una Medaglia d’Argento al Valor Militare per il comportamento tenutodurante la battaglia per la conquista di Oslavia.

 

MINISTERO DELLA GUERRA UFFICIO ONORANZE SOLDATO IGNOTO

N. 25 di Col. Giulio Douhet prot. Roma, 20 agosto 1921
Al Comando del Corpo d’Armata di Trieste
All’Ispettore per le Onoranze Salme – Caduti – Gorizia
e per conoscenza al Comando del Corpo d’Armata di Bologna – Verona – Milano – Al Ministero della Marina, alla Direzione Centrale Sanità al Comando Generale dei CC.RR., della Guardia di Finanza e R. Guardia di P.S. ed al Sindaco del Municipio di Udine ed a quello di Aquilea.

Il 4 novembre p.v. si renderanno in Roma solenni onoranze alla salma senza nome, di un soldato caduto in combattimento alla fronte italiana nella guerra italo-austriaca 1915-1918.

On Luigi Gasparotto

On Luigi Gasparotto

La salma che avrà sepoltura in Roma all’Altare della Patria, deve essere esumata nelle zone più avanzate delle nostre linee, dopo accurati e scrupolosi accertamenti perchè sia garantita l’autenticità che essa appartenga ad un soldato italiano caduto in combattimento.
Affido pertanto il delicato compito all’Ispettore per le Onoranze Salme Caduti (Sua Ecc. Ten. Gen. Paolini) e prescrivo che a tale scopo esso costituisca una speciale Commissione da lui presieduta e composta: del Colonnello Paladini, capo dell’Ufficio Onoranze Salme Caduti e di un Ufficiale Superiore Medico destinato da] Direttore tecnico delle Onoranze Salme Caduti di questo Ministero. Ne faranno parte quattro ex combattenti e cioè: un Ufficiale, un sotto ufficiale, un caporale ed un soldato, che l’Ispettore anzidetto farà designare dal Sindaco di Udine.
Fervente sostenitore dell’idea del Douhet, Gasparotto già il 20 agosto fu in grado di emanare le prime disposizioni organizzative per le solenni onoranze da tributare alla salma di un caduto in combattimen
to sul fronte italiano nella guerra italo-austriaca 1915-1918.
Per la circostanza, nell’ambito del dicastero della guerra venne costituito un Ufficio Onoranze al Soldato Ignoto e, le disposizioni a cui poc’anzi facevo riferimento, vennero inviate per competenza al Comando del Corpo d’Armata di Trieste, già 5° Corpo d’Armata e oggi l° Comando Forze di Difesa, e all’Ispettore per le onoranze alle salme dei caduti in guerra di Gorizia.
Per conoscenza ricevettero le stesse disposizioni alcuni altri comandi militari e i sindaci di Udine e di Aquileia. Articolate in un preambolo e tre paragrafi (esumazione della salma, cerimonia nella Basilica di Aquileia e trasferimento a Roma), le disposizioni prevedevano la nomina di una commissione “ad hoc” presieduta dal Ten.Gen. Giuseppe Paolini,Ispettore per le onoranze ai caduti in guerra di Gorizia e decorato di Medaglia d’Oro al V.M..
Fecero altresì parte della commissione il Col. Vincenzo Paladini, capo ufficio del Gen. Paolini, il Maggiore medico Nicola Fabrizi e quattro ex combattenti da designarsi a cura del Sindaco di Udine.
Avrebbe accompagnato la commissione, ma senza farne parte integrante, don Pietro Nani, cappellano militare e collaboratore del poeta Giannino Antona Traversi nella realizzazione del “cimitero degli invitti” sul Colle di Sant’Elia, oggi Redipuglia.
Circa l’esumazione delle salme, le disposizioni prescrivevano che le ricerche dovessero essere condotte “nei tratti più avanzati dei principali campi di battaglia:San Michele, Gorizia, Monfalcone, Cadore, Alto Isonzo, Asiago, Tonale, Monte Grappa, Montello, Pasubio e Capo Sile”.
Su ciascun campo di battaglia, alla presenza di tutti i membri della commissione, doveva essere ricercata ed esumata la salma di un caduto certamente non identificabile e, per ciascuna esumazione doveva essere redatto un verbale che precisasse tutte le cautele adottate durante l’esumazione.
Le undici salme, infine, dovevano essere sistemate in altrettante identiche casse di legno, fatte allestire a Gorizia e traslate nella Basilica di Aquileia entro il 27 ottobre.
Il successivo giorno 28, dopo la benedizione dei feretri, la mamma di un disperso in guerra avrebbe designato la salma che doveva essere onorata in eterno come “Ignoto Militi”.
La bara prescelta doveva essere collocata all’interno di una cassa di legno lavorato ad ascia e rivestita di zinco, fatta allestire a cura del Ministero della Guerra e quindi doveva essere trasferita a Roma mediante uno speciale convoglio ferroviario.
I rimanenti dieci soldati ignoti sarebbero stati tumulati nel cimitero retrostante la Basilica di Aquileia .
Queste le disposizioni del Ministro per l’attuazione delle quali mancava l’adempimento del Sindaco di Udine: la designazione degli ulteriori quattro membri della commissione.
Nel capoluogo friulano, intanto, i sindaci di Gorizia, Aquileia e Udine, si riunirono per mettere a punto alcuni problemi e stabilendo, tra l’altro, di chiedere a Gabriele D’Annunzio di partecipare all’ esumazione di una salma da ricercarsi alla foce del fiume Timavo.
La richiesta, formulata a mezzo telegramma, fu spedita il 12 settembre ed a mezzo telegramma il Comandante rispose: “Signor Sindaco di Udine grazie per l’altissima offerta. Manderò uno dei miei ufficiali con una mia lettera per chiarimenti e accordi. Primo cittadino saluto e intera città che amo ed ammiro profondamente”.
L’iniziativa dei tre Sindaci non rientrava nella loro discrezionalità ed in particolare in quella del Sindaco di Udine giacchè le disposizioni prevedevano la nomina di una sola commissione per tutte le esumazioni e senza occasionali inserimenti.
Mi sia consentito osservare a questo proposito che la natura egocentrica del poeta non avrebbe certamente favorito il sereno svolgimento delle ricerche e quindi la necessaria riservatezza sui lavori della commissione.
Si giunse così al 26 settembre. In quel giorno, con specifica delibera, il Sindaco di Udine, Luigi Spezzotti, designò i rimanenti quattro membri mancanti al completamento della commissione.
Risultarono designati:
- Ten. Augusto Tognasso di Milano, mutilato con 36 ferite;
- Serg. Giuseppe De Carli di Azzano Decimo, decorato di Medaglia d’Oro al V.M.;
- Cap.Magg. Giuseppe Sartori di Zugliano, decorato di Medaglia d’Argento al V.M.;
- Soldo Massimo Moro di Santa Maria di Sclaunicco, decorato di Medaglia d’Argento. Per completezza di trattazione dirò che vennero designati anche quattro membri supplenti:
- Colonnello Trivulzio Cav. Carlo – Udine5 medaglie di bronzo.
- Serg. Vaccaroni Ivanoe – Udine – una medaglia d’argento, due di bronzo e due croci di g.
- Caporal Maggiore MARANO Luigi. di Antonio –Persereano- Udine una medaglia d’argento. – Soldato Duca Lodovico di Antonio – Pozzuolo – una medaglia di bronzo.
Ciò avrebbe consentito alla commissione di funzionare anche in caso di temporanea indisponibilità di qualche membro effettivo.Con la stessa delibera venne approvata la coniazione di una medaglia commemorativa che l’artista udinese Aurelio Mistruzzi si era offerto di realizzare gratuitamente.
Del conio doveva essere realizzato un solo esemplare in oro da collocarsi sul coperchio della bara, un esemplare in argento per il Sovrano e venti esemplari in bronzo per alcune alte cariche dello Stato e per i Musei di storia patria di Udine, Aquileia, Gorizia e Roma.
Sulla stampa, intanto, venivano pubblicate alcune indiscrezioni circa il convoglio ferroviario che avrebbe trasportato il “Milite Ignoto” a Roma. Alcuni suggerivano di dare ai carri ferroviari la forma di nave mentre altri suggerivano la forma di carri romani…..
I designati membri della commissione vennero convocati presso la sede udinese dell’Ufficio per le Onoranze ai Caduti per una riunione indetta per le ore 09.00 di domenica 2 ottobre nel Palazzo Caiselli in via Palladio.
Alla riunione -durante la quale vennero definiti il piano per le ricerche, le modalità per la designazione e altri problemi organizzativi e logistici- partecipò tutto il personale comunque addetto ad operare con la commissione (autisti, falegnami, scavatori, ecc.).
Al termine, il Gen. Paolini pretese da tutti i convenuti formale giuramento che mai avrebbero rivelato i luoghi ove si sarebbero svolte le ricerche e, al termine della riunione, la commissione, attraverso la Strada Statale 13, Ponte della Priula, Bassano del Grappa e la statale della Valsugana, giunse a Trento.
Prima di inoltrarmi nella narrazione, è doverosa una precisazione a premessa. Ho detto che il Gen. Paolini fece giurare a tutti che mai avrebbero rivelato i luoghi in cui si sarebbero svolte le ricerche. Il mio lavoro, durato oltre quattro anni, ha preso le mosse dalla lettura e soprattutto dall’analisi di una sorta di diario lasciato scritto dal Tenente Tognasso. L’ufficiale, debbo dirlo a suo onore, non ha mai nominato località o precisato i luoghi nei quali si svolsero le ricerche. Tutto ciò che andrò raccontando è solo frutto di una mia personale interpretazione delle descrizioni fisiche dei luoghi fatta dall’ufficiale, suffragate da notizie provenienti da altre fonti.

 

Le ricerche delle undici salme.

Lunedì 3 ottobre 1921. La commissione muove da Trento per la ricerca della prima salma. Ha scritto il Tognasso: “…attraverso Rovereto, avvolta ancora nel silenzio del riposo e quando il sole stava per baciare le cime di quei monti che furono teatro di grandi gesta…”.
Dunque, la zona è vicino a Rovereto e dalla posizione del sole “..che bacia..” i monti è verosimile ipotizzare che la commissione abbia proceduto verso Est Sud-Est.Proprio a Sud-Est di Rovereto erano situati i punti più avanzati della massima penetrazione italiana: Zugna Torta, Coni Zugna, Costa Violina, Monte Forno ed altre località conquistate d’impeto nel 1915 e perse nel 1916 a seguito della “Strafe Expedition”.Nonostante le più accurate ricerche, tuttavia, non venne rinvenuta alcuna salma insepolta. Venne allora deciso di esumarne una tra quelle di ignoti sepolti in un vicino
cimitero di guerra che, come ha lasciato scritto il Tognasso, raccoglieva “..il maggior numero di eroi..”.Rifacendoci al 1921, il maggior cimitero di guerra del trentino sorgeva in località Lizzana, sul Colle di Castel Dante, proprio vicino a Rovereto.
All’epoca, vi erano tumulate 11.455 salme provenienti da circa 200 cimiteri più piccoli disseminati nella regione trentina.Di queste circa 6.000 appartenevano ad ignoti. Vale la pena di ricordare come
durante la guerra i caduti venivano tumulati, se possibile, in piccoli cimiteri allestiti a ridosso delle trincee e senza che venissero adottate particolari cautele.
I cadaveri venivano sepolti nella terra nuda, se possibile in fosse singole,molto spesso in fosse comuni.Nel caso in cui, dopo il combattimento, il campo di battaglia rimanesse in mano al nemico, tutto era affidato al suo buon cuore e non sempre questo aveva la possibilità o la volontà di occuparsi dei morti nemici.
Tra questi 6.000 caduti ignoti, dunque, è stata presumibilmente esumata la prima salma. Lo scavo venne eseguito a mano e pian piano vennero portate alla luce le diverse parti del corpo e, alla fine, per dirla con il Tognasso “…apparve un fante in atto di tranquillo e sereno riposo, vestito della sua uniforme e con indosso le giberne…”.
L’esame degli indumenti e degli effetti personali non lasciò presumere una sua possibile identifica-zione e la salma venne ricomposta in una delle undici casse fatte allestire a Gorizia.
Per la ricerca della seconda salma la commissione, attraverso il Pian delle Fugazze, si trasferì sul massiccio del Pasubio che per tutta la durata della guerra rientrò nel settore di competenza del 50 Corpo d’Armata, oggi 10 Comando Forze di Difesa. Il Tognasso ha lasciato scritto che da porte del Pasubio la commissione raggiunse “..la vetta più alta”.
Nel massiccio del Pasubio, sul versante Nord, tre sono le cime più alte e tutte e tre a ridosso l’una dell’ altra: Monte Palom (mt 2236), il Dente italiano e il Dente austriaco (mt 2200 e mt 2236 ).
I due Denti rappresentavano i punti in cui furono maggiormente sentiti gli effetti della particolare guerra che vi fu combattuta: guerra di mina e contro mina.
Vista l’impossibilità di combattere il nemico con sistemi convenzionali perchè fanterie ed artiglierie erano sapientemente riparate in caverna, entrambi i contendenti giunsero alla conclusione che per sloggiare il nemico fosse necessario minare la base della montagna in modo tale che ad ogni esplosione il franamento di grotte e gallerie seppellisse centinaia di combattenti.
Vediamo dunque, in quale punto del Pasubio possono essersi svolte le ricerche.
Escluderei il Monte Palom perchè più arretrato rispetto ai due Denti e perché vi era solo un osservatorio di artiglieria mai direttamente coinvolto nei combattimenti. Con maggior convinzione escluderei il Dente austriaco perché potevano esservi recuperate soltanto salme di caduti di quella nazionalità. Rimane, per esclusione, il Dente italiano che, peraltro, come dicevano le disposizioni ministeriali rappresentava il punto più avanzato raggiunto dagli italiani in quel tratto di fronte.
Qui, presumibilmente, furono condotte le ricerche che tuttavia non diedero alcun risultato. Come per la prima salma venne deciso di esumarne una da un vicino cimitero di guerra. Riferendoci al 1921, sul Pasubio esisteva un piccolo cimitero a ridosso del Dente italiano, proprio sull’area dove sorge l’arco romano fatto erigere dal comune di Schio a perenne ricordo dei caduti del Pasubio.Il cimitero si chiamava “di qui non si passa” ed era stato realizzato dai fanti della brigata” Liguria”. I resti esumati non presentavano segni per un possibile riconoscimento e così anche la seconda salma venne ricomposta in una delle undici casse fatte allestire a Gorizia.
In seguito le salme di questo e di altri cimiteri della zona vennero trasferiti nel maestoso Sacrario progettato dall’architetto vicentino Chemello e realizzato su uno sperone di roccia alla testata della Val Leogra. Le due salme vennero trasferite a Bassano del Grappa e sistemate nei locali della “Casa del Soldato” appositamente trasformata in camera ardente mentre la municipalità diffondeva un nobilissimo manifesto con cui salutava i due caduti che venivano affidati alla riconoscenza cittadina.
Per la ricerca della terza salma la commissione si recò sull’ Altipiano di Asiago e più precisamen-te sul Monte Ortigara. La circostanza ci è confermata da una notizia di cronaca riferita dal quindici-nale vicentino “Il Risorgimento” che iniziava proprio con queste parole: “..appena saputo dell’esu-mazione di un soldato ignoto sull’Ortigara…”
Anche qui le prime ricerche non diedero alcun risultato, ma alla fine la commissione si trovò, per la prima volta, davanti ai resti di un caduto rimasto lì, nel punto in cui era stato colto dalla morte.
Il segnale su cui tutti gli occhi si appuntarono fu una croce di legno seminascosta da una parete di roccia.Si cominciò a scavare con le consuete cautele finché apparve un soldato avvolto nella mantellina che la mano pietosa di un commilitone aveva rialzato sul viso quasi a volerlo preservare dal deturpante contatto della terra.Con infinite cautele si cercarono tra gli effetti personali indizi che ne consentissero l’identificazione, ma non venne rinvenuto nulla. Sembrava ormai che le ricerche fossero state portate a termine quando…….all’interno della giubba il tatto rivelò la presenza di qualcosa di consistente.
Si trattava di un pezzetto di latta, una specie di piastrino che i soldati avevano l’ordine di cucire all’interno della giubba e sul quale ad inchiostro erano riportate le generalità del soldato. Il piastrino in parola era illeggibile, ma la possibilità o la speranza che con qualche procedimento chimico lo si potesse rendere nuovamente leggibile, privò quella salma del requisito fondamentale: quello di “certamente non identificabile”.Ripresero le ricerche e dietro un albero venne rinvenuta una seconda croce. Solito scavo a mano e subito apparve chiaro che ci si trovava di fronte ad un caduto austriaco. La pietà, al di là delle convenzioni internazionali fece sì che quei poveri resti non fossero discriminati. Il cappellano militare li benedisse, dopo di ché vennero avviati ad un vicino cimitero di guerra che già raccoglieva molti soldati della stessa nazionalità.
Le ricerche ripresero nuovamente mentre l’animo di tutti veniva preso dallo sconforto. Ad un tratto, lo sguardo di tutti si appuntò su un crepaccio il cui ingresso era impedito da un groviglio di filo spinato. In genere il filo spinato è adottato per impedire il transito in un determinato punto.
Nella fattispecie non poteva trattarsi di un tratto di trincea presidiata perche non c’erano tracce di scavi di trincea.Bastò rimuovere il filo spinato per trovarsi davanti alle salme di due caduti. Al fianco avevano ancora i moschetti e nelle giberne cartucce prive dei caricatori. Il timore che qualche animale avesse potuto straziare quei corpi che non era possibile seppellire cristianamente, forse per l’imminente avanzata nemica, aveva suggerito ai commilitoni questa sbrigativa ma efficace iniziativa.Una delle due, ricomposta nella cassa di legno venne avviata a Bassano mentre l’altra, dopo aver ricevuto gli onori militari, venne tumulata in un vicino cimitero di guerra.
Non è dato sapere con quale criterio venne scelta la salma. Relativamente a questa esumazione, il Tognasso racconta che a Gallio una folla commossa attese la commissione per chiedere il privilegio di accompagnare la salma sino al limite del confine comunale.
La notizia è riferita anche dal quindicinale vicentino “Il Risorgimento” che precisa come l’incontro avvenne in via Campo, strada comunale ancora esistente e che collega Gallio con la frazione di Campomulo località, appunto, che adduce all’Ortigara. Questa, ove ce ne fosse bisogno, sarebbe una ulteriore prova circa la veridicità del diario di Tognasso.Affidata la salma alla pietà dei bassanesi, la commissione mosse per Cima Grappa, prescelta per la ricerca della quarta salma.
Dice il Tognasso che la salma venne rinvenuta sotto una croce in una valletta e che l’esame degli indumenti non rivelò elementi atti ad una sua possibile identificazione e, precisa ancora che la cassa nella quale vennero ricomposti i resti venne caricata su un mulo “…a causa dell’asperità del terreno che ne avrebbe reso difficoltoso il trasporto…”.
In quale punto del massiccio del Grappa venne esumata la salma non è precisato. Tuttavia, alcuni elementi lascerebbero intendere che le ricerche si svilupparono sul versante Nord in quanto è l’unica parte del massiccio a non essere completamente rocciosa e dunque idonea per uno scavo.Il secondo elemento è che su quel versante la pendenza è tale che un mulo può arrampicarvisi, mentre negli altri versanti il terreno è decisamente roccioso da non consentire lo scavo per una sepoltura per così dire “speditiva” e, in secondo luogo, la pendenza è tale da non consentire neanche ad un mulo di arrampicarvisi.
Lasciata Bassano con le quattro salme sino ad allora recuperate,la commissione partì per Coniglia-no effettuando una sosta sul Montello per ricercarvi la quinta salma.
Neanche qui, per quanto accurate fossero le ricerche, vennero rinvenute salme in sepolte e fu quindi deciso di esumarne una dal vicino cimitero di guerra che era stato allestito sul versante meridionale della collina. E’ bene ricordare che per quanto attiene ai cimiteri di guerra occorre sempre fare riferimento alla situazione del 1921 quando, dismessi i piccoli cimiteri a ridosso delle trincee, le salme venivano accentrate in aree cimiteriali più ampie che consentivano una più accurata manuten-zione delle sepolture.
Non erano stati ancora costruiti, però, i più maestosi sacrari ancora oggi esistenti e che risalgono agli anni ’30. Dunque, nel 1921 il cimitero di guerra del Montello sorgeva a quota 176 in località deno-minata “Colle sei de Zorzi”, proprio dove oggi sorge il grande Sacrario progettato dall’arch. Nori Romano. Il cimitero, allora, ospitava circa 9000 caduti dei quali più di un terzo ignoti.
Tra questi, dunque, venne esumata la quinta salma che, ricomposta in una delle casse fatte allestire a Gorizia, fu avviata verso Conegliano.Giunti in città i mezzi della commissione si diressero alla caserma “San Marco” e lì, le cinque bare vennero sistemate su altrettanti affusti di cannone che mossero, tra due ali di folla commossa, verso l’Oratorio della” Madonna della Salute” aperto per la circostanza.
A questo punto una piccola digressione merita di essere fatta. Delle cinque casse, sistemate all’inter-no dell’Oratorio, solo quattro erano avvolte nel tricolore mentre quella esumata sul Montello era nuda.In fretta si cercò tra le famiglie dei dintorni una Bandiera per ricoprirla. Il sacro simbolo fu offerto dalla famiglia del cav. Oreste Carraro, abitante proprio di fronte all’oratorio.
Oggi quel vessillo, è custodito come una reliquia a Venezia Lido, nella caserma “Pepe” sede del Reggimento lagunari “Serenissima” che la ebbe in dono dallo stesso cav. Carraro ormai prossimo alla morte.
Per la ricerca della sesta salma la commissione, affidate le salme ai coneglianesi, si trasferì sul basso Piave. Tra gli intendimenti della commissione v’ era quello di recuperare la salma di un caduto della Regia Marina. Di per sé, la Marina, difficilmente può avere caduti ignoti in quanto a bordo delle navi non vengono adottate quelle norme di sicurezza che usano le truppe di terra, come togliere dalle uniformi distintivi, mostrine, gradi, fregi e documenti personali prima di ogni combattimento.
Unica possibilità di esumare la salma di un marinaio, dunque, era quella di ricercarla in una zona in cui i marinai combatterono a terra come fanti. Le ricerche vennero condotte nella zona di Cortellazzo-Caposile dove il Reggimento di fanteria di marina “San Marco” combatte lungo l’argine di riva destra del Piave nel settore affidato alla Brigata “Granatieri di Sardegna”.
Per quanto accurate, comunque, le ricerche non dettero alcun esito per cui venne deciso di esumarne una dal vicino cimitero di guerra denominato “dei cannoni” e allestito a circa un chilometro dalla prima linea in località “Ca’ Gamba”, all’altezza dell’ attuale via Carrer. Tra le centinaia di altre salme, il cimitero “dei cannoni” così chiamato perché nel punto d’incrocio dei due viali ortogonali sorgeva un monumento in pietra d’Istria di forma tronco-piramidale con un bassorilievo raffigurante un pontone della Regia Marina e una iscrizione dettata da Gabriele D’Annunzio custodiva i resti di due decorati di Medaglia d’Oro al V.M.: il Ten.Vasc. Andrea Bafile del Reggimento Marina e del S.Ten. Giulio Susi del XXVI Reparto d’Assalto. All’ingresso del sacro luogo era stato posto un gradino della vicina chiesa,ormai distrutta, dedicata a S.Antonio e sul gradino una mano ignota aveva scritto:”Dic viator Romae nos te hic vidisse iacentes Dum sanctis patriae le gibus absequimur” che può essere tradotto come: “Passeggero, va a dire a Roma che ci hai visti qui, morti per obbedire alle sacre leggi della Patria”.
Quel cimitero oggi non esiste più.Le salme che vi erano tumulate sono state traslate al sacrario sul Lido di Venezia ed al suo posto è visibile un rigoglioso campo di mais…. Recuperata la sesta salma la commissione fece rientro a Conegliano apprestandosi al trasferimento a Udine. Per la prima volta nel capoluogo friulano vennero organizzate manifestazioni di un certo rilievo. Al loro arrivo in città le salme vennero sistemate su affusti di cannone ciascuno scortato da un plotone di soldati.Il corteo mosse dal piazzale antistante la stazione ferroviaria tra due ali di folla a stento trattenuta da un cordone di soldati e, attraverso la Porta Aquileia, salì al castello dove le salme vennero sistemate su un catafa1co allestito nella piccola chiesa di Santa Maria di Castello.
Per la ricerca della settima salma la commissione si trasferì in Cadore e precisamente a Cortina d’ Ampezzo che fu raggiunta da Tolmezzo, per il Passo della Mauria e Pieve di Cadore.
Le ricerche, riferisce il Tognasso, furono svolte sulle Tofane e sul Falzarego, ma non venne rinve-nuta alcuna salma insepolta.Come già attuato in analoghe circostanze, si fece ricorso all’esumazione di una salma tra quelle di ignoti di un vicino cimitero di guerra. A questo punto, nello scritto del Tognasso troviamo alcuni elementi sui quali riflettere.
Ha infatti lasciato scritto: “…le Tofane, le cime del Falzarego furono tutte esplorate invano poiché l’Ufficio Onoranze ai Caduti in Guerra già aveva raccolto le salme dei caduti e le aveva ricomposte in graziosissimi e pittoreschi cimiteri all’uopo costruiti fra l’ombre di abeti…”. Questo è il primo elemento: il cimitero si trova all’ombra degli abeti, cioè in un bosco. La seconda frase del Tognasso dice: “…chiamato a raccolta dalle campane della cattedrale un foltissimo stuolo di popolani si assiepò a Cortina per salutare il simbolo..”.
In questa frase il secondo elemento: la commissione non poteva essere troppo lontana da Cortina se poteva udire il clocchiare delle campane dal piccolo cimitero di guerra che doveva trovarsi in mez-zo ad un bosco. Nel 1921, lungo la rotabile che da Cortina raggiunge il Passo del Falzarego, sul Monte Crepa, a quota 1535, in località “Belvedere” era situato un graziosissimo cimitero di guerra le cui croci erano sistemate, appunto, all’ombra di abeti. Questo cimitero era sufficientemente vicino a Cortina da consentire a Tognasso ed agli altri membri della commissione di udire il suono delle campane della cattedrale. Oggi quel piccolo cimitero non esiste più. Al suo posto sorge maestoso il sacrario progettato dall’ing. Raimondi e noto come sacrario del “Pocol”. Anche questa salma raggiunse le altre nella chiesa di Santa Maria di Castello.
Per la ricerca dell’ottava salma la commissione, il 20 ottobre, si recò sul Monte Rombon. Anche qui l’indicazione di una salma in sepolta fu data da una croce in legno ormai marcito.Priva di elementi atti alla identificazione anche l’ottava salma fece il suo ingresso nel piccolo tempio all’interno del castello di Udine.Il 18 ottobre alle ore 14.00 le otto casse, sistemate su camion, attraversati i comuni di Manzano, Brazzano e Cormons giunsero a Gorizia.Al loro ingresso in città, dal castello una batteria d’artiglieria esplose 21 salve d’onore, mentre ex combattenti si affiancavano agli otto affusti di cannone sui quali erano state sistemate le bare.Ciascun affusto era trainato da sei cavalli:
Il corteo attraversò tutta la città sino a Piazza della Vittoria dove le salme vennero sistemate nella chiesa di Sant’Ignazio.Gabriele D’Annunzio, intanto, comunicava al sindaco di Udine che il giorno 24 ottobre si sarebbe fatto trovare alle pendici del Monte Hermada per l’esumazione di una salma lungo il corso del Timavo.
La nona salma fu rinvenuta durante le ricerche sul Monte San Michele, su un’altura ad Est del capoluogo isontino chiamata Monte San Marco. Vicino allo scavo di una trincea poco distante dall’obelisco con cappella votiva che rappresentava il punto di maggior penetrazione in quel settore, si cominciò a scavare sotto una croce e pian piano apparve il soldato che vi era tumulato.Non offrì nessun elemento per l’identificazione e fu dunque trasferito a Gorizia.
Per la decima salma le ricerche vennero effettuate a Castagnevizza del Carso in un tratto non molto distante da un monumento ossario. Un palo di legno con un pezzo di filo spinato ancora attaccato fece presumere di trovarsi in presenza di un tratto di trincea presidiato.
Pian piano le ricerche vennero estese fino a quando non venne notata una piramide di pietra che fu sufficiente rimuovere per portare alla luce i resti di un caduto.
L’Ufficiale medico cominciò a ricomporre i resti sino a quando non si ci rese conto che gli arti inferiori avevano dimensioni diverse….Molto verosimilmente si era in presenza di due salme.

Si ricominciò a scavare sino a quando non apparvero i resti di un secondo caduto. Per la prima volta la vista di quei resti martoriati scosse così profondamente il generale Paolini che ordinò a tutti di inginocchiarsi mentre il cappellano recitava una preghiera.Venne deciso di trasferire a Gorizia quella delle due che presentava il maggior numero di ferite.
Quella prescelta aveva le gambe spezzate appena sopra le ginocchia, un ampio squarcio al capo e ferite al torace. Presumibilmente era stato centrato da una granata.
Per l’ultima salma le ricerche vennero condotte in quel breve tratto di fronte compreso tra Casta-gnevizza e il mare.Anche su questa esumazione vi sono indizi precisi.

Aquileia-Cimitero degli Eroi. Luogo della Sepoltura delle 10 salme e di Maria Bergamas.

Aquileia-Cimitero degli Eroi. Luogo della Sepoltura delle 10 salme e di Maria Bergamas.

Come ho già detto, a questa esumazione avrebbe dovuto partecipare Gabriele D’Annunzio che tuttavia non si presentò ma mandò a dire che sarebbe stato spiritualmente presente.Mentre si attendeva l’arrivo del poeta, dice il Tognasso, lo sguardo di tutti si posò sull’Erma della 3^ Armata che recava incise le parole ammonitrici del Duca d’Aosta: “Rispettate il campo della morte e della gloria”. Dunque, la zona delle ricerche è sufficientemente delineata da questi tre elementi: l’Erma, il corso del Timavo e le pendici del monte Hermada.Durante le ricerche venne rinvenuto il bordo di un elmetto che fuoriusciva dal terreno. Si cominciò a scavare e pian piano si scoprì trattarsi di una fossa comune nella quale vennero contati almeno dieci teschi. Nell’impossibilità di ricomporre con certezza una salma, fu deciso di segnalare il ritrovamento al Comitato Onoranze ai Caduti in Guerra di Monfalcone. Si proseguirono le ricerche.
Poco distante dal luogo del precedente ritrovamento venne rinvenuta una croce di legno come le altre marcita dal tempo.L’esame dei resti del caduto che vi era sepolto non ne consentì l’identifica-zione e così anche l’undicesima e ultima salma fece il suo ingresso a Gorizia, nella chiesa di Sant’Ignazio. Gorizia celebrò per quegli undici, e per tutti i caduti che la guerra aveva preteso, una solenne messa funebre Composta dal goriziano Corrado Cartocci ed eseguita per la prima volta in occasione dei funerali di Re Umberto I.

 

Maria Bergamas e la scelta della Salma.

Maria Bergamas

Maria Bergamas

Circa la scelta della donna che avrebbe dovuto designare il “Milite Ignoto”,venne nominata una commissione della quale non è stato possibile conoscere la composizione. Si sa, però, che inizialmente la scelta cadde su tale Anna Visentini Feruglio, udinese, madre di due figli dispersi in guerra, uno dei quali decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare. La scelta non ebbe seguito poiché prevalse il concetto che la donna dovesse essere una popolana.
Si pensò, allora, ad una mamma livornese che si recò a piedi da Livorno a Udine alla ricerca del figlio disperso Venne considerato il caso di una mamma di Lavarone che, saputo dov’era tumulato il figlio, si recò in quel cimitero scavando da sola e con le mani la terra che ne ricopriva i resti quindi, trovate le ossa, dopo averle legate con un nastro tricolore, se le pose in grembo e le portò in paese seppellendole vicino a quelle del marito.
Infine, venne considerato il caso di una mamma che ebbe la forza di assistere ad oltre 150 esumazioni pur di trovare i resti del figlio…Tutto questo non parve sufficiente. Sembrava più significativo se la donna fosse stata la madre di un disperso irredento.
La scelta cadde su Maria Bergamas di Gradisca d’Isonzo madre dell’irredento S:Ten. Antonio Bergamas, decorato di Medaglia d’Argento al V.M., caduto sul Monte Cimone il 18 giugno 1916. Il giovane Bergamas era stato arruolato nel 1370 Reggimento di fanteria della Brigata “Barletta” con il nome di guerra di Antonio Bontempelli. Ricordo, per quanti non lo sapessero, che il nome di guerra era un nome fittizio con il quale l’Esercito italiano arruolava i volontari irredenti che, sotto il profilo giuridico, erano sudditi dell’impero asburgico. Dunque, Antonio Bergamas combatteva la sua guerra tra le file del nostro esercito.
Il giorno prima di morire, si offrì volontario per guidare con il suo plotone l’attacco del reggimento dicendo che come irredento spettava a lui l’onore di giungere per primo sui reticolati nemici.
Durante l’assalto superò illeso due ordini di reticolati ma al terzo venne raggiunto da una raffica di mitraglia e colpito con 5 colpi al petto ed uno alla fronte.Al termine del combattimento in tasca al giovane venne rinvenuto un pezzo di carta sul quale era scritto: “In caso di mia morte avvertire il sindaco di San Giovanni di Manzano, cav. Desiderio Molinari”.Solo al cav. Molinari, infatti, era noto che il S.Ten. Bontempelli non era altroche l’irredento Antonio Bergamas. La salma del giovane venne dunque rinvenuta e fu sepolta assieme a quelle dei caduti di quel giorno, nel vicino cimitero di guerra delle Marcesine sull’Altipiano dei Sette Comuni che, successivamente, sconvolto da un violento bombardamento non permise più il riconoscimento delle sepolture. Da quel momento Antonio Bergamas risultò ufficialmente “disperso”.
Torniamo a Gorizia: è il 27 ottobre!
Di buon mattino le undici bare vennero caricate su altrettanti automezzi in procinto di muovere per Aquileia.Tra le centinaia di corone che accompagnavano le undici bare ve ne era una di semplice fattura sul cui nastro si leggeva: “Al soldato Ignoto la vedova Cravos”.

Le undici salme nella Basilica di Aquileia

Le undici salme nella Basilica di Aquileia

Questa scritta ricordò ai goriziani un delitto consumato nel 1915 dall’ esercito asburgico che fece fucilare il Cravos reo soltanto di essersi proclamato italiano.L’uomo, infatti, era stato rimproverato da un ufficiale perche parlava italiano e Cravos rispose che parlava italiano perché era italiano.
L’indomani all’alba venne fucilato contro un albero alla periferia della città.
Da Gorizia a Gradisca d’Isonzo, a Romans d’Isonzo a Versa, a Cervignano ed infine ad Aquileia. Dappertutto fiori, gente genuflessa e tante lacrime.Giunte sul piazzale della Basilica le undici bare furono deposte dagli automezzi e portate a spalla all’interno del tempio.
La prima cassa era portata, tra l’altro, da due donne: la signora Emilia Pasquali Minder di Trieste e la signora Rina Pascoli, moglie del sindaco di Aquileia.Senza l’intervento di oratori ufficiali, alla sola presenza del Capitolo aquileiense e del popolo, alle undici bare venne impartita l’assoluzione e quindi vennero sistemate, cinque a destra e sei a sinistra dell’altare maggiore su due grandi catafalchi.Al termine del semplicissimo rito il tempio venne fatto sgombrare ed all’interno rimase il solo Ten. Tognasso con un manipolo di soldati. Tognasso ordinò ai soldati di cambiare la disposizione delle casse ed al termine, rimessi in libertà gli uomini, ne fece entrare altri ai quali fece ancora cambiare la disposizione delle bare e così per buona parte della notte.
No, non era impazzito Tognasso. La spiegazione di questo comportamento sta nel fatto che le parti-colari venature dei legni delle casse o la posizione dei chiodi sui coperchi poteva suggerire a qualche addetto ai lavori in quale tratto di fronte fosse stata recuperata la salma del “Milite Ignoto”.
Questo, era certamente l’ultimo tentativo per rendere comunque non identificabile la zona del ritrovamento.Già alle prime ore del 28 ottobre una folla immensa aveva invaso il piazzale antistante la Basilica.L’inizio della cerimonia, che sarebbe stata officiata da Mons. Angelo Bartolomasi, Vescovo di Trieste e primo Vescovo castrense (Ordinario Militare N.d.A.), era fissato per le ore 11.00.Al centro della navata era stato approntato un cenotafio sul quale sarebbe stata posta la bara prescelta.
Su un rudere di colonna romana era posta un’anfora contenente l’acqua del fiume Timavo. Sull’anfora , un nastro bianco recava la scritta: “imo ex corde Timavi”(dal profondo del cuore o Timavo nda). La stessa frase, dettata da Gabriele D’Annunzio per la sepoltura del fraterno compagno Magg. Giovanni Randaccio, caduto alle sorgenti del fiume durante un attacco verso Duino. All’ora fissata vennero aperti i portoni del tempio ed autorità e semplici cittadini vennero ammessi all’interno.Alle madri e vedove di guerra presenti venne riservato un palco allestito a destra dello altare.Le massime autorità politiche e militari erano tutte presenti. All’improvviso, all’interno del tempio giunse una voce imperiosa che impartiva ordini ad un reparto in armi e di seguito si udirono le note della “Marcia Reale”.

La scelta della Salma

La scelta della Salma

Era giunto il Duca d’Aosta, l’Invitto comandante della 3^ Armata e la cerimonia poteva avere inizio. Al termine del rito funebre di suffragio, dopo che l’ officiante ebbe asperso le bare con l’acqua del Timavo, quattro decorati di Medaglia d’Oro -Gen. Paolini, Col. Marinetti, on. Paolucci e Ten. Baruzzi- si avvicinarono a Maria Bergamas porgendole il
braccio.
La donna, con movimenti quasi irreali, mosse verso i feretri. Nel silenzio del tempio potevano udirsi i singhiozzi degli astanti.Lo stesso Duca d’ Aosta ed il Ministro Gasparotto avevano gli occhi umidi di pianto. Maria Bergamas s’inginocchiò davanti all’altare.
Sentiamo come ha descritto quel momento così drammatico ed intenso il Ten. Tognasso: “…lasciata sola, parve per un momento smarrita. Teneva una mano stretta al cuore mentre con l’altra stringeva nervosamente le guance. Poi, sollevando in atto d’invocazione gli occhi verso le navate imponenti, parve da Dio attendere ch’ei designasse una bara come se dovesse contenere le spoglie del suo figlio .
Quindi, volto lo sguardo alle altre mamme,con gli occhi sbarrati, fissi verso i feretri, in uno sguardo intenso, tremante d’intima fatica, incominciò La scelta della Salma il suo cammino. Trattenendo il respiro giunse di fronte alla penultima bara davanti alla quale, oscillando sul corpo che più non la reggeva e lanciando un acuto grido che si ripercosse nel tempio, chiamando il figliolo, si piegò, cadde prostrata e ansimante in ginocchio abbracciando quel feretro…”.
La tensione della folla si scaricò in urla strazianti e pianto a dirotto. All’esterno del tempio campane suonarono a tocchi gravi e profondi mentre alcune batterie d’artiglieria, posizionate nelle campagne adiacenti, esplodevano salve d’onore.
Era uno strano duetto, come un canto di morte e di gloria. Sul sagrato del tempio, la banda della Brigata “Sassari” intonò per la prima volta in modo ufficiale l’inno che sarebbe divenuto il simbolo di tutte le cerimonie dedicate ai caduti: “La leggenda del Piave”, scritta nel 1918 da Giovanni Gaeta,impiegato postale più noto con lo pseudonimo di E.A. Mario.

 

Trasferimento della salma a Roma e tumulazione all’Altare della Patria.

La salma prescelta venne sollevata da quattro decorati e la cassa venne posta all’interno di un’altra cassa in legno massiccio rivestita all’interno di zinco. Sul coperchio venne fissata un’ artistica teca in argento lavorato a sbalzo,opera dell’ artista udinese Calligaris, dentro la quale era stata fissata la medaglia commemorativa fatta coniare dai comuni di Udine, Gorizia e Aquileia. Sempre sul coperchio della cassa venne fissata una alabarda in argento, dono della
città di Trieste.

Il Convoglio speciale che trasferì la salma da Aquileia a Roma

Il Convoglio speciale che trasferì la salma da Aquileia a Roma

Il rito terminò alle 12,20 e, al termine, il tempio venne aperto all’omaggio del popolo.
Alle 15.00 il Duca d’Aosta unitamente al Ministro della Guerra ed alle altre autorità, giunsero nuovamente sul piazzale antistante la basilica. Il sarcofago venne posto su un affusto di cannone trainato da sei cavalli bianchi bardati a lutto ed il corteo, formatosi spontaneamente, mosse verso la Stazione ferroviaria.
Il convoglio speciale che trasferì la salma da Aquileia a Roma.
Qui era stato approntato un convoglio speciale ed in particolare era stato predisposto un pianale artisticamente lavorato e progettato dall’architetto triestino Cirilli.
Ufficiali salirono sul treno, sollevarono la cassa ancorandola su un altro affusto di cannone fissato sul pianale. Il Duca d’Aosta, irrigidito sull’ attenti, saluta militarmente, la banda suona “La leggenda del Piave” ed al capotreno, il cervignanese Giuseppe Marcuzzi, pluridecorato al Valor Militare, toccò l’onore di far partire il convoglio e con questo atto si chiuse l’intensa giornata di Aquileia.
Il convoglio raggiunse Roma il 2 novembre dopo aver sostato per la notte a Venezia, Bologna, Arezzo e alla stazione di Roma-Portonaccio.Lungo tutto il percorso il popolo attese commosso il passaggio del convoglio.Intanto a Roma furono fatte affluire le Bandiere di tutti i reggimenti che presero parte al conflitto e i Gonfaloni dei comuni decorati al Valor Militare che vennero custodite al Quirinale nel cosiddetto “Salone dei Corazzieri”.

Le Onoranze a Piazza Venezia il 4.11.1921 Giorno della Tumulazione

Le Onoranze a Piazza Venezia il 4.11.1921 Giorno della Tumulazione

Il 2 novembre, all’arrivo del convoglio alla stazione Termini, le Bandiere erano allineate lungo i binari. Ad attendere il convoglio stava tutta la famiglia reale al completo. All’arrivo del treno si formò il corteo che accompagnò il feretro sino alla Basilica di Santa Maria degli Angeli in piazza dell’Esedra.Il rito fu breve ed al termine il tempio venne aperto alla devozione dei romani. Le cronache di quel giorno raccon- tano di una mamma che pregava gli astanti affinché aprissero la bara perchè dentro, ne era certa, c’era suo figlio. Giunse, infine, la fatidica giornata del 4 novembre, terzo anniversario della vittoria.
Ad Aquileia non era previsto l’intervento di altissime autorità, ma la cerimonia riuscì ugualmente commovente e significativa. Il rito venne celebrato da Mons. Celso Costantini, Vescovo di Fiume, già arciprete della Basilica. Sua e di Ugo Ojetti l’idea di trasformare il retro della Basilica in cimi-tero di guerra. A lui toccò il compito di dare sepoltura ai dieci commilitoni del “Milite Ignoto”.
Al termine del rito, sul piazzale antistante la Basilica, Mons. Costantini recitò una preghiera di suffragio da lui stesso composta e di cui è stato possibile recuperare il testo. Prima di recitarla, però, invitò i presenti ad inginocchiarsi .Il Colonnello Paladini, direttore di cerimonia, lanciò forte il comando “in ginocchio” ed anche i reparti militari assunsero questa inconsueta posizione già in uso nell’ esercito pontificio.Le salme, portate a spalla all’interno del cimitero, vennero pian piano calate nella fossa ai piedi dell’altare appositamente allestito e progettato, come il convoglio ferroviario, dall’ architetto Cirilli.
L’Alto prelato gettò una manciata di terra e tutti vollero imitarlo. Mentre il popolo sfilava commosso, da dietro una grande siepe d’alloro un quintetto d’archi diretto dal M° D’Arienzo intonò “1′Ave Maria” di Gounod.
Nel 1952 a Trieste, non ancora ricongiunta all’Italia, moriva Maria Bergamas. Bisognò attendere il 1954 per tumularne le spoglie -a cura dell’ Associazione Nazionale del Fante- nella stessa fossa nella quale giacciono i 10 soldati ignoti.
A Roma, intanto, tutto era pronto per rendere l’estremo saluto al “Milite Ignoto”. Il mausoleo del Vittoriano andava riempiendosi.Ai lati del loculo ricavato sotto la statua della Dea Roma avrebbero preso posto i membri della famiglia reale, il Gabinetto al completo e i diplomatici accreditati.
Sulla scalea di destra presero posto le madri e vedove di guerra, mentre su quella di sinistra i decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare ed il personale della Croce Rossa Italiana. Un settore ai piedi della grande scalea venne riservato ai mutilati su particolari carrozzelle.
Alle ore 09.00 in punto, da tutti i forti della Capitale si cominciò ad esplodere, ad intervalli regolari, salve d’artiglieria, mentre tutte le campane delle chiese romane iniziarono a suonare a gloria.
Per disposizione del Governo in tutti i comuni del regno alla stessa ora doveva essere sospeso qualsiasi lavoro e le campane dovevano suonare a gloria. La cassa con i resti mortali del “Milite Ignoto” venne portata a braccia fuori dal tempio e sistemata su un affusto di cannone. Decorati al Valor Militare presero posto ai lati del feretro seguito da venti madri e venti vedove di guerra.Dietro venivano il Ministro della Guerra On. Gasparotto e quello della
Marina Amm. Bergamasco. Apriva il corteo un plotone di carabinieri a cavallo ed un reparto in armi in cui, oltre ad esercito e marina, erano inquadrati ascari eritrei e libici del Corpo delle Truppe Coloniali, Guardie di Finanza e agenti di Pubblica Sicurezza.
In due blocchi seguivano 753 tra Bandiere e Labari di unità militari e Gonfaloni dei comuni decorati al Valor Militare. Il feretro era preceduto, nell’ordine, dalla banda dell’81° Reggimento di fanteria della Brigata “Torino”, dal Generale Grazioli, artefice della battaglia di Vittorio Veneto e che due anni dopo comanderà il 5° Corpo d’Armata, ed una grande corona d’alloro, dono dell’Esercito, portata da due soldati.Chiudeva il corteo un blocco di 1800 Bandiere delle Associazioni Combattentistiche. Il corteo, da piazza Esedra si snodò lungo via Nazionale per giungere nella piazza Venezia. Incalcolabile la folla lungo il percorso e le Bandiere alle finestre. Mentre il corteo muoveva dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli, il Re e la Real casa giungevano al Vittoriano.
Vittorio Emanuele III dava il braccio alla Regina madre, mentre il Presidente del Consiglio on. Bonomi accompagnava la Regina Elena
Alle ore 09.30 la testa del corteo fece il suo ingresso nella piazza. Man mano che i reparti giunge-vano nell’immenso piazzale si schieravano ai lati mentre le Bandiere di guerra delle unità prosegui-vano sino alla gradinata del monumento, scaglionandosi su due file.

La Tumulazione del Milite Ignoto

La Tumulazione del Milite Ignoto

Allorché l’affusto di cannone giunse alla base della scalea, il generale Ravazza, Comandante del Corpo d’Armata di Roma, ordinò alle truppe di presentare le armi mentre gli alfieri inclinavano le Bandiere. Due decorati, precedendo la bara, recavano la corona d’alloro fatta allestire dal Re. Altri otto decorati portavano a spalla il feretro.
Sotto la statua della Dea Roma le regine e le principesse, in ginocchio, piangevano. Anche il Re ed i principi, sull’attenti, a stento trattenevano le lacrime.Le salve d’artiglieria non riuscivano a coprire il pianto delle madri e delle vedove di guerra.Il sarcofago venne deposto sulla pietra tombale che di lì a poco si sarebbe definiti- vamente chiusa.Il Re, pallido in volto, avanzò verso la cassa appuntando, sulla Bandiera che sovrasta il coperchio, la Medaglia d’Oro al Valor Militare che egli stesso “motu proprio” aveva concesso .I tamburi delle bande, fasciati a lutto e con le corde allentate com’era d’uso nell’esercito piemontese, segnavano il
momento con mistico rullio.
Vennero azionati gli argani e la bara scomparve lentamente dietro la lastra di marmo che lentamente si chiuse.
I tamburi aumentarono il loro straziante, ossessionante rullio.
Erano le ore 10.36 del 4 novembre 1921.

 
 

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Il Sacrario della Polizia di Stato
La sua storia nella storia

001

Quello della Polizia di Stato può essere definito l’ultimo dei Sacrari costruito in Italia. Inaugurato il 16.7.2004 su progetto del maestro Mario Ceroli, ha mantenuto in un’intima continuità la sua riservata ubicazione posta all’interno della sede storica oggi occupata dalla Scuola Superiore di Polizia. Nato dalla totale rinnovazione del Sacrario concepito dal prof. Arcuri ed ufficializzato il 18 ottobre 1942 dal Capo della Polizia Carmine Senise, il nuovo complesso monumentale è espressione di quella cultura della pubblica sicurezza che, prendendo le mosse dal rinnovellamento voluto da Angelo Vicari, si è venuta consolidando progressivamente dopo la riforma del 1981.
Autentico Tempio della memoria, affidata al richiamo di semplici componenti simboliche ed allo sfumato cromatismo del bleu, compare vestito nelle sue pareti da uno, cento, mille ed ancora mille e più frammenti di percorsi esistenziali volutamente posti al di fuori dei confini del tempo per essere calati nella dimensione umana. Un messaggio intriso di modernità, capace di ridisegnare e storicizzare nella sua completezza il passato per affidare all’uomo del futuro ed alla sua memoria la più autentica tradizione sociale della Polizia. Un messaggio elementare ed essenziale che lo rende unico e diverso, perché assume “il Dovere e le sue Vittime” quale esclusivo parametro di riferimento del sacrificio umano spogliato da ogni connotato ideologico e religioso, così intensamente presente in tutti gli altri monumenti ai Caduti che lo hanno preceduto.

I Sacrari nella storia

I Sacrari, come complessi architettonici o monumentali, hanno quali antesignani, anche se con connotazioni ideologiche diverse, gli Ossari ottocenteschi sorti per onorare i caduti delle guerre risorgimentali 1°) ed i Cimiteri di Guerra.
Nei primi anni venti del novecento, in un periodo storico caratterizzato da forti conflitti politico-sociali, sorge la necessità di riorganizzare il numero altissimo di cimiteri di guerra , spesso costituiti ai margini dei campi di battaglia, per rispondere ad una duplice esigenza sociale. Una prima di carattere logistico, costituita dalla necessità di concentrare sempre nei teatri bellici della prima guerra mondiale, il numero elevatissimo di salme, circa 650.000 di cui oltre 60.000 rimaste ignote, disseminate in oltre 2876 cimiteri. Ed una seconda, di carattere etico, legata alla necessità di elaborare il lutto per un numero così alto di caduti da commemorare con nuovi culti e liturgie che tenessero conto di come il conflitto fosse stato un’esperienza di massa. Un’esperienza che aveva coinvolto milioni di cittadini e che andava ricordata, celebrata ed onorata nella sua drammatica dimensione di eroica abnegazione nazionale.
Nasce così e si afferma gradualmente “il mito collettivo dell’esperienza bellica ed il culto nazionale del caduto” che trova la sua prima solenne espressione, con grandi manifestazioni di partecipazione popolare, nell’ottobre del 1921 in occasione del trasferimento da Aquileia della salma del Milite Ignoto e della sua sepoltura nel Sacello dell’Altare della Patria in Roma 2°).
Da quel momento storico, il culto dei caduti assurge a culto di Stato, via via logisticamente gestito dal suo apparato amministrativo 3°). I cimiteri di guerra, ubicati nei territori bellici del nord Italia, vengono inizialmente concepiti come luoghi da calare in una “architettura del silenzio” e della riflessione che affida la sublimazione del sacrificio individuale alla perpetuità del tempo ed alla memoria dei posteri.
Questa concezione laica e liberale, tradotta nella sua espressione estetica e monumentale da una architettura novecentista non sempre uniforme, trova la sua più alta e compiuta espressione ideologica e simbolica nella realizzazione del Cimitero degli Invitti.

Cimitero degli Invitti

Fig. 2 Foto aerea del Cimitero degli Invitti

Realizzato sul Colle Sant’Elia (Fogliano di Redipuglia) per celebrare i caduti della III Armata nelle battaglie sull’Isonzo e sul Carso, viene inaugurato il 24 maggio 1923 da Mussolini e da Emanuele Filiberto duca D’Aosta 4°). Con le tombe distribuite su sette settori disposti a gironi concentrici in un percorso di circa 22 chilometri, sostituisce le lapidi tradizionali ed accompagna la presenza di simboli religiosi con cimeli di guerra, armi ed oggetti di uso quotidiano in trincea posti a ricordo del caduto. Su ogni tomba versi, motti o pensieri che esaltano l’epos popolare del sacrificio individuale e che solo nella loro intima e soggettiva sommatoria coniugano la gloria dei combattenti e con essa la gloria di un popolo.

Ingresso del Cimitero degli Invitti

Figura 3 Ingresso del Cimitero degli Invitti

Per la prima volta, in una società marcatamente classista ed ancora connotata dall’anticlericalismo della questione romana, viene celebrata ed esaltata la figura del soldato comune e la pietas che ne segna il destino. Per la prima volta specifici spazi di sepoltura, non solo ossari, vengono riservati alle salme degli oltre sessantamila militi rimasti ignoti ed offerti come luogo tangibile del cordoglio dei familiari. Ma questa celebrazione monumentale della morte in guerra del soldato, posta in una visione intimista del destino dell’uomo e calata in una “architettura necessaria” 5°) come ebbe a definirla Margherita Sarfatti, subirà presto, da lei stessa ispirata e sostenuta, una diversa interpretazione ideologica. Così il “Mito collettivo dei caduti”, che il Modernismo Futurista celebrava nell’aspetto epico ed estetico della “bella guerra vittoriosa” e “dell’uomo nuovo”6°), si verrà ad identificare progressivamente con quello della Vittoria, per coniugarsi nella trasposizione dei profili valoriali che l’avevano caratterizzata con l’ideologia fascista e con la sua rivoluzione.
Nella Commissione Nazionale per le Onoranze ai Militari d’Italia e dei Paesi Alleati Morti in guerra, costituita nel 1919 (R.D. 13.4.1919) e posta sotto la guida del Maresciallo d’Italia Armando Diaz quale organismo centralizzato nel Ministero della Guerra, viene istituito l’Ufficio Centrale per la Cura e le Onoranze alle Salme dei Caduti di Guerra (in acronimo COSCG). Questo organo esecutivo del Dicastero, opererà prima in Udine e dal 1927 in Padova sotto la direzione del generale Giovanni Fracovi. Compito dell’Ufficio fu quello di individuare tutte le salme presenti nel vasto campo delle operazioni belliche della prima Guerra Mondiale, riesumarle, identificarle e raccoglierne le ossa, per destinarle ai luoghi celebrativi di sepoltura collettiva. Mantenuta l’apertura dei cimiteri militari di Arsiero, Santo Stefano di Cadore ed Aquileia, vengono portati a compimento, in questo periodo il Cimitero degli Invitti (1923), l’Ossario del Pasubio (1926) e l’Ossario del Monte Cimone (1929). Inoltre, nella competizione delle progettazioni architettoniche che offrono soluzioni simboliche alternative agli scenari dei teatri di sepoltura, vengono riorganizzati, ampliati e predisposti per il loro assetto definitivo gli altri Sacrari 7°) presenti nei territori bellici.
Con la Legge 877 del 12.6.1931, risolta la questione Romana con i Patti Lateranensi ed ormai compiuta l’opera di fascistizzazione dell’Italia con il “Plebiscito” del marzo del 1929, viene accentrato il controllo politico sulla progettazione e realizzazione dei vari Sacrari per l’esaltazione e glorificazione dei profili epici della Vittoria in un rinnovato connubio simbolico con le componenti religiose. E’ l’anno in cui, raccogliendo l’idea di Emanuele Filiberto Duca d’Aosta 8°), viene concepito e si inizia a progettare il trasferimento del Cimitero degli Invitti posto sul Colle Sant’Elia a quello che sarà, collocato sul versante occidentale di Monte Sei Busi, il Sacrario Monumentale di Redipuglia che verrà inaugurato da Benito Mussolini il 19 settembre 1938 in occasione del ventennale della vittoria.

Liturgia della morte e Sacrari fascisti

004

Alla creazione del mito del soldato caduto in guerra, alimentato e posto al centro dell’azione statuale di concentrazione e celebrazione monumentale dei caduti nella Grande Guerra, si affianca e consolida all’interno del Partito Nazionale Fascista il culto del littorio, dei suoi riti simbolici e della funzione vitalistica e rigeneratrice dei suoi caduti. I funerali degli squadristi, sin dal 1919, sono cerimonie che rispondono ad una diversa ritualità non più legata alla liturgia del cordoglio o del rimpianto, ma fondata sulla celebrazione della rinascita attraverso il sacrificio della vita per la rivoluzione fascista. La sua celebrazione si ammanta di una veste di laica sacralità che culmina con la “conclamatio”, il rito dell’appello che vuole alla solenne chiamata del nome del defunto, la risposta corale dei partecipanti col grido “Presente”.
In una concezione eroica dell’esistenza umana tutta protesa all’affermazione dell’ideologia fascista, la vita trascende la morte, nutrendo del sangue dei suoi caduti la perpetuazione di una rivoluzione che si vuole in cammino perenne e che erige, nel culto dei martiri fascisti per la causa, uno dei suoi miti fondanti. Così il 1.2.1931, in occasione della presentazione dell’Albo d’Oro che elenca 360 Caduti della MVSN, viene inaugurato presso il Comando Generale della Milizia in Roma, via Romania il primo dei sacrari fascisti. Successivamente saranno eretti gli altri monumenti quale martirologio dei caduti per un avvenire radicato sulla romanità e sulle ambizioni imperiali. Anche per una parte della loro realizzazione, vengono effettuate le traslazioni delle salme per concentrarle in luoghi pubblici da proporre alla comunità sociale come cuore pulsante della rivoluzione fascista.

Certosa Bologna Sacrario ai Caduti Fascisti

Fig.5 Certosa Bologna Sacrario ai Caduti Fascisti

La prima cerimonia per l’inumazione di 52 salme di squadristi si svolge nella Certosa di Bologna (22-23 ottobre 1932) collegata alle celebrazioni del decennale della marcia su Roma. Negli stessi giorni, il 27 ottobre 1932, Mussolini inaugura a Palazzo Littorio la cappella dei “Caduti della Rivoluzione Fascista” il cui impianto sarà modello della successiva architettura commemorativa del Sacrario di Monte Grappa e di Redipuglia. Il 24 marzo 1933, la inaugurazione al Cimitero del Verano in Roma della Cappella dei caduti con la raccolta di dodici salme. Ed ancora il 27.10.1934 la tumulazione di 37 salme di fiorentini nella cripta della Basilica di Santa Croce in Firenze, per poi seguire con le celebrazioni intercorse in Ferrara il 20 dicembre del 1936 e la tumulazione di 10 caduti avvenuta in Siena il 27 novembre del 1938 nella cripta di San Domenico 9°).
Tutte espressioni di una centralità politica ed ideologica del rapporto con i caduti che portò il PNF ad emanare nel 1932 precise disposizioni ed a prevedere appositi finanziamenti, affinché in ogni Casa del Fascio, come a Roma nel Palazzo Littorio, si istituisse una Cappella-Sacrario per i martiri nella quale, anche senza la presenza fisica dei corpi, si svolgessero le cerimonie in onore dei caduti 10°).

La complementarità fra religione e politica

006

Con i Patti Lateranensi sottoscritti l’11 febbraio 1929, viene definita la questione romana che si trascinava fino dal 1870. Inframezzata dal “plebiscito” popolare del 24 marzo 1929 11°) e dallo scambio delle ratifiche avvenuto il 25 luglio del 1929, la “distensione“ dei rapporti Stato-Chiesa, pur lasciando aperte rilevanti problematiche, trova una sua soluzione con la sottoscrizione del Trattato e del Concordato 12°). Nella realtà pratica però, i Patti Lateranensi del 1929 rivelano la diversità di obbiettivi che Stato e Chiesa avevano cercato di perseguire con l’accordo. Come felicemente intuito da don Luigi Sturzo nel suo esilio londinese, il fascismo da una lato “avendo fatto del suo Stato una concezione etica totale ha cercato in tutti i modi di inserirvi la Chiesa, senza però perdere il suo carattere laico” mentre il Vaticano dall’altro, ha cercato “……. di dare allo Stato italiano l’impronta cattolica per garantirsi che la Chiesa cattolica fosse effettivamente e non solo di nome la religione dello Stato”. Nella sostanza, quindi, il patto lascia aperta un’insanabile dicotomia che troverà un campo di sotteso ma aperto contrasto nella pedagogia delle masse popolari ed in particolare di quelle giovanili, mentre cercherà e troverà un terreno di compromesso interpretativo nella celebrazione estetica e simbolica dei caduti della Grande Guerra.
In un clima sociale pesantemente condizionato se non addirittura apparentemente assorbito dai valori propagandati dal regime, il problema pedagogico con la Chiesa e la catechesi cattolica, ormai religione di stato, emerge in tutta la sua complessa evidenza e si protrarrà per tutto il ventennio. Infatti, da una parte, vi era l’educazione spirituale delle masse popolari la cui fede ed il cui radicato insegnamento religioso non poteva essere né disatteso né totalmente subordinato ai valori etici della patria. Dall’altro, nel campo educativo giovanile, l’indottrinamento di regime affidato all’Opera Nazionale Balilla 13°) vedeva, quale contraltare l’educazione cristiana affidata all’associazionismo dell’Azione Cattolica espressamente riconosciuto nel Concordato 14°), ma nei fatti fortemente represso e controllato.

La fascistizzazione dei caduti della Grande Guerra

Come già cennato, due anni dopo i Patti con legge 877 del 12.6.1931 viene accentrato al Regime il programmato controllo politico sulla progettazione e realizzazione dei vari Sacrari Militari, rielaborando architettonicamente i simboli funebri della religione cattolica per far convivere il culto della morte e della resurrezione cristiana con quello della “stirpe italica”. Una reinterpretazione valoriale e simbolica delle vicende e dei sacrifici bellici che troverà dal 1932, nell’opera organizzativa del generale Ugo Cei, Commissario straordinario in sostituzione del generale Giovanni Faracovi e del disciolto COSCG, ed in quella artistica ed architettonica di Giannino Castiglioni e di Giovanni Greppi, gli artefici della fascistizzazione della Grande Guerra. A loro, infatti, è dovuta la sistemazione definitiva del Sacrario del Monte Grappa, inaugurato il 22 settembre del 1935, che portava a soluzione i forti contrasti fra la Chiesa veneta e le associazioni laiche 15°), nonché la successiva progettazione e realizzazione del Sacrario Monumentale di Redipuglia.

007

In entrambe le opere, la rappresentazione della spiritualità religiosa attraverso una trasposizione interpretativa viene prospettata come complementare e fatta convivere con la trascendenza dei valori patrii e della rivoluzione fascista.
Emblematica di questa comunione, è la concezione dell’impianto architettonico che è rappresentato come un’armonica ascensione verso la cima della montagna per protrarsi idealmente verso la volta celeste, quale spazio infinito in cui proiettare l’eternità dei valori etico-religiosi. Su questo scenario naturale le tombe della miriade di caduti, collocate in cerchi concentrici sul Monte Grappa o schierate come un esercito sul monte Sei Busi, vogliono rappresentare il doloroso cammino esistenziale dell’uomo e del soldato, il suo percorso spirituale e quello eroico dell’ascesa progressiva verso la gloria, la memoria perenne e la vita eterna.

Sacrario di Redipuglia

Fig. 8 Sacrario di Redipuglia

Un percorso che trova nella Via Crucis e nella via eroica delle battaglie, entrambi presenti nelle due opere monumentali, la tangibile testimonianza di questo itinerario contrassegnato dalla convivenza di simboli laici e religiosi. Sublimazione etica che culmina con le grandi Croci poste sulle vette delle due cime quale esaltazione del sacrificio estremo che porta alla resurrezione spirituale da una parte ed alla rigenerazione dell’uomo nella continuità della stirpe dall’altra. Ieratico connubio che marcato dalla presenza dei “Fasci d’azione” e dalla “conclamatio” con i tanti “presente” scolpiti sulle fasce marcapiano dei gradoni del Sacrario di Redipuglia, cerca di ridisegnare la storia riconducendo alla rivoluzione fascista quel sacrificio di centinaia di migliaia di soldati caduti nella prima guerra mondiale che gli era totalmente estraneo. Il 19 settembre 1938, in occasione della ricorrenza del ventennale della vittoria ed in concomitanza con la proclamazione delle leggi razziali 16°), Mussolini inaugurava il Sacrario di Redipuglia, ultimo monumentale atto di fascistizzazione della prima guerra mondiale e di manipolazione della sua memoria storica.

009

Ma il programma politico di sacralizzazione dei luoghi della Grande guerra non finisce con Redipuglia. Infatti vengono portati a termine i sacrari progettati anni prima, durante il commissariato Faracovi dai «suoi» architetti, all’inizio del 1936. Sotto la direzione di Cei, Greppi e Castiglioni vengono realizzati progetti diversi “già approvati dal Duce” dei sacrari di Pian di Salesei, TimauColle IsarcoCaporettoPola e Zara, ai quali si aggiungeranno, ancora in territorio altoatesino, quelli di Passo Resia e San Candido, e la sistemazione del tempio-sacrario sul colle monumentale di Santo Stefano a Bezzecca, che conserva, insieme, caduti garibaldini della terza guerra di indipendenza e caduti della Prima guerra mondiale. Nel 1939 il programma di fascistizzazione della memoria della Grande guerra e di appropriazione della vittoria può dirsi compiuto, ma non il destino del fascismo. Il regime si preparava ad affrontare un nuovo conflitto che si paventava all’orizzonte ed a celebrare nuovi eroi 17°).

Dopo il 1945

Con la caduta del fascismo e la fine della seconda guerra mondiale, i Sacrari fascisti presenti nelle case del fascio vennero tutti distrutti o rapidamente rimossi. L’unica eccezione è oggi rappresentata dalla Cappella Sacrario conservata in Varese, parzialmente da restaurare e dal dopoguerra rimasta chiusa al pubblico 18°).

Ingresso attuale del Sacrario Martiri Fascisti Varese con i simboli littori posti sulle spallette

Figura 10 Ingresso attuale del Sacrario Martiri Fascisti Varese con i simboli littori posti sulle spallette


Giovanni Gentile

Le opere monumentali, invece, presenti in Bologna, Firenze, Ferrara e Siena vennero prima spogliate in gran segreto delle salme dei caduti per la rivoluzione fascista e successivamente private di tutta la simbologia littoria per essere trasformati in luogo di celebrazione di tutti i caduti delle guerre. Così è avvenuto per la cripta di Santa Croce in Firenze, totalmente ristrutturata nel 1950 con la rimozione dei marmi e delle simbologie, ove è stata mantenuta solo una targa in ricordo di Giovanni Gentile chiusa al pubblico e che nel 1955 è stata trasformata in luogo di celebrazione partigiana con l’apposizione di nuove lapidi per tutti i caduti per la patria dal 1915 al 1945 19°).
Profondamente diversa era invece la problematica che si poneva per i Partiti Politici riguardo alle grandi opere monumentali oggetto di quella propaganda manipolatoria fascista che era entrata a far parte dell’immaginario e del culto collettivo. Necessitava, infatti, che il novello stato democratico e repubblicano, eliminate le rappresentazioni marmoree dei fasci littori, procedesse anche alla progressiva deideologizzazione dei luoghi, rimodulandone storia e significato per riconsacrarli – in una visione di continuità dello stato fondato nel 1861- all’attuale celebrazione dei valori universali dell’Uomo e del suo spirito.
Questo processo di defascistizzazione del culto dei caduti che ha investito la sua più alta espressione monumentale costituita dal Sacrario di Redipuglia, si è nel dopoguerra progressivamente realizzata attraverso l’intervento della Chiesa e la “questione dalmata”. La prima, dopo alcuni anni di recupero ideale, in termini laici e liberali, del sacrificio eroico del soldato caduto in guerra per la difesa della Patria, il 4 Novembre dell’Anno Santo 1950 , alla presenza di circa 30.000 persone a cui fu concessa per intercessione papale l’indulgenza plenaria 20°), lo riconsacrava ai più alti valori del martirio individuale quale emblematico viatico verso il riscatto spirituale dell’uomo. Mentre, nel 1952 con De Gasperi e nel 1953 con Pella, quali Presidenti del Consiglio, alla presenza di circa 100.000 partecipanti, era eretto a pulpito da cui rispondere a Tito nell’evolversi della questione di Trieste 21°). In pratica nel volgere di quasi un decennio il Sacrario di Redipuglia, spogliato in gran parte dai riferimenti ideologici alla “stirpe”, alla “romanità” , “all’impero” ed alla simbologia della rivoluzione fascista, veniva da una parte restituito alla tradizione di valore eroico del milite sempre “presente” nell’emozionalità collettiva e brandito quale monito al nemico jugoslavo e dall’altra alla sublimazione religiosa del suo sacrificio capace di aprire le porte dell’eternità.
Definita la questione di Trieste nel 1954 22°), il Sacrario di Redipuglia ha mantenuto un ruolo centrale nel corso di tutti gli anni sessanta e settanta per le Celebrazioni del 4 novembre, registrando sempre svariate migliaia di partecipanti 23°) e rappresentando sino agli anni più recenti, anche se con presenze numericamente sempre più contenute, il Tempio Nazionale della memoria e dei caduti della Grande Guerra.

Redipuglia simbolo di Pace e di Fratellanza Universale.

Ma ciò che sembrava un percorso ideale ormai compiuto nel ripristino progressivo dell’autenticità valoriale e storica delle celebrazioni si è aperto di recente a nuove, diverse ed universali interpretazioni.
Infatti, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia dall’Istituto “Strigher” di Udine, parte il progetto “Umanità nella Guerra” finalizzato a portare i giovani studenti oltre gli avvenimenti bellici noti e codificati per scoprire e sviluppare uno spirito nuovo che recuperi il senso dell’uomo e della sua interazione sociale dentro gli accadimenti storici. L’iniziativa viene raccolta dall’ordinario militare per l’Italia, arcivescovo Santo Marcianò e condivisa dal rettore del Sacrario di Redipuglia don Sigismondo Schiavo, e porta alla ristrutturazione della Cappella posta alla sommità del Sacrario che il 3 Settembre 2015 viene consacrata nel nome della Madonna Regina della Pace, nome che viene riprodotto nelle 19 lingue rappresentanti le nazionalità di tutti i militari partecipanti alla Grande Guerra.

Iscrizione in 19 Lingue alla Madonna Regina della Pace

Fig. 12 L’Iscrizione in 19 Lingue alla Madonna Regina della Pace


Interno della Cappella

Fig. 13 L’Interno della Cappella

Così, per la prima volta nella Storia, un Papa si reca in visita al Sacrario, dando voce ad una nuova lettura universale dei luoghi e dei simboli che pone l’uomo, la sua fede ed il suo operato al centro dell’umanità. Il 13 settembre 2015, Papa Bergoglio dopo essersi recato in visita e preghiera al cimitero austroungarico di Folignano, luogo di sepoltura di 14.450 salme di soldati, di cui 7 mila di soldati ignoti, ha raggiunto il Sacrario di Redipuglia ove alla presenza dei vescovi di tutti i paesi belligeranti e degli ordinari militari provenienti da molte parti del mondo ha celebrato l’eucarestia nella Cappella della Madonna Regina della Pace, consegnando ai cappellani militari le lampade accese dalla fiamma del sepolcro ove riposa S.Francesco d’Assisi. Un lume simbolo cristiano della luce della fede che squarcia le tenebre della morte ma anche simbolo laico della ragione che abbatte l’oscurità dell’ideologia e della superstizione. “Un invito ai popoli della Terra a dare ascolto prima di tutto alla voce di Dio insita nel cuore di tutti gli uomini che ispira sentimenti di fratellanza universale e svuota dal di dentro i conflitti, siano essi ispirati dalla supposta supremazia di un popolo o di una razza sull’altra, come dalle costruzioni ideologiche che promettono paradisi terreni o dal delirio integralista che trasforma le religioni in sanguinari Stati teocratici 24°).
Con l’erezione a “simbolo di pace e di fratellanza universale” per la Chiesa Cattolica, un nuovo significato contrassegna oggi l’evoluzione dei valori che il Sacrario di Redipuglia ha rappresentato e trasmesso nella storia del nostro paese. In attesa che questo nuovo messaggio si affermi anche nel mondo laico per esaltare quel dettato costituzionale che aborrisce la guerra quale principio fondante del nostro patto sociale repubblicano e democratico, matureranno i tempi perchè venga posto ai suoi piedi, magari in diciannove lingue, il monito “Never Against” 25°) . Ultima simbolica trasposizione della vita contro la morte e della ragione contro ogni oscurantismo.

Il Sacrario della Polizia

Nell’itinerario storico tracciato, il Sacrario della Polizia, pur non estraneo all’influenza socio-politica dei tempi, si pone quale intimo e riservato simbolo della continuità istituzionale e della tradizione dei suoi uomini caduti nell’adempimento del dovere. Nasce e si conserva all’interno delle scuole di polizia romane prima di Via Garibaldi e poi di via Guido Reni, quale patrimonio della memoria e dell’appartenenza propri della funzione di pubblica sicurezza che ha posto l’osservanza della legge e la solidarietà sociale a base del proprio ultrasecolare operato.
La prima Cappella-Sacrario della Polizia viene istituita, come semplice luogo di celebrazione dei caduti, presso la Scuola Allievi Guardie di Città di Roma in Via Garibaldi ai civici 41- 45 26°). L’edificio, progettato dal Vanvitelli e costruito da privati nel 1744, venne originariamente concepito come fabbrica per la manifattura dei tabacchi passando nel 1775 e per oltre cento anni in proprietà alla Dataria Apostolica per essere destinato in parte , da papa Pio VI, a sede del Conservatorio Pio per il ricovero e l’educazione delle giovani orfane avviate alla lavorazione del lino.

Roma Via Garibaldi Civici  41-43 e 45 vista attuale della Sede storica delle Guardie di Città

Fig. 14 Roma Via Garibaldi Civici 41-43 e 45 vista attuale della Sede storica delle Guardie di Città

Dopo alterne vicende ed il fallimento della manifattura tabacchi, tutto il complesso edilizio, che nel frattempo (1777) si era ampliato con l’acquisto dell’edificio posto al civico 38 al tempo già sede del Conservatorio dell’Assunta, veniva nel 1880 acquistato dallo Stato per collocarvi prima il Ministero della Pubblica Istruzione che ne fece sede della Clinica Chirurgica e nel 1890 il Ministero dell’Interno che lo destinò – con un ulteriore ampliamento intercorso nel 1905 con l’occupazione dei locali destinati alla Clinica chirurgica – a sede delle Guardie di Città con la sua Scuola per Sottufficiali e Guardie 27°).
All’interno dei grandi edifici 28°),stante la loro precedente occupazione ad opera dei Conservatori Pio e dell’Assunta con la manifattura del lino, entrambi gestiti da ordini monacali, era ubicata una Cappella religiosa quale luogo di raccoglimento e preghiera quotidiana per le orfane e le monache e per la celebrazione delle funzioni settimanali e delle festività religiose. Destinazione, questa, che rimase nel tempo inalterata con l’acquisizione del complesso edilizio da parte dello Stato sia con l’insediamento iniziale della Clinica Chirurgica, che la utilizzò probabilmente anche quale cappella mortuaria, che con la successiva destinazione a sede della Scuola Allievi delle Guardie di Città.

Ambiente deputato alla cura spirituale e religiosa dei giovani allievi, la Cappella divenne ben presto anche luogo per la celebrazione del ricordo dei caduti durante la ritualità delle funzioni. Così nasce ed assume corpo una progressiva formazione di quella memoria istituzionale che costituendo elemento essenziale della didattica dell’appartenenza ne diveniva simbolo significativo. Processo che, nei primi lustri del novecento, vedeva l’affermarsi in una parte minimale del Corpo e nei funzionari di polizia che lo dirigevano 29°) dei primi connotati della moderna funzione della pubblica sicurezza 30°) nonché quelli di generoso ausilio alle popolazioni in occasione dei terremoti di Messina (28.12.1908) e di Avezzano (13.01.1915) 31°). Inoltre, questo itinerario evolutivo della pubblica sicurezza di cui le Guardie di Città ne costituivano anche se solo nella parte più qualificata del personale la concreta espressione, era costellato da un numero consistente di riconoscimenti al Valor Militare ed al Valor Civile 32°) nonché dal rilevante numero dei caduti Vittime del Dovere 33°) ricordate nella pubblicazione del Manuale dell’Astengo alla rubrica Funzionari, Ufficiali ed Agenti di P.S. Vittime del Dovere 34°). Pertanto, alla fine della Grande Guerra e prima dello scioglimento del Corpo, la sua tradizione storica ed il culto dei Caduti trovava nella Cappella religiosa, posta all’interno della Scuola Allievi, il luogo di sintesi e di alimentazione della sua memoria quale testimonianza viva su cui nutrire le prime radici dell’appartenenza. Su tale tessuto connettivo, ispessito da una tradizione valoriale risalente negli anni, l’Ufficio Storico della Polizia ha collocato la edificazione della prima Cappella-Sacrario che già dai primi anni del 1900, a seguito di una circolare Crispi indirizzata alle Prefetture perché fossero censiti i caduti della Polizia, avrebbe dovuto essere completata attraverso l’apposizione al suo interno di targhe marmoree con la riproduzione dei loro nomi. Ma il programma, ormai datato, non ebbe modo di realizzarsi vuoi per i grandi sommovimenti sociali nati nel dopoguerra e che occuparono un Corpo numericamente modesto e strutturalmente inadeguato agli abnormi impegni di sicurezza ed ordine pubblico e vuoi per il suo scioglimento voluto dal Presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno Francesco Saverio Nitti col RD.02.10.1919 nr.1790 e la sua sostituzione con il Corpo degli Agenti d’Investigazione e con la Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza. È da dire, inoltre, che l’idea della creazione di una Cappella-Sacrario trovava riferimento, anche se con finalità profondamente diverse, in quelle esigenze politico-sociali nate nell’immediato dopoguerra e che avevano determinato la creazione, con RD 13.4.1919 del COSCG (Ufficio Centrale per la Cura e le Onoranze alle salme dei Caduti). In pratica mentre si affermava nello stato liberale, soprattutto attraverso la componente nazionalista, il culto popolare dei militi caduti nella Grande Guerra e se ne elaborava il lutto collettivo con la concentrazione delle salme nei Cimiteri Militari esistenti ed in quelli che verranno negli anni successivi eretti a Sacrario, il Corpo delle Guardie di Città riconduceva alla Cappella, Sacrario simbolico dei suoi Caduti, il tangibile riferimento alla memoria storica ed alla tradizione del Corpo, strumento pedagogico per gli allievi e componente valoriale cui ispirare l’azione quotidiana del loro operato.

Con lo scioglimento del Corpo delle Guardie di Città, la Scuola Allievi veniva definitivamente trasferita da Via Garibaldi a Caserta, mentre l’edificio che la ospitava venne temporaneamente destinato a reparto della Guardia Regia in cui erano confluite le Guardie di Città che non erano entrate nel precostituito Corpo Agenti d’Investigazione. Nel corso dei primi mesi del 1920, mentre se ne completava il reclutamento con ex combattenti appartenenti soprattutto al Regio Esercito 35°), il reparto della Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza veniva trasferito da via Garibaldi nelle Caserme di Via Guido Reni, nel quartiere Flaminio, ove veniva implementato dai primi due squadroni a cavallo 36°) e dove veniva anche costituita la prima Scuola per Allievi Ufficiali ed Allievi Sottufficiali 37°).
Corpo ad ordinamento militare e parte integrante delle Forze Armate, la Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza, costituita con R.D. 1790 del 2.10.1919 e posto per la prima volta alle dipendenze del Ministero dell’Interno ed a disposizione dell’Autorità di P.S., viene deputato alla gestione dell’ordine pubblico ed insediato nelle grandi città per far fronte, in difesa di uno stato liberale in profonda crisi, agli attacchi dei sommovimenti politici e popolari organizzati dai suoi nemici interni. “L’alto numero di soldati e, in particolare, i nuovi Ufficiali esaltano il carattere militare del Corpo riproducendo condizioni e modi di vita tipici delle Forze Armate creandone una visione quasi mistica quale continuazione del glorioso Esercito vittorioso. Il Corpo si pone come un organismo armato di Polizia scelto ed efficiente che gode di particolare attenzione e protezione da parte del Governo” 38°).

Con la rapida formazione della legione romana ed il suo insediamento nella Caserma di Via Guido Reni accompagnata dalla creazione della Scuola Allievi Ufficiali e Sottufficiali della Regia Guardia, anche la Cappella religiosa ivi realizzata, raccogliendo l’ideale destinazione già concepita nella sede della Scuola Allievi Guardie di Via Garibaldi, assume la valenza di luogo deputato alla memoria dei caduti e della tradizione ereditata dal Corpo delle Guardie di Città. D’altro canto, a pochi mesi dalla sua costituzione, il 26 giugno del 1920, nel corso della repressione dei moti di Ancona, anche la Guardia Regia registra i primi caduti i cui nomi, per la prima volta e nello stesso anno, vengono scolpiti in una lapide marmorea affissa nella questura della città 39°). L’evento collega le nuove Vittime del Dovere a quelle cadute prestando servizio nelle Guardie di Città, attribuendo continuità storica e significato emozionale al loro sacrificio personale che trova nella Cappella il luogo sacro per la vivificazione del ricordo e dell’esempio di virtù.
Per lo spazio della breve vita della Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza, durata solo tre anni e sciolta con R.D. 31.12.1922 con seguito di ammutinamenti e tragiche rivolte 40°), non si rinvengono memorie e/o riferimenti specifici al Sacrario della Polizia allocato idealmente nella Cappella della Scuola di via Guido Reni. In assenza di fonti dirette, comunque, si può verosimilmente ritenere che le 54 Guardie cadute nel triennio di vita del Corpo abbiano avuto in quella Cappella il luogo di sepoltura simbolico e di celebrazione delle loro gesta e del loro sacrificio a difesa dello stato liberale. Non è pensabile, infatti, che un Corpo fortemente militarizzato, scarsamente amato dai vertici delle Forze Armate 41°) e dalla popolazione civile, inviso a socialisti, a nazionalisti e ai fascisti 42°), in una equidistanza non sempre cristallina dalle fazioni politiche, non trovasse proprio nella Cappella Religiosa il luogo ove, attraverso la celebrazione dei propri caduti e del patrimonio valoriale a loro riconducibile, esorcizzare e superare quella sorta di isolamento socio-politico che viveva.

Con la marcia su Roma del 28.10.1922 e l’avvento del fascismo, nel quadro delle riforme varate per l’unificazione delle forze di polizia volute dal neonato regime, vengono disciolti con R.D. 1680 del 31.12.1922 gli Agenti Investigativi e la Guardia Regia che confluiscono, quest’ultima in minima parte, nel Ruolo Specializzato dei Carabinieri Reali. Nel contempo viene creata il 14 gennaio 1923 la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale che raccoglie, istituzionalizzandoli, gli appartenenti allo squadrismo fascista.
La creazione del Ruolo Specializzato dei Carabinieri Reali, impiegato nei servizi tecnici di vigilanza e di indagine in abito civile, si risolve, nelle mire del nascente regime fascista, in un tentativo non riuscito di cancellazione della Polizia. Infatti, per quanto amministrato dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, rimane inalterato nell’organico dei funzionari civili destinati alla guida operativa delle attività di Pubblica Sicurezza e nell’ordinamento degli uffici di P.S. quali le Questure ed i Commissariati.
Così in Roma, le caserme di Via Guido Reni vedono l’insediamento del “Ruolo Specializzato” e la costituzione, nei primi mesi del 1923, della Regia Scuola Tecnica di Polizia in sostituzione della Scuola Allievi Ufficiali e Sottufficiali della Guardia Regia. Negli stessi anni, inoltre, fatta eccezione per la raccolta delle salme dei soldati caduti nella Grande Guerra e per la sistemazione dei cimiteri di guerra, si registra la soppressione del servizio istituzionale di assistenza religiosa ai militari prestato dall’Ordinariato Militare 43°) , il quale, ripristinato formalmente nel 1925, continua comunque a svolgere la propria missione, anche riguardo alle Forze di Polizia, attraverso l’opera di volontariato dei parroci territoriali.

La riforma delle Forze di Pubblica Sicurezza ed il loro accorpamento nell’Arma dei Carabinieri, ebbe vita breve assumendo, per ragioni di equilibrio politico, carattere transitorio. Infatti con R.D. nr. 383 del 2.4.1925 veniva istituito, alle dipendenze del Ministero dell’Interno, il Corpo degli Agenti di P.S. con un organico di 12.144 uomini in cui andrà a confluire per intero il Ruolo Specializzato dei Carabinieri Reali.
Questa ulteriore riforma, occorsa nell’arco di soli sei anni (1919-1925), non incide sostanzialmente sulla scuola di Via Guido Reni la quale mantiene sia l’intitolazione a Regia Scuola Tecnica di Polizia sia la gestione dei corsi di formazione per gli Ufficiali e i Sottufficiali di Pubblica Sicurezza. Inoltre, nei primissimi anni di vita del Corpo degli Agenti di P.S., la Cappella Religiosa della Polizia assume la veste definitiva di Sacrario – Infatti, in un articolo memoriale di Francesco Magistri 44°), l’autore ricorda come nel settembre del 1928, la facciata esterna della Cappella portasse la scritta “Sacrario” e come sopra al portale di ingresso della stessa fosse presente in bronzo il monito “Tombe sempre aperte….ferite ancora sanguinanti…voci che non taceranno mai”.

D’altro canto gli uomini che andarono a formare il Corpo degli Agenti di P.S., costituito a solo 27 mesi di distanza dallo scioglimento del Corpo degli Agenti d’Investigazione 45°) e che a sua volta con la riforma del 1922 era confluito in blocco nel Ruolo Specializzato dei Carabinieri Reali, provenivano storicamente in ampia maggioranza dalle fila della Polizia. E’ da ritenersi, quindi, che nel susseguirsi dei cambiamenti istituzionali voluti in quel sessennio dalla politica liberale prima e fascista poi, l’esigenza di riaffermare le proprie radici e la propria non trascurabile tradizione storica, trovasse nella Cappella già eretta a sacro luogo della memoria il simbolo per marcare una continuità ed identità storica solo temporaneamente ed apparentemente interrotta.
E lo stesso monito che viene impresso sulla facciata della Cappella-Sacrario, per offrirsi alla vista di chi vi entra, ne costituisce inequivoca espressione. Le Tombe dei Caduti sono sempre aperte perché la tumulazione dei loro corpi non ne ha determinato l’oblio della memoria, le Ferite sono ancora sanguinanti nella viva ed imperitura attualità del sacrificio personale, ed infine le Voci che non taceranno mai si pongono quale eco permanente che proietta nel futuro un esempio di virtù che affonda le sue radici in una tradizione risalente nel tempo. Una espressiva sintesi onomatopeica che nel rimarcare ruolo e funzione storica dei vari organismi di Polizia nella cura della Pubblica Sicurezza, ne riafferma l’ininterrotto perdurare dei contenuti ideali e valoriali posti a presidio del suo operato. L’esigenza di sostenere lo spirito di Corpo trova, ancora una volta, nella Cappella-Sacrario, il punto di riferimento deputato all’affermazione di una tradizione che si vuole ereditata nella sua fisiologica continuità dagli Agenti di P.S. .

Così mentre in quegli anni la società civile è orientata alla celebrazione collettiva del culto dei caduti, che trova nell’erezione dei grandi sacrari di Monte Grappa e del Cimitero degli Invitti le sue prime monumentali espressioni, il Sacrario della Polizia si conserva quale discreto ed intimo patrimonio valoriale del Corpo lontano da ogni pubblica ritualità e da ogni celebrazione politica. Neppure negli anni trenta, quando il processo di fascistizzazione della Grande Guerra e della Vittoria e quello dell’Istituzione stessa raggiunge la maggiore penetrazione ideologica da parte del regime, la Cappella-Sacrario pare subire le influenze estetiche di un adeguamento ideologico all’imperante rivoluzione fascista. Per molti anni nessun segno della simbologia littoria compare al suo interno o all’esterno, nessun riferimento alla “conclamatio” così dirompente in tutti i diffusi Sacrari fascisti, in quelli della MVSN ed in quello monumentale di Redipuglia, nessun richiamo alla romanità. Ed ancora, nessun riferimento ideologico è presente, riguardo agli effetti dei Patti Lateranensi che hanno portato, nell’erezione dei vari Sacrari nazionali, al connubio fra i simboli funebri della religione cattolica e quelli laici della “Stirpe Italica” quali espressioni comuni del culto della morte e della resurrezione. L’interno della Cappella, infatti, porta solo i simboli religiosi ed è destinato esclusivamente alla liturgia cattolica che prevede, nella sua ritualità, il ricordo dei caduti per la patria quale esempio di generosità e di virtù terrene e quale viatico all’eternità spirituale. Neppure dopo la consegna della Bandiera al Corpo 46°) avvenuta il 18.10.1930, quale riconoscimento identitario del suo insostituibile ruolo sociale, l’immagine estetica del Sacrario della Polizia raccoglie il riflesso di alcuna delle simbologie e delle trasposizioni etico-religiose, di cui la propaganda del Partito Nazionale Fascista aveva vestito il culto dei caduti manipolando la storia della Grande Guerra e piegandola ai fasti del regime. Solo nel 1942 al momento della sua inaugurazione pubblica, in pieno clima bellico e di crisi del regime, compariranno sopra al portale della Cappella due fasci d’azione in marmo, simbolo istituzionale dello Stato Fascista, con al centro il fregio del Corpo rappresentato dall’aquila ad ali rialzate.

Si può affermare, pertanto, come durante il ventennio, il Sacrario della Polizia conservi i connotati di patrimonio endogeno del Corpo, la sua funzione nella didattica dell’appartenenza e nella conservazione della tradizione storica, rimanendo in tal modo escluso da ogni forma di esaltazione e celebrazione pubblica. In tal senso protetto nella sua immagine estetica dalla volontà del Capo della Polizia Arturo Bocchini che nel bloccare con il placet mussoliniano ogni tentativo di penetrazione e controllo della Polizia da parte del PNF 47°), evitò che il Monumento celebrativo potesse subire una qualsiasi forma di contaminazione attraverso la presenza dei richiami alla simbologia littoria.
Per quanto mai rivendicata apertamente, si trattava di una sottesa scelta di autonomia che privilegiando l’applicazione della Legge quale espressione della ragion di Stato rispetto all’ideologia del PNF, poneva il Sacrario quale simbolo ideologicamente estraneo alla rivoluzione fascista ed alla sua macchina propagandistica che aveva nei Sacrari Monumentali della Grande Guerra, in quelli del PNF e della Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale, “Le Are sacre e gloriose ove celebrare i valori supremi del sacrificio e del dovere” 48°). Per tali ragioni, viene totalmente escluso dalle liturgie celebrative della Festa della Polizia e “l’onore e l’amor patrio testimoniato dai suoi caduti” posto in quel limbo della memoria collettiva ove il regime era solito collocare tutto ciò che non era funzionale ai suoi messaggi di esaltazione sociale 49°).

Nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziali avvenuta in concomitanza con l’inaugurazione del Sacrario di Redipuglia, la creazione della Polizia dell’Africa Orientale ben presto denominata PAI ( Polizia Africa Italiana) per la gestione della Pubblica Sicurezza nelle Colonie, il Corpo degli Agenti di P.S. viene maggiormente coinvolto nella politica del regime che si prepara alla guerra. Nei primi mesi del 1940 , per volontà del Capo del Governo, viene formato alla Scuola di Caserta il primo Battaglione Motociclisti, che nel giugno con l’entrata in guerra dell’Italia viene mobilitato e destinato nei Balcani. Alla fine dell’anno, il 20 novembre 1940, muore il Capo della Polizia Arturo Bocchini e viene sostituito dal suo Vice Carmine Senise che ne eredita e prosegue la discreta visione autonomista del Corpo. Nelle vicende belliche che si susseguono sui vari fronti, il primo Battaglione Motociclisti dal luglio del 1941 si rende protagonista nel Montenegro ed in Dalmazia di azioni e conflitti che registrano i primi caduti 50°) e numerosi feriti che porteranno in breve tempo alla falcidie di quasi un terzo dei suoi componenti. Il richiamo in Patria, nel febbraio del 1942, in previsione della sua riorganizzazione e della creazione del Secondo Battaglione Motociclisti, avviene in un’aura ammantata di eroicità dalle gesta e dal sacrificio dei suoi uomini. Carmine Senise, nel recepire l’alto significato etico e patriottico di quegli avvenimenti bellici, coglie l’opportunità per promuovere una consacrazione formale dei caduti della Pubblica Sicurezza all’interno del Sacrario di Via Guido Reni.

Così, quell’autonomia dal PNF che aveva mantenuto lontano dal Sacrario la simbologia Littoria rendendolo estraneo alle celebrazioni di regime, viene ulteriormente marcata ponendo all’interno della Cappella le lapidi marmoree dei tanti caduti della Pubblica Sicurezza. Sono 18 lapidi che riportano, anche se non esaustivamente, non solo i nomi dei caduti del primo Battaglione Motociclisti e del Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza, ma anche quelli della Guardia Regia e degli Agenti Investigativi, delle Guardie di Città e del Corpo della Guardie di Pubblica Sicurezza, in una prospettazione storica della funzione dell’Istituzione che riproponendo le proprie origini legate all’affermazione della ragion di Stato e della legge si poneva al di là del ventennio e della sua rivoluzione fascista.
Collocate le lapidi sulle pareti interne della Cappella ed apposti due fasci d’azione ai lati del fregio del Corpo sul portale d’ingresso, il Sacrario viene formalmente inaugurato in occasione della celebrazione della Festa della Polizia la domenica del 18 ottobre 1942. La cerimonia vede la partecipazione dell’Ordinario Militare d’Italia vescovo S.E.R. Mons. Angelo Bartolomasi che benedirà il Tempio e le Lapidi, il sottosegretario all’Interno Guido Buffarini Guidi che accenderà la luce perenne della lampada votiva, il Capo della Polizia Carmine Senise, Questore, Prefetto, funzionari, il Comandante e gli Ufficiali della Scuola. Brillano le assenze del Capo del Governo e delle massime autorità Militari oltre ai rappresentanti della MVSN e del PNF. Nel silenzio della grancassa della propaganda di regime, si rinviene la notizia pubblicata nella Cronaca di Roma del Messaggero del 19 ottobre che dedica invece la sua prima pagina all’amnistia del ventennale della marcia su Roma.

Articolo del Messaggero del 19.10.1942

Fig. 15 Articolo del Messaggero del 19.10.1942


Inaugurazione Sacrario del 18.10.1942

Fig.16 Inaugurazione Sacrario del 18.10.1942

Ormai i destini dell’Italia legati all’andamento bellico ed alla crisi del regime precipitano rapidamente, inaugurando uno dei periodi più tragici della nostra storia del novecento. Pochi mesi dopo, il 14 aprile del 1943, a seguito degli scioperi nel nord Italia repressi senza l’uso delle armi, Carmine Senise, fortemente discusso anche per le sue tendenze filomonarchiche, viene rimosso dall’incarico di Capo della Polizia e messo a disposizione del Ministero dell’Interno: lo sostituisce Lorenzo Chierici. Nei mesi successivi Senise partecipa all’organizzazione del colpo di stato del 25 luglio che porterà alla destituzione ed all’arresto di Mussolini, alla formazione del Governo Badoglio ed al suo reinsediamento nel ruolo di Capo della Polizia. Il 31.7.1943 col RDL 687 il Corpo degli Agenti di P.S. viene militarizzato riprendendo la primogenita denominazione di Corpo delle Guardie di P.S. ed entrando a far parte delle Forze Armate e Carmine Senise ne guiderà ancora i destini per soli quarantacinque giorni. L’annuncio dell’armistizio di Cassibile avvenuto il 3-8 settembre con la fuga del Re e del Governo nel meridione, l’accordo del 10 settembre con i nazisti che riconosceva a Roma lo stato di Città Aperta in coincidenza con la liberazione di Mussolini da Campo Imperatore, vedono Senise ancora protagonista di alcune delle pagine più discusse della nostra storia. Il 22 settembre arrestato al Viminale dalle SS di Kappler, viene avviato assieme al generale Riccardo Maraffa e al colonnello Cesare Sabatino Galli al campo di concentramento di Dachau. La riorganizzazione al nord dello Stato fascista con la fondazione della RSI e l’occupazione tedesca dell’Italia, l’azione incontrollata delle Bande fasciste nel centro-nord, la Resistenza partigiana progressivamente sostenuta dalla Forze Alleate che salivano dal Sud dopo lo sbarco in Sicilia ed ad Anzio , la formazione dei governi di Salerno, segnano le drammatiche vicende di una tragica guerra civile che protrarrà i suoi effetti, con le sue scie di sangue fatte anche di vendette ed esecuzioni sommarie, ben oltre la liberazione del 25 aprile 1945.

Dopo la caduta del fascismo, con il Governo di Ferruccio Parri (21.6.45-8.12.1945), la ricostruzione del nuovo Corpo della Guardie di Pubblica Sicurezza51°) viene implementato dalla disciolta P.A.I. e da militi e personale delle più svariate provenienze 52°). Successivamente, con il primo Governo De Gasperi (10.12.45-1.7.46) il Ministro dell’Interno Giuseppe Romita, dispone la riapertura delle scuole di Polizia di Roma, Caserta e Nettuno. Nel maggio del 1946 , sotto la guida del Ten. Col. Giuseppe de Gaetano, mentre ancora sono in corso i lavori di ristrutturazione degli ambienti, la Scuola di Via Guido Reni inaugura il 1° Corso Allievi Guardie di P.S. che verrà licenziato nel novembre successivo 53°) mentre era già entrato in carica il 2° Governo De Gasperi (primo Governo Repubblicano dopo le elezioni del 2 giugno 46 per la Costituente ed il Referendum) con la sua gestione ad interim del Ministero dell’Interno (15.7.46-2.2.1947). Solo durante il 3°e 4° Governo De Gasperi – Ministro dell’Interno Mario Scelba – il 2° Corso Allievi Guardie di P.S, iniziato nel novembre del 1946, si chiude nel maggio del 1947 con la deposizione di una corona di alloro al Sacrario dei Caduti della Polizia cui erano stati rimossi i fasci d’azione dalla facciata.
Da questo momento in poi, mentre i Sacrari del PNF e della MVSN vengono progressivamente smantellati, gli onori ai Caduti della Polizia rappresentati simbolicamente nel Sacrario delle Scuole di Via Guido Reni, diventano meta ufficiale e punto di riferimento di tutte le manifestazioni della Polizia: dall’insediamento dei Capi della Polizia a quelli dei Ministri dell’interno, dal ricevimento delle delegazioni estere all’inizio ed alla conclusione dei vari corsi di istruzione o specializzazione, a tutte le feste celebrate dall’istituzione prima e dalla sua Associazione Nazionale dopo il 1968.

Il sacrario della Polizia. Riproduzione  fine  anni 50

Fig. 17 Il sacrario della Polizia. Riproduzione fine anni 50

In questo crescendo di attenzioni pubbliche il Sacro Tempio dei Caduti viene progressivamente implementato dai nomi di nobili figure quali Maurizio Giglio e Pietro Lungaro, fucilati alle Fosse Ardeatine, dalle Medaglie d‘Oro al V.M. Martini, Foti e Massarelli, i primi uccisi a seguito di un attentato ed il terzo per contrastare rapinatori, e di molti altri caduti nell’adempimento del dovere. Mentre Palatucci, decine di agenti infoibati nelle provincie istriane e dalmate, ed altre figure di eroici combattenti come Orecchioni, Sterpetti, Mollica, De Palma, Dionisi, Zanussi e tanti Caduti della PAI, dovranno attendere per anni il riconoscimento della perpetuazione del loro sacrificio. Ma la Storia, al di là degli opportunismi politici del momento, ha saputo restituire ai loro sentimenti, alla loro idealità, alla loro generosità ed al loro coraggio la giusta collocazione nel novero degli uomini capaci di lasciare traccia della loro esistenza, arricchendo un quadro di Valori che in loro assenza sarebbe rimasto incompiuto.

Dopo la riforma del 1981 e nei primi anni novanta, col sorgere progressivo di un nuovo impegno storiografico riguardante la Pubblica Sicurezza, la Cappella Sacrario, ormai divenuta simbolo istituzionale, viene impreziosita da due grandi pannelli, posti ai lati dell’altare, che sintetizzano la storia ed il ruolo sociale svolto dalla Polizia sino alla formazione della Repubblica Democratica.

Il Sacrario della Polizia . Riproduzione del 1996

Fig. 18 – Il Sacrario della Polizia . Riproduzione del 1996

Nello stesso periodo, accresciute esigenze di completezza, impegnano l’Ufficio Storico in analitiche ricerche archivistiche e storiche finalizzate alla ricostruzione dei profili biografici di numerosi caduti per servizio. Nel volgere di pochi anni il lavoro mirato di quell’Ufficio, estesosi a ritroso sino agli anni della fondazione della Pubblica Sicurezza, porta alla ricostruzione dei profili di oltre mille caduti non ricordati nel Sacrario. Si tratta del recupero dei frammenti di un itinerario storico che consolidano una tradizione di sacrificio valoriale riaffermata negli ultimi decenni dai tanti Caduti nella lotta al terrorismo, alle mafie, alla criminalità comune e nei servizi di ordine pubblico e di istituto.

Gli spazi del Sacrario divengono pertanto fisiologicamente incapienti a recepire un così accresciuto martirologio della Polizia e nel contempo la metodica di utilizzo delle lapidi marmoree si rivela ormai inadeguata ad esprimerne la sua compiuta memoria. Emerge così l’esigenza culturale di concepire l’ambiente attraverso un nuovo orizzonte estetico, ideale e simbologico, capace di rappresentare, attualizzandole, le più estese dimensioni della tradizione storica e del culto dei Caduti. Negli anni 2000, l’impegno viene recepito dal Capo della Polizia Giovanni De Gennaro e tradotto nel dialogo collaborativo di Mario Esposito, Direttore della Scuola Superiore di Polizia mercé la sensibilità progettuale del maestro Mario Ceroli 54°). Il 16 luglio 2004 alla presenza del Capo dello Stato Azeglio Ciampi, che dichiarerà di esserne rimasto profondamente toccato, con la benedizione del cardinale Giovanni Battista Re e la partecipazione dei più alti vertici della Polizia di Stato, viene inaugurato il nuovo Sacrario.

La Cappella, integralmente ristrutturata, si presenta con l’effigie del patrono San Michele Arcangelo che ne sovrasta l’altare ai cui lati è posta la croce ed un tabernacolo dodecagonale che lascia trasparire cristalli spezzati. Simbologia che offre alla sacralità dell’eucarestia, monda da ogni ultroneo riferimento ideologico, la descrizione della pura spiritualità del passaggio terreno dell’uomo e della sua capacità di donare se stesso agli altri. Inoltre, il suo collegamento diretto col Sacrario, che ne impone l’attraversamento parziale per accedervi, richiama la trasposizione ideale dei percorsi esistenziali dell’essere umano che coniugano l’itinerario della religione della “Fede” con quello della religione laica del “Dovere”.

La Nuova Cappella ristruttura nel 2004 e posta all’esterno del Sacrario

Foto 19 La Nuova Cappella ristruttura nel 2004 e posta all’esterno del Sacrario

Ed è proprio sull’elemento valoriale del “Dovere” che viene concepita l’architettura del Sacro Tempio, la quale affida la costruzione della memoria storica a paritetiche formelle trasparenti che riportano il nome e le date di nascita e morte delle sue Vittime. Lungi da ogni retorica dell’eguaglianza, i Caduti vengono semplicemente collegati al denominatore comune del generoso dono della vita, lasciando alle cronache o alla storiografia biografica il compito di lumeggiare e descrivere i termini dell’estremo sacrificio personale in cui si è consumato l’adempimento del dovere.

Il Nuovo Sacrario inaugurato il 16.07.2004

Fig.20- Il Nuovo Sacrario inaugurato il 16.07.2004

Oltre 2500 formelle individuali adornano le pareti dal pavimento sino a raggiungere il soffitto ove è raffigurato un cielo che cala in una discreta penombra l’intero ambiente. Qui una geniale scelta scenografica dell’autore, utilizzando un sapiente gioco di luci, permette di riflettere il colore del cielo sulle pareti vestendo le targhe delle varie tonalità cromatiche del bleu. Ne consegue un effetto di profonda suggestione visiva e simbolica, in quanto un ambiente apparentemente statico e monocorde, si anima del dinamismo tipico di un cromatismo cangiante attraverso l’intensità e la direzione dell’illuminazione. Così ogni formella vive, pulsa fra la piena luce e la penombra nelle varie sfumature, per raggiungere il risultato espressivo di una memoria attuale e vitale che si propone agli occhi del visitatore in tutta la sua tradizione storica. Una tradizione di lutti intrisi di abnegazione e valore, di sangue e dolore, di generosità e sacrificio in un messaggio didattico di immediata percezione simbolica affidata ai cristalli spezzati contenuti nell’Ara centrale.

Ara centrale del Sacrario contenente  i cristalli spezzati

Fig.21- Ara centrale del Sacrario contenente i cristalli spezzati

Vite spezzate, “divise forate” raccolte in un complesso monumentale espressione compiuta della sublimazione del “Dovere” di presenza, di ausilio e di tutela della collettività e dello Stato di Diritto. Luogo mistico del rispetto, della memoria e dell’appartenenza. Luogo della riflessione intima che traccia nell’anima del visitatore il solco di una tradizione di orgogliosa fedeltà alla Patria. Luogo dei giusti che richiama alla responsabilità ed alla continuità dell’impegno personale.

Avv. Guido Chessa

Note

  1. Emilio Gentile, nell’opera “Il Culto del Littorio. La sacralizzazione della Politica nell’Italia fascista ”-Laterza, 1993 p.7-19, evidenzia come dopo le guerre di indipendenza non mancarono i riti per celebrare i caduti in battaglia. Questi, però non si trasformarono mai in mito collettivo dell’esperienza bellica ed in culto nazionale del caduto. Infatti, secondo l’analisi storica del Gentile, il misticismo Mazziniano legato al mito della rivoluzione di popolo consacrata a resurrezione spirituale e morale degli italiani attraverso “il sacrificio rigeneratore dei martiri, non venne raccolto dalla borghesia del tempo. Così, gli ideali garibaldini di lotta per una patria comune “espressione della volontà generale di un popolo” e dei suoi caduti, ebbero solo celebrazioni occasionali senza assurgere a patrimonio dello Stato. Il mito dell’unità d’Italia venne espresso da una miriade di monumenti eretti alla figura dell’eroe individuale – Giuseppe Garibaldi ed in misura decisamente minore di Camillo Benso conte di Cavour- mentre il culto collettivo dei caduti venne gestito dalle associazioni di veterani, da comitati spontanei o da società private che fra il 1886 ed il 1906 eressero circa 40 ossari.
  2. Lorenzo Cadeddu, nell’opera “La leggenda del soldato sconosciuto all’Altar della Patria” – Gaspari-Udine, 2004 descrive analiticamente la nascita dell’idea , legata alla figura del colonnello dell’aviazione Giulio Douhet le prassi seguite ed i cimiteri di guerra dove sono state individuate le dodici salme fra le quali in Aquileia venne scelta dalla popolana Maria Bergamas la salma che sarebbe stata trasferita in Roma per la sepoltura all’Altare della Patria.
  3. Con Regio Decreto del 13.4.1919 venne istituita la “Commissione Nazionale per le Onoranze ai Militari d’Italia e dei Paesi alleati morti in guerra” presso il Ministero dell’Interno, Con Decreto Legge del 29.01.1920 il servizio veniva trasferito al Ministero della Guerra ove con Decreto del 10 Marzo 1920 veniva istituito l’Ufficio Centrale per la Cura e le Onoranze alle salme dei caduti di guerra (COSCG) con sede prima in Udine e dal 1927 in Padova. Quest’ultimo organismo provvide alla ricerca sugli scenari bellici delle salme dei caduti ed al loro concentramento nei vari cimiteri di guerra che venivano riordinati ed offerti al culto popolare attraverso una riorganizzata architettura celebrativa come Cimiteri Monumentali , Ossari e Sacrari.
  4. Nell’opera “Orazioni e proclami. A cura di un fante della Terza Armata.”- Bologna-Zanichelli 1926 nell’allocuzione di inaugurazione pronunziata da Emanuele Filiberto duca D’Aosta, il Cimitero degli Invitti venne definito “Campo della lotta, altare del martirio e tempio della Vittoria.”- Quivi verrà seppellito provvisoriamente Emanuele Filiberto dopo la sua morte avvenuta il 4 luglio 1931, e la sua salma verrà trasferita nel 1938, assieme a quelle dei caduti della Terza Armata da lui guidata, nel Sacrario di Redipuglia dove attualmente ancora riposa. Il Cimitero degli Invitti sul Colle Sant’Elia venne trasformato in Parco della Rimembranza.
  5. La definizione “architettura necessaria”, intesa come tributo artistico obbligatorio alla celebrazione del Martirio e della Vittoria, compare il 26.10.1923 nell’articolo del giornale “Il Popolo d’Italia” intitolato “ Nei dodici mesi dell’avvento: l’Arte” a firma di Margherita Sarfatti.
  6. L’avanguardia Futurista, sorta nel 1909 con il “Manifesto Futurista” di Marinetti, e la sua cultura del “modernismo nazionalista e panitalianista “ ha investito tutti i campi artistici e culturali del tempo. Fondatasull’Uomo Nuovo, concepito come artefice del progresso nel suo costante ed ineludibile divenire, contrario ad ogni forma di “passatismo”, ardito nell’azione e capace di affermare con la forza il proprio ideale di modernità anticlericale ed anticomunista,è stata in alcune componenti ideologiche e politiche recepita dal fascismo con il quale ha convissuto in stretta contiguità, fra contrasti e condivisioni operative, per tutto il ventennio. Come affermato da Renzo De Felice, nella complessa analisi dei rapporti Fascismo-Futurismo, l’Avanguardia Futurista si è sostanzialmente identificata nel “Fascismo-Movimento” carico di istanze innovatrici e rivoluzionarie tutta protesa alla creazione ed affermazione dell’Uomo Nuovo, in aperta contrapposizione al “Fascismo-Regime”.>
    Il Futurismo, comunque, non esercitò alcuna influenza sotto il profilo architettonico riguardo all’edificazione dei vari Sacrari ai Caduti della Grande Guerra, mentre la ebbe sotto il profilo ideologico-culturale orientandone l’interpretazione etico-valoriale e favorendone il connubio con la simbologia e l’ideologia fascista .
    1. Il Sacrario di Schio, il Tempio Ossario di Monte Grappa a Bassano, il Tempio Ossario di Udine, il Sacrario militare di Trento posto all’interno del Cimitero Monumentale, il Sacrario dello Stelvio e quello di Asiago, il Sacrario di Montello e quello militare di Pocol presso Cortina D’Ampezzo, ed ancora i Sacrari militari del Tonale, di Oslavia e di Fagarè.
    2. Nel novembre del 1928, nel suo programma di sistemazione dei cimiteri di guerra inviato a Mussolini, il Generale Fracovi aveva prospettato l’ipotesi di riunire nell’unico ossario del Cimitero degli Invitti sul Monte Sant’Elia, le salme di tutti soldati caduti nelle battaglie del Carso. Nella circostanza aveva raccolto il suggerimento del Duca di Aosta che proponeva la raccolta delle salme di tutti i caduti della Terza Armata nel cimitero di Redipuglia e dove aveva espresso l’esplicito desiderio di essere seppellito fra i suoi uomini. L’idea, approvata da Mussolini, dopo la morte di Vittorio Emanuele avvenuta il 4.7.1931 passa alla fase di realizzazione con l’inizio delle trattative per l’acquisizione dei terreni e con le prime progettazioni.
    3. La sommaria ricostruzione delle varie inumazioni con indicazione delle città ove sono avvenute, è tratta dal testo di E. Gentile Il Culto del Littorio –citata- ed è dovuta anche alle ricerche della Dr.ssa Roberta Suzzi Valli.
    4. Tutti i Sacrari Fascisti sono stati rimossi nel primo dopoguerra. Unico esempio che ci risulta, in una stanza chiusa al pubblico, è rimasto quello costruito nel 1933 ed ancor oggi quasi integralmente conservato nell’ex Palazzo Littorio di Varese, attualmente occupato dagli uffici della Questura.
    5. Sul “plebiscito” Renzo De Felice, nel III° Tomo della sua opera “Mussolini ed il Fascismo”, scrive testualmente “Il 24 marzo 1929 gli Italiani furono chiamati ad esprimere, come voleva la nuova legge sulla rappresentanza politica approvata l’anno prima, il loro voto pro o contro la lista dei quattrocento deputati designati dal Gran Consiglio del fascismo. La consultazione- che nel linguaggio politico fascista fu definita il Plebiscito- doveva servire ad “eleggere” la prima Camera del regime e soprattutto a sancire solennemente, attraverso appunto un voto il più possibile plebiscitario, il consenso, l’adesione del paese alla politica mussoliniana, al fascismo e al regime stesso.” I risultati elettorali videro una partecipazione di votanti pari all’89,63 %, percentuale altissima giustificata dal fatto che la mancata partecipazione al voto sarebbe stata facilmente individuata ed interpretata come una manifesta opposizione al regime, mentre il responso delle urne registrò 135.761 no ed 8.519.559 si dando corso al periodo definito dagli storici del “consenso”.
    6. Per un approfondimento su tutte le trattative e sulle questioni rimaste irrisolte nei Patti Lateranensi: – fra i tanti di rilievo Carlo Arturo Jemolo “Chiesa e Stato in Italia” edizione Einaudi 1975 e Renzo De Felice “Mussolini ed il Fascismo” III° Tomo Capitolo Quinto “La Conciliazione”.
    7. L’Opera Nazionale Balilla, si componeva di due formazioni giovanili “I Balilla” dagli otto ai quattordici anni e gli “Avanguardisti” dai quindici ai diciotto anni. Istituita nel 1926 come Ente Statale alle dipendenze del Capo del Governo, raccolse inizialmente le organizzazioni giovanili maschili del PNF e dell’Agf (avanguardie giovanili fasciste), per poi essere inserita nel Ministero della Pubblica Istruzione divenuto nel 1929 Ministero dell’Educazione Nazionale. Con l’istituzione dell’Ente giovanile, il Regime cercò di occupare gli spazi collegati all’educazione extra e parascolastica controllando il tempo libero dell’infanzia e della prima adolescenza che veniva indirizzata al culto dell’educazione fisica, dell’attività sportiva e dell’addestramento militare. Estesa nel 1929 anche al mondo femminile con le Piccole Italiane e le Giovani Italiane e con l’abbassamento dell’età alla fascia dei sei-otto anni con i Figli della Lupa, l’Opera Nazionale Balilla raccoglieva nel 1934 il considerevole numero di 4.300.000 giovani fra i sei ed i diciotto anni. Divise, gerarchie organizzative, la partecipazione a tutte le parate militari, l’obbligatorietà all’istruzione del sabato pomeriggio, la destinazione alla realizzazione dei programmi pedagogici di opere monumentali quali il Foro Mussolini in Roma, rappresentò sino alla fine degli anni trenta l’opera più incisiva di fascistizzazione dell’infanzia e dell’adolescenza della stragrande maggioranza dei giovani italiani.
    8. L’Azione Cattolica, fondata da Benedetto XV nel 1915 quale associazionismo laico e religioso della Chiesa, viene legittimamente riconosciuto all’art. 43 del Concordato a scapito dell’associazionismo scautistico che subì invece l’abolizione. Ebbe vita e svolse la sua missione spirituale di affermazione della dottrina cristiana nel corso di tutto il ventennio, ma non senza difficolta e conseguenze. Infatti l’azione di contestazione dell’associazionismo fascista e del regime, costrinse l’Azione Cattolica a ridurre negli anni trenta il suo raggio d’azione da organismo nazionale a struttura diocesana, in un processo di progressiva clericalizzazione che portò a ridurre le presenze laiche legate prevalentemente al mondo degli universitari cattolici. Comunque, l’insegnamento della dottrina cristiana, legata alla valorizzazione della persona umana ed all’etica religiosa della trascendenza della sua esistenza, costituì di fatto e per lunghi anni, l’unica controinformazione alla nuova etica assorbente dello stato fascista.
    9. Sul massiccio del Grappa, meta escursionistica già alla fine del 1800, venne costruito nel 1897 il rifugio “Capanna Bassano” dal Club Alpino Bassanese i cui soci erano di componente borghese e laica di matrice liberale e risorgimentale tant’è che all’inaugurazione venne affissa una targa marmorea con versi anticlericali dell’Avv.to Pasquale Antonibon. Nel 1900 la Chiesa vi eresse al fianco un sacello sormontato dalla statua della Madonna che venne inaugurato nel 1901 dal patriarca di Venezia cardinale Giuseppe Sarto alla presenza di una moltitudine di fedeli. Da quel momento, divenuto meta dell’escursionismo laico e dei pellegrinaggi religiosi, il luogo diviene motivo di dissidio fra laici e cattolici che attribuivano valori e significati diversi all’ascesa al Monte ed alla sosta in raccoglimento sulla sua vetta. Alla conclusione della Grande Guerra, i contrasti fra laici e cattolici si acuirono con la promozione di iniziative e progetti finalizzati alla sacralizzazione della vetta della montagna. I contrasti si protrarranno dal 1920 sino al 1932 anche all’interno delle commissioni nominate per la progettazione e la costruzione del Sacrario Monumentale. Solo nel 1933, a seguito di un intervento diretto del Capo del Governo e con la nomina del generale Cei a Commissario, viene definitivamente stabilito con le opere del Castiglioni e la progettazione del Greppi l’assetto monumentale che il 22 settembre 1935, alla presenza del Re d’Italia viene inaugurato.
    10. Fra il 18 ed il 26 Settembre del 1938, per commemorare il ventennale della vittoria nella Grande Guerra, Mussolini compie un viaggio propagandistico nel Triveneto con una fitta serie di tappe per visitare le opere realizzate dal regime e per inaugurarne di nuove. A Trieste, posa la prima pietra della nuova Casa del Fascio dove verrà ubicato il Sacrario dei Martiri Fascisti, e quindi in Piazza dell’Unità, innanzi a duecentomila presenti, annunzia l’emanazione delle leggi razziali antiebraiche declamando che “L’ebraismo mondiale è stato, durante sedici anni, malgrado la nostra politica, un nemico irreconciliabile del fascismo..”. Il giorno successivo inaugurerà il Sacrario di Redipuglia, per poi recarsi a Gorizia dove inaugura il Sacrario di Oslava e quello di Caporetto per poi raggiungere Udine ove a Cividale del Friuli inaugura la Casa del Fascio e proseguire nei teatri bellici del Veneto dove a Treviso inaugura il Sacrario ai Martiri Fascisti Trevigiani quindi, dopo un breve rientro in Roma, il 24 settembre è a Padova, Belluno, sosta a Vittorio Veneto e quindi in Vicenza ove visita il Tempio Ossario ed i sacrari di Schio e di Leiten per poi giungere in Asiago. Ultima tappa, il 26 settembre, Mussolini raggiunge Verona ove nel comizio finale fa la summa del “suo pellegrinaggio sui campi sacri delle nostre gloriose battaglie” pronunziando la frase premonitrice “E se domani questo popolo fosse chiamato ad altre prove non esiterebbe un minuto solo….Voi siete gli stessi, voi avete lo stesso spirito di allora, voi siete pronti ad ubbidire come allora, e soprattutto a combattere come allora.” Una nuova campagna bellica era ormai alle porte.
    11. Oltre ai Sacrari minori inaugurati nel 1938 a Oslava, Caporetto, Schio e Leiten, vengono ultimati ed inaugurati nello stesso periodo (1936-1939) Pian di Salisei, Timau, Colle Isarco, Pola e Zara, Passo Resia, San Candido e Bezzecca. Nel 1939 l’opera di fascistizzazione dei Caduti della Grande Guerra è compiuto.
    12. La Cappella Sacrario presente nella Questura di Varese è l’unico Sacrario fascista che si è salvato dall’opera di rimozione avvenuta dopo il 1945 e che si è protratta sino agli anni 50. Costruito nel 1933 all’interno del Palazzo Littorio quale “ Tempio Votivo ai martiri della Rivoluzione Fascista”, raccoglie i nomi di squadristi o attivisti del PNF varesino uccisi da avversari politici in agguati o sorpresi alla fine di comizi.- Sede del PNF e della XII Brigata Nera “Dante Gervasini” comandata da Leopoldo Giraldi, discusso personaggio che fu fucilato il 28.04.1945, non si conoscono le ragioni reali della sua conservazione nel tempo. Sino al 1944 fu Questore di Varese Antonio Solinas, che superata la Commissione per l’epurazione postbellica in quanto ritenuto compromesso nell’applicazione fedele delle leggi antiebraiche, andò pensione nel 1954 quale Questore di Genova.- Il nuovo Questore di Varese Comm. Giorgio Fiorita, nominato il 21.02.1946, quale persona decisamente non compromessa con il regime, non provvide ne ebbe ordini di provvedere alla rimozione del Sacrario.- Così, chiuso al pubblico e destinato all’oblio della memoria per ragioni politiche, si è conservato quasi integro sino ai giorni nostri.-
    13. In la “Marcia dei martiri” la traslazione nella cripta di Santa Croce dei caduti fascisti, monografia di Alessandra Staderini
    14. Edizione del Giornale di Trieste del 5.11.1950- Rif. Di Gaetano Dato-;
    15. Gaetano Dato, “Lineamenti storiografici, memorie pubbliche e miti all’origine del Sacrario di Redipuglia. La fondazione di un Tempio alla Nazione.” ACTA HISTRIE “ 22.03.2014 Università degli Studi di Trieste.
    16. La questione dalmata trovò una prima soluzione il 5.10. 1954 con il memorandum di Londra per essere definita il 10.11.1975 con la sottoscrizione del Trattato di Osimo.
    17. Alle Celebrazioni del 4 Novembre del 1974 si registra la prima partecipazione di una Rappresentanza della Associazione Nazionale delle Guardie di Pubblica Sicurezza con il medagliere dalla Polizia, da poco realizzato.
    18. Tratto da “La Nuova Scintilla” settimanale di informazione della diocesi di Chioggia “Speciale Grande Guerra” del 27.03.2016.
    19. “Never Against” è la scritta posta all’ingresso del campo di concentramento di Dachau alla base di un monumento che ricorda lo sterminio.
    20. La notizia è presente nell’introduzione storica al sito www.sacrariopolizia.it e ribadita nell’articolo sul Sacrario della Polizia pubblicato da Fiamme d’Oro nel Gennaio 2013 a firma di Giulio Quintavalli dell’Ufficio Storico della Polizia;
    21. Vedi Sito RomaSegreta.it – Via Garibaldi- nel quale vengono descritte le origini e le vicende storiche dei vari edifici e dei monumenti presenti lungo l’importante strada cittadina ove è ubicato anche il Monumento ai caduti per la causa Romana con la sepoltura di Goffredo Mameli.
    22. Ma per avere la certa ubicazione della Cappella, stante la presenza di due edifici con quattro ingressi su via Garibaldi (Ai civici 38,41, 43 e 45), sarebbe necessaria una ricerca per verificare le progettazioni e la distribuzione degli spazi presso l’Archivio di Stato.
    23. Le Guardie di Città prima dello scioglimento del Corpo nel 1919 avevano raggiunto la forza di 12.611 unità che facevano capo a circa 1900 funzionari civili.
    24. E’ con le Guardie di Città che trovano, dopo il 1908, le prime applicazioni delle tecniche investigative elaborate dal prof. Salvatore Ottolenghi nella Scuola Tecnica di Polizia per l’identificazione dei criminali autori di reato e per le persone socialmente pericolose, le indagini dattiloscopiche con l’applicazione del metodo Gasti dopo il 1905, le tecniche del sopralluogo e del ritratto parlato (1917), con la creazione e gestione del Casellario Centrale. E’ con loro e con i funzionari che il nuovo patrimonio di conoscenze della Polizia Scientifica entra a far parte della funzione di pubblica sicurezza e della lotta al crimine, con la formazione dei primi gabinetti di polizia scientifica nelle questure e con la creazione di posti di rilievo segnaletico e dattiloscopico dislocati in tutti gli uffici provinciali e circondariali di polizia, venendo recepito anche dalla giurisdizione nel codice penale del 1913 con l’introduzione nel processo della rilevanza probatoria dei rilievi tecnici. Ed ancora agenti e sottufficiali delle Guardie i Città, sotto la direzione di Giovanni Gasti, sono la parte investigativa ed operativa del nuovo Ufficio Centrale Investigativo, costituito nel periodo bellico ai fini di controspionaggio e sotto la direzione di Augusto Battioni dell’Ufficio Centrale Abigeato.
    25. La partecipazione e l’abnegazione con cui le Guardie di Città parteciparono al soccorso delle popolazioni colpite dai gravi terremoti di Messina ed Avezzano, venne riconosciuto con l’assegnazione al Corpo di due Medaglie D’oro di Benemerenza ed il sanzionamento di 79 medaglie individuali per il Terremoto di Messina (2 oro, 8 argento e 69 bronzo) e di nr. 96 medaglie individuali per il terremoto di Avezzano (Fonte Ministeriale ancora in attesa di verifica e riscontro).
    26. Nel 1919 gli Agenti delle Guardie di Città avevano ricevuto, per atti di valore compiuti nell’arresto di malfattori o nel contrasto alle sommosse, il riconoscimento di 316 Medaglie d’argento e di 648 Medaglie di bronzo al Valor Militare, mentre per azioni di coraggio in favore di cittadini e nei servizi di soccorso pubblico 186 Medaglie d’argento e 479 Medaglie di bronzo al Valor Civile (Riferite fonti Ministeriali da approfondire);
    27. Nello Stesso periodo sino al 1919 il tributo dei Caduti delle Guardie di Città Vittime del Dovere superano il numero di 200, in gran parte rimasti uccisi a seguito di conflitti a fuoco, a cui si aggiungono oltre 3000 feriti per cause di servizio;
    28. Il Manuale del Funzionario di Sicurezza Pubblica e di Polizia Giudiziaria, fondato e diretto da Carlo Astengo dal 1863 sino al 1912, costituisce la più importante fonte di notizie sull’evoluzione storica della pubblica sicurezza e sulla sua funzione sociale. Per un approccio determinante per comprenderne significato e portata storica si segnala “Antologia del Manuale del funzionario di sicurezza pubblica e di polizia giudiziaria” a cura di Nicola Labanca e Michele Di Giorgio, edito da UNICOPLI nel 2015. Nel Manuale dell’Astengo è stata presente sino alla cessazione delle sue pubblicazioni nel 1912 una rubrica sulle Vittime del Dovere della Pubblica sicurezza che riguarda in gran parte il Corpo delle Guardie di Città per il periodo 1890-1912 .-
    29. Articolo del periodico Fiamme d’Oro del Sett-Ott. 1999 , a firma Viscardo Castelli, intitolato “La Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza” dove viene indicato l’organico iniziale del Corpo ammontante a complessive 25.377 unità e costituito da un Comandante Generale, un Tenente Generale comandante in seconda, 9 Maggiori Generali, 10 Colonnelli, 20 Tenenti Colonnelli, 48 Maggiori, 100 Capitani, 155 Tenenti, 40 Sottotenenti, 500 Marescialli Maggiori, 500 Marescialli Capi, 500 Marescialli Ordinari, 1.800 Brigadieri, 1500 Vicebrigadieri, 4000 Appuntati, 15.000 Guardie e 1.200 Allievi. Nella Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza, quale corpo ad ordinamento militare inquadrato nelle Forze Armate dello Stato e deputato alla tutela dell’ordine pubblico, confluirono oltre 4.000 Guardie di Città, circa 9000 fra Carabinierie Guardie di Finanza congedati, e circa 12.000 militari dell’esercito ex combattenti e giovani reclute.
    30. “La Polizia a Cavallo, storia, ordinamenti ed uniformi” di Giorgio Cantelli e Luigi Menna, realizzato con la collaborazione dell’Ufficio Storico della Polizia, Ponchiroli Editori, pag. 17;
    31. Articolo dal Periodico Fiamme d’Oro mar-apr.1997 a firma FRAMA (Francesco Magistri) dal titolo “ LA GUIDO RENI. Un po’ di storia in un ricordo lontano”. Ove l’autore ricorda una visita fatta col padre nel Settembre del 1928 alla Regia Scuola Tecnica di Polizia di via Guido Reni ove si trovava lo zio Calogero Magistri, al tempo vicecommissario aggiunto con funzioni di sottotenente, che gli ricordava di aver frequentato in quegli ambienti la Scuola Allievi Ufficiali della Guardia Regia per la Pubblica Sicurezza.
    32. Luigi Menna nell’opera “ La Polizia Italiana” capitolo III dedicato alla Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza pubblicata ne “Il Calendario Storico della Polizia Italiana 2015” edito dal Comitato Befana del Poliziotto. Emilio Saracini,”I Crepuscoli della polizia: compendio storico della genesi e delle vicende dell’amministrazione di pubblica sicurezza”,considera l’istituzione della Guardia Regia un “rimedio eroico” che andava bene per i casi disperati in quanto “come corpo straordinario di forza armata era riuscitissimo, ma come corpo di polizia ordinaria era deficiente”.
    33. Il 26 giugno 1920 a seguito della rivolta dell’11° reggimento Bersaglieri sorretto da rivoltosi locali, si succedono una serie di scontri a fuoco con la Guardia Regia ed i Carabinieri che costringono i rivoltosi a ripiegare all’interno di una postazione strategica costituita dal Forte Scrima. La Guardia Regia dopo aver assaltato la postazione vince ogni resistenza dei rivoltosi riportando l’ordine. Nel corso degli scontri a fuoco la Polizia registra cinque caduti in combattimento. Il Tenente Umberto Rolli, il Vicebrigadiere Sante Fargioni, la Guardia Eugenio Masotto , tutti appartenenti alla Guardia Regia, il Vice Commissario Pier Antonio D’Aria e l’Agente Investigativo Luigi Cristallini (Fonte Luigi Menna Vedi Nota 38). Alla fine del 1920, per volontà degli appartenenti alla Pubblica Sicurezza di Ancona, venne apposta una lapide marmorea commemorativa dell’evento e dei caduti nella questura di Ancona (Fonte Giulio Quintavalli Vedi articolo citato in Nota nr.26).
    34. Lo scioglimento della Guardia Regia non venne accettato passivamente dal Corpo e registrò varie forme di ribellione a Parma, Pisa e Genova e veri e propri ammutinamenti a Torino e Napoli con morti a seguito di scontri a fuoco con reparti dell’Esercito e con battaglioni dei Reali Carabinieri .
    35. La Guardia Regia, quale nuovo corpo di polizia, venne avversata dagli alti vertici delle Forze Armate tanto che la cerimonia di consegna della Bandiera avvenuta il 4 giugno del 1922 ad opera del Re Vittorio Emanuele III presso la caserma Macao di Roma registrò l’assenza dei generali dell’Esercito Regio e dimolte rappresentanze degli altri Corpi.
    36. Sul ruolo svolto dalla Guardia Regia Vedi l’accurata ricostruzione di Luca Madrignani in “Dalla psicosi rivoluzionaria alla guerra civile: La Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza e gestione dell’ordine pubblico nella crisi dello Stato Liberale”, pubblicato UNICOPLI 2014, dove si evidenzia come il Corpo utilizzato inizialmente in funzione anti-bolscevica o antisovversiva, trovò poi impiego , sebbene con alcune contraddizioni, contro lo squadrismo fascista. Vedi anche Raffaele Camposano “Origini e cambiamenti della Polizia di Stato” monografia presente nell’opera “In Nome della Legge” a cura di Fabio Santilli realizzato dall’Ufficio Storico della Polizia di Stato e dal Centro Studi Gabriele Galantara ,anno 2009.
    37. La figura del Cappellano Militare, nata dalla necessità di assicurare la cura della fede religiosa dei militari nei loro spostamenti bellici, ha origini preunitarie. Nei Ducati di Parma e Piacenza dal 1816 il Reggimento di linea aveva un cappellano Tenente; nel 1839 nel Granducato di Toscana vi erano tre cappellani; nello Sato Pontificio da Pio IX fu istituito nel 1850 l’Ufficio di Cappellano Maggiore; nel Regno delle Due Sicilie era il Re a nominare sino al 1861 i cappellani; Nel 1865 le Forze Armate del Regno d’Italia registrava circa 189 cappellani . Con l’occupazione di Roma nel 1870 e le leggi anticlericali il numero dei cappellani fu progressivamente ridotto sino all’eliminazione del servizio religioso occorso nel 1878. La figura venne reintrodotta dal Gen. Cadorna con una circolare del 12.04.1915 a cui seguì l’arruolamento di diecimila “preti-soldati” di cui 2.700 destinati ai corpi combattenti. Il 1.6.1915 la Sacra Congregazione Concistoriale nomino il primo Vescovo Castrense nella persona di S.E.R. Angelo Bartolomasi. Nonostante il comportamento eroico di alcuni di essi e l’alto numero di vittime di religiosi registrato nel corso della Grande Guerra, il servizio espletato dai Cappellani Militari nel 1922 veniva soppresso. Tre anni dopo, l’Ordinariato Militare per l’Italia venne eretto il 6.3.1925 con Decreto della Sacra Congregazione Concistoriale ed approvato dallo Stato Italiano con Legge 417/1926, istituendosinuovamente un contingente di cappellani militari operanti in tempo di pace.(www.ordinariatomilitare.chiesacattolica.it ; Raffaele Pascali “La Parabola dell’Assistenza Spirituale alla Polizia di Stato” Giappichelli Editore- Torino 2012);
    38. Francesco Magistri, Maggiore Generale della P.S., deceduto il 13.11.2002, al di là degli incarichi militari espletati in carriera, è stato Redattore Capo della Rivista Polizia Moderna dal 1954 sino al 1975 ed una volta in pensione ha rivestito l’incarico di Vice-Direttore ed Art Director della rivista dell’ANPS Fiamme d’Oro dal 1977 sino al 2002. E’ stato insignito del “Premio alla Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri”.
    39. Il Corpo Agenti di Investigazione viene istituito con D.L. 14.08.1919 n.1442 assorbendo buona parte delle Guardie di Città che verranno definitivamente sciolte con l’Istituzione della Guardia Regia avvenuta con R.D. 2.10.1919 nr.1790. Con lo scioglimento della Guardia Regia e del Corpo Agenti di Investigazione avvenuto con R.D. 31.12.1922 n.1680, questi ultimi confluiscono integralmente nel Ruolo Specializzato dei Carabinieri, il quale a sua volta, con l’istituzione del Corpo Agenti di P.S. con R.D. 2.4.1925 nr.383, viene totalmente assorbito nel nuovo organismo. In questo ondivago riformismo istituzionale, la Polizia subisce certamente una battuta di arresto della sua continuità storica. Ma si tratta di uno strappo ben presto ricucito dai suoi uomini la cui funzione ed il cui impegno nella tutela della Pubblica Sicurezza è sempre rimasto saldamente legato al ruolo sociale rivestito.
    40. La Bandiera Nazionale viene concessa al Corpo degli Agenti di P.S. con R.D.26.09.1930 e consegnata dal Capo del Governo Mussolini e benedetta dall’ Ordinario Militare vescovo S.E.R. Mons. Angelo Bartolomasi il 18.10.1930 con una grande manifestazione tenutasi all’ippodromo di Villa Glori in Roma alla presenza del Direttore Generale della P.S. Arturo Bocchini, di tutti i questori d’Italia, dei massimi rappresentanti delle FF.AA., con uno schieramento di oltre 5000 uomini comandati dal Colonnello di P.S. Ferdinando Soleti che ricevuto materialmente il vessillo presterà il giuramento con la formula: “giuriamo che noi sapremo difendere questa bandiera fino all’ultima stilla del nostro sangue, al servizio del Re e della Patria”.
    41. Sul punto vedasi nell’Opera Monografica di Raffaele Camposano “Origini e Cambiamenti Della Polizia di Stato” posta a corredo dell’opera “In Nome Della Legge- Tracce satiriche della Polizia Italiana tra Otto e Novecento” a cura di Fabio Santilli (Realizzato dall’Ufficio Storico e dal Centro Studi Gabriele Galantara 2009), ove l’autore trattando nei punti salienti il processo di fascistizzazione della Polizia evidenzia come lo stesso sia partito dalle Prefetture , con le nomine politiche dei Prefetti, per proseguire con i Questori, e quindi con l’allontanamento dal servizio “per riprovevole condotta” dei poliziotti scomodi o ritenuti di non sicura fedeltà al fascismo con il D.L.28.6.1928 nr.1592. Inoltre con il R.D. 2380 del 12.12.10927 viene conferita ai Questori la qualifica di Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza e viene sciolto il Ruolo degli Ufficiali del Corpo Agenti di P.S. con il loro inquadramento nel Ruolo dei Funzionari di P.S.- “Ma pur essendo perfettamente integrata nel regime, la Polizia non arrivò mai ad identificare la ragion di Stato con la ragion del Partito unico” atteggiamento reso possibile dai convincimenti e dalla volontà del Capo della Polizia Arturo Bocchini che rivesti la carica dal 1925 sino al 1940 quando morì in attività di servizio.
    42. Dall’articolo sulla Stampa del 19.10.1938 nr. 248 alla prima pagina.
    43. Come rilevabile dai giornali del tempo (Messaggero, La Stampa, Il Popolo ….), la ritualità del cerimoniale della Festa della Polizia sino all’entrata in guerra, prevede: a) la convocazione in Roma di tutti i Questori del Regno e dei Funzionari della Direzione Generale che riuniti a Palazzo Venezia o nel palazzo della Prefettura vengono ricevuti in udienza privata dal Capo del Governo; b) incolonnati, essi raggiungono a piedi il Vittoriano dove le alte Autorità del Corpo depongono una corona di alloro al Milite Ignoto, quindi trasferimento, sempre a piedi, lungo via del Plebiscito fino al Palazzo Littorio ove attesi dal segretario del PNF depongono una seconda corona di alloro al Sacrario dei Martiri Fascisti; c) successivo trasferimento con torpedoni presso il Comando Generale della Milizia ove ricevuti dal Capo di Stato Maggiore della Milizia depongono una terza corona di alloro al Sacrario dei Caduti della Milizia.
    44. Fra il 13 ed il 18 luglio del 1941, in varie azioni militare o a seguito di imboscate, morivano ad Ocevic nel Montenegro Carlo Smiraglia ( MAVM nel 1961), Domenico Alloro (MBVM nel 1943) Espedito Principe (MBVM nel 1948); sulla rotabile Rijeka-Ocevic Umberto Bianconi (MAVM nel 1943), a Xan Mesanovinica Antonio Paoloemilio (MAVM nel 1943) e Gino Pianigiani (Croce di guerra nel 1943); a Budva- Martinovic Celestino Nardi (MBVM nel 1950) e Guerrino Zacchiroli (Croce di guerra nel 1951) ed altri non risultati decorati. La Bandiera del Corpo Agenti di P.S. venne insignita della Medaglia di Bronzo al Valor Militare nell’anno 1949, Ministro dell’Interno Mario Scelba.-
    45. Il Corpo delle Guardie di P.S. viene costituito con il Decreto Legge Luogotenenziale nr. 365 del 2.11.1944, assorbendo il Corpo Agenti di P.S. già inquadrato nelle Forze Armate con D.L. 31.7.1943 nr.687 (Governo Badoglio).
    46. Nel nuovo Corpo, confluiscono parte della disciolta MVSN e le specialità della Milizia Ferroviaria, Stradale, Postale e di Frontiera, elementi dell’Esercito e della disciolta Polizia Repubblicana, la Polizia Africa Italiana (confluita il 9.3.1945), partecipanti a formazioni partigiane legalmente riconosciute, al C.L.N. ed alla Polizia Ausiliaria che aveva operato in appoggio alle forze alleate di liberazione.
    47. Un articolo comparso su Polizia Moderna del Maggio 1949 descrive con dovizia di particolari lo stato della Scuola di Via Guido Reni e le condizioni in cui venne realizzato il 1° Corso Allievi Guardie del Maggio-Novembre 1946.
    48. Storia del Sacrario in www.sacrariopoliziadistato.it
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Conoscere il Medagliere e la sua Storia



Conoscere il Medagliere e la sua Storia

Nel riordino del materiale e degli scritti che la pubblicazione on line ci ha imposto alla fine di questo secondo anno di vita, abbiamo ritenuto opportuno creare questa prima pagina da inserire nel Link di apertura del Medagliere della Polizia.
Sotto il titolo ambizioso di “Conoscere il Medagliere”, vi abbiamo raccolto alcuni elaborati per permettere al lettore, prima di navigare sui dati storici dei riconoscimenti e delle biografie dei singoli beneficiati, un approccio al “Sacro Drappo” che ne racconti le origini , le ragioni dei suoi mutamenti iconografici e quelle che ne hanno determinato la recentissima riproposizione di cui abbiamo fornito la riproduzione telematica e la sua legenda. Inoltre, ci siamo soffermati sugli studi e le ricerche che investono attualmente ed investiranno nel prossimo futuro la materia del Medagliere, non solo per dare ragione delle motivazioni sottese ai programmi di realizzazione delle due opere “Il Medagliere Antologico” ed “Il Medagliere Storico”, ma anche per raccontare le metodologie applicate e la necessità dell’incrocio e riscontro dei dati in considerazione dell’ampiezza e frammentarietà delle fonti di riferimento in cui si muove l’attività dei ricercatori. Non ci nascondiamo le enormi difficoltà sistematiche che ci attendono nonché il campo letteralmente corposo della mole di dati, di documenti telematici e cartacei da reperire, analizzare e selezionare. Ma contiamo, in quest’opera ciclopica che ci attende e nel cammino da percorrere per realizzarla, di incontrare lungo la sua perigliosa strada nuovi ed entusiasti collaboratori e auspichiamo la partecipazione di soci con segnalazioni, indicazioni e suggerimenti nonché il sostegno morale di tanti che ci aiutino a gettare le basi per contribuire a creare una vera “Cultura del Medagliere” e di tutto il suo retroterra storico.

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Il Medagliere per le Sezioni (Aggiornato Dicembre 2015)

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Questo elaborato, creato specificamente per le sezioni A.N.P.S., ha la finalità di ricostruire un frammento della storia della Polizia e del “Sacro Drappo” che simboleggia i più alti valori dei suoi Uomini.
Inoltre vuole essere un Piccolo e sintetico Contributo alle dotazioni storiografiche che ciascuna sezione non può non avere.


Attenzione


Si raccomanda per l’applicazione delle medaglie sui labari sezionali di attendere le direttive dell’ufficio di Presidenza Nazionale dell’A.N.P.S.


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Frammenti di Memoria – Riviste, Pubblicazioni e Articoli storici

Riviste, Pubblicazioni e Articoli Sulla Storia della Polizia

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In un sito nato con la dichiarata ambizione di stimolare le iniziative del Sodalizio , non poteva mancare uno spazio editoriale dedicato alla pubblicistica dell’ANPS e della Polizia di Stato nonché alla loro storia.
Compiuta nel luglio del 2014, ad opera delle Sezioni di Arezzo e di Roma, la digitalizzazione completa della rivista Fiamme d’Oro (oggi presente sul sito del Sodalizio www.assopolizia.it ) si tratta ora di adempiere ad un compito diverso. Infatti, prendendo le mosse dalla pubblicazione di alcune decine di numeri delle riviste Fiamme d’Oro e Polizia Moderna nonché di alcuni articoli comparsi nei primi anni di pubblicazione della Rivista di Polizia su alcune tematiche specifiche, si sarebbero voluti favorire spunti propositivi o progettuali, ritenuti funzionali al campo delle ricerche, alla crescita dell’immagine associativa ed a far emergere la sua memoria storica.
Purtroppo, però, si è vanificata l’aspettativa iniziale di creare una emeroteca delle pubblicazioni di polizia che raccogliesse tutti i numeri delle riviste Fiamme d’Oro (1974-2016), Polizia Moderna (1949-2016), Manuale del Funzionario dell’Astengo (1863-1912) e del Magistrato dell’Ordine del Saracini (1924-1939), e che si ponesse quale punto di ricerca, di studio e di approfondimenti per storici ed appassionati cultori. A questo punto, non ci rimane chesperare che il Ministero dell’Interno, attraverso l’Ufficio Storico della Polizia e l’Ufficio Assistenza, provveda quanto prima a concepire la pubblicazione di quelle riviste storiche che, nella sua disponibilità e già digitalizzate, potrebbero diventare patrimonio di assoluto interesse per il mondo culturale.
Preso atto dell’insuccesso del descritto profilo progettuale, abbiamo deciso di dedicare questa Sezione del Sito a dei “Frammenti della Memoria Storica” della Polizia, implementando la raccolta parziale delle Riviste e degli Articoli Storici già ivi presenti. Così, vi abbiamo inserito articoli sulla storia ed i mutamenti del Medagliere, sul Sacrario e la sua storia, sulle origini della Polizia Scientifica, un piccolo elaborato sul Medagliere funzionale alle Sezioni ANPS nonché l’opera sulla Storia della Polizia di Gianmarco Calore. A tutto ciò aggiungeremo via via nel tempo gli altri elaborati significativi che riusciremo ad acquisire, inoltre cercheremo di realizzare il progetto di costruire un “Itinerario telematico delle opere sulla polizia” in modo da agevolare il lettore, attraverso la segnalazione delle varie tematiche e dei siti che le ospitano, nell’accesso gratuito alle numerose opere in materia di pubblica sicurezza presenti nella rete. Un modo per facilitare l’individuazione e l’accesso del socio o dell’appassionato ai cospicui e rilevanti materiali storici, anche di natura scientifica, presenti nel mondo telematico integrando in tal modo gli irrinunziabili riferimenti bibliografici.
Rimane, infine, da segnalare come all’importante ed insostituibile collaborazione , consulenza e sostegno dell’Ufficio Storico della Polizia di Stato si sia oggi aggiunta quella degli appassionati storici raccolti attorno al sito www.polizianellastoria.it ed in particolare dell’Assistente Capo Gianmarco Calore. Forse stiamo muovendo i primi passi verso un’interazione operativa che, al di là delle diversità che ci distinguono (Ma la diversità è ricchezza), ci vede tutti profondamente legati ed uniti dal senso di appartenenza.- Unica, infatti, rimane la finalità comune di far emergere i connotati reali della pubblica sicurezza nella storia del nostro paese, contribuendo alla solida formazione di una cultura della memoria, lontana da facili apologie, autoreferenzialità e mistificazioni.

Guido Chessa




Ringraziamenti


Si ringrazia l’Ufficio di Presidenza e la Segreteria dell’ANPS per aver dotato la Sezione di Arezzo del materiale telematico idoneo a svolgere le attività di ricerca, scannerizzazione e di grafica necessario per le varie pubblicazioni sul sito. L’Ufficio Storico della Polizia di Stato per il sostegno e la disponibilità incondizionata che avviene anche con la messa a disposizione di dati e consulenze. Un ringraziamento particolare accompagnato da senso di gratitudine và al tecnico Vinicio Corbini di Arezzo che da oltre due anni si è generosamente prodigato in tutta l’attività di digitalizzazione, di predisposizione grafica e soprattutto di ricerca in materia di Medagliere Antologico e Storico. Altri ringraziamenti particolari vanno al web designer Dr. Francesco Rossi ideatore grafico del sito e responsabile della sua periodica presentazione grafica nonché al Dr. Sergio Tinti, presidente della Sezione dell’ANPS di Firenze, per la sua disponibilità, per la sua competente collaborazione e per gli insostituibili consigli.
A Gianmarco Calore per la sua generosità incondizionata di uomo libero. A tutti coloro che non mancando di esserci vicini e di incoraggiarci alimentano la nostra passione.



Si precisa che la pubblicazione nello spazio editoriale del sito anpsarezzo.it delle riviste Fiamme d’Oro e Polizia Moderna e di eventuali articoli integrali tratti dalla Rivista di Polizia, avviene nel rispetto e nei limiti consentiti dalla legge 22.4.1941 nr.33 e successive modifiche, in materia di tutela del diritto d’autore (Gazzetta Ufficiale del 16 luglio 1941, n. 166. Testo coordinato ed aggiornato con le modifiche introdotte dalla Legge 248/2000, dal D.Lgs. 95/2001, dal D.Lgs. 68/2003, dal D.L. 72/2004, dal D.L. 7/2005, dal D.Lgs. 118/2006, dal D.Lgs. 140/2006 e dalla Legge 9 01.2008 n.2) e che i rispettivi Enti titolari ne sono stati, comunque,formalmente informati.

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Gli Articoli di Paloscia dalle Origini al 1960


5°) 1945: L’anno delle radici. Lo Stato dalla gestione autoritaria alla gestione democratica. (1984)

6°) 1945: Verso la riconquista della sovranità. (1985)

7°) 1945: La rifondazione della Polizia Italiana. (1985)

8°) 1946: L’anno della Repubblica. (1985)

9°) 1947: La Polizia verso la Costituzione (1985)

10) 1947: Dalla crisi dell’Ordine Pubblico al Consolidamento della democrazia (1985)

11) 1948: La Polizia fra stabilità di governo e instabilità di Ordine Pubblico. (1985)

12) 1948: Il conflitto aperto con le sinistre. (1985)

13) 1948: I giorni dell’attentato a Togliatti. (1985)

14) 1948: La risposta alla criminalità in Sicilia. (1986)

15) Anni ’50: Nascita e sviluppo della Celere. (1986)

16) Anni ’50: Polizia a più dimensioni. La crescita un secolo di storia sociale. (1986)

17) Anni ’50: Quando l’uomo non contava molto .(1986)

18) Anni ’50: Mafia ed Ordine Pubblico tra polemiche e riflessioni. (1986)

19) Anni ’50: La misura del vecchio e del nuovo. (1986)

20) 1954: Il bilancio della sicurezza negli anni della Repubblica. (1986)

21) 1955: Primi atti di Tambroni al Viminale. (1987)

22) 1955: Diritti Costituzionali e Pubblica Sicurezza. (1987)

23) Operazioni che davano popolarità. (1986)


Introduzione

Questa seconda raccolta, viene destinata integralmente alla pubblicazione di 19 articoli a firma di Annibale Paloscia. L’insieme dei brevi saggi,che trattano il periodo andante dalla formazione delle “radici” postbelliche del Corpo sino alla fine del governo Tambroni (1960), hanno costituito il materiale di riferimento per la realizzazione della prima opera completa sulla “Storia della Polizia” pubblicata dall’autore alla fine del 19891. Tutto il lavoro editoriale, che viene presentato nella sua veste originale comparsa su Polizia Moderna (Anni 1984-1987), è stato realizzato dall’autore con la collaborazione di Massimo Occello2 per la parte giuridico amministrativa e di Alberto Cifelli3 per le fonti storiche sull’istituto prefettizio. La pubblicazione è ritenuta di rilevante interesse, in quanto testimonia il tentativo, attraverso il suo giornale ufficiale, di are corpo ad una cultura storica della Polizia, contestualizzata alla realtà sociale ed ispirata da una elaborazione laica. E ciò in una narrazione dell’attività istituzionale presentata facendo leva su metodi e fonti di ricerca a più ampio spettro, quali la pubblicistica, i lavori parlamentari, i documenti ufficiali e le testimonianze dirette. Per percepirne pienamente la diversa impostazione culturale e descrittiva, basterà confrontare il contenuto di alcuni degli articoli con la realtà della cronaca presentata nelle prime annate di Polizia Moderna che il lettore troverà in questo stesso “menù telematico”. A queste pagine, inoltre, unite a stimoli esterni provenienti dal mondo universitario,da quello dei media, dal periodico del Siulp “Progetto Sicurezza”4 nonché da appassionati cultori, è da ascriversi negli anni ‘80 l’insorgere dell’esigenza di un consapevole movimento storiografico nella Polizia e della Polizia. Un movimento culturale che in virtù dei diversi orientamenti, andrebbe studiato ed approfondito criticamente sin dalle sue origini . E ciò per comprendere, attraverso la sua analisi, le ragioni che ad oltre trent’anni di distanza non hanno permesso al suo dinamismo discrasico di essere canalizzato verso la formazione di un cenacolo raccolto attorno ad un progetto comune. Magari promosso dall’Istituzione di riferimento e sostenuto dall’ANPS o viceversa.

Avv. Guido Chessa

Consigliere Nazionale ANPS

Note:


1°) “Storia della Polizia” di Annibale Paloscia, edito da Newton Compton nel 1989, pag. 288.- Presentato alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana nel corso di un dibatto al quale presero parte Valdo Spini, sottosegretario all’Interno ed il Capo della Polizia Vincenzo Parisi. Il libro, pubblicato in due edizioni, è introvabile in commercio se non occasionalmente in qualche Fiera o mercatino dell’usato librario.
2°) Massimo Occello, è stato capo redattore della rivista Polizia Moderna negli anni di piombo, quindi ne assunse la Direzione nel 1981 per lasciarla nel gennaio del 1993. Importante, fra i tanti articoli e saggi, la pubblicazione nel maggio del 1986 di un breve editoriale intitolato “Per Una Storia della Polizia” in cui venivano espresse formalmente, da parte della direzione del giornale, le esigenze di cominciare a colmare i grandi vuoti esistenti nella storia della Polizia e dove si sollecitava l’impegno dei “pensionati” e con loro dell’ANPS.
3°) Alberto Cifelli , che attualmente svolge la funzione di Prefetto, è da molti anni ricercatore e storiografo dell’Istituzione prefettizia. Di Lui si ricordano le opere “I Prefetti del Regno nel ventennio fascista”(pag. 321 del 1999) e “L’Istituto prefettizio dalla caduta del fascismo all’Assemblea Costituente- I Prefetti della Liberazione” (pag. 535 del 2008), entrambi editi fra i quaderni della Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno. Entrambe le opere, assieme a molte altre di grande interesse storiografico per l’Istituzione Prefettizia, possono essere lette integralmente nel sito www.ssai.interno.it
4°) Il periodico mensile ufficiale del Siulp “Progetto sicurezza” , edito dal gennaio del 1988 (Reg.Trib.Roma nr.54/88), pubblica in varie puntate con decorrenza dal nr. 21 del settembre 1989 il Saggio di Antonio Sannino “Le Forze di Polizia nel secondo dopoguerra” (1945-1950). Il saggio era già stato oggetto di pubblicazione nel giugno del 1986 nella prestigiosa Rivista di Storia Contemporanea diretta dallo storico Renzo De Felice.

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“Da Sbirro a Investigatore” di Giulio Quintavalli
Un saggio da non perdere

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Dal luglio scorso la storiografia contemporanea sulla Polizia si è arricchita della pubblicazione dell’opera “Da Sbirro a Poliziotto” di Giulio Quintavalli. Un lavoro che non solo completa la recente pubblicazione della “Antologia del Manuale del funzionario di sicurezza pubblica e di polizia giudiziaria (1863-1912)” edita da Unicopli .nel 2015, ma che rilancia e stimola la ricerca verso il Corpo degli Agenti Investigativi e quello del Ruolo Specializzato dell’arma dei Carabinieri Reali, aree scarsamente o per nulla attenzionate ed indagate dagli studiosi. Il lavoro, infatti, analizza approfonditamente il periodo storico dal 1880 sino alla fine della Grande Guerra. Vi colloca e ricostruisce status e funzione sociale del poliziotto nel dibattito politico-amministrativo e nell’evoluzione dello stato liberale, lumeggiando, nella crudezza analitica dei dati riguardanti i profili endogeni del Corpo delle Guardie di Città, il significato e la portata dell’ingresso della polizia scientifica nel mondo delle investigazioni e soprattutto della prova del reato anche riguardo alla riforma del codice penale del 1913. La ricerca storiografica dell’autore, inoltre, si estende alla costituzione dell’Ufficio Centrale Investigativo ed alla figura del suo direttore Giovanni Gasti, all’Ufficio Centrale per la repressione dell’abigeato con quella di Augusto Battioni, alla formazione della polizia ferroviaria e di frontiera, all’introduzione dei servizi tecnici con gli albori delle prime intercettazioni telefoniche. Insomma, un’opera ricca di autenticità storica e capace di coniugare l’analiticità e la scientificità dei dati e dei riferimenti con una narrazione piana e piacevole.
Una pubblicazione significativa e di indiscusso rilievo storiografico che non può mancare nella biblioteca degli studiosi, dei cultori, degli appassionati o dei semplici curiosi interessati ad arricchire il proprio bagaglio di conoscenze storiche. Un saggio che non dovrebbe mancare nelle raccolte librarie dei giuristi e degli operatori del diritto, perché in essa si ritrova tutto il retroterra culturale e scientifico della transizione dalla prova indiziaria, a quel tempo prettamente logico-deduttiva e troppo spesso marcata dai pregiudizi antropologici e della condizione sociale del reo, alla prova processuale eticamente rigorosa in quanto espressione di inequivocabili dati scientifici, identificativi e di ricostruzione ambientale. In pratica ritroviamo nell’opera di Quintavalli i momenti di embrionale formazione di quei principi operativi e di quei valori etici che sono alla base dell’attività investigativa e processuale dell’oggi. Una nitida immagine di ciò che eravamo ieri per saper meglio indagare e conoscere la realtà attuale.
Non ci rimane pertanto che ringraziare l’Autore per aver voluto condividere ricerche, fatiche e conoscenze con i lettori, riconoscendogli soprattutto il merito di aver accomunato ad un’opera storicamente autentica le dinamiche dello stimolo alla riflessione ed alla prosecuzione del lavoro.

Avv. Guido Chessa


È pubblicato da Aviani & Aviani editori, 2017 (c/o Arti grafiche Fulvio srl), viale Tricesimo 184/7,33100 Udine; email: avianifulvio@gmail.com, www.avianieditori.com, tel.: 0432 884057  fax: 0432 479918.
280 pagine formato 22 x 29.3  cm.  80 immagini, oltre 900 note, appendice iconografia a colori, indice dei nomi, delle leggi, bibliografia e storiografia. Sul sito ww.avianieditori.com trovate le informazioni per l’acquisto.
Il Costo del Libro è di €. 32,00 ma per i soci ANPS è ridotto all’importo promozionale di €. 22,00.

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Il 2° Reparto Celere di Padova di Gianmarco Calore

www.polizianellastoria.it/forum/index.php

Tratto dal Forum del sito polizianellastoria.it , palestra di libero dibattito sulla storia della Polizia e sulle problematiche attuali che vive l’istituzione, offriamo ai lettori questo articolo di Calore che ripercorre le vicende del più celebre, se non il più importante, Reparto Mobile della Polizia di Stato. Si tratta di un breve elaborato che, caratterizzato da una narrazione appassionata e tipica di chi ne ha fatto parte e si è formato alla sua scuola, descrive il percorso storico del Reparto “Celere” padovano spesso protagonista nelle operazioni di ordine pubblico, di soccorso alle popolazioni colpite da calamità e nello sport con le non meno note Fiamme Oro. L’opera, che per volontà dell’autore assume carattere divulgativo ed informativo, fornisce al lettore un’immagine quasi a tutto tondo dei più importanti interventi di un Reparto che ha contribuito con il suo operato, non sempre scevro da critiche o rilievi, a costruire la tradizione della polizia scrivendo, per alcuni profili, anche la storia del nostro paese. Unico appunto, anche al fine di evitare un ingiusto giudizio autocelebrativo , è la mancata trattazione della significativa evoluzione che la gestione dell’Ordine Pubblico ha avuto dopo le note vicende del G8 del 2001. Le nuove “regole di ingaggio” , la nuova mentalità che l’operatore di polizia sta sempre più acquisendo, la più oculata e mirata gestione della piazza all’interno delle regole democratiche e dei valori costituzionali. Tematiche abbondantemente e diffusamente trattate nel Forum di Polizianellastoria ed ancora oggetto di acceso dibattito politico-sociale.- Per il resto, l’articolo si legge tutto d’un fiato in pochi minuti, dalla fondazione del 2° Reparto quale costola del 5° Reparto Celere di Vicenza con la figura indimenticabile di Gaetano Genco, alle imprese sportive delle Fiamme Oro ed al caso Margherito; dal periodo carbonaro delle rivendicazioni sindacali ai gravi fatti di Genova ed alla formazione dei Baschi Bleu. Il tutto arricchito dalle foto storiche di Manigrasso vero reporter storico del Reparto e dalla collaborazione di Vincenzo Marangione competente ed appassionato storico della Polizia. Un lavoro firmato da Calore ma frutto di quella sinergica ed entusiastica collaborazione fra appassionati a cui va riconosciuto l’impegno e l’inguaribile senso di appartenenza. Un frammento di memoria che ne alimenta il culto e l’insegnamento. Un momento di verità che narrando da dove veniamo contribuisce a segnare la strada dove andiamo.

Guido Chessa

"Il 2° Reparto Celere di Padova"

Di Gianmarco Calore
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La Storia della Polizia italiana di Gianmarco Calore

Presentazione dell’Opera e motivi della pubblicazione


Abbiamo richiesto all’Assistente Capo Gianmarco Calore, ricevendone incondizionata disponibilità ed assenso, l’autorizzazione alla pubblicazione sul nostro sito sezionale dell’ultima stesura della sua opera divulgativa “Polizia nella Storia”. Inoltre, abbiamo ottenuto dall’autore che il testo del lavoro, pur essendo coperto da copyright, venga pubblicato in PDF scaricabile, in modo tale che, in formato cartaceo o su supporto telematico, possa entrare a far parte delle dotazioni storiografiche di riferimento che ciascuna delle 172 Sezioni ANPS dovrebbe avere. L’iniziativa, infatti, lungi dall’essere fine a se stessa o ad usum delphini, si colloca all’interno di un più ampio ed ambizioso programma teso a costruire e raccogliere progressivamente, anche attraverso gli studi, le ricerche ed i lavori divulgativi sul Medagliere e sul Sacrario della Polizia di Stato, una narrativa di carattere storico che contribuisca ad alimentare e far crescere presso ogni Sezione il “Culto della Memoria”.
A tale proposito si ritengono maturi i tempi a che la Memoria Storica delle Tradizioni della Polizia ed il culto dei suoi Caduti, si spinga ben al di là dei richiami occasionali ed a volte retorici riservati dagli oratori nei rituali momenti celebrativi. E’ necessario, infatti, e ne esistono ormai tutti i presupposti costituiti dalla pubblicistica e da iniziative mirate, che “il Culto” assuma le vesti più significative e diffuse di una autentica ed onesta “Cultura della Memoria”. Così, in calce alla stesura dell’attuale presentazione, abbiamo riportato una breve bibliografia delle pubblicazioni in materia di Polizia e della sua storia, non solo per collocare l’opera di Calore nel più ampio contesto storico-letterario in materia ma anche perché le Sezioni più intraprendenti ed i soci più appassionati possano fruire di alcuni testi di riferimento per gli approfondimenti ritenuti necessari. Non si tratta, quindi, di vestire gli abiti degli “storici qualificati” che ambiscono al ruolo di coprotagonisti nel mondo storiografico di settore. Ma al contrario, in una percezione realistica consona al proprio ruolo, si tratta più semplicemente di conservare le modeste vesti di appassionati narratori e quelle di convinti propalatori di una progettualità che cerca di rendere la Memoria dell’Istituzione e dei suoi uomini sempre più palpabile e presente nella quotidianità operativa. In questa prospettiva, quindi, la pubblicazione che presentiamo al lettore si pone solo come un importante frammento di una più ampia antologia narrativa, proposta al corpo sociale per accrescerne e sedimentarne la formazione storico-culturale di base. Un modo per stimolare dal basso, dalla periferia, gli organismi nazionali dell’ANPS verso il superamento di quella interpretazione ancora ancillare della funzione del Sodalizio. Un modo per sostenere l’Associazione nell’esercizio del suo rilevante ruolo istituzionale, quale reale e concreta coprotagonista di un compiuto processo di emersione dell’identità storica della Pubblica Sicurezza e dei suoi uomini.

* * *

Ho incontrato casualmente L’Assistente Capo Giammarco Calore verso la metà dicembre del 2012, quando, nelle mie navigazioni notturne nella rete , ho incrociato il “suo” sito www.polizianellastoria.it. Ricordo che quel giorno, ero rientrato da Massa assieme all’amico Sergio Tinti, presidente della Sezione fiorentina ed appassionato cultore di storia della polizia, e che durante il viaggio di rientro parlammo a lungo delle potenzialità che la telematica e la rete internet avrebbero potuto offrire alle finalità istituzionali di una associazione come l’ANPS. Le ricerche notturne sulla rete e l’incontro casuale con Calore sono stati la conseguenza diretta di quella chiacchierata ed un po’ anche il segno del destino. Infatti, per alcuni giorni ho letto con attenzione tutte le pagine storiche del sito, arrivando a condividerne finalità, impianto e tematiche ed apprezzandone il rigore delle ricerche, le metodologie applicate e soprattutto l’onestà intellettuale dei vari protagonisti in quanto spoglia da ogni forma di presuntuoso velleitarismo. Così mi sono iscritto al suo Forum http://www.polizianellastoria.it/forum/index.php dove ho proposto il Topik “ Cosa è l’Anps? Che finalità ha? Come la vedete?” che ad oggi ha visto oltre 8.700 visite. Fisiologico, poi, fra appassionati della stessa materia, incontrarsi, conoscersi ed intavolare un periodico rapporto personale via mail dove, nell’ambito dei diversi ruoli e delle diverse idee operative e programmatiche che pur ci separano, mi sono espresso con il convinto auspicio :”…….., di non perderci di vista, perché volenti o nolenti siamo e restiamo fratelli di un lungo viaggio comune”.-

Oggi, con la pubblicazione della Storia della Polizia sul nostro sito, è giunto il giorno in cui si muovono i primi passi di quel cammino comune. Scritta con un linguaggio chiaro e di facile accesso, il libro risponde alle aspettative del suo titolo “ La Polizia nella Storia” . Infatti l’Autore, senza pretese di esaustività ma con il pregio della ricerca costante dell’obiettività storica, cala l’istituzione all’interno delle vicende italiane dal periodo anteriore all’Unità d’Italia alla cronaca più recente. Ne ripercorre analiticamente tutti i passaggi storici, anche i più critici, senza indulgenza o presuntuosi fini pedagogici, ponendo il lettore, attraverso una serena e piana narrazione, nelle condizioni di valutare fatti e vicende per trarne, dagli intrinseci accadimenti, tutte quelle componenti, positive e negative, che vi sono insite . In tal senso la Storia della Polizia di Calore, che non manca di interviste, di novità quale la presenza della Polizia Italiana nella concessione di Tien-Tsin in Cina o di riferimenti anedottici quale l’inseguimento della Ferrari di Spadafora nella scalinata di Trinità dei Monti, costituisce una piacevole opera didattica di base. Infatti se da una parte evita la pedantesca analisi delle modificazioni ordinamentali e delle comparazioni statistiche, sociologiche ed istituzionali che sono tipiche della storiografia scientifica, dall’altra non tralascia alcun dato o fatto storico di rilevo che, avendo contrassegnato sin dalle sue origini l’evoluzione e la gestione della Pubblica Sicurezza, ne rappresentano oggi la componente sostanziale della Memoria Storica. Ne emerge così un’opera che ha per naturale destinazione, vuoi per completezza e vuoi per il suo carattere divulgativo, non solo il corpo sociale dell’ANPS, degli allievi delle scuole di polizia e dell’aggiornamento dei poliziotti in servizio ma anche degli appassionati e di tutti coloro che per la prima volta vogliano avvicinarsi alla materia. Di qui la decisione, grazie all’autore ed al sito polizianellastoria.it, di renderla pubblica nel mondo dell’ANPS e di chi si avvicina o incappa per caso nel sito anpsarezzo.it. E ciò nella convinzione di rendere quest’ultimo strumento telematico sempre più completo ed utile nei confronti del sodalizio tutto nonché di quella Memoria storica di cui lo stesso si erge a cultore.

Guido Chessa



Bibliografia sulla Storia della Polizia

Presentiamo qui di seguito una brevissima bibliografia che riguarda sia le poche opere che hanno affrontato sotto diversi profili la Storia della Polizia dalle origini ai nostri giorni, sia quelle, in verità più numerose, che ne hanno percorso ed indagato periodi più limitati. Ciò al fine di creare per gli interessati un quadro di riferimento che, ben lungi dall’essere esaustivo, ha la mera finalità di fornire ausilio e suggerimenti per soddisfare l’esigenza di approfondimenti o di una più penetrante analisi della vita dell’Istituzione Polizia.

1°) Storia della Polizia, di Annibale Paloscia, Newton Compton Editori srl- 1989 –

2°)Polizia 1852-1952: da Carlo Alberto a Luigi Einaudi.Funzionari e guardie di P.S. attraverso un secolo di storia. Organizzazione, regolamenti, uniformi,di Giuseppe Quilichini, editore Albertelli 1995;

3°) La Storia e le uniformi della Polizia italiana, di Antonio Laurito con la collaborazione dell’Ufficio Storico della Polizia di Stato,editore Promozioni Editoriale Police, 2008;

4°) Origini e cambiamenti della Polizia di Stato, saggio di Raffaele Camposano contenuto nell’opera “In Nome della Legge” tracce satirichedella Polizia italiana fra l’otto ed il novecento di Fabio Santilli, edito nel 2009 dal Ministero dell’Interno-Ufficio Storico della Polizia di Stato.

5°) I Capi della Polizia, la storia della Sicurezza Pubblica attraverso le strategie del Viminale di Annibale Paloscia e MaurizioSalticchioli, Laurus Robuffo, 2003;

6°) Le Polizie di Mussolini, di Franco Fucci, editore Mursia 1985;

7°) La Polizia in Italia dal 1945 sino ad oggi, di Romano Canosa, editore Il Mulino, 1976

8°) Le forze di polizia nel dopoguerra, di Antonio Sannino , editore Mursia 2004

9°) Sub lege libertas. La polizia in 600 anni di impegno per la sicurezza del Piemonte e dell’Italia, di Paolo Valer, Alzani editore 1997;

10°) La Polizia di Torino Capitale dal 1948. Dalla nascita della polizia alle notizie sui commissariati della Questura di Torino di MiloJulini e Paolo Valer- Daniela Piazza Editore 2015.

11°) La Guardia Regia. La polizia italiana nell’avvento del fascismo (1919-1922), di Luca Madrignani, edito da Unicopli nell’ott. 2014.-

12°) La Polizia dell’Africa Italiana (1937-1945) di Piero Crociani – Ufficio Storico della Polizia di Stato- Edito nel 2009- Edizionefuori commercio.

13°) Storia della PAI Polizia dell’Africa Italiana (1936-1945), Raffaele Girlando-Italiana Editrice New- 2003

14°) Una Cultura Professionale per la Polizia dell’Italia Liberale (Antologia del “Manuale del Funzionario di sicurezza pubblica e dipolizia giudiziaria-1863-1912) di Nicola Labanca e Michele di Giorgio con il sostegno dell’Ufficio Storico della Polizia di Stato- Edito Unicopoli 2015;

15°) L’Ordine Pubblico e la giustizia penale, duro saggio critico verso la Polizia di Raffaele Romanelli contenuto nella “Storia delloStato italiano” pubblicata da Donzelli.

"La Storia della
polizia italiana"

Di Gianmarco Calore
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Polizia Scientifica Il primo Formulario per il Segnalamento

Il “Formulario per il Segnalamento ed il suo successivo aggiornamento, se non sono opere uniche certamente sono molto rare. Infatti il primo risulta edito nel 1908 come emerge dalla data posta in calce alle istruzioni a firma del Direttore Generale della P.S. Leonardi, mentre la pubblicazione del secondo, in assenza di datazione editoriale, va collocata intorno al 1921 . Si tratta in assoluto della prima pubblicazione a carattere divulgativo endogeno in materia di polizia scientifica che, concepita e realizzata presso “La Scuola di Polizia
” (1903) ed aggiornata nella seconda edizione presso la neonata “ Scuola di Polizia Scientifica” (1919), è stata destinata dalla Direzione Generale di P.S. agli operatori di polizia investigativa presso tutte le Questure , gli Uffici provinciali e gli Uffici Circondariali di pubblica sicurezza .
In particolare l’edizione del 1908, è probabilmente pervenuta all’Ufficio Provinciale di Pubblica Sicurezza di Arezzo, ove prestava servizio una brigata di Guardie di Città comandate da un Delegato di Polizia alle dirette dipendenze del Prefetto, intorno agli anni 1911-1914 quando furono creati in Italia, in concomitanza con l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale avvenuta nel 1913, “circa cinquecento posti di rilievo segnaletico e dattiloscopico, dislocati presso tutti gli uffici provinciali e circondariali di Pubblica Sicurezza,….
Infatti, fra la fine dell’ottocento ed i primi anni del novecento, si colloca il sorgere e la diffusione della criminalistica come scienza investigativa autonoma che coniuga ed applica pragmaticamente alle indagini di polizia le esperienze scientifiche provenienti dalla medicina legale, dalla psichiatria, dalla biologia e dall’antropologia. In quel momento storico particolarmente fecondo, erano già maturati e si erano diffusi , nel settore del “segnalamento e dell’identificazione”, gli studi antropometrici del francese Alphonse Bertillon contemporanei a quelli medico-psichiatrici di Cesare Lombroso esposti nell’opera “L’Uomo delinquente” nonché a quelli dattiloscopici ad opera dell’inglese Francis Galton . Ricerche e scoperte scientifiche internazionali, che presto usciranno dal campo teoretico e di verifica sperimentale delle varie scienze per trovare una prima sintesi applicativa interdisciplinare nell’impianto della cartella antropologica- biografica dei devianti, dei delinquenti e dei recidivi. Già ipotizzata nei suoi studi dal Bertillon che ne concepiva la sua composizione con l’affiancamento dei dati antropometrici a quelli descrittivi e fotografici, la scheda “antropologica-biografica del delinquente” estesa a quella dattiloscopica nella nuova classificazione ufficializzata nel 1906 dal Gasti 9)- venne concepita in Italia ed elaborata con l’ausilio proprio del Gasti da Salvatore Ottolenghi . Quest’ultimo, con geniale intuizione, ne estese i principi metodologici al “ritratto parlato”, concepito per cristallizzare le tracce del reato e tutti i particolari presenti nel luogo del crimine, ponendo per la prima volta “il sopralluogo” al centro dell’indagine di polizia quale fase essenziale degli accertamenti istruttori del processo penale.
Collaboratore ed assistente di Cesare Lombroso nei primi anni degli studi, titolare della cattedra di Medicina Legale presso l’Università di Siena dal 1893, ideatore dei corsi didattici di polizia scientifica che tenne presso l’Università Toscana sin dal 1896, l’Ottolenghi venne nominato nel 1903 dal Ministro dell’Interno Zanardelli alla Direzione dell’allora denominata Scuola di Polizia, ruolo che mantenne, unitamente alla Cattedra di Medicina Legale presso l’Università Regia di Roma, ininterrottamente sino al 1933.
La scuola, sede dei periodici corsi annuali per funzionari e per gli agenti di pubblica sicurezza, era anche sede del gabinetto di Polizia Scientifica di Roma. Inizialmente ubicata nelle Carceri Nuove di Via Giulia fu presto trasferita in quello delle Mantellate ove rimase sino al 1956. Centro didattico, punto di incontro fra ricercatori di diverse scienze ed esso stesso luogo di ricerca , di sperimentazione diretta e di verifica degli studi in corso, era anche il luogo deputato a gestire il “Casellario Centrale di Segnalamento ed Identificazione”, che diventerà progressivamente strumento essenziale di riferimento nazionale ed internazionale per le investigazioni nella lotta alla criminalità.- Dell’evoluzione, dell’organizzazione sul territorio, dei risultati della Polizia Scientifica e dei vari settori operativi presenti nella Scuola Superiore di Polizia, ne diamo ampio stralcio pubblicando, contestualmente all’edizione digitalizzata dei due formulari, la relazione tenuta dall’Ottolenghi nell’agosto del 1930 in Anversa al 3° Congresso Internazionale di Polizia.
Il Formulario per il Segnalamento, quindi, concepito e realizzato nel 1908 presso La Scuola di Polizia
in Roma, costituisce il primo strumento di diffusione su tutto il territorio nazionale di una metodologia descrittiva del pregiudicato, omogenea ed uniforme per tutti gli Uffici di Polizia. Fissa una terminologia precisa per focalizzare i vari connotati del viso e del corpo, i segni particolari comuni o eccezionali, ponendoli in relazione speculare al materiale fotografico in modo tale da associare alla descrizione linguistica la sua immagine rappresentativa. Si disciplina, così, l’omologazione pratica di tutto il metodo del segnalamento descrittivo che unificato a quello dattiloscopico va a costituire i dati salienti della scheda “antropologica-biografica del delinquente” che gli operatori di polizia dovevano realizzare . Esso rappresenta, per quanto ancora connotato da elementi di empiricità, il primo passo nella progressiva formazione di una cultura scientifica diffusa a cui si legano le indagini di polizia ed il sistema di identificazione del reo o del deviante ai fini social-preventivi , repressivi e processuali.
Lo stesso Ottolenghi, a cinque lustri dalla sua embrionale costituzione, nella relazione congressuale di Anversa del 1930, così descriveva l’organizzazione sul territorio del sistema di segnalamento :- “Gli Uffici di P.S. hanno l’obbligo di sottoporre a segnalamento tutte le persone conosciute o non conosciute, italiane o straniere, fermate per sospetti od arrestate per un qualsiasi reato, e tutte le persone che diano il benché minimo sospetto che possano turbare l’ordine sociale (prostitute, pazzi, alcolizzati, ecc.) nonché tutte le prostitute straniere, anche se non fermate od arrestate, all’atto della loro iscrizione in case di tolleranza, e ciò in seguito ad accordi internazionali presi alla Convenzione di Ginevra. Infine gli uffici di P.S. hanno l’obbligo di segnalare tutti i cadaveri di persone da identificare.
Per ciascuna persona segnalata vengono redatti due cartellini ed un foglietto dactiloscopico di controllo. Un cartellino resta all’ufficio segnalatore, che lo mette in apposito casellario in ordine alfabetico e all’occorrenza lo utilizza come segnalamento non classificabile, e cioè per accertamenti di identità entro piccoli gruppi di persone, l’altro cartellino ed il foglietto viene trasmesso al Casellario Centrale di Segnalamento e Identificazione, il quale fa le ricerche di precedenti in base ai caratteri che presentano le impronte digitali e informa gli uffici interessati dell’esito delle ricerche stesse.
Le persone identificate solo in casi rarissimi impugnano l’avvenuta identificazione. In questi casi si procede a regolare dimostrazione della identificazione fatta.
”.

Il secondo formulario, denominato “Formulario descrittivo per il Segnalamento”, persa la collaborazione con Gasti divenuto Questore di Milano, è frutto della collaborazione, intercorsa nel 1921, fra l’Ottolenghi ed Enrico Ferri 10, fondatore in Roma della scuola di applicazione giuridico-criminale. Realizzato in seno alLa Scuola di Polizia
Scientifica, la cui istituzione è formalizzata da dettato legislativo nel 1919 , costituisce “il perfezionamento e l’aggiornamento dell’impianto della cartella antropologica- biografica” elaborata nel 1908.
Esso rappresenta il risultato del fisiologico sviluppo degli studi sull’identificazione ed il segnalamento, ed è il chiaro segno di come la scuola criminale positiva italiana, che già aveva inciso nell’evoluzione della scienza giuridica entrando nella disciplina processual penalistica del codice del 1913, abbia allargato ulteriormente il suo campo di influenza e di applicazione nell’ambito forense.
Nei primi anni venti del novecento, i Gabinetti di Polizia Scientifica presenti solo nelle più importati Questure , possono offrire alla magistratura, attraverso l’applicazione di regole e metodologie scientifiche, un più solido impianto probatorio sull’autore e sul luogo del crimine. Infatti, il segnalamento descrittivo, che abbiamo visto nei formulari pubblicati, si accompagna alla pratica del segnalamento dattiloscopico il cui sistema di classificazione decadattiloscopico di Giovanni Gasti verrà applicato ininterrottamente sino al 2000, ed è sorretto nella pratica operativa dall’applicazione della metodologia in materia di sopralluogo con il ritratto parlato del luogo del crimine 11, offrendo così un apporto decisivo alla formazione del quadro accusatorio.

Il Consigliere Nazionale

Guido Chess

Note:


1°) La prima e seconda edizione dei “Formulari per il Segnalamento” sono presenti nella “raccolta dei materiali storici” gelosamente custoditi dal Gabinetto di Polizia Scientifica della Questura di Arezzo che si ringrazia sentitamente per averne concesso una copia digitalizzata alla Sezione dell’ANPS locale ai fini della presente pubblicazione.
2°) L’affermazione circa la rarità dei Formulari per il Segnalamento pubblicati, risiede sulla constatazione che nell’unica pubblicazione storica dedicata alla Polizia Scientifica in occasione della celebrazione del suo centenario fondativo –edita dalla Laurus Robuffo nel gennaio del 2004 col titolo “La Polizia Scientifica 1903-2003” con testi e ricerche compiute dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale-Servizio della Polizia Scientifica– non vengono né citati né riprodotti, mentre quale Formulario per il Segnalamento viene indicata e parzialmente riprodotta, a Pag. 56 dell’opera citata, la sua Terza ed ultima Edizione pubblicata nell’ottobre del 1930-Anno IX quale Estratto del Bollettino Ricerche – numero unico- .
3°) La seconda edizione del formulario, titolata “Formulario per il Segnalamento Descrittivo” va collocata fra il 1919 ed il 1925 in quanto nel 1919, in concomitanza con l’istituzione del Corpo Agenti Investigativi (RD 14.8.1919 nr.1442) seguito nel breve al Discioglimento delle Guardie di Città e della costituzione della Guardia Regia (RD 2.10.1919 nr. 2790) , viene regolarizzata l’istituzione della Scuola di Polizia (Ormai esistente di fatto da circa 16 anni) con il RD. del 7.12.1919 nr.2504 (Pubblicato sulla G.U.del Regno nr. 11 del 15.01.1920) prendendo la denominazione di “Scuola di Polizia Scientifica”. Tale denominazione verrà mantenuta sino al 1925, quando pochi giorni dopo la costituzione del Corpo Agenti di P.S.(RD. 2.4.1925 nr.383) con R.D.Legge 5.4.1925 nr.441 la Scuola di Polizia Scientifica viene trasformata in Scuola Superiore di Polizia. Sulla scorta dei riferimenti storico- normativi descritti, riportando la copertina della seconda edizione del Formulario lo specifico riferimento alla Scuola di Polizia Scientifica – Servizio di Segnalamento, ne consegue che la sua elaborazione e pubblicazione non può che essere avvenuta negli anni fra 1919 ed il 1925.
4°) Proprio nel 1919 in coincidenza con la costituzione del Corpo degli Agenti Investigativi (RD 14.8.1919 nr.1442), veniva ampliata l’istituzione delle sedici Questure già esistenti – Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Firenze, Bologna, Venezia, Palermo, Catania, Messina, Livorno, Verona, Bari, Ancona e Padova- a tutti i 69 capoluoghi di provincia ed in Arezzo l’Ufficio Provinciale di Pubblica Sicurezza veniva elevato al rango di Questura. Gli Uffici, secondo notizie sommarie che debbono essere confermate, pare fossero ubicati nella parte alta della Città, sembra proprio nell’edificio che ospita la famosa Casa del Petrarca, e ciò prima di subire i tre successivi trasferimenti storici in via Cavour, a Poggio del Sole ed infine nell’attuale sede di Via Filippo Lippi-
5°) Il riferimento storico è tratto da pag. 63 dell’opera “ La Polizia Scientifica- 1903-2003” edito da Laurus Robuffo nel 2004, ove si evidenzia come nel nuovo codice di procedura penale , entrato in vigore nel 1913, per la prima volta si attribuisce significato probatorio ai rilievi tecnici quale portato delle indagini svolte dal magistrato o dall’ufficiale di Polizia Giudiziaria. D’altro canto il Nuovo Codice di Procedura Penale licenziato dal Ministro della Giustizia Finocchiaro Aprile aveva visto la collaborazione del Zanardelli, lo stesso che dieci anni prima, quale Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’Interno, con Decreto del 25.10.1903 aveva istituito presso il Ministero dell’Interno il corso pratico di polizia scientifica.
6°) Alphonse Bertillon (1853-1913), pioniere del segnalamento scientifico fu il primo a trasferire un metodo scientifico negli atti di polizia giudiziaria. Concepì ed elaboro la tecnica del segnalamento antropometrico, fondata sulla misurazione di undici parti del corpo umano desunte dalla scienza medica e dall’analisi statistica. Vi accompagnò il metodo descrittivo e quello fotografico, concependo la creazione del cartellino fotosegnaletico che definì il “ritratto parlato del delinquente”.
7°) Cesare Lombroso (1823-1909), medico e padre dell’antropologia criminale, maestro di Salvatore Ottolenghi che collaboro alla stesure dell’opera “L’Uomo Delinquente”, docente di psichiatria a Pavia dove creò la scuola di medicina legale e di sperimentazione, favorì con i suoi studi e le sue ricerche la nascita della criminologia (Nuova branca di studi scientifici creata da Raffaele Garofalo, studioso e magistrato) influenzandone l’evoluzione sino ai primi del novecento. Fu con Enrico Ferri e Raffaele Garofalo fra i massimi esponenti della scuola positiva.
8°) Francis Galton (1822-1911), ebbe il merito di dare veste scientifica alla scoperta intuitiva di William Herschel (che comprese come l’impronta digitale nella sua unicità permettesse l’identificazione della persona), elaborando una prima classificazione delle impronte digitali che ebbe modo di perfezionare con la collaborazione di Edward Henry e che ebbe grande diffusione in Inghilterra e nei paesi del Commonwealth sino a quando non si affermo a livello internazionale la classificazione decadattiloscopica del Gasti.
9°) Giovanni Gasti (1869-1939), a Lui è ascrivibile l’elaborazione materiale, sotto la direzione di Salvatore Ottolenghi del primo formulario del segnalamento redatto e diffuso nel 1908, si dedicò assiduamente nei primi anni del novecento alla studio delle impronte digitali di cui perfezionò la classificazione decadattiloscopica già nel 1904 e che presentò ufficialmente al VI Congresso Internazionale di Antropologia Criminale tenutosi a Torino il 28.4-3.5.1906. Concepì la creazione del Bollettino Ricerche, pubblicato dal gennaio del 1913, smantellando il metodo delle ricerche a stampa e telegrafiche, fu nominato Capo dei neonati servizi segreti interni dal 1916 al 1918, ed il 13.4.1919 venne nominato reggente della Questura di Milano. Il 4.6.1919, dopo appena cinquanta giorni di reggenza, redigeva il famoso “Rapporto Gasti” sui fasci d’azione milanesi e sulla figura di Benito Mussolini.
10°) Enrico Ferri (1856-1929), avvocato, politico, deputato e docente universitario nella cattedra di Diritto Penale anche in Roma, allievo di Cesare Lombroso, come l’Ottolenghi, fu fondatore della Scuola Positiva che aveva eretto “il metodo della sperimentazione” quale base della verifica scientifica. Convinto assertore della funzione che aveva la criminalistica nel processo penale, a differenza del Lombroso che ne curò i profili medico legali e psichiatrici il Ferri ne approfondì gli studi sotto il profilo sociale ed economico, rispondendo alla matrice socialista del suo pensiero.
11°) Particolarmente significativa la redazione del fascicolo dei Rilievi Tecnici redatti in data 19 giugno 1924 da Ugo Sorrentino sull’autovettura in cui venne ucciso il Deputato Giacomo Matteotti , rilievi che permisero di individuare ed estrarre le impronte digitali di Amerigo Dumini e Albino Volpi indentificati e condannati come due degli esecutori materiali del delitto (Pag.66-67 La Polizia Scientifica 1903-2003- opera citata).

Bibliografia:

  • La Polizia Scientifica 1903-2003-Cento Anni-“ Direzione Centrale della Polizia Criminale – Servizio Polizia Scientifica- Pubblicato gennaio 2004- Laurus Robuffo.

  • La Scuola Superiore di Polizia” relazione svolta ad Anversa in occasione del 3° Congresso Internazionale di Polizia (agosto 1930)- Salvatore Ottolenghi

  • La Polizia Scientifica Italiana: Prima nel mondo dal XIX secolo” articolo di Donato D’Urso pubblicato su sito Storia in network

  • La vita e l’opera di Giovanni Gasti” di Maddalena G. e Mattutino G. presentata il 24.3. 2006 in Alessandria alla Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato quale relazione introduttiva sul tema Problemi di identificazione personale e di patologia forense: da Gasti ai “mass disasters” contemporanei.


Documenti Scaricabili

Formulario per il segnalamento 1908

Formulario per il segnalamento 1908


Formulario per il segnalamento 1921

Formulario per il segnalamento 1921


Ottolenghi Relazione

Relazione di Salvatore Ottolenghi

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Perequazione: La Corte Costituzionale ha deciso
Decreto Poletti O.K.- Naufragio dei ricorsi
Creiamo una filiera assistenziale?


Perequazione: La Corte Costituzionale ha deciso
Partono i ricorsi alla CEDU


Perequazione. Adesione Ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo entro 30.4.2018

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La Corte Costituzionale si pronunzia
sulla Perequazione con prima Udienza il 24.10.2017

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Perequazione pensioni e rimborsi. Considerazioni

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Perequazione: Facciamo il punto

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CONSIGLI AI "RITARDATARI"

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I Nove rinvii alla Corte Costituzionale

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NESSUNA DECADENZA NELLA PREVIDENZA PUBBLICA


29 Agosto 2017

Un recente confronto avvenuto con un Collega direttamente interessato alla materia, ci ha sollecitato ad un più diffuso approfondimento giurisprudenziale sull’applicazione dell’istituto della decadenza in materia pensionistica del pubblico impiego.
 
Infatti, un atteggiamento fortemente prudenziale, legato ai vuoti normativi ed alle posizioni assunte dall’INPS, ci ha spinto a considerare l’applicabilità della decadenza triennale anche al Pubblico Impiego e con esso al Comparto Sicurezza.
 
I nuovi stimoli scaturiti da un confronto costruttivo, nell’assenza di giurisprudenza della Cassazione sul punto, ci ha portato ad una approfondita e diffusa ricerca nella giurisprudenza di merito, ove si sono rinvenute sentenze del Tribunale del Lavoro di Firenze e di Milano che statuiscono sulla inestensibilità per analogia della norma eccezionale di cui all’art. 47 DPR 639/70 nonché una sentenza della Corte dei Conti del Lazio, ove, invece, si esplicita chiaramente l’inapplicabilità dell’istituto della decadenza nel settore del Pubblico Impiego.
 
Queste sentenze, respingendo le eccezioni dell’INPS e di altri Enti e Casse Previdenziali, inducono a ritenere la sostenibilità in giudizio dell’inapplicabilità della decadenza triennale dall’azione giudiziaria per gli appartenenti al Pubblico Impiego oltre che per i Liberi Professionisti iscritti a Casse Autonome.
 
Ne consegue che, per il Comparto Sicurezza, ogni termine decadenziale sarebbe escluso, permanendo l’applicabilità della sola prescrizione quinquennale dei ratei pensionistici e ripristinandosi in tal modo una più estesa possibilità di promozione dei relativi eventuali contenziosi

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MILITARI RIFORMATI – APPLICAZIONE DEL “MOLTIPLICATORE”
AUSILIARIA E BENEFICIO COMPENSATIVO
IMPORTANTE SENTENZA CC MOLISE 6/10/2017


21 Giugno 2017

Al personale militare riformato, anche a seguito di patologie non dipendenti da causa di servizio, che abbia maturato il trattamento pensionistico in regime misto o contributivo (escluso il retributivo), è stato riconosciuto in via giurisprudenziale, il diritto alla maggiorazione della pensione in ragione dell’applicazione dell’art. 3, comma 7 D. Lgs 165/1997, indipendentemente dall’avere raggiunto i limiti di età.
Questa è in sintesi la recentissima statuizione, peraltro definitiva, in quanto non impugnata tempestivamente dall’Istituto Previdenziale, della Corte dei Conti della Regione Abruzzo, su ricorso di un solerte sottufficiale (brigadiere) della Guardia di Finanza.
 
La Corte dei Conti della Regione Abruzzo, che in tal senso si era già espressa nel 2012, ha ribadito che il personale militare escluso dall’applicazione dell’istituto dell’ausiliaria, poichè collocato in quiescenza per riforma prima di aver raggiunto i requisiti di età richiesti per poter usufruire dell’ausiliaria, ha comunque diritto al beneficio compensativo di cui all’art. 3,comma 7, del D. Lgs. 165/1997, che prevede: il montante individuale dei contributi è determinato con l’incremento di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio moltiplicata per l’aliquota di computo della pensione“.
 
Questa interpretazione è stata ribadita dalla sentenza n° 53/2017 della Corte dei Conti Molise, la quale per chiarezza e incisività interpretativa, assume a parere delle scriventi, valore dirimente.

LEGGI ARTICOLO DI COMMENTO ALLA SENTENZA

 
L’articolo di approfondimento che segue presenta tre distinte sezioni: nella prima viene esaminato l’istituto dell’ausiliaria e i requisiti necessari per poterne usufruire; nella seconda è delineato l’ambito di applicazione del beneficio compensativo di cui all’art. 3, comma 7, del D.Lgs. 165/1997; infine, nella terza sezione, sono affrontati i maggiori problemi applicativi dei due istituti che interessano principalmente i militari e il personale delle Forze di Polizia a ordinamento civile e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco cessati dal servizio per riforma senza aver raggiunto i limiti di età per la pensione.

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MILITARI RIFORMATI – SUGGERIMENTI OPERATIVI ANTERICORSO
NOTE NEGATIVE. STOP AL MOLTIPLICATORE PER RIFORMATI DAL 7/7/2017


29 Luglio 2017

Dal nostro articolo dello scorso 21.06.2017 dedicato all’istituto dell’ausiliaria e al beneficio compensativo di cui all’art. 3, comma 7 del D. Lgs 165/1997 (c.d “Moltiplicatore”) ci sono giunte molte richieste di chiarimenti e approfondimenti. Per aggiornarvi su quanto sta succedendo a livello nazionale e rispondere alle vostre domande abbiamo redatto un nuovo breve articolo che vi invitiamo a leggere.

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Una importante novità è intervenuta nella complessa materia che stiamo trattando: nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 143 del 22.06.2017, è stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 94 del 2017 intitolato “ Disposizioni in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze armate, ai sensi dell’articolo 1, comma 5, secondo periodo, della legge 31 dicembre 2012, n. 244” entrato in vigore il 07.07.2017.
Il Decreto 94/2017, che nell’intenzione del Legislatore doveva essere adottato solo al fine di attuare l’atteso riordino delle carriere, in realtà ha modificato anche l’art. 1865 del Codice dell’Ordinamento Militare e l’art. 3, comma 7 del D. Lgs 165/1997 con la conseguenza pratica di escludere l’applicazione del beneficio del Moltiplicatore a coloro che saranno riformati a partire dal 07.07.2017.
Per saperne di più vi invitiamo a leggere l’articolo.

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MILITARI RIFORMATI: “MOLTIPLICATORE”
Confermato per la Sesta Volta


18 Dicembre 2017

Commento alle Sentenze
n°162 della Corte dei Conti Sardegna 19/12/2017
n°350 della Corte dei Conti Calabria 19/12/2017

Sono due le sentenze positive del Giudice delle Pensioni della Sardegna sulla questione giuridica dell’applicazione dell’Incremento figurativo di cui all’art. 3, comma 7 D. Lgs 165/1997 in favore dei pensionati militari riformati ( senza aver raggiunto il limite di età) .
La Corte dei Conti per la Sardegna dopo la sentenza n° 156/2017 ha confermato con la successiva sentenza n° 162/2017 depositata in data 19/12/2017 il diritto all’aumento del montante contributivo maturato come previsto dall’art. 3, comma 7, del decreto legislativo n. 165 del 1997, in favore di 5 ex Appartenenti all’Arma dei Carabinieri con il ruolo di luogotenente, tutti posti in congedo per infermità prima del 60esimo anno di età. Il Giudicante nell’accogliere in toto il ricorso proposto dalla gentile collega Pettinau, ha ribadito che l’Inps, deve provvedere senza ritardo alla riliquidazione del trattamento pensionistico, avendo a disposizione tutti i dati economico-giuridici necessari già trasmessi dall’amministrazione di provenienza.
Anche la Corte dei Conti della Calabria sempre in data 19/12/2017 ha depositato sentenza di accoglimento del ricorso proposto anche questa volta da un ex luogotenente dell’Arma.
La sentenza n° 350 del Giudice delle Pensioni della Calabria riconosce fondata la pretesa del ricorrente in adesione al precedente della Corte dei Conti Molise.


Commento alla Sentenza
della Corte dei Conti Sardegna
11/12/2017

Arezzo 18 Dicembre 2017

Si sta consolidando l’orientamento positivo del Giudice delle Pensioni in tema di applicazione dell’Incremento figurativo di cui all’art. 3, comma 7 D. Lgs 165/1997 in favore dei pensionati militari riformati ( senza aver raggiunto il limite di età).
Dopo un Colonnello dell’Arma dei Carabinieri, è di nuovo un Finanziere ad ottenere in via giudiziale il riconoscimento del beneficio del c.d. “Moltiplicatore”.
Anche la Corte dei Conti per la Sardegna con la sentenza n° 156/2017 depositata in data 11/12/2017 ha riconosciuto ad un ex Appartenente alla Guardia di Finanza, posto in congedo assoluto per infermità, il diritto all’aumento del montante contributivo maturato di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio, moltiplicato per l’aliquota di computo della pensione, previsto dall’art. 3, comma 7, del decreto legislativo n. 165 del 1997 , indipendentemente dall’avere raggiunto i limiti di età.
La novità di questa sentenza, rispetto alle precedenti, risiede tuttavia nella posizione assunta in motivazione dal Giudicante, sia in merito alla “fase amministrativa preliminare” che rispetto alle difese dell’Istituto Previdenziale.
Sul primo punto, secondo La Corte dei Conti Sardegna : “L’unica domanda che il ricorrente doveva proporre era, in sostanza, quella di liquidazione della pensione, non essendo certo onere dell’interessato chiedere e/o sollecitare all’ente previdenziale l’applicazione di specifiche norme di legge rilevanti allo scopo. L’onere della domanda va, in sostanza, circoscritto ad ipotesi (si pensi a ricongiunzioni, riscatti, ecc.) in cui la liquidazione della pensione sia in tutto o in parte conseguente a specifiche istanze dell’interessato.”
In merito al secondo punto di cui sopra, l’Inps ha argomentato/giustificato il proprio silenzio nei confronti dell’istanza amministrativa formulata dal ricorrente ( ritenuta non necessaria peraltro dal Giudicante) in questi termini:
2.[…] sottolinea il ruolo marginale dell’Ente previdenziale. 3. Difatti, il competente ufficio amministrativo comunica che “ai fini dell’attribuzione dell’art. 3, comma 7, del D.Lvo 165/1997, l’accertamento del diritto dovrà essere effettuato dall’Amministrazione di appartenenza inserendo il suddetto beneficio nel Modello PA04 in base alle istruzioni operative impartite dall’Istituto “. 4. L’Istituto resistente, pertanto, è semplicemente chiamato ad erogare materialmente le prestazioni pensionistiche in presenza del prodromico atto di ammissione a beneficio di legge. 5. Naturalmente provvederà ad ogni adempimento di legge non appena la pratica risulterà completata.
Tutto ciò premesso, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, come in atti, come sopra rappresentato e difeso, dichiara di restare in rispettosa attesa della decisione della Corte e pronto ad adempiere alle proprie obbligazioni non appena sarà completato l’iter amministrativo di competenza della amministrazione di provenienza.”
Il Giudicante nel ritenere fondato il ricorso, ha altresì espresso un principio fondamentale in quanto chiarificatore circa il riparto di competenze (e rimpallo di responsabilità) tra Corpo di Appartenenza e Inps, ritenendo quest’ultimo perfettamente in grado di adempiere immediatamente alla riliquidazione del trattamento pensionistico, in quanto:
Va solo soggiunto, in relazione a quanto affermato nella memoria di costituzione dell’INPS, che non vi sono ragioni che ostino alla immediata riliquidazione della pensione.
Premesso che il ruolo dell’INPS non è affatto marginale , dato che spetta all’Istituto resistente liquidare la pensione del ricorrente, va detto che, allo scopo che interessa, esso disponeva di tutti gli elementi necessari, ben sapendo che il L. M. era cessato dal servizio per inabilità senza transitare nell’ausiliaria ed essendo in possesso, dal prospetto dei dati trasmesso dall’amministrazione di provenienza , la quale non aveva al riguardo l’obbligo di “certificare” alcunché, dell’ammontare della base di calcolo su cui applicare l’incremento stabilito dalla legge.”
Aspettiamo il deposito delle Motivazioni di altre due importanti Sentenze sempre dalla Corte dei Conti della Sardegna .

Avv. Chiara Chessa e Avv. Eleonora Barbini


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Ricalcolo Pensioni militari in applicazione Articolo 54 TU 1092/1973


12 Maggio 2017

Il personale militare che alla data del 31.12.1995, aveva maturato tra i 15 e i 18 anni di servizio utile, oggi alle soglie della pensione o già pensionato, si trova, a nostro avviso erroneamente, destinatario della normativa generale con l’applicazione dell’aliquota di cui all’art. 44 in luogo di quella prevista dall’art. 54 comma 1 del TU 1092/1973, con conseguente perdita di benefici economici che a seconda dei casi possono variare da € 150,00 sino ad € 250,00 mensili lorde.

 
Ciò comporta un’evidente penalizzazione a carico di questi pensionati e di coloro che sono prossimi alla pensione, in quanto potrebbero beneficiare dell’applicazione dell’aliquota al 44% anziché al 35%-

 

La problematica delle aliquote che si applicano alla retribuzione pensionabile dei militari è stata oggetto recentemente di accesi dibattiti che dal web sono giunti alle sedi Istituzionali e Giudiziarie grazie all’intervento solerte del Sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri Berti Fabio.-

 

La questione è attualmente in attesa di essere discussa innanzi alla Corte dei Conti Toscana-Giudice delle Pensioni-nel corso della prossima estate.-

Chi sono gli interessati:

  • - Militari arruolati nel periodo dal 1.1.1981 sino al 30.06.1983 che alla data del 31.12.1995 hanno compiuto più di 15 e meno di 18 anni di servizio utile (comprese le eventuali maggiorazioni).

  • - Gli appartenenti alle Forze di Polizia arruolati quali Guardie di PS fino al 25.06.1982.

Cosa si intende per servizio utile:

  • - Nel calcolo del periodo contributivo si ricorda, che oltre all’effettivo servizio, devono essere sempre considerate anche le maggiorazioni dei servizi di cui all’art 5 del dlgs. 165/1997 che comportano un aumento figurativo di 1 anno ulteriore ogni 5 anni di servizio, oltre alle valorizzazioni previste per i servizi effettuati in sedi disagiate quali quelle di frontiera terrestre, di imbarco o di aeronavigazione.-

Per ulteriori approfondimenti leggi l’articolo e scarica il modello di diffida all’Inps predisposto dallo Studio Legale Chessa.

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Prima conferma giurisprudenziale
sull’applicazione dell’Articolo 54 TU 1092/1973


Sentenza Corte dei Conti Sardegna n. 2/2018

La Corte dei Conti Sardegna con la sentenza n. 2/2018 depositata lo scorso 4 Gennaio ha finalmente confermato in via giurisprudenziale l’applicabilità dell’art. 54 TU 1092/1973 ai militari che alla data del 31.12.1995 avevano maturato almeno 15 anni di servizio utile, corroborando così la validità delle tesi sostenute nel nostro articolo “Pensioni militari: arruolati 1981-1982-1983 e applicazione dell’art 54 TU 1092/1973″.
La Corte ha infatti riconosciuto a un ex sottufficiale dell’Aeronautica Militare, titolare di pensione erogata con sistema misto, il diritto alla riliquidazione della pensione in godimento con applicazione, sulla quota calcolata con il sistema retributivo, dell’aliquota di rendimento di cui all’art. 54 del D.P.R. n. 1092/1973.
Rinviando alla lettura del nostro precedente articolo, ricordiamo in breve la problematica di cui si tratta. Il personale militare che alla data del 31.12.1995 aveva maturato almeno 15 anni di servizio utile, pensionato con sistema misto, è stato fino ad oggi penalizzato nella determinazione dell’importo del trattamento di quiescenza: infatti l’INPS anche in tali ipotesi ha fatto applicazione dell’aliquota di cui all’art. 44 in luogo di quella prevista dall’art. 54 comma 1 del TU 1092/1973. L’art. 54 prevede per i militari che abbiano maturato almeno quindici anni di servizio utile l’applicazione dell’aliquota del 44 per cento della base pensionabile, mentre l’art. 44 – che dovrebbe trovare applicazione solo per il personale civile ma che sinora è stato arbitrariamente utilizzato anche per le pensioni dei militari – prevede che l’aliquota spettante al quindicesimo anno di servizio sia pari al 35 per cento della base pensionabile. Applicare quest’ultima norma in luogo della prima comporta per il militare una perdita di benefici economici che, a seconda dei casi possono variare da € 150,00 sino ad € 250,00 mensili lorde.
Riassunti brevemente i termini del contenzioso, passiamo all’esame dell’importante pronuncia resa dalla Corte dei Conti Sardegna.
Nel caso preso in esame dalla sentenza in commento, il ricorrente aveva maturato alla data del 31 dicembre 1995 un’anzianità di 17 anni e 4 mesi e 28 giorni – compresa tra i 15 e i 20 anni – e ha dunque invocato l’applicazione del trattamento previsto dal 1 comma dell’art. 54 del D.P.R. n. 1092/73, in luogo di quello applicato dall’INPS in base all’art. 44 DPR 1092/73.
L’INPS nel corso del giudizio ha difeso la propria posizione affermando che il militare non avesse i requisiti previsti dalla legge per l’applicazione dell’art. 54 dal momento che la norma opera solo per coloro che sono stati congedati con un servizio utile non inferiore ai 15 anni ma neppure superiore ai 20. Inoltre la difesa dell’istituto previdenziale ha sostenuto che l’aliquota del 44% della base pensionabile può trovare applicazione solo per le pensioni liquidate interamente su base retributiva e non anche per quelle calcolate con sistema misto.
La Corte dei Conti tuttavia ha replicato puntualmente e fermamente alle difese dell’amministrazione.
Con riferimento alla tesi dell’INPS secondo cui l’aliquota del 44% si applicherebbe soltanto a coloro che siano cessati dal servizio con un’anzianità contributiva compresa tra i quindici e i venti anni, il Giudice ha replicato che ” la lettera del primo comma dell’art. 54, su cui sostanzialmente si basa l’interpretazione data dall’INPS, deve invece intendersi nel senso che l’aliquota ivi indicata vada applicata a coloro che possiedano un’anzianità contributiva compresa tra i 15 e i 20 anni, mentre il successivo comma chiarisce che la disposizione del comma 1 non può intendersi limitata a coloro che cessino con un massimo di venti anni di servizio (come opinato dall’INPS), atteso che esso prevede che spetti al militare l’aliquota dell’1.80% per ogni anno di servizio oltre il ventesimo “.
Quanto alla seconda linea difensiva propugnata dall’istituto, ovvero applicabilità dell’art. 54 solo alle pensioni calcolate interamente con sistema retributivo, la Corte ha osservato che tale assunto non trova nessun riferimento in alcuna norma.
L’importanza di questa sentenza nel panorama giurisprudenziale risulta ancora più rilevante in considerazione che lo stesso Giudice ha messo in discussione e modificato un proprio precedente di segno opposto: ” Questa Sezione, chiamata a pronunciarsi sull’applicabilità dell’art. 54 d.P.R. n. 1092/1973 in un caso similare, ha respinto il ricorso ritenendo condivisibili le argomentazioni difensive dall’INPS, riproposte anche nel presente giudizio (v. sentenza n. 87 del 20 giugno 2017).
Melius re perpensa, ritiene tuttavia di dover rivedere il proprio giudizio in senso favorevole all’accoglimento della tesi del ricorrente.”
Alla luce di questa importante sentenza suggeriamo a tutti i militari in quiescenza col sistema “Misto” di controllare la propria determina di pensione “Modello SM 5007″ rilasciata dall’Inps ( ex gestione Inpdap) di competenza, o per chi è stato posto in quiescenza prima del 1/01/2010 la cui pensione è stata elaborata con Decreto dagli Uffici preposti del relativo Corpo di Appartenenza, di verificare l’aliquota attribuita in quota retributiva A+B.
Una volta riscontrata l’applicazione dell’aliquota al 35% anziché al 44% suggeriamo di inviare alla sede Inps territorialmente competente una lettera raccomandata a/r contenente una diffida affinché l’Istituto proceda al ricalcolo del trattamento pensionistico con l’applicazione dell’aliquota spettante al personale militare.
Scarica il modulo di diffida all’Inps.
In difetto di risposta o in caso di rigetto della domanda è necessario promuovere ricorso alla Corte dei Conti competente per territorio.

Avv.to Chiara Chessa e Avv.to Eleonora Barbini


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BILANCIO e Prossime Pubblicazioni

Il Bilancio dell’ultimo Anno

Aggiornato al 31.12.2017

 
Dal 1° Gennaio al 31 Dicembre 2017, il Sito ha ricevuto nr°81.198 visite con nr° 126.384 pagine viste.

A quattro anni precisi dalla sua fondazione abbiamo registrato le seguenti progressioni:-
Visite :- nell’anno 2014 nr. 4.132; nell’anno 2015 nr. 14.031; nell’anno 2016 nr 93.341, nell’anno 2017nr. 81.198 visite, per raggiungere il totale quadriennale di nr. 196.423;
Pagine Consultate:- nell’anno 2014 nr. 12.606; nell’anno 2015 nr. 28.072; nell’anno 2016 nr. 97.062; nell’anno 2017 nr. 126.384 per un totale complessivo quadriennale di nr.260.363:-
L’indicatore Shiny Stat Rank che ha attribuito al Sito nel corso del 2016 il valore massimo di 19,50 con 2 stelle, ha invece mantenuto nel corso del 2017 il valore medio di 14,50 con una stella e ½ che lo ha portato ad essere costantemente presente fra i primi 40 siti più frequentati nella categoria “Politica, Istituzioni ed altro”.
Anche se in leggero decremento di visite sui risultati del 2016, possiamo affermare che anche il consolidamento delle frequentazione avvenuto nel corso del 2017 è ascrivibile soprattutto alla “Sezione Pensionistica e Previdenziale” ed alla trattazione delle tematiche dedicate alla perequazione delle pensioni, agli esiti dell’infelice dichiarazione di costituzionalità della Legge Poletti, alle nuove tematiche affrontate quali l’applicazione del moltiplicatore e dell’Art.54 del TU 1092/1973 nel comparto militare.
La Sezione Pensionistica e Previdenziale, per la sua notevole funzione di trascinamento di visitatori che ha rivestito sino ad oggi, verrà ulteriormente curata ma è già in programma per il 2018 una sua profonda revisione con Link di rinvio al nuovo Sito con dominio www.studiolegalechessa.com. Infatti, come vedremo nel prosieguo, si cercherà di costituire una piattaforma capace di rappresentare un punto di riferimento costante per l’indirizzo e l’informazione sia dei Poliziotti e soci ANPS che di tutti gli operatori nel Comparto Sicurezza e nelle Forze Armate.
La registrazione di questi lusinghieri successi, comunque, non ci ha fatto perdere di vista la funzione che il Sito deve rivestire ed adempiere nei confronti degli associati sezionali , né, tanto meno, quella funzione di strumento per la propalazione della tradizione storica e valoriale, sia territoriale che nazionale, che si prefigge di realizzare ripercorrendo la storia della Sezione e quella dell’Associazione Nazionale, le iniziative di studio sul Medagliere della Polizia di Stato e quelle sul Sacrario che abbiamo di recente ultimato e pubblicato.

Il Sodalizio locale, inoltre, ha vissuto nell’ultimo semestre del 2017 un periodo di travaglio interno che ha portato al rinnovo di alcune cariche Consiliari con l’elezione alla Presidenza del Dir. Sup. Dr. Felice Addonizio che ha già portato nuovi entusiasmi attorno al sodalizio locale. In tale contesto di transizione anche il Sito ha subito rallentamenti e contraccolpi, con la perdita di qualche collaboratore ed il probabile acquisto di nuovi che si spera diano maggior impulso alla pubblicizzazione delle iniziative sezionali. Comunque il 2017 ha registrato la fondamentale pubblicazione della Storia del Sacrario della Polizia e se ha accusato la nuova interruzione della pubblicazione del Giornalino Notiziario annuale“Durare Pungendo”, ha visto di converso la celebrazione della ” Befana della Polizia” fatta ai bambini ricoverati presso l’Ospedale S. Donato di Arezzo, il festeggiamento dei 102 anni di Anniboletti Pasquale fondatore della Polizia Scientifica in Arezzo, il lancio definitivo dell’A.D.S. Il Fortilizio polisportiva sezionale, tutti eventi che presto saranno oggetto di aggiornamento sul Sito.
Insomma, è stato un anno di transizione con alti e bassi, nel corso del quale, comunque si è registrata una consistente frequentazione di visitatori che ha continuato a gratificare il nostro impegno e che speriamo di non deludere nel corso del 2018.

L’Amministrazione

Iniziative ed attività in corso d’opera

A) Nella Sezione “ Pensionistica e Previdenza”

Si prevede un vera riorganizzazione della Sezione Telematica al fine di dare maggiore chiarezza alle varie informative, agli articoli giuridici di carattere generale, ai commenti delle Sentenze emesse dalle varie Corti dei Conti in materia pensionistica. Poiché la tematica, per quanto specialistica, investe in maniera differenziata tutto il Comparto Militare e quello della Sicurezza, si ritiene ormai necessario procedere alla distinzione fra questioni e benefici che investono direttamente gli appartenenti alla Polizia di Stato da quelle che investono gli altri comparti della Sicurezza e Militare. In tal modo nella Sezione Pensionistica del Sito www.anpsarezzo.it verranno trattati alcuni problemi giuridici generali, per es. la portata della decadenza triennale degli errori pensionistici, profili delle pensioni privilegiate, azioni amministrative e/o giurisdizionali da intraprendere contro l’INPS o il Min. Interno, il ricalcolo o il controllo delle pensioni e via dicendo, mentre per le altre problematiche tipiche di diversi settori della Sicurezza o dei Militari verranno posti dei Link di trasferimento al Sito www.studiolegalechessa.com ove detti argomenti verranno trattati diffusamente con pareri giuridici, commenti a sentenze, rivendicazione di diritti , promozione di azioni amministrative o giurisdizionali. Lo studio legale, inoltre, ha intenzione di promuovere attraverso il Sito la costituzione di una Associazione del Terzo Settore e finalizzata a realizzare un servizio per il calcolo o ricalcolo delle pensioni onde assicurare ai pensionati o ai pensionandi il controllo della corretta elaborazione della pensione percepita o da percepire, fornendo le relative consulenze.
Si tratta di un programma articolato e complesso che , pur essendo chiarito nei vari profili attuativi, è ancora in corso di elaborazione prima del suo lancio progressivo che avverrà nei prossimi mesi.

B) Nella “Sezione Arezzo e Sezioni Toscane”

Nel corso del 2017 tutte le tematiche riguardanti le Sezioni ANPS di Arezzo e quelle Toscane, attraverso una prima ristrutturazione del sito, sono state accorpate in un’unica Sezione telematica che le raccoglie tutte. La presentazione delle Sezioni Toscane, è stata riproposta completata dei caduti appartenenti al territorio, di quelli presenti nel Sacrario e dei medagliati. In pratica una radiografia più accurata e particolareggiata dei contenuti valoriali coltivati dalle varie Sezioni in ambito toscano e che di fatto si propone quale riferimento per una strutturazione organica e completa del sito nazionale ancora incompleto sotto tale profilo. Dopo la pubblicazione sul Fondatore della sezione di Arezzo Carmelo Fruganti, l’attività di ricostruzione storica delle vicende sezionali e sui personaggi che l’hanno vissuta e caratterizzata è rimasta ferma nel corso del 2017.Prossimo impegno riguarderà la trattazione dei primi tre lustri di vita della Sezione con la redazione dell’articolo “La Presidenza Fruganti 1972-1985″ che ripercorrerà il suo operato e lo sviluppo iniziale del Sodalizio locale.

C) Nella Sezione “Riviste e Pubblicazioni”

La pubblicazione della raccolta di tutti i numeri di Polizia Moderna dalla fondazione 1949 sino al 1957, dopo due anni di stallo è stata particolarmente apprezzata dal Forum di Polizianellastoria.it ed ha goduto di numerosi e qualificati accessi anche da altri siti. È stata ancora rinviata al 2018 la scannerizzazione e la pubblicazione delle annate 1981-1982 e 1983 della Rivista con le quali si intende concludere il ciclo riguardante i primi anni della riforma e postriforma. Dopo la pubblicazione nel 2016 di “La Storia della Polizia Italiana” ed il “Il Secondo Reparto Celere di Padova“, di Giammarco Calore nonché del ”Il Primo Formulario per il Segnalamento” vero spaccato storico sugli albori della polizia scientifica, non è stato possibile nel corso dell’anno procedere all’implementazione della sezione.

D) Nella Sezione “ Storia dell’ANGPS-ANPS

In previsione della celebrazione il 28.09.2018 del Cinquantennale della Fondazione dell’ANGPS-ANPS si è ripresa l’elaborazione della Storia del Sodalizio a livello Nazionale. Il lavoro ormai è a buon punto e se ne prevede la conclusione entro la fine di marzo del 2018, con pubblicazione telematica dello stesso. Si conclude , in tal modo, un impegno narrativo che ha visto la pubblicazione on line della Storia del Medagliere, della Storia del sacrario ed infine della Storia dell’ANGPS-ANPS, eleborati che oltre a transitare nel Sito Nazionale dell’ANPS con dominio www.assopolizia.it potrebbero essere oggetto anche di una pubblicazione cartacea.

E) Nella Sezione “Il Medagliere della Polizia di Stato”

Si è licenziato nell’ottobre del 2017 il più volte preannunziato elaborato intitolato “La Storia del Sacrario della Polizia nella storia.” . Con tale pubblicazione si è venuta a completare tutta la fase narrativa ipotizzata come propedeutica e strettamente connessa all’opera completa del Medagliere della Polizia di Stato, e ciò anche in considerazione della pubblicazione della pagina “Conoscere il Medagliere” dove sono stati raccolti nel corso del 2016 nr. 4 articoli di approccio al “Sacro Drappo”.
Riguardo agli studi ed alle ricerche sul Medagliere della Polizia di Stato, è stato necessario interrompere ancora le attività programmate di ricerca sulle GG.UU. per ridiscutere e reimpostare gli indirizzi del complesso lavoro che, nonostante svariati Files selezionati provenienti dall’Ufficio Storico, viene notevolmente appesantito per l’inevitabile estensione al Database del Nastro Azzurro ove è presente la digitalizzazione dei Bollettini del Ministero della Guerra e di quelli presenti negli archivi degli Uffici Storici militari.
Si è così arrivati, in un nuovo approccio al Medagliere, alla conclusione di suddividere le attività di ricerca ed elaborazione secondo due distinte linee operative che tendano alla realizzazione di due opere distinte.
1°) Il Medagliere Antologico, destinato a raccogliere tutti i dati legali ed il materiale biografico dei poliziotti insigniti dell’OMDI e delle Medaglie d’oro ( al Valor militare, Civile e Merito Civile) dovrà essere definitivamente completato nel corso del 2018. Per questo lavoro, in gran parte già presente in rete, è ancora necessario riprendere la ricerca di circa 60 Gazzette Ufficiali e quindi procedere alla implementazione dei dati biografici per il momento in gran parte acquisiti dal sito www.cadutidellapolizia.it e pubblicati in rete;
2°) Il Medagliere Storico, invece, destinato a raccogliere, distinti per Corpo di appartenenza (dal Corpo Guardie di PS del 1852 sino alla Polizia di Stato), tutti i dati legali di tutte le varie categorie di riconoscimenti, sia istituzionali che individuali, assegnati alla Polizia ed ai suoi uomini. L’inizio di tale attività, legata alla visura e consultazione della Gazzetta Piemontese dal 1852 sino al 31.12.1859 e delle Gazzette Ufficiali dal 4.01.1860 (Data di pubblicazione della prima G.U. del Regno) ai giorni nostri nonché alla visurazione dei citati archivi telematici del Nastro Azzurro, ha comportato la preventiva analisi e lo studio storico dell’impostazione delle gazzette e del sistema di pubblicazione via via applicato negli anni, la diversa qualificazione dei riconoscimenti e della loro entrata in vigore, lo studio dei sistemi di restrizione telematica delle ricerche, e la comparazione di una serie di dati legati ai Vari Corpi di Polizia, ai ruoli ed alle qualifiche rivestiti dagli uomini destinatari delle ricompense, il tutto per determinare i precisi riferimenti della ricerca. Definita tale fase, anche al fine di verificare la validità dell’impostazione, abbiamo nel 2017 dato corso alle ricerche sulle Guardie di Città (1890-1919) per le quali non siamo, allo stato, in grado di indicare il periodo di relativo completamento di questa prima frazione dell’opera.

F) Articoli su tematiche di rilievo

A) La Realizzazione, sulla scorta degli studi fatti dalla Sezione aretina , del Nuovo Medagliere della Polizia , permetterà presto di licenziare definitivamente l’elaborato “Il Medagliere per le Sezioni”, per il quale si prevede nel corso del 2018 una più ampia ed aggiornata redazione.
B) La difficolta di rinvenire gli elenchi dei beneficiati della Medaglia di Benemerenza per il terremoto di Avezzano, ci porterà nel corso del 2018 a pubblicare un Articolo sul terremoto di Messina con gli elenchi di tutti i beneficiari delle relative medaglie.

L’Amministrazione

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Perequazione: Decreto Poletti OK
Naufragio dei ricorsi
Creiamo una filiera assistenziale?

27 Ottobre 2017

Un primo commento

Si temeva una decisione politica e decisione politica è stata. A conclusione della Camera di Consiglio del 25 ottobre, la Corte Costituzionale ha comunicato di aver deciso per la costituzionalità del D.L. 65/2015 convertito nella legge 109/2015 respingendo ben 15 questioni di non manifesta infondatezza sollevate dalla giurisdizione ordinaria e da quella contabile.
Il Giudice delle Leggi, quindi, contrariamente a principi e raccomandazioni espresse in altre statuizioni, ha ritenuto che il Decreto Poletti realizzi “un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica”, dimenticando come queste ultime vengano a gravare esclusivamente sui pensionati al di fuori di un quadro di coordinamento e distribuzione dei sacrifici con le altre categorie sociali. Il peso dell’esborso economico, sovrastimato dall’INPS nella sua memoria difensiva ed indicato in 30 miliardi di euro, è stato quindi l’elemento determinante che ha pesantemente condizionato la decisione della Consulta.
Attendiamo quindi il deposito della sentenza per conoscere su quali inevitabili acrobatismi giuridici si sia fondata la declaratoria di costituzionalità del Decreto Poletti e quali argomentazioni verranno addotte ai molteplici rilievi sollevati dai giudici di merito.

Il destino dei ricorsi

A fronte della decisione di costituzionalità del Decreto 65/2015, tutti i ricorsi sospesi o pendenti, al cui accoglimento era condizionata l’attesa decisione, sono ormai destinati al respingimento. Si provvederà quindi a non notificare i ricorsi depositati e ancora in attesa della comunicazione del decreto di fissazione d’udienza onde evitare l’aprirsi del contenzioso, mentre per quelli già discussi sospesi o rinviati, l’INPS, sia nell’Udienza presso la C.C. Emilia Romagna che in quella del 26 corrente presso la C.C. Toscana ha già avanzato la richiesta di condanna alla refusione delle spese sostenute dall’Istituto Previdenziale per costituirsi a giudizio, nei confronti di tutti i ricorrenti.
E vista la chiara volontà politica penalizzante verso la categoria dei pensionati, non è da escludere che l’INPS a livello Centrale impartisca alle sedi periferiche, istruzioni circa la prosecuzione dei contenziosi al solo fine di ottenere la condanna dei pensionati al rimborso delle spese legali sostenute dall’Ente. Le attese motivazioni della Sentenza saranno certamente rilevanti per la decisione in materia di spese. La battaglia, quindi, prosegue per evitare che una doppia penalizzazione colpisca i pensionati.

La realtà che si registra e le prospettive

È evidente come la realtà che vivono i pensionati appare sempre più in balia degli orientamenti politici del momento che si sono dimostrati in grado di incidere anche sull’operato del Giudice delle Leggi. Nessun intervento politico è previsto per distinguere nel bilancio dell’INPS il settore pensionistico (in sostanziale equilibrio) da quello previdenziale-assistenziale (Fortemente deficitario), con ricaduta indiscriminata sulla categoria dei provvedimenti per il risanamento del suo deficit. L’applicazione del sistema contributivo e l’elevazione dell’età pensionabile sono accompagnate da circolari restrittive inviate ai Centri Contabili dei Ministeri per la determinazione della base pensionabile, ove sempre più spesso si registrano errori o interpretazioni normative penalizzanti riguardo ai benefici da applicare. I tempi biblici che intercorrono fra il calcolo della pensione provvisoria e quella definitiva, aprono contenziosi per il recupero dell’indebito o procrastinano nel tempo la liquidazione del giusto importo dovuto. E da ultimo l’INPS, quale collettore finale della pensione, si pone con la Determina di Pensione quale mero esecutore e traduttore di quanto elaborato dagli Uffici Ministeriali senza mai intervenire con verifiche e correzioni.
Questo complesso iter burocratico, scandito da una articolata applicazione normativa oggetto di interpretazioni restrittive, non trova infine la partecipazione dell’interessato che risulta privo degli strumenti conoscitivi per prendervi parte.
Ne consegue che nel momento di passaggio dal servizio attivo alla quiescenza, l’interessato è lasciato sostanzialmente solo a se stesso, privo di ausilio e di punti di riferimento che possano verificare e sostenere le aspettative del riconoscimento corretto e pieno della sua pensione.

La creazione di una filiera assistenziale:

Nel settore specialistico quale è quello del Comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico, è forse giunto il momento di creare una “filiera assistenziale contabile-amministrativa-giudiziaria”che sotto l’egida di una iniziativa associativa privata sia in grado di seguire tutto il complesso itinerario pensionistico e non solo, dei propri associati.
Una struttura che sia in grado di fornire pareri sulle situazioni personali e di prepensionamento, di sostenere ed indirizzare l’acquisizione dalla Pubblica Amministrazione della documentazione necessaria, di elaborare i conteggi pensionistici, di diffidare e richiedere la correzione di errori materiali o l’applicazione di benefici non riconosciuti con istanze o ricorsi amministrativi nei confronti dell’INPS o dei Ministeri di riferimento, di tutelare se necessario i diritti lesi innanzi alla Corte dei Conti competente o alle Magistrature Superiori.
Si tratta di una iniziativa a 360 gradi, estremamente ambiziosa, complessa e non facile da realizzare, a cui ci stiamo dedicando con passione e impegno e di cui ne rappresenteremo a breve caratteristiche e finalità, chiedendo a Voi di esprimere un parere sull’interesse o meno ad una simile iniziativa.

Avv. Guido Chessa e il Suo Team


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MILITARI RIFORMATI: CONFERMATA L’APPLICABILITÀ
DEL “MOLTIPLICATORE”

La Corte dei Conti per il Molise, Giudice Unico delle Pensioni Dott. Natale Longo ha depositato in data 6 ottobre u.s., la sentenza n°53/2017 con la quale ha riconosciuto ad un Colonnello dell’Arma dei Carabinieri, posto in congedo assoluto per infermità, il diritto alla maggiorazione della pensione in ragione dell’applicazione dell’art. 3, comma 7 D. Lgs 165/1997, indipendentemente dall’avere raggiunto i limiti di età.-
Si conferma il riconoscimento in via giurisprudenziale del beneficio del c.d. Moltiplicatore sulla scia delle due note sentenze della Corte dei Conti Abruzzo.-
L’Arma e l’Inps entrambe chiamate in giudizio dal ricorrente hanno assunto le seguenti posizioni processuali:
l’Inps da una parte ha contestato la propria legittimazione passiva nel giudizio, ritenendosi estranea in quanto mera “esecutrice” delle informazioni trasmesse dall’Arma dei Carabinieri, e ha poi spiegato domanda riconvenzionale nei confronti dell’Arma condizionata all’ipotesi di vittoria del ricorrente e di conseguente condanna dell’Ente previdenziale a corrispondere le somme dovute a titolo di arretrati oltre interessi e rivalutazione monetaria.
In buona sostanza l’Inps si è riservata ( preannunciandolo) il recupero nei confronti dell’Arma delle somme che la stessa dovrà versare al ricorrente in termini di arretrati, differenze e interessi.
L’Arma dei Carabinieri, costituitasi a giudizio attraverso il Comando Generale- Ministero della Difesa, ha ribadito con memoria le medesime argomentazioni di cui al provvedimento di diniego del beneficio richiesto in via amministrativa dal ricorrente, pertanto ha proseguito nel sostenere la tesi della inapplicabilità del beneficio dell’art 3 comma 7 Dlgs 165/97 ai militari riformati che non abbiano anche raggiunto il limite di età, chiedendo pertanto il rigetto del ricorso.-
Il Giudicante ha ritenuto preliminarmente di riconoscere la legittimazione passiva dell’Inps in quanto Ente che ha adottato il provvedimento di concessione della pensione, ha ritenuto di dichiarare il difetto di giurisdizione della Corte dei Conti in punto di richiesta di domanda riconvenzionale spiegata dall’Inps nei confronti dell’Arma, ha ritenuto fondato ed ha accolto pienamente il ricorso, con condanna a carico di entrambe le amministrazioni quindi Arma e Inps ciascuna secondo le proprie competenze al ricalcolo del trattamento pensionistico facendo applicazione del beneficio in questione, nonché alla corresponsione dei conseguenti arretrati sui ratei pensionistici già percepiti, maggiorati di interessi e rivalutazione monetaria compensando le spese di giudizio “ avuto riguardo alla novità della questione trattata ….e alla mancanza di orientamenti giurisprudenziali consolidati in merito.”

E RAGIONI DI DIRITTO DELLA SENTENZA

…si osserva che “ a norma dell’art 929 del d.lgs 66/2010 1.Il Militare, che deve assicurare in costanza di servizio i requisiti di idoneità specifici previsti dal capo II del titolo II del libro IV del regolamento, accertati secondo le apposite metodologie ivi previste, cessa dal servizio permanente ed è collocato, a seconda dell’idoneità, in congedo, nella riserva o in congedo assoluto.”
Nel caso de quo il Comando Generale dell’Arma ha giudicato il Colonnello a seguito di verbale CMO 2° Istanza “ permanentemente non idoneo in modo assoluto” ex art 929 del codice dell’ordinamento militare, collocandolo in congedo assoluto.
Prosegue il giudicante: I militari in congedo assoluto ( a differenza di quelli collocati in ausiliaria) vengono espunti dai ruoli e non sono più vincolati a obblighi di servizio attivo in tempo di pace, in tempo di guerra o di grave crisi internazionale ( art 790 c.o.m)……….il personale collocato in ausiliaria ex art 992 c.o.m è soggetto a possibili richiami in servizio ex art 993 c.o.m ed è soggetto agli obblighi di cui all’art 994 c.o.m “ ……..mentre il militare collocato in congedo assoluto considerata la sua inidoneità al servizio è de facto impossibilitato ad assolvere agli obblighi di servizio cui sono soggetti i militari in ausiliaria.-

Venendo dunque all’ambito applicativo della disposizione, si osserva che il legislatore ha riconosciuto l’incremento del montante contributivo sia “al personale di cui all’art 1 escluso dall’ausiliaria che cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età” che “ al personale che non sia in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria” , categoria quest’ultima nella quale evidentemente rientra l’ufficiale ricorrente, dichiarato non idoneo permanentemente al servizio d’Istituto ex art 929 del dlgs n. 66/2010 e dunque impossibilitato a prestare i conseguenti ( pur delimitati ed eventuali) servizi d’Istituto e dunque accedere all’istituto dell’ausiliaria ( C.Conti Abruzzo n 28/2012) .-.

La recentissima sentenza del Giudice delle Pensioni del Molise ribadisce che l’istituto di cui all’art. 3, comma 7, del D. Lgs 165/1997 trova applicazione:

  • Per il personale di cui all’articolo 1 del medesimo decreto escluso dall’applicazione dell’ausiliaria che cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età, (ovvero gli appartenenti alle Forze di Polizia a ordinamento civile e al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco esclusi dall’applicazione dell’istituto dell’ausiliaria);

  • Per il personale militare che non sia in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere nella posizione di ausiliaria;

  • Per il personale militare, già collocato in ausiliaria, che tuttavia perda in un secondo momento requisiti di idoneità psico-fisici e dunque non possa permanere nella posizione di ausiliaria.-

Il ricorrente rientra nella seconda delle tre ipotesi di cui alla norma in oggetto, pertanto, come tutti i militari che non hanno i requisiti psico-fisici per accedere all’ausiliaria hanno diritto a vedersi applicato il beneficio compensativo previsto dall’art. 3, comma 7 del D. Lgs 165/1997, indipendentemente dal raggiungimento del limite d’età previsto, a seconda del grado rivestito, per accedere al trattamento di quiescenza.-
 In conclusione si può affermare, alla luce di questa ulteriore sentenza del Giudice delle pensioni del Molise che : subordinare la concessione del beneficio del c.d. Moltiplicatore ai militari riformati alla sussistenza dei requisisti di accesso all’ausiliaria non può che tradursi in una palese contraddizione, e inoltre “considerate le ragioni dell’impossibilità normativo/oggettiva di collocamento dell’ufficiale in ausiliaria, neppure può propriamente ipotizzarsi l’esercizio di un’opzione da parte dell’interessato, in quanto raggiunto da un provvedimento cogente di collocamento in congedo assoluto per inidoneità assoluta e permanente al servizio.-”
 
Il beneficio dovrebbe dunque trovare applicazione in via automatica da parte dell’Amministrazione di Appartenenza all’atto del congedo per infermità, al pari di altri benefici quali ad esempio quello dei “sei scatti”di cui all’art 4 del Dlgs 165/97.-

Avv. Chiara Chessa e Avv. Eleonora Barbini


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DECADENZA: FACCIAMO IL PUNTO

Per tutti coloro che riscontrino errori nella propria pensione, siano essi di calcolo o inerenti alla mancata applicazione di istituti previsti dalla normativa per gli appartenenti alle forze armate e comparto sicurezza quali, ad esempio, quelli di cui all’art. 54 TU 1092/1973 e all’art. 3, comma VII, D. Lgs 165/1997, occorre evidenziare quanto segue.
 
L’art. 47 del DPR 639/1970 così come modificato dal D.L. n. 98/2011 (Riforma Sacconi) convertito in Legge n. 111/2011, dispone che per l’adempimento di prestazioni riconosciute solo in parte, l’azione giudiziaria può essere proposta, a pena di decadenza, “entro il termine di tre anni decorrente dal riconoscimento parzialedella prestazione o dal pagamento della sorte”. Come chiarito dall’INPS con Circolare 31/07/2014 n. 95, il termine di decadenza triennale per proporre l’azione giudiziaria decorre dal giorno della ricezione, da parte dell’interessato, del provvedimento provvisorio di liquidazione del trattamento pensionistico o, laddove questo non sia disponibile, dal giorno di riscossione del primo rateo.
 
La norma suddetta è stata invocata dall’INPS in molteplici giudizi aventi ad oggetto richieste di ricalcolo delle prestazioni previdenziali e, verosimilmente, la stessa difesa verrà sollevata dall’INPS anche nel caso in cui siano proposti nuovi ricorsi per ottenere l’applicazione dell’art. 54 TU 1092/1973 o del beneficio di cui all’art. 3, comma VII, D. Lgs 165/1997.
 
Tuttavia alcuni arresti giurisprudenziali hanno escluso l’applicabilità dell’art. 47 del DPR 639/1970 con riferimento alla previdenza pubblica. In particolar modo è stato chiarito che la suddetta norma ha carattere eccezionale e, pertanto, non può essere applicata in modo estensivo al di fuori delle ipotesi per cui era stata originariamente prevista (quelle relative al contenzioso INPS per i dipendenti privati).
 
Dal momento che la normativa sostanziale che disciplina la previdenza pubblica (DPR 1092/1973) non prevede norme che sottopongano a termini di decadenza l’esercizio dell’azione giudiziaria, non potendo trovare applicazione analogica l’art. 47 del DPR 639/1970, in base all’orientamento giurisprudenziale attualmente vigente DEVE ESSERE ESCLUSA QUALUNQUE DECADENZA DALL’AZIONE GIUDIZIARIA NELLE CONTROVERSIE PREVIDENZIALI PUBBLICHE

Avv. Chiara Chessa & Avv. Eleonora Barbini


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Riordino delle carriere militari e beneficio del “moltiplicatore” per i riformati dal 7/7/2017

Nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 143 del 22.06.2017, è stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 94 del 29.05.2017 intitolato “Disposizioni in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze armate, ai sensi dell’articolo 1, comma 5, secondo periodo, della legge 31 dicembre 2012, n. 244” entrato in vigore il 07.07.2017.
L’art. 10 comma 1 lett. aa) del suddetto decreto ha modificato l’art. 1865 del Codice dell’Ordinamento Militare che risulta così riformulato:Per il personale militare si applica l’articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n.165”.
Nella precedente stesura della norma invece si leggeva: “ Per il personale militare escluso dall’istituto dell’ausiliaria di cui all’art. 992, si applica l’articolo 3, comma 7, del D. Lgs. 30 aprile 1997 n. 165”. Una ulteriore modifica si registra anche nella rubrica dell’articolo che prima riportava “Trattamento di quiescenza del personale escluso dall’ausiliaria” e oggi è titolata “Trattamento di quiescenza del personale alternativo all’istituto dell’ausiliaria”.
L’art. 10, comma 2 dello stesso D. Lgs. 94/2017 è poi intervenuto sull’ultima parte dell’art. 3, comma 7 del D. Lgs. 165/1997 che nella sua formulazione attuale afferma: “Per il personale di cui all’articolo 1 escluso dall’applicazione dell’istituto dell’ausiliaria che cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età previsto dall’ordinamento di appartenenza e per il personale militare che non sia in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, il cui trattamento di pensione è liquidato in tutto o in parte con il sistema contributivo di cui alla legge 8 agosto 1995, n. 335, il montante individuale dei contributi è determinato con l’incremento di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio moltiplicata per l’aliquota di computo della pensione. Per il personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare e per il personale delle Forze armate il predetto incremento opera in alternativa al collocamento in ausiliaria, previa opzione dell’interessato.” È utile e opportuno ricordare che la precedente stesura della norma non conteneva alcun richiamo al “personale delle Forze armate”.
All’apparenza un insignificante cambiamento, nella sostanza questi interventi operati dal Governo in sede di esercizio della delega legislativa, hanno cambiato radicalmente la portata delle due norme.
Coloro che saranno riformati a partire dal 07.07.2017 SENZA aver raggiunto i limiti di età per la pensione non potranno dunque usufruire dell’incremento pari a 5 volte l’ultima base imponibile.
Peraltro alla luce dell’attuale formulazione dell’art. 3, comma 7 del D. Lgs 165/1997 pare che anche per questi ultimi, la concessione del beneficio sia correlata a una espressa richiesta.
A seguito delle modifiche sopra riportate, infatti, tutto il personale riformato delle Forze Armate, (Guardia di Finanza, Carabinieri, Esercito, Marina Militare) potrà beneficiare dell’istituto del “Moltiplicatore” di cui all’art. 3, comma 7 del D. Lgs 165/1997 solo se ha comunque raggiunto i limiti di età previsti dal proprio grado per andare in pensione ed è escluso dall’istituto dell’ausiliaria per inidoneità fisica o psichica.
ATTENZIONE: LE MODIFICHE ATTUATE DAL GOVERNO NEL GIUGNO SCORSO NON HANNO IN OGNI CASO EFFETTO RETROATTIVO- QUINDI PER TUTTI I MILITARI RIFORMATI PRIMA DEL 07.07.2017 OPERA LA NORMATIVA PRECEDENTE.
Ovvero le precedenti stesure dell’art. 1865 del codice dell’ordinamento militare e dell’art. 3, comma 7 del d.lgs 165/1997 RIMANGONO PIENAMENTE VALIDE PER I RIFORMATI PRIMA DEL 07.07.2017.-
L’intervento mirato del Governo di cui vi abbiamo riferito, indirettamente, sembra confermare la validità di quanto da noi sostenuto nel nostro precedente articolo (l’applicabilità ai militari riformati che non hanno raggiunto i limiti di età per la pensione del beneficio del moltiplicatore di cui all’art. 3, comma 7, D. Lgs 165/1997): infatti se il beneficio non fosse stato applicabile ai riformati a prescindere dal limite di età e dalla causa della riforma, non ci sarebbe stato alcun bisogno di abrogarlo almeno in parte.
L’intervento attuato dal Governo e sopra descritto, determina una evidente penalizzazione per i militari riformati a partire dal 07.07.2017 incidendo in senso deteriore sul loro trattamento di quiescenza. Tale intervento presenta a nostro avviso profili di illegittimità costituzionale di cui, vista l’importanza dell’argomento e la complessità giuridica della questione, vi parleremo in un altro articolo esplicativo di prossima pubblicazione.

Avvocato Chiara Chessa
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Applicazione del beneficio di cui all’art. 3, comma 7 D.Lgs 165/1997:
alcuni suggerimenti

A seguito dell’invio all’Inps di competenza della diffida (utilizzando e/o personalizzando l’apposito fac-simile da noi suggerito) ci avete segnalato che l’INPS, in alcune Regioni, ha risposto limitandosi a dichiarare di aver applicato le indicazioni fornite dal corpo di appartenenza.
Al fine di evitare un rimpallo di responsabilità da un ente all’altro, vi suggeriamo di inoltrare la diffida con raccomandata a.r. o a mezzo pec, sia alla vostra amministrazione di appartenenza, sia alla sede INPS competente per l’erogazione della Vostra pensione.
Qualora non pervenisse alcuna risposta o la risposta fosse negativa o non contenesse di fatto alcuna reale risposta alla Vostra richiesta, non resta che la strada del ricorso giudiziario da intraprendere innanzi alla Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale della Regione di residenza.
Vi consigliamo inoltre, qualora non ne foste già in possesso, di richiedere all’INPS o alla Vostra amministrazione di appartenenza, copia del Modello PA04 con domanda di accesso ai documenti amministrativi di cui alla L. 241/1990. Tale modello, unito alla determina della pensione costituisce infatti uno dei documenti essenziali per incardinare il ricorso.

Avvocato Chiara Chessa
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Gli incrementi alla pensione: ausiliaria e beneficio compensativo.


21 Giugno 2017

I – L’AUSILIARIA: REQUISITI E BENEFICI

L’AUSILIARIA è una categoria del congedo che interessa il solo personale militare che, dopo la cessazione dal servizio per raggiungimento del limite di età, previsto per il grado rivestito, manifesta la propria disponibilità ad essere chiamato nuovamente in servizio per lo svolgimento di attività in favore dell’amministrazione di appartenenza o di altre pubbliche amministrazioni statali e territoriali.
 
L’ausiliaria è stata oggetto di recenti modifiche ad opera di interventi legislativi che si succeduti dal 2012 ad oggi (non ultima la legge di Stabilità del 2015); attualmente è prevista e disciplinata dagli articoli da 992 a 996 e dagli articoli 1864 1870 1871 1876 del Codice dell’Ordinamento Militare (D.LGS n. 66 del 15.03.2010).
 
L’art. 992 del D.LGS 66/2010 così dispone:

-1.Il collocamento in ausiliaria del personale militare avviene esclusivamente a seguito di cessazione dal servizio per raggiungimento del limite di età previsto per il grado rivestito o a domanda, ai sensi dell’articolo 909, comma 4.
 
-2 Il personale militare permane in ausiliaria:
   a) fino a 65 anni, se con limite di età per la cessazione dal servizio pari o superiore a 60 anni, ma inferiore a 62 anni;
   b) fino a 67 anni, se con limite di età per la cessazione dal servizio pari o superiore a 62 anni e, comunque, per un periodo non inferiore ai 5 anni.”
 
In base all’attuale normativa, per essere collocati in ausiliaria occorre:
1) Appartenere al personale militare.
2) Aver cessato dal servizio per raggiunto limite di età.
3) Aver presentato domanda, all’atto della cessazione dal servizio e nei termini prescritti, manifestando per iscritto la disponibilità al richiamo.
4) Il possesso dell’idoneità psico-fisica, che consenta al militare di svolgere l’attività di impiego presso le amministrazioni pubbliche che ne facciano richiesta.
 
Durante il periodo di ausiliaria il militare non può assumere impieghi, né rivestire cariche, retribuite e non, presso imprese che hanno rapporti contrattuali con l’amministrazione militare, pena l’immediato passaggio nella categoria riserva, e perdita del relativo trattamento economico.
 
Il militare collocato in ausiliaria, percepisce una indennità in aggiunta al trattamento di quiescenza e, al termine del predetto periodo, ha diritto a vedersi liquidato un nuovo trattamento di quiescenza che è comprensivo anche del periodo di permanenza in ausiliaria.
 
L’indennità annua lorda percepita dal militare in ausiliaria è attualmente” pari al 50% della differenza tra il trattamento di quiescenza percepito e il trattamento economico spettante nel tempo al pari grado in servizio dello stesso ruolo e con anzianità di servizio corrispondente a quella effettivamente posseduta dal militare all’atto del collocamento in ausiliaria“.

 

II – IL PERSONALE ESCLUSO DALL’AUSILIARIA

E IL BENEFICIO DELL’ART. 3 COMMA 7 D. LGS 165/1997:
 
Per gli appartenenti alle Forze di Polizia a ordinamento civile (tutti gli arruolati a partire dal 01.01.1996), così come per i Vigili del Fuoco, trova applicazione un diverso BENEFICIO COMPENSATIVO previsto dall’art. 3, comma 7, del d. lgs 165/1997 che comporta la maggiorazione del montante individuale dei contributi.
 
La norma dispone che: “Per il personale di cui all’articolo 1 escluso dall’applicazione dell’istituto dell’ausiliaria che cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età previsto dall’ordinamento di appartenenza e per il personale militare che non sia in possesso dei requisiti psico fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, il cui trattamento di pensione è liquidato in tutto o in parte con il sistema contributivo di cui alla legge 8 agosto 1995, n. 335, il montante individuale dei contributi è determinato con l’incremento di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio moltiplicata per l’aliquota di computo della pensione.
Per il personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare il predetto incremento opera in alternativa al collocamento in ausiliaria, previa opzione dell’interessato
.
 
L’istituto di cui all’art. 3, comma 7, del D. Lgs 165/1997 ha un ambito di applicazione diverso e non sovrapponibile rispetto a quello dell’ausiliaria: dove opera quest’ultima non trova certamente spazio il beneficio di cui all’art. 3, comma 7. Quest’ultimo trova dunque applicazione per:
 
- Il personale di cui all’articolo 1 del medesimo decreto escluso dall’applicazione dell’ausiliaria che cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età.
L’art. 1 si riferisce al personale delle Forze Armate, compresa l’Arma dei Carabinieri, del Corpo della Guardia di Finanza, nel personale delle Forze di Polizia a ordinamento civile e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco (art. 1 D.Lgs 165/1997);
 
- Il personale militare che non sia in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, il cui trattamento di pensione è liquidato in tutto o in parte con il sistema contributivo.

 

III – I DIPENDENTI CESSATI
DAL SERVIZIO PER RIFORMA

Ci sono tuttavia dei dipendenti dello Stato che, almeno in apparenza, risultano esclusi da entrambi gli istituti ovvero quei militari (Forze Armate, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza) che sono cessati dal servizio per riforma senza aver raggiunto i limiti di età per la pensione.
 
Due importanti pronunce della Corte dei Conti della Regione Abruzzo, la n. 28/2012 e la n. 27/2017, sembrano aprire un filone di contenzioso che potrebbe, se coltivato e diffuso con adeguate iniziative giudiziarie in tutta Italia, portare interessanti risultati per i servitori dello Stato in termini economici.
 
Infatti in entrambe le pronunce sopra richiamate la Corte dei Conti ha espressamente riconosciuto il beneficio di cui all’art. 3, comma 7 del D. Lgs 165/1997 a due ex sottoufficiali della Guardia di Finanza che erano stati collocati in quiescenza per riforma, prima di aver raggiunto i limiti di età per la pensione; beneficio che l’INPS aveva negato.
 
Tutti i riformati delle Forze Armate, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza che cessano dal servizio senza aver raggiunto i limiti di età (con il sistema misto o contributivo) devono dunque prestare attenzione al proprio trattamento di quiescenza e proporre ricorso qualora l’INPS non abbia applicato il beneficio di cui all’art. 3, comma 7, del D. Lgs. 165/1997, cioè qualora il montante individuale dei contributi non sia stato determinato con l’incremento di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell’ultimo anno di servizio moltiplicata per l’aliquota di computo della pensione.
 
Infatti, occorre segnalare che l’art. 1865 del Codice dell’Ordinamento Militare, rubricato “Trattamento di quiescenza del personale escluso dall’ausiliariadispone espressamente che “Per il personale militare escluso dall’istituto dell’ausiliaria di cui all’art. 992, si applica l’articolo 3, comma 7, del D. Lgs. 30 aprile 1997 n. 165 “.
 
L’art. 1865 opera come clausola di salvaguardia facendo sì che tutto il personale militare escluso dall’ausiliaria, indipendentemente dai motivi di tale esclusione (carenza di requisiti oggettivi e/o soggettivi), possa godere dei benefici di cui all’art. 3, comma 7, del D. Lgs.165/1997.
 
Pertanto, anche il personale militare riformato che non potrebbe essere collocato in ausiliaria per la mancanza del requisito del raggiungimento dei limiti di età, ha diritto a vedersi riconosciuto il beneficio di cui all’art. 3, comma 7 D. Lgs 165/1997 al pari dello stesso personale che, seppur inidoneo sul piano psico-fisico, accedeva per espressa previsione normativa al beneficio “compensativo” del montante contributivo individuale maggiorato perché aveva raggiunto i requisiti di età richiesti.
 
Un discorso a parte deve essere fatto per il personale delle Forze di Polizia a ordinamento civile e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco che cessa dal servizio per riforma senza aver raggiunto i limiti di età.
 
Questi ultimi, infatti, sono esclusi dall’applicazione sia dell’ausiliaria che dell’art. 3, comma 7 del D. Lgs. 165/1997, trovandosi ancora una volta in posizione di disparità di trattamento rispetto sia agli arruolati nelle Forze di Polizia a ordinamento militare (che possono godere in via alternativa dell’uno o dell’altro istituto), sia rispetto agli arruolati nelle Forze di Polizia a ordinamento civile che cessano dal servizio per raggiungimento dei limiti di età. Anche in questo caso, l’unica via percorribile risulta essere quella di ricorrere in giudizio al solo fine di sollevare, davanti al Giudice del ricorso, un’eccezione di incostituzionalità per violazione del principio di uguaglianza sostanziale.

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Avv. Chiara Chessa & Avv. Eleonora Barbini


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La Corte Costituzionale si pronunzia
sulla Perequazione con prima Udienza il 24.10.2017

Fissata l’Udienza per il Giudizio di Costituzionalità il 24 Ottobre2017.
La ribellione dei pensionati al blocco della perequazione occorso con la Legge Fornero prima e con l’attuazione parziale della sentenza della Corte Cost. 70/2015 avvenuta con legge Poletti dopo (D.L. 65/2015 convertito nella L. 109/2015), ha portato alla presentazione di centinaia di migliaia di ricorsi innanzi alla magistratura sia ordinaria che pensionistica.
Le doglianze dei ricorrenti che hanno investito i profili di incostituzionalità presenti anche nel DL 65/2015 e nella Legge di conversione 109/2015 , si sono incentrati sulla violazione dei principi di ragionevolezza, adeguatezza e proporzionalità, della irretroattività della legge di attuazione, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo riguardo ai principi della certezza del diritto e del legittimo affidamento.
Tali questioni di legittimità costituzionale, prospettate sia innanzi ai Tribunali che alle Corti dei Conti Regionali, sono state recepite dai giudici di primo grado che hanno ritenuto in nove circostanze (Tribunali Sez. Lavoro di Palermo, Brescia,Milano, Napoli, Genova, Torino, Cuneo e Corte dei Conti Sez. regionali Emilia Romagna e Marche), assumendo ordinanze di “non manifesta infondatezza”, di rimettere gli atti alla Corte Costituzionale per un nuovo giudizio che investe la disciplina della perequazione come attuata dal DL 65/2015 convertito in L.109/2015.
Inoltre, in tutti gli altri giudizi si è consolidato l’orientamento dei giudici ordinari a disporre o per lunghi rinvii della trattazione o per la sospensione del giudizio in attesa della decisione della Corte.
La vertenza risultata rubricata presso la Corte al N° 243/2016 Reg. Ordin.(Pubblicata su G.U. nr.48 del 30.11.2016) e riguardante la questione di Legittimità Costituzionale sollevata dal Tribunale del Lavoro di
Genova in data 7 giugno è stata anche calendarizzata con la fissazione dell’Udienza del prossimo 24 Ottobre 2017 per la sua trattazione. A questo punto dovrà essere disposta la riunione a tale procedimento di tutte le altre otto questioni di legittimità rimesse, in modo tale che la Corte Costituzionale abbia a trattare, in un unico contesto giudiziario, tutti i vari profili di incostituzionalità della legge sottoposta al suo vaglio.
La procedura descritta verrà ad esaurirsi nell’arco dei prossimi mesi, per cui si ipotizza che il Giudizio di Costituzionalità arriverà a sentenza entro la fine del 2017 al massimo i primi mesi del 2018.
Difficile, è pronosticare quelli che saranno gli esiti del giudizio che tanti attendono con ansia non tanto per gli ipotetici arretrati quanto per il giusto adeguamento pensionistico a cui sono stati parzialmente o per l’intero penalizzati. Infatti, le note criticità del Bilancio dell’INPS in uno con i vincoli europeistici cui è soggetto lo Stato, non permettono di prefigurare quella che sarà la decisione della Corte Costituzionale e soprattutto se al suo interno prevarrà l’orientamento politico o quello più rigorosamente giuridico. Non ci rimane quindi che attendere quella che sarà la sua decisione.
Per tutti coloro che, rientranti nelle fasce penalizzate dalla legge, a tutt’oggi non hanno fatto nulla, si consiglia comunque di inoltrare per R.R.R. atto di diffida all’INPS ( lo potete trovare sul sito web www.anpsarezzo.it) con la richiesta di perequazione della propria pensione conservando copia della raccomandata con le relative ricevute ed eventuale risposta dell’INPS. Con tale attività il pensionato, in caso di esito favorevole del giudizio di costituzionalità, interrompe la prescrizione perdendo solo alcuni mesi di arretrati, ma salvaguarda per intero il proprio diritto alla rivalutazione pensionistica per il futuro.

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Perequazione: Facciamo il punto

Perequazione Pensioni e Rimborsi.

Per i ritardatari: La Prescrizione corre…..
Fermala! Fai la Diffida all’Inps

Pensionati non lasciate che il tempo eroda la vostra pensione e i vostri diritti, dal 1 gennaio 2017 è iniziata a maturare la prescrizione quinquiennale, ogni mese che passa senza aver fatto la diffida all’Inps è un mese in meno di arretrati.
L’aumento mensile della pensione decorre dal 1 gennaio 2012, per l’applicazione dell’istituto della prescrizione i 5 anni iniziano a decorrere a ritroso proprio dal 1 gennaio 2017, pertanto chi ad oggi non ha inviato la diffida all’Inps ha perso già i primi 5 mesi di arretrati del 2012!
È importante ricordare che un’eventuale statuizione positiva da parte della Corte Costituzionale in merito alle ben 9 questioni di legittimità sollevate sul c.d. Bonus Poletti DL 65/2015 conv. In legge 109/2015, esplicherà i suoi effetti positivi solo nei confronti di quei pensionati che hanno tutelato i propri diritti interrompendo la prescrizione.
Se ancora non hai interrotto la prescrizione, sei ancora in tempo ad inviare la diffida all’Inps, scarica il nostro modulo e invia la raccomandata alla sede Inps del tuo luogo di residenza.-
Il modulo dovrà essere compilato in ogni sua parte con i propri dati e con l’indicazione del numero di iscrizione della pensione e spedito con raccomandata con ricevuta di ritorno, avendo cura di conservare la copia del testo inviato e gli avvisi di spedizione e di ricezione.-
Con la spedizione della diffida, l’Inps non provvederà ad alcun pagamento e con molta probabilità risponderà di aver già provveduto ad erogare il Rimborso una tantum nel rateo di pensione dell’agosto 2015 o di non dover provvedere ad alcun rimborso per i titolari di pensione superiore alle 6 volte il trattamento minimo, ma con la raccomandata avrai interrotto la prescrizione e messo al sicuro il tuo diritto agli arretrati residui.

 

Notizie ai Ricorrenti e non solo:

Dalla nostra esperienza in concreto, l’orientamento attuale delle Corti dei Conti adite ( Firenze per la Toscana e Bologna per l’Emilia Romagna) è quello di sospendere i giudizi in attesa della pronuncia
della Corte Costituzionale, mentre quello dei Tribunali è di effettuare lunghi rinvii delle udienze in attesa sempre della pronuncia della Corte Costituzionale.-
È molto importante che le Autorità Giudiziarie adite non provvedano immediatamente in primo grado ma attendano la decisione della Corte Costituzionale, ciò sta a significare che ritengono di decidere solo all’esito della pronuncia di legittimità.
Molte altre udienze per i ricorsi presentati dal nostro Studio Legale, sono state già fissate e debbono tenersi nei prossimi mesi (6 e 13 giugno- 11 e 20 luglio- 12 e 28 settembre- 4 e 17 ottobre- 6 dicembre) e altri ricorsi sono in corso di deposito.

Se ancora non hai aderito al ricorso
sei ancora in tempo:
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Avvocato Guido Chessa
Avvocato Chiara Chessa


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Pensioni militari: arruolati 1981-1982-1983
e applicazione dell’art 54 TU 1092/1973

12 Maggio 2017

L’art. 54 T.U. 1092/1973 (Testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato) rubricato Misura del trattamento normale al comma 1 così dispone: “La pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 percento della base pensionabile, salvo quanto disposto nel penultimo comma del presente articolo.” (Si precisa che il richiamato penultimo comma stabilisce che: “Nei confronti dei graduati e dei militari di truppa non appartenenti al servizio continuativo la misura della pensione normale è determinata nell’annessa tabella n. 2”).
L’art. 54 sopra richiamato è stato emanato prima dell’entrata in vigore della Riforma Dini in un momento storico in cui il sistema di calcolo delle pensioni era totalmente retributivo.

 

La Riforma Dini, infatti, ha stabilito la progressiva fine del “Sistema di calcolo Retributivo”, ha introdotto un “Sistema di calcolo Contributivo” per gli assunti a far data dal 1.01.1996 e, per coloro che sono stati assunti prima di tale data, ha previsto un “Sistema di calcolo Misto” caratterizzato da un meccanismo di computo della pensione in parte retributivo e in parte contributivo.

 

Il sistema di calcolo del trattamento pensionistico per il personale alle dipendenze dello Stato, si articola, in estrema sintesi, nel seguente modo:

  • 1) Sistema di calcolo Retributivo per il personale che alla data del 31.12.1995 ha maturato una anzianità di servizio utile pari o superiore a 18 anni.

  • 2) Sistema di calcolo Misto per il personale che alla data del 31.12.1995 non ha maturato 18 anni di anzianità/contribuzione. Come sarà meglio esposto nel proseguo in questo caso la pensione, in attuazione della Riforma Amato, si compone di una Quota Retributiva, per le anzianità maturate sino al 31.12.1995, a sua volta suddivisa in QUOTA A e QUOTA B, e una Quota Contributiva per le anzianità di servizio maturate con decorrenza dal 1.1.1996;

  • 3) Sistema di calcolo totalmente Contributivo per tutto il personale assunto a partire dal 1.1.1996.

Con riferimento ai dipendenti dello Stato cui si applica il Sistema di calcolo Misto occorre precisare che nell’ambito della prima Quota Retributiva, ovvero per la parte di pensione che corrisponde alle anzianità acquisite anteriormente e sino al 31.12.1995, si provvede alla ripartizione in ulteriori due sub-quote:

 

A) La prima detta QUOTA A è calcolata applicando sulla base pensionabile l’aliquota di rendimento maturata sino al 31.12.1992;

 

B) La seconda detta QUOTA B è calcolata applicando sulla media delle ultime retribuzioni l’aliquota di rendimento maturata dal 1.1.1993 al 31.12.1995.

 

La Quota Contribuiva ovvero per la parte di pensione che corrisponde al trattamento pensionistico relativo alle ulteriori anzianità maturate a decorrere dal 1.1.1996 e riferite a tutta la retribuzione ivi comprese indennità accessorie percepite a qualsiasi titolo dal dipendente, è calcolata appunto secondo il sistema contributivo.

 

Occorre precisare che, nel breve excursus normativo descritto, né la Legge 335/1995 né i successivi interventi al sistema pensionistico, hanno mai modificato l’art. 54, comma 1, T.U. 1092/1973 il quale è tutt’oggi in vigore e, pertanto, deve trovare applicazione. -
 

Gli interessati: Arruolati anni 1981-1982-1983: cosa fare

Va puntualizzato sin da ora che il problema dell’applicazione dell’art 54 comma 1 in luogo dell’art 44 del TU 1092/1973 non si pone per i militari che, avendo raggiunto i 18 anni di servizio utile al 31.12.1995, beneficiano del sistema retributivo e godono del trattamento di quiescenza più favorevole (sul punto si veda Corte dei Conti Abruzzo Sent. n. 75/12) ma riguarda coloro che alla data del 31.12.1995 avevano maturato “almeno quindici anni” ma meno di 18 anni di servizio utile: nei confronti di tali dipendenti appartenenti all’ordinamento militare, trova applicazione il Sistema di calcolo Misto e l’applicazione dell’art. 54 andrebbe ad incidere sul calcolo della Quota Retributiva - QUOTA A della relativa pensione e, in ragione di ciò, potrebbero beneficiare dell’applicazione dell’aliquota al 44% anziché al 35% come attualmente applicata.-

 

Alla luce delle considerazioni sopra esposte, visto il trattamento pensionistico deteriore cui attualmente sono sottoposti i militari (Esercito, Guardia di Finanza, Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato con riferimento agli arruolati fino al 25.06.1982) che non hanno potuto beneficiare del Sistema di calcolo Retributivo per il proprio trattamento di quiescenza, risulta opportuno verificare quale aliquota sia stata applicata nel prospetto di liquidazione Inps al Quadro I “Servizio Utile Arrotondato a)+b)” e al Quadro II “Coefficiente Tab. A”.

 

Qualora si riscontri, da un attento esame del decreto di pensione provvisorio, l’applicazione dell’aliquota al 35% anziché al 44% occorre inviare alla sede Inps territorialmente competente una lettera raccomandata a/r contenente una diffida affinché l’Istituto proceda al ricalcolo del trattamento pensionistico con l’applicazione dell’aliquota di cui all’art. 54 T.U. 1092/1973.
 

Scarica il modulo di diffida all’Inps.

Diffida INPS Articolo 54

In difetto di risposta, in caso di rigetto della domanda e comunque sempre nel termine di tre anni di cui sopra, è necessario promuovere ricorso alla Corte dei Conti competente per territorio. 

La posizione dell’INPS:

Per un certo periodo risalente ai primi anni 2000, il trattamento di quiescenza del personale militare che cessava dal servizio con il sistema delle doppie quote è stato calcolato facendo applicazione del predetto articolo 54, in tal senso anche la circolare ex Inpdap n. 22 del 18/09/2009, emanata nello specifico per l’Arma dei Carabinieri, disponeva espressamente:” Il computo dell’aliquota di pensione spettante al personale militare è disciplinato dall’art. 54 del Testo unico …..”

 

Successivamente l’INPS, adottando una diversa interpretazione delle norme del T.U. 1092/1973, ha ritenuto di dover applicare anche al personale militare in quiescenza con il Sistema Misto, ai fini del calcolo della Quota Retributiva – QUOTA A della relativa pensione, la normativa generale prevista per il personale civile di cui all’art. 44 del medesimo T.U. che, al comma 1, dispone: ”
La pensione spettante al personale civile con l’anzianità di quindici anni di servizio effettivo è pari al 35 per cento della base pensionabile; detta percentuale è aumentata di 1,80 per ogni ulteriore anno di servizio utile fino a raggiungere il massimo dell’ottanta per cento.”.

 

L’applicazione dell’aliquota di cui all’art. 44 in luogo di quella prevista dall’art. 54, comporta un’evidente penalizzazione per coloro che, appartenendo al personale militare, hanno maturato alla data del 31.12.1995, 15 anni di servizio utile e che, in ragione di ciò, potrebbero beneficiare dell’applicazione dell’aliquota al 44% anziché al 35%.
 

Le criticità della posizione INPS

Occorre sottolineare che varie considerazioni portano a ritenere errato l’orientamento ad oggi assunto dall’INPS (applicazione aliquota di cui all’art. 44 in luogo di quella di cui all’art. 54 T.U. 1092/1973).
Anzitutto l’interpretazione letterale delle due norme: l’art. 54 si riferisce in modo inequivoco al personale militare con una anzianità di almeno 15 anni di servizio; l’art. 44 invece fa riferimento al personale civile. Le due norme avrebbero dunque due ambiti di applicazione diversi che osterebbero all’estensione dell’aliquota del 35% al personale militare.
Inoltre la circostanza che, malgrado le molteplici riforme il legislatore non ha mai inteso abrogare la disposizione di cui all’art. 54, confermerebbe la volontà di prevedere per il personale militare un trattamento più favorevole.
Infine la prassi applicativa consacrata nella Circolare Ex Inpdap n. 22 del 18/09/2009, dà ulteriore supporto alla tesi dell’applicabilità dell’art. 54 per la determinazione delle aliquote del personale militare.
Né può essere accolta l’interpretazione del’Inps che vorrebbe circoscrivere l’applicazione dell’art 54 comma 1 solo nei confronti di quei dipendenti che o per raggiunti limiti di età o per fisica inabilità sono stati costretti a lasciare il Corpo di appartenenza con un servizio utile tra i 15 e i 20 anni, attribuendo a questi ultimi una pensione “minima”-
Infatti una simile interpretazione, che vorrebbe destinatari dell’aliquota pensionabile al 44% i soli militari cessati dal servizio con una anzianità contributiva tra i 15 e i 20 anni, contrasta con il dettato della norma che, ai commi due e seguenti, dispone, invece aumenti percentuali per ogni anno successivo al 20esimo.
 

L’attesa dell’intervento giurisprudenziale:
Corte dei Conti Toscana

Manca al momento una pronuncia giurisprudenziale sul punto.
Tuttavia il problema dell’applicazione ai militari dell’art 54 comma 1, in luogo dell’art 44 del TU 1092/1973, è stata recentemente oggetto di accesi dibattiti che dal web sono giunti alle sedi istituzionali e giudiziarie grazie all’intervento solerte del Sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri Berti Fabio.
Sarà la Corte dei Conti Toscana a doversi pronunciare in un giudizio avente ad oggetto proprio la questione in trattazione, causa che sarà definita probabilmente nell’estate prossima.
 

Gli arruolati nella Polizia di Stato a partire dal 26.06.1982

Un discorso a parte deve essere effettuato per gli appartenenti alla Polizia di Stato arruolati a partire dal 26.06.1982.
In base alla normativa vigente è da escludere, per coloro che maturano il diritto alla pensione, l’applicazione dell’art. 54: gli stessi infatti rientrano nel personale a ordinamento civile dello Stato per i quali trova applicazione l’art. 44 T.U. 1092/1973.
Costoro, avendo comunque maturato i quindici anni di servizio utile al 31.12.1995 per effetto delle eventuali maggiorazioni dei servizi di cui all’art 5 del dlgs. 165/1997 che comportano un aumento figurativo di 1 anno ulteriore ogni 5 anni di servizio, oltre alle valorizzazioni previste per i servizi effettuati in sedi disagiate, potrebbero valutare l’opportunità di ricorrere in giudizio al solo fine di sollevare, davanti al Giudice del ricorso, un’eccezione di incostituzionalità per violazione del principio di uguaglianza rispetto al personale della Polizia di Stato arruolato anteriormente sotto il regime a ordinamento militare.

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Assemblea dei Presidenti delle Sezioni toscane

Sabato 8 aprile 2017, convocata dal delegato regionale Guido Chessa su disposizione della Presidenza Nazionale, si è riunita presso la sede ANPS di Firenze l’Assemblea dei Presidenti delle Sezioni toscane.

Assemblea dei Presidenti delle Sezioni toscane - Aprile 2017

Si riporta qui di seguito il Verbale Assembleare
contenente in sintesi le varie tematiche trattate.

Associazione Nazionale della Polizia di Stato Sezioni della Toscana
(Già Ente Morale per decreto Presidenziale nr.820 del 7.10.70, Legge 1.4.1981 nr. 121 – 101)

VERBALE ASSEMBLEA REGIONALE

DEL 8 Aprile 2017

 

L’anno 2017 il giorno 08 del mese di Aprile, alle ore 9,00, presso la Sede ANPS di Firenze in Via Fausto Dionisi nr. 4 all’interno della Caserma Fadini, ritualmente convocata con urgenza attraverso Mail del 1 aprile u.s. dal Delegato Regionale Guido Chessa, si è riunita l’Assemblea dei Presidenti di Sezione della Regione Toscana, per trattare il seguente Ordine del Giorno:
1°) Raduno Nazionale Organizzazione e Contributi;
2°) Informativa su proposte per il programma del Cinquantennale;
3°) Informazioni sui ricorsi per la perequazione;
4°) Problematiche pensionistiche in corso
4°) Varie ed Eventuali.

Sono presenti:

Pres. Sergio Tinti, Curtò Giuseppe e Giovanni Siano (Sez.Firenze), Pres. Chessa Guido (Sez. Arezzo), Pres. Corsetti Mirto,D’Apolito Stefano e Orlando Nazzareno (Sez. Grosseto), Pres. Bruno Antonino (Sez.Massa C.); Vice.Pres. Salvatore Ianni (Sez. Montecatini); Pres. Pinelli Ciro (Sez.Pisa); Pres. Pace Calogero Cacia Pietro e Leone Frugerio (Sez.Pontedera); Pres. Scipioni Renzo e Bruti Ettore (Sez.Pistoia); Roviello Vincenzo e Beccia Nicola (Sez.Prato); Pres. De Carlo Pasquale e Pompeo Pomponio (Sez. Lucca) Vice Pres. Carmelo Giarratana, Battisti Stefano, Calcatelli Gioacchino e Ventroni Bruno (Sez. Livorno), unica assente la Sezione di Siena.
Assume la presidenza dell’Assemblea il Delegato Regionale e Cons. Naz. Guido Chessa coadiuvato dal Presidente di Firenze Sergio Tinti, il quale apre formalmente la riunione ringraziando tutti i presenti per la partecipazione quasi totalitaria dei rappresentanti provinciali, testimonianza di come la Regione Toscana sia viva e partecipe dei destini associativi e di come il tessuto dei presidenti di sezione non perda occasione per essere attivo protagonista delle iniziative di tutela e di assistenza degli associati. Passa quindi la parola al Delegato Regionale Chessa per la trattazione dei vari punti posti all’O.del G.

Trattando il 1° punto posto all’O. del G., i l Delegato Regionale comunica che la convocazione dell’Assemblea Regionale è stata sollecitata dalla Presidenza Nazionale al fine di stimolare tutte le sezioni alla partecipazione al prossimo Raduno Nazionale che si svolgerà in Bari nei giorni 22, 23 e 24 settembre con sfilamento il giorno la Domenica 24. Per la Toscana è stato stabilito un contributo del Nazionale pari ad €. 400,00 per ogni pulman.
Fa presente che l’annullamento del Raduno originariamente previsto in Catania ha creato problemi organizzativi comunque ha invitato tutti i Presidenti di Sezione a profondere il massimo impegno per assicurare un congrua partecipazione degli associati toscani . Ha informato che il Raduno prevederà il consueto concerto della Banda della Polizia di Stato e l’organizzazione di un convegno che fissi il punto della situazione a due anni dalla promulgazione della legge sull’Omicidio Stradale.
Nel prendere atto del programma di massima, oggetto anche di una circolare dell’Ufficio di Presidenza Nazionale, ha invitato i Presidenti ad assicurare il loro massimo impegno.

Trattando il 2° punto posto all’O. del G , il Delegato fa presente che nella sua qualità di Consigliere Nazionale e di Delegato Regionale, ha già comunicato a tutti i Consiglieri Nazionali ed all’Ufficio di Presidenza le proposte di programma per il Cinquantennale della fondazione dell’ANPS che cade il 30.09.2018. Informa quindi i Presidenti di aver previsto una Visita con Labari di tutti i Presidenti di Sezione presso il Sacrario della Polizia di Stato per onorare i Nostri Caduti, quindi , nel pomeriggio della stessa giornata un Convegno sul tema ” Storiografia della Polizia. Quale futuro” alla cui partecipazione verrebbero invitati non solo l’Ufficio Storico, ma il mondo universitario della ricerca, ed i più accreditati cultori della materia sia dell’ANPS che della società civile. Ha proposto inoltre una manifestazione pubblica da svolgersi all’Altare della Patria con il Raduno delle Bandiere di tutte le Sezioni, la presenza di reparti e di macchine storiche della Polizia, manifestazione che si spera abbia la presenza oltre che del Capo della Polizia anche del ministro dell’Interno. Fa presente che il prospettato programma è già stato integrato da alcuni Consiglieri con una Visita in Sala Nervi al Papa riservata in gran parte all’ANPS ed ai familiari dei soci, un annullo filatelico e la realizzazione di una medaglia ricordo.

Trattando il 3° punto posto all’O. del G. , la cui discussione è cominciata dopo brevissima pausa, il delegato Regionale ha ricordato di aver già inviato tutte le informative complete riguardanti lo stato dei ricorsi avanzati dalle varie Sezioni in materia di “Blocco Fornero e Legge Poletti” riguardo la perequazione delle pensioni, facendo presente che il 12.04.2017 innanzi alla Sezione Regionale della Corte dei conti Toscana verranno trattati i ricorsi di Grosseto, Massa, Prato, Pisa e Firenze, i quali, fatti salvi particolari eccezioni dell’INPS, saranno destinati alla sospensione in attesa della Sentenza della Corte Costituzionale. Ricorda ai Presidenti, infatti, che numerose sono state le Ordinanze di sospensione dei giudizi in quanto sono pendenti ben 9 Ordinanze di non manifesta infondatezza della Legge 109/2015 in riferimento alle quali si prevede nel corso dell’anno la relativa pronunzia del giudice delle Leggi. Ne consegue che la definizione della vertenza avverrà in funzione della tipologia di decisione che la Corte Costituzionale verrà ad assumere .

Trattando il 4° punto posto all’O. del G. il Delegato informa i presidenti che oltre alla vertenza in materia perequativa, sono incorso studi ed approfondimenti per definire con esattezza le decorrenze del termine decadenziale triennale fissato dalla Legge Fornero a carico dei pensionati e dei pensionandi in ipotesi di errori sui calcoli pensionistici, problematiche su cui si sta vagliando l’opportunità della creazione di una piattaforma digitale di verifica dei calcoli .
Inoltre ha dato notizia che è seguita con attenzione la controversia innanzi alla corte dei Conti Toscana, in materia di applicazione dell’Art.54 del DPR 1090/73 riguardante l’applicazione dell’aliquota del 44% sulla base pensionabile anziché di quella applicata dall’INPS del 35% , per la quale è stata fissata udienza il 12.04.2017. E’ seguita ,inoltre, la problematica riguardante il mancato calcolo degli assegni di funzione ed altri benefici per chi è andato in pensione sotto il regime di sospensione della contrattazione collettiva occorso negli anni 2011-2014. Di tutte le problematiche prospettate,il Delegato si riserva di dare analitiche informazioni un volta fissati canoni e principi per instaurare eventuali contenziosi .
Non essendovi altro da trattare fra gli argomenti posti all’O. del G. e fra le Varie ed Eventuali, la riunione viene chiusa alle ore 12,30 circa.

Letto confermato e sottoscritto

F.to Il Segretario Dr. Sergio Tinti

Il Delegato Regionale
F.to Avv. Guido Chessa

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“La Befana della Polizia” 2017

Il 6 gennaio 2017, per la prima volta nei suoi 45 anni di vita, la Sezione ANPS di Arezzo ha inteso celebrare il connubio del pranzo sociale di fine anno con una Festa della Befana arricchita dalla partecipazione ed esibizione di gruppi sportivi giovanili.
L’iniziativa, ideata ed organizzata con ammirabile tenacia dal Segretario Ireneo Santimone , è stata concepita quale momento di incontro fra bambini ed anziani e quale espressione di una continuità esistenziale vissuta nel quadro della tradizione valoriale propria dell’Associazione di Polizia e del mondo dello sport.
Così, in una giornata di gioia e spensieratezza, l’incontro fra giovani ed anziani, fra personale in servizio e quello in quiescenza, fra le famiglie degli uni e degli altri, fra le organizzazioni sportive ed i loro giovani atleti, ha arricchito di nuovi significati quel sentimento di appartenenza che il Questore Vicario Dr.ssa Carla Canonico ha colto ed esaltato nel suo incisivo intervento. In questo clima, lo scambio reciproco di doni ed attestati fra giovani ed ultranovantenni, la gratificante presenza del Capo di Gabinetto Dr. Maurizio Liberatori e della Dr.ssa Menna Giuseppa e la partecipata presenza di un pubblico sensibile ed entusiasta, ha reso tangibile il segnale di reale continuità fra il mondo operativo dei genitori poliziotti e quello di chi, esaurito il proprio impegno, ne serba integri e ne coltiva i principi valoriali ed ideali.
A tutto ciò deve aggiungersi il messaggio trasmesso dalle associazioni sportive dilettantistiche legate al gruppo sportivo ANPS “Il Fortilizio” quali il “ Circolo Schermistico Aretino A.S.D.” e l’ ASD “Hombu-Dojo” di Arezzo, Pres. A. Corrias, quest’ultimo virtuosamente impegnato a portare lo sport nel mondo della disabilità. Con la loro presenza e le loro esibizioni, si è esteso il connubio ai valori aggiunti sportivi e soprattutto a quelli della solidarietà, arricchendo di sentimenti ed emozionalità una giornata di festa veramente diversa e speciale.
E poi la festa nell’Auditorium dell’Hotel Minerva, in un ambiente caratterizzato dalla presenza discreta delle nostre bandiere tricolori e dai tanti palloncini multicolori che ne hanno adornato lo spazio, in una vivace coreografia che ne ha contrassegnato tutti i suoi momenti ludici, gai o solenni attraverso l’attento e qualificato lavoro di due “giganti”. Uno, Ireneo Santimone , che non ha mai voluto abbandonare il dietro le quinte da dove ha organizzato e scandito i tempi del lungo e complesso programma, e l’altro, il Vice Presidente Felice Addonizio che ha arricchito, vivacizzato e legato , con garbo e simpatia, i vari momenti della presentazione di tutta l’iniziativa. E ancora l’opera del noto illusionista Massimo Cocchi, che ci ha meravigliato e stupito con i suoi originali giochi di prestigio inframezzati dalla presentazione delle varie premiazioni e da simpatici dialoghi con il suo alter ego Addonizio.
L’ANPS è oggi orgogliosa di aver offerto al proprio ambiente di appartenenza una giornata così significativa e così riuscita, tanto da ricevere una pluralità di passaggi nella rubrica televisiva di Teletruria “Focus” e di avere un’ampia cronaca sul Corriere di Arezzo . Inoltre si ringraziano tutte le aziende che, percependo il significato dell’iniziativa, hanno voluto contribuire economicamente alla sua realizzazione e che ricordiamo essere L’Accenti Srl, Quinti Srl, Italcatene Srl e Del Corto pietre preziose Srl.
Un ringraziamento particolarmente sentito và da parte di tutta l’Associazione al suo Segretario, per l’incredibile impegno profuso sia nell’organizzazione che nel coinvolgimento del Gruppi Sportivi, nonché a chi si è impegnato a vario titolo a favorire la riuscita dell’iniziativa come il Socio Grassini Gino, il Vice Presidente Questore Felice Addonizio, il Consigliere De Rosa Gaetano.

il Presidente di Sezione
Avv. Guido Chessa


Leggi l’Articolo uscito sul “Corriere Aretino”

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La Messa di Natale e l’incontro con il Questore ed i Funzionari

Presso la sala Petri della locale Questura, durante la Santa messa, celebrata dal nuovo Assistente Spirituale Don Simone Imperioso, si è tentata questa mattina la Santa Messa, durante la quale ci siamo scambiati gli auguri per le prossime festività Natalizie.
Alla stessa oltre il Questore, erano presenti tutti i funzionari della Questura e quelli dei 2 Commissariati, Montevarchi e Sansepolcro, il dirigente della Polstrada di Arezzo e numerosi colleghi. Al termine della cerimonia Religiosa, vi è stato un momento di piccolo convivio.

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Un amico è venuto a Mancare

In data 19 c.m. è deceduto il collega e Socio di questo Sodalizio, Nazzareno Bartoccetti, già appuntato del disciolto Corpo delle guardie di Pubblica Sicurezza, i funerali si terranno il giorno 21.12.2016, alle ore 10,30 presso la chiesa di San Marco (AR).

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Perequazione Pensioni. Contro Consiglio Ministri
Richiesta danni da inoltrare entro il 6 Dicembre 2016

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Condividendo l’iniziativa promossa dallo Studio Legale dell’Avv.to Pietro Frisani di Firenze di cui, come da gentile concessione, pubblichiamo il testo della Raccomandata/PEC di Richiesta Danni da inviare al Consiglio dei Ministri, siamo a consigliare ai Soci ANPS ed ai lettori del nostro sito di aderire all’iniziativa.
La Nuova Azione, consistente nel Richiedere, con Raccomandata Ricevuta di Ritorno o invio per Posta Elettronica Certificata, il risarcimento dei danni al Consiglio dei Ministri per “Illecito Legislativo” entro il termine di prescrizione del 6 Dicembre 2016, può rappresentare un significativo “salvagente” nell’ipotesi in cui la Corte Costituzionale respinga, anche solo parzialmente, le questioni di legittimità sollevate sulla Legge Poletti (L.109/2015) ed a questa rimesse con ordinanze delle Corti dei Conti di Emilia Romagna e Liguria nonché dei Tribunali di Palermo, Brescia, Milano e Genova, nel corso della trattazione dei ricorsi presentati per ottenere il rimborso degli importi a titolo di perequazione dovuti per gli anni 2012-2013-2014-2015.-

Quindi, ribadito che si tratta di una iniziativa esclusivamente preventiva, finalizzata a garantirsi sino al 6 Dicembre 2021, il riconoscimento del diritto al Risarcimento dei Danni per la mancata o parziale perequazione delle pensioni negli anni 2012 e 2013, si consiglia di spedire la Lettera conservando le ricevute di spedizione e di ricevimento in attesa degli sviluppi.

Le valutazioni poste alla base dell’eventuale azione risarcitoria, il cui primo passo necessario ed imprescindibile è rappresentato dalla lettera da inviare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono mutuate dai principi cardine del Diritto Comunitario nonché dai principi generali del nostro Ordinamento.-

In primis la norma di legge di riferimento è costituita dall’illecito extracontrattuale disciplinato dall’art 2043 del codice civile, il quale prevede che “qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto, obbliga colui il quale ha commesso il fatto, a risarcire il danno”.-
Principio generale del neminem leaedere che investe tutti soggetti giuridici del nostro ordinamento.

Sulla scorta di tale principio il cittadino, la Pubblica Amministrazione, le Aziende Ospedaliere, in una parola tutti i soggetti giuridici che ne sono parte, possono essere chiamati a risarcire i danni provocati a terzi dalla propria azione e/o attività.

In tal senso si ritiene che anche l’azione del Legislatore , ove ritenuta costituzionalmente illegittima o in contrasto con la normativa comunitaria, possa essere sottoposta al vaglio giudiziario ai fini della valutazione e della risarcibilità dei danni dalla stessa prodotti.

Basta rammentare come in sede Comunitaria l’Italia subisca periodicamente sanzioni pesantissime per il mancato adeguamento alla normativa UE e per i danni che da detta mancata attuazione scaturiscono ai cittadini italiani in quanto cittadini comunitari.-

Nel nostro caso:

Il Legislatore ha attribuito ai suoi cittadini pensionati il diritto alla perequazione del trattamento pensionistico (Introdotto con Legge 30.04.1969 nr.153) secondo i criteri ridefiniti dall’art. 34 della Legge 448/1998 .-

Alcuni blocchi o applicazioni parziali della perequazione, attuati nel tempo dal Legislatore ed impugnati dai cittadini in sede giudiziaria, hanno superato il vaglio di costituzionalità sino alla Sentenza della Corte Costituzionale nr. 316/2010, con la quale la Corte Costituzionale ha rivolto un espresso monito al Legislatore onde evitare “il rischio della frequente reiterazione di misure volte a paralizzare il meccanismo perequativo”.

Con la Legge Fornero (22.12.2011 nr.214) il meccanismo perequativo delle pensioni è stato nuovamente paralizzato per gli anni 2012 e 2013, per cui la Corte Costituzionale con la sentenza n. 70 del luglio 2015 né ha dichiarato l’illegittimità con conseguente ripristino del diritto alla perequazione piena del trattamento pensionistico.

In esecuzione della Sentenza 70/2015 della Corte, il Legislatore con la Legge Poletti (109/2015 in vigore dal 21.7.2015), ha disposto, come è ben noto, solo parziali rimborsi per 3 fasce pensionistiche mantenendo fermo il blocco per le pensioni superiore a sei volte il minimo.

Detta decisione è stata contestata da numerosi pensionati con semplici diffide inviate all’INPS ed in tantissimi casi anche con ricorsi giurisdizionali alle Corti dei Conti o ai Tribunali Sez. Lavoro competenti, ove, come detto, sono state sollevate nuovamente eccezioni di incostituzionalità della legge, attualmente perdenti innanzi al Corte ed in attesa di decisione.

Orbene, noi non siamo in grado di prevedere con certezza quale sarà l’esito di quest’ultima decisione, ma nell’ipotesi in cui questa dovesse prevedere la costituzionalità della legge Poletti, questa non potrà che avere applicazione con decorrenza dal 21.7.2015, lasciando scoperto il periodo ad essa antecedente.

Pertanto, nel periodo intercorrente tra la negazione-compressione del diritto alla perequazione ( legge Fornero) sino alla sua riespansione-riaffermazione in virtù dell’intervento della Corte Costituzionale, il cittadino pensionato ha subito un danno che si può quantificare nell’importo complessivo della mancata rivalutazione del proprio trattamento pensionistico con decorrenza dal gennaio 2012 sino al luglio 2015.-

Ne consegue :-
1°) Che il diritto al risarcimento danni, ove sussistente, matura a decorrere dal 6 Dicembre 2011 data di pubblicazione del Decreto Legge 201/2011 poi convertito in legge 2014/2011 detta "Legge Fornero".-
2°) Che Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno ex art 2043 c.c. Quantificato nella mancata rivalutazione del trattamento pensionistico dal dicembre 2011 sino al luglio 2015, è quinquennale pertanto andrà a spirare il prossimo 6/12/2016.-

Per interrompere la prescrizione è necessario inviare un atto che valga a costituire in mora il debitore ( art 2943 c.c.), può dunque ritenersi idoneo e opportuno al fine di interrompere la prescrizioneinviare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la lettera raccomandata a/r contenente la richiesta di danni per “illecito legislativo”
- Scarica, completa ed invia il modulo-

La nuova azione giudiziaria sarà intrapresa solo ove la Corte Costituzionale ritenesse non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata in merito al c.d Decreto Poletti- DL n. 65/2015 convertito nella Legge 109/2015.

Il Cons.Naz. e Delegato Regionale

Avv.to Guido Chessa


Documenti da scaricare

Lettera richiesta Risarcimento Danni
 

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Contattare Avvocato Guido Chessa
Viale Michelangelo, 26 52100 Arezzo
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Fax: 0575 35 49 91
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Ricorso perequazione: considerazioni in punto di prescrizione del diritto agli arretrati


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L’art 2935 del codice civile (Decorrenza della prescrizione) così dispone: “ La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere”.

I milioni di pensionati italiani che hanno subito il blocco dell’adeguamento della prestazione previdenziale per effetto della c.d Legge Fornero, si stanno domandando in questi giorni da quando decorre la prescrizione del mio diritto a chiedere gli arretrati in virtù dell’intervento della Corte Costituzionale? Qual’è il termine di prescrizione ? C’è un termine per esperire l’azione giudiziale?


Per tutelare i propri interessi i pensionati devono essere informati, di seguito alcune considerazioni.

  1. La prescrizione inizia a decorrere dalla scadenza di ciascun rateo pensionistico per il quale non sia stata riconosciuta la perequazione (Cass. n. 3437/1999), quindi i termini di prescrizione decorrono dal mese di Gennaio 2012 e così via per ogni mese a seguire.

  2. Il termine di prescrizione del diritto alla rivalutazione del trattamento pensionistico dovrebbe ritenersi quinquennale, per cui la data della prima scadenza dei termini di prescrizione è quella del 31/12/2016 relativamente alle somme dovute e non riconosciute sulla mensilità pensionistica di Gennaio 2012.-

  3. Per interrompere la prescrizione è necessario inviare un atto che valga a costituire in mora il debitore ( art 2943 c.c.), può dunque ritenersi idoneo e opportuno al fine di interrompere la prescrizione inviare alla sede Inps territorialmente competente una lettera raccomandata a/r contenente la diffida all’Istituto di riconoscere al pensionato la piena perequazione sul trattamento pensionistico liquidato negli anni 2012-2013.- Scarica il modulo.

  4. Il termine di decadenza triennale dall’azione giudiziale non si applica allorchè la domanda giudiziale sia volta ad ottenere gli scatti perequativi periodici. Secondo consolidati orientamenti giurisprudenziali di merito e di legittimità ( Cass n. 209/2000 e Corte Di App. Roma Lav del 28/03/2007) il termine di decadenza previsto dall’art 47 del DPR n. 639/1970 ( trattamenti pensionistici, prestazioni riconosciute solo in parte o il pagamento di accessori del credito) non può trovare applicazione quando la domanda giudiziale sia finalizzata ad ottenere il solo adeguamento della prestazione previdenziale.

  5. In punto di efficacia delle sentenze della Corte Costituzionale che dichiarano l’illegittimità costituzionale di una norma, in quanto sentenze di accoglimento, hanno efficacia nei confronti di tutti ovvero “erga omnes” , con la conseguenza che, la sentenza n. 70/2015 ove il Governo e il Legislatore non fossero intervenuti, avrebbe trovato immediata applicazione da parte dell’Inps in favore di tutti i pensionati.

Il Cons.Naz. e Delegato Regionale

Avv.to Guido Chessa


Documenti da scaricare

Atto Intimazione e Diffida INPS
Mandato Avvocato Chessa Guido
 

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Assemblea dei presidenti di sezione della Toscana a Firenze

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Sabato 2 aprile, convocata dal delegato regionale Guido Chessa, si è riunita nel capoluogo di regione l’Assemblea dei Presidenti delle Sezioni toscane . Un periodico incontro, molto atteso e assai partecipato, in cui i responsabili periferici ANPS hanno illustrato e dibattuto su problematiche, necessità emergenti e iniziative in corso con il loro referente istituzionale sul territorio. L’assemblea , tenutasi nella mattinata nella sede della sezione fiorentina di via Dionisi, è stata presieduta dall’ avv. Chessa – consigliere nazionale e presidente della sezione di Arezzo – ed ha visto presenti presidenti e componenti dei direttivi delle quattordici Sezioni della Regione.

01

Tra gli argomenti all’ordine del giorno: incombenti e nuovo statuto della protezione civile e del volontariato,informazioni sui ricorsi per pensioni e perequazioni, completamento dei profili storici delle Sezioni da inserire sul sito web. Informazioni e decisioni scaturite dal confronto che i presidenti di Sezione andranno poi a veicolare, nelle rispettive sedi, ai propri iscritti . Al termine della seduta la tradizionale foto di gruppo e un arrivederci al prossimo Congresso Nazionale fissato per il 9-10 aprile in Calabria.

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XIII Commemorazione di Emanuele Petri

Conferimento Cittadinanza Onoraria alla Polizia di Stato

XIII Commemorazione di Emanuele Petri

Il Comune di Castiglion Fiorentino, in occasione del XIII anniversario della morte del Sovrintendente Capo della Polizia di Stato Emanuele Petri, Medaglia D’oro al Valor Civile, ha promosso una serie di iniziative commemorative per celebrarne il ricordo e l’insegnamento.
Quest’anno, inoltre, in concomitanza della ricorrenza l’amministrazione comunale ha inteso rendere onore alla Polizia di Stato consegnando al Capo della Polizia la Cittadinanza Onoraria del Comune.
La mattina del 2 marzo 2016, nella piazzetta della Stazione Ferroviaria che la cittadinanza di Castiglion Fiorentino, memore e riconoscente, gli ha voluto intitolare, si sono raccolti numerosi soci ANPS, tutte le più importanti figure istituzionali, quelle sindacali e soprattutto chi l’aveva conosciuto o ne aveva condiviso il servizio attivo. A differenza degli altri anni, una mattinata soleggiata ha lumeggiato i partecipanti e la composta presenza di una scolaresca di Castiglion Fiorentino con il sindaco Junior che ha accolto l’arrivo di Alma, la vedova di Petri, assieme al figlio poliziotto Angelo.

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In un clima di partecipata solennità due operatori della Polizia Ferroviaria, specialità di appartenenza di Emanuele, hanno deposto una corona di alloro sul cippo posto all’ingresso della stazione ferroviaria. Sulle note del silenzio, nella commozione dei molti presenti, “l’immagine di Lele ” ha campeggiato ancora sul filo del ricordo e della memoria. Hanno preso la parola brevemente il Sindaco di Castiglion Fiorentino Mario Agnelli ed il Questore Enrico Moja che si sono soffermati sulla figura di Emanuele , sul suo impegno civile nel volontariato e nel servizio di polizia, sui valori della solidarietà e del senso del dovere praticati nell’agire quotidiano. Il ritratto di un uomo comune, che, padre, marito e poliziotto ci ha lasciato, quale testimone del suo passaggio terreno, l’esempio di quella nitida normalità che è la sola vera forza dei giusti. Dopo la breve cerimonia, contrassegnata dall’intervento degli scolari e del sindaco Junior , quale espressione di un germe valoriale che continua a dare i suoi frutti, è stata celebrata presso la raccolta chiesetta della Madonna del Rivaio, accompagnata dal coro della Polizia, una messa solenne in Onore di Petri e dei Caduti della Polizia.

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Nel primo pomeriggio, il Capo della Polizia S.E. Alessandro Pansa, ha incontrato nella Sala Petri della Questura il personale ed una rappresentanza consiliare dell’ANPS. Con l’affabilità e la semplicità signorile che ne contraddistingue il tratto si è intrattenuto sulle iniziative governative che sono in previsione a favore della Polizia. Soprattutto sulla necessità, da parte degli operatori, di pazientare perché la realizzazione dei vari obbiettivi, nella difficile situazione economica che vive il paese, non può che vederne l’attuazione distribuita gradualmente negli anni a venire. Immancabile in esordio l’accenno alla costante presenza dell’ANPS, ed alla fine dell’intervento la foto ricordo con una sua rappresentanza.
Alle 17,00 raggiunto il Comune di Castiglion Fiorentino, nella gremita Sala Consiliare dove è stata convocata dal Sindaco Mario Agnelli una riunione straordinaria del Consiglio, si è tenuta alla presenza delle massime autorità istituzionali locali, la cerimonia della consegna della Cittadinanza Onoraria alla Polizia di Stato.
Il Sindaco Mario Agnelli, ricordando i profondi legami cittadini con la Polizia a partire dalla condivisione del Santo Patrono S.Michele Arcangelo, ha espresso tutta la gratitudine cittadina per la funzione di tutela, di controllo e di prevenzione che la Polizia esercita quotidianamente sul territorio e che ha visto nell’estremo sacrificio di Emanuele Petri la massima espressione di dedizione e di senso del dovere. Nel precisare come il riconoscimento della Cittadinanza Onoraria sia stata espressione di una reale e concreta volontà popolare, che ha visto solo la mera e necessaria mediazione politica, ha consegnato con commozione e fra gli applausi dei presenti la pergamena della Cittadinanza Onoraria al Capo della Polizia.
S.E. Il Capo, nel dichiararsi onorato di ricevere l’alto riconoscimento che gratifica la funzione della Polizia, ha evidenziato come esso sia il frutto della forte empatia che gli uomini dell’Istituzione godono verso la società civile. Il loro costante impegno per l’affermazione della legalità, per la salvaguardia della sicurezza sociale e per la tutela della libera convivenza, accompagnato dallo spiccato senso del dovere e dai rischi che spesso il servizio comporta, sono ormai divenuti espressione di una professionalità operativa che trova esplicito riconoscimento in larghissimi strati della collettività. Così l’attribuzione della Cittadinanza Onoraria agli uomini della polizia non si risolve solo nel riconoscimento del loro operato e della loro irrinunciabile funzione sociale, ma è uno stimolo per tutta l’Istituzione per fare sempre di più e sempre meglio per la piena affermazione dei valori democratici e costituzionali.

il-Capo-della-Polizia-Pansa-incontra-il-comitato-di-anps-sezione-di-Arezzo

A conclusione degli interventi, il cerimoniale si è concluso con lo scambio di doni e medaglie celebrative dell’evento fra cui veniva particolarmente apprezzato il Dono della Statua dorata di San Michele Arcangelo offerto dalla Cittadinanza Castiglionese attraverso il Sindaco Mario Agnelli al Capo della Polizia.
La giornata in memoria di Emanuele Petri si concludeva presso il Teatro Comunale, esaurito in ogni ordine di posti, con l’esibizione della banda della polizia di Stato.

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Sezione di Arezzo “Siro Donati”

Albo D’onore dei Presidenti

Nome

Inizio Mandato

Fine Mandato

1°) Carmelo Fruganti

06.04.1972

15.11.1985

2°) Guido Chessa

15.11.1985

in carica


 

Caduti in provincia presenti nel Sacrario della Polizia di Stato

Guardia Di Lauro Antimo (07.03.1948) ; Guardia Menci Dino (13.06.1948); Brigadiere Boni Emilio (29.09.1950); Guardia Mucci Levino (01.01.1955); Guardia De Masi Raffaele (01.10.1963); Appuntato Bracchi Venerando (25.11.1981); Sovrint. Dini Enrico (25.11.1981); Appuntato Dori Elbo (25.11.1981); Sovrintendente Petri Emanuele ( 02.03.2003); Sovrintendente Capo Fortunato Bruno (09.04.2010).


 

Sono ricordati come caduti per cause di servizio

Guardia Tacchetti Pierino (11.12.1951); Sovrintendente Vallelonga Rocco Giuseppe (02.12.2004)
Capitano Sirio Donati (17.06.1980)


 

Le più alte ricompense di cui si fregia la Sezione

FORTUNATO Bruno

05.03.2003

G.U.n° 113 del 17.5.2003

Medaglia O.V.C. – Deceduto

PETRI Emanuele

05.03.2003

G.U.n° 113 del 17.5.2003

Medaglia O.V.C.- Alla Memoria

DI FRONZO Giovanni

05.03.2003

G.U.n° 113 del 17.5.2003

Medaglia d’oro al valor civile


 

Cenni Storici

Fondata il 6 aprile 1972 dal Mar. Carmelo Fruganti, insignito della Croce di Guerra quale appartenente all’eroico I° Battaglione Motociclisti della P.S., annovera oggi circa 200 soci con la Presidenza di Guido Chessa . Intestata al Capitano Sirio Donati, deceduto a seguito di un tragico incidente stradale, il sodalizio locale celebra annualmente i suoi 13 caduti per servizio fra cui annovera tre medaglie d’oro al Valor Civile (Emanuele Petri, Bruno Fortunato e Giovanni Di Fronzo ) ed una medaglia d’argento al valor militare (Dino Menci). Nel corso degli anni, su iniziativa della sezione, sono state apposte all’interno del cortile della Questura e del Comando Gruppo (intitolato a Dino Menci) due lapidi, una ai Caduti della Polizia ed una seconda a ricordo dei caduti per servizio (Elbo Dori, Enrico Dini e Venerando Bracchi), la sala riunioni della Questura è stata intestata ad Emanuele Petri mentre nella toponomastica cittadina sono state intitolate tre strade ad Emanuele Petri, Dino Menci ed all’indimenticato Capo della Polizia Vincenzo Parisi, oltre ad un giardino cittadino a Giovanni Palatucci. Dotata di un valente Consiglio particolarmente attivo e propositivo, ha visto entrambi i suoi presidenti rivestire cariche negli Organismi Nazionali, assumendo iniziative spesso anticipatrici e di stimolo per la politica associativa del sodalizio. Alla sezione aretina è da ascriversi la creazione nel 1985 del primo “Giornalino di Sezione” e nel 2001 la prima iniziativa di proporre al Consiglio Nazionale del tempo un’organica riorganizzazione del sodalizio con l’elaborato “ Per uscire dal bunker”. Nell’ultimo triennio, ha proposto e realizzato assieme alla Sezione di Roma la pubblicazione on line di tutti i numeri di Fiamme d’oro ed ha realizzato e pubblicato “Il Medagliere delle Sezioni”, un elaborato sulla ricostruzione delle origini storiche del medagliere e l’attribuzione delle medaglie alle sezioni. Tali iniziative hanno coinciso con la decisa rinnovazione del proprio Sito “anpsarezzo.it”, il primo nel panorama associativo nazionale ad assumere un taglio storicistico ove sono pubblicate numerose pagine della Storia della Polizia, dell’ANGPS-ANPS e sul medagliere della Polizia e dove i programmi, condivisi con la sezione fiorentina ed altre sezioni toscane, prevedono la ricostruzione della memoria storica del Sodalizio, la doppia ricostruzione del Medagliere della Polizia sia con taglio antologico per le Medaglie d’Oro e che storico distinto per Corpi , la storia del Sacrario dei Caduti ed altre iniziative legate ad attività di ricerca sempre appoggiate e sostenute dal Presidente e dal Consiglio Nazionale. A tali attività si aggiungono poi quelle attinenti al volontariato, alla convegnistica, all’assistenza ai soci ed alle riunioni periodiche tese a cementarne i rapporti e le affinità..

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Nove rinvii alla Corte Costituzionale

Il Punto della Situazione

Il conflitto fra i pensionati ed il legislatore sulla questione della ” perequazione pensionistica”, è stato caratterizzato, nel corso del 2016, dal fiorire di un significativo contenzioso giudiziario.
Infatti migliaia di ricorsi sono stati promossi e sono pendenti innanzi alle Sezioni Pensionistiche delle Corti dei Conti Regionali ed innanzi alle Sezioni Lavoro dei Tribunali Civili, con la finalità di ottenere il riconoscimento del diritto alla completa rivalutazione del trattamento pensionistico attraverso la preventiva declaratoria di incostituzionalità dell’art.1 del D.Lgv. 65/2015 convertito in L. 109/2015.
Ad oggi, ben nove questioni di legittimità costituzionale, ritenute “non manifestamente infondate”, sono state sollevate dalla magistratura di merito nei confronti della Legge Poletti emanata in attuazione della Sentenza della Corte Cost. 70/2015, e rimesse al vaglio del Giudice delle Leggi.
Si tratta delle ordinanze, che pubblichiamo nel loro testo integrale, assunte dalla Corte dei Conti dell’Emilia Romagna e delle Marche (quella dell’Abruzzo ha disposto la mera sospensiva in attesa del giudizio) e dai Tribunali Sez. Lavoro di Palermo, Brescia, Milano, Napoli, Torino, Genova e Cuneo, con le quali, in pratica, tutta la disciplina introdotta dalla legge Poletti viene sottoposta sotto vari profili all’esame della Consulta.
In un panorama così articolato e complesso, al fine di facilitare l’informazione ai soci ed ai lettori interessati, cerchiamo qui di seguito di fare il punto della situazione prospettando una breve sintesi delle questioni di costituzionalità rimesse innanzi alla Corte e che nel corso del 2017, riunite in un unicum, si ritiene verranno complessivamente decise.

Le questioni di legittimità costituzionale hanno ad oggetto i seguenti profili:

1°) Violazione del giudicato costituzionale (Art. 136 Cost.).

La lesione dell’art. 136 Costituzione, per violazione del giudicato costituzionale, è presente in tutte le ordinanze di rimessione alla Corte.
Esso, come è noto, travolge la norma facendone cessare l’efficacia dal giorno successivo alla sua pubblicazione in gazzetta ufficiale, con la precisazione, contenuta nell’art. 30 co 3° Legge 87/1953, che da quel giorno la norma non può più avere applicazione. Inoltre, la perdita di efficacia della norma non vale soltanto per il futuro, ma opera anche retroattivamente nei confronti di fatti e rapporti instauratisi nel periodo in cui la norma legislativa incostituzionale era vigente ed esercitava efficacia (Ordinanza C.Conti Sez. Pens. Reg. Veneto del 09.11.2015). Pertanto il giudicato costituzionale “”….è violato non solo quando il legislatore emana una norma che costituisce una mera riproduzione di quella già ritenuta lesiva della Costituzione, ma anche laddove la nuova disciplina miri a “perseguire e raggiungere, anche se indirettamente, esiti corrispondenti” (Sent. Corte Cost. nr. 223/1983; nr.88/1966 e nr. 73/1963 richiamate dal Sent. C.Cost. 245 del 31.10.2012).
Come correttamente evidenziato dal Giudice del Lavoro del Tribunale di Milano con ordinanza del 30.04.2016 n. 124 pubblicata in Gazzetta ufficiale n. 26 del 29.06.2016: “(..) resta fermo l’inadempimento del legislatore alla sentenza n. 70/2015″ in quanto “(…) anche ad ammettere che il legislatore potesse introdurre una norma volta a disciplinare la fattispecie con effetti retroattivi, sarebbe stato doveroso dare approfonditamente conto delle ragioni per cui le esigenze di bilancio pubblico dovessero necessariamente ritenersi prevalenti rispetto al ripristino delle posizioni giuridiche soggettive pregiudicate dalla norma dichiarata incostituzionale.
Di tutto ciò, al contrario, tanto nella relazione illustrativa al disegno di legge n. 65/2015 quanto nel successivo decreto-legge non v’è traccia alcuna”.

(…..) Difatti, ad accedere alla tesi della necessaria prevalenza di tale disposizione (art 81 Cost.), si arriverebbe ad una sostanziale vanificazione degli effetti dell’art 136 Costituzione, dal momento che il legislatore si troverebbe sostanzialmente facoltizzato a porre in essere interventi normativi pregiudizievoli di posizioni soggettive di rango costituzionale ben sapendo che, anche ove detti interventi fossero dichiarati incostituzionali, non avrebbe giammai un obbligo di rispetto del giudicato costituzionale, potendo sempre invocare le proprie ( a questo punto postulate) necessità di rispetto degli equilibri economico-finanziari introducendo così normative retroattive come nel caso di specie e perpetrando di fatto le violazioni censurate in sede costituzionale.


2°) L’Art. 1 D.L. nr. 65/2015 del 21.5.2015 convertito con modifiche nell’Art. 1 Legge nr. 109 del 17.07.2017, in riferimento all’art. 24 commi 25 Lett. b)-c) -d) e 25bis del DL. 6.12.2011 n.201, convertito con modifiche in L. 22.12.2011 n.214, ritenuti in contrasto con gli Artt. 2, 3, 36 comma primo, 38 comma secondo della Costituzione (Riguardante le TRE Fasce da €. 1405 a 2810,10 lorde).

Per quanto attiene alla disciplina prevista dall’art.24 comma 25°, che riconosce per gli anni 2012 e 2013, una rivalutazione parziale accordando alla Lett. b) il 40% per la fascia di reddito pensionistico da 3 sino a 4 volte il minimo della pensione sociale; alla Lett. c) il 20% per la fascia di reddito pensionistico da 4 sino a 5 volte il minimo della pensione sociale; alla Lett. d) il 10% per la fascia di reddito pensionistico da 5 sino a 6 volte il minimo della pensione sociale; e dall’art. 24 comma 25°bis, che ha stabilito per gli anni 2014,2015 la rivalutazione in ragione del 8% per la fascia di cui alla Lett.b); del 4% per la fascia di cui alla Lett.c) e del 2% per la fascia di cui alla Lett.d) mentre per il 2016 ha stabilito una rivalutazione pari progressivamente al 20%, 10% e 5% per le tre fasce citate, la questione di legittimità costituzionale è stata sollevata dai Tribunali Sez. Lavoro di Palermo, Brescia, Genova, Milano e dalle Corti dei Conti Regionali dell’Emilia Romagna e delle Marche.
I Giudici del rinvio hanno ritenuto non manifestamente infondata la questione di costituzionalità dal momento che la disciplina attuativa della Sentenza Costituzionale (Legge Poletti), per quanto abbia introdotto una progressività proporzionale nell’applicazione della perequazione per gli anni 2012 e 2013 pari al 40%,20% e 10% rispettivamente rivolto alla 4, 5 e 6 fascia pensionistica, in realtà persiste nell’applicare un criterio irragionevole ed inadeguato. Infatti, le somme assegnate a titolo di rimborso con decorrenza dal 1 agosto 2015, sono talmente irrisorie da considerarsi assolutamente inidonee” a conservare il potere di acquisto delle somme percepite da cui deriva in modo consequenziale- per il pensionato- il diritto ad una prestazione adeguata.” Inoltre, tale diritto, anche nel caso che ci investe, risulta irragionevolmente sacrificato nelnome di esigenze economico-finanziarie assolutamente generiche e totalmente prive di ogni riferimento al criterio di bilanciamento dei valori costituzionali che sarebbe stato seguito per imporre alla sola categoria sociale dei pensionati il sacrificio economico disposto.


3°) L’Art. 1 D.L. nr. 65/2015 del 21.5.2015 convertito con modifiche nell’Art. 1 Legge nr. 109 del 17.07.2017, in riferimento all’art. 24 commi 25 Lett e) e 25bis del DL. 6.12.2011 n.201, convertito con modifiche in L. 22.12.2011 n.214, ritenuti in contrasto con gli Artt. 2, 3, 36 comma primo, 38 comma secondo della Costituzione (Riguardante la Fascia oltre 6 volte il trattamento minimo, oltre €. 2810,10 lorde).

Ritenuta non manifestamente infondata dai Tribunali di Brescia, Genova, Torino, Cuneo e dalle Corti dei Conti Regionali dell’Emilia Romagna e delle Marche, riguarda la categoria dei pensionati maggiormente penalizzati quali percettori nel 2012 di un importo lordo superiore ad €. 2810,10 mensili. Tale categoria, infatti, non solo ha subito la reiterazione del bocco Fornero per gli anni 2012 e 2013, ma se lo è visto reiterare anche per il 2014 (Con Legge di stabilità Letta art. 1 coma 483 l. 147/2013) e quindi, prolungare ulteriormente per gli anni 2015 e 2016 dal D.L. 65/2015 convertito L. 109/2015. Oltre ai problemi di sovrapposizione fra la disciplina Letta, che prevedeva la rivalutazione delle pensioni al 45% per gli anni 2015 e 2016 e ciò in contrasto con la successiva reiterazione per gli stessi anni del blocco da parte della Poletti, la reiterazione del blocco di tali trattamenti pensionistici, non solo importa una evidente violazione del giudicato costituzionale ma anche dei criteri di adeguatezza e ragionevolezza in assenza di quelle esigenze economico-finanziarie affermate dal Legislatore in forma assolutamente generica e totalmente prive di ogni riferimento al criterio di bilanciamento dei valori costituzionali che sarebbe stato seguito per imporre alla sola categoria sociale dei pensionati il sacrificio economico disposto.


4°) L’Art. 1 D.L. nr. 65/2015 del 21.5.2015 convertito con modifiche nell’Art. 1 Legge nr. 109 del 17.07.2017, ritenuto in contrasto con l’art. 117 comma 1° Costituzione rispetto all’art. 6 CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e delle Liberta fondamentali) firmato a Roma il 4.11.1950 e ratificata e resa esecutiva con L. 4.8.55 nr. 848 quale norma interposta.

Trattata da più ordinanze di rinvio ma con riferimenti generici alla retroattività della Legge Poletti, la questione di legittimità è stata invece sollevata formalmente ad opera della Corte dei Conti dell’Emilia Romagna e dal Tribunale Sez. Lavoro di Cuneo. In particolare si evidenzia come, a fronte della declaratoria di incostituzionalità statuita con la Sent. 70/2015 Corte Cost., il Legislatore anziché uniformarsi al suo dettato, col D.L. 65/2015(L.109/2015) ha introdotto una “nuova e diversa disciplina della perequazione” con estensione retroattiva decorrente dal 1.12.2012.
Tale operazione, però, risulta in contrasto con la giurisprudenza della Corte di Giustizia di Strasburgo “…particolarmente rigorosa nell’ammettere leggi retroattive che abbiano l’effetto di neutralizzare decisioni giudiziarie. Infatti anche norme di interpretazione autentica ( e come tali necessariamente retroattive) possono violare il diritto all’equo processo ex art. 6 comma 1° CEDU, laddove non sussistano situazioni di incertezza giuridica,, senza che, d’altra parte esigenze finanziarie siano di per se idonee a giustificare simili interventi, poiché non corrispondenti ad un “imperioso motivo di interesse generale”.
Poiché nel caso di specie non si pone alcun problema di interpretazione della norma , con il Decreto 65/2015 (L.109/2015) è stata frustrata la tutela giurisdizionale del cittadino, e quindi il suo diritto ad un equo processo, che nel caso di specie, consisteva nel vedersi applicare la disciplina della perequazione delle pensioni risultante dalla declaratoria di incostituzionalità, affidamento del tutto legittimo e che è stato disatteso.
Ne consegue che ciò appare in contrasto con l’art. 6° comma 1° della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e quindi con l’art. 117 della Costituzione, per cui la relativa valutazione iene sottoposta al vaglio di costituzionalità.


5)La questione di legittimità costituzionale subordinata,riguardante il combinato disposto del D.Legge 65/2015-L.109/2015 e dell’art. 1 comma 483 Legge 27.12.2013 n°147 (legge di stabilità Letta) in violazione degli artt. 3, 36 comma 1° e 38 comma 2° della Costituzione.

La questione di legittimità costituzionale è stata sollevata dal Trib. di Milano e da quello di Genova,in forma subordinata, cioè ove la Corte ritenesse costituzionale l’art. 1° commi 25 e 25bis della Legge Poletti.- Infatti i giudici di merito hanno rilevato, per quanto attiene alle pensioni superiori a 6 volte il Trattamento Minimo, come per le stesse il blocco integrale previsto dalla Legge Fornero per gli anni 2012 e 2013, con la Legge di Stabilità di Letta sia stato procrastinato anche per l’anno 2014 mentre per gli anni 2015 e 2016 si prevedeva l’applicazione della perequazione in ragione della percentuale ridotta del 45%. Con la declaratoria di incostituzionalità della Legge Fornero e con l’ingresso in sua sostituzione (Con effetti retroattivi) della Legge Poletti, le pensioni superiori a 6 volte il Trattamento Minimo, non solo sono rimaste bloccate per gli anni 2012, 2013 e 2014, ma il blocco della loro rivalutazione è stato esteso anche agli anni 2015 e 2016, e ciò in contrasto con quanto stabilito dalla Legge Letta che ne prevedeva la rivalutazione ridotta al 45%. Il mancato coordinamento fra le norme contrastanti, e l’eventuale declaratoria di costituzionalità della Legge Poletti, porrebbe il problema della vigenza e quindi della costituzionalità di quest’ultima reiterando un conflitto fra leggi che la Corte, in via subordinata viene chiamata comunque a risolvere.


Riportiamo qui di seguito il testo integrale
delle nove ordinanze citate.



 

Il Cons.Naz. e Delegato Regionale

Avv.to Guido Chessa


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Corte Europea
dei Diritti dell’Uomo

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IL MEDAGLIERE ANTOLOGICO


OMD’I – ORDINE MILITARE D’ITALIA


NOME

Provvedimento

Gazzetta Ufficiale

Onorificenza

MARAFFA Riccardo

Regio D. 29.03.1940

Bollettino Uff. dell’OMDI del 1940

Cavaliere Ordine Militare D’Italia

GALLI Cesare Sabatino

D. Luog. del 06.04.1946

Bollettino Uff. dell’OMDI del 1946

Cavaliere Ordine Militare D’Italia




MEDAGLIE D’ORO AL VALOR MILITARE


NOME

Provvedimento

Gazzetta Ufficiale

Onorificenza

ORECCHIONI Luigi

R.D. 11.7.1941

G.U. 234 del 5.10.42

Medaglia d’oro al valor militare

GIGLIO Maurizio

D. Luog. 02.03.1945

Bollettino Uff. Min.Guerra
Dispensa 11 del 16.6.1945

Medaglia d’oro al valor militare

FOTI Filippo

D.P.R. 18.07.1968

G.U.n.234 del 14.09.1968

Medaglia d’oro al valor militare

MARTINI Edoardo

D.P.R. 18.07.1968

G.U.n.234 del 14.09.1968

Medaglia d’oro al valor militare

MASSARELLI Francesco

D.P.R. 14.07.1978

G.U.n° 4 del 04.01.1979

Medaglia d’oro al valor militare




N.B.- Il presente elenco è stato aggiornato all’Agosto del 2014 e sono in corso le ricerche di alcune G.U. e la integrazione delle schede personali con l’indicazione delle fonti di riferimento.


MEDAGLIE D’ORO AL VALOR CIVILE


NOME

Data D.P.R.

Gazzetta Ufficiale

Onorificenza

ALBANESE Alfredo

08.05.1981

Ricerca in corso

Alla Memoria

AMMATURO Antonio

03.05.1984

Ricerca in corso

Alla Memoria

ANGELINO Luigi

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

ANNUNZIATA Rizieri

19.03.1999

G.u.n° 249 del 22.10.99

M. d’oro al valor civile

ANOFFO Silvio

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

ANTIOCHIA Roberto

26.09.1986

G.u.n° 157 del 8.07.1987

Alla Memoria

ANTONACCI Pietro

16.05.1996

G.U.n° 160 del 10.7.1996

M. d’oro al valor civile

ANTUORI Gennaro

12.05.1993

G.U.n° 175 del 28.7.1993

Alla Memoria

ARCUTI Carmelo

27.04.1989

Ricerca in corso

Alla Memoria

ATTIANESE Domenico

05.05.1987

Ricerca in corso

Alla Memoria

AVERSA Salvatore

30.04.1992

G.U.n°140 del 16.06.1992

Alla Memoria

BARBORINI Renato

09.06.1979

G.U.n°270 del 01.10.1984

Alla Memoria

BATTISTI Laura

04.04.2007

Ricerca in corso

Alla Memoria

BAZZEGA Sergio

24.06.1978

G.U.n°270 del 01.10.1984

Alla Memoria

BENCIVENGA Vincenzo

30.04.1992

G.U.n°140 del 16.06.1992

Alla Memoria

BENINCASA Luca

29.04.2002

G.U.n° 175 del 27.7.2002

Alla Memoria

BERARDI Rosario

16.02.1979

G.U.n°270 del 01.10.1984

Alla Memoria

BERTONERI Oreste

05.05.1987

Ricerca in corso

Alla Memoria

BIONDANI Ulderico

30.04.1992

G.U.n°140 del 16.06.1992

Alla Memoria

BIONDI Stefano

12.05.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O. n° 187

Alla Memoria

BORTONE Daniele

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

CALCE Biagio

20.06.1977

G.U.n°60 del 01.03.1980

Alla Memoria

CALIGIURI Pietro

19.05.1997

G.U.n°142 del 20.06.1997

Alla Memoria

CALDERONI Marco

16.05.1996

G.U.n°160 del 10.07.1996

M. d’oro al Valore Civile

CAMPOSSELE Tommaso

20.03.2001

G.U.n°148 del 28.06.2001

Alla Memoria

CANTORE Osvaldo

09.06.1979

G.U.n°270 del 01.10.1984

Alla Memoria

CAPUZZA Paolo

23.09.1992

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

CARDILLI Antonio

23.03.1972

G.U.n°328 del 20.12.1972

Alla Memoria

CARDONA Maurizio

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

CARLA’ Ettore

19.05.1978

G.U.n°140 del 24.05.1983

Alla Memoria

CARRATURO Roberto

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

CARRETTA Giuseppe

28.04.1995

G.U.n°138 del 15.06.95

Alla Memoria

CASSARA’ Antonio

26.09.2986

G.U.n° 157 del 8.07.1987

Alla Memoria

CATALANO Agostino

05.08.1992

Ricerca in corso

Alla Memoria

CEFFALIA Cesare

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

CERVELLO Gaspare

23.09.1992

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

CESAROTTO Maurizio

12.05.1993

G.U.n° 159 del 09.7.1993

M. d’oro al valor civile

CHIGHINE Gavino

05.05.2014

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

CIMARRUSTI Giuseppe

03.05.2005

Ricerca in corso

Alla Memoria

CIQUERA Francesco

05.05.2009

Ricerca in corso

Alla Memoria

COLASANTI Claudio

23.03.2001

G.U.n°148 del 28.06.2001

M. d’oro al valor civile

COLUCCI Patrizio

27.06.1974

G.U.n°61 del 05.03.1975

M. d’oro al valor civile

CORBO Angelo

23.09.1992

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

COSINA Walter

05.08.1992

Ricerca in corso

Alla Memoria

COVIELLO Domenico

06.05.1988

G.U.n°33 del 09.02.1990

M. d’oro al valor civile

CRAGNOLINO Paolo

19.03.1999

G.U.n°249 del 22.10.1999

Alla Memoria

CRESCENTINI Lamberto

29.04.2002

G.U.n° 175 del 27.7.2002

M. d’oro al valor civile

CUSANO Francesco

06.05.1977

G.U.n°112 del 22.04.1978

Alla Memoria

D’ADDARIO Salvatore

12.04.1991

G.U.n°147 del 25.06.1991

Alla Memoria

D’AGOSTINO Giuseppe

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

D’ANDREA Luigi

09.06.1979

G.U.n°270 del 01.10.1984

Alla Memoria

DEFRANZA Andrea

02.05.2008

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

DEIDDA Alessandro

02.05.2008

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

DEL GIUDICE Michele

12.05.1993

G.U.n° 175 del 28.7.1993

Alla Memoria

DI GIGLIO Angelo

22.05.2012

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

DI FRONZO Giovanni

05.03.2003

G.U.n° 113 del 17.5.2003

M. d’oro al valor civile

DICILLO Rocco

05.08.1992

Ricerca in corso

Alla Memoria

DINIELLI Antonio

13.04.2006

G.U.n°292 del 16.12..2006 S.O.n°236

Alla Memoria

DIONISI Fausto

09.06.1979

G.U.n°270 del 01.10.1984

Alla Memoria

DONATONI Samuele

18.05.1998

G.U.n° 244 del 19.10.1998

Alla Memoria

EPIFANI Adriano

10.05.2011

Ricerca in corso

Alla Memoria

ESPOSITO Antonio

16.02.1979

G.U.n°270 del 01.10.1984

Alla Memoria

EVANGELISTA Francesco

26.06.1980

G.U.n°320 del 22.11.1983

Alla Memoria

FARDELLA Melchiorre

03.06.1978

G.U.n°320 del 22.11.1983

Alla Memoria

FEMIANO Armando

19.05.1978

G.U.n°140 del 24.05.1983

Alla Memoria

FORLEO Francesco

23.05.1972

G.U.n°108 del 27.04.1973

M. d’oro al valor civile

FORTUNATO Bruno

05.03.2003

G.U.n° 113 del 17.5.2003

M. d’oro al valor civile

GALLUZZO Antonio

25.03.1996

G.U.n° 112 del 15.5.1996

Alla Memoria

GELSOMINI Stefano

08.03.1999

G.U. n° 234 del 05.10.1999

Alla Memoria

GIAZZON Loris

12.05.1993

G.U.n° 159 del 09.7.1993

Alla Memoria

GIRALDI Michele

05.05.1987

Ricerca in corso

Alla Memoria

GIUDICE Giuseppe

12.05.1993

G.U.n° 159 del 09.7.1993

M. d’oro al valor civile

GIULIANO Giorgio Boris

13.05.1980

G.U.n°208 del 30.07.1984

Alla Memoria

GRAZIOSI Claudio

20.06.1979

G.U.n°270 del 01.10.1984

Alla Memoria

GUIDA Luigi

23.03.2001

G.U.n°148 del 28.06.2001

M. d’oro al valor civile

GULI’ Pietro

22.01.1970

G.U.n°38 del 12.02.1970

M. d’oro al valor civile

IACOVONE Giuseppe

22.05.2012

Ricerca in corso

Alla Memoria

IAVARONE Roberto

15.06.1985

Ricerca in corso

Alla Memoria

IGNORATO Aniello

06.05.1993

G.U.n° 159 del 09.7.1993

Alla Memoria

IMPIERI Massimo

05.05.2014

Ricerca in corso

Alla Memoria

IOZZINO Raffaele

16.02.1979

G.U.n°270 del 01.10.1984

Alla Memoria

IZZO Leonardo

10.05.2000

Ricerca in corso

Alla Memoria

LAI Antonino

06.05.1993

G.U.n° 159 del 09.7.1993

Alla Memoria

LALLO Sergio

19.03.1999

G.U.n°249 del 22.10.1999

M. d’oro al valor civile

LANARI Rolando

05.05.1987

Ricerca in corso

Alla Memoria

Li MULI Vincenzo

05.08.1992

Ricerca in corso

Alla Memoria

LINDIRI Roberto

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

LIPPIELLO Antonio

10.05.2000

Ricerca in corso

Alla Memoria

LOI Emanuela

05.08.1992

Ricerca in corso

Alla Memoria

LOMBARDI Giuseppe

19.05.1978

G.U.n°140 del 24.05.1983

Alla Memoria

MACCIANTELLI Daniele

05.05.2009

Ricerca in corso

Alla Memoria

MAGGIORE Vittorio

20.01.1973

G.U.n° 189 del 10.7.1974

Alla Memoria

MANCUSO Lenin

08.05.1981

Ricerca in corso

Alla Memoria

MANGANELLI Antonio

19.04.2013

Ricerca in corso

Alla Memoria

MARINO Enzo

13.04.2006

G.U.n°292 del 16.12.2006 S.O.n°236

M. d’oro al valor civile

MAZZOTTA Salvatore

13.04.2006

G.U.n°292 del 16.12.2006 S.O.n°236

M. d’oro al valor civile

MEI Antonio

23.06.1986

G.U.n° 245 del 20.10.1987

Alla Memoria

MICHIELIN Massimo

28.03.2003

G.U.n° 113 del 17.5.2003

Alla Memoria

MONNI Ugo

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

MONTANA Giuseppe

26.09.1986

G.U.n° 157 del 8.07.1987

Alla Memoria

MONTINARO Antonio

05.08.1992

Ricerca in corso

Alla Memoria

MOSCA Giuseppe

23.03.2001

G.U.n°148 del 28.06.2001

M. d’oro al valor civile

MUSSI Gianni

19.05.1978

G.U.n°140 del 24.05.1983

Alla Memoria

PADOVANI Vittorio

17.11.1977

G.U.n°145 del 28.05.1981

Alla Memoria

PAOLA Pasquale

03.05.1984

Ricerca in corso

Alla Memoria

PECORARO Carmine

23.03.2001

G.U.n°148 del 28.06.2001

M. d’oro al valore civile

PELLINO Mirko

05.05.2014

Ricerca in corso

M. d’oro al valore civile

PERELLI Giovanni

31.10.1967

G.U.n°15 del 19.01.1968

Alla Memoria

PETRI Emanuele

05.03.2003

G.U.n° 113 del 17.5.2003

Alla Memoria

PISCITELLI Luigi

23.05.1972

G.U.n°108 del 27.04.1973

M. d’oro al valor civile

POMPONIO Giovanni

20.06.1977

G.U.n°60 del 01.03.1980

Alla Memoria

PONTARELLI Alessandro Alfonso

10.05.2000

Ricerca in corso

Alla Memoria

PRATA Francesco

17.05.1984

Ricerca in corso

Alla Memoria

RACITI Filippo

04.04.2007

Ricerca in corso

Alla Memoria

RAIMONDO Antonio

18.05.1998

G.U. n° 244 del 19.10.1998

Alla Memoria

RAIOLA Vincenzo

14.05.2000

Ricerca in corso

Alla Memoria

RANDAZZO Giuseppe

02.05.1994

G.U. n° 122 del 27.05.94

Alla Memoria

RAO Carmelo

28.09.1965

G.U. n° 303 del 04.12.65

Alla Memoria

RIVERA Giulio

16.02.1979

G.U.n°270 del 01.10.1984

Alla Memoria

ROMITI Mariano

25.03.1996

G.U.n° 112 del 15.5.1996

Alla Memoria

RINELLA Luigi

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

RONCA Giuseppe

11.03.2002

G.U.n° 175 del 27.7.2002

Alla Memoria

ROSSANO Vincenzo

16.02.1979

G.U.n°270 del 01.10.1984

Alla Memoria

ROSSI Nicola

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

RUSSO Domenico

13.12.1982

Ricerca in corso

Alla Memoria

RUTTAR Adriano

19.03.1999

G.U.n°249 del 22.10.1999

Alla Memoria

SALVIANI Ciro

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

SAMMARCO Franco

28.04.1995

G.U.n°138 del 15.06.1995

Alla Memoria

SAPONARA Giovanni

31.03.1977

G.U.n°60 del 01.03.1980

Alla Memoria

SARTOR Denis

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

SCHIFANI Vito

05.08.1992

Ricerca in corso

Alla Memoria

SCHINO Gabriele

10.05.2011

Ricerca in corso

Alla Memoria

SCRAVAGLIERI
Giuseppe

05.05.1987

Ricerca in corso

Alla Memoria

SCROFANI Paolo

30.07.2002

G.U.n°46 del 25.2.2003

Alla Memoria

SIMONE Nicola

18.06.1982

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

SPINOSA Antonio

27.06.1974

G.U.n°61 del 05.03.1975

M. d’oro al valor civile

SURIANO Eduardo

06.10.1962

GU.n 268 del 23.10.1962

Alla Memoria

TAMMARO Romano

06.05.1988

G.U.n°33 del 09.02.1990

Alla Memoria

TAMMONE Francesco

19.05.1997

G.U.n°142 del 20.06.1997

Alla Memoria

TANZI Luca

05.05.2014

Ricerca in corso

Alla Memoria

TRAINA Claudio

05.08.1992

Ricerca in corso

Alla Memoria

TREVISAN Arnaldo

19.04.1990

G.U.n°147 del 25.06.1991

Alla Memoria

TRUOCCHIO Vincenzo

15.06.1985

Ricerca in corso

Alla Memoria

TUFILLI Carlo

17.01.1997

G.U.n°57 del 10.03.1997

Alla Memoria

TURAZZA Davide

03.05.2005

G.U.n°202 del 31.8.2006 S.O.n°190

Alla Memoria

TURAZZA Massimiliano Rodolfo

28.04.1995

G.U.n°138 del 15.06.1995

Alla Memoria

TURRI Pietro

21.08.1870

GU. n°235 del 27.08.1870

M. d’oro al valor civile

VALENTINO Andrea

19.03.1999

G.U.n°249 del 22.10.99

M. d’oro al valor civile

VALERIO Raffaele

10.09.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n°187

M. d’oro al valor civile

VERI’ Amerino

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

VESCOVI Giovanni

02.05.1994

G.U. n° 122 del 27.05.94

Alla Memoria

VILLA Stefano

15.05.1996

G.U. n° 160 del 10.07.1996

Alla Memoria

VIRDIS Gavino

05.05.2014

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

VITULLI Luigi

10.05.2000

Ricerca in corso

Alla Memoria

VULLO Antonio

23.09.1992

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

ZAFFINO Maurizio

23.05.1972

G.U.n°108 del 27.04.1973

M. d’oro al valor civile

ZAMBELLI Cristiano

10.05.2000

Ricerca in corso

M. d’oro al valor civile

ZANIER Giuseppe

19.03.1999

G.U.n°249 del 22.10.1999

Alla Memoria

ZIZZI Francesco

16.02.1979

G.U.n°270 del 01.10.1984

Alla Memoria

ZUCCHETTO Calogero

01.07.1983

Ricerca in corso

Alla Memoria


Nell’elenco non è attualmente inserito il Questore Mario CANESSA, nominato Giusto fra le Nazioni nel 2008, per il quale si stanno cercando conferme circa l’attribuzione della MOVC a seguito di provvedimento, assunto motu proprio del Presidente della Repubblica Napolitano





N.B.- Il presente elenco è stato aggiornato all’Agosto del 2014 e sono in corso le ricerche di alcune G.U. e la integrazione delle schede personali con l’indicazione delle fonti di riferimento.


MEDAGLIE D’ORO AL MERITO CIVILE


NOME

Data D.P.R.

Gazzetta Ufficiale

Onorificenza

ANNARUMMA Antonio

05.05.2009

Ricerca in corso

Alla Memoria

ARNESANO Maurizio

24.09.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

BIANCHI Giovanni

05.09.2003

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

BUONANTUONO Carlo

31.03.2005

G.U.n°202 del 31.8.2006 S.O.n° 190

Alla Memoria

CALABRESI Luigi

12.05.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

CAMPAGNA Andrea

24.09.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O. n° 187

Alla Memoria

CAPOBIANCO Ciro

31.03.2005

G.U.n°202 del 31.8.2006 S.O. n° 190

Alla Memoria

CARBONE Luigi

31.03.2005

G.U.n°202 del 31.8.2006 S.O.n° 190

Alla Memoria

CARLUCCIO Luigi

20.09.2007

Ricerca in corso

Alla Memoria

CERAVOLO Giovanni

12.05.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O. n° 187

Alla Memoria

CESTARI Antonio

24.09.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

CIOTTA Giuseppe

12.05.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

CORRAO Silvestro Silvio

27.10.2011

Ricerca in corso

Alla Memoria

CUSTRA’ Antonio

12.05.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

DI LEONARDO Giovanni

31.03.2005

G.U.n°202 del 31.8.2006 S.O.n° 190

Alla Memoria

DI ROMA Ciriaco

31.03.2005

G.U.n°202 del 31.8.2006 S.O.n° 190

Alla Memoria

FALCO Leonardo

12.05.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

FILIPPO Giuseppe

31.03.2005

G.U.n°202 del 31.8.2006 S.O.n° 190

Alla Memoria

FONTANA Quirino

02.05.2007

Ricerca in corso

Alla Memoria

FRANZOSO Silvano

18.05.1998

G.U n° 256 del 2.11.1998

Alla Memoria

GRANATO Michele

24.09.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

LANZA Salvatore

12.05.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

LO COCO Antonino

08.04.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

M. d’oro al merito civile

MANNU Giovanni

05.09.2003

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

MANZO Gerardo

02.05.2008

Ricerca in corso

Alla Memoria

MARINO Antonio

05.05.2009

Ricerca in corso

Alla Memoria

MASARIN Federico

12.05.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

MONDO Natale

10.11.1999

G.U.n°1 del 03.01.2000

Alla Memoria

NIEDDA Antonio

12.05.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

PALATUCCI Giovanni

15.05.1995

G.U.n°142 del 20.06.1995

Alla Memoria

PALIERI Filippo

10.03.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

PALOMBI Mario

04.04.2007

Ricerca in corso

Alla Memoria

PALUMBO Prisco

12.05.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

PARISI Vincenzo

31.12.1994

G.U.n°23 del 28.01.2005

Alla Memoria

POMENTALE Marino

12.12.2006

Ricerca in corso

Alla Memoria

PORCEDDU Salvatore

12.05.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

SANTORO Rocco

24.09.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

STRAULLU Francesco

31.03.2005

G.U.n°202 del 31.8.2006 S.O.n° 190

Alla Memoria

TATULLI Michele

24.09.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

TAVERNA Domenico

24.09.2004

G.U.n°200 del 29.8.2006 S.O.n° 187

Alla Memoria

TUMMINIELLO Vincenzo

31.03.2005

G.U.n°202 del 31.8.2006 S.O.n° 190

Alla Memoria

VINCI Sebastiano

31.03.2005

G.U.n°202 del 31.8.2006 S.O.n° 190

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VISCARDI Eleno Anello

31.03.2005

G.U.n°202 del 31.8.2006 S.O.n° 190

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IL NUOVO MEDAGLIERE – Simulazione Grafica e LEGENDA

Aggiornato al 31 Dicembre 2015


Medagliere della Polizia



Medagliere

Legenda numerica dell’Ordine di collocazione delle medaglie sul Drappo


Alla Bandiera

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

13

14

15

16

17

18

19

20

21

OMD’I

M.Br.V.M.

Medaglie d’Oro al Valor Civile

22

23

24

25

26

27

28

29

30

31

32

33

34

35

36

37

38

39

40

M.Arg. Valor. Civ

Medaglie D’Oro al Merito Civile

MBMC

Ter. Mes.

Ter. Avez.

ARTE

S.P.

Kos


Individuali

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

13

14

15

16

17

18

19

OMD’I

Medaglie D’Oro valor Militare

Medaglie D’Argento mal Valor Militare

20

21

22

23

24

25

26

27

28

29

30

31

32

33

34

35

36

37

38

Medaglie di Bronzo al Valor Militare

39

40

41

42

43

44

45

46

47

48

49

50

51

52

53

54

55

56

57

Medaglie Argento al Valor di Marina

Medaglie Bronzo al Valor di Marina

58

59

60

61

62

63

64

65

66

67

68

69

70

71

72

73

74

75

76

Medaglie d’Oro al Valor Civile

77

78

79

80

81

82

83

84

85

86

87

88

89

90

91

92

93

94

95

Medaglie d’Argento al Valor Civile

96

97

98

99

100

101

102

103

104

105

106

107

108

109

110

111

112

113

114

Medaglie di Bronzo al Valor Civile

115

116

117

118

119

120

121

122

123

124

125

126

127

128

129

130

131

132

133

Medaglie d’Oro al Merito Civile

134

135

136

137

138

139

140

141

142

143

144

145

146

147

148

149

150

151

152

Medaglie d’Argento al Merito Civile

153

154

155

156

157

158

159

160

161

162

163

164

165

166

167

168

169

170

171

Medaglie di Bronzo al Merito Civile


 

Presentazione

La rappresentazione iconografica di questa forma di medagliere permette di distinguere le Medaglie (nr. 40) effettivamente attribuite all’Istituzione dalle ricompense individuali, le quali ad eccezione dei 2 OMDI e delle 5 MOVM, vengono affisse in file necessariamente simboliche sul drappo (Stante il numero di oltre 5000 ricompense concesse ai singoli nelle quattro categorie del Valor Militare, Valor di Marina, Valor Civile e Merito Civile).
L’ordine di affissione sul drappo è stabilito applicando fedelmente l’ordine di valenza del riconoscimento stabilito dai Regolamenti Militari, in particolare quello dell’Esercito e della Marina , e quindi si uniforma alle regole generali applicate nelle realizzazioni dei medaglieri degli altri Corpi e Forze Armate.
Inoltre ogni medaglia, nel fedele rispetto delle citate regole militari, è legata ai nastrini che riportano foggia e colori originali, in modo tale che il simbolo valoriale sia nella sua rappresentazione complessiva conforme all’originale.-
L’unico problema che si è presentato è stato quello di ampliare le misure del drappo che pur mantenendo la larghezza di cm. 80,00 ha dovuto raggiungere la lunghezza di cm. 100 rispetto ai precedenti 80 per poter alloggiare le due scritte in oro presenti al suo interno.
Le medaglie, inoltre,per rispondere all’esigenza di rappresentare l’intera tradizione storica della Polizia, sono aumentate di numero passando dalle precedenti 170 alle attuali 211.


LEGENDA

Posizione e nastrini delle medaglie alla Bandiera

1) OMDI –Croce di Cavaliere Ordine Militare d’Italia.

Nastrino Celeste con striscia centrale rossa

2-3) MBVM – Medaglia Bronzo al Valor Militare

Nastrino Azzurro

4-21) MOVC – Medaglia Oro Valor Civile

Nastrino Tricolore

22-24) MAVC- Medaglia Argento al Valor Civile

Nastrino Tricolore

25-35) MOMC – Medaglia Oro Merito Civile

Nastrino doppio Tricolore

35) MBMC – Medaglia Bronzo al Merito Civile (Pol. Femm.)

Nastrino doppio Tricolore

36) Medaglia Oro Benemerenza Terremoto Messina

Nastrino Verde con bordi bianchi

37) Medaglia Oro Benemerenza Terremoto Avezzano

Nastrino Rosso con bordi neri

38) Medaglia Oro Benemerenza arte e cultura

Nastrino Tricolore

39) Medaglia Oro Benemerenza salute pubblica

Nastrino verde con bordi neri

40) Medaglia Oro ONU op. Peace Keeping in Kossovo

Nastrino celeste


 

LEGENDA

Posizione e nastrini delle medaglie individuali

1-2) OMDI –Croce di Cavaliere Ordine Militare d’Italia

Nastrino Celeste con striscia centrale rossa

3-7) MOVM- Medaglia Oro al Valor Militare

Nastrino Azzurro

8-19) MAVM- Medaglia Argento al Valor Militare

Nastrino Azzurro (Numero simbolico)

20-38) MBVM- Medaglia Bronzo Valor Militare

Nastrino Azzurro (Numero simbolico)

39-48) MAVM-Medaglia Argento al Valor di Marina

Nastrino Celeste con bordo bianco(Num.Sim.)

49-57) MBVM-Medaglia Bronzo al Valor di Marina

Nastrino Celeste con bordo bianco(Num.Sim.)

58-76)MOVC- Medaglia Oro Valor Civile

Nastrino Tricolore (Numero simbolico)

77-95)MAVC- Medaglia Argento al Valor Civile

Nastrino Tricolore (Numero simbolico)

96-114)MBVC- Medaglia Bronzo al Valor Civile

Nastrino Tricolore (Numero simbolico)

115-133) MOMC- Medaglia Oro Merito Civile

Nastrino Doppio Tricolore (Num. Simb.)

134-152) MAMC- Medaglia Argento al Merito Civile

Nastrino Doppio Tricolore (Num. Simb.)

153-171) MBMC- Medaglia Bronzo al Merito Civile

Nastrino Doppio Tricolore (Num. Simb.)


Testi e Legenda

Avv. Guido Chessa


Creazione Grafica

Corbini Vinicio


Graphic Web Design

Francesco Rossi

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I MUTAMENTI STORICI NELL’ICONOGRAFIA DEL MEDAGLIERE

I MUTAMENTI STORICI NELL’ICONOGRAFIA DEL MEDAGLIERE



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Il Consiglio Nazionale ANPS di Cagliari del 24 ottobre 2015 ha approvato la nuova composizione del Medagliere ricevendone immediato riconoscimento attraverso il plauso del Capo della Polizia e l’apprezzamento favorevole del Dipartimento. Si è ridisegnato in tal modo l’itinerario descrittivo della tradizione storico-culturale che dal 1969 ha visto nel “Sacro Drappo” la rappresentazione della sintesi valoriale dell’immagine istituzionale.
L’iniziativa, assunta dal Sodalizio a trentacinque anni dalla riforma di polizia ed ispirata ad una rappresentazione storicizzata del simbolo, ha perseguito la finalità di rendere attuale, attraverso il linguaggio delle decorazioni ivi rappresentate, una visione compiuta e totalizzante dell’ultrasecolare ruolo sociale rivestito dall’istituzione.
Si è trattato, in pratica, di recuperare, riproporre e restituire l’immagine della tradizione storica della Polizia nella sua interezza, spogliandola di quelle rappresentazioni, ora spiccatamente militari ora preminentemente civili, che ne hanno caratterizzato la composizione nelle sue precedenti redazioni.
Ne consegue che se da una parte la sacralità del Medagliere, intesa in senso laico, è rimasta immutata ed immutabile nei suoi contenuti valoriali e nell’intimo significato etico-morale, dall’altra, invece, la scelta dei riconoscimenti e la loro sequenza via via esposta sul Drappo è risultata, nel corso di quasi dieci lustri, il portato di diversi orientamenti culturali che ne permettono, oggi, una prima interpretazione iconografica.
Infatti, le profonde differenze che emergono evidenti dalle immagini dei primi due medaglieri (elaborati rispettivamente nel 1969-1983 e nel 2003) rispetto a quello oggi adottato, impongono di esplorare vari terreni di ricerca per individuare le condizioni in cui sono maturate le diverse rappresentazioni, le finalità endogene all’istituzione che via via si sono intese perseguire, nonché il messaggio che ciascuna di esse ha inteso affidare alla società civile. E ciò attraverso l’individuazione delle cause che hanno dettato le singole scelte compositive del simbolo quale espressione di un’evoluzione storica su cui si è incardinata la sua ultima realizzazione.
Come sopra detto, la creazione materiale del primo Medagliere della Polizia avviene nel giugno del 1969, quando l’ANGPS, da pochi mesi costituita, viene invitata a partecipare presso la Scuola di Nettuno alle celebrazioni per il 117° anniversario della Festa della Polizia fissate per il 6 luglio successivo.
La sua realizzazione, limitata statutariamente all’Ordine Militare D’Italia (già Ordine Militare di Savoia) ed alle sole Medaglie d’Oro e d’Argento al Valor Militare e Civile (ne sono escluse quelle di Bronzo), risulta costituita da un unico corpo composto da 148 decorazioni disposte su sette file che presentano in sequenza l’esposizione di 3 OMDI, 5 MOVM, 100 MAVM, 20 MOVC e 20 MAVC, distribuite simmetricamente su quattro fila da 22 medaglie e tre fila da 20 medaglie ciascuna. E’ da precisare inoltre, che mentre i 3 OMDI (Felice Gazzola 1936; Riccardo Maraffa 1940 e Cesare Sabatino Galli 1946) e le 5 MOVM (Guido Alessi 1922; Luigi Orecchioni 1941; Maurizio Giglio 1945 ; Filippo Foti e Edoardo Martini 1968) avevano i descritti riferimenti individuali, tutte le altre medaglie, sia attribuibili alla Bandiera che ai singoli, non potevano che essere rappresentate simbolicamente, stante la sproporzione numerica fra quelle attribuite e quelle che potevano essere materialmente esposte sul drappo.
L’immagine del simbolo, ispirata alla tradizione militare (105 nastrini azzurri e solo 43 tricolore), deve ascriversi da una parte all’inquadramento ordinamentale della Polizia nelle Forze Armate e dall’altra alla persistente influenza culturale che in quel momento storico, la formazione del personale proveniente dalla PAI aveva esercitato ed ancora esercitava nell’ambiente1°). Non va dimenticato, infatti, che in quegli anni, oltre ai numerosi ufficiali e sottufficiali presenti nelle file della Polizia e del suo Sodalizio, il Tenente Generale Ispettore del Corpo Umberto Mantineo ( come il suo predecessore, Cesare Sabatino Galli), ed i fondatori e presidenti dell’ANGPS Luigi Cerquozzi e Biagio di Pietro (Come poi sarà il loro successore Zambonini), erano tutti provenienti dalle fila della Polizia dell’Africa Italiana. Portatori di un identico sentire radicato nell’amor patrio, nella lealtà e fedeltà istituzionale e nel profondo senso di appartenenza che guidava l’operatività dell’agire quotidiano nel permanente riferimento ai caduti ed al loro culto. Anche perché la PAI, nei suoi brevi anni di vita (1937-1945), aveva portato in dote al medagliere della Polizia un prestigioso patrimonio di ecorazioni costituito da un OMD’I (Riccardo Maraffa 1940) una MOVM ( Luigi Orecchioni 1941) 80 MAVM, 158 MBVM oltre a 261 Croci di Guerra.
Concepito in unico corpo, sul Sacro Drappo non viene distinta la sequenza dei riconoscimenti individuali rispetto a quelli concessi alla Bandiera. I riconoscimenti in Argento e Bronzo al Valor di Marina vengono ignorati, si escludono le medaglie di bronzo (In particolare le due al Valor Militare concesse nel 1949 al Battaglione Motociclisti 2°) ) e le due medaglie d’oro di benemerenza (Terremoto di Messina 1908 e Terremoto di Avezzano 1915), mentre si inseriscono nella rappresentazione le medaglie conferite ad importanti personaggi per vicende belliche estranee all’istituzione, per il semplice fatto di aver militato nel Corpo di Polizia. Si tratta dell’O.M.D’I. conferito nel 1936 a Felice Gazzola quale Colonnello di Artiglieria per le benemerenze acquisite nella guerra di Etiopia e la M.O.V.M. concessa al Capitano dell’esercito Guido Alessi 3°). Declinandosi, in tal modo, una scelta autoreferenziale tesa ad implementare l’imprinting militare rispetto a quello valoriale civile che, dati alla mano, risultava di ben superiore consistenza4°).
Ne consegue che, l’unicità dell’immagine prescelta, spogliata da ogni riferimento al singolo, rende volutamente il primo Medagliere espressione esclusiva del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza di cui ne riporta anche il Fregio. E ne offre i contenuti valoriali quale patrimonio comune e partecipe di tutti gli appartenenti, espressione del sacrificio, dell’abnegazione e della fedeltà omologata nell’azione quotidiana dei singoli. Il messaggio iconografico militare che esso esprime, in un momento storico che vive la “guerra fredda” delle superpotenze e segue i segnali di ribellione studentesca e l’inizio della strategia della tensione , persegue la finalità di consolidare nei singoli operatori il senso di appartenenza e lo spirito di Corpo, la disciplina e la subordinazione gerarchica, la solidarietà operativa come virtù necessarie per affrontare i gravosi compiti di ordine e sicurezza pubblica.
Mentre sotto il profilo sociale il messaggio che viene veicolato è quello della memoria storica dei tanti caduti facenti parte di un Corpo monolitico che cerca di coniugarsi nell’attualità con la nuova immagine che propone “In uno Stato democratico la Polizia al servizio del cittadino”.
Con le peculiarità descritte, la prima immagine del Medagliere viene fatta sfilare, accolta con partecipata commozione, il 6.7.1969 alla 117 Festa della Polizia e quattro anni dopo, il 5 maggio1975 alla significativa ricorrenza del trentennale della Liberazione di Milano, avvenimenti che inaugurano una vera e propria miriade di presenze pubbliche su tutto il territorio nazionale.
La smilitarizzazione del Corpo Guardie di Pubblica Sicurezza, occorsa con Legge 1.4.1981 nr. 121, e la sua trasformazione in Polizia di Stato, costringe anche il Sodalizio al cambio di denominazione che viene deliberato dal Consiglio Nazionale del 3.12.1982 con decorrenza dal 01.01.1983, assumendo quello di Associazione Nazionale della Polizia di Stato, con acronimo ANPS . La decisione impone anche la necessità di modificare la denominazione presente sul Medagliere ed è occasione per una sua revisione ed aggiornamento riguardo l’attribuzione dei riconoscimenti ricevuti nell’ultimo decennio. Infatti la concessione al Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza nel 1981 dell’O.M.D.I. come il più alto riconoscimento per il ruolo sociale svolto dal dopoguerra sino alla smilitarizzazione e la concessione nel 1978 della M.O.V.M. al Mar. Francesco Massarelli, permettono di sostituire il loro riferimento simbolico a quello che originariamente riguardava il Gen. Felice Gazzola ed il Capitano Guido Alessi. In tal modo, questa prima revisione del Medagliere non comporta alcuna modifica né della sequenza espositiva nella sua composizione né l’aggiunta o sostituzione di medaglie, ma viene realizzata attraverso la fisiologica surrogazione dei riconoscimenti già presenti sul Sacro Drappo che sono finalmente attribuiti a vicende storiche o personali strettamente connesse alla vita dell’istituzione e dei suoi uomini. Spogliato , quindi, da ogni componente di autoreferenzialità iniziale e rinnovato nella sua denominazione (da Associazione Nazionale del Corpo delle Guardie di P.S. ad Associazione Nazionale della Polizia di Stato) il simbolo per eccellenza della Polizia si ripropone, al fianco dell’ereditata Bandiera del Corpo, quale reale e fedele espressione della sua tradizione storica e del culto dei suoi caduti.
Variato nella sola denominazione e nella sostituzione del Fregio (Avvenuta nel 1991) con una composizione costituita dallo Stemma Araldico con al fianco sinistro il Fregio- a destra per chi lo guarda frontalmente- il Medagliere rimane immutato in tutte le sue componenti iconografiche e numeriche. Così il Simbolo mantiene dal 1983 sino al 2003 il suo imprinting prevalentemente militare che viene via via affievolendosi specularmente all’affermarsi dei vari processi evolutivi che investono l’istituzione. Infatti, la sua trasformazione in organismo civile “ad ordinamento speciale”, l’unificazione dei ruoli, la sindacalizzazione, la creazione del Dipartimento della P.S. quale vertice dell’intera struttura, la nuova cultura del coordinamento e della direzione politica affidata al Ministro dell’Interno, aprono una stagione di profonde trasformazioni. La figura dell’operatore di polizia, che ha pagato un grande tributo di caduti nel corso della lotta vincente contro il terrorismo e lo stragismo, si trasforma progressivamente da quella teorizzata del superpoliziotto, preparato fisicamente e tecnicamente ad affrontare le esigenze di O.P. o le varie attività anticrimine, a quella di un operatore molto più attento e sensibile all’esercizio dei poteri repressivi attribuitigli dalla legge. Comincia ad affermarsi progressivamente nella Polizia una nuova consapevolezza del ruolo sociale svolto ed una professionalità sempre più legata ai modelli di formazione laica interprete dei principi costituzionali e dello stato di diritto.
Ma questo processo evolutivo, che investe l’istituzione nel suo complesso, lambisce solo marginalmente l’Associazione che pur reagendo con l’apertura statutaria delle sue fila al personale in servizio, non riesce né ad affermarsi numericamente né a rinnovare il suo ruolo ponendosi quale polo aggregativo con iniziative e proposte significative. L’ANPS , ancorata alla sua tradizione militare che accoglie tiepidamente la riforma e le sue spinte innovative, si pone nel processo di rigenerazione che investe il “mondo polizia” in quegli anni come presidio di tutti i valori tradizionalmente legati all’adempimento del dovere. Sarà questa una battaglia di retroguardia che se renderà il sodalizio culturalmente lontano dai processi rivendicativi degli uomini in servizio, lo vedrà comunque tenace cultore delle sue radici più profonde e proteso alla salvaguardia di una tradizione percepita come struttura portante di una organizzazione statuale che stava rapidamente cambiando pelle.
In queste complesse dinamiche, che vedono l’ANPS impegnata a promuovere nella società civile il formarsi di una memoria storica del sacrificio e dell’abnegazione dei suoi uomini a difesa del territorio e della sicurezza dei suoi cittadini5°), il Medagliere, immutato in tutte le sue originali componenti iconografiche, si pone come trasposizione simbolica del “ da dove veniamo” e come ineludibile punto di riferimento per guidare, nel nuovo che procede, il “dove andiamo”.
Anche con la presidenza di Girolami, succeduta all’ultravencinquennale guida del Gen. Zambonini, per quanto impegnata a sostenere una più diffusa cultura storiografica nell’Associazione, non si arriverà mai a concepire una rivisitazione dell’immagine del medagliere capace di revisionarne i contenuti compositivi. Infatti, dopo lunghi anni di attesa, solo nel 2001 era stato raggiunto l’obbiettivo della riammissione del Sodalizio, uscitone a seguito della riforma, fra le Associazioni Combattentistiche e d’Arma. Un risultato appagante, perseguito con tenacia da quella parte dei vertici dell’ANPS, che lo interpretò come una sorta di rivincita verso una smilitarizzazione del Corpo non ancora completamente compresa e metabolizzata. Nel panorama descritto, complesso ed articolato nelle sue diverse componenti culturali presenti all’interno del sodalizio, ogni modifica del Sacro Drappo dal suo imprinting militare viene così temporaneamente arginato. Ed il perdurare delle scelte iconografiche originarie, che rappresentano nel Medagliere il ruolo fisiologicamente complementare dei valori civili di protezione e tutela del cittadino, vengono riaffermate con la partecipazione dell’ANPS al primo raduno interforze dell’Assoarma tenutosi nel settembre del 2001.
In un mondo polizia sempre più proiettato verso la professionalizzazione del ruolo e dei compiti, e sempre più contrassegnato dalle dinamiche rivendicative interne, le scelte di politica associativa dell’ANPS , spogliate ingiustamente degli autentici valori della tradizione storica che intendevano esaltare e salvaguardare, vengono considerate in buona parte dello stesso ambiente di appartenenza come nostalgiche ed inattuali. Si consuma silente , in quanto mai focalizzato, razionalizzato e discusso, fra Associazione ed Istituzione, un doloroso e colpevole allontanamento ideologico alimentato da ambiziosi autonomismi da una parte e da sufficiente tolleranza dall’altra. Come se le parti, anziché sentirsi ed essere simbiotiche partecipi della stessa storia e degli stessi destini, avessero deciso di percorrere la strada comune in due direzioni opposte. L’una rivolta alle contingenze dell’attualità ed al futuro e l‘altra a ritroso verso un passato che non poteva tornare.
In queste dinamiche articolate e complesse, alla fine del 2003, in assenza di un coordinamento partecipato e condiviso con l’Ufficio Storico ed il Dipartimento, i primi mesi della presidenza Russo vedono l’ANPS ridisegnare e proporre una nuova immagine del Medagliere. Sono gli anni in cui, dopo lo shock della vicenda della “uno bianca” ricompare il terrorismo delle nuove brigate rosse e di converso vengono celebrati gli emblematici valori civili legati alla figura di Giovanni Palatucci. L’immagine del nuovo Drappo , in adesione ai valori introdotti dalla riforma, viene concepita a composizione marcatamente civile (Solo 18 nastrini azzurri contro ben 144 tricolore) e vuole superare , con il tacito assenso dell’Istituzione, ogni incertezza interpretativa riguardo alle componenti valoriali che da sempre hanno ispirato e guidato il sacrificio dei suoi uomini. Le decorazioni vengono accresciute di numero e portate dalle originarie 148 a 172 e vengono ordinate su otto file che presentano in sequenza l’esposizione di 3 OMDI, 5 MOVM, 10 MAVM, 132 MOVC e 22 MAVC, distribuite simmetricamente su una prima fila composta da 18 onorificenze al Valor Militare e sette fila da 22 medaglie ciascuna riferite al Valor Civile. Anche in questa composizione i 3 OMDI ( Corpo Guardie di P.S. 1945-1981; Riccardo Maraffa 1940 e Cesare Sabatino Galli 1946) e le 5 MOVM (Luigi Orecchioni 1941; Maurizio Giglio 1945 ; Filippo Foti e Edoardo Martini 1968; Francesco Massarelli 1978) mantengono inalterati precisi riferimenti all’Istituzione o ai singoli, mentre tutte le altre medaglie, sia attribuibili alla Bandiera che individuali, vengono rappresentate simbolicamente per le ragioni già dette.
Anche in questa seconda costruzione il Sacro Drappo viene concepito in unico corpo, senza alcuna distinzione nella sequenza fra riconoscimenti individuali e quelli alla Bandiera. Le medaglie in Argento e Bronzo al Valor di Marina continuano ad essere ignorate, permane l’esclusione delle medaglie di bronzo (In particolare le due al Valor Militare concesse nel 1949 al Battaglione Motociclisti 2°) ), delle due medaglie d’oro di benemerenza (Terremoto di Messina 1908 e Terremoto di Avezzano 1915) e di quella in oro concessa nel 2002 dell’UNMI ONU per le Missioni di pace in Kossovo (1999-2002). Il messaggio che ne scaturisce vuole essere quello di una polizia che ha accresciuto la sua professionalità all’interno delle regole dello stato di diritto, che affianca la società civile per garantirne la sicurezza nella lotta alla criminalità, alle mafie, alla corruzione ed all’affarismo politico-amministrativo, che tutela l’ordine pubblico da tutti quei fenomeni di devianza che attentano alla pace sociale. Quella pioggia di medaglie d’oro al Valor Civile, in gran parte concesse alla memoria, rappresenta simbolicamente il tributo di sangue pagato alla protezione delle libertà democratiche del cittadino e si pone quale punto di riferimento emozionale per la loro affermazione nel rispetto rigoroso del principio “sub lege libertas”. E mentre la tradizione militare, limitata nei riconoscimenti alla sola prima fila del Drappo , appare affievolirsi in favore di un linguaggio iconografico spiccatamente laico ed attuale, il culto dei caduti viene riproposto ponendo al centro le virtù civiche della polizia esaltate dall’abnegazione e dall’estremo sacrificio dei singoli protagonisti.
Questo indirizzo culturale intrapreso dal Consiglio Nazionale ANPS, sostenuto da un pluriennale e consolidato attivismo delle sezioni nel campo della protezione civile, del volontariato assistenziale e nelle scuole, permette di riallineare le attività del Sodalizio – insignito nel 2005 della MAMC- alle esigenze di indirizzo e coordinamento del Dipartimento. Vengono promossi raduni nazionali (2005 e 2008) raduni interregionali (3 nel 2006) una raduno pellegrinaggio a S. Giovanni Rotondo (2007) che tendono a proporre al tessuto sociale una nuova immagine del Sodalizio quale Ente Morale proiettato all’affermazione di valori etico-morali quasi ieratici. Si consolidano i rapporti con il Capo della Polizia, sempre più partecipe della vita e delle attività del sodalizio. In questo clima di più incisivo impegno civile, nel 2007 il Consiglio Nazionale in sede di riforma dello statuto associativo, matura la decisione di porre mano alla normativa riguardante il Medagliere, la cui composizione viene allargata alle Medaglie di Bronzo di tutte le categorie ed alle Medaglie al Merito Civile.
La decisione , consolidata nella rivisitazione statutaria avvenuta nel 2010, getta le basi per la realizzazione di una sua nuova immagine la cui esigenza diventerà più sentita all’inizio del 2014 a seguito dei cambiamenti imposti dall’approvazione e registrazione del nuovo Logo associativo.
Così nell’ottobre del 2015 viene definitivamente approvata la nuova composizione iconografica del Medagliere che introduce, per la prima volta la distinzione fra i riconoscimenti concessi alla bandiera e quelli individuali. Le medaglie affisse sul Drappo, che a differenza del passato appartengono a tutte le categorie valoriali, passano per tale ragione dal numero di 172 a quello di 211 di cui 40 concesse all’Istituzione e 171 individuali. Ma ciò che incide in modo determinante sulla sua composizione è l’influenza esercitata dalle recenti ricerche che, tese ad individuare storicamente, nei vari corpi in cui si è espressa l’organizzazione della Pubblica Sicurezza, tutti i destinatari dei riconoscimenti e le motivazioni delle attribuzioni, hanno portato ad elaborare una concezione diversa del Sacro Drappo. Infatti l’approccio sui riconoscimenti individuali ha fatto sì che la sua sintesi simbolica si sciogliesse da ogni astrazione e venisse frammentata per ricomporsi nella sommatoria di un insieme di storie individuali. Storie di abnegazione e di senso del dovere che raccontano anche l’universo della persona, la sua famiglia, i suoi affetti, i suoi sogni, i suoi valori, i principi di vita, tutto un mondo emozionale e di relazioni, che troppe volte si è spento, sacrificato all’affermazione di valori collettivi…… ”. Si afferma così una visione viva e pulsante del simbolo che fa riaffiorare il retroterra culturale ed ideale a cui è ricollegata ogni singola azione che rappresenta, che ne umanizza la sublimazione simbolica per ricondurla alla realtà esistenziale ed emozionale del singolo protagonista .
È la figura del cittadino-poliziotto che, allievo, agente, graduato, ufficiale o funzionario, fuori da ogni retorica celebrativa, si riappropria della sua storia per costruire la tradizione ultrasecolare di uomini dello Stato e per lo Stato, di uomini della società e per la società, e ciò nella trasparenza dei profili positivi e negativi che la cultura istituzionale ha via via assunto nel tempo. Questi i presupposti che si vanno ad affermare nel processo di rinnovazione dell’impostazione iconografica del Medagliere quale partecipe espressione dei diritti e dei valori universali dell’uomo. E la sequenza delle medaglie esposte, in precedenza legata alla trasposizione della tradizione militare o civile, viene ricomposta in una narrazione più ampia e compiuta della tradizione storica della polizia e dei suoi caduti.
Il Sacro Drappo, quindi, viene riproposto come immagine perfettamente speculare a quella della Polizia e della sua memoria storica, e ne traduce in sintesi la testimonianza del suo impegno in patria ed all’estero, in guerra ed in pace, nelle calamità naturali e nell’ausilio alla collettività, nelle acute crisi sociali e nella lotta ad una criminalità crescente nelle diverse forme ed organizzazioni assunte nel tempo. Tutti i riconoscimenti hanno spazio all’interno del Drappo non per un’autocelebrazione diffusa, ma per narrare l’alto senso civico di cui sono espressione e la loro perpetuazione nella storia d’Italia che li ha trasformati in tradizione, patrimonio dell’istituzione e nel contempo della società civile. Entrano così nella sua iconografia tutte le medaglie di bronzo, in particolare quelle concesse nel 1949 all’eroico Battaglione Motociclisti, le Medaglie conferite al Valor di Marina e tutte quelle concesse al Merito Civile, le Medaglie di Benemerenza del 1908 e del 1915 e quella per la Missione di Pace in Kossovo. L’impatto visivo dei nastrini , nella molteplicità di colori (azzurro-rosso, azzurro, celeste listato bianco, tricolore, doppio tricolore, bianco-verde, nero-amaranto, nero-azzurro, bianco-bleu) offre il cromatismo articolato delle medaglie di riferimento 6) e distinto fra la Bandiera ed i singoli, propone l’intero arco valoriale in cui si è espressa la Polizia nella storia d’Italia, in una esemplare simbiosi fra l’istituzione ed i suoi uomini. Un messaggio ideale compiuto e totalizzante, veicolato nella trasparente assenza di ogni forma di compiaciuta autoreferenzialità e non più attratto da una rappresentazione militare o civile. Un messaggio che nel riproporre l’immagine della Polizia quale presenza ineludibile dello Stato e nello Stato, si traduce in semplice narrazione simbolica del sacrificio dei suoi uomini e della memoria viva dei suoi tanti caduti. Un messaggio che vuole perpetuare nel tempo l’affermazione di valori universali quali patrimonio ideale dell’Istituzione e quale punto di riferimento emozionale che accompagni l’esercizio quotidiano di una delle più difficili e delicate professioni.
Ma questo non è un punto di arrivo, è solo l’apice della piramide di quella “cultura del Medagliere” che deve ancora essere conterminata, sostenuta e consolidata negli anni che ci attendono. Di qui l’esigenza, maturata nel novero dei ricercatori ed appassionati studiosi, non solo di contribuire a dare una nuova veste narrativa all’immagine del Sacro Drappo, ma anche di tradurne e descriverne compiutamente tutto quel retroterra istituzionale ed individuale che ne sostiene la sublimazione simbolica.- Nell’ottica di questa ambiziosa progettualità, sono state individuate due aree di studio e ricerca finalizzate alla complessa acquisizione organica ed al riordino scientifico di tutti i riconoscimenti ricevuti nel tempo dalla polizia e dai suoi uomini.
Una prima con l’obbiettivo di elaborare il “Medagliere Antologico”, quale terreno di ricostruzione delle gesta e delle biografie personali dei beneficiati dall’OMDI e dalle varie categorie di medaglie d’Oro, ed una seconda, ancora più ambiziosa, tesa a creare il “Medagliere Storico” quale espressione dei riconoscimenti attribuiti agli appartenenti dei vari corpi di polizia che si sono succeduti nella storia d’Italia. Due imprese in itinere ma che una volta compiute, permetteranno di rendere palpabile e di facile lettura tutta la memoria storica della Polizia di cui il Sacro Drappo, assieme al Sacrario ed alla Bandiera, rappresenta e rappresenterà sempre il più alto simbolo di sintesi valoriale.

Il Consigliere Nazionale

Avv. Guido Chessa


Note:


1°) La cultura militare di cui era permeata la Polizia alla fine degli anni 60, tendeva a non esaltare il grande valore sociale dei numerosissimi riconoscimenti ricevuti in oltre un secolo di vita al Valor Civile, tant’è che nella concezione e realizzazione del primo Medagliere vengono invertite le proporzioni fra le due tipologie di medaglie, privilegiando numericamente l’esposizione di quelle a Valor Militare (108) rispetto a quelle al Valor Civile (40), nella realtà storica molto più numerose (Vedi di seguito Nota 4°). La scelta, per quanto significativa, non si rivelerà in linea con l’attività riformista voluta dal Capo della Polizia del Tempo Angelo Vicari e verrà modificata solo negli anni duemila, con la redazione del terzo medagliere, che presenterà una immagine quasi esclusivamente civile.
2°) Le due Medaglie di Bronzo concesse al Battaglione Motociclisti, sono state escluse dall’esposizione sul Medagliere per espressa normativa statutaria dell’ANGPS che ha coinvolto tutte le medaglie della stessa categoria. La scelta è stata certamente condizionata dal periodo storico che vedeva la polizia, attraverso l’incisiva azione del suo Capo Angelo Vicari, cercare di superare il disvalore sociale e l’ostracismo che la circondava. Non va dimenticato, infatti, che i Battaglioni Motociclisti della Polizia venero costituiti per volontà espressa di Benito Mussolini, e che l’esposizione delle loro decorazioni sul Drappo, in quel preciso momento storico avrebbe potuto dare adito ad accuse o rilievi politici di “esteriorizzazione nostalgica” di cui il Corpo non aveva certo bisogno.
3°) Felice Gazzola, già Colonnello dell’Artiglieria, entrò nella PAI con la nomina di Ispettore Generale il 01.07.1938, quando già gli era stato concesso l’OMD’I, mentre Guido Alessi, si dimise dalla Polizia ove rivestiva il grado civile di vice-commissario, per arruolarsi nell’esercito ove nella battaglia di Montebello il 18.6.1918 fu protagonista di gesti eroici riconosciuti con la MOVM. Entrambi i riconoscimenti sono correttamente attribuiti dal Nastro Azzurro all’Esercito.
4°) Basti pensare che nel 1969 i riconoscimenti al Valor Militare alla Bandiera consistevano solo nelle due medaglie di bronzo attribuite al Battaglione Motociclisti nel 1949, mentre quelli al Valor Civile avevano raggiunto le 4 MOVC :- 1951 Alluvione Polesine; 1956 Nevicate Italia Centromeridionale ; 1960 Salvataggi a mare e 1967 Alluvioni autunno precedente), 3 MAVC (1953 Valcamonica; 1962 Salvataggi a mare e 1964 Disastro del Vajont) oltre ad una MOMC attribuita alla Polstrada nel 1967 ed una Medaglia di Bronzo al Merito Civile concessa nel 1969 alla Polizia Femminile.-
5°) Negli anni che vanno dal 1981 al 2000 l’attività dell’ANPS si concreta nella presenza costante alle celebrazioni dei caduti nella lotta al terrorismo ed alla criminalità comune, soprattutto nel favorire la perpetuazione della loro memoria con l’intitolazione delle sedi provinciali, la promozione dell’intitolazione di strade, parchi e piazze cittadine, la scoperta di targhe , cippi e monumenti pubblici quale testimonianza del sacrificio dei caduti, trasmettendo alla società civile un messaggio inequivocabile di partecipazione, solidarietà e vicinanza all’istituzione.
6°) Per il dettaglio vedasi la simulazione grafica del Nuovo Medagliere e la Legenda di medaglie e nastrini riportato al capo 4° della presente pagina telematica.


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Sezione di Prato “Gennaro Coppola”

Albo D’onore dei Presidenti

Nome

Inizio Mandato

Fine Mandato

1°) Armando D’Orsi

09.07.1985

-

2°) –

-

-

3°) –

-

-

4°) –

-

-

5°) Vincenzo Roviello

-

in carica


 

Caduti in provincia presenti nel Sacrario della Polizia di Stato

Commissario Ardizzone Rosario (05.09.1944) ; Guardia Coppola Gennaro (30.12.1980).


 

Cenni Storici

La Sezione di Prato , nasce il 9 luglio 1985 a seguito di un appassionato impegno fiorentino del Presidente Minigrilli e del Gen. Adinolfi sostenuti dal proselitismo del Dirigente dell’allora Commissariato di P.S. Dr. Romeo Valenzano. Il Mar. Armando D’Orsi, nominato commissario straordinario, ne sarà il Primo Presidente intitolando il 26.10.1986 il neonato sodalizio a Gennaro Coppola, agente della polstrada deceduto il 2.7.1980 a seguito di un grave incidente stradale. La Sezione vanta attualmente 170 associati facenti capo al Presidente Vincenzo Roviello e ricorda le sue due vittime del dovere nei giorni della commemorazione dei caduti della Polizia. Presente in tutte le celebrazioni istituzionali, è attiva nel volontariato e nell’impegno sociale per l’ausilio alle categorie deboli , svolge attività di sostegno ed assistenza agli associati cementandone i vincoli di solidarietà e di appartenenza.

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